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Il Perito Filatelico

Nicola Luciano Cipriani

PIAZZA DEL PLEBISCITO – NAPOLI, FALSO


Nicola Luciano Cipriani – perito filatelico

Come previsto nel precedente articolo su Piazza della Signoria di Firenze in merito alla possibilità che fosse stata falsificata l’intera serie, ecco che è comparso un secondo valore, quello per il primo scaglione di peso della zona 1, Piazza del Plebiscito – Napoli.

Questa volta il caso mi ha fatto trovare un invio affrancato con tre francobolli in questione in affrancatura plurima (figura 1) che descriverò poco oltre. Ringrazio naturalmente per la collaborazione il collezionista che ha pensato di passarmi la busta dalla quale purtroppo, ma giustamente nel rispetto della privacy, sono state tolte le etichette del mittente e destinatario, sulle quali doveva esserci anche l’etichetta della registrazione.

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Figura 1 – lettera inviata il 7.12.20 ed affrancata per € 8,25. Purtroppo l’annullo non è leggibile, a parte la data, ma il valore dell’affrancatura è tipico di una assicurata convenzionale del terzo scaglione di peso (50 – 100 gr).

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Poco male, qualcosa si può sempre ricostruire con gli elementi a disposizione. I francobolli che compongono l’affrancatura hanno origine piuttosto variegata. I tre commemorativi sono recuperati da invii non annullati, i Posta Italiana sono falsi ad eccezione del valore da 0,25 ed infine i tre valori di Piazza del Plebiscito – Napoli, tariffa B zona 1, anch’essi falsi.

Innanzitutto i francobolli applicati ammontano ad un totale di € 8,25 che nell’ultimo tariffario corrispondono ad una sola voce, quindi senza ambiguità, ad una Assicurata Convenzionale del terzo scaglione di peso che corrisponde ad un invio compreso tra 50 e 100 grammi.

In quanto ai francobolli e tralasciando i commemorativi riciclati, i Posta Italiana falsi sono: i cinque pezzi da 0,05 ed i due 0,70 euro. I 5 cent sono facilmente riconoscibili dalle caratteristiche “graffiature” sulle scie verdi e rosse, mentre i due 70 cent dalla caratteristica copertura di embossing digitale su tutte le parti a stampa. Ricordo che l’embossing è una vernice plastica trasparente caratterizzata da un certo spessore e forma di stampa che possono essere controllati. L’embossing utilizzato sino ad oggi dai falsari presenta gibbosità caratteristica per simulare la leggera rugosità della calcografia. Nei due francobolli da € 070 di Posta Italiana la gibbosità è molto grossolana, tipico della prima tiratura di queste imitazioni, tanto grossolana da simulare una calcografia irreale. Successivamente da parte dei falsari sono stati fatti alcuni tentativi correttivi che hanno portato alla riduzione della gibbosità dell’embossing fino a questa applicata sulle imitazioni attuali della Piazze d’Italia. Ma il risultato, benché abbastanza buono, non sembra proprio sufficiente a far passare inosservati questi francobolli.

Passo alla presentazione di questo nuovo falso (figura 2). a destra l’originale.

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Figura 2 – confronto tra l’imitazione e l’originale (a destra). La luminosità molto bassa dell’imitazione non ha riscontro con gli originali.

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Già a colpo d’occhio si può notare la differente luminosità del disegno. Ho confrontato l’imitazione con quasi tutte le tirature originali di questo francobollo e la differenza è sempre evidente e costante.

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La fustellatura

Ha le stesse caratteristiche del falso Piazza della Signoria e riporto gli angoli mettendo in evidenza solo i dentoni (figura 3).

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Figura 3 – i quattro dentoni d’angolo sono arrotondati nell’imitazione (a sinistra), mentre nell’originale sono leggermente lanceolati.

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Si noti la differente geometria dei dentoni angolari tra i due esemplari, l’originale è sempre a destra. Inoltre nell’imitazione la rotondità dei dentoni si mostra leggermente differente nelle quattro posizioni.

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La carta e la fluorescenza

I tre francobolli su busta non consentono di fare osservazioni esaustive, ma il colore della carta che emerge dalla scansione mostra già di per sé una differente risposta come evidenziabile dalle due figure precedenti le quali mostrano un colore grigino della carta dell’imitazione rispetto a quella dell’originale. Questa differenza era stata evidenziata anche nel falso di Piazza della Signoria.

Anche la fluorescenza è decisamente identica (figura 4) a quella del falso “fiorentino”, sarebbe stato strano il contrario.

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Figura 4 – la risposta alla lampada di Wood è decisamente identica nei due falsi.

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La stampa

Questo secondo falso, direi che è stato realizzato con minore attenzione rispetto a Piazza della Signoria. Infatti la vignetta dell’imitazione è più stretta, e non di poco, rispetto all’originale. Nella figura 5, le vignette sono allineate a sinistra e l’originale è in alto. L’imitazione è decisamente meno larga ed i punti di confronto evidenziati dai segmenti rossi mostrano come la differenza tra elementi uguali cresce procedendo verso destra; ciò sta ad indicare che l’immagine è stata riprodotta fotograficamente o con uno scanner e che non è stata posta la giusta attenzione nella riproduzione delle dimensioni.

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F igura 5 – la larghezza delle due vignette è visibilmente differente: più corta nell’imitazione, in basso.

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Lo stesso si può evincere dal confronto dei particolari in altezza (figura 6) i quali mostrano un generale accorciamento.

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Figura 6 – la vignetta dell’imitazione ha altezza minore rispetto a quella dell’originale.

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Ma non sono solo queste le differenze che si possono evidenziare. Ad esempio il colonnato sinistro della figura 5, nell’originale è posto secondo la gravità, cioè le singole colonne sono verticali mentre, nell’imitazione, i “muratori” hanno dimenticato di usare il filo a piombo.

Al di la dei particolari, quello che salta subito agli occhi è la scarsa luminosità dell’immagine rispetto a quella dell’originale. Tale differenza macroscopica è dovuta essenzialmente al colore decisamente nero del tratto ed al suo spessore. In molte parti, dove si ha un reticolo dei tratti neri, il quadratino bianco contenuto all’interno degli incroci è generalmente più piccolo. Credo che questo sia il particolare maggiormente determinante per la resa più scura di tutta la vignetta. Ci sono però anche le ombre di particolari architettonici che sono state disegnate senza “movimento”, sono limitate rigidamente senza tener conto del graduale passaggio verso la fine dell’ombreggiatura. Questo carattere è comune anche al suo parente stretto Piazza della Signoria. Altri particolari sono offuscati dalla rigidezza delle forme, tra queste la scritta D.O.M.D. FRANCISCO DE PAULA FERDINANDUS I EX VOTO A MDCCCXVI, posta sul frontone, che nell’originale è comprensibile e parzialmente leggibile mentre nell’imitazione è totalmente incomprensibile.

Sono da mettere in risalto altri due punti, la trama della pavimentazione e la luminosità del cielo in alto e a destra del timpano triangolare della facciata del tempio dedicato a S. Francesco di Paola.

La trama della pavimentazione nell’originale (figura 7 in alto) è molto delicata, è di colore grigio e sfuma dolcemente verso il bianco. Nell’imitazione invece è molto dura, di colore nero e senza sfumature di addolcimento verso i bordi ma, soprattutto, ha una trama molto differente. La mancanza di sfumature è dovuta all’uso di retini che sono stati utilizzati al posto dell’incisione.

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Figura 7 – la pavimentazione molto sfumata nell’originale (in alto) molto più dura e differente nella trama nell’imitazione.

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Per quanto riguarda invece la luminosità del cielo sopra e lateralmente al timpano triangolare (figura 8), notiamo ancora la totale mancanza di sfumature che invece caratterizzano l’originale (a destra).

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Figura 8 – il bagliore luminoso del tramonto che sovrasta il timpano è sfumato nell’originale (a destra) mentre nell’imitazione è composto da tre retini che irrigidiscono l’immagine.

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Anche in questo caso, la variazione di luminosità prodotta dagli ultimi raggi del tramonto è costruita con tre differenti retini, puntinato in basso, segmentato nella fascia di transizione e rigato per la restante parte del cielo. Queste tre fasce retinate sono rigide e costanti al loro interno; nell’originale invece la mano dell’incisore ha fornito vitalità al tratteggio che sfuma gradatamente senza interruzioni.

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I colori e le vernici

quanto detto per le leggere differenze cromatiche nel precedente articolo sulla piazza fiorentina, vale anche per questa seconda imitazione, però in questo caso si possono notare altre differenze (figura 9).

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Figura 9 – la lettera B dell’imitazione (a sinistra) si riconosce per il rigato obliquo e per essere un carattere bold rispetto all’originale.

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La dimensione della B dell’imitazione è di pochissimo più bassa di circa 1-2 decimi di millimetro, ed inoltre il reticolato interno appare più un rigato obliquo a causa del maggiore spessore di una delle due famiglie di tratti. Questi due particolari sono in linea con il falso fiorentino; ciò che distingue questa imitazione è la B che appare essere un carattere grassetto rispetto all’originale, si notino le due grazie a sinistra.

Anche la scritta mini, identica a quella della piazza di Firenze, ha caratteri leggermente più piccoli rispetto a quelli originali e con tono di colore più smorto, in questo caso, spinto verso il marrone (figura 10).

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Figura 10 – la miniscrittura dell’imitazione (a sinistra) ha corpo leggermente più piccolo e colore decisamente più marrone rispetto all’originale.

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Differenze, anche se solo nel tono cromatico, si riscontrano anche nella scritta italia. Il verde dell’originale è un colore metallizzato (figura 11 a destra) ed è stato imitato con un comune verde marcio ben distinguibile.

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Figura 11 – La scritta italia ha le stesse dimensioni dell’originale (a destra), ne differisce per la tipologia di inchiotro non metallizzato da cui ne consegue una tonalità di verde differente.

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Concludo la descrizione della stampa con, l’ormai classico, embossing digitale, la vernicetta plastica che conferisce spessore alla stampa. Come accennato all’inizio dell’articolo, questo è un elemento dirimente nel riconoscimento di queste imitazioni (figura 12).

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Figura 12 – la luce riflessa dalla superficie dell’embossing digitale conferisce una certa nebulosità all’immagine; nell’originale invece, nelle stesse condizioni mantiene sempre chiara la propria immagine.

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Infatti, come si può osservare, la luce riflessa dell’imitazione nel suo complesso interferisce con l’immagine tendendo ad offuscare il disegno tanto da farlo apparire come se fosse immerso nella nebbia. Al contrario, l’originale ha una riflessione più metallica e l’immagine ne viene esaltata. L’effetto nebbia è prodotto dalle gibbosità dell’embossing la quale interferisce con la luce incidente che in parte viene assorbita dalle bollature per rifrazione, in parte viene riflessa in tutte le direzioni.

Osservando l’imitazione ad un maggiore ingrandimento si osservano, non solo la fitta puntinatura delle bollicine di embossing, ma anche dei veri e propri segmenti paralleli alle linee oblique del cielo (figura 13), sembra di vedere Napoli sotto una pioggia di gocciolone giganti.

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L’embossing viene stampato alla fine del processo ed è quindi al di sopra di tutti gli altri colori. Questa particolare vernice plastica viene utilizzato in vario modo, generalmente serve per conferire un effetto di rilievo alla stampa in modo da enfatizzare alcuni aspetti cromatici o del disegno. I falsari invece l’hanno applicato per simulare l’effetto debolmente rugoso della calcografia regolando le dimensioni delle bollicine. Purtroppo per loro, ma positivo per noi, l’embossing riflette la luce in modo particolare e questo carattere ne rende molto facile rilevarne la presenza.

PIAZZA DELLA SIGNORIA -FIRENZE FALSO

Ketty Borgogno e Nicola Luciano Cipriani

Premessa

Oggi vi parliamo di un nuovo ritrovamento relativo al francobollo di Piazza delle Signoria (figura 1) della serie ordinaria Piazze d’Italia.

Figura 1 – Piazza Signoria di Firenze, il valore maggiore della serie ordinaria piazze d’Italia.

Di questo francobollo ne sono stati trovati alcuni esemplari falsi. Non è una grande novità, prima o poi sarebbe uscito. Perché? Per il semplice fatto che mai come negli ultimi anni l’attività dei falsari è stata così intensa. Dal 1999, con l’emissione dei francobolli dedicati al servizio prioritario, la produzione delle imitazioni per frodare il servizio postale si è intensificata in modo esponenziale. Mentre le altre serie ordinarie come Alti Valori euro e Donne nell’Arte hanno visto saltuarie imitazioni, con i prioritari è iniziata una ascesa che ha avuto il culmine nelle imitazioni del 2011: furono riprodotti in grandi quantitativi tutti i valori in corso. Con l’emissione della bustina che vola, nota come ordinaria Posta Italiana, sono stati imitati quasi tutti i valori, in pratica quelli di uso più comune compreso i due valori alti per le registrate. Le imitazioni di questa serie hanno avuto una evoluzione anche nelle caratteristiche di stampa; è stata variata la forma di stampa dell’embossing digitale usata per simulare l’effetto rilievo della calcografia. Prima molto grossolana, poi molto più minuta, infine eliminata completamente. Ma ora che la bustina volante ha lasciato il testimone alla nuova ordinaria Piazze d’Italia, è rimasto in uso essenzialmente il valore da 95 cent falsificato usato tranquillamente in parallelo con quello originale. Sicuramente ci sono ancora molti “invenduti” falsi di Posta Italiana a disponibili sul mercato; questo non toglie però che anche i falsari si siano dovuti aggiornare ed hanno iniziato a falsificare la nuova ordinaria. Qualcuno asserisce che questi falsi siano indirizzati più ai collezionisti che per frodare la posta. Pensiamo invece il contrario perché in ambito filatelico il mercato si saturerebbe molto velocemente.

Per certo ci era giunta notizia di un falso del valore più comune, piazza della Repubblica di Roma, ma non lo abbiamo ancora mai visto. Se ora è saltato fuori Piazza della Signoria che è il valore maggiore, è possibile pensare che probabilmente sia stata falsificata tutta la serie. Il livello raggiunto dai falsari è piuttosto buono se lo paragoniamo a quello delle imitazioni dei primi prioritari, però come tutte le imitazioni, qualcosa che consente di riconoscerle c’è sempre. L’unico modo per farle identiche agli originali è l’uso dello stesso sistema di stampa e dello stesso cilindro, ma vista questa impossibilità, continueremo anche per il futuro ad individuare quei caratteri distintivi che ad uno sguardo frettoloso sfuggono facilmente. Una considerazione di Cipriani: “Quando con i miei articoli ho cercato di informare i collezionisti, sia per metterli in guardia sia per chi li colleziona, mi rendevo conto che a seguito di ogni mio articolo, dopo un po’ di tempo usciva un falso da cui era stato eliminato qualche difetto macroscopico che avevo denunciato. Sarà stata una sensazione, ma l’ho realmente sentita”.

Ma veniamo al nostro francobollo fiorentino (nel soggetto). Elencheremo tutte le differenze per argomento anche se il riconoscimento della fustellatura potrebbe essere l’elemento più evidente visto che si tratta sempre della stessa in auge dal 2011 e descritta in tanti articoli precedenti di Cipriani. Questo elemento rivela la comune origine di tutte queste imitazioni. Sono passati ben nove anni e sembra che nessuno sia interessato a scoprire questa rete fraudolenta. Sembra di essere nel 1948 con il falso da 10 lire grigio della democratica: è bastato un semplice controllo per far scattare la polizia postale che in breve tempo bloccò il falsario.

Il confronto tra l’originale e l’imitazione (figura 2) può certamente far passare per buono anche il secondo senza destare dubbi per la sua buona realizzazione, ma un occhio attento si rende conto subito che ci sono strane differenze che presentiamo in progressione.

Figura 2 – confronto originale (a destra) e falso. A prima vista sembrano identici anche se con leggere differenze cromatiche che possono passare inosservate, ma sono visibili alcuni caratteri che stimolano dubbi.

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La fustellatura

Come accennato, questa tipologia di taglio è abbastanza differente da quella utilizzata dal Poligrafico tanto da avere alcuni elementi che aiutano anche i meno esperti a riconoscerne la non originalità. La fustellatura nell’imitazione ha i quattro dentoni d’angolo arrotondati (figura 3), mentre quella originale li ha leggermente sagomati quasi a punta di lancia.

Figura 3 – Fustellatura laterale destra, in alto l’originale. i dentoni d’angolo nella fustellatura originale sono leggermente lanceolati, mentre in quella dell’imitazione i dentoni angolari sono palesemente arrotondati.

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Questo carattere, negli originali, non si ripete pedissequamente e perfetto su tutto il foglio, a volte può apparire leggermente meno sagomato, ma dentoni angolari di questo tipo sono pochi sull’intero foglio tanto che su almeno tre il carattere leggermente lanceolato è sempre evidente. Oltre ai dentoni angolari, sono differenti anche i singoli denti, più stretti nell’imitazione e talora a punta, ed anche più incisi, come se il fustellatore fosse più grossolano di quello originale. La minore larghezza dei denti si può vedere bene in prossimità delle punte.

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La carta

Spessore e pesantezza della carta sono molto simili, circa 20 grammi a foglio e molto simile è anche l’elasticità del duplex di carta. Differente invece è il colore (figura 4) che nell’imitazione è decisamente bianco brillante (nelle scansioni mostra un colore celestino), mentre l’originale ha una carta leggermente avorio.

Figura 4 – L’imitazione, a sinistra, ha carta bianca, l’originale l’ha invece avorio chiaro.

Il dato del colore della carta potrebbe subire variazioni in dipendenza della tiratura sia per l’imitazione che per l’originale. Una cosa possiamo dire sul colore della carta di questo ultimo, sembrerebbe (il condizionale è d’obbligo) che questo valore non abbia ancora avuto ulteriori tirature in quanto stampato in numero consistente nel 2016 e lo scarso uso postale (2° porto per l’oceania) non ne hanno richiesto ristampe. E’ stato usato sporadicamente per affrancare alcune registrate, ma per lo più procurate da collezionisti desiderosi di averlo su busta o usato. Negli uffici postali non è stato usato che raramente. Questo per dire che il colore della carta dell’originale dovrebbe essere quello descritto.

All’analisi in luce viola (Wood) è risultato che l’imitazione risponde un po’ di più sul lato stampato rispetto alla carta originale (figura 5), mentre sul retro, il supporto siliconato fornisce una risposta invertita. L’originale è leggermente più brillante del supporto dell’imitazione.

Figura 5 – Alla luce viola, l’imitazione (a sinistra) reagisce maggiormente dell’originale. Il supporto siliconato sul retro invece inverte la reazione al viola.

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la stampa

Bisogna riconoscere che la vignetta è stata riprodotta piuttosto bene e questo è l’elemento che fa certamente passare questo falso inosservato agli occhi dei più. Ma con uno sguardo attento si notano alcune differenze che potrebbero far pensare a piccola curiosità dovute alla stampa calcografica, altre invece che fanno venire realmente il dubbio: ma è un falso o un nuovo cilindro? Passiamole in rassegna.

Il colore grigio è più scuro, tendente al nero e con i tratti stampati in offsett più grossolani che fanno perdere l’eleganza del tratto inciso e sottile dell’originale. Quest’ultimo è molto più elegante e sono maggiormente percettibili gli effetti di profondità dell’immagine.

I differenti particolari della stampa che abbiamo rilevato sono riprodotti nelle sette figure che seguono, l’originale è in alto o a destra.

1- L’angolo sinistro della sommità di Palazzo Vecchio manca (figura 6), potrebbe sembrare una perdita di inchiostro dovuto al sistema calcografico, in realtà manca perché, con ogni probabilità squadrando il riquadro della B è stato mangiato l’angolo del palazzo.

Figura 6

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2- La statuta del Nettuno (figura 7), noto ai fiorentini come Biancone, ha la testa più diritta e larga, nella mano destra manca una piccola parte di scultura, nel complesso è completamente differente.

Figura 7

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3- La parte alta della facciata al di sopra degli archetti aggettanti (figura 8), nella imitazione presenta numerose piccola chiazze bianche che non sono presenti nell’originale. Queste falle di stampa credo siano volute perché la stampa offsett non dovrebbe produrle in quanto derivata da un clicè fotografico ed anche perché abbiamo otto esempalri e sono tutti perfettamente identici. L’imitazione potrebbe anche derivare da una foto di un foglio difettato.

Figura 8

4- La torre di Arnolfo (figura 9) nell’originale presenta una differenza chiaro-scuro delle due pareti, illuminata ed in ombra, maggiore rispetto all’imitazione più scura. Le finestre dell’imitazione sono meno evidenti.

Figura 9

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5- La trama della pavimentazione di Piazza della Signoria (figura 10) è differente. Nell’imitazione il gioco delle ombre è meno contrastato rispetto all’originale e le alternanze tra linee e punti sono stati realizzati con retini nell’imitazione, incisi invece uno per uno nell’originale tanto che non ci sono tratti uguali ma piccoli segmenti.

Figura 10 – Particolare della pavimentazione.

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6- La Loggia dei Lanzi (figura 11) nella quale sono esposte alcune opere famose tra le quali il Perseo di Benvenuto Cellini, Ercole e il Centauro ed il Ratto delle Sabine del Giambologna (la seconda è una copia) più altre statue di origine romana; l’unica relativamente moderna è l’ottocentesco gruppo di Polissena di Pio Fedi. Questo splendido luogo nell’imitazione, pur avendo meno contrasto luci/ombre rispetto all’originale, appare più marcato per le parti nere.

Figura 11 – La loggia dei Lanzi.

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7- dulcis in fundo, lo sfondo del cielo (figura 12). Nell’originale si parte dall’alto con linee saltuariamente interrotte ed inclinate verso destra; le linee passano abbastanza repentinamente ad un tratteggiato obliquo che si dirada verso il basso. In questo cielo inciso non si notano interruzioni nette. Nella imitazione invece tutto il cielo è stato fatto con un retino composto da quattro strisce orizzontali. In alto con linee continue inclinate come nell’originale ed avente altezza di circa 11,5 mm, segue la seconda fascia avente altezza di 3,25 mm costituita da linee segmentate con la stessa inclinazione. La terza è a piccoli segmenti molto corti, mentre quelli della fascia più bassa sono veri puntini. Le freccette verdi indicano il passaggio di retino tra una fascia e l’altra.

Figura 12 – Le fasce retinate del cielo.

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8- Anche le dimensioi totali del disegno sono differenti, 18,4 x 31 nell’imitazione e 18,8 x 31,4 nelloriginale, in millimetri naturalmente.

9- Non è possibile tacere del tipo di stampa dei codici presenti sul bordo di foglio destro.

Iniziamo dal codice prodotto (figura 13), più noto come codice a barre tanto amato da alcuni collezionisti e che ha rianimato per un certo periodo le vendite delle novità.

Figura 13 – Il codice prodotto.

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Questo codice (detto appunto prodotto) indica il prodotto, vale a dire il tipo di francobollo. Per tutti i fogli stampati dal Poligrafico del francobollo Piazza della Signoria, il codice prodotto è sempre uguale perché indica questo e solo questo francobollo. Tale codice differisce per francobolli di diverso valore e diversa emissione. Come si vede molto bene dall’immagine, il codice è stato realizzato bene nel carattere e dimensione (imitazione in basso), ma non corrispondono assolutamente le successioni delle barre. Questa successione non è altro che la traduzione in barre del numero arabo sottostante e quindi devono necessariamente coincidere.

Il codice alfanumerico (figura 14, in alto) e quello a barre (figura 14, in basso) che invece contraddistinguono ciascun foglio corrispondono alla numerazione progressiva e tutti i fogli stampati dal Poligrafico sono in successione numerica, indipendentemente dal tipo di emissione.

Figura 14 – Il codice alfanumerico in alto e la sua traduzione a barre in basso.

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Si chiama Codice Alfanumerico cioè composto da una parte in lettere ed una in cifre arabe. La forma a barre, anche in questo caso è la traduzione del codice alfanumerico e quindi cresce di una unità per ogni foglio successivo.

Il codice alfanumerico originale, questa volta è a sinistra in quanto dell’imitazione abbiamo solo l’ultima cifra: il 4. Per quanto riguarda la versione a barre invece, come al solito, è in alto l’originale.

La differenza di tipologia di stampa è talmente chiara che non necessita di spiegazioni. È importante invece spiegare perché. Rappresentando una numerazione crescente, questo codice non può essere inciso su un cilindro di stampa, ma deve necessariamente essere stampato da un sistema indipendente. Si tratta infatti di un sistema laser controllato che numera in modo progressivo tutti i fogli. Questo tipo di stampa non può essere assolutamente perfetto e pulito. La perfezione di questo codice nell’imitazione ne rivela tutta la sua falsità. Nei falsi infatti tale codice è parte integrante del cliché di stampa ed in tutti i fogli è sempre uguale.

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I colori e le vernici

Come per tutti i francobolli ordinari, ma non solo, abbiamo assistito a leggere varianti cromatiche tra lotti di stampa differenti, quindi osservando in parallelo l’imitazione e l’originale notiamo, ponendovi attenzione, una leggera differenza cromatica del verde, ma potrebbe anche passare inosservata proprio per quanto detto sopra. Però se accostiamo le due lettere B notiamo che non siamo solo di fronte ad un leggero diverso cromatismo, ma a due lettere completamente differenti (figura 15).

Figura 15 – le due lettere B mostrano chiaramente differenze di stampa, a destra l’originale.

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Innanzitutto la B dell’imitazione è più bassa (5,1 mm) di quella dell’originale (5,3 mm), la largheza invece è identica (4,7 mm); non solo, è diversa anche la retinatura: tratti più marcati e quadratini più piccoli nell’imitazione.

Anche la minuta scritta laterale (figura 16) mostra piccole differenze nella dimensione e nella maggiore intensità di colore delle lettere mini. Molto più marcate nell’originale (a destra) ed anche di maggiori dimensioni rispetto all’imitazione.

Figura 16 – la microscrittura.

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La scritta italia ha dimensioni identiche in entrambi (7,4 x 2 mm), quello che le distingue è il tono di colore (figura 17), decisamente marrone nell’imitazione, metallizzato dorato scuro nell’originale (a destra).

Figura 17 – La scritta italia.

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Le macchie di colore in testa alle lettere nell’originale sono una modestissima varietà di stampa.

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Il coronamento della descrizione dei colori lo facciamo con l’embossing digitale, la solita vernicetta plastica trasparente a spessore che viene utilizzata per dare rilevo a molte scritte pubblicitarie su biglietti da visita, depliant ecc. nel caso di questo falso, è stato utilizzato un embossing molto fine che nulla ha a che vedere con i primi tentativi di imitare la calcografia nella serie della bustina che vola. Su questo francobollo l’embossing è tanto fine da non percepire differenza passando il polpastrello su entrambi, originale e imitazione. Però l’embossing è molto ben visibile, è sufficiente farci riflettere la luce e compare come per incanto (figure 18).

Figura 18 – la visione in luce radente dell’imitazione ne mette in risalto la vernice plastica trasparente (embossing digitale).

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La luce radente ne mette in evidenza la sua presenza grazie al potere riflettente della sua superficie simile a quella del vetro anche se con piccolissime asperità.

La carrellata di ingrandimenti (figure 19, 20 e 21) è molto utile per verificare la presenza di questa vernice che evidenzia anche dove è presente: su tutte le parti a stampa nel tentativo di produrre lo stesso effetto della calcografia.

Figura 19 – L’embossing digitale sovrapposto alle parti stampate, particolare della lettera B e della parte alta del palazzo.

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Figura 20 – L’embossing digitale sovrapposto alle parti stampate, particolare della microscrittura, dello sfondo del cielo e della scritta nera.
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Un’ultima cosa è ancora da evidenziare sui colori descritti, abbiamo infatti asserito che il colore dell’imitazione è più scuro, ma guardando entrambi con un confronto visivo diretto, l’imitazione appare con un tono leggermente più beige, quindi sembrerebbe più chiaro. Questo è solo un effetto cromatico dovuto alla sovrapposizione dell’embossing sul nero della stampa.

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La tracciatura

è un elemento che Cipriani da tempo ha messo in evidenza per distinguere i falsi adesivi. La tracciatura verticale (figura 22) è ruotata di 90 gradi per utilità di impaginazione.

Figura 22 – la tracciatura laterale, in alto l’originale. Si noti la dimensione del lato corto di ciascun rettangolo che contiene un differente numero di incisioni, maggiore nell’originale.

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Come si può notare, quella originale (in alto) è leggermente più lunga dell’imitazione ma ciò che maggiormente deve essere notato è la differenza del numero dei taglietti della tracciatura (perce en ligne). Nell’imitazione sono 9, nell’originale uno in meno.

Parimente differente è la tracciatura orizzontale (figura 23), in questo caso l’originale (in alto) ha ben due tagli in più anche se la lunghezza totale è molto simile.

Figura 23 – la tracciatura orizzontale, in alto l’originale. In questo caso si tratta del lato lungo ed ancora si nota un maggior numero di incisioni nell’originale. .

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Da dire anche che nell’originale le incisioni verticali sono più lunghe di quelle orizzontali, di conseguenza, in corrispondenza delle intersezioni si ha sempre una croce simmetrica con il tratto verticale più lungo tipo croce di San Giorgio a sviluppo verticale, nelle bandiere invece ha sviluppo orizzontale. Nella imitazione invece, la croce è ancora simmetrica, ma con i tratti verticale ed orizzontale esattamente uguali come nella croce greca.

Conclusioni

La descrizione di questo falso è stata decisamente lunga ma necessaria per sviscerare tutti i punti di discordanza che sono emersi nel confronto con l’originale. Riteniamo quindi che sia più utile per i collezionisti estrarre ed evidenziare gli elementi di maggiore visibilità per snellire il riconoscimento dei falsi. Riteniamo che i punti più direttamente riconoscibili siano tre: la fustellatura, il codice alfanumerico e la riflettanza dell’embossing digitale

1- la fustellatura ed in particolare i quattro dentoni angolari sono gli elementi di visione immediata (figura 24).

Figura 24 – I dentoni angolari .

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2- Il codice alfanumerico (figura 25) e la sua traduzione in codice a barre, nell’originale (a destra), hanno caratteristiche di stampa peculiari, sono stampati con sistema laser e sui fogli aumentano di una unità in progressione.

Figura 25 – I caratteri del cod. alfanumerico.

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Nei falsi invece, il codice alfanumerico è parte integrante del cliché di stampa ed è fisso e uguale per tutti i fogli. Oltre al tipo di stampa, è differente anche il carattere (figura 25 a sinistra).

3- Infine l’embossing, presente solo nel falso, è anch’esso molto ben visibile a luce radente. È sufficiente infatti posizionarlo in modo adeguato per fargli riflettere la luce, per altro molto semplice da eseguire, per riconoscere molto facilmente l’imitazione (figura 26).

Figura 26 – L’embossing digitale.

Si notino i punti che brillano, sono concentrati sulle parti stampate e radi in quelle bianche. In questo caso si nota anche un leggero fuori registro tra la scritta italia in marrone e l’embossing, spostato leggermente a sinistra

LA LIRA ITALIANA – FOGLIETTO FALSO

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Nicola Luciano Cipriani

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Il 23 marzo 2012, in occasione del 150° anniversario della unificazione del sistema monetario italiano, è stata emessa una serie di tre francobolli in foglietto (figura 1). Infatti il 24 agosto 1862 Vittorio Emanuele II firmò la legge di unificazione del sistema monetario nazionale e la Lira sostituì le monete precedenti degli Stati che aderirono o furono conquistati sino a quel momento (Raccolta Ufficiale delle Leggi e dei Decreti del Regno d’Italia n. 788, GU n. 209 del 3.9.62)

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Figura 1 – la serie in foglietto emessa il 23 marzo del 2012 in occasione della unificazione del sistema monetario nazionale, stampato in rotocalcografia.

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Ricordo che l’adozione della Lira come moneta dell’Italia unita ha avuto tre fasi legate alla acquisizione/conquista dei territori che mancavano alla unificazione nazionale:

I – Annessioni e conquiste del 1861 (Legge 24.8.1862). Per l’unificazione monetaria di questi territori al Regno d’Italia è stato emesso il foglietto in questione nel suo 150° anniversario.

II – Conquista del territorio laziale dello Stato Pontificio a seguito dei fatti del 1870.

Da ricordare che nel 1866, con l’editto del 18 giugno, il sistema monetario pontificio aveva adottato la «Lira Pontificia» equiparata in valore a quella italiana. La Lira Italiana è stata invece ratificata nel Lazio con Regio Decreto del 13 ottobre 1970, art. 15 (G.U. n. 285 – Raccolta Ufficiale delle Leggi e dei Decreti del Regno d’Italia n. 5920, GU n. 285 del 16.10.70).

III – Conquista delle Terre Redente (Trentino Alto Adige, Friuli, Dalmazia, ecc.) con la conclusione della I guerra Mondiale. Nel 1919, il Comando Supremo del Regio Esercito, con l’Ordinanza del 31 marzo, conferisce corso legale alla valuta italiana in Trentino e Venezia Giulia a partire dal 10 aprile successivo.

Orbene, di questo foglietto gira un falso che penso possa stimolare i collezionisti di varietà. L’ho avuto da un collezionista che ringrazio per l’informazione. Non so se gira anche la versione completa, ma penso sia molto probabile. La varietà consiste nella mancanza della stampa del colore ocra e della perforazione (figura 2). Si tratta effettivamente di due mancanze contemporanee sullo stesso oggetto che sono molto accattivanti e per le quale molti collezionisti ne potrebbero realmente essere attratti. Non conosco il prezzo di commercializzazione, ma certamente non viene regalato.

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Figura 2 – immagine dell’imitazione del foglietto emesso in occasione del 150° anniversario della unificazione del sistema monetario nazionale. Due sono le varietà presenti: la mancanza del colore ocra e la mancanza della perfora-zione. È stato stampato in off-set (fotolito).

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A prima vista, l’imitazione appare di buona fattura, il colore grigio è stato riprodotto abbastanza fedelmente, anche se non troppo, e con molta facilità si può essere ingannati e prenderlo per buono. Ma chi mi legge potrà stare tranquillo perché riconoscere i suoi caratteri non originali è veramente molto facile: basta avere una lente, consigliata quella 10x, il falso è stato eseguito in off-set.

Come si può notare, il colore grigio non è proprio identico, ha un tono spinto un po’ verso il nero anziché verso il blu; però siamo abituati con le emissioni degli ultimi anni che spesso presentano leggere differenze di toni di colore dovuti a lotti di stampa effettuati in tempi differenti. Ma vediamone le caratteristiche che possono aiutare i collezionisti più attenti.

Come molti sanno, il Poligrafico dello Stato, utilizza due sole macchine per la stampa dei francobolli, una per quelli da eseguire in calcografia e la seconda per quelli in rotocalcografia. Il Poligrafico dello Stato, non utilizza il sistema off-sett per i francobolli da circa 30 anni e, quando lo ha utilizzato in precedenza è stato sempre in contemporanea con altri sistemi (v. Castelli). Dall’autunno del 2003 all’IPZS sono state acquisite due nuove macchine Goebel, una per la rotocalcografia ed una per la calcografia. Il sistema rotocalcografico è quello più frequentemente usato per i commemorativi ed il nostro foglietto è uno di questi. I francobolli stampati presso l’IPZS con il sistema rotocalcografico presentano i colori a tutto pieno o leggermente e casualmente screziati da deboli attenuazioni di colore, non vengono utilizzate forme di retinatura. Quindi questo dato consente di riconoscere un falso in modo immediato, naturalmente bisogna masticare un po’ di metodologie di stampa. Però, a parte questa conoscenza che tutti possono acquisire, sapere che il colore deve essere pieno e non con tanti minuti pallini bianchi, o di colore, può essere più che sufficiente per non farsi rubare un po’ di soldini.

In figura 3, riproduco a sinistra un particolare del primo francobollo del foglietto originale, mentre a destra il suo corrispondente dell’imitazione. Quanto spiegato poco sopra, è particolarmente evidente se si osserva la barretta verticale grigia, ma c’è da dire qualcosa in più in merito anche ai caratteri delle scritte. Quelle eseguite in calcografia dell’originale sono ben nitide perché il carattere è pieno; quelle dell’imitazione invece hanno i contorni irregolari tanto da dare l’idea di una stampa fatta male, questo è l’effetto che produce il retino con i suoi piccolissimi pallini bianchi.

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Figura 3 – a sinistra l’originale, a destra l’imitazione. l’originale è stato stampato con il sistema rotocalcografico, l’imitazione con sistema off-set utilizzando un retino monocromatico.

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Per meglio evidenziare la retinatura, mostro il confronto della stampa dell’1 di 150 (figura 4). A sinistra l’originale caratterizzato dal tratto pieno casualmente screziato, a destra l’imitazione con la sua retinatura a puntini allineati. Il maggiore ingrandimento usato per questa figura dovrebbe aiutare un po’ di più a capire la differenza tra i due foglietti. Cosa molto facile da verificare e riscontrabile in tutti i tratti di colore grigio dei tre francobolli che compongono il foglietto.

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Figura 4 – a sinistra l’originale, a destra l’imitazione. Si noti il colore pieno dell’originale e la retinatura dell’imitazione.


Auguro a tutti i lettori un buon divertimento con soddisfazione per riuscire a non lasciarsi abbindolare da qualche furbetto.

UNA RACCOMANDATA NON ANNULLATA

Nicola Luciano Cipriani – perito filatelico

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Antefatto

Oggi molte registrate (raccomandate e assicurate a cui va aggiunto anche il prioritario) affrancate dal mittente spesso non vengono annullate presso gli uffici postali di accettazione, ma solo per non conoscenza delle regole o noncuranza da parte degli addetti. Infatti tutte le registrate devono essere obbligatoriamente annullate presso l’ufficio di partenza, obbligo abbondantemente misconosciuto, non solo da molti impiegati postali, ma anche da molti cittadini che si recano in posta per fare le spedizioni. Quando personalmente ho un invio registrato da spedire già affrancato, attendo che l’addetto faccia tutte le operazioni di registrazione ed alla fine chiedo cortesemente di annullare l’affrancatura, nel caso in cui noto perplessità, gli ricordo l’obbligo dell’operazione di annullamento. Purtroppo la manualità delle operazioni di affrancatura per mezzo di tp label e similari ha generato l’idea errata che nulla si deve annullare, tanto fanno tutto al CMP. Sbagliatissimo per le registrate! Presso il CMP viene esclusivamente fatta la loro trascrizione dei passaggi di mano ed ancora una volta nessuno provvede ad annullare l’affrancatura a mezzo francobolli. Probabilmente bisogna considerare anche il livello di attenzione/distrazione da parte degli operatori perché le registrate affrancate sono una percentuale minimalissima rispetto a quelle passate sotto le affrancatrici meccaniche.

Fino a qualche tempo fa, quando ricevevo una registrata affrancata e senza annulli, riuscivo a farla annullare in arrivo motivandolo con il mancato obbligo da parte degli operatori che hanno avuto tra la mani la missiva. Oggi è praticamente impossibile, c’è il divieto categorico per tutti gli operatori apporre annulli su missive in arrivo di qualunque tipo, anche per la posta 4. Anche i francobolli ritagliati e su frammento non possono essere più affrancati. Questo comporta che chi cerca di mettere insieme francobolli annullati resta con le pive nel sacco tutte le volte che ha tra le mani un invio non annullato. Stranissima regola interna a Poste Italiane, probabilmente ci sarà una motivazione valida a noi sconosciuta, perché quei francobolli possono essere nuovamente utilizzati frodando le Poste. Questa infatti era la mia motivazione più stimolante per avere l’apposizione degli annulli.

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Il fattaccio

Quanto esposto sino ad ora è scaturito proprio dal ricevimento di una raccomandata affrancata con francobolli sui quali non era stato apposto l’annullo in partenza (figura 1).

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figura 1 – busta raccomandata spedita da Villaricca (NA) il 29.07.2020 ed arrivata a Firenze il 05.08.2020

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Ho provato con varie argomentazioni, ma non c’è stato nulla da fare. Erano presenti tre addetti ed il loro è stato un coro monotòno. Alla fine uno di loro mi ha prospettato l’unica azione possibile: stampare la tracciatura del percorso fatto dalla missiva utilizzando il codice numerico del talloncino raccomandato (figura 2).

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figura 2: tracciatura della raccomandata attraverso il codice numerico del talloncino raccomandato

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In un baleno mi sono reso conto che questo avrebbe potuto essere un buon espediente, ma subito dopo mi sono reso conto che il valore della tracciatura che possa convalidare l’avvenuta spedizione va benissimo (come valore legale della consegna non ha lo stesso valore della Ricevuta di Ritorno o Avviso di Ricevimento in quanto non comprova il ricevimento della missiva), ma per quelli filatelici non aveva affatto lo stesso valore dell’annullo con Guller.

Il mio interesse ad avere un qualcosa che mi potesse comprovare l’avvenuta spedizione con l’affrancatura era dovuto al fatto che, appena presa in carico la busta, mi sono reso conto istantaneamente che erano stati utilizzati tutti francobolli falsi. Peccato senza annulli!

Mentre del 10 cent di posta italiana (la bustina che vola, figura 3), ne sono stati utilizzati in abbondanza e sono comunissimi, la novità sono i due commemorativi.

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Figura 3: 10 cent particolare delle scie colorate in cui sono visibili i sottili graffi bianchi tipici dei falsi.

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L’alto valore da 3,60 emesso in occasione del 270° anniversario della morte di Anna Maria Luisa de’ Medici emesso il 18 febbraio 2013 (figura 4)

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Figura 4: 3,60 particolare angolo alto sinistro. Si noti la fitta puntinatura colorata, sul giallo e sul viso del noto personaggio, tipica della stampa con stampante laser.

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ed il 200° anniversario della fondazione del Corpo delle Guardie Penitenziarie da 0,95 emesso il 18 marzo 2017 (figura 5).

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figura 5: 0,95 cent particolare delle scritte in basso. E’ ben visibile la puntinatura tipica di una stampante laser.

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Entrambi questi francobolli originali sono stampati in rotocalcografia, mentre le due imitazioni, per altro molto brutte ed evidenti, sono stati realizzati con una stampante laser. Insomma la differenza è decisamente evidente.

Anche la fustellatura è un chiaro elemento di riconoscimento dei falsi (figure 6 e 7), ha le stesse caratteristiche di quella utilizzata in recenti imitazioni e segnalate sia dallo scrivente (https://www.ilpostalista.it/falsi/falsi042.htm, https://www.ilpostalista.it/falsi/falsi034.htm) che da Ketty Borgogno (Il Foglio, marzo 2020, n. 203) sulle emissioni del Centro storico di Urbino (€ 2,80, del 2008), il Giubileo (€ 2,90, del 2015) ecc.

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Figura 6 – particolare della fustellatura nel commemorativo da € 3,60 (270° Anna Maria Luisa De’ Medici). Si noti la irregolarita della fustellatura in basso.

Figura 6 – particolare della fustellatura nel commemorativo da € 0,95 (200° Corpo di Polizia Penitenziaria). Si noti la irregolarita della fustellatura, in questo caso a sinistra.

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Considerazioni filateliche

Non credo affatto che oggetti del genere possano essere appetibili per un collezionista interessato ai falsi per vai motivi. Il primo è sicuramente l’assenza dell’impronta Guller o similare; l’annullo ha un valore molto forte, direi imprescindibile in storia postale. Ma facendo un discorso per assurdo, anche ammesso che un invio del genere possa essere oggetto di attenzione da parte di qualche collezionista che segue l’evoluzione dei servizi di Poste Italiane, chiederebbe sicuramente una garanzia, magari anche a mezzo perizia, sulla originalità del pezzo. Ammesso che da un punto squisitamente tecnico possiamo accettare che la tracciatura possa soddisfare la garanzia del percorso dell’invio, resta un altro problema e cioè che la tracciatura non garantisce la veridicità dell’affrancatura.

Se si fosse tutti onesti, l’attestato della tracciatura del percorso e dei tempi della spedizione garantirebbe la veridicità della spedizione e di conseguenza anche dell’affrancatura. Ma se si pensa che vengono manomessi molti invii comuni e regolarmente annullati per renderli meno comuni e quindi più appetibili al collezionista, ci si rende immediatamente conto che la manomissione di invii con francobolli non annullati diventa un gioco da ragazzi.

2000 LIRE ALTI VALORI DOPPIA INCISIONE – TROVATO IL SECONDO MINIFOGLIO

Nicola Luciano Cipriani – perito filatelico

ANTEFATTO

Recentemente è stato ritrovato un secondo mini foglio da 20 esemplari del 2000 lire Alti Valori con la varietà doppia stampa della testa e dello stemma repubblicano (figura 1 e 1a).

Figura 1 – il minifoglio con la doppia stampa della testina e dello stemma recentemente trovato.

figura 1a – particolare della posizione 20 della figura 1

Di questa varietà sono abbastanza comuni i francobolli usati e non sono affatto rari su busta; nuovi invece ne era noto un solo minifoglio che ho descritto in un mio articolo (Cipriani N.L., 2014a) e l’ho menzionato in altri in cui ho descritto altri valori di questa serie (Cipriani N.L., 2014b, 2018, 2020). In tutti questi anni passati, l’ho cercato durante molti eventi commerciali e nelle accumulazioni e collezioni che mi è capitato di visionare. Allo stato di nuovo singolo o in blocchi non l’ho mai incontrato tanto che mi ero quasi convinto che esistesse il solo minifoglio intero da me descritto. Credo che esista anche un minifoglio usato, ma di questo non ne ho certezza.

L’ASSETTO DEL CILINDRO ED IL METODO DI STAMPA

Ricordo che gli Alti Valori lire sono stati stampati in calcografia con un doppio passaggio di stampa secondo il metodo calco su calco. Tale metodo di stampa è stato utilizzato per incisioni complesse che non potevano essere eseguite agevolmente. Per rendere più semplice l’operazione di incisione della piastrina di acciaio, l’immagine da incidere è stata divisa in due parti incidendo due differenti piastrine, complementari tra loro. In questo modo si semplifica il lavoro di incisione ed il risultato su stampa risulta più pulito eliminando localmente eccessive concentrazioni di incisioni che potrebbero causare una eccessiva concentrazione di inchiostro.

Nel caso specifico degli Alti Valori lire, su una piastrina è stata incisa la testina della siracusana e lo stemma della repubblica nella metà superiore dell’immagine, nella metà inferiore sono invece state incise le linee orizzontali che compongono parte del grigliato (figura 2 a sinistra).

Figura 2 – le due immagini incise nelle due piastrine per la stampa con sistema calco su calco, ossia della doppia calcografia

Nella seconda piastrina sono stati incisi tutti gli altri elementi a completare il disegno da stampare (la cornice ornata esterna, il valore in lettere sovrapposto allo stemma repubblicano, le linee verticali del grigliato, il contorno delle cifre del valore e la scritta in ditta) (figura 2 a destra).

Ciascuna piastrina è stata utilizzata per trasferire l’incisione su altrettante molette utilizzate poi per l’incisione del cilindro. Cilindro, al singolare, perché la stampa calco su calco eseguita con la macchina Goebel BRM S 300 K utilizzata presso l’IPZS il cilindro era unico ma diviso in due metà. In ciascuna delle due metà sono state mantenute separate le incisioni prodotte dalle due molette in modo che la bobina di carta, larga 14-15 cm, metà della direttrice del cilindro (circa 32 cm), passasse prima sulla metà con l’incisone della prima piastrina (testina, stemma repubblicano e linee orizzontali) e con un secondo passaggio sulla seconda metà a completare la stampa finale del francobollo.

In figura 3 sono visibili le differenti incisioni sul cilindro, nella parte bassa si riconoscono bene i gruppi di 20 incisioni della prima moletta, mentre nella metà superiore quelle della seconda.

Figura 3 – il cilindro di stampa degli alti valori per il sistema di stampa detto calco su calco.

Ben palesi i gruppi di 20 cornici e sulla loro sinistra anche i cinque spezzoni di greche e la parola fluorescente.

Da notare anche che tra la prima colonna di incisioni a sinistra e quella centrale la distanza è maggiore rispetto a quella tra le due colonne di destra ed inoltre accanto alla colonna di sinistra si notano le barrette di registro, due nella parte alta e due in quella bassa; le due coppie sono relative ai due colori utilizzzati per le due differenti incisioni.

LA NUMERAZIONE PROGRESSIVA

Il cilindro portava incisi ben sei minifogli completi delle due parti incise. Non si conosce il sistema di numerazione progressivo, però osservando i fogli da 50 frb, vediamo che la numerazione è stata effettuata in modo alfanumerico con una lettera iniziale seguita da sei cifre (figura 4).

Figura 4 – codice alfanumerico per la numerazione dei fogli da 50 francobolli.

Tale codice non occupa sempre la stessa posizione, abbastanza centrata tra il 40° ed il 60° francobollo. Può essere anche traslata sia verso l’alto che verso il basso.

La numerazione dei mini fogli invece non è facile da vedersi e, quando lo è, si notano per lo più 2-4 cifre in alto o in basso lungo il bordo destro. Nella figura 1 si leggono tre cifre, 624, come di norma quando il codice è presente; nella figura 5, invece mostro un angolo di foglio basso di un minifoglio da 1500 lire in cui è presente una sola cifra, 1.

Figura 5 – angolo di foglio basso con una sola cifra del codice alfanumerico.

Sulla base di queste evidenze, Se ne dedurrebbe che la numerazione cadesse a cavallo di una coppia di minifogli quando il codice alfanumerico era abbastanza centrato; sta di fatto però che la maggior parte dei minifogli non ha alcun numero e personalmente non ho mai trovato un minifoglio con il codice alfanumerico completo. Questo però non vuol dire che non debbano esistere.

LE DIFFERENZE TRA I DUE FOGLIETTI

Detto questo, mostro ora le differenze tra i due minifogli da 2000 lire con doppia stampa.

Figura 6 – confronto tra i due angoli bassi destri dei due fogli noti con doppia stampa della testa e dello stemma repubblicano.

In figura 6 riporto i due angoli destri bassi, a sinistra il primo ritrovamento, a destra l’attuale. La differenza evidente a colpo d’occhio sono le tre cifre nere del codice alfanumerico che caratterizzano il nuovo ritrovamento. Ce ne sono anche altre: la centratura del riquadro superiore rispetto alla cornice esterna, molto più fuori registro il primo ritrovamento; anche le greche di bordo foglio hanno la trama differente, la parte che torna su se stessa è alta nel primo esemplare a sinistra e bassa nel secondo.

Le greche

Confrontando le due greche (figura 7), appare evidente lo sfasamento di un settore, ma a ben guardare le differenze sono ancora maggiori.

Figura 7 – le greche sul bordo di foglio basso nei due fogli con doppia stampa della testa e dello stemma repubblicano.

La lunghezza di ciascun settore è differente e ciò comporta anche differenze agli estremi di ciascuno di essi. Le greche venivano stampate secondo un disegno più ampio che continuava in fogli contigui generando le differenze esposte.

Le barre di registro

Infine, un’ultima differenza sono le barrette colorate di registro che sono presenti normalmente sul bordo di foglio superiore, ma non in tutti. Anche per questa differenza utilizzo i fogli da 50 che hanno quasi sempre i segmenti di registro sul bordo superiore (figura 8), ma possono averli saltuariamente su quello inferiore (figura 9).

Figura 8 – foglio da 50 frb del 1500 lire con le barre colorate di registro in alto ed un piccolissimo accenno in basso delle due inclinate.
Figura 9 – foglio da 50 frb del 1500 lire con le barre colorate di registro in basso ed un piccolissimo accenno in alto delle due inclinate.

Solo per un fuori registro del taglio dei fogli spostato in basso, caso per altro non raro ma nemmeno particolarmente comune, le barrette di registro compaiono sul bordo di foglio basso.

Traslando questa situazione sui minifogli da 20 ed osservando il cilindro di figura 3 si può pensare che le barrette colorate di registro fossero o in corrispondenza del primo in testa o essere presente ogni due minifogli. La figura 3 mostra solo una metà del cilindro e non è dato di verificare l’altra faccia della luna. Ritengo però che la larghezza della parte di cilindro in cui sono presenti le barrette colorate di registro non possa essere ripetuta altre due volte per mancanza di spazio sul cilindro e ritengo quindi più probabile che esse siano state presenti solo in corrispondenza del primo minifoglio.

Figura 10 – barrette colorate di registro sui due minifogli con doppia stampa; presenti nel primo, assenti nel secondo ritrovamento.

Sulla base di queste considerazioni, è possibile affermare che i due foglietti occupassero posizioni differenti sul cilindro ed è anche probabile che appartenessero a due distinti lotti di stampa come indicherebbe la differente centrature delle due fasi della doppia calcografia, più a registro nel secondo ritrovamento.

Bibliografia

Cipriani N. L., (2014a) – Varietà inedite degli Alti Valori (parte prima). http://www.peritofilatelicocipriani.it/varieta-inedite-degli-alti-valori-parte-prima/

Cipriani N. L., (2014b) – La doppia stampa nell’alto valore da 1500 lire. http://www.peritofilatelicocipriani.it/la-doppia-stampa-nellalto-valore-da-1500-lire/

Cipriani N. L., (2018) – A. V. 3000 lire la doppia incisione. http://www.peritofilatelicocipriani.it/la-doppia-incisione-nellalto-valore-da-3000-lire/

Cipriani N. L., (2020) – 1500 lire Alti Valori – Ancora novità? Si. http://www.peritofilatelicocipriani.it/1500-lire-alti-valori-ancora-novita-si/

PIAZZE D’ITALIA – CODICE ALFANUMERICO E TIRATURE

Nicola Luciano Cipriani

con la collaborazione di Giuseppe Preziosi

Questo articolo è apparso su quifilatelia, n. 89 luglio-settembre 2017

Il codice alfanumerico

Dall’autunno del 2003 la produzione del Poligrafico è cambiata in modo drastico grazie all’acquisto di due nuove macchine da stampa Goebel (Brm-t-350p per la stampa rotocalcografica e Brm-p-350p per quella calcografica) che hanno sostituito tutte le precedenti. L’acquisto è stato concomitante al trasferimento della sede da piazza Verdi a via Salaria n. 691. Le nuove macchine producono fogli di francobolli adesivi, e non, la cui numerazione avviene mediante un sistema alfanumerico costituito da due lettere seguite da 9 cifre (figura 1).

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Piazze d'Italia codice alfanumerico e tirature

Figura 1 – la cimosa destra dei fogli stampati dal Poligrafico a partire dall’autunno del 2003. Con l’ellisse verde è evidenziato il codice a barre che contraddistingue l’emissione (in altre parole è il codice prodotto presente in tutte le metà destre del codice a barre utilizzato industrialmente; esso è sempre uguale in tutti i fogli della stessa emissione), con riquadro rosso i registri dei colori e con riquadro azzurro il sistema di numerazione progressiva del codice alfanumerico.

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La prima lettera contraddistingue l’anno di produzione, la seconda la macchina di stampa (A rotocalcografica e B calcografica) e le nove cifre il numero progressivo di conteggio dei fogli. Il codice alfanumerico è posto sulla cimosa destra del foglio ed è leggibile dal basso verso l’alto. Esso è stato stampato in inchiostro nero con sistema a getto d’inchiostro fino al dicembre 2014 e sostituito nello stesso mese da un sistema laser (Cipriani, 2016). Le differenze sono ben visibili dai caratteri e dalla tipologia d’inchiostro, lucido nel sistema laser. Il codice alfanumerico è accompagnato dalla sua traduzione in codice a barre, sempre in colore nero, ed avente dimensione 5,9 x 0,9 cm posto a circa 3 cm dopo il codice alfanumerico; compare infine al di sotto delle lettere del codice, un rettangolo nero (al limite del bordo di foglio) che può apparire integro o parziale, a seconda della centratura della stampa rispetto alla bobina della carta. Il codice alfanumerico è una grande novità per Poste Italiane, ma anche una ottima opportunità per gli studiosi e i collezionisti; esso infatti oltre a numerare in successione i fogli dei francobolli consente di riconoscere le produzioni annuali ed inoltre ciascun lotto è così meglio definito e riconoscibile. Prima dell’introduzione di questo sistema, il conteggio dei fogli era solo numerico e solo dagli anni ’80 circa è stata aggiunta anche una lettera il cui significato sembra al momento poco comprensibile a causa della sua non regolarità. Ad ogni modo, il mio rammarico è di non aver dato la giusta importanza al codice alfanumerico quando iniziò con i prioritari tanto che nella relativa monografia questo argomento non è trattato e sarà molto difficile ricomporlo a posteriori. Tornando alla nuova numerazione, questa è iniziata nell’autunno del 2003 con la sigla AA+9 cifre, numerazione che per quell’anno è stata utilizzata solo per i francobolli commemorativi a partire dall’emissione per la rivista Leonardo (Antonio Vallecchi) del 27 settembre e termina con l’emissione Natale del 24 ottobre. Le ultime emissioni dell’anno sono costituite da minifogli che non riportano visibile alcun codice, pur avendolo. Continuando con il 2004 e tralasciando i commemorativi, la serie ordinaria interessata è la seconda emissione dei francobolli prioritari i quali segnano la sostituzione del sistema tipografico con quello rotocalcografico; quest’ultimo sarà utilizzato in parallelo con il metodo calcografico. La scelta da parte del Poligrafico di utilizzare questi ultimi due metodi di stampa traspare dall’acquisto delle due macchine di cui sopra.

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L’inizio della produzione con il nuovo codice alfanumerico

I francobolli prioritari, quindi, sono stati stampati in rotocalcografia a partire dal marzo 2004 e fino al 2009 e riportano il codice alfanumerico caratterizzato dalle due lettere BA, nel 2004, fino a GA nel 2009 (figura 2). La lettera A contraddistingue la macchina rotocalcografica.

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Piazze d'Italia codice alfanumerico e tirature

Figura 2 – il codice alfanumerico dal 2004 (BA) al 2009 (GA) nei francobolli prioritari.

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Nel luglio 2009 i prioritari vengono sostituiti dall’ordinaria Posta Italiana il cui codice inizia con le lettere GB (2009) e termina nel 2016 con le lettere NB (figura 3).

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Piazze d'Italia codice alfanumerico e tirature

Figura 3 – Posta Italiana: il codice alfanumerico tra il 2009 (GB) e il 2016 (NB). Si noti la differenza dei caratteri del codice alfanumerico.

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Il 95 cent del 2016 dovrebbe segnare l’ultima tiratura di questa serie ordinaria. In questo caso la lettera B corrisponde alla Goebel calcografica.

In parallelo alla serie ordinaria Posta Italiana sono state emesse le due serie for ever Leonardesca, per il servizio prioritario, e Piazze d’Italia per il servizio ordinario.

La prima è stata emessa l’1 ottobre 2015 ed è contrassegnata dalla lettera maiuscola A ad indicare la tipologia del servizio. A causa del basso uso postale di questa emissione, dovuto all’alto costo del servizio, essa ha avuto una sola tiratura; fino ad oggi quindi abbiamo individuato solo il codice alfanumerico caratterizzato dalle lettere MB (figura 4).

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Piazze d'Italia codice alfanumerico e tirature

Figura 4 – il codice alfanumerico (MB) nella leonardesca corrispondente alla produzione del 2015.

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La seconda è stata emessa il 2 luglio 2016 ed è contrassegnata dalla lettera maiuscola B; questa emissione ha già avuto, per alcuni valori, più di una tiratura sia lo scorso anno (NB) che in questo in corso (OB). Questi francobolli sono definiti for ever perché saranno sempre validi anche a seguito di variazioni tariffarie; infatti, questi sono caratterizzati da una lettera anziché il valore in euro. La lettera B sta ad indicare il servizio ordinario (piazze d’Italia) ed è presente su due serie di quattro francobolli, una per il primo porto (con un francobollo per l’interno e per ciascuna delle tre zone postali definite da Poste Italiane) e l’altra per il secondo porto nei cui quattro francobolli compare la scritta 50 g a sinistra della lettera B (figura 5).

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Piazze d'Italia codice alfanumerico e tirature

Figura 5 – La successione di stampa della prima tiratura delle piazze d’Italia (2016, codice alfanumerico NB). La maggior parte dei dati sono stati gentilmente forniti da Giuseppe Preziosi; personalmente ho aggiunto la primissima tiratura di Piazza della Repubblica (Roma) e le stime di fogli prodotti. Le stime sono state ricavate dagli intervalli dei codici in possesso di un piccolo gruppo di amanti di questo argomento e dai quali ho ricevuto le immagini dei bordi di foglio.

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Non è stato facile seguire le tirature delle piazze d’Italia come si può dedurre dall’analisi dei codici alfanumerici riportati nella tabella di figura 5. Da notare che nella tabella la successione non è secondo i valori, ma secondo il codice alfanumerico che così rivela la successione di stampa.

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Le nuove emissioni oggi

Pensando ad una nuova emissione, si pensa che questa venga stampata per tempo e distribuita sul territorio nazionale in modo da poter essere disponibile alla data di emissione stabilita da Poste Italiane. In realtà questo era valido fino a poco tempo fa, oggi sembra che le moderne visioni commerciali tendano a coprire appena le necessità e, di volta in volta, vengono ristampati i minimi quantitativi necessari. Questa visione tenderebbe a contenere moltissimo le riserve di magazzino, intese come danaro immobilizzato; questo può essere vero per le aziende private e di dimensioni non molto grandi. Se Poste Italiane ritiene di seguire questo principio, mastodonte quale è, penso che comunque avrà surplus di magazzino da qualche parte e disfunzioni in altre. Questo si potrà tradurre facilmente con un disservizio nei confronti degli utenti e con difficoltà di reperimento delle informazioni da parte di studiosi della materia e dei collezionisti. Ma torniamo al nostro argomento. Se analizziamo i codici alfanumerici di figura 5, possiamo notare che il francobollo per Piazza della Repubblica di Roma (€ 0,95) è stato stampato per primo con un quantitativo non elevato, probabilmente per far fronte alle prime necessità. Ricordo che questo francobollo è l’omologo di Posta Italiana di medesimo valore ed ancora ampiamente diffuso e ristampato nel 2016. Seguono gli altri valori a completare la serie, ma, subito dopo il completamento della serie è stata rifatta una nuova ristampa/tiratura (v. codice alfanumerico) che è stata distribuita in contemporanea con la primissima tiratura. È seguita una nuova ristampa/tiratura dello 0,95 di posta italiana e a seguire altre ristampe/tirature delle piazze con quella di Napoli, Torino, Roma ed infine ancora Napoli. Quindi riepilogando, Piazza della repubblica (Roma) ha avuto ben cinque ristampe/tirature durante il secondo semestre del 2016 (figura 6); Piazza del Plebiscito (Napoli) ne ha avute tre (figura 7) ed infine Piazza S. Carlo (Torino) ne ha avute due (figura 8).

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Piazze d'Italia codice alfanumerico e tirature

Figura 6 – le cinque tirature di Piazza della Repubblica (Roma). Si noti la diversa posizione del codice alfanumerico rispetto al registro triangolare ed al codice emissione (codice a barre).

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Piazze d'Italia codice alfanumerico e tirature

Figura 7 – le tre tirature di Piazza del Plebiscito (Napoli). Si noti la diversa posizione del codice alfanumerico rispetto al registro triangolare.

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Piazze d'Italia codice alfanumerico e tirature

Figura 8 – le due tirature di Piazza S. Carlo (Torino). Si noti la diversa posizione del codice alfanumerico intuibile dallo sfasamento dei francobolli.

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Ristampa o tiratura?

Ho utilizzato la dizione “ristampa/tiratura” (nel proseguo userò solo tiratura) poiché, in merito a questo argomento, ci sono due linee di pensiero. C’è chi ritiene che la distinzione, possibile dal codice alfanumerico, non sia determinante e che tutte le reiterazioni di stampa siano esclusivamente da considerarsi “ristampe”. Secondo l’altra linea di pensiero, per la quale mi sono adoperato a portare pezze d’appoggio, ciascuna reiterazione di stampa è comunque distinguibile e come tale considerabile a rango di “tiratura” (Cipriani e Manzati, 2014; Cipriani, 2014). Mi rendo conto che la facile distinzione basata sui codici alfanumerici moltiplica il numero delle tirature; bisogna però ricordare quante volte abbiamo battuto tutti la testa contro il muro quando non esistevano possibilità di distinguere le tirature dalle ristampe. Basti pensare solo ai Castelli d’Italia o a una qualunque delle nostre serie ordinarie. Ad ogni modo la discussione è ancora ampiamente aperta e tutti sono invitati a dire la propria, purché supportata da dati.

Durante i primi sei mesi del 2017 sono stati reiterati alcuni francobolli delle piazze d’Italia. In particolare Piazza della Repubblica (Roma), Piazza del Plebiscito (Napoli) e Piazza del Duomo (Milano), ma devo specificare che le tirature sono state più di una, come riportato nella tabella di figura n. 9.

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Piazze d'Italia codice alfanumerico e tirature

Figura 9 – la successione di stampa delle tirature del 2017 (OB) delle piazze d’Italia. Anche in questo caso, le stime sono state ricavate dagli intervalli dei codici in possesso di un piccolo gruppo di amanti di questo argomento e dei quali ho ricevuto le immagini dei bordi di foglio.

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Come riportato in tabella, Piazza della Repubblica (Roma) ha avuto ben tre tirature (figura 10), due Piazza del Plebiscito, Napoli (figura 11) ed una Piazza del Duomo, Milano (figura 12).

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Piazze d'Italia codice alfanumerico e tirature

Figura 10 – le tre tirature del primo semestre 2017 di Piazza della Repubblica (Roma).

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Piazze d'Italia codice alfanumerico e tirature

Figura 11 – le due tirature del primo semestre 2017 di Piazza del Plebiscito (Napoli).

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Piazze d'Italia codice alfanumerico e tirature

Figura 12 – la tiratura del primo semestre 2017 di Piazza del Duomo (Milano).

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Non è affatto facile stimare i quantitativi di fogli prodotti e, in base ai dati della tabella, fornisco valori che sicuramente sono inferiori, e non poco, alla realtà, specialmente per la II tiratura di Piazza del Plebiscito (Napoli). Questo non vuol dire tirare dei numeri a caso, bisogna invece vedere questi dati nel contesto di una ricerca evolutiva che porterà, con nuovi ritrovamenti, ad un affinamento continuo dei risultati e consentirà di avvicinarci per integrazioni successive ai dati reali.

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Le informazioni principali

Come il lettore avrà ben capito, la numerazione dei fogli attraverso il codice alfanumerico è un dato fondamentale che consente di distinguere le produzioni annuali ed anche le tirature all’interno di uno stesso anno. Due sono le informazioni principali che a tale scopo fornisce il codice alfanumerico:

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1- Gli intervalli dei codici di ciascuna emissione sono piuttosto complicati da individuare. Per averne un’idea non proprio esatta, si richiede il controllo di tutte le emissioni stampate da una stessa macchina. In particolare per la macchina calcografica (contraddistinta dalla lettera B) bisogna seguire le produzioni commemorative, e non, in modo da tenere sotto controllo la successione dei codici di tutta la produzione. Il controllo della produzione filatelica è stato operato in modo abbastanza preciso da Giuseppe Preziosi e Sergio Mendikovic i quali hanno riportato questo immenso lavoro di registrazione dei codici in un prontuario che viene aggiornato periodicamente (Preziosi e Mendikovic, 2016). Il Prontuario fornisce, oltre alla descrizione di ciascuna emissione, numerose informazione, tra cui tutti gli intervalli numerici, empiricamente individuati, indicativi di ciascuna emissione. Più volte è stato richiesto, unendo le voci mia e di Preziosi, a Poste Italiane, tramite il suo responsabile per la filatelia, di fornire gli intervalli numerici di ciascuna emissione, ma sembra che questi dati rientrino nei famosi segreti di Stato che difficilmente verranno desecretati anche in futuro.

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2- La posizione verticale del codice sulla cimosa dei fogli e del suo corrispondente a barre è stampato da un sistema non vincolato al sistema di stampa della Goebel su cui è montato; esso quindi viene messo a registro tutte le volte che viene sostituita la produzione della macchina da stampa. La messa a registro può essere richiesta per più motivi, sicuramente uno è il formato dei fogli da stampare. Generalmente per una stessa produzione, ancorché realizzata con più bobine di carta, il codice alfanumerico resta sempre in posizione costante, a meno di altri interventi che richiedano lo spostamento del sistema inkjet/laser. Questa costanza è stata notata fino al 2016. Segnatamente con le piazze d’Italia, sono stati notati spostamenti lenti e continui (ordine del millimetro) della posizione del codice alfanumerico verso l’alto (o in basso) in fogli contigui; saltuariamente la differenza tra due fogli consecutivi può raggiungere il centimetro ed oltre. Questo scombussola un po’ le nostre conoscenze e la posizione del codice non garantisce più, come un tempo, di essere uno strumento discriminatorio. D’ora in poi questo carattere avrà sempre bisogno di essere verificato in parallelo con il numero progressivo del codice per avere la certezza che un determinato lotto non sia intercalato da altre emissioni.

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Cosa e come collezionare

Dalla Giornata della filatelia del 10 ottobre 2008, l’Italia ha adottato l’uso del codice a barre per identificare ciascuna emissione. I collezionisti si sono tuffati su questo nuovo elemento posto sul bordo del foglio collezionando il francobollo ad esso adiacente. Tale elemento è definito commercialmente codice prodotto, è tipico di ciascuna emissione ed è presente sempre identico su tutti i fogli. Al di là delle considerazioni di rarità del francobollo con il bordo che lo ha, questo elemento rientra esclusivamente nella sfera della fantasia e dell’edonismo che ciascuno di noi ha in modo più o meno accentuato. Invece il codice alfanumerico è un elemento determinante per riconoscere ciascuna tiratura di una stessa emissione. Naturalmente mi riferisco essenzialmente a chi collezione serie ordinarie perché, a parte qualche evento accaduto pochi anni or sono, la stampa dei commemorativi avviene con un unico lotto. A questo proposito si deve anche tenere presente che proprio grazie al codice alfanumerico sono state riconosciute differenti tirature per i commemorativi che sono stati stampati in più di un lotto. Sono quindi le serie ordinarie quelle in cui il codice alfanumerico riveste molta importanza. Ma chi colleziona seguendo argomenti limitati, sicuramente segue anche alcune specializzazioni. La distinzione delle tirature è senz’altro una tra le tante che molti collezionisti seguono.

È noto che seguire le serie ordinarie da quando vengono emesse, si possono allestire delle belle collezioni con poca spesa, sia per l’aspetto filatelico senso stretto, sia per la storia postale. Basta infatti seguire i mercatini di vario livello per imbattersi in bordi di foglio mancanti o belle affrancature a basso costo. C’è poi chi le affrancature se le costruisce appositamente, ma questo è un divertimento decisamente personale. Nell’ottica di quanto esposto in questo articolo, una collezione filatelica delle due ordinarie attuali può essere improntata curando le distinzioni tra le varie tirature. A questo scopo si possono acquistare i bordi destri interi che contengono i tre codici (a barre, figure di registro e l’alfanumerico) oppure limitare l’acquisto alla parte bassa del bordo destro che contiene la base del foglio ed il codice alfanumerico, oppure acquistare solo i 2-3 francobolli con il bordo che lo contengono. La seconda possibilità consente di registrare l’altezza del codice alfanumerico rispetto agli altri due; questa scelta consente anche di contenere i costi e di avere tutte le informazioni utili alla completezza della collezione.

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Ringraziamenti

Da circa 7-8 anni si è creato, strada facendo, un piccolo gruppo di collezionisti studiosi che registrano, quanto più possibile, i codici alfanumerici delle emissioni italiane. Le persone coinvolte sono cresciute di numero un po’ nel tempo. All’inizio eravamo io e Giovambattista Spampinato, poi ci siamo accorti che in parallelo anche Giuseppe Preziosi e Sergio Mendikovic stavano operando nella stessa direzione. Abbiamo quindi unito le nostre forze. Nel tempo abbiamo coinvolto anche Pasquale Fiumanò, Marco Marchini, Leonardo Cavallaro e Massimo Massetti. Poi ci sono altri amici che, pur non seguendo strettamente la ricerca, comunque si sono resi disponibili a fornire le loro informazioni relative alla numerazione del codice alfanumerico come Stefano Proserpio, Roberto Cruciani, Claudio Manzati, Antimo D’Aponte ecc. Mi scuso se ne ho dimenticato qualcuno, desidero comunque ringraziare tutti questi amici per il loro contributo a tenere sotto osservazione la produzione dell’IPZS. Ritengo che poter registrare e pubblicare quella parte dei dati relativi alla produzione dei francobolli ordinari, che altrimenti verrebbe persa senza alcuna possibilità di ritrovarne traccia in futuro, sia un atto fondamentale per chi ama la diffusione delle informazioni in filatelia e non solo. Anche i commemorativi sono stati oggetto di differenti tirature e la conferma arrivò a suo tempo proprio da Poste Italiane che fu costretta ad affermare che alcuni valori furono stampati in più di una volta. Ciò comportò la distribuzione di numerose emissioni in cui era palese una differenza cromatica mal giustificabile con un’unica tiratura.

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Bibliografia

Cipriani N. L. e Manzati C. E. (2014) – Tiratura? Ristampa? Tipo? Cerchiamo di fare chiarezza, Il Francobollo Incatenato n. 217.

Cipriani N. L. (2014) – http://www.peritofilatelicocipriani.it/tiratura-ristampa-tipo-cerchiamo-di-fare-chiarezza/.

Cipriani N. L. (2016) – I piccoli valori di posta italiana. Ed. Cifo.

Preziosi G. e Mendikovic S. (2016) – Il Prontuario dei Servizi Postali Prepagati 2014-2015, ediz. PreGi, Salerno.

PRIORITARIO 1999 – RISPONDERE O NON RISPONDERE?

Nicola Luciano Cipriani

Non avrei voluto scrivere queste, spero, poche righe perché non mi piace alzare polemiche inutili; non stiamo parlando di cose fondamentali della vita, ma di un hobby e questo è il motivo della mia posizione: evitare situazioni che generano tensioni. Purtroppo più di un amico mi ha spinto a rispondere adducendo la motivazione che, essendo stato chiamato in causa, una mia risposta sarebbe doverosa. Già in altra occasione ho mantenuto con rigidezza la mia posizione, ma riconosco che le situazioni sono molto differenti, come pure differente è l’anima della questione. In questo caso penso che Giovanbattista Spampinato non sia stato stimolato da nessuna intenzione di cercare un conflitto. Noi tutti scriviamo, con la passione e per la passione,  per trasmettere le nostre conoscenze convinti di raccontarle nel modo più corretto possibile e sono convinto che molti lettori in qualche modo apprezzano la spontaneità e la disponibilità di chi, con tutto il proprio animo, cerca di informare divertendosi e per trasmettere spunti di divertimento.

Qualche tempo fa ho pubblicato una ricerca con la quale ho portato a conoscenza dei collezionisti la scoperta di una particolare tiratura del francobollo prioritario del 1999 che sul lato sinistro presenta il fustellatore invertito (figura 1) (Il Francobollo Incatenato, 299 ottobre 2019). Lo stesso articolo è stato pubblicato su Il Postalista e sul mio sito personale: (https://www.ilpostalista.it/varieta/varieta040.htm) (http://www.peritofilatelicocipriani.it/prioritario-1999-un-fustellatore-invertito/).

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rispondere o non rispondere?

Figura 1 – prioritario emissione 1999 con fustellatura a sinistra invertita.

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Nell’articolo descrivo le caratteristiche della varietà, il periodo d’uso e la sua distribuzione sul territorio nazionale. Non ho mai minimamente pensato che questo francobollo potesse essere falso perché tutte le sue caratteristiche sono originali. È noto un solo falso dell’epoca di questa emissione e fu stampato in offset e senza doratura; inoltre è stato l’unico prioritario ad avere una fustellatura molto simile all’originale (figura 2).

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rispondere o non rispondere?

Figura 2 – imitazione del prioritario emissione 1999. Questa imitazione non ha copertura dorata ed il colore la simula soltanto.

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Tutte le imitazioni successive erano invece caratterizzate proprio da quella orrenda fustellatura che li rendeva facilmente riconoscibili. Solo molto tardi i falsari si sono dotati di fustellatori un po’ più vicini a quelli del Poligrafico. La mia esperienza sui falsi dei francobolli recenti è cresciuta nel tempo grazie alla attenzione posta su questo materiale e allo studio continuo svolto nel corso degli ultimi venti anni agevolato dalla intensa attività dei falsari.

Per coloro che conoscono meglio le emissioni più recenti, meno i prioritari, porto ad esempio i falsi di Posta Italiana che sono molto comuni. Negli originali, ad esclusione dei piccoli valori, è sempre presente un colore di sottofondo al di sotto del colore metallizzato della bustina che vola. In genere tale colore è lo stesso di quello del nome dell’incisore (Ciaburro), quindi ogni valore dovrebbe avere il proprio. Se negli originali venisse a mancare il colore metallizzato, la bustina mostrerà il colore di sottofondo. Nessuna varietà di questo tipo è mai uscita dal Poligrafico. Sono però state trovate casualmente alcune piccole varietà in cui il colore metallizzato è parziale ed in questi casi è visibile la sovrapposizione dei due colori (figura 3).

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rispondere o non rispondere?

Figura 3 – 70 cent Posta Italiana con colore metallizzato sulla bustina parzialmente mancante nella sua parte sinistra.

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Ho visto anche varietà dei falsi senza il colore della bustina ed al suo posto il fondo bianco della carta semplicemente perché il colore di sottofondo non ce l’hanno (figura 4).

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PRIORITARIO 1999 - RISPONDERE O NON RISPONDERE?

Figura 4 – imitazione del 60 c di Posta Italiana con la varietà senza stampa simil metallizzata della bustina.

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Il prioritario del 1999, al di sotto di quella pesante doratura ha un sottofondo di colore giallo (figura 5);

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rispondere o non rispondere?

Figura 5 – prova di cancellazione della doratura sul prioritario con fustellatura sinistra invertita.

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molti ricorderanno le pseudo varietà gialle prodotte cancellando con una semplice gomma da matita la patina dorata superficiale. Coloro che hanno la monografia de Il Servizio Prioritario, edito dal CIFO, potranno verificare l’esistenza di questa varietà procurata. In moltissimi valori del prioritario del 1999 la sovrapposizione doratura/giallo non è perfetta ed un po’ di giallo si intravede sempre almeno lungo un bordo. Ma, anche quando non sussiste assolutamente nessun fuori registro, lungo tutto il perimetro della doratura si intravede una sottilissima riga gialla che la contorna. Questa osservazione naturalmente richiede una lente di ingrandimento. Ricordo anche che il colore oro dei prioritari non è mai stato imitato in modo efficace, probabilmente per una questione di costi.

Recentemente Giovanbattista Spampinato ha pubblicato un articolo su Il Postalista in cui asserisce che il prioritario 1999 con fustellatura invertita è un falso. A supporto di questa idea adduce la forma dei quattro dentoni d’angolo che differiscono da quelli tipo. Giovanbattista ha un ottimo occhio che io ho spesso enfatizzato quando, nei miei scritti, ho parlato di lui; anche in questa occasione ha voluto evidentemente sviscerare la sua attenzione su questa varietà. In effetti tra le due tirature (fustellatore invertito e non) c’è realmente una differente geometria dei quattro dentoni (figura 6), ma la differenza sul lato sinistro è legata alla inversione del fustellatore che taglia gli angoli della vignetta in modo differente rispetto al francobollo tipo.

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rispondere o non rispondere?

Figura 6 – confronto fustellatura: a sinistra un falso di Posta Italiana, al centro il rioritario di fig 5 e a destra un prioritario tipo dell’emissione 1999.

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Per quanto riguarda il lato destro, si potrebbe pensare anche che il fustellatore utilizzato potesse essere anche leggermente differente da quello solitamente usato. Non credo che i fustellatori siano assemblati presso il poligrafico, ritengo più probabile che vengano acquistati già pronti. Probabilmente al Poligrafico si devono essere accorti dell’inconveniente ed hanno sostituito il cilindro fustellatore. Quando ho scritto i miei articoli sui falsi, per agevolare i meno esperti, ho fornito alcuni caratteri distintivi che potessero aiutare i collezionisti a riconoscerli. Orbene, uno di questi caratteri è la rotondità dei quattro dentoni d’angolo prodotti da fustellatori non proprio identici a quelli del Poligrafico. Mi preme far presente però che i fustellatori delle imitazioni hanno anche altri caratteri distintivi e tra questi è anche la forma del taglio degli pseudo denti che hanno una curvatura differente  e gli stessi denti sono più appuntiti. Inoltre i denti del lato destro delle imitazioni sono spesso delle punte triangolari con uno stretto arrotondamento in testa (figura 6).

Insomma, a me è doppiamente spiaciuto rientrare in questo argomento per un rapporto di amicizia che mi ha legato a Giovanbattista, penso che avrebbe fatto meglio a consultarsi direttamente con me, ma non lo ha fatto. Ritengo che in primis dobbiamo rispettare  le informazioni e tutti gli amici che le leggono. Oggi in tempi di internet dove si scrive di tutto e del suo contrario, almeno nel nostro hobby bisognerebbe cercare di tenere sempre aperte le porte del dialogo, ritengo che sia l’unico mezzo per cercare di chiarire e spiegare in modo amichevole qualunque questione possa presentarsi. In altre parole invito ad utilizzare una dialettica costruttiva.

 

UNA CHIACCHIERATA TRA AMICI

Nicola Luciano Cipriani

 

Con il consenso degli interessati, ho il piacere di rendere pubblico uno scambio di opinioni innescato da alcune considerazioni di un caro amico di vecchia data. Il tutto nasce da un malcontento che tende ad emergere dai nostri animi, ma che alla fine non esce o esce a metà per quello spirito italiano del “porta pazienza”. Molti tendono a non reagire, molti altri si limitano a brontolare, altri ancora a sfogarsi con irruenza momentanea e pochi invece cercano di creare sinergie costruttive cercando magari una parte politica a cui aggrapparsi, ma nello stesso tempo a rifiutare a spada tratta alcune possibilità a causa di una cultura assimilata da lunghi anni di attaccamento alle proprie idee. Tutti coloro che hanno cara la cultura europea basata sulla democrazia e sul rispetto delle regole sociali, stentano, a ben ragione, ad accettare estremismi che in qualche modo mostrano in maniera più o meno chiara una strada da percorrere con grande difficoltà ideologica. Mi riferisco essenzialmente alla cultura di sinistra moderata a cui Enrico Berlinguer ha dato parte della sua vita. La cultura costruita dal PC-PD, attraverso tutte le sue trasformazioni, è rimasta radicata nei cittadini che hanno cara la democrazia in tutte le sue sfaccettature. Oggi l’attuale versione di questo schieramento politico è molto lontana dall’essere quel partito di massa che è stato seguito da tanti cittadini. In molti ci si sente quasi estranei da tante scelte che appaiono molto scellerate e poco costruttive. Sono anni ormai che sentiamo continuamente discorsi di ripresa economica e sociale ed invece la realtà ci sta facendo vivere su un piano molto inclinato e scivoloso verso una distruzione totale. In molti ci rendiamo conto della mancata corrispondenza tra parole e fatti.

Detto questo passo al testo dell’amico P. che ha esternato un suo sfogo con il quale ha chiesto il coinvolgimento di alcuni di noi. Oltre alle questioni poste da P. segue, per il momento solo la mia risposta, ma spero di poterne aggiungere anche altre.

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P. – Cari Amici,

Di solito, pima di parlare, gli anglosassoni hanno l’abitudine di “rompere il ghiaccio” sparando una caxxata qualsiasi…io vorrei farlo, ma onestamente sono molto incazzato e non mi viene niente in testa; però, per alleggerire un po’ il peso di quanto scriverò, Vi ho allegato una novella ( si, scritta da me, ma questo è un mio vecchio vizio ).
In realtà, il mio vicino di casa, simpatico ottantenne, con il quale ho parlato al di là della siepe. mi ha raccontato di esseere andato in banca a riscuotere la pensione e l’impiegata gli ha chiesto “Ma perché è venuto? ” Al che lui, da buon toscano ormai romanizzato, le ha risposto “Ma io, che me magno? La spesa me la fa Lei ? “.

Allora, tornando alla PANDEMIA, come l’ha definita l’OMS…bella rottura di palle, non c’è dubbio; le regole per un Paese considerato zona rossa sono abbastanza severe e ci auguriamo tutti che servano e ridurre la forza di questo maledetto animaletto, che il numero degli imbecilli sia in calo e che se ne stiano tutti a casa.
Perché vi scrivo queste righe, per sottolineare che siamo a oltre 10.000 e che c’è un tasso di mortalità dell’8% ( prima ci avevano detto sotto il 3 %, ma non lo sapevano ) ? NO, non scrivo per questo, dal momento che siamo tutti bombardati dai vari mass media, Vi scrivo per un altro motivo, quello che mi fa INCAZZARE di più.

Che cos’è allora? E’ un problema che esula dalla situazione attuale, anche se lo ha evidenziato in modo drammatico. E’ la ASSOLUTA INAFFIDABILITA’ dei nostri POLITICANTI. No, non ce l’ho con Conte…o per lo meno non soltanto con lui, me la prendo con una CLASSE POLITICA INADEGUATA alla gestione di in Paese moderno e civile, come dovrebbe essere il nostro.
Cosa hanno fatto questi disgraziati? In questi giorni molti politici hanno parlato ipocritamente di EROI, riferendosi alla abnegazione di medici e personale infermieristico…ma allora ci prendete davvero in giro! Come, in pochi anni sono stati ridotti gli stanziamenti ala SANITA’ PUBBLICA per 27 Miliardi di Euro, hanno fatto fuggire all’Estero 10.000 medici e adesso, cosa fanno? Prendono per i fondelli quelli rimasti, parlando di eroismo e ipotizzando di rimettere in servizio i PENSIONATI ! Viene anche fuori (articolo dell’Espresso) che abbiamo 5.000 macchine per la ventilazione assistita e la Germania ne ha 30.000…cosa significa tutto questo? Ovvio, se le macchine non ci sono e l’ anestesista, per necessità, deve scegliere fra un anziano che non respira e un giovane (forse vittima di un incidente stradale o di Virus), è evidente che per forza dovrà sacrificare il vecchietto…ma tanto si deve morire, no? Vero, drammaticamente vero, ma quello che non mi va è la solenne presa per i fondelli! Perché hanno risparmiato soldi destinati alla Sanità e alla SCUOLA? Perché i nostri pagliacci politicanti (pochi esclusi) hanno dato la priorità a spese non essenziali, ma utili a procurarsi il consenso elettorale. Ecco quindi che adesso si trovano drammaticamente costretti a chiedere lo sforamento del deficit e portarlo al 3 % ( rapporto Deficit / PIL ); ma di questo non ce ne po’ fregà de meno, come si dice a Roma…guarda caso, si ha bisogno di 25 miliardi di Euro, cifre molto vicina ai risparmi fatti proprio sulla Sanità Pubblica.
Conclusioni? Siamo stati dei pollastri a dare il nostro voto e la nostra fiducia a dei rappresentanti che se ne sono strafregati delle esigenze primarie del popolo e che meriterebbero di essere FUCILATI per alto tradimento. In pratica, incrociamo le dita…e speriamo bene. Di sicuro, alle prossime elezioni politiche, io , che ho sempre votato, continuerò a votare, ma NON un italiano, meglio un CINESE, se si presenterà e ci prometterà un bel regime comunista duro, non questa pagliacciata di DEMOCRAZIA. molto teorica e poco pratica (si, ti fanno parlare, ma non se ne frega niente nessuno) che serve soltanto a garantire soldi e potere ad una masnada di bastardi.
Rimane la domanda di fondo: PERCHE’ ? Perché la Germania ha così tante più macchine polmonari SEI volte più di noi? Perché siamo stati NOI coglioni a tollerare tutto il casino che è stato fatto da questi fiji de ‘na mignotta…
Meno male che stasera Papa Francesco è andato a dire una messa alla Chiesa del Divino Amore, speriamo che serva. a farci aiutare dalla Madonna.

Vabbè, scusate lo sfogo, un caro saluto e un abbraccio…no, un saluto a 1,5 m di distanza.

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M. –

In qualità di medico ospedaliero del SSN non posso che condividere quello che hai scritto. Questo stato attuale di prostrazione dei cittadini e degli operatori sanitari non è tutto imputabile ad un’unica causa, intendo dire non solo al coronavirus e non solo alla politica sanitaria dissennata da vent’anni a questa parte. I tagli alla Sanità andavano fatti, io sono stato testimone di uno sperpero indecente di denaro pubblico anche nella “virtuosa Sanità veneta”. Il problema vero è che la politica, in questi anni, ha capito che gli operatori sanitari lavorano lo stesso, anche a metà stipendio, perché trovano in se stessi la motivazione a farlo, nella scelta che hanno fatto di una professione basata su un’incrollabile dedizione al prossimo. Per carità, odio quando sento parlare di “angeli e di eroi”, sono espressione di un’ipocrisia insopportabile, sia da parte dei politici, dei mezzi di informazione, e di alcuni cittadini capaci di violenze e soprusi quotidiani nei confronti di chi non solo fa il proprio dovere, ma lo fa CON AMORE. Odio anche la retorica, ma non mi vengono in mente altre professioni che traggano motivazione e ragion d’essere dal lenimento dell’altrui sofferenza. E questo ci va riconosciuto, perché a oramai 60 anni io continuo ad essere profondamente gratificato quando riesco a strappare alla morte un paziente. Pur passando 10-12, 15 e più ore in sala op di notte e arrivare a casa ubriaco di stanchezza.  Certo la stessa soddisfazione la condivido con tutto il personale, con pari dignità. E questo fa parte della nostra attività quotidiana, non è un’eccezione. Nella mia formazione professionale sono stato stimolato dalla continua ricerca, dal confrontarmi con colleghi europei ed extraeuropei, ho portato i miei personali risultati a congressi internazionali, ho ricevuto molti complimenti, mi rendo conto di essere fra i primi chirurghi in Italia per la chirurgia dell’aorta. Ma in tutto questo…beh, il mio stipendio è poco più del doppio di quello di un infermiere, non sono stato capace di incrementarlo e in fondo non l’ho neanche voluto, perché al nord è più difficile, perché avrei dovuto accettare compromessi. Non solo, ma se fossi un chirurgo mediocre, o incapace, prenderei lo stesso stipendio! Ma non mi pento di questo. Ho visto colleghi passarmi davanti per appoggi politici, ne ho sofferto, ma oggi non più. Vivo nell’assoluta certezza di essere inattaccabile nelle scelte che ho fatto. E questo è un valore che, assieme a mia moglie, ho voluto trasmettere ai nostri figli. Quanto loro lo abbiano recepito…non so dire, ma questo è un altro discorso.

Gli operatori sanitari sono pressoché privi di rappresentanza politica, non sono in grado di dettare condizioni alla classe dirigente. Hanno un potere contrattuale incomparabilmente più basso dei tassisti o, peggio, di una dozzina di controllori di volo. Finendo per ottenere, dopo 10 anni di vacanza contrattuale, un aumento netto di stipendio di 130 € (centotrenta euro!). Economicamente peggio di noi stanno solo in Polonia e in Messico! Se avessi volevo fare i soldi, scelta peraltro lecitissima, avrei potuto fare il dentista, il ginecologo, l’oculista ecc. Ma non rimpiango la mia scelta.

Una volta negli ospedali comandavano i primari e i baroni universitari. Emeriti scoreggioni, come si dice qui in Veneto. Per fortuna non comandano più loro. Il guaio è che è colpa loro e dei loro sperperi se oggi in Sanità comandano altri scoreggioni, incompetenti e col DNA della corruzione: i politici.

Scusa P. se ho approfittato della tua mail andando fuori tema parlandoti della mia e nostra condizione di lavoro nel SSN.  Ma spero di essere riuscito a rendere ancora più pregnanti i concetti da te espressi, come cittadino illustre e informato, e come votante. Un abbraccio (ah no, non si può col corona!) E allora…Notte a todos!

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Luciano – Caro P.

il tuo sfogo contro una classe politica inadeguata sfonda un uscio aperto in casa di molte persone e comunque di noi tutti. Qualcosa da dire ce l’ho anch’io dopo lo sfogo di M., che, non credo di conoscere e che ritengo sia un tuo amico. Le sue lamentele vanno più che accettate, perché molti di noi hanno vissuto, lavorando nel pubblico, tutta una serie di arretramenti giustificati da parte dei politici con la mancanza di denaro. Su questo si potrebbe disquisire per molto tempo riportando solo dati storici. Voglio citare solo il divorzio tra la Banca d’Italia ed il Ministero del Tesoro, attuato da Andreatta (luglio 1981), e che ha fatto scattare l’impennata del nostro debito pubblico. Divorzio che ha prodotto solo danni alla nazione.

L’ambiente della ricerca e della scolarizzazione universitaria, come la sanità ed altri settori determinanti, è alla base dello sviluppo di ogni nazione. Quindi chi tenta di ridimensionarla non può essere un incapace perché anche uno stupido si renderebbe conto immediatamente di stare facendo come quel famoso personaggio che si evirò per fare dispetto alla moglie.

Personalmente, durante la mia carriera ho vissuto 6 o 7 cambi di ordinamento universitario e, quando siamo passati dall’insegnamento con corsi annuali ai famigerati semestri, mi sono realmente e finalmente reso conto del perché di quella serie di cambiamenti: a) insegnavamo troppo e, soprattutto, b) c’era troppo liberismo nella ricerca.

Apro una parentesi e la chiudo velocemente. Il livello di scolarizzazione media dei nostri studenti (fino alla nostra generazione per intenderci e poco più) era molto superiore a quello del mondo anglosassone in generale (noi questo allora non lo sapevamo). La scuola italiana forniva una educazione generale tale per cui noi, con gli insegnamenti ricevuti, avevamo costruito una elasticità razionale superiore alla media globale. Per questo motivo, all’estero, i nostri studenti erano preferiti, a parità di mansioni, a molti altri. Ma questo disequilibrio non era accettabile e, per gli interessi globali, bisognava necessariamente ridimensionare il livello di scolarizzazione del popolo italiano. Chiudo la parentesi.

Tornando al passaggio annualità-semestri, molti di noi espressero nei tanti consigli di istituto/dipartimento l’idea che non sarebbe stato assolutamente possibile trasmettere le nozioni di un programma annuale sintetizzato in cinque mesi molto scarsi. La risposta fu che avremmo dovuto, non fare un Bignami, ma ridurre il numero degli argomenti.

In quanto al secondo punto, siccome eravamo in un paese che si definiva democratico, venivano finanziati tutti i filoni principali che ciascuna sede portava avanti. I fondi venivano suddivisi sulla base delle dimensioni di ciascun gruppo dando a ciascuno la possibilità di poter continuare la propria attività all’interno del proprio ateneo. Non voglio nominare volutamente quel po’ di malcostume che ci caratterizza come italiani, ma guardare alla massa delle attività universitarie e soprattutto della ricerca. Secondo alcuni, questo sistema di ricevere i finanziamenti doveva essere cambiato ma non si è mai avuto il coraggio di criticare ed additare nessuno per le ricerche che faceva, eravamo in democrazia e non sarebbe stato corretto. Allora fu trovata un’altra soluzione, creare finanziamenti di serie A e di serie B. quelli di serie B furono ridotti all’osso tanto per accontentare tutti con qualche briciola, mentre, i finanziamenti di serie A erano inseriti in un nuovo livello di ricerca, inesistente prima se non per particolarissimi argomenti, e svolti a carattere nazionale e internazionale con la collaborazione tra più sedi di Ateneo. L’internazionalità della collaborazione scientifica è sicuramente positiva, l’Europa è anche questo. I finanziamenti di serie A, in Italia, erano coordinati da pochi personaggi legati politicamente ad uno dei carrozzoni che andavano per la maggiora tanto per mostrare un po’ di pluralismo. In realtà il pluralismo era solo apparente perché la conduzione politica era esattamente la stessa. Questo ha comportato che il volume principale dei finanziamenti era controllato e gestito da pochissimi elementi che erogavano ai livelli sottostanti (Atenei principali) secondo una struttura piramidale fino ad arrivare al singolo gruppo di ricerca locale. Chi non era considerato adeguato (contrario al sistema o alternativo, o altro) era tagliato fuori dai finanziamenti importanti. Non voglio fare polemiche, mi sto limitando a fare il reporter. Basti ricordare le ricerche in Antartide o le università italiane all’estero e altro, erano tutte gestite in modo rigido e le domande estemporanee di qualche ricercatore appassionato, ma misconosciuto (come nome, nel senso che non era legato al capetto locale) restava a casa. Come mai? Perché insegnare o fare ricerca all’estero era molto remunerativo e solo pochi scelti ne potevano godere.

Insomma, quello che ho vissuto dall’interno, mi ha fatto capire chiaramente che se eri ben accetto potevi lavorare, altrimenti andavi avanti stentando per la scarsità di fondi. Naturalmente alla direttiva politica del controllo dei finanziamenti ne derivava anche un controllo politico della ricerca e degli argomenti di ricerca. In altre parole, i fondi della ricerca sono stati diminuiti drasticamente nel tempo salvaguardando il clientelismo politico e di lobby.

La conseguenza? Molto semplice. Chi ha fatto ricerca, sia pubblica che privata, sa benissimo che le ricerche di base (la scienza pura, come veniva chiamata in alcune situazioni denigranti) sono fondamentali e propedeutiche per una loro eventuale e futura forma applicativa. Senza gli studi di base non si può applicare proprio nulla. A parte alcuni settori di applicazione immediata come nella ricerca fisica, in molti altri casi le applicazioni venivano individuate in tempi un po’ più lunghi. Ma comunque anche le applicazioni della stessa  ricerca fisica necessitano di tempo per la progettazione, costruzioni e sperimentazione delle apparecchiature tecniche adatte alla applicazione e da produrle in serie (vedi in medicina gli apparecchi per TAC, radioterapia ecc). Negli anni ’90 dello scorso secolo il mondo aveva molta più fretta, non si dovevano affatto sprecare tempo e danaro per qualcosa che non avrebbe potuto dare utili immediati. Con questo concetto è stato stravolto il mondo della ricerca italiana. Forse una evoluzione verso altre visioni avrebbe potuto realizzarsi nel tempo in parallelo con la naturale evoluzione delle cose, ma per alcuni questo tempo non c’era e non c’è stato. Inoltre l’Italia non era, e non è, considerata per quello che poteva offrire al contributo delle conoscenze, qualunque nostro buon cervello avrebbe potuto lavorare benissimo in altri luoghi. Sappiamo benissimo quanti nostri giovani sono diventati ricercatori famosi ed ascoltati in tante altre nazioni, ma non in Italia. E non voglio parlare delle leggi burla per il rientro dei “cervelli”. Molti ragazzi meritevoli sono dovuti andare via sia per la situazione terrificante in ambito ricerca, ma anche perché spesso con una mentalità al di fuori del sistema “mafioso” universitario italiano. Ma tralascio questo ultimo aspetto italiota e rimango con l’accento sull’ambiente della ricerca. Quale motivazione avrebbe spinto i nostri politici a far deperire il nostro ambiente della ricerca scientifica?

All’inizio, ho detto che i nostri politici non sono stupidi (a parte qualche raro caso) ed allora, se non lo sono stati e non lo sono neanche oggi, dobbiamo pensare che tutto ciò sia stato voluto. Se ciò è vero possiamo vedere come l’emigrazione dei giovani cervelli sia stata la conseguenza di una situazione che andava sempre più precipitando rovinosamente e ciò rappresenterebbe l’antefatto programmato e realizzato.

Queste mie ultime parole ad alcuni di voi potrebbero non piacere o almeno non essere in linea con quello che si ritiene essere “politicamente corretto”, ma vorrei far notare che  in una nazione dove la politica controlla tutto non è una nazione democratica tanto che la nostra Costituzione non lo prevede. I nostri politici, a parte qualche caso isolato, non sono affatto stupidi e nemmeno quelli che possono apparire tali.

Purtroppo la nostra memoria è piuttosto breve e molte cose che abbiamo visto, sentito o vissuto in altro modo, nel tempo, piano piano vanno nel dimenticatoio. Vi vorrei ricordare il discorso di Pietro Calamandrei pronunciato al III Congresso dell’Associazione a difesa della scuola nazionale (ADSN), Roma 11 febbraio 1950 (https://www.uaar.it/uaar/ateo/archivio/2002_3_art1.html/). Tutto il testo è piuttosto interessante, viene giustificata la riapertura delle scuole private che il fascismo chiuse, parla della scuola pubblica che era diventata scuola di Stato ecc. Ma non troppo tra le righe, cerca di far accettare l’idea che le scuole private possano coesistere con quella pubblica perché certamente non dannose. Tratta anche del modo in cui le scuole private potrebbero diventare più prestigiose a danno di quelle pubbliche e, soprattutto, come lo stato potrebbe agire per far diminuire di prestigio delle proprie pubbliche. Questo in particolare è trattato nei capoversi 9 e 10, discutendo per assurdo.

Ebbene, se analizziamo il discorso di Calamandrei con la situazione recente ed attuale (dal 1994) ci rendiamo conto subito che i governi susseguitisi non hanno fatto altro che attuare quanto asserito da Calamandrei nel 1950. Si iniziò a diminuire i finanziamenti alla scuola pubblica di ogni ordine e grado e mantenere intatti se non aumentati quelli per le scuole private. In parallelo, nel tempo e piano piano, è stata costruita una storia di mancanza di fondi pubblici che poi hanno influenzato tutti i settori portanti dello nostro Stato, vedasi il divorzio della Banca d’Italia dal Ministero del Tesoro.

Mi voglio fermare qui per motivi di eccessiva lunghezza. Ci sarebbe molto ancora da dire, soprattutto su come si genera la moneta e sulla sua  gestione, ma non voglio scrivere un trattato; però ho voluto portare un esempio, e ce ne sono tanti altri, per darvi uno stimolo critico e riflettere su un punto: ma ciò che viviamo è frutto del caso prodotto da politici stupidi o segue un programma che non deve apparire tale agli occhi dei cittadini? Se così fosse, potremmo provare a verificarne l’attendibilità con altri argomenti che ognuno di noi potrebbe conoscere meglio di altri. Se facessimo questa operazione scevri dai condizionamenti assorbiti nel corso della nostra vita (non è facile) e supportati da un buon ricordo degli avvenimenti del passato recente, molto probabilmente potremmo arrivare a pensare che tutto ciò che noi viviamo sia in realtà la realizzazione di programmi pensati molto tempo prima e diluiti nel tempo per farceli apparire normali. Tanto noi abbiamo la memoria corta!

E se tale risulterà, allora avremo capito che siamo parti molto poco significanti di un sistema che ha ingranaggi in cui noi siamo stati abituati lentamente ad oliarli inconsciamente. Quando qualcuno di noi si rende conto di aver forse capito male, allora viene sostituito senza pietà alcuna. Evviva il politically correct!

1500 LIRE ALTI VALORI – ANCORA NOVITA’? SI

Nicola Luciano Cipriani e Antimo (Nino) D’Aponte

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aggiornato il 5.12.2020 con l’aggiunta di una rara affrancatura trovata da Nino

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L’antefatto

La notizia è fresca, di metà novembre scorso. Come al solito, l’amico Nino mi ha inviato i risultati delle sue ricerche come fa quasi giornalmente. Il giorno fatidico ho ricevuto prima un paio di cosette da poco, ma la terza mi ha lasciato molto incredulo ed a bocca aperta. Pensavo di aver detto tutto o quasi sulle doppie incisioni delle testine degli alti valori, invece …. evidentemente mi sono sbagliato.

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1500 lire Alti Valori - Ancora novità? Si

il 1500 lire come appare nel suo aspetto estetico

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Un po’ di storia

Per chi non ha seguito l’argomento sin dalle origini, riassumo velocemente lo stato delle conoscenze andando in ordine cronologico.

La prima scoperta la feci verso la fine agli anni ’80 e ne iniziai a parlare con alcuni amici agli inizi degli anni ’90; era relativa all’acquisto di un mini foglio da 20 francobolli del valore da 2000 lire che avevo fatto nella seconda metà degli anni ‘80 (Cipriani, 2014a). Purtroppo mi accorsi della varietà della doppia incisione con un paio di anni di ritardo. Peccato avrei potuto salvare qualche altro mini foglio allo stato di nuovo. Da quella volta mantenni sotto stretto controllo tutti gli alti valori e non solo; il risultato fu la scoperta del valore da 1500 lire con doppia incisione su alcune missive e mi recai velocemente all’ufficio postale per verificarne il lotto in distribuzione (Cipriani, 2014b). Lo trovai ed acquistai un foglio intero più altri venti francobolli. Notai subito la differenza più eclatante tra questi due valori: il 2000 lire era in mini fogli mentre il 1500 su fogli da 50 esemplari. Ma mentre del primo studiai tutte le posizioni per capirne la causa, del 1500 lire ne controllai solo una parte e, per la costanza dei caratteri, tralasciai il controllo di tutto il foglio. Male feci!

La terza scoperta, quella del 3000 lire, fu segnalata da Aldo di Matteo che contattai velocemente per capire come fosse stata trovata e con quale frequenza. Studiai anche questa terza doppia incisione i cui risultati sono stati oggetto della mia terza pubblicazione su questo particolare argomento (Cipriani, 2018). Nella figura 1 riporto le immagini del riquadro e della nuca della testina nei francobolli da 1500, 2000 e 3000 lire. Come si mette bene in evidenza, le tre doppie incisioni sono differenti tra loro, e non sarebbe potuto essere diversamente.

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1500 lire Alti Valori - Ancora novità? Si

figura 1 – le doppie incisioni negli alti valori da 1500, 2000 e 3000 lire. la caratteristica si nota sui lati verticali della cornice e sul lato posteriore del collo. Nel 3000 lire l’entità dello scostamento rende visibile il raddoppio completo della testa.

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Due sono le evidenze salienti:

  • Le distanze tra le due incisioni sono differenti per ciascun valore, come mette subito in evidenza la distanza tra i due tratti del lato verticale sinistro della cornice che racchiude la testina e lo stemma repubblicano.
  • Mentre nei valori da lire 2000 e 3000 le due incisioni sono perfettamente parallele tra loro, nel valore da 1500 lire, una è leggermente ruotata rispetto all’altra tanto che nell’angolo superiore la cornice di riquadro non appare sdoppiata.

I risultati di queste mie ricerche sono stati pubblicati con un certo ritardo, sia perché, specie per il 2000 lire, questa varietà fu molto minimizzata per il fatto che non fosse visibile ad occhio e quindi non avrebbe attratto nessuno, sia perché sono stato alla ricerca di altro materiale che mi avrebbe potuto consentire di proporre ipotesi plausibili sulla loro genesi. In ambito commerciale, non sono riuscito a trovare mai un francobollo nuovo, solo usati; però, da allora conservo tutti i valori con doppia stampa che mi capita via via di trovare, anche se molto comuni.

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La novità

Questo, un riassunto delle doppie incisioni degli alti valori sino a metà novembre scorso quando il buon amico Nino mi ha inviato le immagini delle figure 2 e 3. Nessuno di voi ha le traveggole, siamo proprio davanti ad una tripla stampa della cornice e dello stemma; in questo francobollo la testina della siracusana non mostra evidenze chiare della stampa tripla.

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figura 2 – la coppia trovata da Nino, a destra il francobollo con la tripla stampa.

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figura 3 – la tripla incisione nel 1500 lire visibile nel lato destro del riquadro che contiene la testa e lo stemma repubblicano.

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La prima cosa che mi ha colpito è stata proprio questa tripletta, non tanto per la grande scoperta di Nino che, per altro, ci ha messo in uno stato di grande euforia, anche se attenuata dall’aspetto interpretativo, ma ne parleremo più avanti.

Come scritto negli articoli precedenti, inizialmente non ho voluto credere che l’errore fosse stato nella moletta che incide il cilindro, mi era parso un po’ eccessivo; ma con il susseguirsi delle ricerche sia su accumulazioni di usati (alcune migliaia del 2000, un centinaio circa del 1500 e solo sei del 3000) sia sui nuovi (un minifoglio del 2000 e circa due fogli del 1500; del 3000 nuovo, per ora, non si ha alcuna notizia) sono giunto ad attribuire il fenomeno della doppia incisione esclusivamente alla moletta, anche se con una eccezione. Questo vuol dire che era la moletta portatrice del difetto la quale, incidendo il cilindro di stampa, ha prodotto lotti di stampa con fogli tutti uguali caratterizzati dalla particolarità della doppia stampa. Naturalmente le molette che hanno inciso i cilindri incriminati erano differenti per ciascun valore, tant’è che le doppie stampe su questi tre valori hanno caratteristiche differenti e distintive. Viste le tirature per ciascun lotto di stampa degli anni ’90 dobbiamo pensare che di ciascun valore siano stati stampati diversi milioni di francobolli; questa considerazione vale per i due primi valori: il 1500 ed il 2000. Per il 3000 il discorso è diverso perché secondo quanto ho potuto capire (Cipriani, 2018), la moletta era perfetta e la doppia incisione è stata prodotta su una sola posizione del cilindro che doveva contenere 6 foglietti. Siamo quindi di fronte a due differenti situazioni.

Tornando allo specifico del 1500 lire, assodato che per questo valore era la moletta a portare il difetto della doppia incisione, a questo punto sorge spontanea anche un’altra considerazione: come è possibile che una moletta portatrice della doppia incisione ne possa produrre una tripla sul cilindro? Cilindro che è stato usato per produrre un discreto numero di lotti di stampa, come si può dedurre dalle caratteristiche invasioni di colore in aree non competenti le quali risultano distintive per differenti lotti di stampa ed anche la diversa centratura del riquadro superiore rispetto al resto del francobollo. Queste evidenze sono state osservate sui nostri campioni annullati.

Andiamo per ordine ripercorrendo quanto accaduto dopo il ricevimento della immagine di figura 3. Con Nino eravamo ancora al telefono ed io gli dico di attendere qualche minuto per avere il tempo di prendere il foglio intero con la doppia stampa (figura 4) e verificare se tutte le posizioni fossero uguali.

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figura 4 – le posizioni con la “tripla” stampa nel foglio da 1500 lire del mio archivio.

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Sono stati veramente momenti di una certa apprensione perché non era assolutamente detto che il mio foglio avesse potuto avere una posizione con la tripla stampa. Questo perché non credo che il cilindro fosse portatore della incisione di un solo foglio è molto più probabile che fossero stati due in quanto la macchina da stampa utilizzata dovrebbe essere stata la stessa (Goebel BRM S 300 K) che ha stampato anche i mini fogli (2018, op. cit.).

Bene, dopo aver scorso invano la prima metà del foglio mi ero rassegnato ad avere una delusione, ma …. Alla posizione 25 ecco che appare la tripla stampa. Un sospiro di sollievo e dico a Nino “L’ho trovata!!! … ma aspetta, ormai lo controllo tutto”. Conclusione: le posizioni con la tripla stampa sono risultate tre: 25, 30 e 35. Tutte lungo il bordo destro ed una sopra all’altra. Ricordo che i fogli da 50 di questi valori sono stati stampati in composizioni di 5 x 10. Per quanto riguarda le incisioni sul cilindro di stampa, bisogna considerare che la larghezza dei fogli stampati è leggermente inferiore rispetto a quella dei mini fogli (pochi millimetri, ma la macchina può utilizzare l’intervallo 14-15 cm) ed è quindi presumibile che sia stata utilizzata la stessa Goebel BRM S 300 K con il particolarissimo cilindro a doppio passaggio che poteva stampare i mini fogli da 20 con il sistema calco su calco (figura 5) (2018, op. cit.).

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figura 5 – il cilindro della Goebel 300 che consente la stampa calco su calco con il quale sono stati stampati gli Alti Valori lire in minifogli da 20 francobolli.

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Come si può vedere in figura 5, Il cilindro presenta le impronte di sei mini fogli; nella parte bassa si notano le incisioni della testina, dello stemma repubblicano e delle linee orizzontali del riquadro inferiore mentre, nella metà superiore, si nota la cornice e tutti gli altri elementi che completano le immagini dei mini fogli. Con questa tipologia di incisione venivano utilizzate bobine larghe 14-15 cm (che è la larghezza dei mini fogli e di quelli da 50 esemplari) mentre l’altezza del cilindro era poco superiore ai 30. In questo modo la bobina, per mezzo di un sistema di inversione all’interno della macchina, veniva fatta passare due volte sul cilindro, una prima nella parte inferiore ed una successiva in quella superiore a completare la stampa dei fogli. Quanto descritto consente di ipotizzare, con alta probabilità che sia reale, che sul cilindro siano state incise le immagini per stampare due fogli da 50 esemplari con un giro completo.

Ripeto anche che, data la costanza dei caratteri della doppia incisione, questo difetto doveva essere presente sulla moletta e non essersi verificato durante l’incisione del cilindro.

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Due domande necessarie

Detto questo, possiamo passare alle domande che certamente vengono spontanee ad un lettore anche poco attento.

  • Se sul cilindro erano incisi due fogli da 50 francobolli, un eventuale errore di incisione si sarebbe potuto avere su un solo foglio o anche su entrambi?
  • Come è possibile che una moletta con il difetto della doppia incisione che trasmette al cilindro e questo possa, a sua volta, dare su carta una stampa tripla?

Alla prima domanda bisogna rispondere chiamando in causa le leggi della probabilità. Non saprei dire perché nel foglio di figura 4 la tripla stampa sia nelle posizione 25, 30 e 35, se non dire che il caso le ha messe in quella posizione; un caso probabilmente legato ad una serie di vibrazioni di un componente del sistema di incisione del cilindro che arrivato alla incisione del quinto francobollo della riga (punto di rotazione del cilindro) abbia toccato due volte il cilindro in tempi molto brevi producendo le due incisioni molto ravvicinate, subito prima di ripartire per l’incisione della riga sottostante. Ma questo sarebbe potuto accadere in uno qualunque delle altre posizioni di bordo foglio? È possibile. E sul secondo foglio inciso? Sempre per le leggi della probabilità, non è detto che sia stato riprodotto il difetto e, in caso affermativo, probabilmente in posizioni differenti. Purtroppo non ho il foglio contiguo al mio, so di un mezzo foglio che ha trovato Aldo Di Matteo che però non ho mai visto;  non so se esistono altri fogli con doppia incisione di questo valore. La visione di un secondo foglio sarebbe molto importante sia per verificare quanto asserito, sia per valutare la frequenza di questa varietà. Il dato di base è che sul foglio si ha il 6% di probabilità di rinvenimento (3 pezzi su 50 francobolli). Per quanto riguarda gli usati, fino ad ora abbiamo analizzato tre lotticini con doppia incisione ed abbiamo calcolato una percentuale del 3,7% nel mio lotto, dello 0,6% (v. nota 1 fine testo) in quello di Stefano Proserpio e minore dell’1% in quello di Nino. Non è stata mai trovata una frequenza superiore al 6%. Il campione analizzato è purtroppo molto piccolo, però se si trovasse qualche lotto con frequenze superiori, potrebbe essere indicativo che anche il secondo foglio possa avere una o più posizioni con la tripla stampa. al momento però questa eventualità non sembra reale.

Passiamo alla seconda domanda. Come si può spiegare che una moletta con doppia incisione, dopo aver inciso il cilindro, abbia prodotto una tripla stampa e non una quadrupla? La risposta mi sembra banale osservando al giusto ingrandimento questa varietà.

In figura 6 sono riportati i lati destro e sinistro del riquadro che contiene la testa e lo stemma repubblicano; i numeri indicano le posizioni nel foglio da 50 esemplari. Benché le immagini sembrino molto simili, si possono comunque notare alcuni caratteri distintivi; in particolare le distanze tra i tratti verticali che appaiono omologhe su ciascuna coppia sinistra/destra di ciascuna posizione.

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figura 6 – i due lati sinistro e destro del riquadro che contiene la testa e lo stemma repubblicano in cui è ben visibile la tripla stampa nelle tre popsizioni del foglio di figura 4.

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Di certo stiamo parlando di distanze dell’ordine del decimo di millimetro e le differenze potrebbero apparire poco significative, soprattutto non abbiamo un grande campione da sottoporre ad analisi.

Pur con tutte queste limitazioni, sembra di poter evidenziare una seppur minima differenza distintiva per le tre posizioni.

In particolare la pos. 25 e 30 hanno le due linee esterne che non sono simmetriche rispetto a quella centrale, carattere meglio visibile sui lati sinistri più che su quelli destri del riquadro. La pos 35 invece mostra una maggiore simmetria e la linea centrale occupa una chiara posizione mediana.

Un altro carattere colpisce: lo spessore notevolmente maggiore della linea centrale. Questa è la chiave di lettura più importante ed è la soluzione alla seconda domanda. La moletta con la doppia incisione, a seguito del sobbalzo, avrebbe dovuto necessariamente dare una quadrupla incisione sul cilindro e quindi una quadrupla stampa sulla carta. Il sobbalzo è stato molto limitato e la sua entità deve essere stata dello stesso ordine di grandezza della doppia incisione sulla moletta, il che è molto plausibile se la macchina aveva sostanzialmente un piccolo problema ripetitivo. Questa situazione ha prodotto la sovrapposizione di due linee producendo una falsa tripla incisione sul cilindro e non una quadrupla; tripla incisione ma con la linea centrale sproporzionatamente inchiostrabile rispetto alle due laterali tanto da produrre una stampa non compatibile con la sottigliezza delle incisioni del resto del disegno.

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Altre evidenze

Come succede sempre per la stampa dei francobolli ordinari, la costanza delle caratteristiche di stampa possono variare da lotto a lotto di produzione. Queste differenze si mettono in evidenza con le invasioni di colore in aree non pertinenti, con la variazione del tono di uno o più colori, dalla maggiore o minore inchiostrazione che possono rendere la stampa molto inchiostrata o meno, ecc.

Prendendo ad esempio il francobollo di figura 3 e i tre con tripla stampa dei francobolli del foglio di figura 6, salta all’occhio di chiunque che la cornice nel primo caso è verde mentre nel secondo è blu (figura 7).

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figura 7 – confronto del colore della cornice che racchiude la testa e lo stemma repubblicano nei francobolli delle figure 3, a sinistra di colore verde e 6, a destra blu.

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Questo è un classico esempio di invasione cromatica che caratterizza due distinti lotti di stampa. la variazione della intensità dell’inchiostrazione non può essere determinante per l’attribuzione ad uno specifico lotto di stampa, però nel caso di questo studio aiuta a mettere in risalto caratteri che sono coperti dalla maggiore inchiostrazione degli altri francobolli che abbiamo utilizzato per questo studio.

Nella figura 8 riportiamo un secondo esemplare usato trovato tra altri 26 (3,7%). Questo francobollo è caratterizzato da una inchiostrazione non invadente e mostra in molte parti l’evidenza della tripla stampa.

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figura 8 – usato con tripla stampa trovato in un piccolo lotto di 20-25 francobolli, tutti con doppia stampa.

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Nelle successive figure 9, 10 e 11 riportiamo alcuni particolari significativi ed esplicativi. Nella figura 9 è ben visibile il triplo tratto sia nel mento che nel collo sottostante.

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figura 9 – particolare di figura 7 il mento ed il collo.

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Nella figura 10 il triplo ciglio presenta le stesse caratteristiche della cornice: i due tratti laterali sono molto più sottili di quello centrale.

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figura 10 – particolare di figura 7: l’occhio e le tre ciglia inferiori.

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Infine, anche sulla torre si possono notare i tre tratti paralleli (figura 11).

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figura 11 – particolare di figura 7: la prima torre a destra.

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Fin qui la descrizione di questo che riteniamo uno straordinario ritrovamento, straordinario per più di un motivo. Una apparente tripla stampa su un calcografico non si era mai vista nei francobolli repubblicani; straordinaria perché una varietà di questo tipo era decisamente inaspettata. Ma la cosa più importante è che questa tripla stampa, che in realtà avrebbe dovuto essere quadrupla, è la prova provata, la dimostrazione matematica che è stata indiscutibilmente la moletta ad avere la doppia incisione. La moletta aveva il difetto che ha trasmesso al cilindro e a sua volta il cilindro ha prodotto milioni di francobolli  da 1500 lire con la particolarità della doppia stampa. Stessa considerazione per quello da 2000 lire per il quale siamo al momento fermi, si fa per dire, alla sola doppia stampa.

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I ritrovamenti su busta della varietà tripla stampa

Gli usati sciolti non sono rarissimi e si possono trovare in accumulazioni e mazzette. Anche su documento, sia viaggiato di vario tipo che documenti interni di Poste Italiane , è possibile incontrare qualche esemplare con la tripla stampa.

Nella figura 12 riproduciamo la busta più bella che abbiamo trovato: busta con quartina nella quale la coppia verticale destra presenta la tripla stampa.

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figura 12 – assicurata convenzionale inviata da Portogruaro per Tavarnelle Val di Pesa il 26.09.97 ed affrancata per 6400 lire. Primo porto lettera 800 + raccomandazione 4000 + assicurazione convenzionale 1600. I francobolli della coppia verticale destra hanno entrambi la tripla stampa.

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Si tratta decisamente di una bella affrancature in cui le posizioni con la tripla stampa sembrano corrispondere alle 25 e 30 per la mancanza totale di simmetria, come da figura 6. Usiamo volutamente una forma dubitativa a causa della totale mancanza di informazioni relative al secondo foglio inciso sul cilindro di stampa.

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Aggiornamento del 5.12.2020

recentemente Nino ha trovato una busta mezzo foglio (formato medio) affrancato per 5500 lire, spedita da Massaquano, una frazione collinare di Vico Equense, sui rilievi della penisola Sorrentina, ed indirizzata a Napoli (figura 13).

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Figura 13 – invio raccomandato a mezzo busta formato medio ed affrancata per 5500 lire corrisponde ad una raccomandata di secondo scaglione di peso in perfetta tariffa. I tre valori da 1500 lire sono le posizioni 25, 30 e 35, tutti e tre con tripla stampa della cornice.

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L’affrancatura è assolta da 10 francobolli da 100 lire Donne nell’Arte con valore in sole lire e tre pezzi del 1500 lire, tutti e tre con la tripla stampa della cornice. La coppia corrisponde alle posizioni 25 e 30, mentre il valore isolato alla posizione 35. E’ superfluo dire che questo ritrovamento è certamente più unico che raro; sarà molto difficile trovare una seconda busta con le tre posizioni precise. Se è lecito esprimere un desiderio, ora bisognerà cercare tra i bustoni nella speranza di trovare grandi affrancature con un blocco almeno di sei pezzi con le tre posizioni; non sarà facile ma non bisogna mai disperare, questo è il bello della filatelia: a volte si trova dell’incredibile. La caccia è aperta e buon divertimento agli appassionati di questa bellissima serie.

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Il periodo d’uso del 1500 lire Alti Valori con la varietà doppia stampa.

Essendo le due varietà doppia e tripla stampa sullo stesso foglio, per valutare il periodo d’uso, abbiamo considerato anche le buste con la varietà semplice essendo il campione in analisi molto più ampio. Come è noto, il periodo di produzione generalmente non coincide con il periodo d’uso in quanto inizialmente assistiamo sempre ad una certa inerzia dovuta alla distribuzione ed anche ai quantitativi della distribuzione precedente ancora in uso. Similmente assistiamo anche ad una inerzia di fine uso dovuta ai quantitativi distribuiti ed alle aree che si differenziano molto per i volumi di vendita.

Ad ogni modo sulla base del materiale a nostra disposizione, cumulando il mio e quello di Nino, abbiamo rilevato un periodo d’uso che va da Novembre 1996 a marzo 2001; intervallo definito sulla base di 56 buste di cui solo tre con varietà tripla stampa, con una frequenza del 5,3%.

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Considerazioni conclusive

A primo impatto, queste varietà potrebbero far pensare che al Poligrafico dello Stato le macchine potessero essere difettose o che le maestranze siano state poco attente alle loro mansioni. Ritengo che nulla di questo si debba pensare e qui mi preme spezzare una lancia a favore delle produzioni dell’IPZS.

Oggi tutti abbiamo la possibilità di accedere a strumentazioni particolarmente sofisticate che possono controllare i decimi di millimetro di qualunque prodotto, ma bisogna considerare il significato di ciascun prodotto e la sua finalità. In particolare il francobollo deve avere le caratteristiche di essere ben riconoscibile ed avere gli elementi salienti tali da poter riconoscere immediatamente il suo valore, il suo uso, la nazione che lo ha emesso; devo aggiungere anche che il suo aspetto estetico non deve produrre repulsioni di alcun tipo oltre al limite mi piace/non mi piace; deve quindi essere di facile e piacevole lettura. Questo vuol dire che il francobollo non è un’opera di cesello e di estrema precisione che debba superare esami microscopici per potersi definire tale. Quelli che abbiamo messo in evidenza in questo articolo, sono piccoli errori di macchine quasi perfette ma anche molto complesse per le quali anche un granellino di polvere può essere causa di un loro funzionamento non idoneo. Certamente il loro uso pluriennale e continuo può essere causa di un anche minimo logorio o di rotture che, quando richiedono interventi di manutenzione vengono fermate. Finché esse vengono usate vuol dire che il loro prodotto è ancora accettabile. Queste macchine, a nostro parere, non hanno incrinato assolutamente la qualità della produzione del Poligrafico tanto che questi francobolli, pur portatori di un difetto, appaiono invece visivamente di ottima fattura. La scoperta di queste varietà diventano importanti solo con lo scopo di informare l’ambiente filatelico; queste sono informazioni importanti esclusivamente per ricercatori, studiosi e collezionisti appassionati di specializzazioni e varietà.

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 nota 1 – Questo valore (0,6%) è corretto mentre nello stesso testo pubblicato negli Atti del VII Convegno di Studi Filatelici – Salernophil, è riportato erroneamente 6%. Vale quindi come errata corrige per il testo del Convegno Salernitano.

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Bibliografia

Cipriani N. L. (2014a), varietà inedite degli alti valori parte prima. http://www.peritofilatelicocipriani.it/varieta-inedite-degli-alti-valori-parte-prima/

Cipriani N. L. (2014b), La doppia stampa nell’alto valore da 1500 lire.

http://www.peritofilatelicocipriani.it/la-doppia-stampa-nellalto-valore-da-1500-lire/

Cipriani N. L. (2018), A. V. 3000 lire: la doppia incisione. http://www.peritofilatelicocipriani.it/?s=3000+doppia+incisione

I FOGLI FILIGRANATI DEL REGNO D’ITALIA E I FRANCOBOLLI PER PACCHI

 

Nicola Luciano Cipriani, perito filatelico

 

 

introduzione

Con l’emissione del 1863 il Regno d’Italia si dota di una serie organica di francobolli ordinari per poter coprire le necessità dei vari tipi di servizio postale allora attivi. L’operazione fu, come noto, affidata alla Casa londinese De la Rue che si occupò di progettare e stampare carta filigranata e francobolli. Tale attività fu portata avanti per un paio di anni e alla fine del 1865 fu sperimentata a Londra la carta filigranata italiana di probabile produzione della cartiera Avodio operante a Serravalle Scrivia (Filanci et al., 1994).

 

I fogli filigranati del regno d'Italia utilizzati per la stampa dei francobolli per pacchi postali

Figura 1 – foglio filigranato utilizzato per la stampa dei francobolli ordinari dal 1863 al 1929 e per quelli per pacchi postali dal 1884 al 1946.

 

I risultati furono positivi e iniziò il passaggio graduale delle consegne all’Italia per continuare la stampa dei francobolli in proprio. La produzione italiana dei fogli filigranati continuò sulla base del progetto inglese e nel tempo le forniture furono affidate anche ad altre cartiere che, a seconda delle necessità, hanno operato anche in parallelo. Esse furono:

  • Cartiera Favini di Maslianico (CO)
  • Pietro Miliani di Fabriano (AN)
  • Cartiera Italiana di Serravalle Scrivia (AL)

I fogli erano stati progettati in modo che ciascuna corona in filigrana corrispondesse ad un francobollo stampato; al momento i francobolli avevano tutti la stessa dimensione nota come “piccolo formato” la cui dimensione era 1,85 x 2,20 alla stampa e 2,00 x 2,40 alla dentellatura.

 

I fogli filigranati del regno d'Italia utilizzati per la stampa dei francobolli per pacchi postali

Figura 2 – foglio di cento francobolli da 1 centesimo corrispondente al primo quadrante riconoscibile dai larghi bordi in alto e a sinistra e la perforazione a pettine sul bordo inferiorre.

 

Il foglio filigranato aveva dimensione 46,4 x 58 circa (figura 1) ed era composto da quattro gruppi di 100 corone suddivisi da uno spazio minore tra i due gruppi verticali e leggermente maggiore tra i due gruppi orizzontali. In quest’ultimo erano presenti due piccole croci tra il I e III quadrante e tra il II ed il IV. Le piccole croci erano in prossimità tra le prime e le ultime coppie di corone. Dopo la stampa, i quattro gruppi venivano separati (Figura 2) e ciascuno di essi avrebbe avuto i propri bordi in corrispondenza dei quali non vi era filigrana; la filigrana lettere era solo in corrispondenza dei bordi esterni del foglio. Questa struttura consentiva raramente, per cattiva centratura del foglio, che i francobolli ordinari di piccolo formato potessero essere senza filigrana o avere in filigrana la piccola croce o la filigrana lettere.

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I francobolli per pacchi

Quando questi fogli furono approntati, i francobolli per pacchi non erano stati affatto previsti e, quando furono emessi, la prima volta fu nel 1884 sotto Umberto I (figura 3), ben 21 anni dopo l’adozione dei fogli filigranati.

 

I fogli filigranati del regno d'Italia utilizzati per la stampa dei francobolli per pacchi postali

Figura 3 – la prima serie di francobolli per pacchi postali fu emessa durante il regno di Umberto I.

 

Questi primi francobolli per pacchi avevano una dimensione alla perforazione di mm 24×30. I francobolli umbertini furono settati sui fogli filigranati di cui sopra in due differenti modi: sia in quattro gruppi da 50 francobolli (figura 4), sia in due gruppi da 140 (figura 5).

 

I fogli filigranati del regno d'Italia utilizzati per la stampa dei francobolli per pacchi postali

Figura 4 – foglio filigranato con le impronte in colore rosso corrispondenti ai quattro gruppi da 50 per la stampa dei francobolli per pacchi di epoca umbertina.

 

I fogli filigranati del regno d'Italia utilizzati per la stampa dei francobolli per pacchi postali

Figura 5 – la disposizione sui fogli filigranati dei due gruppi da 140 francobolli adottata in sostituzione dei quattro gruppi da 50 francobolli.

 

Con il primo settaggio furono stampati i due valori minori, gli altri quattro con entrambi. Questa seconda disposizione sfruttava meglio lo spazio disponibile ma trascurava la variazione di filigrana che si sarebbe avuta negli spazi non filigranati verticali (compresi tra due quadranti orizzontali). Nei gruppi da 140 francobolli (in tutti i casi questi francobolli furono stampati in posizione coricata) le colonne centrali 7a ed 8a erano entrambe in corrispondenza della fascia senza filigrana e data la dimensione dei francobolli, quelli di queste due colonne presentavano una sola corona in filigrana (figura 5). Se si fosse verificato un discreto fuori registro della stampa, questo avrebbero potuto generare francobolli senza (o quasi) filigrana. Nel contempo a destra o a sinistra si sarebbe dovuto avere la filigrana lettere all’interno di almeno cinque francobolli. I cataloghi non riportano queste due varietà e durante la mia ricerca non ne ho incontrate; ho potuto notare, non di frequente, esemplari con una sola croce. Ancora da evidenziare è che su questi francobolli la filigrana è sempre coricata ed in posizione destra, come evidenziato dal Catalogo Enciclopedico Italiano. Da aggiungere che nemmeno la piccola croce è segnalata all’interno di questi francobolli. Quanto appena detto, rivela chiaramente che le maestranze ottocentesche ponessero molta attenzione alla disposizione dei fogli filigranati per la stampa.

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La riforma del 1914

La riforma del 1914 relativa alle norme per la spedizione dei pacchi postali coinvolse anche la progettazione dei francobolli e dei bollettini di spedizione. I nuovi francobolli sono allungati e formati da due sezioni separate da perforazione (figura 6); questa particolare struttura, unica al mondo, era stata adottata per far sì che la parte sinistra restasse sul bollettino di spedizione e quella di destra sulla ricevuta che, solidale con il primo, veniva separata per essere consegnata al mittente.

 

I fogli filigranati del regno d'Italia utilizzati per la stampa dei francobolli per pacchi postali

Figura 6 – francobollo per pacchi postali adottato con la riforma postale del 1914 e costituito da due sezioni.

 

I francobolli venivano quindi applicati a cavallo della traccia di separazione che consentiva il distacco della ricevuta lasciando la loro metà di sinistra sul bollettino che accompagnava il pacco e quella di destra sulla ricevuta che veniva consegnata al mittente (figura 7).

 

I fogli filigranati del regno d'Italia utilizzati per la stampa dei francobolli per pacchi postali

Figura 7 – esempio di un bollettno pacchi e di una ricevuta staccata, entrambi affrancati come esempio dell’uso dei nuovi francobolli. Bollettino e ricevuta sono di due differenti modelli di bollettini. La ricevuta veniva staccata al momento dell’accettazione del pacco e consegnata al mittente mentre, Il bollettino seguiva il pacco fino all’ufficio postale di consegna.

 

Nell’insieme, questi francobolli stretti e lunghi componevano fogli particolarmente allungati composti da 10 righe di francobolli su 10 colonne (figura 8); ciascun gruppo da 100 era largo 58 cm e alto 23,4.

 

I fogli filigranati del regno d'Italia utilizzati per la stampa dei francobolli per pacchi postali

Figura 8 – foglio di cento francobolli da 10 cent. Si notino i larghi bordi con le scritte.

 

 

l’uso dei fogli filigranati per il nuovo formato dei francobolli

I fogli filigranati utilizzati erano sempre quelli con quattro gruppi di filigrana corona predisposti per la stampa dei francobolli ordinari sin dal 1863 (emissione DLR). Mentre per gli ordinari l’uso dei fogli filigranati fu limitato al 1929, anno dell’adozione del sistema di stampa a rotativa che utilizzava la carta in bobina, per i pacchi postali si continuò ad usarli fino al 1946.

Questi particolari fogli allungati orizzontalmente furono progettati per essere stampati in posizione coricata sui fogli filigranati (figura 9).

 

I fogli filigranati del regno d'Italia utilizzati per la stampa dei francobolli per pacchi postali

Figura 9 – gruppo di 100 francobolli da 10 cent. sovrapposto al foglio filigranato in posizione di stampa.

 

La figura mostra la sovrapposizione di un gruppo da 100 francobolli sul foglio filigranato e come la stampa vada ad interessare anche la fascia senza filigrana compresa tra due gruppi verticali di 100 corone; all’interno di questa fascia sono presenti anche le due piccole croci. Con una stampa perfettamente centrata sul foglio filigranato, le due piccole croci sarebbero sempre state presenti sui bordi superiore ed inferiore del foglio, senza interessare alcun francobollo; al contrario, in corrispondenza della fascia senza filigrana si sarebbero trovate le parti destra e sinistra dei francobolli delle colonne 5a e 6a. Per questi francobolli, fino al passaggio al sistema repubblicano, il Catalogo Enciclopedico riporta sia la varietà senza filigrana per una metà dei francobolli di una delle due colonne centrali, sia la varietà piccola croce.

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Le variabili nel processo di stampa

Nelle figure successive sono riportate le due varietà descritte poco sopra; nella descrizione le parole destra e sinistra sono riferite alla visione frontale del francobollo completo. Nella figura 10 è messa in evidenza una parte di corona nella porzione destra del francobollo, mentre in quella sinistra è completamente assente.

 

I fogli filigranati del regno d'Italia utilizzati per la stampa dei francobolli per pacchi postali

Figura 10 – francobollo da 60 cent. emissione 1927 la cui parte sinistra (vista frontale) non presenta la corona in filigrana. Il francobollo è collocabile nella VI colonna.

 

Se fosse stata presente, si sarebbe dovuto vedere la stessa porzione di corona nella stessa posizione della metà in cui è presente. Questo francobollo è posizionabile nella sesta colonna dove questa varietà è possibile solo nella parte sinistra del francobollo.

Nella figura 11, invece, è visibile la filigrana piccola croce nella parte alta, anche in questo caso, nella metà di sinistra.

 

I fogli filigranati del regno d'Italia utilizzati per la stampa dei francobolli per pacchi postali

Figura 11 – francobollo da lire 1 emissione 1946 la cui parte sinistra (vista frontale) presenta la piccola croce quasi completa in filigrana. Il francobollo è collocabile nella VI colonna.

 

Anche questo francobollo quindi è collocabile nella sesta colonna della quale è, molto probabilmente, il primo francobollo in alto vista la posizione della piccola croce in prossimità dell’angolo sinistro alto del francobollo.

Queste due varietà non sono rare.

Altra caratteristica di queste emissioni è anche la posizione sinistra della filigrana (figura 12).

 

I fogli filigranati del regno d'Italia utilizzati per la stampa dei francobolli per pacchi postali

Figura 12 – francobollo da lire 3, emissione 1914, le cui corone sono orientate con la sommità verso sinistra.

 

Le ultime tre figure rivelano come le maestranze ponessero una attenzione limitata nel posizionare i fogli filigranati per la stampa, possiamo quindi affermare che i nuovi addetti potessero avere minore professionalità rispetto ai loro colleghi che avevano operato per la produzione dei francobolli umbertini.

Ruotando l’immagine della figura 9, cioè ponendo la stampa dei francobolli in posizione orizzontale rispetto alla lettura, possiamo ricostruire il foglio completo a stampa costituito da due gruppi di 100 francobolli (figura 13).

 

I fogli filigranati del regno d'Italia utilizzati per la stampa dei francobolli per pacchi postali

Figura 13 – esempio di due gruppi da cento francobolli collocati sul foglio filigranato. I due gruppi sono distinguibili dalle scritte sui bordi che sono sia invertite che complementari.

 

Come si può notare, le scritte di formato maggiore (francobolli speciali per pacchi …) sono identiche e poste sui bordi alto e basso del foglio doppio, similmente uguali, ma di corpo minore, sono le altre scritte (il mezzo foglio di 100 …) collocate nella fascia centrale e a cavallo della separazione dei due gruppi da 100. Dalla disposizione delle scritte, quindi, è possibile riconoscere la posizione del gruppo di 100 francobolli sul foglio filigranato. Il fatto di ritrovare entrambe le posizioni di filigrana corona (destra e sinistra), vuol dire che i fogli filigranati potevano essere posti sul piano di stampa sia ruotati che capovolti. Nel primo caso il foglio veniva posto sul piano stampa con parte filigranata in basso, mentre, quando era capovolto la filigrana era sulla faccia superiore e riceveva quindi la stampa.

Le quattro modalità possibili di disporre il foglio filigranato per la stampa generano comunque due sole posizioni di filigrana: o destra o sinistra (figura 14).

 

I fogli filigranati del regno d'Italia utilizzati per la stampa dei francobolli per pacchi postali

Figura 14 – le quattro posizioni di allocamento del foglio filigranato per la stampa; esse riconducono a due sole posizioni di filigrana: destra e sinistra.

 

Le due modalità con posizione di filigrana destra possono essere distinte tra loro solo con la presenza del bordo di foglio che mostrano parte delle scritte tipiche (ministero del tesoro o ministero delle finanze, l’acronimo del produttore o il numero della tavola). In un caso saranno leggibili da sinistra verso destra e nell’altro invertite. La stessa cosa si verifica per le due possibilità di avere la filigrana in posizione sinistra.

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Bibliografia

Filanci et al., 1994 – Una questione di sicurezza. Ed, Poste Italiane.

 

 

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