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Nicola Luciano Cipriani

Francobolli falsi

UN NUOVO FALSO DA 0,70 DI POSTA ITALIANA

Nicola Luciano Cipriani (perito filatelico) e Antimo D’Aponte

L’amico Antimo, detto Nino, mi ha inviato molto tempo fa un francobollo da 0,70 di Posta Italiana completamente differente dalle altre imitazioni conosciute. Questo valore, insieme al fratello da 0,60, è stato tra i più falsificati degli ultimi anni. Nino lo ha avuto da un suo amico, non collezionista, che lo acquistò presso una rivendita in provincia di Salerno. Pensava di aver fatto un piccolo omaggio al suo amico, in realtà fu molto di più perché in un secondo momento Nino guardando questo francobollo si rese conto che aveva delle stranezze e mi chiese subito lumi e me lo inviò. Appena ricevuto l’esemplare, mi resi conto subito che era una nuova imitazione non ancora scoperta del falso da 0,70 di posta italiana e chiesi a Nino di allertarsi per vedere di trovarne almeno un blocco, meglio sarebbe stato un foglio intero, per poter studiare anche i bordi e vedere di scrivere un articolo con qualche conoscenza in più rispetto a quanto ricavabile da un solo francobollo. Purtroppo le ricerche di Nino non giunsero a nulla; anche io chiesi a qualche altro amico sparso sul territorio incriminato, ma le ricerche furono vane. A questo punto, vista l’impossibilità di reperire qualcosa di più utile da divulgare, mi sono deciso a scrivere questo articolo per diffondere la notizia del ritrovamento.

Nella figura 1 mostro l’esemplare così come mi è stato dato da Nino a confronto con un originale (a destra). A vederlo a colpo d’occhio sembrerebbe proprio buono, a parte il colore meno avorio della carta che, senza un confronto diretto, può sfuggire anche ad un attento esperto; non ha nulla che possa farlo riconoscere come imitazione e ad un ignaro consumatore non passerebbe assolutamente nessun dubbio per la testa. Invece gli elementi ci sono e non pochi; vediamoli.

 

Una novità tra i falsi da 0,70 di Posta Italiana

Figura 1 – confronto tra l’imitazione dello 0,70 (a sinistra) e l’originale.

La carta

In figura 2 mostro lo stesso francobollo ripreso a luce radente e due particolari esplicativi. Come si può vedere, la carta e la stampa riflettono molto la luce, sono entrambi particolarmente lucidi e non si nota differenza di capacità riflettente. Questo è l’elemento che rivela immediatamente la natura di questo francobollo. Il colore della carta è bianco e piegandola leggermente tra le dita mostra una buona elasticità tornando subito nella condizione iniziale.

 

Una novità tra i falsi da 0,70 di Posta Italiana

Figura 2 – la carta e gli inchiostri sono particolarmente riflettenti.

 

La stampa

La stampa è stata eseguita con il metodo offset ed appare molto curata, ma non troppo. La vignetta dovrebbe essere stata riprodotta attraverso un sistema fotografico anche se l’altezza della vignetta sembra non concordare con questa interpretazione. Infatti, nelle figure 3 (larghezza), 4 e 5 (altezza) si può notare come tutte le parti dell’immagine siano in proporzione anche se di differente misura. Quello che un po’ stona è l’altezza in quanto ai due estremi si ottengono risultati differenti. Tale differenza è dovuta alla maggiore distanza tra la parola Italia e Ciaburro nell’imitazione, come mostrerò più avanti.

 

Una novità tra i falsi da 0,70 di Posta Italiana

Figura 3 – la larghezza della vignetta dell’imitazione (in alto) è maggiore di quella dell’originale.

 

Una novità tra i falsi da 0,70 di Posta Italiana

Figura 4 – l’altezza dell’imitazione (in alto) all’estremo sinistro è molto simile l’originale.

 

Una novità tra i falsi da 0,70 di Posta Italiana

Figura 5 – l’altezza dell’imitazione (in alto) all’estremo destro è maggiore di quella dell’originale.

Come accennato, la stampa della vignetta non è particolarmente curata, infatti, nella figura 6, osservando la microscrittura, notiamo subito l’approssimazione con cui è stata realizzata.

 

Una novità tra i falsi da 0,70 di Posta Italiana

Figura 6 – confronto tra la microscrittura dell’imitazione (in alto) e l’originale.

Le lettere si possono riconoscere abbastanza bene, ma sempre incomplete e, con un po’ di fantasia, si possono ricostruire le parole. Nella figura si nota anche la maggiore lunghezza della cartella dell’imitazione (in alto), in sintonia con la maggiore lunghezza della vignetta.

Per la bustina che vola (figura 7) è stata simulata la stampa metallica dell’originale con una sovrapposizione di una griglia di colore giallo oro sovrapposta ad una blu, l’originale invece sulla griglia blu ha la seconda griglia di colore metallico che va dal verde scuro al verde chiaro con riflessi dorati più o meno evidenti; talora la doratura è talmente fievole da sembrare quasi argentea. Nell’imitazione l’effetto del colore giallo oro è predominante e le maglie delle due griglie sono leggermente più grandi.

 

Una novità tra i falsi da 0,70 di Posta Italiana

Figura 7 – confronto tra la bustina dell’imitazione (a sinistra) e l’originale.

Le scritte sono molto simili all’originale anche se piccole differenze ci sono. Nella figura 8 riporto il confronto tra la scritta Posteitaliane dell’imitazione (in alto) e dell’originale. A colpo d’occhio l’unica differenza visibile è la lunghezza della scritta che rispecchia la maggiore larghezza dell’imitazione. Si nota anche una distribuzione del quadrettato interno alle lettere differente rispetto all’originale; questo carattere è visibile particolarmente alla sommità di ciascuna lettera. È come se la griglia fosse traslata in alto e verso destra.

 

Una novità tra i falsi da 0,70 di Posta Italiana

Figura 8 – confronto tra la scritta Posteitaliane dell’imitazione (in alto) e l’originale.

 

Nella figura 9 riporto il particolare delle scritte Italia e Ciaburro per mettere in evidenza la maggiore altezza della vignetta lungo il lato destro rispetto a quello sinistro. Tale differenza sta nella maggiore distanza tra le due parole nell’imitazione rispetto all’originale, in pratica le scritte minute in basso (I.P.Z.S. S.p.a. – ROMA e CIABURRO) non sono in linea, come invece dovrebbero essere.

 

Una novità tra i falsi da 0,70 di Posta Italiana

Figura 9 – la distanza tra Italia e Ciaburro è maggiore nell’imitazione (a sinistra) rispetto all’originale.

 

La fustellatura

Prima della descrizione di questo carattere, preciso di aver dovuto aumentare il contrato della fustellatura dell’originale (riconoscibile dalla fascia più azzurrina in cui sono compresi i denti in figura 12) in quanto poco visibile per la delicatezza del tratto, al contrario nell’imitazione questo elemento è molto inciso e pesante. È talmente inciso che attraversa entrambi gli strati di carta, quello di stampa ed il supporto siliconato, con il risultato che i francobolli si separano direttamente dalla cornice con tutto lo strato di supporto (figura 10). Probabilmente questo elemento negativo deve essere stato il motivo di una scarsa produzione; è quanto si può ipotizzare dalle difficoltà di reperimento.

 

Una novità tra i falsi da 0,70 di Posta Italiana

Figura 10 – la fustellatura è molto incisiva ed attraversa entrambi gli strati di carta.

Continuando con la descrizione della fustellatura, passo a confrontare il fustellatore dell’imitazione con quello dell’originale. Qui le differenze, anche se possono passare facilmente inosservate, sono abbastanza evidenti in modo particolare negli angoli, dove il dentone dell’imitazione  è un semicerchio invece di essere leggermente appuntito. Sempre nell’imitazione, anche i denti lungo i lati mostrano tutta la loro differenza: più larghi e meno appuntiti (figure 11 e 12).

 

Una novità tra i falsi da 0,70 di Posta Italiana

Figura 11 – la fustellatura dell’imitazione (in alto) ha il dente d’angolo a forma di semicerchio ed i denti lungo i lati sono più larghi alla base e, quindi, meno appuntiti.

 

Una novità tra i falsi da 0,70 di Posta Italiana

Figura 12 – la fustellatura dell’imitazione (in alto) ha il dente d’angolo a forma di semicerchio ed i denti lungo i lati sono più larghi alla base e, quindi, meno appuntiti.

La tracciatura

Anche la tracciatura dell’imitazione si scosta notevolmente da quella dell’originale. Nelle figure 13 e 14 mostro rispettivamente le due tracciature orizzontale e verticale.

 

Una novità tra i falsi da 0,70 di Posta Italiana

Figura 13 – la tracciatura dell’imitazione (in alto) ha sia le incisioni sia gli interspazi più lunghi.

 

Una novità tra i falsi da 0,70 di Posta Italiana

Figura 14 – la tracciatura dell’imitazione (in alto) ha in verticale incisioni e interspazi più lunghi.

 

Come si può notare, l’imitazione ha intervalli taglio-intertaglio di passo più lungo rispetto a quelli dell’originale in entrambe le direzioni tanto che le due tracciature non sono in sintonia. Anche la dimensione degli incroci è differente, tanto che i rettangoli di ciascun francobollo hanno dimensioni differenti. L’imitazione ha i due tagli orizzontali più vicini tra loro e questi generano un rettangolo che contiene il francobollo, più corto rispetto all’originale. Non posso dire nulla del taglio verticale perché l’imitazione è tagliata a destra e non è possibile valutare questa dimensione. Infine, mentre gli incroci del fustellatore del Poligrafico formano una croce perfettamente simmetrica, quello di queste imitazioni ha intersezioni casuali, come ho rinvenuto in tutti i falsi da me studiati.

IL CASTELLO FALSO DA 500 LIRE

Nicola Luciano Cipriani (perito filatelico) –

Questo falso castello è noto da tempo ed è presente nell’elenco dei falsi redatto da Giovanni Riggi (figura 1). Secondo la descrizione del fondatore del CIFO, di questo falso dovrebbero esistere due differenti tipi prodotti, molto probabilmente, dallo stesso autore. La prima scoperta risale al 1992 e Riggi ne fornisce una descrizione scritta abbastanza semplice: stampa offset su carta patinata non fluorescente, dentellatura 11, gomma molto lucida e giallastra. Il secondo tipo, scoperto nel 1995, è stampato su carta opaca e con colori più scuri. Di questo secondo sembra che Riggi ipotizzi l’esistenza sulla base del tipo di carta e dei colori più scuri.

Il castello da 500 lire falso

Figura 1 – elenco dei castelli falsi secondo Giovanni Riggi e sua descrizione.

Per capire qualcosa di più su questo falso, ho chiesto un po’ di esemplari ai soliti amici: Ketty Borgogno, Diego Carraro, Stefano Finotti, Claudio Manzati e Stefano Proserpio mi hanno supportato e colgo l’occasione per un ringraziamento ufficiale. Nella figura 2 sono riportate le relative immagini.

Il castello da 500 lire falso

Figura 2 – gli esemplari falsi analizzati – B= Borgogno, C = Carraro, F = Finotti e M = Manzati, P = Proserpio.

 

Carta

Questi falsi sono stati stampati su carta non filigranata abbastanza sottile di differente tipologia. Dei due campioni analizzati direttamente (B = Borgongo e M = Manzati) (figura 2), uno ha carta porosa (B) e l’altro molto liscia. Il colore è bianco per il campione B, mentre è leggermente avorio per M. anche la fluorescenza è leggermente differente: bianco brillante in B e leggermente meno brillante in M.

 

Stampa

Il metodo utilizzato è il fotolito (offset), i colori sono molto piatti e talora con un evidentissimo fuori registro. Si notano rari e sparsi punti di colore che possono far pensare ad una stampa a getto d’inchiostro, ma questo mezzo di stampa è da scartare per la presenza del fuori registro. Le scritte superiori, anziché essere monocolori, mostrano un puntinato blu sovrapposto al marrone a tratto pieno ben visibile nei fuori registro (figure 3 e 4). Il colore verde dei due alberi è dato da una sovrapposizione di giallo pieno a bande con una serie di puntini blu. Puntini blu contornano anche la cifra 500 e sono sovrapposti anche sul marrone della cornice e delle scritte in ditta. I fuori registro portano questi puntini anche all’esterno della vignetta.

Il castello da 500 lire falso

Figura 3 – sovrapposizione del puntinato blu sul marrone del nome del castello.

 

Il castello da 500 lire falso

Figura 4 – sovrapposizione del puntinato blu sul nome dell’incisore

Dentellatura

La dentellatura è lineare con passo 11¼. Talora si notano fori ciechi disposti casualmente sui francobolli. Questa tipologia di perforazione non è molto precisa, tanto che le dimensioni dei francobolli sono abbastanza variabili.

 

Colla

Il campione M, l’unico nuovo visionato a mano, ha la colla leggermente giallina, lucida e sottile.

 

Analisi dei campioni e confronti

Gli otto esemplari visionati sono riportati in figura 2. A parte l’evidente fuori registro nell’F-2, in M e in P-2, a colpo d’occhio si nota subito una certa variabilità cromatica del marrone della cornice che d’impeto farebbe dividere gli otto in 2-3 gruppi. Ma non è solo il colore della cornice a far risaltare le differenze; a ben guardare anche il colore del castello dice la sua (figura 5).

Il castello da 500 lire falso

Figura 5 – differenze cromatiche nel colore del castello

Infatti i campioni C-1, C-2, B e P-1 hanno un tono che va da grigio verdino a grigio-azzurrino, mentre gli altri (F-1, F-2, M e P-2) sembrano essere lontani parenti. Tra questi ultimi si distingue bene il campione F-1 per il tono blu intenso, mentre i restanti hanno un tono decisamente azzurro. In questo quadro anche la leggera differenza di tono della loro cornice diventa significativa.

La figura 5 mette in evidenza anche una differenza dimensionale. Nell’immagine i castelli sono allineati secondo l’ultima finestra a sinistra, notiamo invece a destra una sporgenza differenziata tra gli esemplari del primo gruppo individuato e quelli del secondo gruppo. Tra questi ultimi si nota un’ulteriore leggera differenza che caratterizza gli esemplari M e P-1 per la larghezza maggiore del castello.

 

Ho voluto verificare anche le dimensioni dei francobolli e nelle figure 6 e 7 riporto rispettivamente la larghezza e l’altezza della vignetta. Per quanto riguarda la larghezza è evidente una variabilità inspiegabile, soprattutto perché l’altezza è, in confronto, decisamente costante. Sulla base della prima dimensione è possibile individuare due gruppi; al primo più numeroso, anche se con dimensioni non proprio uguali, sono ascrivibili gli esemplari C (1 e 2), B M e P-1; al secondo i due campioni F e P-2.

Il castello da 500 lire falso

Figura 6 – variazione in larghezza della vignetta

 

Il castello da 500 lire falso

Figura 7 – costanza dell’altezza della vignetta

Per quanto riguarda l’altezza (figura 7), si nota invece una maggiore costanza del dato, tanto che non è possibile riconoscere i gruppi individuati. In questa figura l’allineamento è stato fatto secondo il bordo alto della cornice, escludendo quindi le scritte. Si nota una differenza molto piccola tra alcuni campioni, ma certamente poco significativa ed in contrasto con i risultati della figura 6.

 

Conclusioni

Le osservazioni esposte farebbero pensare che questi francobolli siano stati stampati in tempi differenti. A questa conclusione si giunge per le eccessive differenze dei colori utilizzati, dei fuori registro e, direi, anche per le differenze dimensionali tra altezza e larghezza della vignetta. Per questa caratteristica poco spiegabile non si può addurre un metodo fotografico di replica perché in questo caso le differenze si sarebbero dovute trovare in entrambe le direzioni analizzate. Poiché per il fotolito si allestisce una serie di lastre, una per ciascun colore, si potrebbe pensare che alcune siano state rifatte o per danneggiamento/usura, oppure per aggiustare il tiro sul colore, cercando di produrre un falso che potesse somigliare il più possibile all’originale.

SONO GIUNTI INASPETTATI!

Nicola Luciano Cipriani http://www.peritofilatelicocipriani.it/ e

Diego Carraro http://www.diegocarraro.it/

Premessa

La appena trascorsa manifestazione ITALIAFIL 2015 è stata piena di novità. Oltre al clima abbastanza movimentato (almeno da parte degli scriventi), come spesso succede, anche in questa occasione è emersa una novità: sono stati scoperti i valori da 5, 10 e 20 centesimi di Posta Italiana contraffatti. Abbiamo sempre pensato che i piccoli valori non sarebbero mai stati sotto l’attenzione dei falsari, ma evidentemente ci siamo sbagliati, forse anche loro, come Poste Italiane, devono smaltire qualche eccedenza. Tutto è nato da un foglio di non chiara origine che ha diviso i presenti in due gruppi: “si è genuino”, “no non è buono”. Ci siamo messi un po’ in disparte a confrontarci tra di noi per cercare di dipanare il mistero. La nostra chiacchierata non è stata breve, in compenso abbiamo verificato tutti gli aspetti del campione che avevamo tra le mani giungendo a mettere in risalto tanti particolari che ci hanno indirizzato verso l’ineluttabile verdetto: sono falsi. Cogliamo quindi l’occasione per divulgare le nostre considerazioni.

sono giunti inaspettati!

Figura 1 – i francobolli falsi da 5, 10 e 20 centesimi di Posta Italiana .

Nella figura 1 mostriamo queste imitazioni in fogli. Come si può vedere, l’aspetto panoramico non fa venire assolutamente alcun dubbio, tranne per quella strana sovrapposizione del codice alfanumerico sui registri di colore. Questa sovrapposizione negli originali è in genere solo parziale ma potrebbe verificarsi, anche se non facilmente.
Nelle linee generali queste imitazioni sono molto ben fatte e difficilmente si riesce a riconoscerle; hanno una fustellatura quasi perfetta, come pure la vernice interferenziale che ricopre la bustina che vola. Sono fatti talmente bene che qualcuno ha insistito convinto della loro genuinità. Ma, vediamo passo passo le caratteristiche di questi esemplari in confronto con un originale.

 

La carta

Testandola tra le dita, in parallelo con un foglio originale, non è difficile notare una maggiore morbidezza nell’imitazione; l’originale è più elastica e, se debolmente incurvata, torna abbastanza facilmente su se stessa, cosa che fa con maggiore difficoltà la carta dell’imitazione. Anche alla lampada di Wood la risposta è molto diversa (figura 2).

sono giunti inaspettati!

Figura 2 – la risposta alla luce viola sul fronte.

La carta dell’imitazione è sensibilmente fluorescente sul bianco, mentre l’originale è decisamente inattiva. Anche al retro le due carte presentano risposte ancora differenti, ma, in questo caso, anche l’originale mostra una debole risposta (figura 3).

sono giunti inaspettati!

Figura 3 – la risposta alla luce viola al verso.

 

La stampa

Come accennato nella parte iniziale, la stampa è fatta molto bene tanto da non destare alcuna perplessità ad una visione non attenta. Anche qualche esperto potrebbe essere ingannato. Per meglio notare le differenze di stampa, bisogna dire subito che la stampa in rotocalco fornisce un prodotto notevolmente differente da quello stampato in fotolito (offset) ed inoltre vi sono innumerevoli tipi di colori da stampa che anche loro hanno un ruolo sul prodotto finale. Non ultime la quantità di colore (nota tra i collezionisti come quantità di inchiostrazione). Nelle figure a seguire mostriamo alcuni esempi che aiutano a distinguere le imitazioni;

sono giunti inaspettati!

Figura 4 – aspetto della stampa.

nella figura 4 si nota sicuramente la delimitazione delle lettere, irregolari nell’originale, perfetta nell’imitazione. L’aspetto però che ci ha colpiti maggiormente è l’imitazione della irregolarità della distribuzione dell’inchiostro che nell’offset appare decisamente piatto e omogeneo. Tale imitazione è stata realizzata “graffiando” l’immagine con il software di grafica, naturalmente questa operazione è stata fatta su una sola immagine che poi è stata replicata 70 volte per completare il foglio. Questa operazione ha praticamente ripetuto sempre gli stessi “graffi” nella stessa posizione su tutti i francobolli di tutti i fogli e, come si può evincere dalla figura 5, il risultato a stampa è molto differente da quello originale in cui le irregolarità della distribuzione dell’inchiostro sono decisamente random.

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Figura 5 – i “graffi” ripetuti su tutte le posizioni delle imitazioni.

Sui registri dei colori presenti sui bordi la “graffiatura” è stata leggermente traslata, forse per mascherarla. Nella figura 6 riportiamo il registro quadrato rosso dell’originale e delle imitazioni ad eccezione del 5 cent che è molto inchiostrato e le graffiature sono poco evidenti. Le frecce nere evidenziano graffiature uguali in posizioni leggermente differenti a denotare la traslazione dell’immagine.

sono giunti inaspettati!

Figura 6 – la graffiatura nei registri di colore.

La microscrittura è molto nitida e ben leggibile. Tutti i tratti sottili non sono stati graffiati, forse perché più complicato da farsi o forse perché ritenuto inutile.

Una attenzione merita anche la vernice interferenziale che nelle imitazioni assume un aspetto globulare (figura 7) contro quello decisamente piatto degli originali. Del tono del colore oro non c’è molto da dire in quanto anche negli originali si riscontrano leggere variazioni. C’è invece da aggiungere che, alla scansione, l’interferenziale delle imitazioni è più visibile, con un fondo leggermente grigino, mentre nell’originale è molto spesso invisibile o appena percettibile.

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Figura 7 – il colore interferenziale: globulare nelle imitazioni, piatto negli originali.

Anche le cimose delle imitazioni sono state completate con tutti gli accessori; in particolare emerge in modo evidente il carattere del codice alfanumerico stampato a piccoli quadrati come è facilmente visibile lungo i lati obliqui dei caratteri (figura 8).

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Figura 8 – il codice alfanumerico a pixel quadrati nelle imitazioni.

Negli originali, invece, questo carattere era a coppie di piccoli pallini fino alla fine del 2014 e sostituito con un apparato laser a punti minuti. Il codice a barre (traduzione dell’alfanumerico) è ondulato nell’originale, a barre diritte e nette nelle imitazioni (figura 9).

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Figura 9 – il codice a barre del sistema di conteggio dei fogli. Si noti la grafica differente rispetto all’originale in alto.

 

 

La fustellatura

Queste imitazioni sono state fustellate molto bene, il taglio è molto sottile e l’incisione appare molto simile all’originale, ma alcune differenze ci sono. Nella figura 10 riportiamo il lato destro dei francobolli e a prima vista sembra proprio che differenze non ce ne siano; in realtà, a ben guardare, qualcosa viene fuori, non tanto lungo i lati che sembrano proprio uguali, ma nel dente d’angolo.

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Figura 10 – la fustellatura originale (a sinistra) e delle imitazioni.

Nella figura 11 riproduciamo questo particolare. Nella fila alta l’angolo destro alto di ciascun valore ed in basso gli stessi con la sovrapposizione in rosso del contorno del dente dell’originale che è a sinistra.

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Figura 11 – il dente d’angolo nell’originale (a sinistra) e nelle imitazioni.

Come si può notare, il contorno del dente delle imitazioni non ha la stessa forma di quello originale, non solo, anche tra le imitazioni si notano alcune differenze. Non si può pensare che siano stati utilizzati fustellatori differenti, si può invece pensare che questo strumento non sia di alta precisione e che ci siano differenze, anche se impercettibili, da un punto all’altro del fustellatore. Questo vuole anche dire che il Poligrafico ha attrezzature di elevato livello tecnico.

 

La tracciatura

Prima di entrare in questo argomento, ricordiamo che i falsi dei valori maggiori, come pure quelli dei prioritari, hanno sempre avuto una tracciatura molto profonda che snervava la rigidità del foglio a causa della incisione profonda e larga che produceva il tracciatore. In questo caso invece il tracciatore è molto sottile ed incide pochissimo il doppio foglio di carta, addirittura meno di quello del Poligrafico.
Nella figura 12 riportiamo la tracciatura orizzontale ripresa a partire dal bordo sinistro e di ampiezza corrispondente ad un francobollo, l’originale è in alto.

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Figura 12 – la tracciatura orizzontale, in alto l’originale.

Come si può notare il tracciatore del Poligrafico presenta, a sinistra, una incisione in più oltre l’incrocio con la tracciatura verticale; questo taglio in eccesso è anche più corto degli altri. Le imitazioni invece hanno il taglio verticale compreso tra la prima e la seconda incisione orizzontale le quali sono della stessa lunghezza. Altro carattere distintivo sono gli incroci. Nell’originale gli incroci sono tra due segmenti che si intersecano esattamente nel centro a formare una croce simmetrica sempre uguale in tutto il tracciatore. Nelle imitazioni invece i segmenti che si incrociano sono quattro e spesso non nella stessa posizione. Il primo incrocio a sinistra ha il centro non inciso ed i segmenti corrispondono ai quattro bracci della croce. Inoltre la lamella superiore è sempre curva verso destra. Spostandoci a sinistra, notiamo che il secondo incrocio è sfalsato ed incrocia un segmento orizzontale a causa del non sincronismo tra i due passi (orizzontale e verticale) della tracciatura.
Nella figura 13 riportiamo la tracciatura verticale corrispondente all’ampiezza di un francobollo. Anche in questo caso si nota la perfetta simmetria del tracciatore originale con gli incroci sempre perfetti con due segmenti che si intersecano nel centro. Al contrario il tracciatore delle imitazioni produce incroci casuali tra i segmenti delle due direzioni. Da notare come i segmenti verticali alti (rispetto all’incrocio) siano sempre piegati verso destra ed inoltre l’altezza dell’originale (distanza tra due incroci consecutivi) è leggermente minore di quella delle imitazioni.

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Figura 13 – la tracciatura verticale, a sinistra l’originale.

Nel suo insieme, a parte gli incroci, la tracciatura sembra avere lo stesso passo di quella originale, a ben guardare però, una differenza minima c’è. Nella figura 14

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Figura 14 – la tracciatura verticale ha passo differente rispetto all’originale.

riportiamo la tracciatura verticale corrispondente a sei francobolli a partire dal bordo inferiore; posizionando i tagli in corrispondenza della prima traccia orizzontale, in corrispondenza del sesto francobollo si osserva già una differenza che aumenta verso l’alto. Ciò sta ad indicare che il passo dei due tracciatori è molto simile ma non uguale. Il confronto si può anche fare materialmente accostando due blocchi (un originale ed un falso) e facendo combaciare il primo strappo; si vedrà facilmente come gli strappi successivi non siano perfettamente corrispondenti fino ad essere fuori fase su una distanza maggiore.

IL 650 LIRE CASTELLI FALSO IN … TANDEM

Nicola Luciano Cipriani perito filatelico e Stefano Proserpio segretario CIFO

 

Stefano Proserpio

Qualche settimana fa navigando su Ebay incappavo in una cartolina concorsi affrancata con un francobollo da 650 lire della serie Castelli definito dal rivenditore come “falso di Napoli”. In vendita era offerta anche una busta affrancata con lo stesso falso con l’aggiunta di due Castelli da 50 lire per completare la tariffa a 750 lire. In calce ad entrambe le offerte era indicato che erano disponibili più pezzi. A seguito di contatti presi con il proprietario ho avuto modo di apprendere che i pezzi affrancati con tale “falso” passati nel tempo per le sue mani erano una decina e che tutti erano apposti su cartolina concorso, a parte quello sulla busta con valori complementari sopra citati. Dietro specifica richiesta apprendevo, inoltre, che mittente di tutti gli oggetti era un unico soggetto e che non si trattava di fotocopie a colori ritagliate e dentellate. Incuriosito, decidevo di procurarmi qualche pezzo: la cartolina posta in vendita mostrava un angolo mancante, per cui non partecipavo all’asta (il pezzo trovava comunque un acquirente). Il venditore mi inviava le immagini di altre cinque cartoline: sceglievo le tre che parevano mostrare francobolli integri (figure 1, 2, 3 e 4) e lasciavo da parte le altre due.

il 650 lire castelli falso in tandem

Figura 1 – cartolina 1

il 650 lire castelli falso in tandem

Figura 2 – cartolina 2

il 650 lire castelli falso in tandem

Figura 3 – cartolina 3

il 650 lire castelli falso in tandem

Figura 4 – recto della carto-lina concorso

Non sono riuscito, invece, ad aggiudicarmi la busta affrancata per 750 lire (figura 5).  Segue, infine, una fotografia parziale della lettera “conquistata” da un altro acquirente

il 650 lire castelli falso in tandem

Figura 5 fotografia parziale della lettera

 

Non appena ricevuto a casa le tre cartoline ho constatato che effettivamente non erano affrancate con fotocopie a colori dentellate; ponendole sotto la Lampada di Wood con meraviglia ho osservato che i francobolli erano stampati su carta fluorescente! Una prima scansione grossolana metteva, inoltre, in evidenza un retino di stampa assai strano.

Provvedevo quindi a contattare il nostro Luciano Cipriani raccontandogli l’antefatto ed inviandogli dapprima le immagini che avevo a disposizione e poi spedendogli le cartoline. Qui mi fermo e passo la parola al nostro illustre Perito.

 

 

Nicola Luciano Cipriani

La mia curiosità è sempre grande quando c’è da vedere o studiare novità, e questo 650 lire Castelli è una novità in tutti i sensi, compresa la procedura di stampa. Tutti i falsi per posta stampati in epoca recente sono stati realizzati con il metodo offset (fotolito), spesso a tratto pieno, più raramente con retino a punti. La stampa di questo 650 lire Castelli non differisce tanto nella metodologia di stampa, che è sempre in offset, quanto per il tipo di retino utilizzato. Infatti è la prima volta che mi capita di vedere un retino a righe verticali utilizzato per la stampa di falsi per frodare le Poste Italiane. Per quanto riguarda il loro uso, le cartoline hanno l’annullo illeggibile anche se il concorso (per il quale sono state spedite) ha avuto scadenza il 10.02.92; si deve quindi datare al 1991-92 la stampa di questa imitazione. La busta invece ha un annullo chiaro del 23.1.94, un uso tardivo quindi.

Prima di passare in dettaglio l’analisi di questo falso, mi preme precisare che questa imitazione non è compresa nell’elenco dei falsi castelli redatto da Giovanni Riggi (Seminario di Spotorno, 30-31 maggio 1998) e non mi risulta sia mai stato descritto.

Passo ora ad analizzare questo falso mostrandovi inizialmente la sua immagine a confronto con il francobollo originale (figura 6). Le due immagini a basso ingrandimento dicono poco, ma vedremo meglio le differenze analizzando qualche particolare. Inoltre metto in rilievo che le differenti tonalità visibili, non sono dirimenti in quanto i colori dell’originale sono stati molto variabili nel tempo ed alcune ristampe hanno avuto gli stessi colori dell’imitazione.

 

il 650 lire castelli falso in tandem

Figura 6 – a sinistra l’originale

La stampa

Nella figura 7 ho riportato i tre francobolli in esame e, anche a piccolo ingrandimento si nota abbastanza bene la rigatura verticale nella parte alta della cornice.

il 650 lire castelli falso in tandem

Figura 7 – i tre falsi

Come si vedrà nelle immagini successive, ciascun colore è stato stampato utilizzando un retino a sottilissime righe verticale. Nelle successive quattro immagini (figura 8), una per ciascun colore utilizzato, il rigato è maggiormente visibile, in modo particolare nel ciano, giallo e nero.

il 650 lire castelli falso in tandem

Figura 8 – i colori della stampa in quadricromia offset

Il ciano è presente in sottili righe rade sulla cornice e in righe più addensate in tutte le parti in cui sono visibili il ciano ed il verde; il giallo è praticamente in sottili righe addensate su tutta l’immagine; il magenta è concentrato in sottili righe addensate sulla cornice, ma è presente anche nella parte del castello; infine, il nero è presente essenzialmente in corrispondenza del verde ma si notano rade sottili righe anche sulla cornice.

La carta

Recentemente il nostro Stefano ha acquisito un’altra cartolina con il francobollo non annullato e che riproduco nelle immagini successive. Non è noto se questo francobollo avesse una propria colla posta sul retro o se ne fosse senza. Fatto sta che in acqua fredda non si è staccato velocemente, segno che non dovrebbe avere colla vinilica, tipica di questa emissione. Dopo il distacco non ho notato alcun residuo di colla, né sul retro del francobollo né sul ritaglio di cartolina, il che determina che la colla fosse stata applicata con un sottile velo e che sia solubile in acqua. Dalle osservazioni sulle caratteristiche della carta si vede molto bene che essa è molto scadente e facile alla sfilacciatura. Nella figura 9 riporto il confronto in luce viola tra l’originale ed il falso, mentre nella figura 10 anche il confronto con una normalissima carta per fotocopie da 80 g/mq. La grammatura della carta utilizzata per il francobollo è leggermente superiore, probabilmente da 100g/mq. Si noti nell’immagine la similitudine della sfilacciatura ancorché il francobollo sia stato perforato.

il 650 lire castelli falso in tandem

Figura 9 – il falso (a destra) in luce viola

 

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Figura 10 – confronto con una normale carta da fotocopie, l’originale è a sinistra

La fluorescenza

Sempre dalla figura 10 si può notare anche la fluorescenza della carta. Come si può vedere, il colore è decisamente bianco e nulla ha a che vedere con la fluorescenza bianca in pasta che caratterizza i francobolli originali. Infatti l’originale ha un colore di fluorescenza tendente leggermente al rosato smorto, mentre l’imitazione emana una vivida colorazione azzurrina. Per questo confronto ho scelto un originale con risposta in fluorescenza il più bianco possibile tra numerosi campioni disponibili.

La dentellatura

La dentellatura è molto irregolare a causa del non allineamento degli aghi. Questi sono molto sottili, hanno un diametro di 3-4 decimi di mm e probabilmente usurati, come si può dedurre dai fori per la maggior parte poco definiti. Di contro il diametro degli aghi utilizzati presso l’IPZS è di circa 8 decimi (figura 11). I fori molto piccoli agevolano gli strappi durante la separazione dei francobolli tanto che nessuna delle imitazioni è stata separata in modo idoneo. Questo spiega anche la difficoltà di scelta da parte di Stefano al momento dell’acquisto. La misura della dentellatura, in queste condizioni, non è agevole dovrebbe essere 10,5 per entrambe le direzioni. Il condizionale è d’obbligo perché la distanza tra i fori non è nemmeno costante.

 

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Figura 11 – confronto del diametro dei fori della dentellatura, l’originale in alto

Il confronto con l’originale

Con un minimo di esperienza filatelica, questo falso dovrebbe essere facilmente riconoscibile, ad ogni modo è sempre bene fornire immagini di confronto con l’originale per mettere in evidenza particolari che possano facilmente agevolare la distinzione.

Nel complesso l’immagine del castello è stata riprodotta in modo abbastanza fedele e, a parte il fuori registro dei colori dell’imitazione, nel complesso non si notano differenze grafiche del castello da mettere in evidenza. Un po’ per il fuori registro, un po’ per il retino a linee verticali, le scritte in alto che descrivono il castello non sono affatto nitide e la sovrapposizione di più linee colorate conferisce alla scritta una certa confusione visiva.

Nella figura 12 presento il confronto tra l’altezza dei due francobolli. Come si può notare, questa dimensione è identica a quella dell’originale.

 

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gura 12 – confronto dell’altezza dei due francobolli, l’originale in alto

Nella successiva figura 13 metto a confronto la larghezza, anche questa dimensione non mostra assolutamente alcuna differenza, nemmeno nelle singole scritte e nel valore.

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Figura 13 – confronto della larghezza dei due francobolli, l’originale in alto

In questa immagine sono maggiormente visibili le sottili linee di ciascun colore del retino che invadono un po’ tutto il disegno, tanto che la scritta ed il valore non sono monocolore come nel francobollo originale.

Nella successiva figura 14 mostro un ingrandimento adeguato per mettere in risalto l’aspetto generale della stampa. Come si può vedere, sono ben evidenti tutte le caratteristiche descritte.

 

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Figura 14 – confronto tra la stampa rotocalcografica dell’originale ( a sinistra) e di quella offset dell’imitazione

 

Nella tabella elenco, in forma sintetica, i caratteri generali e le differenze tra l’originale e l’imitazione.

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Figura 15 – riepilogo delle differenze tecniche tra l’originale e l’imitazione.

 

LE TRE TIRATURE DEL 5 CENT DI POSTA ITALIANA

a cura del perito filatelico Nicola Luciano Cipriani e con la collaborazione di Giovambattista Spampinato

In un precedente articolo sui numeri di cilindro presenti sui bordi dei prioritari, interpretai questo fenomeno come dovuto alla differente posizione della bobina di carta rispetto ai cilindri di stampa (Numeri di cilindro sull’1,40 e sull’1,50 prioritario emissione 2007, l’odontometro, n. 14). Per spiegare il concetto della differente centratura della bobina, portai ad esempio due differenti tirature del 5 cent di posta italiana, che avevo freschi nella memoria, sui quali avevo notato la differente centratura laterale della stampa rispetto al formato dei fogli. La differenza è realmente molto ben visibile e, tra l’altro, anche il colore rosso mostrava una differenza evidente nel tono.
Ho voluto riprendere questo argomento delle tirature per cercare anche un supporto tecnico alla distinzione basata sulla prima lettera dei codici alfanumerici. Come è noto, questa lettera contrassegna le produzioni annuali e consente di distinguere queste produzioni in vere e proprie tirature (Cipriani e Manzati, Tiratura? Ristampa? Tipo? Cerchiamo di fare chiarezza, Il Francobollo Incatenato, n. 217). Nell’articolo citato abbiamo classificato in modo abbastanza completo le emissioni dei prioritari e, solo in parte, quelle di Posta Italiana in quanto questa serie ordinaria è ancora in uso e, quindi, in evoluzione.
Non è dato sapere quante ristampe in un intero anno vengono ripetute per una stesso valore ordinario in questo periodo attuale caratterizzato da difficoltà di reperimento dei francobolli. Probabilmente per l’emissione del 2010 ristampe ne sono state certamente fatte perché di questi francobolli in quel momento non c’è mai stata penuria. La cosa è cambiata con le tirature successive; infatti dopo qualche mese dalla loro diffusione, questi francobolli sparivano dagli uffici postali per ricomparire l’anno successivo con il codice differente. Non penso di fare un grande errore se avanzo l’ipotesi che ne sia stato fatto un solo lotto, forse due. Questa ipotesi non è tanto peregrina se si pensa che ormai l’uso dei francobolli per le affrancature è ridotto ai minimi termini. I piccoli valori di questa ordinaria sono stati stampati solo per integrare francobolli ormai fuori tariffa (di cui i magazzini erano pieni) che sono stati tanti certamente ma non erano gli unici francobolli in uso ed oggi di vecchi commemorativi con l’integrazione non se ne vedono più molti. Oggi queste nuove tirature servono per smaltire i francobolli recenti da 0,70 e poco più. Nella tabella che segue (figura 1) riporto tutte le tirature dei piccoli valori identificabili dalla prima lettera del codice alfanumerico.

Le tre tirature del 5 cenr di posta italiana

Figura 1 – tabella emissioni-codici

Come si può notare, il valore più ristampato è stato il 10 cent seguito dal 5; entrambi possono sostituire gli altri due che, almeno fino ad oggi, non hanno richiesto ristampe ripetute nel tempo come è infatti deducibile dalla loro scomparsa negli uffici postali dopo qualche mese dalla loro distribuzione.
In questo articolo mi limiterò a descrivere le caratteristiche delle tre tirature del 5 cent (figura 2), gli altri li esporrò in articoli dedicati in quanto una trattazione unica sarebbe eccessivamente lunga. Si noti en passant la differente posizione del codice alfanumerico nei fogli di figura 2 sia in senso verticale che laterale rispetto alla stampa.

Le tre tirature del 5 cenr di posta italiana

Figura 2 – le tre tirature del 5 cent

Nella figura 3 è possibile notare la differente centratura della stampa rispetto alla bobina di carta, differenza che è dovuta al suo montaggio manuale all’interno del sistema di stampa. Ma non è questa la sola evidenza; si può notare anche come il colore rosso presente nelle barre di registro sulla cimosa destra, mostra tonalità differenti ben apprezzabili dall’occhio umano. Il colore rosso si distingue bene nella tiratura del 2013, meno nelle altre due.

Le tre tirature del 5 cenr di posta italiana

Figura 3 – differente centratura della stampa nelle tirature del 5 cent di posta italiana

Ci sono altre due variabili da tenere presenti: la tracciatura e la fustellatura che anch’esse, pur in sincronia con la stampa, sono difficilmente in perfetto registro. Per poter trascurare queste ultime due variabili, ho allineato i fogli tenendo presente solo la posizione delle barre di registro del colore rosso. In questa posizione, la differenza di centratura sui fogli è di 4,5 mm tra le tirature H e J e di 6 mm tra questa e la tiratura K; tra la prima (H) e l’ultima (K) ci sono ben 1,05 cm. Bisogna anche tenere presente che la bobina, durante il suo srotolamento, all’interno della macchina può subire leggerissime oscillazioni laterali, ma certamente non di questa entità. Queste differenze non sono apprezzabili da chi monta le bobine perché sicuramente hanno una, seppur minima, tolleranza di montaggio; certamente però sono significative per distinguere le ristampe/tirature tra loro. Tralascio l’argomento ristampe perché questi francobolli non dovrebbero averne o averne molto poche, ma anche ammesso, esse avrebbero comunque la stessa lettera iniziale del codice ed occorrerebbe un campione consistente di fogli della medesima tiratura per avere qualche dato attendibile.
Da quanto detto emerge che, nel caso di questo valore, la centratura della stampa sul foglio può essere diagnostica per l’attribuzione ad una specifica tiratura; questo dato diventa poco significativo nel caso di numerose ristampe e tirature per le quali le differenze potrebbero diventare insignificanti. Il loro numero contenuto, come nel caso del 5 cent, può invece rendere significative le differenze.
Passiamo ora all’analisi dei colori. Prima però devo precisare che l’osservazione a forte ingrandimento delle superfici colorate presenti lungo la cimosa dei fogli ha messo in risalto una non omogeneità della distribuzione dei colori sulla carta, come si potrà vedere nelle immagini successive. Lavorare a basso ingrandimento non si ha percezione di quale punto si stia analizzando (chiaro o scuro), è stato pertanto necessario lavorare ad alto ingrandimento e prendere il punto più scuro nei pressi del punto da analizzare.

IL ROSSO

Come accennato sopra il rosso si era già fatto notare per le sue differenze di tono; bene, quello che ho fatto è stato analizzare i componenti del rosso attraverso un software di grafica, io ho usato Photoshop. Questo programma ha chiaramente un sistema specifico di misura (figura 4) e di modalità di riproduzione del colore che si differenziano da altri software. Ma soprattutto lo scanner ha importanza per la fedeltà di riproduzione del colore (quello da me utilizzato è un Epson 5600F).

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Figura 4 – i valori numerici dei colori base in modalità RGB secondo photoshop

Ma al di là del tipo di software e di scanner (sempre che siano di livello qualitativo non basso) le differenze dei toni cromatici dovrebbero mantenere comunque valori compatibili ed accettabili entro 1-2 punti percentuali. Inoltre, per meglio rappresentare i dati, ho tradotto i risultati in percentuale in modo da avere un confronto dei toni cromatici di più facile comprensione. Infine ho fatto le scansioni una dietro l’altra in modo da eliminare le variabili delle condizioni macchina, della tensione ecc. In questo modo eventuali errori costanti possono automaticamente annullarsi.

Le tre tirature del 5 cenr di posta italiana

Figura 5 – toni di rosso e punti di analisi

Per il rosso, grazie alla sua ampia superficie presente in cimosa (figura 5) ho adottato un prelievo a grandi maglie rappresentato dai punti neri che in totale sono 22.

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Figura 6 – valori medi dei componenti del colore rosso secondo la modalità RGB

Nella figura 6 riporto una tabella con i valori medi (espressi in percentuale) dei 22 punti analizzati per ciascun tono del rosso ed a seguire i diagrammi a torta che ne visualizzano i rapporti.

Nella figura 7 sono riportati i tre diagrammi secondo la modalità RGB (Red-Green-Blu) relativi alle tre tirature del valore da 5 cent.

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Figura 7 – confronto tra le percentuali dei componenti del colore rosso espressi in modalità RGB nelle tiratura del 2010 (H), 2012 (J) e 2013 (K) nel valore da 5 cent

Ciascun diagramma riporta le percentuali delle tre componenti del colore rosso. Come si può notare le differenze tra le tre tirature sono sensibili e si può affermare che il colore rosso è differente in ciascuna delle tre. In particolare è evidente che le tirature del 2010 (H) e del 2012 (J) hanno il tono di rosso significativamente differente ma non molto, mentre, la terza tiratura (2013) (K) si discosta notevolmente da entrambi e comunque con un aumento consistente del verde e del blu dalla prima alla terza tiratura.

 

IL VERDE

Parimenti, per il colore verde ho espresso i dati secondo le stesse modalità. In questo caso, ed in quello successivo per il colore blu, le aree disponibili sulla cimosa sono limitate ad un triangolo; in questi due casi ho utilizzato 14 punti d’analisi a coprire la superficie colorata, secondo lo schema di figura 8.

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Figura 8 – schema dei punti analizzati per i colori verde e blu

Si noti come il colore verde non è omogeneo. Questa caratteristica è tipica per tutti i colori dei piccoli valori di questa emissione; in alcuni casi è meno evidente, ma ritengo che debba essere messo in relazione con il tipo di carta utilizzato e, solo in parte, con la differenza dell’inchiostro. Ad ogni modo, al di là delle cause, notiamo una inchiostrazione alternata a righe irregolari chiare nella tiratura del 2010 (H); una a sottili righe chiare, ma oblique, nella tiratura del 2012 (J) e forme globulari contornate da sottili bordi chiari in quella del 2013 (K). Questa variabilità cromatica produce una altrettanto variabilità dei risultati analitici e pertanto sono stato costretto a lavorare a forte ingrandimento per poter analizzare solo il colore scuro.

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Figura 9 –la distribuzione del verde ed i suoi toni nelle tre tirature

Nella figura 9 ho riprodotto i triangoli verdi delle tre tirature per mettere in evidenza le differenze di stampa di questo colore.

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Figura 10 – valori medi dei componenti del colore verde secondo la modalità RGB

Nella figura 10 riporto una tabella con i valori medi percentuali dei componenti del verde in modalità RGB e nella successiva figura 11 riporto i relativi diagrammi a torta.

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Figura 11 – confronto tra le percentuali dei componenti del colore verde espressi in RGB nelle tiratura del 2010 (H), 2012 (J) e 2013 (K) nel valore da 5 cent

Anche in questo caso si nota una certa variabilità cromatica, ma le differenze sono molto contenute. Come per il rosso, anche in questo caso si nota una maggiore similitudine cromatica tra le prime due emissioni (H e J), mentre la terza, anche se debolmente, tende a differenziarsi.

 

IL BLU

Proseguiamo con l’analisi del colore blu. I punti analizzati sono quelli dello schema di figura 8 ed anche in questo caso ho riscontrato tre differenti distribuzioni del colore nelle tre tirature. Tutte hanno falle di colore più chiaro, ma la loro distribuzione è differente anche nella forma (figura 12), parimenti a quanto riscontrato per il colore verde.

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Figura 12 – la distribuzione del blu ed i suoi toni nelle tre tirature

In questo caso la tiratura del 2010 (H) ha il colore più omogeneo di quella del 2012 (J), ma entrambe hanno lo stesso aspetto caratterizzato da piccole falle chiare a forma di segmenti orientati verticalmente; la tiratura del 2013 (K) si distingue per avere il blu a chiazze, all’incirca globulari, e comunque irregolari e circondate da fasce più chiare. È come se il colore fosse stato appoggiato su una superficie unta. La disposizione del colore blu di questa terza tiratura somiglia molto a quella del verde corrispondente.

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Figura 13 – valori medi dei componenti del colore blu secondo la modalità RGB

Al solito, i punti analizzati sono stati solo quelli scuri e nella figura 13 riporto una tabella con i valori medi percentuali dei risultati analitici, mentre, nella successiva figura 14 riporto i diagrammi a torta per le tre tirature.

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Figura 14 – confronto tra le percentuali dei componenti del colore blu espressi in RGB nelle tiratura del 2010 (H), 2012 (J) e 2013 (K) nel valore da 5 cent

 

Anche per questo colore si osserva ancora una volta una maggiore similitudine tra le prime due tirature (H e J) con evidente differenziazione della Terza (K).

 

 

LE CONCLUSIONI

Riprendo a questo punto l’en passant che avevo fatto notare per la figura 2. lo spostamento laterale della stampa rispetto alla bobina determina anche lo spostamento laterale del codice alfanumerico, questo è dovuto al fatto che il sistema ink-jet che lo produce ha una posizione fissa nel sistema macchina e se la bobina è spostata verso destra, automaticamente il codice interferisce con le figure colorate di registro sulla cimosa ed in alcuni casi rari può anche sovrapporsi parzialmente ai francobolli. Quindi anche la posizione del codice può aiutare a riconoscere la tiratura. Quando di un francobollo vengono rifatte numerose ristampe, può accadere che la posizione del codice differisca, ma in questo caso la lettera del codice rivelerà l’identità della tiratura e la diversità della ristampa.

I risultati riportati in questo lavoro vogliono solo rappresentare un metodo analitico valido per poter supportare il concetto di tiratura. Dal punto di vista concettuale ritengo, quindi, che i risultati sono evidenti ed anche significativi, ma solo per il colore rosso. Infatti per questo colore  l’intervallo della deviazione standard (± σ) genera un campo distinto per ciascuna tiratura, ciò vuol dire che non esiste sovrapposizione tra i campi. Per il verde ed il blu, invece, i campi si sovrappongono almeno in parte creando ambiguità. Da questo risultato si può desumere che il metodo è significativamente applicabile.

Le tre tirature del 5 cenr di posta italiana

Figura 15 – porzioni di tiratura utilizzate per la presente ricerca

I risultati in quanto tali, invece, vanno considerati in modo parziale essendo le misure limitate a 2 fogli del 2010 (H), 5 fogli del 2012 (J)  e 3 fogli +1 bordo del 2013 (K). Di questi fogli solo la tiratura del 2012 (J) copre una parte non piccola della tiratura (figura 15) una parte minore la copre la tiratura del 2010 (H), mentre l’ultima del 2013 ne copre una porzione irrisoria. Naturalmente i fogli consecutivi non fanno testo, ma gli altri hanno la centratura identica all’interno di ciascuna tiratura. Per poter avere una maggiore validità generale, sarebbe opportuno confermare questi dati con ulteriori osservazioni su altri fogli, magari distribuiti su un più ampio spettro per ciascuna delle tre tirature.

Le tre tirature del 5 cenr di posta italiana

Figura 16 – valori in millimetri della distanza tra il bordo di foglio destro e il lato sinistro dei registri rossi

Anche i soli bordi destri sono sufficienti a questa operazione (figura 16) in quanto è sufficiente misurare la distanza tra il bordo del foglio ed il lato sinistro dei registri rossi. Ad ogni modo ritengo che, anche se parziali, i dati sono costanti all’interno delle limitate porzioni di tirature indagate e quindi c’è da pensare che sul piano concettuale questi risultati siano un valido supporto per trovare altre conferme o, a parità di codice alfanumerico, possono essere utili anche per capire se sono state fatte ristampe e quante.

TIRATURA? RISTAMPA? TIPO? CERCHIAMO DI FARE CHIAREZZA!

a cura del perito filatelico Nicola Luciano Cipriani e Claudio Ernesto Manzati

PREAMBOLO

Perché abbiamo affrontato questo argomento? Per il semplice fatto che il campo, si può dire, che sia “minato” a causa di mancanza di chiarezza in generale, ma soprattutto perché si usano questi termini in modo spesso non corretto continuando ad alimentare la confusione. Inoltre le moderne tecnologie di stampa adottate dal Poligrafico dello Stato inducono a considerazioni differenti rispetto al passato. È stato molto interessante leggere, sul numero d’esordio de “l’Odontometro” l’articolo di merito che ha scritto Marcello Manelli. Marcello Manelli sviluppa un bellissimo preambolo sulla ricerca del significato della parola “tiratura” dopo di che menziona l’uso della parola “tipo” spesso utilizzata in sostituzione della precedente in modo un po’ ambiguo. Passa poi in rassegna i quattro elementi fondanti del francobollo: a) il supporto (la carta); b) il contorno (la dentellatura); il recto (la stampa); il verso (gomma). Continua con l’elenco in 7 punti di quei caratteri che possono intervenire per far sì che si possa essere di fronte ad una differente tiratura e termina con un elenco di quattro motivazioni che hanno portato alla variazione di almeno uno dei quattro elementi fondanti del francobollo. In quell’articolo però sembra mancare qualcosa, probabilmente è dato per scontato, ma esplicitare tutto quello che è necessario a far chiarezza è sempre meglio. Quello che richiede ulteriori precisazioni è sicuramente porre dei limiti ben definiti tra tiratura e ristampa anche se tracciare una linea di demarcazione netta può non essere facile in alcuni casi, che in effetti ci sono. Una particolare attenzione meritano le nuove tecniche di stampa e numerazione adottate dall’IPZS, come si vedrà nel seguito. Ad ogni modo un punto fermo c’è e riguarda il concetto di tiratura il quale in filatelia non è poi così diverso da quello del mondo dell’editoria in generale. La tiratura di un giornale o di un libro sono le copie stampate di ciascun oggetto; ma se prendiamo in considerazione un libro che viene ristampato più volte, notiamo che in seconda di copertina, in genere, sono riportati gli anni o, per i libri di grande successo, addirittura i mesi in cui si è avuta la ristampa. Per alcuni libri di successo, le ristampe sono state diverse e ciascuna è riconoscibile dall’anno in cui è avvenuta la ristampa. Ogni ristampa ha una propria tiratura e spesso queste possono differire o per il tipo di carta, o per il tipo di rilegatura o altro, ma comunque sono riconoscibili dall’anno in cui sono state stampate. Questo è l’aspetto che più si avvicina al mondo filatelico: la possibilità di distinguere una ristampa dall’altra e quindi una tiratura dall’altra. Inoltre, possiamo anche avere il caso di due ristampe dello stesso libro decisamente identiche, ma che differiscono solo per l’anno riportato in seconda di copertina. Il concetto di tiratura con ristampe di un libro di successo ci sarà molto utile per capire in parallelo quanto asseriamo nel proseguo di questo testo; torniamo quindi nell’ambito filatelico. In filatelia per tiratura si intende un insieme di francobolli con caratteristiche costanti, tanto che francobolli della stessa emissione, ma con caratteristiche differenti in almeno un componente principale sono attribuite a due distinte tirature. Come esempio citiamo il dittico emesso in occasione della vittoria dell’Italia ai mondiali di calcio del 2002 (figura 1).

tiratura? soprastampa? tipo? cerchiamo di fare chiarezza!

Figura 1 – 1a tiratura 14 fori diagonali

Il francobollo di sinistra è stato emesso inizialmente con 7 fori diagonali, successivamente con 6; la variazione fu necessaria per ovviare alla facile rottura dell’angolino in cui si concentravano ben quattro fori (figura 2). È indubbio che l’eliminazione del foro della diagonale in prossimità dello spigolo rivesta un carattere progettuale, o strutturale che si voglia, e quindi i due francobolli vanno considerati come appartenenti a due distinte tirature.

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Figura 2 – 1a tiratura (sinistra) e 2 a tiratura

Un giorno dello scorso agosto, con Claudio Manzati ci siamo incontrati in Maremma presso il mio agriturismo. La giornata era calda e, come al solito, anche abbastanza ventosa, due caratteri molto frequenti a Casa Montecucco. Sarà per la posizione un po’ collinare, un po’ perché apre la valle del Fiume Bruna verso la pianura grossetana, ma qui almeno la brezza è quotidiana, e in certe ore della giornata o anche saltuariamente per tutto il giorno, il vento si fa sentire. Per ripararci da quel vento che non ci faceva lavorare con la lavagna a grandi fogli di carta, ci siamo riparati sotto la loggetta dell’ingresso principale (figura 3).

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Figura 3 – la paperboard al vento

Qui, un po’ riparati dal vento, abbiamo sopportato il caldo sole del tardo pomeriggio ed abbiamo un po’ giocato mettendo su carta alcune idee, ragionando ad alta voce e scrivendo qualche appunto schematico. Claudio da bravo dirigente industriale ha iniziato subito ad organizzare un elenco per punti delle voci principali, poi via via ne aggiungevamo delle altre continuando i nostri ragionamenti. Ve li proponiamo un po’ più dialogati anche per spiegare meglio le nostre idee.
Innanzitutto il nostro ragionamento non si applica ai commemorativi se non in pochi casi, più frequenti in passato, decisamente rari attualmente. Fino a qualche anno fa, infatti, la stampa dei francobolli, anche se non di elevata tiratura, avveniva con tempistica meno veloce di quanto si faccia oggi ed era quindi possibile avere differenze in almeno una delle parti principali che compongono il francobollo; pensate ai “Volta” stampati un foglio per volta! La nostra visita al Poligrafico dello Stato, nel marzo dello scorso anno, ci ha offerto la possibilità di toccare con mano le moderne tecnologie e metodologie di stampa dei francobolli; i responsabili di settore dell’IPZS ci hanno mostrato tutto l’iter necessario alla realizzazione di un francobollo: dal disegno (figura 4), al bozzetto, all’incisione sul cilindro ed alla stampa. Pensate, un commemorativo (tiratura 2-3 milioni) viene stampato in una unica soluzione e nell’arco di alcune ore. Parlando della situazione attuale abbiamo seguito un filo per noi logico fermo restando la possibilità di applicarlo poi in modo retroattivo. Il nostro ragionamento quindi lo abbiamo portato avanti prendendo, come esempio, le due serie ordinarie dei Prioritari e di Posta Italiana.

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Figura 4 – Rita Morena disegnatrice
dell’IPZS

Il primo punto fermo è il quantitativo di francobolli stampati: gli ordinari vengono stampati in centinaia di milioni di esemplari suddivisi in lotti di stampa. Cosa vuol dire? Semplice, prendiamo ad esempio l’ordinario per il primo porto (€ 0,60), è certamente il taglio più stampato e non può essere prodotto di continuo tutti i giorni perché le macchine servono anche per i commemorativi ed altri prodotti sia postali, sia amministrativi per lo Stato. Ogni qual volta viene richiesto uno stock di questo valore, al Poligrafico vengono programmati 1-2 giorni per la sua stampa. I turni (3) al Poligrafico coprono le 24 ore e la macchina destinata lavora il lotto in un’unica mandata. Questo è un lotto di stampa che può essere composto di qualche milione di pezzi, forse un paio di decine; certamente poca cosa rispetto al numero totale che vedrà la luce. Ogni qualvolta viene stampato un lotto di stampa si ha una “ristampa”. In teoria, se non si riscontrano grandi differenze tra una ristampa e l’altra, il fenomeno passa inosservato, al più si potrebbe notare qualche lieve differenza nel tono di un colore, ma la cosa non diventa degna di nota particolare. L’organizzazione al Poligrafico prevede il controllo dei cilindri di stampa, se ancora validi si montano sulla macchina e la ristampa sarà, molto probabilmente, quasi, indistinguibile dalla precedente. Se, invece, uno o più cilindri risultano aver lavorato troppe ore allora si procede alla ricromatura. Già questa operazione può facilmente produrre un lotto di stampa distinguibile dal precedente. Se poi un cilindro avesse già subito altre ricromature tanto da dover essere ricostruito, allora è sottoposto ad una rettifica (eliminazione di alcuni decimi di spessore del cilindro) a cui segue il trattamento galvanico per ricomporre un nuovo rivestimento di rame su cui viene eseguita una nuova incisione. Sul rame inciso si esegue una cromatura, per indurire lo strato contenente l’immagine ed il cilindro è di nuovo pronto per stampare. Annotiamo che oggi un cilindro può essere ricromato non più di due volte e comunque dopo rettifica, reinciso molte volte in dipendenza della quantità che dovrà produrre. Queste due operazioni portano entrambe ad avere un prodotto (il francobollo) che non è detto che sia proprio identico a quello di lotti precedenti, anche se la tecnica di realizzazione dell’immagine incisa sul cilindro in passato era realizzata attraverso un processo di pressione meccanica di una matrice di acciaio duro, che riportava il disegno, su un cilindro sempre di acciaio, ma meno duro. Ne risultava quindi che ogni francobollo corrispondente ad ogni differente posizione nel foglio era di fatto un francobollo a se, che poi nella stampa potevano anche avere lievi differenze uno dall’altro. Con i nuovi sistemi di preparazione del cilindro di stampa, le immagini sono realizzate attraverso una macchina con controllo elettronico. L’immagine è realizzata impiegando una punta di diamante che graffia ed incide il rame, tante volte quanti sono i francobolli presenti nel foglio, partendo da un’immagine creata a computer ed attraverso un algoritmo trasformata in impulsi trasferiti elettronicamente alla punta di diamante. Ne risulta che le immagini del francobollo riprodotte nel foglio sono praticamente identiche, come pure lo saranno a distanza di mesi quando il cilindro dovesse essere rifatto ex novo. La ricromatura di un cilindro è un’operazione possibile oggi con una tecnologia che fino a pochi anni or sono era totalmente differente: prima se un cilindro era troppo usurato doveva essere rifatto ex-novo. I prodotti della stampa di questi due cilindri potevano avere un qualche carattere che ne potesse consentire la distinzione. Possiamo dire che la ricromatura ha lo stesso significato di un nuovo cilindro del passato? Pensiamo proprio di si, quindi a maggior ragione anche un cilindro totalmente rigenerato con una nuova incisione della strato di rame deve necessariamente essere considerato un nuovo cilindro.

GLI ELEMENTI DI UN FRANCOBOLLO

Detto questo, passiamo quindi al nostro elenco degli elementi che compongono un francobollo e vediamo dove ci porta il nostro ragionamento. Vi ricordiamo che stiamo parlando delle produzioni di ordinari attuali.

Elementi che possono cambiare durante il periodo d’uso dei francobolli di una serie ordinaria:

1. Il cilindro
2. La carta
3. Il colore
4. La dentellatura/fustellatura/perforazione a tratteggio (tracciatura)
5. La gomma

1) Il cilindro – Il Poligrafico dello Stato usa quasi esclusivamente la stampa in rotocalco oppure in rotocalcografia (figura 5), entrambi questi sistemi necessitano di cilindri incisi.

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Figura 5 – immagine al microscopio dell’incisione del cilindro per la stampa in rotocalco a sinistra e in calcografia a destra; si noti la differenza tra “punti” (rotocalco) e “graffi” (calcografia)

La macchina da stampa utilizza fino a cinque cilindri, uno per ciascun colore, più un sesto per il colore tampone. Essa ha incorporato il sistema di taglio a tratteggio, quello per la dentellatura/fustellatura, quello per la separazione dei foglio, il loro conteggio con riporto su ciascun foglio del codice alfanumerico ed il controllo dei difettosi che vengono scartati e tagliati in striscioline e quindi l’impilamento. Per quanto riguarda i cilindri, l’attuale tecnologia utilizzata al Poligrafico dello Stato prevede la possibilità di rigenerare o ricostruire un cilindro di stampa secondo il suo grado di usura. La rigenerazione consiste nella ricromatura della superficie, la sostituzione, invece, in una nuova incisione. Per comprendere meglio quanto detto, prendiamo come esempio la prima e la terza tiratura dello 0,60 di posta italiana (figura 6).

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Figura 6 – 1a e 3a tiratura del valore da € 0,60 di Posta Italiana

Ricorderete che la prima tiratura aveva una stampa un po’ pesante, mentre, la terza è molto più leggera con il colore azzurro più tenue, dovuto non tanto al tono del colore quanto alle linee più sottili. Non abbiamo conferma, ma, dopo la nostra visita al Poligrafico, possiamo affermare con più che buona approssimazione, che la prima tiratura è stata stampata con il cilindro nuovo di zecca, mentre, la terza è stata stampata con un cilindro, quanto meno, rigenerato su cui è stata rifatta una nuova cromatura. Va messo in evidenza anche che tra queste due tirature sono passate decine di lotti di stampa sia di ordinari che di commemorativi. In questo caso penso che siamo tutti d’accordo nel dire che i due francobolli appartengono a due distinte tirature.

2) La carta – È un elemento molto importante del francobollo in quanto è il supporto su cui si applica tutto: la stampa, la gomma e la dentellatura. Essa può essere inoltre filigranata o no, pesante o leggera, colorata o bianca, fluorescente o no. Inoltre per i francobolli adesivi va considerata anche la carta siliconata di supporto sottostante. Non abbiamo esempi di eclatanti variazioni del tipo di carta per le due ultime ordinarie, ma possiamo proporvi i valori da 100, 700 e 750 lire della serie Castelli (figura 7)

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Figura 7 – £ 750 Castelli stele 2

che, generalmente su carta stelle 4, sono stati stampati erroneamente su carta stelle 2. La differenza di filigrana classifica con certezza questi francobolli in due distinte tirature.

3) Il colore – quello utilizzato per stampare i francobolli ordinari impone un discorso chiaro. Un conto sono le più o meno leggere differenze cromatiche dovute alle numerose ristampe eseguite, utilizzando però sempre gli stessi colori, un conto è un colore decisamente differente. Come esempio portiamo la differenza tra prima e seconda tiratura del valore da 0,60 di posta italiana (figura 8).

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Figura 8 –1a e 2a tiratura del valore da € 0,60 di Posta Italiana

La prima tiratura è sempre quella con la stampa abbastanza pesante, la seconda invece è quella con la busta dorata. Inizialmente dubbia, ma poi confermata durante la nostra visita al Poligrafico, l’inchiostro dorato della seconda tiratura fu fatto “in casa” per mancanza della fornitura esterna da parte della ditta incaricata che prepara la miscela colorata pronta all’uso. In questo caso abbiamo effettivamente due colori simili ma di provenienza differente. In passato sono stati usati anche colori fluorescenti, certamente il più famoso è il 10 lire siracusana, ma ce ne sono altri. Anche in questo caso dobbiamo riconoscere di essere di fronte ad una tiratura distinta.

4) La dentellatura/fustellatura/perforazione a tratteggio – Dall’autunno del 2003, con le nuove macchine da stampa nella nuova sede della via salaria, il Poligrafico utilizza due sole modalità: la perforazione con blocco-piastra che perfora con passo 13×13½ e la fustellatura con passo 11. Inoltre è necessario considerare anche la tipologia del taglio a tratteggio (comunemente nota come tracciatura) al quale bisognerà pur dare, prima o poi, delle dimensioni geometriche. Anche questo carattere deve assurgere ad una considerazione pari agli altri per il semplice fatto che la lunghezza dei singoli tagli e la distanza tra loro sono tipiche del sistema utilizzato al Poligrafico. Le modalità attualmente in uso presso l’IPZS non consentono variazioni per queste voci se non quelle della mancanza di uno di questi elementi in modo casuale, ma queste situazioni generano le note varietà che sono fuori dal nostro contesto. Come esempio proponiamo la prima tiratura del prioritario stampato in rotocalco ed emesso nel mese di marzo del 2004 (figura 9).

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Figura 9 – 1a e 2a tiratura del prioritario da € 0,60

Questo francobollo, primo della nuova serie in rotocalco, fu stampato senza tagli a tratteggio lungo i bordi destro e sinistro dei fogli. Fu un errore di progetto, ma l’emissione fu utilizzata per circa un mese e fu sostituita nell’aprile successivo dalla stessa emissione fornita degli opportuni tagli lungo i bordi. In questo caso non si tratta di un “non perforato a tratteggio” per varietà casuale, bensì di una modifica strutturale della produzione e quindi una seconda tiratura del francobollo.

5) La gomma – Anche la gomma ormai deve essere considerato un elemento costante della produzione del Poligrafico che si differenzia solo in due tipologie: francobolli classici da inumidire e autoadesivi. Questi due diversi tipi di collante sono costanti da tempo e lo continueranno ad essere per il futuro prossimo. Probabilmente durante la produzione decennale dei prioritari è stato utilizzato più di un tipo di collante autoadesivo, ma le differenze sono veramente minime e trascurabili. Variazioni volute e consistenti si sono avute in passato prevalentemente per la Siracusana e per i servizi coevi tra il 1968 e il 1979. Durante questo periodo il Poligrafico abbandonò l’uso della gomma arabica a favore di quella vinilica dando così vita a tirature differenziabili, in modo molto evidente, per il tipo di gomma.

ALTRE CONSIDERAZIONI

Da quanto esposto, ed in riferimento specifico ai moderni sistemi di dentellatura e fustellatura, possiamo affermare che la possibilità di avere più di una tiratura è praticamente impossibile per i francobolli commemorativi a meno di “accidenti” e/o variazioni progettuali in corso d’opera. Ad esempio l’emissione del 7 gennaio 2011 adesivo per il 150° dell’Unità d’Italia, era stata prevista in 4,2 milioni di esemplari stampati alla fine di dicembre del 2010 e, successivamente ne sono stati stampati altri 11,8 milioni che sono stati distribuiti agli inizi di aprile. Tra i due lotti di stampa, inizialmente, era sembrato di poter riconoscere alcune piccole differenze di tono dei colori. Considerando che entrambi i lotti sono stati stampati, ciascuno, in unica soluzione e che all’interno di ogni lotto si ha una elevata costanza dei toni cromatici, sono state cercate con il lanternino le possibili differenze per poter distinguere i due lotti in due tirature. In effetti, una differenza c’è, non tanto nei colori che hanno minime differenze di tono veramente poco apprezzabili che non giustificano alcun ché, ma nella fustellatura e nella cimosa. Tra il primo ed il secondo lotto di stampa, si è avuta una piccola rottura del fustellatore in corrispondenza della posizione 14 (CIFO, news del 9-6-2011) causando il taglio solo parziale del terzo dente dall’alto (figura 10).

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Figura 10 – 150° Unità d’Italia con dente incompleto

Questo difetto è relativamente comune nei fogli con numerazione dispari, meno in quelle pari. Questo vuol dire che il fustellatore è doppio e ha lavorato due fogli per volta; è possibile che, dopo una pausa della stampa, il fustellatore sia ripartito con lo scarto di un foglio passando il difetto sui fogli pari. È molto probabile che, se l’impianto viene fermato per un qualunque motivo, la ripartenza fa sicuramente saltare la fustellatura su almeno un foglio. Un altro elemento che aiuta nella distinzione dei due lotti è la sigla alfanumerica che per la prima tiratura ha le lettere della produzione del 2010 e cioè HA+numeri, mentre la seconda tiratura ha le lettere della produzione 2011 che sono invece IA+numeri (figura 11).

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Figura 11 – 1a (HA) e 2a (IA) tiratura del 150° Unità d’Italia emissione del 7 gennaio 2011

Dalla comparsa dei prioritari rotocalcografici, infatti, il Poligrafico ha adottato un nuovo sistema di conteggio progressivo dei fogli composto da una sigla alfanumerica formata da due lettere e 9 numeri che sono tradotti nel codice a barre laterale lungo 5,7 ed alto 0,7 cm. La sigla alfanumerica è stata adottata anche per codificare e distingue le produzioni annuali, infatti la prima delle due lettere iniziali varia con l’anno solare. Nel caso di questo commemorativo, le due tirature sono riconoscibili esclusivamente dal dente incompleto nella posizione 14 che è nel 50% dei fogli e dal numero progressivo della sigla alfanumerica presente invece sulla cimosa di tutti i fogli. Quelli senza il difetto di fustellatura consentono di distinguere le due tirature solo in base alla sigla alfanumerica. I francobolli sciolti, senza il difetto e senza la cimosa non sono distinguibili. Questo esempio porta necessariamente a dover considerare la sigla alfanumerica come elemento determinante per il riconoscimento delle due tirature.
Diverso è il caso delle serie ordinarie per le quali, i numerosi lotti di stampa tendono a far usurare i cilindri che necessitano quindi di essere rigenerati o ricostruiti. In questo caso però, la possibilità di avere più di una tiratura è legato solo alla possibilità di riconoscere la rigenerazione o ricostruzione di un cilindro di stampa a meno che all’IPZS decidano di cambiare uno strumento con elementi riconoscibili (piastra, fustellatore o altro) durante la produzione di una stessa ordinaria. Restano fuori da queste considerazioni le varietà di ogni tipo che non hanno nulla a che vedere con il concetto di tiratura.

Fin qui ci sembra che il discorso sia abbastanza semplice, esistono però alcuni casi in cui l’attribuzione a tirature distinte richiede una valutazione più attenta. Ci riferiamo alle scritte in cimosa, anche queste sono incise nel cilindro del colore di competenza, quindi sono parte integrante di un cilindro. Nel momento in cui si porta una modifica in cimosa, bisogna necessariamente modificare un cilindro. Per spiegare questo concetto portiamo come esempio l’emissione con stampa in rotocalco del prioritario da 0,60 del 2004 (figura 12).

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Figura 12 – le Quattro tirature del primo prioritario
rotolacografico

Questo francobollo è stato emesso agli inizi del mese di marzo in fogli da 40 senza la perforazione a tratteggio lungo i bordi verticali esterni (la mancanza fu un errore di progetto), agli inizi di aprile fu distribuito lo stesso francobollo in fogli provvisti di tratteggio lungo i bordi esterni. Nel mese di giugno comparve lo stesso con l’aggiunta di una barretta di colore azzurro (stesso colore delle scritte IL FOGLIO DI…) in corrispondenza del 36° esemplare, in pratica nell’angolo sinistro basso (non è nota la funzione di tale barretta, probabilmente consente il controllo progressivo dei fogli tramite un sistema elettronico di conteggio). L’aggiunta di un elemento colorato, anche se sul bordo, aveva previsto il rifacimento o la modifica del cilindro per il colore azzurro. In autunno è comparsa un’altra variante di questa emissione: le scritte lungo il bordo sinistro e la barretta, tutti, di colore nero. Anche in questo caso possiamo parlare di nuova tiratura. Tutte queste tirature prodotte durante il 2004 riportano le lettere BA nella sigla alfanumerica. Abbiamo sempre detto che questa emissione è costituita da quattro tirature ed in effetti pensiamo di essere tutti d’accordo, però nel caso di queste tirature non sono state apportate modifiche evidenti ai francobolli (in realtà ci sono, ma non è ancora chiaro se corrispondono alla tirature o se sono svincolate da queste), ma soltanto alle cimose. Inoltre, restando nell’ultima tiratura (scritte e barretta di colore nero) (figura 13) notiamo che questi fogli sono stati stampati anche durante il 2005 e 2006 mantenendo il millesimo 2004 in ditta, ma modificando la sigla alfanumerica che compare sulla cimosa destra.

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Figura 13 – sigle alfanumeriche del prioritario 2004 con scritte nere

Nel caso, quindi, di questo prioritario (scritte e barretta nere) riscontriamo nella sigla le lettere BA, CA e DA (figura 12); queste ci dicono che i prioritari millesimati 2004 sono stati stampati durante il 2004, 2005 e 2006. Indipendentemente dal fatto che il codice alfanumerico fosse inizialmente svincolato dal processo di stampa (posizione variabile sulla cimosa) oggi invece ha una posizione fissa, esso è e resta comunque un elemento presente sulla cimosa, al pari di tutti gli altri. Il dubbio se valutare o meno questo carattere per definire una tiratura c’è stato ed in parte c’è ancora. Però, riprendendo l’esempio del nostro libro di successo, notiamo che alcune ristampe possono essere facilmente riconosciute per un carattere (rilegatura, carta ecc), altre invece possono essere identiche e riconoscibili solo ed esclusivamente dall’anno riportato in seconda di copertina. Sia per questa considerazione che per omogeneità di interpretazione con tutto ciò che compare sulle cimose, pensiamo sia corretto attribuire anche alla sigla alfanumerica lo stesso valore degli altri elementi presenti sui bordi, anche se questa non fa parte dei cilindri di stampa ma è un elemento aggiuntivo che viene realizzato attraverso una apparecchiatura chiamata Ink-Jet, si tratta di una testina stampante a getto d’inchiostro comandata da un computer ed allineata al processo di stampa.

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figura 14 – le tirature dei francobolli prioritari stampati con i procedimenti tipografico, serigrafico, flessografico con macchina Gallus

* I francobolli da libretto del 2001 sono leggermente differenti l’uno dall’altro per lunghezza e quindi distinguibili da quelli in fogli.

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figura 15 – le tirature dei francobolli prioritari stampati con il procedimento rotocalcografico con la macchina Goebel

 

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figura 16 – le tirature dei francobolli di posta italiana stampati con il procedimento calcografico con la macchina Goebel

 

 

CONCLUSIONI

Concludiamo il nostro articolo, proponendo uno schema riassuntivo di quelle che dal nostro punto di vista sono le tirature delle due ultime serie ordinarie, ovvero la serie del Prioritario e quella di Posta Italiana. Questo articolo vuole essere un primo elemento di valutazione che ci auguriamo possa essere di stimolo per sviscerare l’argomento e giungere ad un concetto chiaro di tiratura con lo scopo di eliminare le ambiguità su questo argomento; ci auguriamo anche che l’elenco presentato possa essere integrato e quindi completato in modo esaustivo da nuove opinioni e segnalazioni che invitiamo i nostri associati e non solo, a farci pervenire. Se nei prossimi 3-6 mesi questo primo elenco non dovesse modificarsi, proporremo ufficialmente come associazione, agli editori di cataloghi, l’adozione di questo elenco integrabile eventualmente da nuove segnalazioni. Restiamo in attesa di risentirvi sull’argomento inviando un e-mail a l.cipriani@tin.it, c.manzati@virgilio.it, info@cifo.eu. O scrivendo a C.I.F.O. Via Cesare Pascarella 5 – 20157 Milano (MI).

I CASTELLI SI RISVEGLIANO DOPO OLTRE UN DECENNIO

di Nicola Luciano Cipriani, perito filatelico

La scoperta

In molte occasioni è stato ripetuto che in filatelia sono possibili in ogni momento ritrovamenti straordinari o particolari. Il ritrovamento che segnalo con questo articolo è proprio uno di quei casi strani; si tratta di un piccolo insieme di buste Servizio Riscossioni (mod. 490) e modelli 489, sia bianchi che gialli, affrancati con valori falsi da 800 lire Castelli, 2.000 e 4.000 lire alti valori, misti ad altri autentici. Mentre i falsi degli alti valori erano già noti, quasi sempre sugli stessi modelli, dell’800 lire Castelli non si era ancora avuta notizia, almeno pubblicata. Il piccolo insieme di buste e qualche frammento sono rimasti in qualche cassetto per oltre 10 anni, a giudicare dalle date di uso comprese tra gennaio e settembre 1999, con la maggior parte usata nel mese di marzo. Più ampio invece l’arco temporale d’uso dei già noti alti valori falsi che arrivano fino al 2001.

La descrizione ed il confronto con un francobollo originale

Un altro aspetto particolare è che i falsi da 800 lire sono di due differenti tipi (figura 1), facilmente distinguibili anche ad occhio nudo, ed usati anche sulla stessa busta, ma questi casi sono pochi. Passiamo a descriverne le caratteristiche mettendoli anche in confronto con l’originale. Nelle immagini che seguono l’originale è sempre in alto o a sinistra e nell’ordine a seguire il 1° e 2° tipo dei falsi.

i castelli si risvegliano dopo oltre un decennio

Figura 1 – 1° (a sinistra) e 2° tipo falsi

Innanzitutto la carta: qualità discreta, bianca e liscia, anche se abbastanza porosa, direi un po’ più liscia di molti originali e leggermente meno bianca. Nel complesso abbastanza simile all’originale. Bisogna però dire che i castelli hanno avuto numerose ristampe e le caratteristiche della carta sono state abbastanza variabili. Questa occasione è stata anche stimolante per mettere meglio l’occhio su caratteristiche mai studiate. Per curiosità ho provato a confrontare la carta dei tre francobolli stelle II tipo dei castelli, ebbene, sono tutte e tre differenti, quella del 100 lire è la più liscia, mentre quella del 750 la più porosa, il 700 l’ha intermedia. La carta degli 800 falsi è praticamente identica a quella del 100 lire, anche se appare leggermente meno bianca. La stampa è in offset e di bassa qualità con colori spesso diluibili in acqua. Se si lavano per staccarli dal frammento, molti perdono velocemente i colori, pertanto, per non correre rischi, questa operazione va eseguita inumidendo solo il retro del frammento. Sono stati fatti alcuni tentativi di scollaggio e sono stati recuperati due esemplari con gomma parziale non timbrati (figura 1); altri usati derivano da buste con francobolli rotti.

i castelli si risvegliano dopo oltre un decennio

Figura 2 – originale fori grandi (in alto), falsi fori piccoli e disallineati

La dentellatura (figura 2) è lineare con passo molto irregolare, ma molto prossimo a 14. il diametro dei fori è molto più piccolo degli originali e la circonferenza molto irregolare, dovuta probabilmente ad aghi usurati. Infine, la filigrana (figura 3); dai due esemplari scollati, siamo di fronte ad una filigrana stelle II tipo del tutto simile a quella dei Castelli (100, 700 e 750 lire). L’inclinazione è di 63° sinistra. La distanza tra due stelle contigue della stessa fila è di 11,5 mm; quella tra due file di stelle è di 9, come pure la larghezza di una stella è di 9 mm.

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Figura 3 – a sinistra £ 700 stelle 2, a destra il falso 800

Per quanto riguarda invece i particolari della stampa vi presento una serie di immagini molto chiare che mettono in evidenza la bassa e rozza qualità della stampa in entrambi i tipi dell’imitazione. Nelle figure 4 e 5 sono messe a confronto le scritte superiori e inferiori.

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Figura 4 – in alto l’originale e, aseguire, il 1° e 2° tipo falsi

 

i castelli si risvegliano dopo oltre un decennio

Figura 5 – in alto l’originale

Si nota come la stampa del 1° tipo falso sia caratterizzata da un retino grossolano che produce un effetto di stampa molto sporca ed irregolare. In questo falso, oltre al retino grossolano visto per il colore rosso delle figure precedenti, si nota anche un retino puntinato nero che conferisce al disegno un aspetto molto rozzo (figure 6 e 7).

i castelli si risvegliano dopo oltre un decennio

Figura 6 – a sinistra l’originale

 

i castelli si risvegliano dopo oltre un decennio

Figura 7 – a sinistra l’originale

La stessa considerazione vale per il colore verde del prato. Il falso del 2° tipo, invece, ha un retino più fine e la stampa ne guadagna in precisione. Per conferire un po’ di effetto rilievo tipo calcografia, in questo falso, alcuni particolari dei perimetri del disegno sono stati colorati in nero (figura 6 e 7).

Le affrancature non sono mai state fatte con blocchi, ma solo strisce orizzontali; in un solo caso è presente una coppia verticale. Questo, però, molto probabilmente è dovuto agli spazi disponibili sulla busta prestampata.
Ho notato, invece, un altro strano carattere che potrebbe essere legato alla stampa di questi falsi: su poche buste ho notato che le strisce usate per l’affrancatura sono tagliate con una lama, in modo perfettamente parallelo alla linea che unisce il centro dei fori orizzontalmente (figure 8,9 e 10). Questo carattere lo presentano entrambi i due tipi di falsi.

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Figura 8 – esempio di taglio mediante lama in una striscia di falsi del 1° tipo

 

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Figura 9 – esempio di taglio mediante lama in una striscia di falsi del 2° tipo

 

i castelli si risvegliano dopo oltre un decennio

Figura 10 – taglio di lama in basso, falso 2° tipo

Nelle ultime tre immagini si nota molto bene la perfezione del taglio, sempre lungo il lato inferiore dei francobolli, che difficilmente potrebbe essere stato fatto per separare tra loro le strisce; verrebbe troppo facile chiedersi perché un lato si e gli altri no? E poi, perché perdere tanto tempo per prendere una posizione così precisa? Bisognerebbe pensare che l’addetto potesse aver avuto qualche disturbo psicologico? Insomma è realmente poco plausibile pensare che si possa eseguire un’azione di questo tipo senza una precisa motivazione. Inoltre, in tutti e tre i casi il taglio è leggermente spostato verso il basso rispetto al centro dei fori conferendo ai denti una certa lunghezza costante su tutta la striscia. Eppure i francobolli non possono far parte della stessa striscia in quanto sono stati stampati in due modi differenti. Insomma, questo taglio mi appare troppo preciso per essere stato fatto a mano. In ogni caso, al di là di queste osservazioni, non sono in grado di dare una spiegazione plausibile. Forse potremmo averla se fosse possibile vedere un foglio intero di questi falsi, ma ho paura che la cosa sia piuttosto improbabile. Un altro aspetto ben visibile nelle ultime tre immagine, ed in particolare nell’ultima, è che in tutti gli incroci della dentellatura si riconosce il carattere del perforatore lineare. Nella figura 10, poi, si vede benissimo l’angolino tipico, alto sinistro, con il dentello sottile e lungo.

ANCORA UN FALSO PRIORITARIO EDIZIONE 2006 SENZA MILLESIMO

Di Nicola Luciano Cipriani – perito filatelico

Antefatto

Durante la scorsa manifestazione di Romafil mi è stato dato un foglio intero di prioritario con strana carta ricongiunta. Ero impegnato nella riunione del Consiglio Direttivo dell’AIFS e, con un’occhiata veloce, dissi: “non mi sembra buono, comunque me lo guardo meglio”. L’insistenza sulla originalità di questo foglio è stata grande, come succede in questi casi e per eliminare ogni dubbio, tornato a Firenze, mi sono messo all’opera ed ho studiato il foglio nei minimi particolari e la stampa di un francobollo confrontandolo con un originale.

Descrizione

Innanzitutto la carta, è abbastanza più lucida del normale, si avvicina molto alla carta utilizzata per i falsi 2011, oggetto di una mia precedente comunicazione (Il Francobollo incatenato n. 208 giugno 2011) anche se è leggermente più rigida. Questo, infatti, è stato il primo elemento che ha stimolato le mie prime perplessità. Ma vediamo come si presenta il foglio (figura 1).

ancora un falso prioritario edizione 2006 senza millesimo-foglio

Figura 1 – falso prioritario con simil carta ricongiunta

Innanzitutto esso è mancante del bordo destro ed è composto da due spezzoni a taglio netto in corrispondenza della 4° fila orizzontale. La connessione è stata fatta con un normale nastro adesivo trasparente di 4,5 cm di altezza (Figura 2) che circonda tutto il foglio lasciando però libero il primo francobollo della striscia (posizione 16). La particolarità è che il disco di colore oro interferenziale è stampato sul nastro adesivo. La cosa sembrerebbe simulare la rottura prima dell’ultimo cilindro di stampa dato che il cilindro di questo colore è l’ultimo della serie.

ancora un falso prioritario edizione 2006 senza millesimo-particolare della giunzione

Figura 2 – particolare della ricongiunzione

Vedremo le considerazioni in merito alla fine dell’articolo, passiamo per ora in rassegna le sue caratteristiche e le differenze con l’originale. Innanzitutto le scritte sul bordo sinistro del foglio e i tagli a tratteggio orizzontale e verticali (Figure 3 e 4).

ancora un falso prioritario edizione 2006 senza millesimo-tracciatura orizzontale

Figura 3 – tagli a tratteggio: l’originale a sinistra

Come si può vedere la trama dei tagli a tratteggio è totalmente differente, nell’imitazione i tagli sono più corti e l’intertaglio è più lungo; inoltre la scritta sul bordo (IL FOGLIO DI ….) è a tratto pieno (imitazione) e non a retino (originale). Questa differenza si manifesta con lettere a contorno nettissimo anziché frastagliato come nell’originale. Inoltre nella figura 4 si nota anche una evidente differenza del taglio della fustellatura: denti più appuntiti e maggiore arrotondamento del dentone d’angolo nella imitazione.

ancora un falso prioritario edizione 2006 senza millesimo-tracciatura e fustellatura

Figura 4 – taglio a tratteggio orizzontale e fustellatura: l’originale a sinistra

La caratteristica della stampa a tratto pieno dell’imitazione è visibile in tutta la stampa del francobollo, scritte e linee tratteggiate comprese (figure 5, 6, 7 e 8) ed inoltre vi sono alcune piccole differenze sia nell’allineamento di singole lettere, rispetto all’originale, sia nella forma di alcuni caratteri. Nelle figure che seguono l’originale è sempre in alto.

ancora un falso prioritario edizione 2006 senza millesimo-la scritta ITALIA

Figura 5 – disallineamento della I, imitazione in basso

Nella figura 5, ad esempio si nota il disallineamento delle due “A” e della “I”, per quest’ultima lo spostamento è molto evidente.

ancora un falso prioritario edizione 2006 senza millesimo-il valore

Figura 6 – differente forma dei numeri e della virgola

Nella figura 6 si nota invece l’uso di caratteri numerici differenti dall’originale, è evidente infatti lo “0” più tondo ed il “6” con la punta della curva rivolta verso il basso anziché avere il taglio orizzontale. È evidente anche la differente forma ed inclinazione della virgola. Nella successiva figura 7 si notano differenze nella forma dei caratteri, particolarmente evidenti sono la “o” e le due “a” di prioritaria.

ancora un falso prioritario edizione 2006 senza millesimo-postaprioritaria

Figura 7 – evidente differenza della forma della “o” e della “a” di prioritaria

Nell’imitazione la “o” ha un leggero assottigliamento in basso, mentre le due “a” hanno la parte superiore che chiude di più verso quella inferiore ed il tratto è leggermente più largo. Infine nella figura 8, che riproduce le scritte in ditta, si nota la differente forma della “S” di IPZS nella punta superiore; della asimmetria tra metà superiore ed inferiore della “S” di SpA; della “R” di ROMA che mostra un piedino curvo verso la “O”; della “M” che ha la punta centrale più bassa e della “A” che ha il tratto orizzontale spostato in alto tanto da far apparire le due gambine molto lunghe. Infine la lunghezza totale della scritta è maggiore con evidente disallineamento della parola “ROMA”.

ancora un falso prioritario edizione 2006 senza millesimo-scritte in ditta

Figura 8 – scritte in ditta

L’uso del tratto pieno è evidente anche nella stampa dei colori che si presentano sempre a contorno netto e non frastagliato come nell’originale il quale, inoltre, ha una serie di puntini di colore che circondano la cornice marrone visibile in tutte le figure in cui è presente questo particolare.

ancora un falso prioritario edizione 2006 senza millesimo-colore di fondo

Figura 9 – colore di fondo, in basso l’imitazione

Nella figura 9 è visibile il colore di fondo salmone, nell’imitazione (in basso) il colore è pieno anziché essere a retino. Infine, nella figura 10 è riportato il disco nero centrale; in questo caso è ben visibile il tratto pieno dell’imitazione che conferisce al disegno contorni molto netti, la nebbiolina di puntini è data dal colore interferenziale che mascherano parzialmente la precisione del disegno sottostante.

ancora un falso prioritario edizione 2006 senza millesimo-il centro grigio

Figura 10 – disco centrale, imitazione in basso

Ad ogni modo anche molti particolari di questa immagine mettono in risalto diverse differenze grafiche. Come ricorderete, nel mio articolo relativo ai falsi 2011, ho decritto 5 prioritari (cent. 80, € 1,40, 1,50, 2 e 2,20) e mancavano i valori da 0,60 e da 1 euro. Ebbene, questo è un’aggiunta a quella serie di falsi che evidentemente è stato stampato successivamente. Le caratteristiche che ho descritto per questo falso da 60 cent (carta, fustellatura, tipologia di stampa, caratteri, perforazione a tratteggio) coincidono tutte con quelle dei falsi 2011 descritti nell’articolo di giugno. Quei falsi mostravano alcune piccole differenze tra loro e questo 60 cent appare molto simile al valore da 2 euro dal quale differisce per il colore del fondo: in  questo caso è a tinta unita, mentre in tutti i precedenti era rigato con varie inclinazioni.

Conclusioni

Per concludere vorrei tornare alle considerazioni accennate nella parte iniziale.

In primis vorrei dire che la definizione di carta ricongiunta è ben chiara: “Quando due fogli o due bobine di carta differenti sono stati attaccati in successione con sovrapposizione dei due lembi e i francobolli stampati sulla carta presentano l’impronta di alcuni di essi su entrambi i lembi, si parla di carta ricongiunta” (Foundamentals of Philately, L.N. Williams). In altri termini, la carta viene ricongiunta prima di entrare in macchina ed in questo modo tutti i francobolli sono stampati in parte su un lembo ed in parte sull’altro restando bianche le due facce sovrapposte dei lembi. Da qualche tempo però si trovano sul mercato oggetti simili a quella del foglio in questione in cui i lembi non sono sovrapposti ma accostati ed a taglio netto; personalmente non ho avuto ancora occasione di vederne alcuno, ma, in caso di oggetti non falsi, ritengo che si debba attribuire una definizione differente a questa tipologia di giunzione ed in ogni caso ritengo necessario sempre verificarne l’autenticità. Attualmente le macchine in dotazione al Poligrafico hanno una velocità di scorrimento della carta molto veloce e in caso di rottura della bobina durante la stampa diventa quasi impossibile riconnettere i due lembi. Veniamo ora al nostro foglio. Il nastro adesivo circonda in continuo il foglio su entrambi i lati, com’è possibile se manca il bordo destro? E com’è possibile strappare, lungo il tratteggio, il bordo destro con il nastro che invece è elastico e piuttosto resistente allo strappo il quale non sarà mai regolare? Com’è possibile, anche ammesso che sia realizzabile, che in fase di stampa la bobina di carta si rompa prima del passaggio sul cilindro del colore interferenziale il quale appare nella stessa posizione sia prima che dopo il taglio. Questa considerazione ne stimola anche un’altra: come è possibile che la stampa degli altri colori sia senza irregolarità e “perfetta” come per quello interferenziale?

IL CASTELLO FALSO DA 750 LIRE

Di Nicola Luciano Cipriani, perito filatelico

Introduzione all’argomento

Scrivere di questo argomento a distanza di così tanto tempo mi è stato stimolato da Gian Franco Mazzucco che mi ha inviato una busta viaggiata con il falso di Settimo Torinese, vale a dire del 750 lire. Prima però di passare alla descrizione di questo francobollo, mi fa piacere raccontare quanto sia stato scritto sui falsi Castelli in generale.
Giovanni Riggi, nel Seminario di Studio sui Castelli d’Italia tenutosi a Spotorno nel 1998 (30-31 maggio) a cura del CIFO – Collezionisti Italiani Francobolli Ordinari e dell’Unione Filatelica Ligure, ha classificato i Castelli falsi in tre gruppi: a) falsi per frodare la posta, b) falsi per frodare i collezionisti e c) imitazioni.

a) Nel primo gruppo l’autore ha considerato quei falsi che hanno avuto una stampa con mezzi tipografici ed anche una distribuzione, piccola o grande che sia, sul territorio i quali, grazie a rivenditori compiacenti, hanno sostituito gli originali nelle affrancature di ignari cittadini. A questo gruppo Riggi ascrive solo il 350 lire, noto come falso di Milano (1983) e, solo in parte il 1000 lire falsificato a Verzuolo dove, pare, che il falsario sia stato l’unico utilizzatore. Questo falso fu scoperto a Dogliani nel 1993.

b) Nel secondo gruppo invece ha inserito i falsi, anche questi stampati con idonee macchine da stampa, che sono stati venduti direttamente ai collezionisti con lo scopo di stimolare l’acquisto di curiosità/varietà che spesso attraggono gli amanti di queste cose. Però una buona parte dei collezionisti acquirenti li ha anche usati per posta per poter inserire nella propria collezione una busta viaggiata.

c) Al terzo gruppo Riggi inserisce in pratica i falsi ottenuti da fotocopie e che talora sono stati anche perforati in modo grossolano oppure separati con un semplice taglio forbice lungo la linea dei fori fittizi. Questi francobolli sono riconoscibili dalla riproduzione dei fori che, in qualche modo li fanno apparire perforati. Questi falsi sono stati per lo più stampati in casa ed utilizzati in proprio senza una benché minima distribuzione sul territorio. Questi ultimi Riggi li definisce imitazioni.

I castelli falsi, descritti negli atti del convegno di Spotorno da Riggi sono i seguenti:

 

i castelli si risvegliano dopo oltre un decennio

Figura 1 – elenco dei castelli falsi secondo Giovanni Riggi.

Il concetto generale che i castelli siano stati falsificati più per i collezionisti che per il servizio postale lo si ritrova anche nella monografia “Castelli – un baluardo postale” edito da Poste Italiane nel 1990 e curato da Danilo Bogoni con la collaborazione di Franco Filanci, Andrea Malvestio e Carlo Sopracordevole. Evidentemente questa idea girava nell’ambiente.

All’elenco di Riggi manca il falso da 800 lire che, da un lotto rinvenuto un paio di anni or sono, risulta essere stato usato nel 1999; la mancata menzione nell’elenco fa desumere che questo francobollo possa realmente essere stato usato a partire proprio dal 1999. Bisogna anche dire che questo falso, fino ad oggi, è stato rinvenuto solo su buste Servizio Riscossioni (mod. 490) e modelli 489, sia bianchi che gialli, esso quindi sembrerebbe sia stato utilizzato all’interno del sistema postale con la conseguenza che la sua scoperta possa essere stata ritardata in quanto non diffuso sul territorio.

Del falso da 750 lire, secondo Riggi, ne sono state prodotte almeno tre distinte versioni con caratteristiche differenti e note per la località d’uso: Magenta, Settimo Torinese (figura 2) e Napoli. Tutti sono stati stampati in offset su carta non filigranata e non fluorescente; con dentellatura 12,5 per il primo e 11 per i secondi, sempre lineare. A queste falsificazioni devono essere aggiunte tutte le altre che sono state prodotte “in casa” con una fotocopiatrice a colori e non sono poche. Quelli noti di quest’ultimo gruppo sono stati tagliati con le forbici, tagli che possono passare inosservati per la presenza delle immagini dei mezzi fori lungo il taglio.

il castello falso da 750 lire

Figura 2 – documento viaggiato con il falso di Settimo Torinese

Allo scopo di fornire caratteri diagnostici per distinguere i tre falsi principali menzionati da Riggi, ho chiesto alcuni falsi in possesso di altri tre amici, Angiolo Dotta, Nanni Martina e Stefano Proserpio che qui ringrazio di cuore per le immagini ad alta risoluzione che mi hanno inviato. I francobolli analizzati, compreso quello di G. F. Mazzucco, sono in totale 9. Nelle figure da 3 a 11 sono riportati i francobolli analizzati e nella didascalia è riportato il nome di chi ha fornito l’immagine e la dentellatura trovata con un odontometro E.M. in trasparenza digitalizzato che ho utilizzato per sovrapposizione sulle immagini.

I francobolli studiati

L’attribuzione al tipo di falso non è stata sicura da parte dei possessori per alcuni pezzi analizzati che elenco secondo un ordine che direi ”a sentimento” nel senso che ho cercato di mettere vicini quelli più simili tra loro. Spero che l’analisi ci possa dare una attribuzione più sicura. Premetto anche che gli usati sono tutti su documento postale tranne il n. 10 che è su frammento.

L’elenco che segue è secondo l’ordine delle figure 3-11.

• Figura 3 falso di Settimo T.se usato a Torino
• Figura 4 falso di Settimo T.se usato a Settimo
• Figura 5 falso di Settimo T.se nuovo
• Figura 6 falso di Magenta nuovo
• Figura 7 falso di Magenta usato a Magenta
• Figura 8 falso di Napoli con annullo rosso Ministero dell’Interno
• Figura 9 senza attribuzione usato a Torino
• Figura 10 falso di Magenta con timbro illeggibile
• Figura 11 falso forse di Napoli usato a Terracina

Questo ordine è anche ripreso nelle figure 12, 13 e 14 in cui riporto alcuni particolari di ciascun francobollo.

il castello falso da 750 lire

Figura 3 – attribuito al falso di Settimo (G. Martina) dent. 11×11

 

il castello falso da 750 lire

Figura 4 – attribuito al falso di Settimo (G.F. Mazzucco) dent. 11×11,25

 

il castello falso da 750 lire

Figura 5 – attribuito al falso di Settimo (G. Martina) dent. 11,25×11,25

 

il castello falso da 750 lire

Figura 6 – attribuito al falso di Magenta (A. Dotta) dent. 11,25×11,25

 

il castello falso da 750 lire

Figura 7 – attribuito al falso di Magenta (A. Dotta) dent. 11,50×11,50

 

il castello falso da 750 lire

Figura 8 – attribuito al falso di Napoli (A. Dotta) dent. 11,25×11,50

 

il castello falso da 750 lire

Fig 9 – senza attribuzione (S. Proserpio) dent. 11×11,25

 

il castello falso da 750 lire

Fig 10 – attribuito al falso di Magenta (S. Proserpio) dent. 10,75×11,50

 

il castello falso da 750 lire

Fig 11 – attribuzione dubbia, forse Napoli (A. Dotta) dent. 10,50×10,75

Nella figura 12 ho messo a confronto la larghezza di ciascun francobollo con quella dell’originale (ultimo in basso) ponendo tutti i particolari allineati a sinistra secondo la linea rossa. Le altre due linee rosse delimitano la cifra “750”. Come si può vedere le differenze sono veramente molto piccole, ma alcune, comunque, evidenti. In particolare il n. 11 ha dimensioni molto simili a quelle dell’originale; le altre, invece, mostrano una leggera variazione che è abbastanza evidente nei nn. 5 e 10.

il castello falso da 750 lire

Figura 12 – larghezza dei francobolli

Nella successiva figura 13 è riportata invece l’altezza dei francobolli. In questo caso la linea rossa in alto è il riferimento di appoggio di tutti i particolare e le differenze sono visibili in basso. Come si può notare, i nn. 3 e 11 sono molto simili all’originale, mentre gli altri sono tutti più o meno corti, tranne il n. 3. Da notare che tra questi ultimi, i nn. 9 e 10 sono simili tra loro e si distinguono bene per essere i più corti in assoluto.

il castello falso da 750 lire

Figura 13 – altezza dei francobolli

Lo stesso carattere si evidenzia anche nell’altezza del torrione centrale (figura 14); in questa figura, la linea rossa alla base è la linea di appoggio comune per tutti i particolari.

il castello falso da 750 lire

Figura 14 – altezza della torre centrale

Un altro dato interessante è la dentellatura che riassumo nella tabella di figura 15. Come si può notare, i numeri da 3 a 9 hanno tutti misure molto simili, si discostano il n. 10 in modo non eccesivo e l’11 in modo più evidente.

il castello falso da 750 lire

Figura 15 – dentellature

Risultati e considerazioni conclusive

Secondo l’attribuzione data dai proprietari, nessuno di questi francobolli ha dentellatura intorno al 12½ come dichiarato da Riggi per l’attribuzione al falso di Magenta, anche se tra questi analizzati ve ne è uno usato in questa località. Benché nelle immagini non ci siano evidenze eclatanti per poter suddividere i francobolli analizzati in gruppi distinti, cionondimeno possiamo dire che essi possono costituire tre gruppi, al primo ho attribuito i nn. 3-8, al secondo i nn. 9 e 10 ed al terzo il n. 11. Questa suddivisione emerge dal fatto che i nn. 9 e 10 hanno il disegno tendenzialmente più piccolo rispetto agli altri, questo è l’unico carattere abbastanza visibile in quanto non ho notato alcuna differenza nelle linee costituenti il disegno. Che il n. 11 faccia gruppo a se è evidente essenzialmente per la tipologia della stampa. Questo francobollo è infatti l’unico ad avere un sottile rigo nero che delimita molte parti del disegno ed inoltre la stampa ha un colore giallino predominante che negli altri è completamente assente.

Per l’attribuzione dei francobolli analizzati ai rispettivi falsi di riferimento ci si può basare sugli usati nelle località specifiche; certamente i due francobolli usati rispettivamente a Settimo T.se (figura 4) ed a Magenta (figura 7) dovrebbero essere la base di partenza, ovvero un punto fermo per l’analisi. Se il primo potrebbe essere accettato per la concordanza delle informazioni date da Riggi, non lo è il secondo per il quale la dentellatura non tornerebbe. Inoltre sempre Riggi ha scritto che il falso di Magenta dovrebbe essere leggermente più alto di quello di Settimo, questa differenza, tra il n. 4 ed il n. 7, non è visibile. Anche i due francobolli nuovi attribuiti a Settimo (figura 5) e a Magenta (figura 6) appaiono decisamente identici. Ho provato anche ad utilizzare i colori, ma questi, per qualunque gruppo si voglia identificare, sono troppo variabili nel tono per poter trovare un valido appoggio. Di certo i risultati mettono in evidenza un gruppo costituito dai nn. 9 e 10, ma solo per l’altezza; come interpretare questo dato? Nemmeno i valori delle dentellature ci aiutano, sono troppo variabili in un ambito molto ristretto, variazioni che possono anche dipendere dal fatto che siano stati inumiditi per essere incollati sulla busta, insomma questa volta la chiarezza fa rima con rompicapo. Posso solo azzardare una proposta di classificazione che però deve necessariamente avere conferme da dati più certi. Sulla base di quanto esposto, potrei in via molto dubbiosa attribuire i francobolli nn 3-8 al falso di Settimo ed i nn. 9 e 10 al falso di Magenta. L’unico francobollo per il quale mi azzardo a proporre una attribuzione un po’ più sicura è il n. 11 che, con molta probabilità è il falso di Napoli.

Rivolgo un caloroso invito a tutti gli altri amici che hanno in collezione questi falsi ad inviarmi scansione a 600 dpi per cercare di fare un po’ più di chiarezza intorno a questo falso.

2011: ANCORA FALSI PRIORITARI

di Luciano Nicola Cipriani, perito filatelico

All’inizio dell’anno 2011 sono iniziati a circolare alcuni falsi prioritari che, in un primo momento, più che falsi sono apparse varietà; un’analisi più attenta però ha rivelato che effettivamente si trattava di veri e priori falsi in tutto e per tutto. Andiamo per ordine.

Claudio Ernesto Manzati acquista su un banchetto di un mercatino domenicale, gli esemplari mostrati in figura 1 che, al momento dell’acquisto e con occhio un po’ veloce, li aveva interpretati come varietà a causa delle scritte leggermente più grasse del normale che ricordavano una doppia stampa in sovrapposizione quasi perfetta già trovata nel prioritario del 2002 (CIFO: flash news del 19-3-09). Tornato a casa, li controlla un po’ meglio e si rende conto che, in tutti i francobolli della serie, al di sotto e leggermente scostata rispetto al valore stampato appare il valore “€ 0,60” in albino, come se fosse stato scolorito, e quasi sovrapposto il nuovo valore maggiorato.

2011: ancora falsi prioritari - la serie completa falsa

Quanto esposto, supportato anche dalla fustellatura decisamente molto simile a quella adottata dal Poligrafico dello Stato, ha fatto pensare che i falsari avessero scolorito i fogli da 0,60 per stamparci sopra francobolli di maggior valore facciale. Anche il retino colorato del fondo differisce in modo abbastanza palese se osservato con una lente da ingrandimento e questo ha avvalorato l’ipotesi di uno scolorimento totale o quasi dei francobolli originali. Quando ci si trova tra le mani strani francobolli e mano mano che si scoprono particolari altrettanto strani, il nostro cervello si sbizzarrisce nel dare interpretazioni plausibili che possano soddisfare la nostra fantasia combattuta tra incredulità ed euforia.

Finalmente durante il Convegno di Milanophil mi sono stati consegnati e ne ho potuto prendere visione diretta. Si tratta di due serie, una con la stampa completa e l’altra con la mancanza della stampa della cifra del valore. Con uno sguardo veloce ho constatato la presenza del valore “€ 0,60” in albino, ho ascoltato le considerazione del mio amico ed ho infilato in borsa il tutto con l’idea che, appena tornato a Firenze, me ne sarei occupato. Non è stato così per impegni vari, ma qualche giorno fa sono riuscito a trovare un po’ di tempo per studiarli meglio, soprattutto in condizioni di luminosità adeguata. Certo sotto la luce bianca ed intensa mi sono apparse chiare tutte le caratteristiche di questi francobolli. Innanzitutto la carta, che mi è apparsa subito strana: di una lucentezza quasi sericea, mai vista per le emissioni italiane di francobolli autoadesivi, ed anche più morbida, più porosa e scivolosa. Allora ho riguardato meglio altri caratteri della stampa ed ho potuto constatare anche il diverso retino del colore di fondo. Ma andiamo per ordine e vediamo quali sono i caratteri di queste imitazioni precisando che i valori imitati sono 5, dallo 0,80 euro fino al 2,20, in pratica tutta la serie senza millesimo ad eccezione dello 0,60 del quale peraltro esiste già dal 2007 un falso.

CARATTERISTICHE TECNICHE

FUSTELLATURA
Iniziamo ad analizzare la fustellatura che nei falsi prioritari, ad eccezione dell’imitazione dell’emissione 2000 e quelle del 2011, sono tutte molto differenti da quella utilizzata dal Poligrafico dello Stato che ha un valore di “dentellatura” pari a 11. Questo valore determina la presenza di 20 “denti” sui lati orizzontali ed 11 sui lati verticali, escluso i “dentoni” in corrispondenza degli angoli. Lo stesso numero di “denti” hanno il falso del 2000 ed i falsi ritrovati all’inizio di quest’anno. Pur riscontrando gli stessi numeri, le fustellature dei due falsi e quella ufficiale del Poligrafico dello Stato hanno geometrie differenti, come si può facilmente evincere dalla figura 2. Le differenze sono evidenti sia nella forma dei “denti”, sia nel dentone d’angolo.

2011: ancora falsi prioritari - fustellatura stretta nei falsi prioritari

CARTA
Come accennato, la carta è morbida, setosa al tatto e con riflessi sericei. Decisamente differente da quella normalmente utilizzata dal Poligrafico. Oltre ad essere morbida e porosa, questa carta è anche pochissimo elastica tanto che rimane arcuata se debolmente deformata. Insomma direi una carta decisamente scadente.

STAMPA
Queste imitazioni sono state stampate in offset ed hanno i colori abbastanza fedeli agli originali, ne differiscono però per alcuni caratteri anche molto evidenti. Innanzitutto si nota come il colore di fondo non abbracci il disco centrale, esso si interrompe appena entra in contatto con il disco lasciando una fascia verticale bianca al centro (v. fig. 1). I retini differiscono dall’originale per essere composti da linee oblique variamente inclinate e di diverso spessore; al contrario, nell’originale esso è composto da puntini malamente stampati (che simulano un tratto pieno) che diminuiscono di densità verso il centro. Nella figura 3 sono riportati i retini delle imitazioni a sinistra e contrassegnati con una F, tutti in colore rosso; l’originale (0,60 di colore nero) è a destra.

2011: ancora falsi prioritari - i colori del fondo a confronto con l'originale
Anche le scritte mostrano alcune differenze. Nella figura 4 è riportata la scritta “—–postaprioritaria” di ciascun valore messo a confronto con quella originale (0,60), tutte sono allineate a sinistra. La lunghezza della scritta è differente anche tra le imitazioni e sono tutte leggermente più corte dell’originale, ad eccezione del valore da 2,00 euro, che invece è appena più lunga. Inoltre il valore da 0,80 ha le lettere di “posta” più grasse mentre quelle di “prioritaria” sono più magre rispetto a quelle delle altre imitazioni. le differenze nelle singole lettere si notano bene nella “t” e nella “a” di “prioritaria”. Nelle imitazioni la “t” si distingue per la testa molto appuntita, mentre la “a” ha la curva alta che tende a chiudersi di più rispetto all’originale. Anche la “t” di “posta” ha la testa molto più appuntita nelle imitazioni.

2011: ancora falsi prioritari - confronto della scritta postaprioritaria
La scritta “ITALIA”, in verticale sulla sinistra dei francobolli, è invece identica per tutte le imitazioni e differisce di poco da quella originale, l’unica differenza è il punto di inizio della parola: nell’imitazione la “I” inizia a metà tra la 3a e la 4a barretta, mentre nell’originale la “I” è più vicina alla terza barretta (figura 5). In sostanza nelle imitazioni la parola “ITALIA” è leggermente traslata verso destra rispetto al segmento tratteggiato sottostante.

2011: ancora falsi prioritari - confronto della scritta ITALIA

Maggiori differenze emergono dall’analisi del valore sia nel simbolo dell’euro che in quello delle cifre. In figura 6 sono riportati sia i valori che i segmenti tratteggiati soprastanti.

2011: ancora falsi prioritari - confronto delle cifre del valore

Le immagini sono allineate con la fine del tratteggio a destra. Alcuni caratteri saltano subito agli occhi:
1- in tutti i valori è visibile il fantasma dell’impronta “€ 0,60” a cui si sovrappone il nuovo valore.
2- il tratteggio ha spessore differente da valore a valore ed è anche differente da quello originale (0,60). In particolare sono simili tra loro i tratteggi dei valori da 0,80 e 1,50; 1,40 e 2,00. Solo il valore da 2,20 è simile all’originale.
3- Il tratteggio non è solidale con il valore e se ne discosta sia in verticale che in orizzontale.
4- Le cifre non mantengono la stessa distanza. È molto evidente la differente distanza tra l’1 e la virgola nei valori da 1,40 e 1,50.
5- Le cifre utilizzate sono appena più larghe di quelle dell’originale.
6- Il simbolo dell’euro è più aperto rispetto all’originale e non da l’idea di essere una porzione di cerchio.

Le maggiori differenze riscontrate nel valore facciale delle imitazioni ed il fantasma della cifra 0,60, inducono ad affermare che sia stata ripresa una immagine già utilizzata in precedenza di una imitazione dello 0,60 a cui sono state apportate le modifiche necessarie per la stampa di questi nuovi francobolli.

Per quanto riguarda il centro nero con la “P” (figura 7), esso ha caratteristiche costanti tra le imitazioni, ma differisce dall’originale. Quest’ultimo non è assolutamente ben definito né nei contorni, né nelle suddivisioni interne. Si vedano le linee di separazione tra ciascun tono di grigio e di nero a partire dall’anello esterno fino alla “P” interna. Sono altresì diverse le superfici di alcuni elementi quali ad esempio la piccola macchia bianca a sinistra in basso rispetto al piede della “P”.

2011: ancora falsi prioritari - confronto del disco centrale

Infine le scritte in ditta riportate in figura 8. Dall’alto vero il basso le imitazioni in ordine crescente di valore facciale, in basso quella dell’originale. Come si può notare, le imitazioni non sono costanti nella lunghezza di queste scritte e sono più lunghe di quella originale. Anche i caratteri delle imitazioni sono leggermente più grandi.

2011: ancora falsi prioritari - confronto delle scritte in ditta

La figura 8 mette in evidenza anche la differente risposta della carta alla luce dello scanner; pur essendo la carta delle imitazioni più brillante, essa fornisce una risposta molto opaca con una colorazione grigia. Al confronto la carta utilizzata dal Poligrafico dello Stato ha maggiore riflettentanza ed appare decisamente bianca. Bisogna riconoscere che per un occhio inesperto questi falsi possono essere molto pericolosi e consigliamo a tutti di fare molta attenzione. Nel caso di acquisto incauto, sono comunque una frode, a qualunque prezzo vengono offerti. In genere i falsi vengono scoperti prima su plichi viaggiati e poi si cercano allo stato di nuovo, in questo caso non sono ancora state trovate spedizioni che li contengono il che potrebbe far supporre che probabilmente, almeno per il momento, possano essere circoscritti nel mondo del collezionismo.

 

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