Quantcast

Il Perito Filatelico

Nicola Luciano Cipriani

A. V. 3000 lire: LA DOPPIA INCISIONE

Nicola Luciano Cipriani, perito filatelico

 

Premessa

Quando pubblicai il primo articolo sulle doppie impressioni (o doppia incisione) degli alti valori, ero a conoscenza di questa varietà per il valore da 2000 lire in mini fogli da 20 (figura 1) (Cipriani, 2009, 2014) e da 1500 in fogli da 50 (figura 2) (Cipriani, 2011, 2014).

La doppia incisione nell’alto valore da 3000 lire

Figura 1 – Particolare del 2000 lire con la doppia impressione della testa. Si noti il doppio filetto della cornice a sinistra.

 

La doppia incisione nell’alto valore da 3000 lire

Figura 2 – Particolare del 1500 lire con la doppia impressione della testa. Si noti il doppio filetto della cornice a sinistra, meglio visibile in basso.

 

Pubblicai queste informazioni a distanza di diversi anni dalla scoperta e, mentre stavo per pubblicare il secondo articolo, fui contattato dall’amico Aldo Di Matteo il quale mi fece presente che anche il 3000 lire aveva questa varietà della quale mi inviò l’immagine che riportai nel secondo articolo. Fui molto sorpreso perché tra la fine degli anni ’80 e i primi anni 2000 ho avuto la possibilità di controllare una notevole quantità di buste (diverse centinaia al mese) che mi veniva data da una grande azienda nazionale che riceveva posta da gran parte d’Italia e di questa varietà sul 3000 lire non ne avevo mai visto un esemplare. L’amico Aldo mi inviò i due francobolli da lui trovati e lo ringrazio ancora oggi per avermi dato la possibilità di approfondire questo argomento di ricerca che mi ha attratto per alcuni anni. Ho cercato molto questo francobollo perché non riuscivo a fornire una spiegazione della sua rarità dato che i suoi fratelli da 1500 e 2000 lire presentavano la doppia stampa su tutto il foglio interessando tutti i fogli di una stessa tiratura e quindi non si poteva certamente parlare di rarità, fatta eccezione per il valore da 2000 lire allo stato di nuovo. La doppia stampa del riquadro superiore di questo francobollo si è avuta nell’ultimo periodo di distribuzione dei mini fogli e, molto presumibilmente, ritengo che si tratti dell’ultima produzione sul finire degli anni ’80, quindi dovrebbe essere stato l’ultimo cilindro approntato per questo valore in mini fogli da 20 esemplari. Io ne acquistai casualmente un foglio in Irpinia quando al nord erano già in distribuzione i fogli da 50. Purtroppo, mi resi conto della varietà dopo circa due anni dall’acquisto. Del valore da 2000, comune allo stato di usato, non sono riuscito a trovarne nuovi oltre il mini foglio dell’Irpinia. Del valore da 1500 lire invece, ne trovai traccia su alcune buste nella prima metà degli anni ’90 ed andai subito all’ufficio postale a verificare e ne comperai un foglio più altri pochi esemplari. Si tratta di una tiratura non proprio comunissima usata e meno frequente allo stato di nuovo; complessivamente la sua facilità di reperimento è minore rispetto a quella del 2000 lire usato. Dietro mia segnalazione l’amico Aldo ne trovò mezzo foglio in un mercatino poco dopo la mia seconda pubblicazione. La differente dimensione dei fogli e la distanza temporale tra i due valori descritti rivela che le due varietà, pur avendo una origine comune, sono tra loro indipendenti. In entrambi i fogli tutte le posizioni hanno le stesse caratteristiche, ciò rivela che l’errore debba necessariamente essere stato nella moletta che ha inciso i cilindri di stampa. Penso che si debba scartare subito l’ipotesi che la moletta potesse essere la stessa per entrambi i valori, sia perché tra le due varietà è intercorso comunque qualche anno, sia perché ci sono state tirature intermedie senza la doppia stampa. Inoltre, osservando le figure 1 e 2 si nota facilmente il differente scarto tra le due incisioni, più stretto nel valore da 1500 lire, anche se uno dei due tratti a colore è più largo rispetto a quello del 2000; inoltre nel 1500 lire una impressione ha una inclinazione appena percettibili rispetto all’altra ed è anche più sottile. Nel 2000, invece le due impressioni sono quasi parallele ed hanno all’incirca simile intensità. Nel complesso quindi siamo di fronte a caratteristiche differenti. Il valore da 2000 lire ha una impressione molto sottile che mostra in modo evidente il raddoppio di tutti i tratti, mentre il 1500 ha una stampa molto inchiostrata con evidenza della calcografia che maschera leggermente l’altra incisione più sottile. Le differenze di stampa conducono a pensare che le due molette siano state differenti.

Approfitto di questa occasione per correggere la mia interpretazione riportata nell’articolo sul 1500 lire. In quella occasione ho affermato che sul foglio da 2000 lire si riscontrano differenze infinitesime dell’entità dello spostamento tra alcuni francobolli dello stesso foglio. Con il senno del poi e, dopo aver incrementato il controllato su oltre un migliaio di francobolli usati del 2000 lire con la doppia stampa, direi che le impercettibili differenze evidenziate possono dipendere anche dallo spessore del tratto inchiostrato e quindi propendo per l’ipotesi che fosse la moletta ad avere in sé l’errore.

Il 3000 lire

Tornando al 3000 lire, in primis le date d’uso ed anche la tipologia di carta e di stampa mi avevano, sin dall’inizio, indirizzato verso i mini fogli quindi anche per questo valore si può ipotizzare che il difetto sia stato probabilmente nell’ultimo cilindro utilizzato per stamparli. Ho controllato una quantità inaudita di mazzette agevolato dal facile riconoscimento degli esemplari stampati in fogli da 50, purtroppo quasi sempre, senza alcun risultato. In tutti questi anni non ho mai desistito ed ho continuato la mia ricerca anche se non in modo frequente come qualche tempo fa.

La doppia incisione nell’alto valore da 3000 lire

Figura 3 – Particolare dell’Alto Valore da 3000 lire con la doppia impressione della testa. In questo caso il doppio filetto della cornice è molto ben visibile, come pure tutti gli altri elementi della testa.

 

Ho sempre avuto anche l’idea di cercare questa varietà su busta, tentativo che ho fatto più volte, ma senza alcun risultato. Solo recentemente, mentre stavo cercando qualche invio prioritario per l’estero nei soliti scatoloni, mi è tornato in mente il 3000 lire alti valori ed ho posto attenzione anche a questo francobollo. Dopo aver visionato numerose scatole, a circa 10 cm dalle mie dita, mentre sfogliavo le buste, ho visto questo 3000 lire fare capolino al di sopra delle altre, sembrava mi stesse comunicando la sua presenza. Sono sincero, lo avevo riconosciuto subito, e mi sono detto tra me e me in modo ironico e ridacchiando “mi sa che è proprio lui”. Ho continuato a sfogliare pacatamente le buste fino ad avere questa tra le mie dita. L’ho sfilata lentamente dal mazzo e con grande noncuranza ho avuto conferma dalla mia lente.

Quest’ultimo ritrovamento mi ha stimolato a scrivere e a presentare quanto è di mia conoscenza intorno a questo francobollo alquanto misterioso.

Innanzitutto passiamo in rassegna i pezzi noti in ordine temporale di scoperta (figura 4):

La doppia incisione nell’alto valore da 3000 lire

Figura 4 – I sei francobolli, ad oggi noti, con la doppia impressione della testa e dello stemma.

 

 

Per i francobolli riportati nella figura 4, è necessario fare alcune considerazioni, anche se decisamente ovvie. Solo i ritrovamenti su busta forniscono dati completi sulla località di partenza, di arrivo e data, mentre i ritrovamenti fatti attraverso il controllo di mazzette forniscono località e/o data di partenza solo quando l’annullo ne consente l’individuazione. Pertanto è bene precisare che nella figura 4, per il ritrovamento n. 1 è indicata la regione (Marche) in quanto A. Di Matteo vi vive. Lo stesso dicasi per il ritrovamento n. 5 del siciliano Leonardo Cavallaro. Non è detto che questi due francobolli siano stati inviati da località di queste due regioni, anche se può essere plausibile.

La doppia incisione nell’alto valore da 3000 lire

Figura 5 – L’unica busta attualmente nota con il valore da 3000 lire varietà doppia impressione della testa e dello stemma repubblicano. La busta è stata inviata per espresso da Torino il 16.8.88 per Novara; l’affrancatura è in perfetta tariffa di 3050 (650 lettera + 2400 diritto espresso) in vigore dall’1.3.1988 al 31.12.1989.

 

Da quanto si può notare dalla figura 3, lo scostamento tra le due stampe nel valore da 3000 lire è maggiore rispetto a quello riscontrato per gli altri due valori ed esse sono anche perfettamente parallele. In questa immagine la doppia stampa è veramente ben evidente e lo è anche nello stemma della repubblica. Come già anticipato negli altri articoli, la testa, lo stemma e le righe orizzontali del rettangolo sottostante, fanno parte della stessa incisione ed è questa parte del cilindro la prima ad entrare in attività nelle operazioni di stampa (figura 6).

La doppia incisione nell’alto valore da 3000 lire

Figura 6 – L’immagine del primo passaggio calcografico per il 2000 (da Manzati, 2010).

 

Sulla seconda parte del cilindro sono incisi tutti gli altri elementi che vengono sovrapposti alla stampa del primo per completare il francobollo (figura 7).

La doppia incisione nell’alto valore da 3000 lire

Figura 7 – L’immagine del secondo passaggio calcografico per il 3000 (da Manzati, 2010).

 

Tra l’altro questa è la spiegazione tecnica di molti sfasamenti/mancanze di stampa che hanno fatto la gioia degli appassionati di varietà e le figure 6 e 7 ne sono due esempi. Per quanto detto, la doppia impressione deve interessare necessariamente anche le righe orizzontali presenti nella prima parte del cilindro, però, come evidente dalle figure 1, 2 e 3, lo spostamento tra le due impressioni è slittato orizzontalmente e quindi le righe in basso non mostrano alcun raddoppio, caso mai dovrebbero essere leggermente più lunghe, ma la dimensione da misurare è molto piccola e, con la sovrapposizione degli altri elementi stampati con la seconda parte del cilindro, tale misura diventa ardua. Lo slittamento in orizzontale evidentemente deve essere legato alla direzione del movimento della moletta rispetto al cilindro che riceve l’incisione.

Nella figura 8 è riportato il particolare del rettangolo superiore che contiene la testa e lo stemma; si può notare il raddoppio di tutte le linee non orizzontali e, particolarmente evidente, a parte la cornice, è la curvatura del mento che nella parte bassa è quasi orizzontale e diventa una sola linea. Allo stesso modo si comportano altri tratti che da obliqui passano ad essere orizzontali.

La doppia incisione nell’alto valore da 3000 lire

Figura 8 – Particolare del francobollo n. 1 che ben evidenzia il raddoppio della incisione della testa e dello stemma repubblicano. Si noti come lo slittamento tra le due impronte sia perfettamente orizzontale.

 

Ragionando sul come possa essersi verificata questa varietà, bisogna prendere in considerazione più di un punto.

  1. Come si può evincere, la distribuzione dei ritrovamenti del 3000 lire sembra interessare l’intero territorio nazionale.
  2. Tutti i francobolli sono singoli ad eccezione di quello usato a Martinsicuro che occupa la posizione destra di una striscia di tre esemplari.
  3. Cercare di spiegare come mai i valori da 1500 e 2000 presentano la varietà, sempre uguale su tutto il foglio, da 50 il primo e da 20 il secondo, mentre il valore da 3000 sicuramente non interessa tutto il foglio da 20.

La distribuzione sull’intero territorio nazionale indica che la varietà, seppur decisamente molto poco frequente, è ripetitiva all’interno di una tiratura.

Per quanto riguarda il suo uso, bisogna dire che questi francobolli sono stati utilizzati prevalentemente singoli su registrate, ma anche in multipli su plichi voluminosi da cui spesso i francobolli venivano ritagliati e scollati. Questo potrebbe essere il caso della striscia di tre annullata a Martinsicuro.

Per quanto riguarda invece il terzo punto, l’unica risposta plausibile è che nei primi due valori doveva essere la moletta ad avere la doppia incisione, la quale trasferiva l’immagine incidendo il cilindro; in questo modo, tutte le posizioni sul cilindro erano portatrici della varietà e, a sua volta, il cilindro ha trasmesso la doppia impressione su tutti i fogli stampati. Nel caso del 3000 lire, invece, appare chiaro che la moletta, che ha inciso il cilindro, era normale e per spiegare l’origine della varietà, non si può che pensare ad un sobbalzo della moletta che potrebbe aver prodotto la doppia incisione sul cilindro in una data posizione. Il sobbalzo potrebbe essere stato prodotto da una vibrazione, diretta o indiretta, della macchina durante la fase di incisione del cilindro. È difficile pensare che un sobbalzo possa ripetersi per più di una volta, avrebbe voluto dire che la macchina doveva essere difettosa ed avrebbe sicuramente richiamato l’attenzione delle maestranze. Se questa è stata la causa, è difficile pensare che sul cilindro ci possa essere stata più di una posizione con la doppia incisione della testa e dello stemma repubblicano. D’altronde certezza di questa ipotesi si potrà avere solo dopo il ritrovamento di un foglietto intero con la varietà.

Tra i sei ritrovamenti di questa varietà, la striscia di tre francobolli annullata a Martinsicuro è quella che fornisce le informazioni più preziose; infatti la presenza di due francobolli normali ed uno solo con la varietà conferma che la moletta era portatrice di una sola incisione e che la doppia immagine non può che essere spiegabile con quanto detto sopra. Per molto tempo ho visionato mini fogli, sia nuovi che usati, con lo scopo di verificare questa mia ipotesi ed individuare la posizione incognita. Purtroppo la ricerca è sempre stata vana. La difficoltà di reperimento, però, è comunque un indizio, insieme alla striscia di tre, che l’ipotesi che la doppia impressione occupi una sola posizione sul cilindro e quindi di un solo mini foglio, sia molto vicina alla realtà. D’altronde, se così non fosse, questo francobollo sarebbe stato ritrovato in numero maggiore di esemplari.

Il cilindro e la macchina da stampa

Sulla base delle considerazioni appena fatte, è stato necessario cercare informazioni sulle caratteristiche del cilindro di stampa e della macchina che lo ha utilizzato. Le ricerche bibliografiche hanno portato ad un articolo di Danilo Bogoni (Cronaca Filatelica, 1983) in cui l’autore descrive la Goebel BRM S 300 K (figura 9) che ha stampato gli Alti Valori lire con un particolarissimo cilindro a doppio passaggio, vale a dire con il metodo calco su calco.

La doppia incisione nell’alto valore da 3000 lire

Figura 9 – La Goebel BRM S 300 K che ha stampato gli alti valori lire dal 1978. Nella foto al lavoro con una bobina di carta da cm 28.

 

La macchina poteva stampare con due differenti settaggi, uno fino a tre colori ed uno fino a sei; nel primo caso la bobina di carta aveva larghezza di 28-30 cm e lavorava su tutta la larghezza del cilindro di stampa; nel secondo caso invece la bobina aveva larghezza di 14-15 cm ed il cilindro era diviso in due settori con due differenti incisioni (figura 10).

La doppia incisione nell’alto valore da 3000 lire

Figura 10 – La struttura del cilindro che ha stampato gli alti valori. Si noti in basso le incisioni che stampavano la testa, lo stemma e le righe orizzontali, in alto la parte che stampava la cornice la cifra ecc., a completare la stampa (da Cronaca Filatelica, ridisegnato).

 

La bobina di carta in questo caso passava la prima volta su una metà del cilindro e poi sull’altra metà, che aveva l’incisione differente, attraverso un particolare dispositivo meccanico che permetteva il ritorno della parte stampata nuovamente sul cilindro.

La figura 10 evidenzia le due metà di un generico cilindro che ha stampato una parte della grande tiratura degli alti valori; naturalmente ogni valore aveva il proprio cilindro in quanto entrambe le parti riportavano il valore facciale. Bisogna anche ricordare che, quasi sempre per la stampa degli ordinari l’usura di un cilindro è più veloce della vita della stessa ordinaria. Tale situazione porta all’allestimento di più cilindri con gli stessi disegni. Normalmente cilindri uguali non sono distinguibili tra loro, ma talvolta possono riportare piccoli particolari che ne consentono la caratterizzazione; questo sembra essere il caso del cilindro che ha stampato i francobolli trattati in questo articolo.

Dalla figura 10 si può evincere, anche se la foto non è particolarmente chiara, come il cilindro abbia nelle due metà due differenti serie di impronte. la parte bassa riporta le incisioni della testa della siracusana, dello stemma della repubblica, il riquadro che le contiene ed i segmenti orizzontali del riquadro inferiore, mentre la parte superiore del cilindro riporta le incisioni di tutte le altre parti che completano l’immagine del francobollo e gli ornati del foglio. Si noti infine la disposizione delle incisioni in gruppi da 20.

Altro dato che si può ricavare dalla figura 10 è il numero dei mini fogli incisi: decisamente 6, con un piccolo sfrido (fascia scura più larga visibile nella metà sinistra sul cilindro) dovuto alla circonferenza del cilindro (mm. 990), leggermente maggiore rispetto alla dimensione dei sei foglietti (mm. 900 circa). La particolare struttura del cilindro è dovuta al fatto che gli alti valori sono stati stampati a quattro colori e di conseguenza è stato necessario utilizzare la seconda opzione offerta dalla Goebel, vale a dire l’uso di un cilindro diviso in due metà ed utilizzando una bobina di carta da 14,5 cm di larghezza che è appunto la larghezza dei mini fogli. La bobina per la stampa veniva prima fatta passare sulla metà del cilindro con le siracusane incise stampando i primi due colori e poi, con il ritorno, sulla seconda parte del cilindro a completare la stampa dei mini fogli con gli altri due colori. In tal modo sono state realizzate due stampe calcografiche una sopra l’altra (calco su calco).

Quanti lotti di stampa sono stati prodotti con il cilindro difettato?

Tutti i francobolli ordinari, per loro caratteristica, vengono ristampati a più riprese a seconda delle richieste da parte di Poste Italiane, di conseguenza ciascun cilindro allestito presso il Poligrafico, viene riutilizzato più volte finché non necessita di essere ripristinato (scromato e ricromato) o rifatto ex-novo. Generalmente un cilindro, salvo imprevisti, ha una vita media di circa 2-3 anni, a volte di più, altre di meno a seconda della velocità della sua usura. Inoltre ciascun lotto di stampa doveva avere una tiratura minima di circa 10 milioni di pezzi e poteva raggiungere anche i 20-25 milioni.

L’esperienza ci dice che spesso è possibile riconoscere i vari lotti di stampa in base ad alcuni caratteri che però non sono sempre dirimenti. Accoppiandone però almeno due o più, qualche deduzione potrebbe assumere valore più realistico.

Nelle figure 11 e 12 viene messo a confronto il profilo della siracusana dei sei valori ordinati e descritti in figura 4 e la larghezza e posizione della fascia rossa verticale. Questa fascia colorata ha poco valore se presa singolarmente in quanto tende a non essere molto costante in larghezza all’interno dello stesso lotto, invece, le invasioni di colore su aree non di pertinenza tendono ad avere maggiore regolarità. Utilizzando quindi in parallelo questi due dati, si può avere una discreta probabilità di suddividere i francobolli secondo i lotti di stampa originari. A questi due caratteri si può aggiungere anche la tonalità dei colori utilizzati in quanto anche questo dato è quasi sempre costante all’interno di un lotto di stampa. La tonalità dei colori mantiene il suo valore diagnostico quando i francobolli da analizzare sono osservati direttamente o quando la scansione è fatta in unica soluzione su tutti gli esemplari da analizzare. Quando invece le scansioni sono fatte separatamente, il colore tende a mostrare tonalità leggermente diverse a causa delle variazioni di luminosità dello scanner e/o dalla sua tipologia. I sei francobolli sono stati riprodotti con due distinti scanner professionali, ma stessa marca e stesso modello, con una alta risoluzione ottica (3600 e 4200 dpi).

La doppia incisione nell’alto valore da 3000 lire

Figura 11 – Il profilo della siracusana variamente invaso dal colore verde dello stemma repubblicano.

 

Dalla visione della figura 11 è possibile notare che il n. 2 non ha alcuna invasione di colore, in parallelo nella figura 12 si nota che la relativa fascia rossa è la più stretta in assoluto.

La doppia incisione nell’alto valore da 3000 lire

Figura 12 – Larghezza e posizione della fascia rossa verticale.

 

Ancora, i n.n. 1 e 5 – forse anche il 3 – hanno il naso verde chiaro e fascia rossa abbastanza larga. Il n. 3, come si può notare ha una scansione meno luminosa e questo potrebbe essere la causa della leggera differenza del tono di verde rispetto all’1 e al 5. Anche la fascia rossa ha delle similitudini con le altre due, ma è un po’ più larga. I n.n. 4 e 6 invece hanno un tono di verde decisamente differente e caratteristico rispetto agli ultimi tre. In questo caso non c’entra assolutamente l’influenza dello scanner; il tono verde scuro del profilo dei n.n. 4 e 6 è anche supportato dalla larghezza della fascia rossa e dal suo sdoppiamento a sinistra.

Come detto sopra questi dati forniscono solo indicazioni di massima, non la certezza della risposta; ad ogni modo è possibile avanzare una proposta sulla possibile suddivisione di questi francobolli in almeno tre distinti lotti di stampa, forse quattro. Se questa interpretazione può essere accettabile, resta comunque ignoto il numero totale dei lotti di stampa fatti con questo cilindro. Le date di uso indicherebbero che questo cilindro possa essere stato l’ultimo che ha stampato i mini fogli del 3000 lire, di conseguenza diventa determinante sapere se sia stato accantonato anzitempo per dare spazio alla stampa dei fogli da 50 oppure se è stato utilizzato fino al suo esaurimento.

Le probabilità di ritrovamento

 Dopo aver descritto i francobolli e la macchina che li ha stampati, non rimane che tentare di proporre un’ipotesi plausibile per la valutazione della difficoltà di ritrovamento di questa rara varietà. Come esposto poco sopra, la possibilità che sul cilindro ci fosse una sola posizione con la varietà (doppia stampa della testa della siracusana, dello stemma e del riquadro che li contiene), è abbastanza vicina alla realtà, se così fosse, la sua frequenza sul cilindro sarebbe dello 0,83%. Tale frequenza, quindi, risulterebbe inferiore all’1%, ma non di tutta la tiratura dei mini fogli, bensì soltanto delle ristampe effettuate con il solo cilindro “difettato”. Sarebbe diabolico ed anche quasi impossibile dal punto di vista delle probabilità, che il difetto si possa essere ripetuto su cilindri differenti, vista la qualità delle macchine del Poligrafico.

Ancora un altro “purtroppo” ci fa notare che non è noto quante volte è stato utilizzato il cilindro con il difetto, non solo, ma non è noto nemmeno il numero dei cilindri incisi (ripristinati o ex-novo) allestiti per stampare la tiratura complessiva di tutti i mini fogli del 3000 lire. Se avessimo la possibilità di conoscere anche questo dato, potremmo definire in assoluto la percentuale relativa ai cilindri della frequenza di questo francobollo; ad ogni modo, anche senza numeri reali e considerando tutti i 3000 lire stampati, possiamo affermare che globalmente la sua frequenza di ritrovamento si abbassa notevolmente e diventa prossima allo zero.

Questa valutazione ben giustifica i risultati del ritrovamento di questa varietà nei lunghi anni in cui è stata cercata. Altra considerazione da fare è che la quantità di francobolli che normalmente vanno persi/distrutti sono nettamente la maggioranza rispetto a quelli che restano in ambito filatelico. Sicuramente in qualche accumulazione ancora da controllare e quasi dimenticata se ne potranno scoprire altri, ma di certo il loro numero resterà comunque molto esiguo.

Spero di aver dato un’idea, seppur limitata, della rarità di questo francobollo. Purtroppo questa bella e rara varietà non è tra quelle appariscenti, non è un Gronchi rosa per intendersi, resta comunque ed in ogni caso una delle varietà più rare dei francobolli repubblicani recenti e non solo.

Bibliografia

Bogoni D., 1983 – Una sofisticata tedesca per il Poligrafico-Zecca Cronaca Filatelica n. 78,

Cipriani N. L., 2009 – La doppia stampa della testa nell’alto valore da 2000 Lire. Il francobollo Incatenato n. 189

Cipriani N. L., 2009 – La doppia stampa della testa nell’alto valore da 2000 Lire. La Ruota Alata n. 69

Cipriani N. L., 2011 – La doppia stampa nell’alto valore da 1500 lire. Il francobollo Incatenato n. 205.

Cipriani N. L., 2014 – La doppia stampa della testa nell’alto valore da 2000 Lire. http://www.peritofilatelicocipriani.it/varieta-inedite-degli-alti-valori-parte-prima/

Cipriani N. L., 2014 – La doppia stampa nell’alto valore da 1500 lire. http://www.peritofilatelicocipriani.it/la-doppia-stampa-nellalto-valore-da-1500-lire/

Manzati C.E. , 2010 – Siracusana cifre, la serie degli alti valori. In Serie Ordinarie d’Italia – Note Storico Postali e di Specializzazione, Autori Vari; CIFO.

STORIA DELLA BANCA D’ITALIA

Nicola Luciano Cipriani

 

Negli anni ’80-’90 dell’800 le banche che avevano facoltà di stampare moneta per conto del Regno d’Italia erano ben sei: la Banca Romana, la Banca Nazionale di Torino, il Banco di Napoli, il Banco di Sicilia, la Banca Nazionale Toscana e la Banca Toscana di Credito. Ognuna di queste aveva quote specifiche di emissione che non potevano assolutamente essere derogate. Del concetto di avere facoltà di stampare denaro per conto dello Stato ne riparleremo presto.

Iniziamo da due domande: sapete che la Banca d’Italia è di proprietà privata? Sapevate che è sempre stata privata? Vediamo un po’ della sua storia.

storia della banca d'italia

Francesco Crispi

La Banca d’Italia nacque dalle spoglie della Banca Romana nel 1893. Dopo lo scandalo della Banca Romana (aveva emesso più denaro rispetto alla quota concessa utilizzando in doppio gli stessi numeri di serie) che vide un coinvolgimento anche di Francesco Crispi e di altri parlamentari tra cui, sembrerebbe, anche di Giolitti. Quest’ultimo, che era Presidente del Consiglio (15 maggio 1892 – 15 dicembre 1893) ed allora era nel gruppo di Crispi, riordinò il sistema bancario italiano con la legge 449 del 10 agosto 1893 dando vita appunto alla Banca d’Italia che volle nella forma di Società Anonima, quindi privata, per impedire che fosse lo Stato a nominare i suoi vertici. Questa nacque dalla fusione della Banca Nazionale del Regno, della Banca Nazionale Toscana e dalla Banca Toscana di Credito. Da questa riforma risultò che le banche con facoltà di stampare il denaro per conto dello Stato Italiano erano ridotte a tre: Banca d’Italia, Banco di Napoli e Banco di Sicilia, con la Banca d’Italia in posizione di leader.

storia della banca d'italia

Giovanni Giolitti

Il Regio Decreto 204 del 28-4-1910 stabilì che la Banca d’Italia (BI) avrebbe fatto anticipazioni al Ministero del Tesoro sui titoli del debito pubblico al tasso dell’1,5%.
Nel 1926 il Governo Mussolini accordò alla BI il privilegio di essere l’unica ad emettere denaro per conto dello Stato Italiano.

 

Nel 1936 cambia tutto. Con la riforma bancaria di Mussolini, la Banca d’Italia non è più una spa e diventa un Istituto di Diritto Pubblico e le viene assegnato il compito di vigilare sulle banche italiane e ottiene la conferma del potere di emissione della moneta. Questa definizione non vuol dire affatto che la BI sia passata di proprietà dello Stato, tutt’altro, rimase in mani private. Però Mussolini mise la BI sotto il diretto controllo del Ministero de Tesoro, ma non del Ministro, bensì di un Ispettore. Sembrerebbe che le mire di Mussolini fossero di mettere sotto il diretto controllo del suo Governo l’emissione del denaro. Questo quindi va visto come un primo passo soft contro il potere finanziario, che anche allora non differiva molto da quello attuale. Evidentemente sapeva che non avrebbe potuto mettersi contro questo potere e cercò di attuare un trasferimento graduale. Ben sapeva d’altronde che Hitler aveva da tempo arrogato al governo del terzo Reich l’emissione del denaro.

storia della banca d'italia

Benito Mussolini

Al 31 dicembre 1936, gli enti e istituti possessori delle 300 mila quote di partecipazione al capitale della Banca d’Italia erano suddivisi nelle seguenti categorie:

 

– Casse di risparmio, n.88 per quote 185.056

– Istituti di credito e banche di diritto pubblico, n.11 per quote 68.444

– Istituti di previdenza, n.1 per quote 15.000

– Istituti di assicurazione n. 9 per quote 31.500″

 

La BI è rimasta sotto il controllo del Ministero del Tesoro fino al 1983, ma già dal 1981, il cosiddetto ‘divorzio’ dal Tesoro, operato da Beniamino Andreatta, sospese l’obbligo per la BI di acquistare i BOT non sottoscritti in asta dai privati. De Mattia (Storia del capitale della Banca d’Italia e degli istituti predecessori, 1977, ed. BI) racconta i pochi passaggi di proprietà delle quote dal 1937 in poi. In pratica il capitale della Banca è rimasto sempre nelle stesse mani, fino al 1992, quando arriva la legge Amato-Ciampi che dà il via alle fusioni e acquisizioni bancarie e, con esse, all’aggregazione delle quote del capitale della Banca d’Italia, possedute (al 2010) per oltre il 42% dal gruppo Intesa-San Paolo direttamente e indirettamente attraverso le banche controllate, come la Cassa di Risparmio di Bologna.

storia della banca d'italia

Beniamino Andreatta

Secondo Marco Della Luna (Euroschiavi, che vi consiglio caldamente di leggere, arrivato alla 4a edizione), i proprietari attuali della BI sono elencati in una lunga lista di 25 proprietari principali, più tanti soci minori che hanno circa il 10% (2005). I soci principali, dopo le recenti fusioni bancarie, a fine maggio 2007, sono diventati 8:

intesa-San Paolo (Crèdit Agricole)      30,33%
UniCredit-Capitalia                                22,10
Generali assicurazioni                             6,30
Carisbo                                                       6,20
Inps                                                             5
Banca Carige                                             4,80
Bnl (Paris Bas)                                          2,80
Mps                                                             2,50

Il totale fa 75,08%, ma questi sono i principali. Come potete vedere la proprietà di BI è di altre banche ed assicurazioni. Bisognerebbe verificare chi sono i maggiori azionisti di questi soci per risalire ai reali proprietari.
Innanzitutto bisogna notare che oltre 1/3 di BI è di proprietà francese.

La BI ha in statuto, da sempre, che i proprietari della banca devono essere Enti e Istituti a maggiore azionariato pubblico, in pratica il proprietario di maggioranza sarebbe dovuto essere lo Stato Italiano. Fatta eccezione per il periodo mussoliniano durante il quale era attivo un reale controllo della BI, questa clausola è sempre stata disattesa, mai nessun Ente e Istituto proprietario ha avuto la maggioranza pubblica, ad eccezione dell’INPS (5%). Su proposta di Mario Draghi, nel 2006, Romano Prodi ha modificato lo statuto eliminando questa clausola che ha così reso legale la illegalità della proprietà di BI.

storia della banca d'italia

francobollo da lire 750 con appendice emesso il 14 ottobre 1993 in occasione del centenario della fondazione della Banca d’Italia.

Torniamo al concetto iniziale della facoltà di stampare denaro. Le sei banche, che a fine ottocento vendevano i soldi allo Stato Italiano, erano tutte private e, ognuna per la propria quota. A sua volta lo Stato pagava queste lire con titoli di stato all’1,5% di interessi. Vi invito a ragionare su questo punto: Le Banche stampavano il denaro (carta + inchiostro) che vendevano allo Stato come valuta, vale a dire un biglietto da 1.000 lire veniva pagato dallo Stato ben 1.000 lire ed in più era gravato dall’interesse. Al contrario alle banche quel biglietto da 1.000 lire sarà costato si e no 1 centesimo. Avete capito bene le banche hanno un guadagno pressoché del 100% sul denaro venduto allo Stato. Inoltre attraverso il sistema della partita doppia (inventata da Luca Pacioli alla fine del 1400 per aiutare i banchieri di allora), le banche omettono di pagare le tasse su questo agio perché fanno risultare nei propri conti di avere 1.000 lire sia in uscita che in entrata.

Quando poi nacque la Banca d’Italia ed ebbe il monopolio della vendita del denaro allo Stato Italiano, il gioco continuò senza mai smettere. Naturalmente lo Stato non è mai stato in grado di restituire i soldi alla BI, anzi è stato esattamente il contrario: ne ha avuto sempre più bisogno. Come potete capire in questo modo il debito dello Stato è andato in continua crescita. Mussolini, con la riforma bancaria del 1936 cercò di arginare il debito crescente

storia della banca d'italia

francobollo da lire 1000 con appendice emesso il 14 ottobre 1993 in occasione del centenario della fondazione della Banca d’Italia.

mettendo la BI sotto il controllo del Ministero del Tesoro ma il controllo vero e proprio della BI fu affidato ad un ispettore che riferiva direttamente a lui, a Mussolini. Negli anni precedenti il conflitto mondiale, Mussolini era riuscito a ridurre il debito dello Stato Italiano, ma poi arrivò la guerra. Dopo il conflitto mondiale, la BI rimase sotto il controllo (blando) del Ministero del Tesoro, ed il debito pubblico ricominciò ad aumentare. Negli anni ’70 ed in particolare negli anni ’80 dello scorso secolo, il debito pubblico ha avuto una tale impennata che siamo entrati in una strada senza ritorno. Anche su questo punto ci sarebbero da dire tante cose, ma sorvolo per non uscire dal tema. Leggendo la storia con un occhio un po’ più critico sembrerebbe individuarsi un filo “logico” nella evoluzione del debito. Ma questo ve lo racconterò nella prossima puntata.

storia della banca d'italia

sede della Banca Centrale Europea a Francoforte

Passando dalla lira all’euro, la situazione non è cambiata affatto, anzi, è andata ben oltre. Come sapete i proprietari della BCE (Banca Centrale Europea) sono le così dette Banche Centrali della zona euro, ma tutte queste banche sono private. Ergo la BCE è una banca privata la quale vende denaro agli Stati membri nello stesso modo spiegato poco sopra: lo vende a valore monetario, non fa un servizio alla UE come molti di noi si sarebbero aspettati.

La cosa che fa insospettire moltissimo sono le norme con le quali è stata fondata la BCE. Come certamente saprete, questa banca è stata istituita con il Trattato di Maastricht (1992), ma quello che è ignoto ai più, è che questo Trattato ha conferito alla BCE l’immunità assoluta, sia amministrativa che giudiziaria. Avete capito benissimo, nessuno può indagare sull’operato della BCE. Non è questa l’unica entità europea a godere della completa immunità, ma ne parleremo in altra occasione.

 

Quello che mi preme rendere chiaro con questa nota è che il danaro costa poco o niente a chi lo stampa e lo vende agli Stati a valore monetario. Questo giochetto, decisamente aberrante, è attuato da tutte le banche del mondo, sembra proprio che l’accordo tra queste …. sia globale, come se dietro alle banche ci fosse sempre lo stesso cervello. Meditate, ne riparleremo, spero, presto.

 

LETTERA AI CITTADINI EUROPEI

Nicola Luciano Cipriani

Premessa

Come scritto nella pagina di presentazione degli argomenti storici, questo mio articolo l’ho scritto nell’estate del 2012 ed è apparso su Affari Italiani, Le pillole di plef. E’ stato reperibile in rete fino a pochi mesi or sono (inizi 2018), oggi risulta non più raggiungibile. A maggior ragione mi sento di riproporlo in quanto ritengo che alcune informazioni siano tutt’ora valide. Certamente nel campo giornalistico una notizia è già vecchia al momento della divulgazione, oggi le informazioni hanno un ritmo talmente veloce che è veramente difficile seguirle in modo continuativo e completo. Ritengo comunque che l’informazione in generale abbia una valenza sempre attuale in quanto la sua diffusione e conoscenza sono parte integrante della costruzione temporale degli eventi attraverso i quali si costruiscono singole maglie della catena della nostra storia. l’articolo che ripropongo in modo integrale riporta informazioni non corrette nella prima parte in cui parlo della gestione del danaro e delle banche centrali. Da qualche tempo stavo cercando informazioni sulla storia della Banca d’Italia che ho avuto solo molto più tardi. Mi scuso quindi con i lettori per queste inesattezze che ho però corretto nel successivo articolo specifico sulla nostra Banca Centrale. Gli intenti di questa lettera erano indirizzati verso la comprensione, spesso difficile, di ciò che condiziona la nostra vita quotidiana aggredita continuamente da mezze informazioni se non addirittura talmente di parte da arrivare ad essere completamente falsate. Nel testo a seguire riporto in corsivo barrato le parti inesatte.

la lettera integrale

Questa lettera trova una forte motivazione nella totale mancanza di informazioni da parte di tutti i cittadini europei. Salvo alcune eccezioni, la maggior parte dei cittadini resta nella totale oscurità ed ignoranza in merito a quanto viene deciso sia nei parlamenti locali sia in quello centrale europeo. Una grande responsabilità è da imputare ai media che purtroppo sono legati al sistema di potere e ne sono, nella maggior parte dei casi, completamente dipendenti. Scrivo questa lettera per dare quel minimo di informazione che possa servire da stimolo per una reazione di maggiore interesse verso tutto ciò che fa parte della nostra società, nell’ottica di salvaguardare la nostra democrazia, guadagnata con tanto sacrificio dalle generazioni che ci hanno preceduto.

La trattazione che segue vuole esemplificare alcuni concetti per renderli più comprensibili per coloro che non sono esperti di questi argomenti.

Perché questa crisi economica e dove è cominciata

Quando le nazioni attualmente aderenti alla zona euro avevano ciascuna la propria Banca Centrale dipendente dalle

LETTERA AI CITTADINI EUROPEI

sede della BCE a Francoforte.

decisioni dei governi in carica, la stampa del denaro aveva un costo limitato e a carico della società veniva messo solo il costo bruto e poco più. In altre parole, il costo della produzione del denaro era molto basso e decisamente minore del suo valore nominale; una volta immesso sul mercato, il denaro acquisiva il suo valore monetario. Da quando è nato l’euro, è nata anche la Banca Centrale Europea (BCE), la quale non è una Banca di Stato, perché l’Europa non è ancora uno Stato. La BCE è stata istituita il 1° gennaio 1999 e la diffusione dell’euro è iniziata in via sperimentale solo in alcune località (in Italia: a Fiesole e Pontassieve). Dopo la fase sperimentale durata tre anni, l’euro ha sostituito le monete nazionali a partire dal 1 gennaio 2002. Come è nata la BCE? E chi sono i suoi maggiori azionisti? Nella nascita dell’Europa era prevista una banca che avesse i caratteri di una banca nazionale. Ma noi europei (quasi tutti) abbiamo avuto una banca nazionale di proprietà dello Stato; non siamo abituati al contrario, cioè a una banca privata con funzioni pubbliche, come è da sempre la Federal Reserve negli Stati Uniti d’America. I maggiori azionisti della BCE solo in apparenza sono pubblici: in realtà, anche se una sua buona parte è di proprietà delle ex banche nazionali della zona euro, si tratta di una banca privata. Infatti tutte le ex banche nazionali sono state trasformate in banche a prevalente azionariato privato prima della fondazione della BCE senza darne comunicazione ai cittadini delle nazioni interessate. A conti fatti, quindi, la BCE è una banca privata. Tale banca, e solo lei, ha anche il compito di fare stampare gli euro. Quanto costa ai cittadini la diffusione dell’euro? Probabilmente non tutti sono a conoscenza che da quando esiste la BCE, l’acquisto degli euro avviene a scambio di titoli di Stato del valore pari alla cifra in euro richiesta. Già questa situazione mostra in tutta la sua chiarezza l’enorme differenza tra l’euro e le precedenti monete nazionali. Da poco più di un anno la BCE ha azzerato gli

LETTERA AI CITTADINI EUROPEI

cartamoneta euro.

interessi sui titoli di stato; in precedenza, su di essi erano previsti interessi dell’1,5%: ciò si traduceva e si traduce in un debito secco per gli stati che richiedono euro alla BCE. Per gli stati dell’Europa meridionale e pochi altri, a causa dell’elevato debito pubblico, è impossibile “comperare” altra moneta da far circolare. Questa sostanzialmente è stata la causa plateale della penuria di moneta liquida almeno in Italia. Altre cause più o meno consequenziali e/o connesse hanno contribuito alla situazione disastrosa che ci stanno costringendo a vivere. Non certamente ultimo per importanza è la creazione del debito pubblico, sempre in aumento, che obbliga gli Stati UE ad un incremento continuo del livello di tassazione.

Dove ci potrà portare

L’euro sta dimostrando di essere legato ad un sistema economico-finanziario non credibile e per molti economisti di chiara fama, sembra destinato al fallimento. In effetti è sufficiente pensare che nelle economie con moneta propria lo stato non va mai in fallimento perché è lui stesso il gestore della moneta: in caso di debiti viene stampata una maggiore quantità di danaro, facendo attenzione all’inflazione, e nel tempo si riesce a coprire il debito. Per i cittadini, il costo di produzione del denaro in questo caso è minimo. Nel caso dell’euro, invece, questa operazione non è assolutamente gestibile da un singolo stato e per di più il danaro necessario deve essere pagato per l’intero ammontare del suo valore, con la conseguenza che il debito tende a crescere. A queste condizioni, tutti gli stati aderenti alla zona euro sono soggetti ad una crescita del debito, anche quelli che attualmente godono, per così dire, di buona salute, perché è proprio il processo di acquisizione del danaro che porta verso l’aumento del debito. Le difficoltà create da questo sistema di approvvigionamento del denaro ha mostrato tutta la sua realtà con le vicende greche. Non si è concesso alla Grecia di fallire perché se così fosse stato, avrebbe significato il fallimento del sistema euro e quindi dell’UE. Il pericolo di fallimento di uno Stato dell’Unione viene solo paventato dal sistema per

LETTERA AI CITTADINI EUROPEI

paesi aderenti al Meccanismo Europeo di Stabilità al 2018.

costringere i cittadini ad accettare ciò che il potere ha deciso di portare avanti. A dimostrazione di questo è il MES (Meccanismo Europeo di Stabilità, testo pdf) che è una istituzione dell’UE in cui sono rappresentati tutti gli Stati aderenti attraverso i loro ministri finanziari. Tutte le azioni fatte da questi signori sono coperte dalla completa immunità amministrativa e giudiziaria. Quest’ufficio ha avuto alla nascita (luglio 2011) una dotazione di 700 miliardi di euro e tutte le nazioni rappresentate devono contribuire con somme cospicue. L’Italia contribuisce con 50 miliardi di euro all’anno per 20 anni, così come approvato nel luglio scorso dall’attuale Consiglio dei Ministri. E non è tutto! Circa un anno prima (maggio-giugno 2010) è stata istituita l’Eurogendfor (european gendarmery force, testo pdf), una polizia europea che ha anch’essa la completa immunità. Entrambe queste istituzioni dell’UE non sono state comunicate ai cittadini e c’è da chiedersi il perché dell’immunità da controlli amministrativi e giudiziari concessa a queste istituzioni. Questo ha tutta l’aria di essere un

LETTERA AI CITTADINI EUROPEI

Nazioni aderenti al trattato di Velsen che ha istituito la Polizia Europea (European Gendarmery Force) al 2018.

preludio al dispotismo e fa pensare che il sistema di potere o ha una grande sicurezza delle proprie possibilità, e/o ha intenzione si contrastare la reazione dei cittadini ed ha preso, quindi, misure utili alla propria continuità per quando saranno attuate altre azioni dispotiche. Ma di tali questioni dal parlamento italiano non è trapelato assolutamente nulla; nessun politico, di qualunque area esso sia, ha proferito parola. Hanno taciuto anche tutti i media. Cosa pensare se non che, come affermerò più avanti, i partiti di opposizione sono comunque dipendenti del sistema?

 

La nostra società oggi

Per le ragioni fin qui esposte, e come tutti stanno vivendo sulla propria pelle, le difficoltà economiche stanno crescendo, ormai da qualche anno, un po’ in tutta Europa, anche se in modo differenziato. Esse hanno prodotto un generale impoverimento delle classi a minore retribuzione, con un arricchimento sempre maggiore di quelle già benestanti. Tecnicamente ciò corrisponde ad una mancata redistribuzione del reddito. Il denaro concesso negli ultimi tempi agli Stati della zona euro è stato utilizzato per salvare le banche dal fallimento. Questa operazione ha negato di fatto la possibilità di prestiti alle aziende che avrebbero dato una boccata di ossigeno a molte attività e di conseguenza garantito lo stipendio a tanti lavoratori. Le difficoltà di approvvigionamento di denaro liquido per alcuni Stati dell’UE, ed in particolare per l’Italia, sono dovute anche al grande debito pubblico che in Italia è pari al 123% del PIL (l’anno scorso era del 120%); secondo gli accordi europei non avrebbe dovuto superare il 60%. Come vedete, il sistema è tale per cui il debito è destinato ad aumentare. Allo scopo di riportare l’Italia ai livelli economici accettabili dal sistema, lo stesso sistema ha imposto la nomina di Mario Monti a Presidente del Consiglio, supportato

LETTERA AI CITTADINI EUROPEI

Mario Monti.

da un governo cosiddetto “tecnico”, che nei fatti sta lavorando a tutto vantaggio dell’elite del sistema. Monti iniziò riempiendosi la bocca con la parola “equità”, ma l’ha dimenticata da tempo; forse se ne è poi vergognato anche lui. Si fa per dire, ovviamente, perché non credo che lui possa avere sentimenti di questo tipo. Gli scopi che Monti si era prefissato hanno continuato a erodere l’autonomia economica delle famiglie italiane attraverso aumenti del livello di tassazione diretta ed indiretta (balzelli di vario tipo) che complessivamente oggi (luglio 2012) ha raggiunto il 63,5%. A questo punto Monti dovrebbe sapere che, se nelle nostre tasche resta il 30% circa dei soldi che incassiamo, diventa ben difficile far fronte ad ulteriori aumenti del costo della vita. Probabilmente però questo era stato già calcolato e quindi voluto. Un dato interessante è che moltissime rate di mutuo dello scorso mese di giugno non sono state pagate.

Il sistema mostra continue contraddizioni proprio perché non è in grado di trovare una soluzione che possa mascherare l’aggressione nei confronti di noi cittadini. Basti pensare che prima ci è stato detto che gli anziani avrebbero dovuto lasciare il posto ai giovani andando in pensione, poi invece si è allungata l’età pensionabile lasciando i giovani senza lavoro. Insomma è un’altalena che mostra tutta la falsa attenzione verso i cittadini delle classi medio-basse. Secondo l’ISTAT dal 2007 ad oggi i disoccupati al di sotto dei 35 anni sono aumentati del 20% con un calo strepitoso dell’occupazione durante il 2011. Ancora peggiore è la situazione dei giovani al di sotto dei 24 anni: 33,9% di disoccupati. Le previsioni per il futuro non sono certamente migliori, anzi si peggiora di continuo: se oggi ci sono ancora nonni e genitori che possono in qualche modo supportare questi giovani, domani cosa farà questa massa di persone senza lavoro?

Le soluzioni, volendo, si possono trovare, ma la radice del problema sta nel fatto che è in atto un impoverimento voluto dei cittadini e quindi la soluzione non verrà trovata e le vere intenzioni del sistema continueranno ad essere camuffate. Oggi la nostra classe politica gode di buona salute proprio perché Monti sta facendo il lavoro sporco per chi fino ad oggi ha fatto man bassa facendo finta di governare l’Italia. I partiti attuali sono tutti, purtroppo, figli del sistema. Basti pensare che oggi abbiamo due soli partiti principali le cui scelte politiche sono molto vicine tra loro, pur avendo due simboli di partito molto differenti. Questi due partiti servono solo per dare soddisfazione agli elettori, tanto qualunque dei due vinca le elezioni, ha comunque sempre vinto il sistema. La situazione è uguale in tutta Europa; si prenda l’esempio della Francia: quando Holland ha vinto le elezioni, abbiamo assistito ad una

LETTERA AI CITTADINI EUROPEI

Francois Holland.

plateale felicità di molti francesi. Ma la domanda spontanea è: quei francesi che plaudivano, sanno forse che Holland è un componente del gruppo Bilderberg ed è comunque una marionetta del sistema? Torniamo alla situazione italiana. L’assetto politico attuale ha radici

LETTERA AI CITTADINI EUROPEI

Licio Gelli.

nei lontani anni ’70, quando Licio Gelli (Gran Maestro della Loggia P2) nel Piano di Rinascita per l’Italia prevedeva due soli partiti, vicini tra di loro, con bandiere differenti per soddisfare le aspirazioni degli elettori e che, nello stesso tempo, facessero la stessa politica. La somiglianza con la situazione attuale è strabiliante e chiarisce bene le origini dei nostri mali e del nostro sistema politico. Nel contesto italiano poi appaiono periodicamente partiti dirompenti che lasciano molto perplessi sulle loro vere intenzioni: la Lega Lombarda e il Movimento 5 Stelle. Il

LETTERA AI CITTADINI EUROPEI

Giovanni Favia.

primo si è mosso all’attacco di Roma Ladrona, camuffando le intenzioni di raggiungere il potere e rastrellando i voti dei campanilismi; il secondo, più recente, con l’attacco al sistema: vorrebbe distruggerlo, ma al momento non sembra fornire proposte politiche convincenti. Forse occorre qualche esperienza ulteriore per capire meglio, certamente però i fatti non mostrano molte novità. Si veda a questo proposito il video dell’intervista fuori onda fatta a Giovanni Favia, (Consigliere Regionale dell’Emilia-Romagna) con dichiarazioni shock, andato in onda a “Piazza Pulita” su La7 lo scorso 6 settembre (http://www.italiainformazioni.com/italia-informazioni/20598/m5stelle-fuorionda-shock-nel-movimento-non-ce-democrazia?nl=07092012). Molto interessante è anche il programma per la scuola proposto dal M5S: ha una terrificante similitudine con quanto proposto nel Piano di Rinascita di Licio Gelli (http://www.megachip.info/tematiche/cervelli-in-fuga/4679-grillo-e-la-scuola-quasi-quasi-gelli.html). Il gioco della Lega Lombarda è ormai ben chiaro, vedremo se quello del M5S sarà simile oppure no. Al momento sembra che entrambi facciano lo stesso gioco. Quando fu fondata la Seconda Repubblica, la Lega contribuì alla distruzione dei vecchi partiti, oggi si parla di Terza Repubblica e il M5S sta dando un forte scossone a quelli attuali. Viene quasi da pensare che siano stati messi lì apposta per creare un’opposizione, più o meno convincente, che possa dare un’illusione ad alcuni settori di cittadini, dividendone le proteste, ma lasciandole comunque gestibili dal sistema. Tuttavia qualche mossa falsa il sistema l’ha fatta. Che i partiti politici siano stati al servizio del potere economico è sempre stato detto anche se in modo piuttosto velato e tra i denti. Ora invece le azioni dirette del sistema sulla società sono molto evidenti: il potere si è esposto platealmente. Due sono le possibilità: o sono stati costretti dalla situazione loro malgrado, o, molto probabilmente, si sentono talmente sicuri da poter ormai esporsi senza il cuscinetto dei politici, Abbiamo esempi eclatanti che non possono essere considerati coincidenze. Un politico non può prendere decisioni impopolari, perché rischia troppo facilmente di perdere grandi fette di elettorato. Per attuare le decisioni dell’UE è stato necessario sostituire Papandreu con Papademos (ex vice

LETTERA AI CITTADINI EUROPEI

Loukas Papadīmos.

della BCE) in Grecia e Berlusconi con Monti (rappresentante Goldmann Sachs per l’Europa, associato Bilderberg e Trilaterale) in Italia. È una strana casualità o è stato tutto programmato? Appare chiaro che il potere economico abbia messo da parte quei politici che non si sono dimostrati in grado di realizzare le “giuste riforme” volute dal sistema. Basti pensare che in Italia per fare il Primo Ministro bisogna che il candidato sia nel Parlamento Italiano, ovvero che sia una persona eletta durante regolari elezioni. Monti non ha compiuto questo percorso, bensì, è stato nominato Senatore a

LETTERA AI CITTADINI EUROPEI

Giorgio Napolitano.

Vita per poter ricevere l’investitura dal Presedente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano. Questa situazione ha dell’incredibile; in nessun altro Stato del Mondo sarebbe stata possibile senza una reazione politica o popolare da parte di qualcuno. In Italia invece tutti hanno dato per scontato che la cosa fosse normale. Ma forse, proprio l’aver allungato l’agonia del governo Berlusconi è stata la mossa di programma per far accettare agli italiani qualunque cosa pur di dare l’illusione di tornare a respirare.

Il petrolio e l’energia

Intorno a questo argomento ci sarebbe da disquisire a dismisura, ma qui ne voglio parlare solo in termini di energia, che è sempre stato, ed è, il motore di tutte le società. Per la nostra, da oltre un secolo, il petrolio è la maggior fonte di energia ed esso è stato anche causa di numerosi conflitti. Ritengo che questo argomento, di interesse globale, richieda una trattazione necessaria in quanto esso riveste una voce importantissima sia sul piano energetico, sia sul piano economico. Attualmente il controllo della produzione è prevalentemente nelle mani degli occidentali, ed in particolare in quelle degli statunitensi e degli inglesi. Pur di avere il controllo della maggiore fonte di energia, l’occidente non ha esitato a fare guerre con la scusa di voler portare la democrazia nei paesi ricchi di questa risorsa. Basti come esempio la guerra contro l’Iraq. La corsa a gestire le riserve petrolifere si è intensificata a causa di una loro ormai certa, ma per il momento lenta, diminuzione della produzione (nota aggiuntiva: in realtà la situazione è molto più complessa sia per il migliore sfruttamento dei giacimenti, sia per la scoperta di nuovi. le risorse petrolifere sono ancora cospicue). Infatti, come ormai molti esperti asseriscono (www.aspoitalia.it), la produzione mondiale di petrolio è già in fase di decremento; è in pratica iniziato il lento ed inesorabile calo della produzione. Ma questa diminuzione sta producendo una lievitazione dei prezzi tanto da incidere pesantemente sugli scambi commerciali internazionali, producendo inoltre un incremento generalizzato dei costi delle società attuali. Già da qualche anno ormai sono in atto anche forme alternative di produzione di energia (le rinnovabili) che però, per il momento, contribuiscono in quantità molto limitata alle necessità. Il mancato sviluppo delle fonti energetiche alternative è dovuto chiaramente alla volontà di continuare ad estrarre petrolio. Le ragioni sono molteplici, ma esse confluiscono tutte nella necessità (per chi ne detiene il controllo) di portarlo verso l’esaurimento fino al punto in cui non avrà più senso estrarlo. Solo allora saranno utilizzate altre fonti energetiche. Secondo il pensiero del cittadino comune, questa strategia non può che apparire folle, ma secondo coloro che detengono il potere dell’energia, questa è l’unica strada per conservarlo. La probabile, a breve, guerra contro l’Iran, “per abbattere il terrorismo e portare la democrazia”, rientra ancora una volta nello schema di controllo delle risorse petrolifere, ma questa guerra avrà – tra le maggiori conseguenze – anche l’aumento del costo dei prodotti petroliferi. Bisogna considerare a questo punto una grande ed apparente stranezza. Il petrolio è quasi tutto sotto il controllo occidentale ed una eventuale guerra all’Iran, per noi occidentali, non dovrebbe toccare più di tanto il prezzo del greggio essendo l’Iran fornitore essenzialmente della Cina, dell’India, del Giappone e, in minor misura della Russia. Anche l’occidente si approvvigiona in Iran, ma in minima quantità, essendo le nostre fonti di rifornimento molto differenziate; infatti, i maggiori rifornitori per noi sono l’Arabia Saudita, il Kuwait, la Nigeria ed altri. L’aumento del prezzo del greggio quindi si giustificherebbe solo in parte. Quando ciò avverrà, a seguito della guerra contro l’Iran, il petrolio sarà ancora una volta controllato dall’occidente e l’aumento del suo prezzo servirà essenzialmente per far pagare a noi europei il costo del conflitto che Stati Uniti e Inghilterra in primis, forse anche con l’aiuto della NATO e dell’ONU, si stanno apprestando a far esplodere. Che le energie fossili abbiano un tempo limitato di sfruttamento è ormai noto a tutti: infatti le previsioni per il futuro del petrolio prevedono che le riserve attuali (compresi i giacimenti del Caucaso e della Groenlandia ancora da sfruttare) ci daranno una autonomia per altri 30-50 anni, ma non ai prezzi attuali perché con il calare della produzione globale aumenterà continuamente il prezzo. Tuttavia, pur con questa consapevolezza, non si spendono le dovute energie per cercare alternative valide; a dire la verità, alcune sono state individuate, ma si fa ben attenzione a non renderle disponibili per sostituire il petrolio. Si continua invece a distruggere gli ambienti più incontaminati pur di produrre energia dagli idrocarburi. Si pensi solo alle sabbie bituminose che coprono gran parte del Nord America e che sono attualmente in sfruttamento nello stato dell’Alberta in Canada. Queste sabbie hanno

lettera ai cittadini europei

Distruzione dell’ambiente naturale a seguito dell’estrazione di idrocarburi dalle sabbie bituminose nello Stato Alberta in Canada.

una grandissima estensione superficiale e uno spessore contenuto. L’estrazione di petrolio da questi sedimenti, al prezzo attuale del greggio, è diventata possibile. Basti pensare che ad oggi sono state distrutte centinaia di chilometri quadrati di superficie di foresta boreale (v. foto che segue) con pesantissime ripercussioni ambientali. Per molti decenni, forse centinaia di anni, sulla superficie di scavo non potrà più crescere alcuna forma di vita vegetale per l’assoluta mancanza di substrato adeguato; come potrebbe, infatti, crescere qualcosa su una sabbia intrisa di idrocarburi? Di certo la foresta boreale preesistente non tornerà più a verdeggiare in questa parte del pianeta. Il sistema però preferisce distruggere un’immensa superficie di natura incontaminata per estrarre petrolio anziché spendere meno danaro e sostituirlo con fonti alternative. Per lo stretto di Sicilia sono state presentate circa 20 richieste di perforazione per idrocarburi, di cui 2-3 già approvate, le altre in corso di approvazione. Ma quanto petrolio pensate che possa esserci in quest’area geologicamente molto frammentata che può dare vita a giacimenti di piccolissime dimensioni? Verrà distrutto un mare meraviglioso per pochi barili di petrolio. Tanto per fornire un’idea dei consumi globali, si pensi che le quantità stimate per i giacimenti del Caucaso (circa 200 miliardi di barili) saranno sufficienti, ai consumi attuali, solo per pochissimi anni

Una menzione è doverosa anche per l’energia nucleare prodotta dalle centrali atomiche, ma i giacimenti di minerali radioattivi sono già da tempo in fase di calo della produzione per cui l’adozione di questa tipologia di energia dovrebbe contenersi in tempi relativamente brevi; tralascio poi il grande problema dello smaltimento delle scorie, ché già solo questo argomento richiederebbe uno spazio specifico. Al momento mi fermo qui, perché ritengo sufficiente il livello di informazione apportato sull’argomento energia.

Quale via d’uscita

Nessuno ha la bacchetta magica per trovare la soluzione più efficace e che produca minor danno. Penso che solo due possano essere le possibilità per incamminarsi nella direzione di ricostruzione della nostra società. Una è decisamente drastica e molto rischiosa, l’altra meno rischiosa ma comunque di non facile realizzazione. Il ritorno alla nostra moneta nazionale è decisamente la soluzione più drastica che ci potrebbe penalizzare moltissimo per la facile ed inesorabile reazione del sistema. Saremmo sottoposti ad attacchi monetari che potrebbero distruggere la nostra fragile economia in breve tempo, a meno che i nostri politici, inaspettatamente rinsaviti non si mettano dietro le barricate e oppongano una strenua resistenza come è stato fatto in Argentina ed in Islanda. in particolare in quest’ultima, il Governo ha preferito far fallire le banche piuttosto che far fallire i propri cittadini. Tanti sono stati gli ostacoli posti dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale all’Islanda, salvo poi, farisaicamente elogiare il Governo Islandese per il coraggio avuto. L’Islanda non ha pagato per intero il proprio debito assunto nei confronti del sistema bancario internazionale, lo ha pagato dopo averlo rinegoziato, opponendo un po’ di forza. L’operazione, però, è stata possibile solo perché l’Islanda ha moneta propria e, come detto in precedenza, ciò consente di gestire un debito in autonomia, stampando moneta senza doverla chiedere a nessuno e, soprattutto, senza pagarla al valore nominale. Questa operazione è preclusa a tutti gli Stati della zona Euro a meno o di un fallimento dell’Europa o di un ritorno unilaterale alla propria moneta nazionale.

La seconda strada presenta altri tipi di problema. La BCE attualmente, non solo è indipendente dal governo politico dell’Europa, ma addirittura ne condiziona le scelte. In pratica chi ci governa non è il vertice politico dell’UE, bensì chi è dietro la BCE ed in modo occulto. Per far diventare veramente democratico il governo europeo, bisognerebbe che la BCE potesse diventare una “banca nazionale” che gestisse l’economia in accordo con il vertice politico e che fosse sottoposta al suo controllo, diventando in pratica una vera Banca di Stato.

Mi rendo conto che entrambe le soluzione prospettate sono terribilmente utopistiche, ma, presentandovele, ho voluto gettare un seme nella speranza di stimolare nei molti, che hanno poche informazioni, una qualunque reazione per tentare una opposizione contro questo sistema di controllo della nostra società e delle nostre vite.

PREMESSA AGLI ARTICOLI STORICI TRATTATI IN QUESTO SITO

Nicola Luciano Cipriani

I miei interessi per la Storia sono sempre stati vivi sin da ragazzo, ma intorno all’età di 50-55 anni ho iniziato a cercare di capire meglio il mondo che mi circondava. Tanti avvenimenti mi restavano, più o meno parzialmente, incomprensibili per la mia cultura da geologo che aveva focalizzato la mia attenzione sulla ricerca scientifica. Era necessario quindi che le mie conoscenze in economia, storia e politica aumentassero. Con questa spinta verso la curiosità della conoscenza ho inizato a leggere numerosi scritti, prima scegliendo gli argomenti in modo random e poi incanalandomi sempre più nei vari argomenti di interesse. La mia ricerca è stata sostanzialmente indirizzata in ambito storico, con particolare attenzione verso gli scritti dei perdenti; questi spesso contrastano con i racconti fatti da chi le guerre, guerreggiate e non, le ha vinte ed ha scritto i libri di storia.

Durante i miei oltre 20 anni di letture, su qualunque supporto le abbia trovate, ho costruito con pazienza anche una piccola mailing list composta da amici, conoscenti e altre persone incontrate casualmente e con le quali ho avuto scambi di opinioni. A questa mailing list ho inviato diversi spunti di ragionamento e tra questi anche due articoli pubblicati in rete su Affari Italiani attraverso la rubrica “Le pillole di plef” tenuta dalla Planet Life economy Foundation.

Il primo scritto è stato Lettera ai cittadini europei apparso nel novembre 2012 e tolta dalla rete da pochi mesi (inizi del 2018). In quel tempo non ero ancora riuscito ad avere informazioni sulla storia della Banca d’Italia. Non è stato affatto facile trovarne; dal sito ufficiale non emergono molti dati, specialmente di dettaglio. Solo alcuni mesi dopo sono riuscito a mettere insieme più fonti e scrivere un articolo specifico. Le informazioni quindi che riporto in questa Lettera ai cittadini europei e relative alla produzione del danaro sono, purtroppo, affette da alcuni errori di fondo che modificano sostanzialmente la descrizione della produzione di moneta e ciò che ne deriva nella relazione tra banca centrale, Stato ed i suoi cittadini. Ritengo comunque che questo articolo resta comunque uno scritto che mantiene la sua validità per alcune considerazioni di carattere generale. In quanto alla realtà delle banche centrali vi invito a leggere la Storia della Banca d’Italia. Anche questo articolo è stato pubblicato su Affari Italiani nella medesima rubrica. Però, mentre il primo è stato reperibile in rete fino ai primi mesi del 2018, il secondo è sparito da diversi anni. Non voglio fare facili polemiche, ma visto che l’argomento è scomodo per alcuni, ho preferito ripubblicarlo nel mio sito personale dove sarà sempre raggiungibile finché lo manterrò attivo.

Vorrei tornare un attimo sul concetto della comprensione delle informazioni. Per uno storico di professione le situazioni sono sicuramente piuttosto chiare per ogni periodo storico, compreso l’attuale, ma per il comune cittadino non è così. Sicuramente oggi viviamo in un ginepraio di notizie quasi sempre contraddittorie le une contro le altre e la comprensione da parte del cittadino è messa a durissima prova. D’altronde il continuo flusso di informazioni pilotate condiziona talmente le nostre idee che finiamo con l’assumere convinzioni spesso non supportate dai fatti reali e nemmeno dimostrate. Io ritengo che una via che facilita la comprensione per i cittadini esista ed è la conoscenza della storia passata. All’incirca gli ultimi 100 anni fanno parte, in pratica, della storia attuale in quanto spesso vi possiamo ritrovare le radici di quanto stiamo vivendo, bene, questa storia è ancora coperta da nebbie che non consentono di vedere con chiarezza i fatti nella loro completezza. Se invece andiamo un po’ indietro nel tempo, non è difficile trovare scritti che svelano molti retroscena e molti marchingegni utilizzati per la gestione del potere o per conquistarlo. Poiché il lupo perde il pelo ma non il vizio, capire i fatti pregressi aiuta ad avere una base di ragionamento e comprensione anche per i fatti attuali e meno trasparenti. In pratica è molto utile capire il meccanismo di un marchingegno per avere meno difficoltà nella comprensione di altri marchingegni evoluti dal precedente.

POSTA ITALIANA: UN INEDITO FALSO DA € 0,95

Nicola Luciano Cipriani

 

Premessa

Durante questo mese di novembre è stato individuato un francobollo falso da 0,95 di Posta Italiana (figura 1). Si tratta di un valore molto in uso la cui tariffa è ancora valida, anche se l’originale di questo francobollo è stato stampato l’ultima volta nel 2016 riconoscibile dal codice alfanumerico NB072xxxxxx. Ripeto per chi non è ancora al corrente che in detto codice la prima lettera (N) corrisponde all’anno solare di produzione che, in questo caso, è il 2016. La seconda lettera (B) identifica la macchina da stampa che corrisponde alla calcografica Brm-p-350p; il numero di nove cifre identifica in progressione la produzione in fogli. L’intervallo numerico corrispondente a ciascun lotto di stampa rivela il numero di fogli stampati, salvo gli sfrisi.

 

posta italiana: un inedito falso da € 0,95

Figura 1 – Imitazione del francobollo da € 0,95 di Posta Italiana.

 

Tornando al nostro falso, bisogna riconoscere che si discosta molto da quelli che abbiamo conosciuto sino ad ora. Ricordo che la prima produzione di falsi di questa serie uscì nel 2011 e furono contraffatti tutti i valori in uso in quel periodo (0,60, 1,40, 1,50 e 2,00). Con le successive integrazioni dovute ai cambi di tariffa furono riprodotti i valori da 0,70, 0,75, 85, 1,90, 3,30 e 3,60 oltre naturalmente ai tre piccoli valori da 0,05, 0,10 e 0,20. Ad oggi non si conoscono imitazioni degli altri valori che presumibilmente potrebbero essere stati anche contraffatti, ma non sono stati ancora trovati. In questo mese di novembre è stato individuato il valore da 0.95 che di seguito passo a descrivere.

 

La carta

È liscia, abbastanza lucida e di colore bianco abbastanza smorto, tendente molto leggermente al grigio. Valutazione effettuata per confronto con altri valori della stessa serie. Alla luce viola si presenta fluorescente con colore bianco brillante (figura 2) mentre, l’originale è totalmente neutro. Sempre nell’imitazione, si noti anche la risposta neutra dei colori che appaiono tutti con la stessa tonalità.

 

posta italiana: un inedito falso da € 0,95

Figura 2 – Confronto tra l’imitazione (a sinistra) e l’originale in luce viola.

 

La stampa

È stata eseguita in offset (o fotolito) ed appare molto piatta. Il confronto visivo tra l’imitazione ed il falso fornisce subito la sensazione della piattezza dell’immagine. Ricordo che l’originale è stampato in calcografia, a dire il vero una particolare tecnica calcografica che influenza anche la carta sotto la stampa che assume un leggerissimo rilievo al di sotto del colore. La riproduzione potrebbe essere stata fatta mediante riproduzione con software di grafica o con riproduzione fotografica, ma sicuramente ritoccata nei particolari; alcuni decisamente evidenti. Vediamoli nell’ordine.

Nelle figure 3 e 4 riporto le dimensioni della stampa. Come si può vedere, l’imitazione, anche se di pochissimo, è inferiore in entrambe le direzioni rispetto all’originale. Queste piccole differenze fanno pensare ad una riproduzione fotografica, piuttosto che ad altre metodologie. Si tratta comunque di differenze minime che richiedono in ogni caso almeno una lente da ingrandimento. Il modo migliore per verificare questa carattere resta comunque sempre una scansione .

 

posta italiana: un inedito falso da € 0,95

Figura 3 – Le due immagini sono allineate a sinistra e l’imitazione (in alto) risulta leggermente più stretta dell’originale.

 

posta italiana: un inedito falso da € 0,95

Figura 4 – Le due immagini sono allineate in alto (a destra nell’immagine). L’imitazione (in alto) risulta appena più corta dell’originale.

 

Osservando la microscrittura, si può notare una scarsa leggibilità, decisamente inferiore rispetto all’originale (figura 5). Questo particolare è identico a quello descritto per l’ultimo da 0.70 pubblicato a gennaio (http://www.peritofilatelicocipriani.it/un-falso-070-posta-italiana/). L’analogia tra le due microscritture è veramente notevole.

 

posta italiana: un inedito falso da € 0,95

Figura 5 – La microscrittura dell’imitazione (in alto) risulta poco leggibile e la cartella è leggermente più corta rispetto all’originale.

 

Per quanto riguarda la busta (figura 6), notiamo caratteri nettamente differenti rispetto a quella dell’originale. Innanzitutto le fasce interne che disegnano la busta sono più strette nell’imitazione, ma il carattere che si nota benissimo con una semplice occhiata è la mancanza del quadrettato tipico di questa emissione. Nell’imitazione è ben visibile un rigato verticale il quale è intersecato da rare e sottili linee orizzontali che non danno affatto l’idea del quadrettato. Inoltre la busta dell’imitazione, nella direzione del volo, è più lunga di circa 0,5 millimetri.

 

posta italiana: un inedito falso da € 0,95

Figura 6 – La busta dell’imitazione (a sinistra) non ha il quadrettato visibile nell’originale.

 

Anche le scritte presentano caratteri piuttosto evidenti di distinzione (figure 7, 8 e 9). Nella figura 7 è riportata la scritta Postaitaliana.

 

posta italiana: un inedito falso da € 0,95

Figura 7 – il quadrettato dell’imitazione (in alto) è più grande rispetto all’originale e la lunghezza della parola Poste è più corta e, di conseguenza, italiane è più lunga.

 

Nella figura 8 il valore.

posta italiana: un inedito falso da € 0,95

Figura 8 – Il valore mostra la differente dimensione del quadrettato.

 

Nella successiva la parola ITALIA.

posta italiana: un inedito falso da € 0,95

Figura 9 – Anche la parola ITALIA mostra la differente dimensione del quadrettato.

 

In tutte si nota un quadrettato interno alle lettere più grande rispetto all’originale. In particolare, nella figura 7 si può notare anche che la lunghezza totale delle due parole è identica, ma la parola Poste è più lunga nell’imitazione e, di conseguenza, italiane è più corta. Questo mette in dubbio il metodo fotografico utilizzato per la riproduzione.

Altra evidente differenza è il quadrettato delle scie rosse e verdi: nelle figure 10 e 11 si può notare come il quadrettato dell’imitazione sia costituito da rettangoli. In particolare nelle scie rosse (figura 10) le invasioni di blu alle estremità verso la busta, sono state realizzate con tratti blu verticali. Questo barocchismo poteva senz’altro essere evitato, ma la fantasia decisamente non ha limiti.

 

posta italiana: un inedito falso da € 0,95

Figura 10 – il quadrettato a rettangoli dell’imitazione (a sinistra) con le linee verticali blu a simulare l’inva-sione di colore rosso.

 

Nelle scie verdi invece (figura 11) il quadrettato con le invasioni rosse è stato simulato con puntini rossi sparsi.

 

posta italiana: un inedito falso da € 0,95

Figura 11 – le code delle scie dell’imitazione, si notino i punti rossi sulle scie verdi per simulare l’invasione del colore rosso.

 

La fustellatura e la tracciatura

Come per tutti i falsi che ho potuto analizzare, la fustellatura, non è mai identica a quella utilizzata presso il Poligrafico, anche se dal 2011 i fustellatori delle imitazioni sono veramente difficili da riconoscere.  Nell’imitazione in esame il fustellatore taglia il francobollo conferendogli dimensioni minori (figure 12 e 13), anche se le differenze sono limitate a pochi decimi e possono passare inosservate. Relativamente più evidente è invece la geometria del dentone d’angolo che con il suo arrotondamento non si avvicina minimamente alla forma leggermente lanceolata dell’originale.

 

posta italiana: un inedito falso da € 0,95

Figura 12 – la dimensione orizzontale del falso e di pochi decimi inferiore rispetto all’originale ed inoltre il dentone d’angolo è, come al solito, arrotondato mentre nell’originale è leggermente lanceolato.

 

posta italiana: un inedito falso da € 0,95

Figura 13 – anche la dimensione verticale del falso e di pochi decimi inferiore rispetto all’originale.

 

Questo particolare l’ho evidenziato in tutti i falsi a partire dal 2011. Infatti anche i francobolli prioritari che sono stati i primi ad avere la fustellatura di passo 11, simile al fustellatore del Poligrafico, hanno in comune con questi falsi di posta italiana il dentone d’angolo arrotondato.

Per quanto riguarda la tracciatura, nulla è possibile dire alcunché sino a quando non saranno trovati esemplari nuovi.

IL FALSO DI POSTA ITALIANA DA 0,75 RADDOPPIA

Nicola Luciano Cipriani

.

Premessa

Questo articolo descrive le caratteristiche delle due imitazioni note del valore da 0,75. Come già scritto per altri articoli, lo inserisco nelle mie pagine per agevolare la ricerca sui falsi noti di questa serie raggruppandoli in un unico sito. Anche in questo articolo ho aggiunto la descrizione della vernice plastica, definita a suo tempo bozzolosa, che ricopre le parti stampate e che è definita tecnicamente embossing digitale o verniciatura UV. La precedente versione di questo articolo è stata pubblicata su Il Francobollo Incatenato n. 236 gennaio 2014 e successivamente ripreso da Il Postalista il 21.3.2014.

.

Introduzione

la prima notizia relativa al primo falso dello 0,75 della serie ordinaria Posta Italiana risale al dicembre 2012 (Il Francobollo Incatenato n. 224). In quella occasione mi limitai esclusivamente alla notizia, corredata da una immagine, fornendo ai lettori una descrizione minimale. Per alcuni mesi cercai questo falso in foglio o blocco per poterne fare una descrizione completa di tracciatura e fustellatura, purtroppo non fu facile e quando riuscii ad averne un blocco, trovai anche un secondo falso differente dal primo ed entrambi furono oggetto di un mio articolo corredato delle opportune descrizioni il quale fu pubblicato su Il Francobollo Incatenato n. 236, gennaio 2014, e su Il Postalista il 21.3.2014. Del secondo falso, riuscito non molto bene per via di numerose e piccole falle di stampa, ne fu trovata una seconda edizione migliorata nella cura della stampa dopo qualche mese. In questo articolo non è descritto questo ultimo ritrovamento, ma le caratteristiche sono identiche a parte le imperfezioni di stampa.

Molti lettori ricorderanno che poco più di un anno fa la polizia ha sequestrato a Napoli circa 10.000 francobolli falsi ed in bella mostra, nelle riprese televisive, comparivano diversi fogli del 75 cent. A me non era sfuggito il fatto che quei francobolli falsi erano del tipo con fustellatura ad ondine larghe. Dopo il servizio televisivo, questo falso l’ho cercato per lungo tempo, sembrava introvabile; alla fine, i miei sforzi sono stati coronati da successo e ne sono entrati in possesso di pochi pezzi (figura 1).

.

Il 75 cent falso raddoppia

Figura 1 – il falso intercettato dalla polizia lo scorso anno, è stato la prima imitazione da 0,75 apparsa sul mercato.

 

In effetti, l’osservazione attraverso lo schermo televisivo non mi aveva ingannato, si trattava proprio di questo francobollo di cui avevo fatto una news nel 2012. Nel 2014 sono riuscito a trovarne altri (figura 2), ma ironia del destino, questi erano differenti, e più precisamente, del tipo a fustellatura di passo 11 simile agli originali.

.

Il 75 cent falso raddoppia

Figura 2 – il falso ritrovato recentemente, cronologicamente posteriore a quello di figura 1

 

Avete capito bene, quest’ultimo ritrovamento è parente stretto dei falsi di Posta Italiana che ho trattato nel mio articolo “Posta Italiana: facili da falsificare” pubblicato nel numero 215 del febbraio 2012 de Il Francobollo Incatenato.

Nella figura 3 è invece riportato l’originale.

.

Il 75 cent falso raddoppia

Figura 3 – l’originale

 

Quali sono le caratteristiche dei due falsi e le loro differenze con l’originale?

.

Descrizione dei falsi e confronto con l’originale

Al solito il falso della figura 1 è stampato in offset. Decisamente piatto nella stampa con colori leggermente più chiari rispetto all’originale. La microscrittura è costituita da tanti puntini variamente colorati che ne danno un’idea molto lontana. La fustellatura è di passo 10 e ha forma ondulata.  Inoltre, in tutti i valori in nostro possesso (provengono tutti dallo stesso foglio) le scie verdi sono sempre più corte di quelle rosse e la carta è bianca brillante e molto lucida. Questi ultimi due caratteri sono tipici del falso da 0,60 che ho chiamato terzo tipo e che ho descritto in “Mamma mia quanti falsi!”.

Il falso di figura 2 è stato anch’esso eseguito in offset, ma con modalità di stampa decisamente più curata, la fustellatura è di passo 11, come negli originali, la microscrittura è fedele all’originale per quanto riguarda le parole, ma differente sia nella cura della stampa che nel colore utilizzato. La carta è bianca, opaca, più resistente del precedente alla flessione tra le dita; la carta siliconata di supporto è bianca. Questa imitazione corrisponde ai falsi che ho definito di IV tipo in “Mamma mia quanti falsi!”. Questa imitazione ha inoltre una caratteristica molto particolare: è piena di piccoli difetti di stampa, si tratta di grumi di colore che hanno impedito il contatto del cliché intorno al grumo; i difetti quindi appaiono come punti di colore che interrompono la stampa intorno al grumo. Nelle figure 4 e 5 ne sono riportati due esempi. Quasi tutti i francobolli ne sono affetti, spesso con più difetti coesistenti nello stesso francobollo.

.

Il 75 cent falso raddoppia

Figura 4 – posizione 4

 

Il 75 cent falso raddoppia

Figura 5 – posizione 30

 

Si tratta di una stampa molto poco curata. Questo falso presenta anche un particolare evolutivo rispetto ai fratelli del 2011. Ricorderete infatti che per conferire l’effetto rilievo alla serie precedente, i falsari usarono una vernice plastificata a grumi (embossing digitale o vernice UV), a dire il vero un po’ troppo grandi ed era palese sotto i polpastrelli l’eccesso di rugosità. Con questo nuovo falso è stata usata ancora questa vernice trasparente, ma le asperità sono molto più piccoli dei precedenti. Questo accorgimento simula molto meglio l’effetto della calcografia rispetto alle imitazioni del 2011. Resta comunque evidente anche per i meno esperti la differenza con un confronto tattile in contemporanea tra l’imitazione e l’originale. L’embossing digitale è un sottile strato di vernice UV ad asciugatura rapida ed usata in modo particolare. La stampa infatti assume un aspetto tridimensionale percepibile sotto il tocco delle dita, grazie a questa vernice trasparente che, asciugandosi, resta in rilievo. con la vernice UV è possibile ottenere un aspetto lucido, opaco oppure granuloso, a seconda del risultato finale desiderato.

Ma vediamo un po’ le differenze tra i due falsi e l’originale. Per il confronto riporto solo tre particolari che ritengo più che sufficienti per realizzare le differenze, in ciascuna figura in alto c’è sempre l’originale. Nella figura 6 sono riportate le tre cartelle grandi e si vede molto bene la puntinatura del primo tipo che sostituisce la microscrittura; il secondo tipo, invece, per quanto molto simile all’originale (ci sono anche le iniziali del Poligrafico) pur tuttavia le lettere sono meno nitide e la microscrittura è meno regolare.

.

Il 75 cent falso raddoppia

Figura 6 – la cartella grande, in alto l’originale, al centro il primo tipo ed in basso il secondo tipo falso

 

Lo steso vale per la scritta Posteitaliane, i caratteri descritti per la figura 6 li ritroviamo identici nelle successive figure  7 e 8.

.

Il 75 cent falso raddoppia

Figura 7 – la scritta Posteitaliane, in alto l’originale, al centro il primo tipo ed in basso il secondo tipo falso

 

Il 75 cent falso raddoppia

Figura 8 – la scritta € 0,75, in alto l’originale, al centro il primo tipo ed in basso il secondo tipo falso

 

Il quadrettato che riempie le singole lettere è molto nitido negli originali, al solito, un puntinato indecifrabile nel primo tipo, mentre, nel secondo tipo falso è stato usato il quadrettato, ma si vede molto bene la minore nitidezza. In questo caso si può notare anche una differente dimensione delle singole lettere, specialmente le “a” e la “e” di italiane. Le altre scritte che non presento in immagine hanno le stesse caratteristiche ora descritte. Un particolare cenno merita la scritta del valore € 0,75. Questa presenta sempre le medesime caratteristiche descritte per le due figure precedenti, ma in più mette in evidenza la vernice trasparente (Embossing digitale) soprastante il colore viola. Nella figura 8 si vede traslata verso sinistra ed in basso l’immagine trasparente della scritta € 0,75 formata da una serie di puntini incolonnati a simulare un rigato verticale. Questa vernice trasparente conferisce al disegno l’effetto rilievo della stampa calcografica. Tutte le parti in colore della stampa di questo secondo tipo hanno la vernice trasparente a piccoli puntini. Bisogna riconoscere che questi falsari ce l’hanno messa tutta la loro inventiva per realizzare una simulazione che potesse essere facilmente confusa con l’originale, ma questa di conferire l’effetto rilievo alla stampa penso che possa essere considerato un “eccesso di zelo” perché, per dirla in modo molto pratico, ritengo che nessun dipendente postale, tra quelli addetti alla lavorazione della corrispondenza, possa avere il tempo di verificare l’autenticità di tutti i francobolli delle missive lavorate all’interno di un CMP. Ultima nota è il differente carattere del “5” nel primo tipo.

POSTA ITALIANA: IL 70 CENTESIMI FALSO DEL III TIPO

Nicola Luciano Cipriani

In questo articolo presento il 70 cent falso del 3° tipo. Come detto per altri articoli, lo inserisco nelle mie pagine per agevolare la ricerca sui falsi noti di questa serie raggruppandoli in un unico sito. Si tratta di un precedente articolo aggiornato in base alle novità che ho riconosciuto relative al metodo di stampa chiamato embossing digitale o verniciatura UV. La precedente versione è stata pubblicata su Il Francobollo Incatenato n. 239, aprile 2014.

 

Premessa

Nel numero 238 de Il Francobollo Incatenato avevo dato la notizia del falso 70 cent. di posta italiana del IV tipo, quello cioè fatto veramente bene. Subito dopo la pubblicazione, mi è stato inviato un ulteriore falso che però è attribuibile al III tipo (figura 1). L’articolo completo sui due falsi è pubblicato su Il Postalista (Ne aspettavamo uno ed invece sono arrivati due falsi da 70 cent.), attraverso il quale ho avuto questo nuovo falso. Non posso però esimermi dal diffondere a tutti i nostri soci le caratteristiche di questo francobollo la cui notizia è stata data attraverso una news del 14 marzo 2014. Le immagini sono correlabili con la sequenza dei falsi presentata nel mio precedente articolo “Mamma mia quanti falsi” ( Il Francobollo Incatenato n. 222) e articoli successivi di falsi della stessa serie. In quella occasione presentai quattro differenti falsi, ma i primi due tipi sono scomparsi o sostituiti dai secondi i quali continuano ad essere stampati ad ogni variazione tariffaria di Poste Italiane.

il 70 cent falso del III tipo

Figura 1 – il falso del III tipo

Il falso del 3° tipo si riconosce molto facilmente per la fustellatura ad ondine larghe di passo 10, mentre quello del 4° tipo ha la fustellatura molto simile all’originale.

Nelle immagini che presento, l’originale è sempre in alto o a sinistra, a seguire il falso del 3° e 4° tipo.

Nelle figure 2 e 3 sono mostrate le differenti dimensioni tra l’originale e le imitazioni. Si tratta di differenze minime: 0,2 mm in larghezza e 0,1 mm in altezza (figura 3), quindi poco percettibili se non con un ingrandimento.

il 70 cent falso del III tipo

Figura 2 – confronto in larghezza tra l’originale (in alto) e le imitazione dei due falsi (3° tipo al centro e 4° in basso.

il 70 cent falso del III tipo

Figura 3 – Confronto in altezza, l’originale a sinistra

 

Indubbiamente queste differenze sono legate al metodo di registrazione dell’immagine, probabilmente fotografico. Da notare che nelle due imitazioni non corrispondono le larghezze. Già da queste prime due immagini possiamo notare che, mentre, il falso del 3° tipo si distingue facilmente dall’originale per la puntinatura che riempie i caratteri a stampa, quello del 4° tipo, anche con questo forte ingrandimento, ne appare decisamente simile, se si eccettua il colore della busta che vedremo più avanti.

Nella successiva figura 4 è riportata la porzione di sinistra della cartella grande.

il 70 cent falso del III tipo

Figura 4 – le scritte in cartella grande a sinistra della busta, l’originale in alto, il 3° e 4° tipo a seguire

Si nota molto bene il solito puntinato dei falsi del 3° tipo , mentre, nel 4° si nota il minore spessore dei font di stampa rispetto all’originale; questa maggiore sottigliezza conferisce all’immagine una migliore pulizia rendendo le scritte maggiormente leggibili e la microscrittura identificabile come tale. Entrambi i falsi sono stati stampati in offset o fotolito, ma differiscono tra loro per l’uso dell’embossing digitale nel 4° tipo. Nelle imitazioni precedenti della stessa serie, questo carattere era leggermente più grossolano e più facilmente individuabile e distinguibile da quello originale, mentre in questo falso i bozzoli plastici sono stati ridotti di dimensioni e la rugosità è meno palpabile.

Questa nuova versione di embossing riduce la differenza con la vera calcografia e rende più difficoltoso il suo riconoscimento, ma non impossibile. questo carattere, unito alla tipologia di stampa (offset) danno sempre la possibilità di riconoscere questa imitazione. Se osservate infatti l’immagine di figura 4, vi rendete conto che l’originale (in alto) appare più pulito dell’imitazione (in basso), tra le lettere della microscrittura appaiono piccole macchioline grigie che sono l’effetto prodotto dalla luce incidente dello scanner che, per rifrazione/riflessione, muore all’interno dei piccoli bozzoli plastici. Tutte le scritte ed il disegno sono ricoperti da questa vernice plastica che è evidente anche nelle figure 5 alla sinistra della p di poste e nel contorno superiore delle altre lettere, nella figura 6 sopra il “7” e nella figura 7 sopra la T di italia.

il 70 cent falso del III tipo

Figura 5 – parte della scritta, l’originale in alto, a seguire i due falsi del 3° e 4° tipo

 

il 70 cent falso del III tipo

Figura 6 – il valore facciale, l’originale in alto e a seguire i due falsi del 3° e 4° tipo.

 

il 70 cent falso del III tipo

Figura 7 – la scritta ITALIA, in alto l’originale e a seguire i due falsi 3° e 4° tipo.

In parallelo, le immagini mostrano le scritte del falso 3° tipo sempre costituite da un insieme irregolare di puntini colorati.

Un carattere particolare è anche la bustina che vola (figura 8). Nell’originale la busta è del medesimo colore delle scritte ed è ricoperta sempre dalla vernice dorata metallizzata che può avere riflessi più o meno evidenti, ma sempre presente. Nelle imitazioni il colore di base uguale alle scritte è sempre assente, come pure la doratura; la busta ha un colore che simula l’originale che è ricoperto dalla vernice plastica (embossing digitale o verniciatura UV).

il 70 cent falso del III tipo

Figura 8 – particolare della busta che vola, l’originale a sinistra e a seguire i due falsi 3° e 4° tipo

Nella figura 9, invece, a parte il puntinato nel falso 3° tipo, non ci sono grandi differenze da evidenziare tra le scie, c’è però da dire che l’inchiostro utilizzato non è mai proprio vicino ai toni dell’originale, pur nelle sue variazioni riscontrate nei differenti lotti di stampa.

il 70 cent falso del III tipo

Figura 9 – le scie verdi e rosse, l’originale a sinistra e a seguire nell’ordine i due falsi

Se c’è del fuori registro con la copertura di embossing digitale, sia nelle scie che nelle altre scritte è ben visibile l’effetto riflettente della copertura plastica.

La figura 10 mostra chiaramente caratteri differenti e in grassetto nel falso 3° tipo; “ROMA” risulta spostata leggermente a sinistra tanto da far diminuire la lunghezza totale dela scritta. si nota anche una leggera differenza, direi, non significativa di tono del rosso rispetto all’originale. nel 4° tipo è inoltre anche visibile, a causa del leggero ma spesso presente fuori registro tra l’embossing e l’offset, il contorno grigino dei caratteri prodotto dalla riflessione/rifrazione della luce dello scanner sull’embossing digitale.

il 70 cent falso del III tipo

Figura 10 – la scritta in ditta, l’originale in alto e a seguire i due falsi

Queste lettere sono un ottimo elemento per vedere la vernice plastica in quanto, per la loro sottigliezza, è sufficiente un piccolissimo fuori registro per metterla in risalto. Tra l’altro la vernice plastica è debolmente fluorescente e la luce viola la mette ancor più in evidenza.

Nella figura 11 è riportato il confronto tra le fustellature e possiamo notare le classiche ondine dei falsi del 3° tipo; nel 4° tipo , invece, questo carattere è stato migliorato.

il 70 cent falso del III tipo

Figura 11 – la fustellatura, in alto l’otiginale e a seguire i falsi del 3° e 4° tipo.

Come si può notare, non sono più evidenti le incisioni a “v”, gli incavi sono più arrotondati, ma i denti sono leggermente più corti e più appuntiti rispetto all’originale. Resta comunque il solito dentone arrotondato negli angoli. C’è da dire che l’incisione della fustellatura in questo tipo di falsi non ha mai avuto caratteri costanti all’interno dello stesso foglio, in alcuni francobolli è abbastanza ben fatta, in altri è più evidente l’incisione a “v”, specialmente lungo i lati verticali. In questo valore da 0,70, la fustellatura è stata migliorata e le forme a “v” sembrano non esserci più anche se la pendenza dei denti differisce dall’originale.

Nelle ultime due figure sono riportate la tracciatura verticale (figura 12) e quella orizzontale (figura 13).

il 70 cent falso del III tipo

Figura 12 – la tracciatura verticale, l’originale a sinistra, a seguire i falsi del 3° e 4° tipo.

 

il 70 cent falso del III tipo

Figura 13 – la tracciatura orizzontale, l’originale in alto, a seguire i falsi del 3° e 4° tipo

 

In entrambi i falsi (3° tipo al centro delle figure ed il 4° a destra o in basso) le tracciature sono molto incise e decisamente differenti sia tra loro che rispetto all’originale (sempre in alto nelle due figure). Anche questo carattere è stato migliorato nel 4° tipo, ma non raggiunge ancora la delicatezza e le dimensioni delle incisioni e del passo che riscontriamo negli originali. Nelle imitazioni si ha sempre un taglio profondo e largo tanto che tende ad incidere anche il foglio siliconato sottostante; questo fatto indebolisce quasi sempre la rigidità del foglio. Da notare anche la precisione degli incroci nella tracciatura originale che in entrambe le imitazione non esiste se non casualmente.

LO STAVAMO ASPETTANDO: IL FALSO DA 70 CENTESIMI DI POSTA ITALIANA

Nicola Luciano Cipriani

Ripubblico questo articolo un po’ datato, ma utile per tenere in un unico contenitore i miei articoli sui falsi della serie ordinaria Posta Italiana e l’evoluzione delle caratteristiche utilizzate per stamparli. Ho apportato alcune aggiunte relativamente a ritrovamenti successivi e alla vernice bozzolosa. L’articolo originario è apparso a suo tempo su Il Francobollo incatenato, n. 238, nel marzo 2014 e su Il Postalista 1l 17-6-15.

 

Ormai è diventata non solo una consuetudine, ma penso anche un impegno di sfida, non solo nei confronti dello Stato, ma, ritengo, anche nei nostri che cerchiamo di mettere in evidenza la non perfezione delle imitazioni. Ad ogni nuova integrazione alla serie ordinaria Posta Italiana (sono già apparsi i falsi da 0,60, 1,40, 1,50, 2,00 e 3,30), arriva l’integrazione della serie falsificata. Dalla prima pubblicazione di questo articolo sono seguiti anche i ritrovamenti dei falsi da 0,85, 1,90 e 3,60. Questi falsi vengono venduti certamente a meno del facciale per lo smercio attraverso le rivendite conniventi di valori bollati, ma nel mercato filatelico il guadagno è stato in proporzione maggiore in quanto, fino a qualche tempo fa, erano venduti a più del facciale. Oggi la situazione è meno fertile e vengono offerti stock in internet a meno del facciale.

Il nuovo valore da 0,70 falso ha delle migliorie rispetto ai precedenti fratellini: la stampa è più pulita ed appare ancora più vicina a quella degli originali. Ma, prima di passare in rassegna le sue caratteristiche e le differenze con l’originale, vorrei prima di tutto evidenziare che l’inchiostro verde e rosso sono debolmente fluorescenti, ma interessante è anche la carta utilizzata, è nuova per i falsari, un po’ meno per alcune emissioni estere: contiene al suo interno filamenti fluorescenti di vario colore, visibili solo in luce viola (figura 1). La carta superiore stampata non è molto diversa da quella degli altri falsi, diverso è invece il foglio siliconato che negli altri falsi ha riflessi perlacei. In questo falso, invece, è molto simile a quello dei francobolli originali.

 

lo stavamo aspettando: il falso da 70 centesimi

Figura 1 – il falso 0,70 in luce viola

 

Nelle immagini che seguono, l’originale è sempre in alto o a sinistra.

Nelle figure 2 e 3 sono mostrate le differenti dimensioni tra l’originale e l’imitazione. Si tratta di differenze minime: 0,2 mm in larghezza e 0,1 mm in altezza (figura 3), quindi poco percettibili se non con un ingrandimento.

 

lo stavamo aspettando: il falso da 70 centesimi

Figura 2 – confronto in larghezza tra l’originale (in alto) e l’imitazione.

 

Indubbiamente queste differenze sono legate al metodo di registrazione dell’immagine, probabilmente fotografica. Da notare che anche con l’ingrandimento riportato in queste prime due figure, le due immagini appaiono decisamente identiche, se si eccettua il colore della busta che vedremo più avanti. Nella successiva figura 4 è riportata la porzione di sinistra della cartella grande; si nota bene il minore spessore dei font di stampa nell’imitazione, questa maggiore sottigliezza conferisce all’immagine una migliore pulizia rendendo le scritte maggiormente leggibili e la microscrittura identificabile come tale. Nelle imitazioni precedenti della stessa serie, questo carattere era leggermente più grossolano e più facilmente distinguibile da quello originale.

 

lo stavamo aspettando: il falso da 70 centesimi

Figura 4 – le scritte in cartella grande a
sinistra della busta, l’originale in alto

 

Altro carattere di miglioria in questo nuovo falso, comune anche al fratello da 0,75, è la vernice bozzolosa o embossing digitale o verniciatura UV (questa vernice si accoppia bene con la stampa offset conferendo un aspetto estetico meno piatto) che conferisce il rilievo alla stampa in forma di buccia d’arancia. Ricorderete che l’effetto rilievo, tipico della calcografia, era stato simulato con una vernice trasparente bozzolosa che alla lente appare come plastificata. Questa vernice è lucida ed aveva i bozzoli un po’ troppo grandi tanto da essere facilmente riconoscibile facendo scivolare il polpastrello sul disegno. La nuova versione di questa vernice plastica è stata applicata con bozzoli molto più piccoli e la differenza con la vera calcografia si è ridotta ma resta comunque riconoscibile. In ogni caso rimane sempre la possibilità di riconoscere questa imitazione. Se osservate infatti l’immagine di figura 4, vi rendete conto che l’originale appare più pulito dell’imitazione (in basso), tra le lettere della microscrittura appaiono piccole macchioline grigie che sono l’effetto prodotto dalla luce incidente dello scanner che muore all’interno dei piccoli bozzoli plastici. Se poi questa vernice è un po’ fuori registro rispetto al colore, allora queste macchioline grigie si vedono anche lungo uno o due bordi del disegno (dipende dall’entità e dalla direzione del fuori registro). Nel caso di figura 4 (in basso), si vede bene come i bordi superiore e sinistro siano accompagnati da una serie di puntini grigi, visibili molto bene sopra la parola poste in alto a sinistra. Tutte le scritte ed il disegno hanno come base questa vernice plastica che è evidente anche nelle figure 5 alla sinistra della p di poste e nel contorno superiore delle altre lettere, nella figura 6 sopra il “7” e nella figura 7 sopra la t di italia.

lo stavamo aspettando: il falso da 70 centesimi

Figura 5 – parte della scritta l’originale in alto

 

lo stavamo aspettando: il falso da 70 centesimi

Figura 6 – il valore, l’originale in alto

 

lo stavamo aspettando: il falso da 70 centesimi

Figura 7 – la scritta ITALIA, l’originale in alto

 

Un carattere particolare è anche la bustina che vola (figura 8), nell’originale ha sempre la copertura dorata che può avere riflessi più o meno evidenti, ma sempre presente; nell’imitazione la doratura è sempre assente, ma con luce radente è molto lucida grazie alla verniciatura UV.

lo stavamo aspettando: il falso da 70 centesimi

Figura 8 – la busta, l’originale a sinistra

 

Nella figura 9, invece, non ci sono grandi differenze da evidenziare, però c’è da dire che l’inchiostro utilizzato per questi falsi è sempre molto lucido che ben riflette la luce radente. Se c’è del fuori registro con la vernice plastica sottostante, sia nelle scie che nelle altre scritte è ben visibile l’effetto riflettente dell’inchiostro.

lo stavamo aspettando: il falso da 70 centesimi

Figura 9 – le scie, l’originale a
sinistra

 

La figura 10 mostra una leggera differenza di tono del rosso, direi non significativa; è interessante, invece, in quanto mostra bene, a causa del fuori registro, la vernice plastica sottostante la quale conferisce un aspetto non ben definito ai caratteri. Queste lettere sono un ottimo elemento per vedere la vernice plastica in quanto, per la loro sottigliezza, è sufficiente un piccolissimo fuori registro per metterla in risalto. Tra l’altro la vernice plastica è debolmente fluorescente e la luce viola la mette in evidenza.

lo stavamo aspettando: il falso da 70 centesimi

Figura 10 – la scritta in ditta, l’originale in alto

 

Anche la fustellatura è stata migliorata (figura 11). Come si può notare, non sono più evidenti le incisioni a “v”, gli incavi sono più arrotondati, ma i denti sono leggermente più corti e più appuntiti rispetto all’originale.

lo stavamo aspettando: il falso da 70 centesimi

Figura 11 – la fustellatura, l’originale in alto

 

Resta comunque il solito dentone arrotondato negli angoli. C’è da dire che l’incisione della fustellatura nel falso non ha mai avuto caratteri costanti all’interno dello stesso foglio, in alcuni francobolli è abbastanza ben fatta, in altri è più evidente l’incisione a “v”, specialmente lungo i lati verticali. In questo valore da 0,70, la fustellatura è stata migliorata e le forme a “v” sembrano non esserci più anche se la pendenza dei denti è diversa dall’originale.

Nelle ultime due figure è riportata la tracciatura verticale (figura 12) e quella orizzontale (figura 13).

lo stavamo aspettando: il falso da 70 centesimi

Figura 12 – la tracciatura verticale, l’originale in alto

 

lo stavamo aspettando: il falso da 70 centesimi

Figura 13 – la tracciatura orizzontale, l’originale in alto

 

Anche questo carattere è stato migliorato, ma non raggiunge ancora la delicatezza e le dimensioni delle incisioni e del passo che riscontriamo negli originali (sempre in alto nelle due figure). Nelle imitazioni si ha sempre un taglio profondo e largo tanto da indebolire spesso la rigidità del foglio; da notare anche la precisione degli incroci nella tracciatura originale che nell’imitazione non esiste se non casualmente.

MAMMA MIA QUANTI FALSI DA 0,60 DI POSTA ITALIANA!

Nicola Luciano Cipriani

 

Premessa

questo é un articolo che raccoglie tutti i falsi da 0,60 di Posta Italiana e li mette a confronto con l’originale. Sono prese in considerazione tutti gli elementi che compongono la vignetta. Come detto per altri articoli, lo inserisco nelle mie pagine per agevolare la ricerca sui falsi noti di questa serie raggruppandoli in un unico sito. E’ un articolo pubblicato su Il Francobollo Incatenato n. 222, ottobre 2010, e su Il Postalista il 7.03.2014.

 

Introduzione

Purtroppo devo ripetermi. Quando, il 7 luglio 2009 uscì la nuova ordinaria di Posta Italiana, dissi subito e con chiarezza che questi francobolli sarebbero stati facilmente falsificabili. Con puntualità la cosa è stata realizzata anche se in vario modo, come vedremo più avanti. Di certo, bisogna riconoscere che il titolo dato a questo articolo parla da sé. Quando vengono prodotti francobolli falsi, è difficile avere l’opportunità di accorgersene sin dall’inizio; in genere ci si rende conto solo quando capita una missiva tra le mani di qualche collezionista oppure se qualche smerciatore li propone a livello collezionistico cosa che, bisogna riconoscere, succede sempre più spesso. La prima segnalazione di un falso di Posta Italiana risale al 5 giugno 2010 (figura 1), da quanto tempo era in circolazione? Il suo ritrovamento fu realmente casuale, come comunicato da Diego Carrarosul n. 199 de Il Francobollo Incatenato.

mamma mia quanti falsi!

Figura 1 – 60 cent. falso I tipo

 

Questo falso è decisamente grossolano e mal fatto, facilmente riconoscibile nel colore della busta volante e nella fustellatura fatta ad ondine con passo 10. Vedremo più avanti gli altri elementi distintivi. Non è facile stabilire la cronologia delle comparse sul mercato dei francobolli falsi di questa emissione, come non è facile stabilire la data di immissione sul mercato; dobbiamo, come al solito, basarci sulle date dei documenti postali che riusciamo ad individuare. Su questa base, possiamo dire che le imitazioni sono comparse tutte tra il 2010 ed il 2011, forse, solo quello denominato III tipo potrebbe essere stato distribuito nel 2011 in quanto il ritrovamento è di questa primavera (segnalazione del nostro socio C. C.). Sicuramente i falsari si sono messi all’opera subito dopo l’emissione della nuova ordinaria. Ad ogni modo del II tipo abbiamo notizia di ritrovamenti su bustoni (figura 2) e fuori tariffa (€ 1,80) nel corso del 2011 e qualche lettera primo porto ed una secondo porto con l’aggiunta di un 20 cent. di Posta Italiana

mamma mia quanti falsi!

Figura 2 – 60 cent. falso II tipo

 

Di tutti questi falsi sono noti solo i valori da 60 cent.; tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011 sono comparsi ulteriori falsi, molto insidiosi per il livello dell’imitazione, di tutti i valori, ad eccezione dei piccoli (5, 10 e 20 cent.) e di quello da 75 cent. Chiamerò IV tipo questi ultimi, anche se probabilmente non lo sono cronologicamente; ho preferito descrivere in successione gli altri tre tipi che ben si differenziano da questi ultimi, anche se il terzo tipo ha caratteristiche proprie. Delle imitazioni del IV tipo ho pubblicato una descrizione ne: Il francobollo Incatenato n. 215. A seguire le immagini del III eIV tipo.

mamma mia quanti falsi!

Figura 3 – 60 cent. falso III tipo

 

 

mamma mia quanti falsi!

Figura 4 – 1,40 falso del IV tipo in questa versione è stata falsificata la serie completa.

 

Nel proseguo del testo, per la descrizione delle differenze tra questi francobolli presenterò prima sempre l’originale e, a seguire, i tipi I, II, III e IV.

Parliamo innanzitutto della carta, quella del I tipo è lucida, morbida, e bianca, inoltre, essa non oppone resistenza piegandola dolcemente tra le dita. Per questo falso non ho potuto visionare le caratteristiche della carta siliconata di supporto. Le caratteristiche della carta del francobollo del II tipo sono molto simili a quella del I tipo, inoltre la carta siliconata di supporto è bianca brillante. Quella del francobollo del III tipo invece è molto più lucida, bianca e leggermente più resistente alla flessione, inoltre, quella siliconata di supporto è bianca opaca, quasi grigina. La carta dei francobolli del IV tipo, invece, è bianca, opaca, più resistente dei precedenti alla flessione tra le dita la carta siliconata di supporto è bianca, con tonalità compresa tra quella del II e III tipo. Di tutte queste imitazioni, quella che presenta le caratteristiche della carta più simile all’originale è decisamente l’imitazione del IV tipo. Nell’originale infatti riscontriamo sia la carta semilucida (prime tirature) che opaca (tirature più recenti), ma, sempre abbastanza resistente alla flessione. Il supporto siliconato è quasi sempre bianco, ma mai smorto o brillante.

La stampa in nessuna imitazione è in calcografia, direi tutte in offset. In particolare i tipi I e II hanno il tratto pieno per i contorni e le linee, mentre per i riempimenti è stato usato un retino piuttosto grosso a pallini con una densità del 50% circa. Anche il III tipo è stato stampato in offset, ma con retini molto fini e a più colori; questo carattere si vede bene negli ingrandimenti delle figure 5, 6, 7, 8 e 9.

Il quarto tipo si differenzia dalle prime tre imitazioni, la stampa è sempre a tratto pieno e per i riempimenti della busta e delle scie è stato usato un retino a maglia quadrate, molto simile all’originale, ma con inclinazione leggermente differente. Come detto queste imitazioni sono molto vicine all’originale e possono passare facilmente inosservate; i falsari hanno anche adottato un accorgimento che simula la calcografia: su tutte le parti del disegno è stata sovrapposta una speciale vernice trasparente che ha prodotto microscopici globosità superficiali (stama a verniciatura UV o embossing digitale) che producono l’effetto delle asperità della calcografia. In taluni esemplari l’effetto è eccessivo, ma in altri anche questo carattere si avvicina molto all’originale. Nella figura 5 è messa a confronto lamicroscrittura.

mamma mia quanti falsi!

Figura 5 – in alto l’originale ed a seguire verso il basso i falsi I, II, III e IV tipo

 

Nelle imitazioni del I, II tipo è leggibile la microscrittura e mancano le lettere nascoste “IPZS” disperse nel testo. Le righe sono 9 anziché 8 e la prima parola è EPOSTE, con la gambina della N precedente appena accennata e mal definibile per l’interferenza della cornice, anziché POSTE.  Nel III tipo la microscrittura è sostituita da una massa informe di puntini colorati con prevalente tonalità del blu. Infine, il IV tipo ha la microscrittura su 8 righe e con le lettere nascoste “IPZS”, il tutto è molto simile all’originale. La cartella piccola posta a sinistra della scritta “Posta Italiana” (figura 6) presenta le stesse caratteristiche di quelladestra.

mamma mia quanti falsi!

Figura 6 – cartella piccola, a sinistra l’originale, a seguire le imitazioni

 

Anche in questo caso il I e II tipo sono molto simili e la prima parola è ANEPO anziché POSTEIT.

Il valore facciale “€ 0,60” (figura 7) conferma similitudini e differenze viste fino ad ora: il I e II tipo sono identici nelle linee generali differendo tra loro solo per la inchiostrazione un po’ più pesante; in questo caso si può notare, rispetto all’originale, la differente forma del simbolo dell’euro, leggermente ellittica, e quella delle cifre: lo “0” più stretto ed il “6” con l’occhiello più piccolo e la curva alta più accentuata. Il III ed il IV tipo, invece, sono molto simili all’originale.

mamma mia quanti falsi!

Figura 7 – in alto l’originale, a seguire verso il basso dal I al IV tipo

 

Anche le figure 8, 9 e 10 ripropongono le conferme delle similitudini e differenze riscontrate: I e II tipo uguali tra loro, il III differente da tutti ed il IV simile all’originale.

mamma mia quanti falsi!

Figura 8 – in alto l’originale ed a seguire i quattro tipi di falsi,

 

mamma mia quanti falsi!

Figura 9 – a sinistra l’originale, a seguire dal I al IV tipo

 

mamma mia quanti falsi!

Figura 10 – in alto l’originale ed a seguire verso il basso i quattro falsi

 

Un discorso a parte merita la tracciatura (perforazione a tratteggio) e la fustellatura (figura 11). La tracciatura dei tipi II e III è identica: 2 mm di linea forata e 1 mm intatto. Del primo tipo non ho elementi per effettuare le misure, ma penso che possa essere ipotizzata la sua appartenenza a questo gruppo per le forti similitudini con il II tipo. Il IV tipo ha invece 3 mm, in verticale, e 3,5, in orizzontale, di tratto tagliato e 1 intatto. L’originale ha, invece, 2,5 e 0,5.

Anche la fustellatura conferma ulteriormente differenze e similitudini riscontrate nell’analisi di questi falsi, in particolare è da notare che i fustellatori utilizzati per i tipi I, II e III sono identici sia nel passo (10), sia nella modalità del taglio. Si tratta, infatti, di segmenti di fustellatori lineari separati tra loro ed accostati in modo da comporre il rettangolo che delimita il francobollo, essi sono probabilmente montati su un unico telaio. Agli angoli del francobollo si vede bene la non continuità del taglio. Il fustellatore del IV tipo è, invece, costituito da un unico elemento rettangolare che taglia come una lama in continuo il contorno del francobollo. La similitudine con l’originale è elevata e non facilmente distinguibile. La misura del passo ha fornito il valore 11,25 (contro 11 dell’originale), ma più che questo valore, è indicativa la forma dei denti, sia di quello grande in corrispondenza degli angoli, sia degli altri. intendiamoci, non si tratta di evidenti differenze, però il dente d’angolo è più tondo, mentre, gli altri sono leggermente più appuntiti rispetto aglioriginali.

mamma mia quanti falsi!

Figura 11 – in alto l’originale, a seguire verso il basso, dal I al IV tipo

 

Per concludere resta solo da dire che, con un buon grado di certezza, i tipi I e II sono stati eseguiti dalla stessa mano e che le differenze di colore sono dovute solo ad una differente inchiostrazione; le leggere differenze di tonalità cromatiche che si riscontrano nel rosso (che appare più violaceo nel I tipo) non le ritengo diagnostiche e penso che questi due falsi debbano essere considerati due tipi di una stessa produzione. Il III tipo differisce molto dai primi due e non ci sono elementi diagnostici per attribuirlo alla stessa mano dei precedenti, anche se non si può escludere una evoluzione della tipologia di stampa, ma sarei propenso a tenerlo separato. Il IV tipo è da tenere distinto dai precedenti in quanto eseguito con tecniche decisamente differenti. Come già esposto, la sua elevata similitudine con l’originale lo rende veramente molto insidioso, può passare non solo molto facilmente per posta, anche se sottoposto a controlli visivi, ma anche essere scartato per apparire poco interessante agli occhi di molti collezionisti.

POSTA ITALIANA: FACILI DA FALSIFICARE

Nicola Luciano Cipriani

.

Premessa

Questo articolo descrive le caratteristiche della prima emissione, quella del 7 luglio 2009, che dopo circa un anno o poco più è stata falsificata e distribuita a piene mani sul territorio nazionale. Parlo dei valori da 0.60, 1.40, 1.50 e 2.00 euro. Come detto per altri articoli, lo inserisco nelle mie pagine per agevolare la ricerca sui falsi noti di questa serie raggruppandoli in un unico sito. Anche in questo articolo ho aggiunto la descrizione della vernice plastica, definita a suo tempo bozzolosa, che ricopre le parti stampate e che è chiamata tecnicamente embossing digitale o verniciatura UV. La precedente versione di questo articolo è stata pubblicata su Il Francobollo Incatenato n. 215 febbraio 2012.

.

Introduzione

Quando il 7 luglio del 2009 fu emessa la nuova ordinaria e ne comperai subito un paio di serie, dissi con estrema chiarezza che questa ordinaria sarebbe stata facilissima da falsificare. Aggiunsi anche che già solo facendo una fotocopia su delle semplici etichette adesive la missiva sarebbe sicuramente passata per posta. Chi ha ideato questi francobolli si è preoccupato moltissimo di usare tecniche all’avanguardia e antisofisticazione come gli inchiostri metallici, ma pare che non si sia preoccupato minimamente di comporre un disegno difficilmente imitabile. Imitare questa serie è veramente alla portata di tutti tant’è che già nel giugno del 2010 è stato ritrovato un falso grossolano dello 0,60 (Il Francobollo Incatenato, n. 199 – settembre 2010) e chi sa da quanto tempo prima era in circolazione. Quel falso era veramente grossolano. Tra la fine del 2011 e l’inizio di quest’anno sono stati ritrovati altri falsi, questa volta in serie completa, mancherebbe solo il 75 cent, a parte i tagli di piccolo valore, ma questo è un valore molto poco usato rispetto agli altri e, forse, i falsari non lo hanno preso in considerazione. In realtà poi verrà ritrovato anche il valore da 0,75. Questi falsi però sono presenti sul mercato da oltre un anno. Come faccio a saperlo? Semplice, nello studiarli ho ripreso alcuni bordi di foglio del mio archivio per un confronto delle scritte di bordo e mi sono accorto che un bordo destro dello 0,60 in mio possesso dall’autunno del 2010 è identico a questi falsi. Questo bordo di foglio fa parte di due strisce acquistate perché appartenenti alla terza tiratura (Il francobollo Incatenato, n. 201 – novembre 2010); una è autentica, l’altra no. La differenza a dire il vero, già allora, era quasi inesistente. Con il senno del poi invece ho potuto attribuire ai falsi anche questa striscia.

Prima di entrare nella descrizione dettagliata di questi falsi, ed in base alle poche righe sopra, vi sarete già resi conto che sono fatti veramente bene ed a colpo d’occhio non è possibile riconoscerli. Certamente un occhio ed un dito esperti, ma anche sempre molto attenti, difficilmente potranno essere ingannati, ma bisogna essere veramente attenti ai particolari perché è veramente molto facile non accorgersi di nulla. Vedremo più oltre quali sono gli elementi distintivi.

Nel mio precedente articolo (Ancora un falso prioritario edizione 2006 senza millesimo – in questo numero del notiziario) avevo iniziato ironicamente a parlare con i falsari, poi ci ho ripensato ed ho cancellato quella parte perché mi era sembrata un po’ eccessiva. Questa idea però l’avevo nel cervello da tempo perché con i continui articoli, non solo miei, in cui sono state descritte le differenze tra falsi ed originali, si stava in pratica dando involontariamente le correzioni per fare un falso irriconoscibile. Questo dubbio mi pervade sempre quando scrivo un articolo di questo tipo, non solo per i falsi in frode postale, ma anche per quelli da collezione. In sostanza nella mia fantasia rimproveravo ironicamente i falsari per essere dei cattivi studenti (scusate, ma esce fuori la mia anima di docente) in quanto hanno cercato di aggiustare continuamente il tiro sui falsi dei prioritari senza mai avvicinarsi più di tanto alla realtà. L’elemento più difficoltoso è stata la fustellatura, quasi sempre molto differente dal francobollo vero, ma certamente anche i caratteri di stampa sono stati approssimati. Anche il primo falso del 2010 della nuova ordinaria è lontano mille miglia dalla realtà. Questa volta però i falsari mi devono aver letto nel cervello, quel rimprovero ironico e taciuto deve essere stato in qualche modo ascoltato: questi nuovi falsi sono veramente fatti bene. Complimenti signori falsari!

.

Presentazione della serie contraffatta

Allora è arrivato il momento di entrare nel vivo della descrizione. Prima di tutto ve li presento in confronto con gli originali, nella figura 1, in basso ci sono i falsi. Come potete notare, a parte la leggera differenza di tono di colore che può rientrare nelle normali variazioni cromatiche di una ordinaria, per il resto non si notano differenze di alcun tipo.

posta italiana: facili da falsificare

Figura 1 – in alto la serie di francobolli autentici, in basso i corrispondenti falsi.

Si può notare anche la differenza di quadratura della perforazione a tratteggio che è irregolare nelle imitazioni, mentre produce rettangoli perfetti negli autentici. Ma questo è un particolare che si può notare perché nella figura c’è un confronto diretto, in condizioni normali passa inosservato, anch’io l’ho notato solo dopo aver composto l’immagine. I fogli interi si presentano nello stesso modo degli originali, finanche il codice della numerazione progressiva di colore nero che è ballerino: talora più alto, talora più basso. Ma proprio questo appare l’elemento più evidente, il tratto pieno della stampa stride fortemente con il retinato dell’originale. Le barrette originali del codice, a causa della retinatura, hanno l’aspetto leggermente ondulato, come se fossero fatti a mano, mentre, quelle falsificate sono perfettamente diritte e nette; la stessa considerazione vale per lettere e cifre del codice alfanumerico. Triangoli e barrette di colore presenti lungo il bordo basso destro non mostrano invece alcuna apparente anomalia, né diverso appare il codice a barre di colore verde a parte la tonalità leggermente differente. Nel proseguo del testo il confronto è fatto con un valore autentico da 0,60 della terza tiratura, ovvero quella con stampa sottile a cui l’imitazione si avvicina di più.

La carta – questa volta i falsari hanno scelto anche una carta adeguata, però non è la stessa del Poligrafico. Le leggerissime differenze sono il colore meno bianco ed è anche appena più morbida di quella originale. Anche in questo caso le differenze si possono notare solo con un confronto diretto. La carta è anche un po’ meno brillante, ma questo carattere è molto variabile anche negli originali.

La stampa – i falsi sono stati stampati in offset a tratto pieno, la differenza con gli originali si può notare solo con una lente (8 o 10x), a occhio non si vede nulla. La stampa calcografica ha un certo rilievo ed al tatto si rileva abbastanza bene una certa debole ed omogenea asperità, mentre la stampa offset è piatta e liscia; in questi falsi però la differenza con la calcografia potrebbe passare inosservata perché il tocco di classe dei falsari è stato quello di sovrapporre la stampa con una vernice densa e trasparente che ha l’aspetto di un liquido coagulato ed essiccato (figura 2).

posta italiana: facili da falsificare

Figura 2 – in cifra nera l’originale. Le imitazioni mostrano all’interno delle righe bianche della busta la presenza di globosità di colore grigio, particolarmente evidente nel valore da 1,40, meno nello 0,60 e nel 2,00, poco visibile nell’1,50 e nel 3,30 che ho omesso. La globosità grigia è l’effetto della vernice trasparente a rilievo scansionata.

In pratica è grossolanamente bozzolosa ed al passaggio del dito si percepisce come stampa a rilievo. In gergo tecnico questa vernice si chiama embossing digitale o vernice UV; si tratta di una vernice che lascia volutamente globosità diffusa e più o meno regolare la quale con l’essiccamento lascia queste asperità intatte. L’embossing digitale usato per queste imitazioni produce però un effetto un po’ esagerato e dal confronto si percepisce subito la differenza. La vernice trasparente, inoltre, rende più confusa la stampa sottostante, ha l’aspetto di un film di plastica che ricopre la stampa a colori ed ha una certa brillantezza che si nota con facilità, ma sempre andando a guardare in modo specifico e, soprattutto, occorre un buon occhio. Ma se non è facile riconoscere queste imitazioni facendo attenzione a questi particolari, è certamente più facile se si osservano le linee diritte del codice a barre nero sul bordo destro. C’è da dire anche che la stampa calcografica ha spesso falle dovute a mancanze di inchiostro, cosa che l’offset ha molto più difficilmente. Questo carattere è molto frequente nei francobolli originali come misi in risalto poco dopo l’emissione (Il Francobollo Incatenato, n. 195 – Aprile 2010).

La scritta “Postaiteliane”, che ho spezzato per comodità di impaginazione nelle figure 3 e 4, pur essendo molto fedele nelle dimensioni e nei caratteri, mostra una certa opacità della stampa, inoltre il quadrettato azzurro interno alle lettere chiude maggiormente i quadratini bianchi e non è nella giusta posizione di corrispondenza con l’originale in molte lettere; infine, queste ultime, nell’imitazione sono leggermente più grasse.

posta italiana: facili da falsificare

Figura 3 – imitazione con stampa opaca in basso.

 

posta italiana: facili da falsificare

Figura 4 – imitazione con stampa opaca in basso.

La microscrittura è stata molto decantata dalle Autorità come un importante elemento antisofisticazioni, sicuramente lo è utilizzando la calcografia ed inchiostri particolarmente costosi, ma come ho già scritto in altre occasioni, i falsari utilizzano strumenti e metodi meno costosi per fare imitazioni quanto più possibile vicine agli originali. Quindi la microscrittura e tutti gli altri elementi utilizzati, non sono e non possono essere considerati un deterrente contro le falsificazioni. Più che i materiali, è necessario adottare un disegno che possa essere difficilmente contraffatto tanto che eventuali tentativi portino sempre a risultati molto diversi dall’originale.

Nelle figure 5 e 6 sono riportate le due cartelle con la microscrittura.

posta italiana: facili da falsificare

Figura 5 – cartella sinistra, a destra l’imitazione.

 

posta italiana: facili da falsificare

Figura 6 – cartella destra, la posizione delle lettere intruse (IPZS) è in sintonia con l’originale.

Nella cartella piccola di sinistra si vede molto bene come la stampa calcografica dell’originale (a sinistra nella figura) sia molto pulita e brillante grazie alla tecnica speciale in dotazione al Poligrafico, mentre nell’immagine di destra risalta in modo netto l’opacità e la irregolarità della stampa offset. Nella figura 6 in particolare si nota come i falsari siano stati attenti anche a riprodurre le lettere aggiunte (IPZS) e intercalate nella microscrittura. Anche questo fu pensato come elemento che avrebbe agevolato il riconoscimento dei falsi. Ma non credo che i falsari seguano le informazioni filateliche, o forse può anche darsi, ma è evidente, dalla fedeltà della riproduzione di queste due figure che l’immagine è stata ripresa fotograficamente (o tramite scanner). Si possono notare leggerissime variazioni nella distanza tra le lettere, ma ritengo che queste minime differenze possano rientrare nella preparazione della riproduzione delle immagini.

La scritta “ITALIA”, con “A. CIABURRO” subito sotto, (figura 7) presenta le stesse differenze già descritte per “Posteiteliane”, qui si nota maggiormente la non corrispondenza del quadrettato dell’imitazione (in basso nella figura).

posta italiana: facili da falsificare

Figura 7 – scritta ITALIA, l’imitazione è in basso.

 

posta italiana: facili da falsificare

Figura 8 – confronto del valore, l’imitazione in basso.

Anche il nome dell’incisore presenta le stesse caratteristiche di opacità, in questo caso si nota anche una maggiore irregolarità del contorno delle lettere nell’imitazione e una certa differenza nella forma delle “R”: l’imitazione ha l’occhiello superiore più piccolo. La scritta € 0,60 (figura 8) presenta le maggiori differenze di tonalità di tutte le scritte; in questo caso, infatti, le linee del quadrettato azzurro sono leggermente più sottili e, conseguentemente, i quadrati bianchi più grandi; nell’insieme si ha l’impressione che il colore sia più chiaro

posta italiana: facili da falsificare

Figura 9 – confronto della piccola scritta in ditta, in basso i caratteri sottili dell’imitazione.

Le cifre sono leggermente più strette, ma le differenze maggiori si osservano nella virgola, che è più diritta nell’imitazione, e nel “6” che nell’imitazione ha l’occhiello più tondo. Nel complesso il quadrettato è corrispondente all’originale. Le scritte in ditta (I.P.Z.S. S.p.A. – ROMA) (figura 9) sono fatte molto bene, hanno gli stessi caratteri, ma sono decisamente molto più sottili.

Che dire delle scie: decisamente fatte bene! Ma una piccola differenza c’è, si tratta proprio del classico pelo: il retinato della imitazione non è perfetto, l’angolo tra le linee non è proprio di 90° come nell’originale. Per il resto hanno la stessa geometria, sia quelle verdi che quelle rosse (figure 10 e 11). Nelle scie rosse notiamo anche una piccola falla di stampa nell’angolo destro della scia in basso, si tratta di una falla casuale ed anche comune in calcografia, cosa che l’offset difficilmente presenta.

posta italiana: facili da falsificare

Figura 10 – il confronto delle scie verdi, l’imitazione in basso.

 

posta italiana: facili da falsificare

Figura 11 – le scie rosse, l’imitazione è in basso.

.

La fustellatura e la perforazione a tratteggio – gli ultimi due caratteri analizzati che completano questa descrizione sono la fustellatura (figura 12) e la perforazione a tratteggio (figura 13).

posta italiana: facili da falsificare

Figura 12 – la fustellatura, l’imitazione è in basso.

 

posta italiana: facili da falsificare

Figura 13 – il confronto della tracciatura, l’imitazione è in basso.

La fustellatura per quanto simile all’originale, presenta degli indubbi caratteri distintivi. L’elemento più decisivo è il grande dente presente nei quattro angoli che nell’imitazione è leggermente più grande ma decisamente arrotondato rispetto all’originale che invece è più squadrato ed appuntito. Questo elemento aiuta molto nel riconoscimento di esemplari usati e su busta; per i nuovi aiuta sempre la fustellatura nel suo complesso che appare molto incisa ed irregolare nell’imitazione. L’originale ha il taglio molto pulito e leggero tanto che la scansione non lo mette molto in evidenza, nell’imitazione invece, oltre ad essere irregolare è anche molto pesante. Anche il passo non è proprio perfetto, nella figura 12 sono stati allineati i due primi denti di sinistra e si nota come a destra ci sia una leggera discrepanza, non rilevabile con l’odontometro. Un altro carattere fino ad ora trascurato è la perforazione a tratteggio, da molti chiamata tracciatura. Questo elemento è decisamente distintivo; nella imitazione i tagli verticali ed orizzontali sono uguali, lunghi e profondi ed inoltre quelli orizzontali terminano al contatto con quelli verticali. Nell’originale invece i tagli verticali sono più lunghi di quelli orizzontali, sono poco incisi e questi ultimi attraversano quelli verticali incrociandosi. I caratteri di fustellatura e di perforazione a tratteggio di questi falsi sono esattamente identici a quelli riscontrati nei falsi prioritari del 2011. questa coincidenza non può essere casuale, certamente il nesso è più significativo e non può che condurre alla convinzione che i falsari siano gli stessi. Ricordo infatti che gli ultimi falsi prioritari sono fatti anch’essi molto bene e per molti facilmente confondibili con gli originali. Anche questo sembra essere un parallelo non casuale con i falsi trattati in questo articolo. C’è da dire che il disegno e le caratteristiche di stampa dei prioritari sono stati un duro campo di lavoro per i falsari, cosa che invece non sembra essere per la serie ordinaria di Posta Italiana.

Per contattarmi

e-mail: l.cipriani@tin.it

cellulare: 333.797.78.99

Social

Rss Feed & Privacy

Segui i miei feed


Privacy Policy

Provider Top

francobolliperitofilatelico