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Nicola Luciano Cipriani

Francobolli falsi

MAMMA MIA QUANTI FALSI DA 0,60 DI POSTA ITALIANA!

Nicola Luciano Cipriani

 

Premessa

questo é un articolo che raccoglie tutti i falsi da 0,60 di Posta Italiana e li mette a confronto con l’originale. Sono prese in considerazione tutti gli elementi che compongono la vignetta. Come detto per altri articoli, lo inserisco nelle mie pagine per agevolare la ricerca sui falsi noti di questa serie raggruppandoli in un unico sito. E’ un articolo pubblicato su Il Francobollo Incatenato n. 222, ottobre 2010, e su Il Postalista il 7.03.2014.

 

Introduzione

Purtroppo devo ripetermi. Quando, il 7 luglio 2009 uscì la nuova ordinaria di Posta Italiana, dissi subito e con chiarezza che questi francobolli sarebbero stati facilmente falsificabili. Con puntualità la cosa è stata realizzata anche se in vario modo, come vedremo più avanti. Di certo, bisogna riconoscere che il titolo dato a questo articolo parla da sé. Quando vengono prodotti francobolli falsi, è difficile avere l’opportunità di accorgersene sin dall’inizio; in genere ci si rende conto solo quando capita una missiva tra le mani di qualche collezionista oppure se qualche smerciatore li propone a livello collezionistico cosa che, bisogna riconoscere, succede sempre più spesso. La prima segnalazione di un falso di Posta Italiana risale al 5 giugno 2010 (figura 1), da quanto tempo era in circolazione? Il suo ritrovamento fu realmente casuale, come comunicato da Diego Carrarosul n. 199 de Il Francobollo Incatenato.

mamma mia quanti falsi!

Figura 1 – 60 cent. falso I tipo

 

Questo falso è decisamente grossolano e mal fatto, facilmente riconoscibile nel colore della busta volante e nella fustellatura fatta ad ondine con passo 10. Vedremo più avanti gli altri elementi distintivi. Non è facile stabilire la cronologia delle comparse sul mercato dei francobolli falsi di questa emissione, come non è facile stabilire la data di immissione sul mercato; dobbiamo, come al solito, basarci sulle date dei documenti postali che riusciamo ad individuare. Su questa base, possiamo dire che le imitazioni sono comparse tutte tra il 2010 ed il 2011, forse, solo quello denominato III tipo potrebbe essere stato distribuito nel 2011 in quanto il ritrovamento è di questa primavera (segnalazione del nostro socio C. C.). Sicuramente i falsari si sono messi all’opera subito dopo l’emissione della nuova ordinaria. Ad ogni modo del II tipo abbiamo notizia di ritrovamenti su bustoni (figura 2) e fuori tariffa (€ 1,80) nel corso del 2011 e qualche lettera primo porto ed una secondo porto con l’aggiunta di un 20 cent. di Posta Italiana

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Figura 2 – 60 cent. falso II tipo

 

Di tutti questi falsi sono noti solo i valori da 60 cent.; tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011 sono comparsi ulteriori falsi, molto insidiosi per il livello dell’imitazione, di tutti i valori, ad eccezione dei piccoli (5, 10 e 20 cent.) e di quello da 75 cent. Chiamerò IV tipo questi ultimi, anche se probabilmente non lo sono cronologicamente; ho preferito descrivere in successione gli altri tre tipi che ben si differenziano da questi ultimi, anche se il terzo tipo ha caratteristiche proprie. Delle imitazioni del IV tipo ho pubblicato una descrizione ne: Il francobollo Incatenato n. 215. A seguire le immagini del III eIV tipo.

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Figura 3 – 60 cent. falso III tipo

 

 

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Figura 4 – 1,40 falso del IV tipo in questa versione è stata falsificata la serie completa.

 

Nel proseguo del testo, per la descrizione delle differenze tra questi francobolli presenterò prima sempre l’originale e, a seguire, i tipi I, II, III e IV.

Parliamo innanzitutto della carta, quella del I tipo è lucida, morbida, e bianca, inoltre, essa non oppone resistenza piegandola dolcemente tra le dita. Per questo falso non ho potuto visionare le caratteristiche della carta siliconata di supporto. Le caratteristiche della carta del francobollo del II tipo sono molto simili a quella del I tipo, inoltre la carta siliconata di supporto è bianca brillante. Quella del francobollo del III tipo invece è molto più lucida, bianca e leggermente più resistente alla flessione, inoltre, quella siliconata di supporto è bianca opaca, quasi grigina. La carta dei francobolli del IV tipo, invece, è bianca, opaca, più resistente dei precedenti alla flessione tra le dita la carta siliconata di supporto è bianca, con tonalità compresa tra quella del II e III tipo. Di tutte queste imitazioni, quella che presenta le caratteristiche della carta più simile all’originale è decisamente l’imitazione del IV tipo. Nell’originale infatti riscontriamo sia la carta semilucida (prime tirature) che opaca (tirature più recenti), ma, sempre abbastanza resistente alla flessione. Il supporto siliconato è quasi sempre bianco, ma mai smorto o brillante.

La stampa in nessuna imitazione è in calcografia, direi tutte in offset. In particolare i tipi I e II hanno il tratto pieno per i contorni e le linee, mentre per i riempimenti è stato usato un retino piuttosto grosso a pallini con una densità del 50% circa. Anche il III tipo è stato stampato in offset, ma con retini molto fini e a più colori; questo carattere si vede bene negli ingrandimenti delle figure 5, 6, 7, 8 e 9.

Il quarto tipo si differenzia dalle prime tre imitazioni, la stampa è sempre a tratto pieno e per i riempimenti della busta e delle scie è stato usato un retino a maglia quadrate, molto simile all’originale, ma con inclinazione leggermente differente. Come detto queste imitazioni sono molto vicine all’originale e possono passare facilmente inosservate; i falsari hanno anche adottato un accorgimento che simula la calcografia: su tutte le parti del disegno è stata sovrapposta una speciale vernice trasparente che ha prodotto microscopici globosità superficiali (stama a verniciatura UV o embossing digitale) che producono l’effetto delle asperità della calcografia. In taluni esemplari l’effetto è eccessivo, ma in altri anche questo carattere si avvicina molto all’originale. Nella figura 5 è messa a confronto lamicroscrittura.

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Figura 5 – in alto l’originale ed a seguire verso il basso i falsi I, II, III e IV tipo

 

Nelle imitazioni del I, II tipo è leggibile la microscrittura e mancano le lettere nascoste “IPZS” disperse nel testo. Le righe sono 9 anziché 8 e la prima parola è EPOSTE, con la gambina della N precedente appena accennata e mal definibile per l’interferenza della cornice, anziché POSTE.  Nel III tipo la microscrittura è sostituita da una massa informe di puntini colorati con prevalente tonalità del blu. Infine, il IV tipo ha la microscrittura su 8 righe e con le lettere nascoste “IPZS”, il tutto è molto simile all’originale. La cartella piccola posta a sinistra della scritta “Posta Italiana” (figura 6) presenta le stesse caratteristiche di quelladestra.

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Figura 6 – cartella piccola, a sinistra l’originale, a seguire le imitazioni

 

Anche in questo caso il I e II tipo sono molto simili e la prima parola è ANEPO anziché POSTEIT.

Il valore facciale “€ 0,60” (figura 7) conferma similitudini e differenze viste fino ad ora: il I e II tipo sono identici nelle linee generali differendo tra loro solo per la inchiostrazione un po’ più pesante; in questo caso si può notare, rispetto all’originale, la differente forma del simbolo dell’euro, leggermente ellittica, e quella delle cifre: lo “0” più stretto ed il “6” con l’occhiello più piccolo e la curva alta più accentuata. Il III ed il IV tipo, invece, sono molto simili all’originale.

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Figura 7 – in alto l’originale, a seguire verso il basso dal I al IV tipo

 

Anche le figure 8, 9 e 10 ripropongono le conferme delle similitudini e differenze riscontrate: I e II tipo uguali tra loro, il III differente da tutti ed il IV simile all’originale.

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Figura 8 – in alto l’originale ed a seguire i quattro tipi di falsi,

 

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Figura 9 – a sinistra l’originale, a seguire dal I al IV tipo

 

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Figura 10 – in alto l’originale ed a seguire verso il basso i quattro falsi

 

Un discorso a parte merita la tracciatura (perforazione a tratteggio) e la fustellatura (figura 11). La tracciatura dei tipi II e III è identica: 2 mm di linea forata e 1 mm intatto. Del primo tipo non ho elementi per effettuare le misure, ma penso che possa essere ipotizzata la sua appartenenza a questo gruppo per le forti similitudini con il II tipo. Il IV tipo ha invece 3 mm, in verticale, e 3,5, in orizzontale, di tratto tagliato e 1 intatto. L’originale ha, invece, 2,5 e 0,5.

Anche la fustellatura conferma ulteriormente differenze e similitudini riscontrate nell’analisi di questi falsi, in particolare è da notare che i fustellatori utilizzati per i tipi I, II e III sono identici sia nel passo (10), sia nella modalità del taglio. Si tratta, infatti, di segmenti di fustellatori lineari separati tra loro ed accostati in modo da comporre il rettangolo che delimita il francobollo, essi sono probabilmente montati su un unico telaio. Agli angoli del francobollo si vede bene la non continuità del taglio. Il fustellatore del IV tipo è, invece, costituito da un unico elemento rettangolare che taglia come una lama in continuo il contorno del francobollo. La similitudine con l’originale è elevata e non facilmente distinguibile. La misura del passo ha fornito il valore 11,25 (contro 11 dell’originale), ma più che questo valore, è indicativa la forma dei denti, sia di quello grande in corrispondenza degli angoli, sia degli altri. intendiamoci, non si tratta di evidenti differenze, però il dente d’angolo è più tondo, mentre, gli altri sono leggermente più appuntiti rispetto aglioriginali.

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Figura 11 – in alto l’originale, a seguire verso il basso, dal I al IV tipo

 

Per concludere resta solo da dire che, con un buon grado di certezza, i tipi I e II sono stati eseguiti dalla stessa mano e che le differenze di colore sono dovute solo ad una differente inchiostrazione; le leggere differenze di tonalità cromatiche che si riscontrano nel rosso (che appare più violaceo nel I tipo) non le ritengo diagnostiche e penso che questi due falsi debbano essere considerati due tipi di una stessa produzione. Il III tipo differisce molto dai primi due e non ci sono elementi diagnostici per attribuirlo alla stessa mano dei precedenti, anche se non si può escludere una evoluzione della tipologia di stampa, ma sarei propenso a tenerlo separato. Il IV tipo è da tenere distinto dai precedenti in quanto eseguito con tecniche decisamente differenti. Come già esposto, la sua elevata similitudine con l’originale lo rende veramente molto insidioso, può passare non solo molto facilmente per posta, anche se sottoposto a controlli visivi, ma anche essere scartato per apparire poco interessante agli occhi di molti collezionisti.

IL 70 CENTESIMI FALSO DEL III TIPO

Nicola Luciano Cipriani

In questo articolo presento il 70 cent falso del 3° tipo. Come detto per altri articoli, lo inserisco nelle mie pagine per agevolare la ricerca sui falsi noti di questa serie raggruppandoli in un unico sito. Si tratta di un precedente articolo aggiornato in base alle novità che ho riconosciuto relative al metodo di stampa chiamato embossing digitale o verniciatura UV. La precedente versione è stata pubblicata su Il Francobollo Incatenato n. 239, aprile 2014.

 

Premessa

Nel numero 238 de Il Francobollo Incatenato avevo dato la notizia del falso 70 cent. di posta italiana del IV tipo, quello cioè fatto veramente bene. Subito dopo la pubblicazione, mi è stato inviato un ulteriore falso che però è attribuibile al III tipo (figura 1). L’articolo completo sui due falsi è pubblicato su Il Postalista (Ne aspettavamo uno ed invece sono arrivati due falsi da 70 cent.), attraverso il quale ho avuto questo nuovo falso. Non posso però esimermi dal diffondere a tutti i nostri soci le caratteristiche di questo francobollo la cui notizia è stata data attraverso una news del 14 marzo 2014. Le immagini sono correlabili con la sequenza dei falsi presentata nel mio precedente articolo “Mamma mia quanti falsi” ( Il Francobollo Incatenato n. 222) e articoli successivi di falsi della stessa serie. In quella occasione presentai quattro differenti falsi, ma i primi due tipi sono scomparsi o sostituiti dai secondi i quali continuano ad essere stampati ad ogni variazione tariffaria di Poste Italiane.

il 70 cent falso del III tipo

Figura 1 – il falso del III tipo

Il falso del 3° tipo si riconosce molto facilmente per la fustellatura ad ondine larghe di passo 10, mentre quello del 4° tipo ha la fustellatura molto simile all’originale.

Nelle immagini che presento, l’originale è sempre in alto o a sinistra, a seguire il falso del 3° e 4° tipo.

Nelle figure 2 e 3 sono mostrate le differenti dimensioni tra l’originale e le imitazioni. Si tratta di differenze minime: 0,2 mm in larghezza e 0,1 mm in altezza (figura 3), quindi poco percettibili se non con un ingrandimento.

il 70 cent falso del III tipo

Figura 2 – confronto in larghezza tra l’originale (in alto) e le imitazione dei due falsi (3° tipo al centro e 4° in basso.

il 70 cent falso del III tipo

Figura 3 – Confronto in altezza, l’originale a sinistra

 

Indubbiamente queste differenze sono legate al metodo di registrazione dell’immagine, probabilmente fotografico. Da notare che nelle due imitazioni non corrispondono le larghezze. Già da queste prime due immagini possiamo notare che, mentre, il falso del 3° tipo si distingue facilmente dall’originale per la puntinatura che riempie i caratteri a stampa, quello del 4° tipo, anche con questo forte ingrandimento, ne appare decisamente simile, se si eccettua il colore della busta che vedremo più avanti.

Nella successiva figura 4 è riportata la porzione di sinistra della cartella grande.

il 70 cent falso del III tipo

Figura 4 – le scritte in cartella grande a sinistra della busta, l’originale in alto, il 3° e 4° tipo a seguire

Si nota molto bene il solito puntinato dei falsi del 3° tipo , mentre, nel 4° si nota il minore spessore dei font di stampa rispetto all’originale; questa maggiore sottigliezza conferisce all’immagine una migliore pulizia rendendo le scritte maggiormente leggibili e la microscrittura identificabile come tale. Entrambi i falsi sono stati stampati in offset o fotolito, ma differiscono tra loro per l’uso dell’embossing digitale nel 4° tipo. Nelle imitazioni precedenti della stessa serie, questo carattere era leggermente più grossolano e più facilmente individuabile e distinguibile da quello originale, mentre in questo falso i bozzoli plastici sono stati ridotti di dimensioni e la rugosità è meno palpabile.

Questa nuova versione di embossing riduce la differenza con la vera calcografia e rende più difficoltoso il suo riconoscimento, ma non impossibile. questo carattere, unito alla tipologia di stampa (offset) danno sempre la possibilità di riconoscere questa imitazione. Se osservate infatti l’immagine di figura 4, vi rendete conto che l’originale (in alto) appare più pulito dell’imitazione (in basso), tra le lettere della microscrittura appaiono piccole macchioline grigie che sono l’effetto prodotto dalla luce incidente dello scanner che, per rifrazione/riflessione, muore all’interno dei piccoli bozzoli plastici. Tutte le scritte ed il disegno sono ricoperti da questa vernice plastica che è evidente anche nelle figure 5 alla sinistra della p di poste e nel contorno superiore delle altre lettere, nella figura 6 sopra il “7” e nella figura 7 sopra la T di italia.

il 70 cent falso del III tipo

Figura 5 – parte della scritta, l’originale in alto, a seguire i due falsi del 3° e 4° tipo

 

il 70 cent falso del III tipo

Figura 6 – il valore facciale, l’originale in alto e a seguire i due falsi del 3° e 4° tipo.

 

il 70 cent falso del III tipo

Figura 7 – la scritta ITALIA, in alto l’originale e a seguire i due falsi 3° e 4° tipo.

In parallelo, le immagini mostrano le scritte del falso 3° tipo sempre costituite da un insieme irregolare di puntini colorati.

Un carattere particolare è anche la bustina che vola (figura 8). Nell’originale la busta è del medesimo colore delle scritte ed è ricoperta sempre dalla vernice dorata metallizzata che può avere riflessi più o meno evidenti, ma sempre presente. Nelle imitazioni il colore di base uguale alle scritte è sempre assente, come pure la doratura; la busta ha un colore che simula l’originale che è ricoperto dalla vernice plastica (embossing digitale o verniciatura UV).

il 70 cent falso del III tipo

Figura 8 – particolare della busta che vola, l’originale a sinistra e a seguire i due falsi 3° e 4° tipo

Nella figura 9, invece, a parte il puntinato nel falso 3° tipo, non ci sono grandi differenze da evidenziare tra le scie, c’è però da dire che l’inchiostro utilizzato non è mai proprio vicino ai toni dell’originale, pur nelle sue variazioni riscontrate nei differenti lotti di stampa.

il 70 cent falso del III tipo

Figura 9 – le scie verdi e rosse, l’originale a sinistra e a seguire nell’ordine i due falsi

Se c’è del fuori registro con la copertura di embossing digitale, sia nelle scie che nelle altre scritte è ben visibile l’effetto riflettente della copertura plastica.

La figura 10 mostra chiaramente caratteri differenti e in grassetto nel falso 3° tipo; “ROMA” risulta spostata leggermente a sinistra tanto da far diminuire la lunghezza totale dela scritta. si nota anche una leggera differenza, direi, non significativa di tono del rosso rispetto all’originale. nel 4° tipo è inoltre anche visibile, a causa del leggero ma spesso presente fuori registro tra l’embossing e l’offset, il contorno grigino dei caratteri prodotto dalla riflessione/rifrazione della luce dello scanner sull’embossing digitale.

il 70 cent falso del III tipo

Figura 10 – la scritta in ditta, l’originale in alto e a seguire i due falsi

Queste lettere sono un ottimo elemento per vedere la vernice plastica in quanto, per la loro sottigliezza, è sufficiente un piccolissimo fuori registro per metterla in risalto. Tra l’altro la vernice plastica è debolmente fluorescente e la luce viola la mette ancor più in evidenza.

Nella figura 11 è riportato il confronto tra le fustellature e possiamo notare le classiche ondine dei falsi del 3° tipo; nel 4° tipo , invece, questo carattere è stato migliorato.

il 70 cent falso del III tipo

Figura 11 – la fustellatura, in alto l’otiginale e a seguire i falsi del 3° e 4° tipo.

Come si può notare, non sono più evidenti le incisioni a “v”, gli incavi sono più arrotondati, ma i denti sono leggermente più corti e più appuntiti rispetto all’originale. Resta comunque il solito dentone arrotondato negli angoli. C’è da dire che l’incisione della fustellatura in questo tipo di falsi non ha mai avuto caratteri costanti all’interno dello stesso foglio, in alcuni francobolli è abbastanza ben fatta, in altri è più evidente l’incisione a “v”, specialmente lungo i lati verticali. In questo valore da 0,70, la fustellatura è stata migliorata e le forme a “v” sembrano non esserci più anche se la pendenza dei denti differisce dall’originale.

Nelle ultime due figure sono riportate la tracciatura verticale (figura 12) e quella orizzontale (figura 13).

il 70 cent falso del III tipo

Figura 12 – la tracciatura verticale, l’originale a sinistra, a seguire i falsi del 3° e 4° tipo.

 

il 70 cent falso del III tipo

Figura 13 – la tracciatura orizzontale, l’originale in alto, a seguire i falsi del 3° e 4° tipo

 

In entrambi i falsi (3° tipo al centro delle figure ed il 4° a destra o in basso) le tracciature sono molto incise e decisamente differenti sia tra loro che rispetto all’originale (sempre in alto nelle due figure). Anche questo carattere è stato migliorato nel 4° tipo, ma non raggiunge ancora la delicatezza e le dimensioni delle incisioni e del passo che riscontriamo negli originali. Nelle imitazioni si ha sempre un taglio profondo e largo tanto che tende ad incidere anche il foglio siliconato sottostante; questo fatto indebolisce quasi sempre la rigidità del foglio. Da notare anche la precisione degli incroci nella tracciatura originale che in entrambe le imitazione non esiste se non casualmente.

LO STAVAMO ASPETTANDO: IL FALSO DA 70CENTESIMI

Nicola Luciano Cipriani

Ripubblico questo articolo un po’ datato, ma utile per tenere in un unico contenitore i miei articoli sui falsi della serie ordinaria Posta Italiana e l’evoluzione delle caratteristiche utilizzate per stamparli. Ho apportato alcune aggiunte relativamente a ritrovamenti successivi e alla vernice bozzolosa. L’articolo originario è apparso a suo tempo su Il Francobollo incatenato, n. 238, nel marzo 2014 e su Il Postalista 1l 17-6-15.

 

Ormai è diventata non solo una consuetudine, ma penso anche un impegno di sfida, non solo nei confronti dello Stato, ma, ritengo, anche nei nostri che cerchiamo di mettere in evidenza la non perfezione delle imitazioni. Ad ogni nuova integrazione alla serie ordinaria Posta Italiana (sono già apparsi i falsi da 0,60, 1,40, 1,50, 2,00 e 3,30), arriva l’integrazione della serie falsificata. Dalla prima pubblicazione di questo articolo sono seguiti anche i ritrovamenti dei falsi da 0,85, 1,90 e 3,60. Questi falsi vengono venduti certamente a meno del facciale per lo smercio attraverso le rivendite conniventi di valori bollati, ma nel mercato filatelico il guadagno è stato in proporzione maggiore in quanto, fino a qualche tempo fa, erano venduti a più del facciale. Oggi la situazione è meno fertile e vengono offerti stock in internet a meno del facciale.

Il nuovo valore da 0,70 falso ha delle migliorie rispetto ai precedenti fratellini: la stampa è più pulita ed appare ancora più vicina a quella degli originali. Ma, prima di passare in rassegna le sue caratteristiche e le differenze con l’originale, vorrei prima di tutto evidenziare che l’inchiostro verde e rosso sono debolmente fluorescenti, ma interessante è anche la carta utilizzata, è nuova per i falsari, un po’ meno per alcune emissioni estere: contiene al suo interno filamenti fluorescenti di vario colore, visibili solo in luce viola (figura 1). La carta superiore stampata non è molto diversa da quella degli altri falsi, diverso è invece il foglio siliconato che negli altri falsi ha riflessi perlacei. In questo falso, invece, è molto simile a quello dei francobolli originali.

 

lo stavamo aspettando: il falso da 70 centesimi

Figura 1 – il falso 0,70 in luce viola

 

Nelle immagini che seguono, l’originale è sempre in alto o a sinistra.

Nelle figure 2 e 3 sono mostrate le differenti dimensioni tra l’originale e l’imitazione. Si tratta di differenze minime: 0,2 mm in larghezza e 0,1 mm in altezza (figura 3), quindi poco percettibili se non con un ingrandimento.

 

lo stavamo aspettando: il falso da 70 centesimi

Figura 2 – confronto in larghezza tra l’originale (in alto) e l’imitazione.

 

Indubbiamente queste differenze sono legate al metodo di registrazione dell’immagine, probabilmente fotografica. Da notare che anche con l’ingrandimento riportato in queste prime due figure, le due immagini appaiono decisamente identiche, se si eccettua il colore della busta che vedremo più avanti. Nella successiva figura 4 è riportata la porzione di sinistra della cartella grande; si nota bene il minore spessore dei font di stampa nell’imitazione, questa maggiore sottigliezza conferisce all’immagine una migliore pulizia rendendo le scritte maggiormente leggibili e la microscrittura identificabile come tale. Nelle imitazioni precedenti della stessa serie, questo carattere era leggermente più grossolano e più facilmente distinguibile da quello originale.

 

lo stavamo aspettando: il falso da 70 centesimi

Figura 4 – le scritte in cartella grande a
sinistra della busta, l’originale in alto

 

Altro carattere di miglioria in questo nuovo falso, comune anche al fratello da 0,75, è la vernice bozzolosa o embossing digitale o verniciatura UV (questa vernice si accoppia bene con la stampa offset conferendo un aspetto estetico meno piatto) che conferisce il rilievo alla stampa in forma di buccia d’arancia. Ricorderete che l’effetto rilievo, tipico della calcografia, era stato simulato con una vernice trasparente bozzolosa che alla lente appare come plastificata. Questa vernice è lucida ed aveva i bozzoli un po’ troppo grandi tanto da essere facilmente riconoscibile facendo scivolare il polpastrello sul disegno. La nuova versione di questa vernice plastica è stata applicata con bozzoli molto più piccoli e la differenza con la vera calcografia si è ridotta ma resta comunque riconoscibile. In ogni caso rimane sempre la possibilità di riconoscere questa imitazione. Se osservate infatti l’immagine di figura 4, vi rendete conto che l’originale appare più pulito dell’imitazione (in basso), tra le lettere della microscrittura appaiono piccole macchioline grigie che sono l’effetto prodotto dalla luce incidente dello scanner che muore all’interno dei piccoli bozzoli plastici. Se poi questa vernice è un po’ fuori registro rispetto al colore, allora queste macchioline grigie si vedono anche lungo uno o due bordi del disegno (dipende dall’entità e dalla direzione del fuori registro). Nel caso di figura 4 (in basso), si vede bene come i bordi superiore e sinistro siano accompagnati da una serie di puntini grigi, visibili molto bene sopra la parola poste in alto a sinistra. Tutte le scritte ed il disegno hanno come base questa vernice plastica che è evidente anche nelle figure 5 alla sinistra della p di poste e nel contorno superiore delle altre lettere, nella figura 6 sopra il “7” e nella figura 7 sopra la t di italia.

lo stavamo aspettando: il falso da 70 centesimi

Figura 5 – parte della scritta l’originale in alto

 

lo stavamo aspettando: il falso da 70 centesimi

Figura 6 – il valore, l’originale in alto

 

lo stavamo aspettando: il falso da 70 centesimi

Figura 7 – la scritta ITALIA, l’originale in alto

 

Un carattere particolare è anche la bustina che vola (figura 8), nell’originale ha sempre la copertura dorata che può avere riflessi più o meno evidenti, ma sempre presente; nell’imitazione la doratura è sempre assente, ma con luce radente è molto lucida grazie alla verniciatura UV.

lo stavamo aspettando: il falso da 70 centesimi

Figura 8 – la busta, l’originale a sinistra

 

Nella figura 9, invece, non ci sono grandi differenze da evidenziare, però c’è da dire che l’inchiostro utilizzato per questi falsi è sempre molto lucido che ben riflette la luce radente. Se c’è del fuori registro con la vernice plastica sottostante, sia nelle scie che nelle altre scritte è ben visibile l’effetto riflettente dell’inchiostro.

lo stavamo aspettando: il falso da 70 centesimi

Figura 9 – le scie, l’originale a
sinistra

 

La figura 10 mostra una leggera differenza di tono del rosso, direi non significativa; è interessante, invece, in quanto mostra bene, a causa del fuori registro, la vernice plastica sottostante la quale conferisce un aspetto non ben definito ai caratteri. Queste lettere sono un ottimo elemento per vedere la vernice plastica in quanto, per la loro sottigliezza, è sufficiente un piccolissimo fuori registro per metterla in risalto. Tra l’altro la vernice plastica è debolmente fluorescente e la luce viola la mette in evidenza.

lo stavamo aspettando: il falso da 70 centesimi

Figura 10 – la scritta in ditta, l’originale in alto

 

Anche la fustellatura è stata migliorata (figura 11). Come si può notare, non sono più evidenti le incisioni a “v”, gli incavi sono più arrotondati, ma i denti sono leggermente più corti e più appuntiti rispetto all’originale.

lo stavamo aspettando: il falso da 70 centesimi

Figura 11 – la fustellatura, l’originale in alto

 

Resta comunque il solito dentone arrotondato negli angoli. C’è da dire che l’incisione della fustellatura nel falso non ha mai avuto caratteri costanti all’interno dello stesso foglio, in alcuni francobolli è abbastanza ben fatta, in altri è più evidente l’incisione a “v”, specialmente lungo i lati verticali. In questo valore da 0,70, la fustellatura è stata migliorata e le forme a “v” sembrano non esserci più anche se la pendenza dei denti è diversa dall’originale.

Nelle ultime due figure è riportata la tracciatura verticale (figura 12) e quella orizzontale (figura 13).

lo stavamo aspettando: il falso da 70 centesimi

Figura 12 – la tracciatura verticale, l’originale in alto

 

lo stavamo aspettando: il falso da 70 centesimi

Figura 13 – la tracciatura orizzontale, l’originale in alto

 

Anche questo carattere è stato migliorato, ma non raggiunge ancora la delicatezza e le dimensioni delle incisioni e del passo che riscontriamo negli originali (sempre in alto nelle due figure). Nelle imitazioni si ha sempre un taglio profondo e largo tanto da indebolire spesso la rigidità del foglio; da notare anche la precisione degli incroci nella tracciatura originale che nell’imitazione non esiste se non casualmente.

POSTA ITALIANA: UN INEDITO FALSO DA € 0,95

Nicola Luciano Cipriani

 

Premessa

Durante questo mese di novembre è stato individuato un francobollo falso da 0,95 di Posta Italiana (figura 1). Si tratta di un valore molto in uso la cui tariffa è ancora valida, anche se l’originale di questo francobollo è stato stampato l’ultima volta nel 2016 riconoscibile dal codice alfanumerico NB072xxxxxx. Ripeto per chi non è ancora al corrente che in detto codice la prima lettera (N) corrisponde all’anno solare di produzione che, in questo caso, è il 2016. La seconda lettera (B) identifica la macchina da stampa che corrisponde alla calcografica Brm-p-350p; il numero di nove cifre identifica in progressione la produzione in fogli. L’intervallo numerico corrispondente a ciascun lotto di stampa rivela il numero di fogli stampati, salvo gli sfrisi.

 

posta italiana: un inedito falso da € 0,95

Figura 1 – Imitazione del francobollo da € 0,95 di Posta Italiana.

 

Tornando al nostro falso, bisogna riconoscere che si discosta molto da quelli che abbiamo conosciuto sino ad ora. Ricordo che la prima produzione di falsi di questa serie uscì nel 2011 e furono contraffatti tutti i valori in uso in quel periodo (0,60, 1,40, 1,50 e 2,00). Con le successive integrazioni dovute ai cambi di tariffa furono riprodotti i valori da 0,70, 0,75, 85, 1,90, 3,30 e 3,60 oltre naturalmente ai tre piccoli valori da 0,05, 0,10 e 0,20. Ad oggi non si conoscono imitazioni degli altri valori che presumibilmente potrebbero essere stati anche contraffatti, ma non sono stati ancora trovati. In questo mese di novembre è stato individuato il valore da 0.95 che di seguito passo a descrivere.

 

La carta

È liscia, abbastanza lucida e di colore bianco abbastanza smorto, tendente molto leggermente al grigio. Valutazione effettuata per confronto con altri valori della stessa serie. Alla luce viola si presenta fluorescente con colore bianco brillante (figura 2) mentre, l’originale è totalmente neutro. Sempre nell’imitazione, si noti anche la risposta neutra dei colori che appaiono tutti con la stessa tonalità.

 

posta italiana: un inedito falso da € 0,95

Figura 2 – Confronto tra l’imitazione (a sinistra) e l’originale in luce viola.

 

La stampa

È stata eseguita in offset (o fotolito) ed appare molto piatta. Il confronto visivo tra l’imitazione ed il falso fornisce subito la sensazione della piattezza dell’immagine. Ricordo che l’originale è stampato in calcografia, a dire il vero una particolare tecnica calcografica che influenza anche la carta sotto la stampa che assume un leggerissimo rilievo al di sotto del colore. La riproduzione potrebbe essere stata fatta mediante riproduzione con software di grafica o con riproduzione fotografica, ma sicuramente ritoccata nei particolari; alcuni decisamente evidenti. Vediamoli nell’ordine.

Nelle figure 3 e 4 riporto le dimensioni della stampa. Come si può vedere, l’imitazione, anche se di pochissimo, è inferiore in entrambe le direzioni rispetto all’originale. Queste piccole differenze fanno pensare ad una riproduzione fotografica, piuttosto che ad altre metodologie. Si tratta comunque di differenze minime che richiedono in ogni caso almeno una lente da ingrandimento. Il modo migliore per verificare questa carattere resta comunque sempre una scansione .

 

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Figura 3 – Le due immagini sono allineate a sinistra e l’imitazione (in alto) risulta leggermente più stretta dell’originale.

 

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Figura 4 – Le due immagini sono allineate in alto (a destra nell’immagine). L’imitazione (in alto) risulta appena più corta dell’originale.

 

Osservando la microscrittura, si può notare una scarsa leggibilità, decisamente inferiore rispetto all’originale (figura 5). Questo particolare è identico a quello descritto per l’ultimo da 0.70 pubblicato a gennaio (http://www.peritofilatelicocipriani.it/un-falso-070-posta-italiana/). L’analogia tra le due microscritture è veramente notevole.

 

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Figura 5 – La microscrittura dell’imitazione (in alto) risulta poco leggibile e la cartella è leggermente più corta rispetto all’originale.

 

Per quanto riguarda la busta (figura 6), notiamo caratteri nettamente differenti rispetto a quella dell’originale. Innanzitutto le fasce interne che disegnano la busta sono più strette nell’imitazione, ma il carattere che si nota benissimo con una semplice occhiata è la mancanza del quadrettato tipico di questa emissione. Nell’imitazione è ben visibile un rigato verticale il quale è intersecato da rare e sottili linee orizzontali che non danno affatto l’idea del quadrettato. Inoltre la busta dell’imitazione, nella direzione del volo, è più lunga di circa 0,5 millimetri.

 

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Figura 6 – La busta dell’imitazione (a sinistra) non ha il quadrettato visibile nell’originale.

 

Anche le scritte presentano caratteri piuttosto evidenti di distinzione (figure 7, 8 e 9). Nella figura 7 è riportata la scritta Postaitaliana.

 

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Figura 7 – il quadrettato dell’imitazione (in alto) è più grande rispetto all’originale e la lunghezza della parola Poste è più corta e, di conseguenza, italiane è più lunga.

 

Nella figura 8 il valore.

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Figura 8 – Il valore mostra la differente dimensione del quadrettato.

 

Nella successiva la parola ITALIA.

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Figura 9 – Anche la parola ITALIA mostra la differente dimensione del quadrettato.

 

In tutte si nota un quadrettato interno alle lettere più grande rispetto all’originale. In particolare, nella figura 7 si può notare anche che la lunghezza totale delle due parole è identica, ma la parola Poste è più lunga nell’imitazione e, di conseguenza, italiane è più corta. Questo mette in dubbio il metodo fotografico utilizzato per la riproduzione.

Altra evidente differenza è il quadrettato delle scie rosse e verdi: nelle figure 10 e 11 si può notare come il quadrettato dell’imitazione sia costituito da rettangoli. In particolare nelle scie rosse (figura 10) le invasioni di blu alle estremità verso la busta, sono state realizzate con tratti blu verticali. Questo barocchismo poteva senz’altro essere evitato, ma la fantasia decisamente non ha limiti.

 

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Figura 10 – il quadrettato a rettangoli dell’imitazione (a sinistra) con le linee verticali blu a simulare l’inva-sione di colore rosso.

 

Nelle scie verdi invece (figura 11) il quadrettato con le invasioni rosse è stato simulato con puntini rossi sparsi.

 

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Figura 11 – le code delle scie dell’imitazione, si notino i punti rossi sulle scie verdi per simulare l’invasione del colore rosso.

 

La fustellatura e la tracciatura

Come per tutti i falsi che ho potuto analizzare, la fustellatura, non è mai identica a quella utilizzata presso il Poligrafico, anche se dal 2011 i fustellatori delle imitazioni sono veramente difficili da riconoscere.  Nell’imitazione in esame il fustellatore taglia il francobollo conferendogli dimensioni minori (figure 12 e 13), anche se le differenze sono limitate a pochi decimi e possono passare inosservate. Relativamente più evidente è invece la geometria del dentone d’angolo che con il suo arrotondamento non si avvicina minimamente alla forma leggermente lanceolata dell’originale.

 

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Figura 12 – la dimensione orizzontale del falso e di pochi decimi inferiore rispetto all’originale ed inoltre il dentone d’angolo è, come al solito, arrotondato mentre nell’originale è leggermente lanceolato.

 

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Figura 13 – anche la dimensione verticale del falso e di pochi decimi inferiore rispetto all’originale.

 

Questo particolare l’ho evidenziato in tutti i falsi a partire dal 2011. Infatti anche i francobolli prioritari che sono stati i primi ad avere la fustellatura di passo 11, simile al fustellatore del Poligrafico, hanno in comune con questi falsi di posta italiana il dentone d’angolo arrotondato.

Per quanto riguarda la tracciatura, nulla è possibile dire alcunché sino a quando non saranno trovati esemplari nuovi.

UN NUOVO FALSO DA 0,70 DI POSTA ITALIANA

Nicola Luciano Cipriani (perito filatelico) e Antimo D’Aponte

L’amico Antimo, detto Nino, mi ha inviato molto tempo fa un francobollo da 0,70 di Posta Italiana completamente differente dalle altre imitazioni conosciute. Questo valore, insieme al fratello da 0,60, è stato tra i più falsificati degli ultimi anni. Nino lo ha avuto da un suo amico, non collezionista, che lo acquistò presso una rivendita in provincia di Salerno. Pensava di aver fatto un piccolo omaggio al suo amico, in realtà fu molto di più perché in un secondo momento Nino guardando questo francobollo si rese conto che aveva delle stranezze e mi chiese subito lumi e me lo inviò. Appena ricevuto l’esemplare, mi resi conto subito che era una nuova imitazione non ancora scoperta del falso da 0,70 di posta italiana e chiesi a Nino di allertarsi per vedere di trovarne almeno un blocco, meglio sarebbe stato un foglio intero, per poter studiare anche i bordi e vedere di scrivere un articolo con qualche conoscenza in più rispetto a quanto ricavabile da un solo francobollo. Purtroppo le ricerche di Nino non giunsero a nulla; anche io chiesi a qualche altro amico sparso sul territorio incriminato, ma le ricerche furono vane. A questo punto, vista l’impossibilità di reperire qualcosa di più utile da divulgare, mi sono deciso a scrivere questo articolo per diffondere la notizia del ritrovamento.

Nella figura 1 mostro l’esemplare così come mi è stato dato da Nino a confronto con un originale (a destra). A vederlo a colpo d’occhio sembrerebbe proprio buono, a parte il colore meno avorio della carta che, senza un confronto diretto, può sfuggire anche ad un attento esperto; non ha nulla che possa farlo riconoscere come imitazione e ad un ignaro consumatore non passerebbe assolutamente nessun dubbio per la testa. Invece gli elementi ci sono e non pochi; vediamoli.

 

Una novità tra i falsi da 0,70 di Posta Italiana

Figura 1 – confronto tra l’imitazione dello 0,70 (a sinistra) e l’originale.

La carta

In figura 2 mostro lo stesso francobollo ripreso a luce radente e due particolari esplicativi. Come si può vedere, la carta e la stampa riflettono molto la luce, sono entrambi particolarmente lucidi e non si nota differenza di capacità riflettente. Questo è l’elemento che rivela immediatamente la natura di questo francobollo. Il colore della carta è bianco e piegandola leggermente tra le dita mostra una buona elasticità tornando subito nella condizione iniziale.

 

Una novità tra i falsi da 0,70 di Posta Italiana

Figura 2 – la carta e gli inchiostri sono particolarmente riflettenti.

 

La stampa

La stampa è stata eseguita con il metodo offset ed appare molto curata, ma non troppo. La vignetta dovrebbe essere stata riprodotta attraverso un sistema fotografico anche se l’altezza della vignetta sembra non concordare con questa interpretazione. Infatti, nelle figure 3 (larghezza), 4 e 5 (altezza) si può notare come tutte le parti dell’immagine siano in proporzione anche se di differente misura. Quello che un po’ stona è l’altezza in quanto ai due estremi si ottengono risultati differenti. Tale differenza è dovuta alla maggiore distanza tra la parola Italia e Ciaburro nell’imitazione, come mostrerò più avanti.

 

Una novità tra i falsi da 0,70 di Posta Italiana

Figura 3 – la larghezza della vignetta dell’imitazione (in alto) è maggiore di quella dell’originale.

 

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Figura 4 – l’altezza dell’imitazione (in alto) all’estremo sinistro è molto simile l’originale.

 

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Figura 5 – l’altezza dell’imitazione (in alto) all’estremo destro è maggiore di quella dell’originale.

Come accennato, la stampa della vignetta non è particolarmente curata, infatti, nella figura 6, osservando la microscrittura, notiamo subito l’approssimazione con cui è stata realizzata.

 

Una novità tra i falsi da 0,70 di Posta Italiana

Figura 6 – confronto tra la microscrittura dell’imitazione (in alto) e l’originale.

Le lettere si possono riconoscere abbastanza bene, ma sempre incomplete e, con un po’ di fantasia, si possono ricostruire le parole. Nella figura si nota anche la maggiore lunghezza della cartella dell’imitazione (in alto), in sintonia con la maggiore lunghezza della vignetta.

Per la bustina che vola (figura 7) è stata simulata la stampa metallica dell’originale con una sovrapposizione di una griglia di colore giallo oro sovrapposta ad una blu, l’originale invece sulla griglia blu ha la seconda griglia di colore metallico che va dal verde scuro al verde chiaro con riflessi dorati più o meno evidenti; talora la doratura è talmente fievole da sembrare quasi argentea. Nell’imitazione l’effetto del colore giallo oro è predominante e le maglie delle due griglie sono leggermente più grandi.

 

Una novità tra i falsi da 0,70 di Posta Italiana

Figura 7 – confronto tra la bustina dell’imitazione (a sinistra) e l’originale.

Le scritte sono molto simili all’originale anche se piccole differenze ci sono. Nella figura 8 riporto il confronto tra la scritta Posteitaliane dell’imitazione (in alto) e dell’originale. A colpo d’occhio l’unica differenza visibile è la lunghezza della scritta che rispecchia la maggiore larghezza dell’imitazione. Si nota anche una distribuzione del quadrettato interno alle lettere differente rispetto all’originale; questo carattere è visibile particolarmente alla sommità di ciascuna lettera. È come se la griglia fosse traslata in alto e verso destra.

 

Una novità tra i falsi da 0,70 di Posta Italiana

Figura 8 – confronto tra la scritta Posteitaliane dell’imitazione (in alto) e l’originale.

 

Nella figura 9 riporto il particolare delle scritte Italia e Ciaburro per mettere in evidenza la maggiore altezza della vignetta lungo il lato destro rispetto a quello sinistro. Tale differenza sta nella maggiore distanza tra le due parole nell’imitazione rispetto all’originale, in pratica le scritte minute in basso (I.P.Z.S. S.p.a. – ROMA e CIABURRO) non sono in linea, come invece dovrebbero essere.

 

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Figura 9 – la distanza tra Italia e Ciaburro è maggiore nell’imitazione (a sinistra) rispetto all’originale.

 

La fustellatura

Prima della descrizione di questo carattere, preciso di aver dovuto aumentare il contrato della fustellatura dell’originale (riconoscibile dalla fascia più azzurrina in cui sono compresi i denti in figura 12) in quanto poco visibile per la delicatezza del tratto, al contrario nell’imitazione questo elemento è molto inciso e pesante. È talmente inciso che attraversa entrambi gli strati di carta, quello di stampa ed il supporto siliconato, con il risultato che i francobolli si separano direttamente dalla cornice con tutto lo strato di supporto (figura 10). Probabilmente questo elemento negativo deve essere stato il motivo di una scarsa produzione; è quanto si può ipotizzare dalle difficoltà di reperimento.

 

Una novità tra i falsi da 0,70 di Posta Italiana

Figura 10 – la fustellatura è molto incisiva ed attraversa entrambi gli strati di carta.

Continuando con la descrizione della fustellatura, passo a confrontare il fustellatore dell’imitazione con quello dell’originale. Qui le differenze, anche se possono passare facilmente inosservate, sono abbastanza evidenti in modo particolare negli angoli, dove il dentone dell’imitazione  è un semicerchio invece di essere leggermente appuntito. Sempre nell’imitazione, anche i denti lungo i lati mostrano tutta la loro differenza: più larghi e meno appuntiti (figure 11 e 12).

 

Una novità tra i falsi da 0,70 di Posta Italiana

Figura 11 – la fustellatura dell’imitazione (in alto) ha il dente d’angolo a forma di semicerchio ed i denti lungo i lati sono più larghi alla base e, quindi, meno appuntiti.

 

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Figura 12 – la fustellatura dell’imitazione (in alto) ha il dente d’angolo a forma di semicerchio ed i denti lungo i lati sono più larghi alla base e, quindi, meno appuntiti.

La tracciatura

Anche la tracciatura dell’imitazione si scosta notevolmente da quella dell’originale. Nelle figure 13 e 14 mostro rispettivamente le due tracciature orizzontale e verticale.

 

Una novità tra i falsi da 0,70 di Posta Italiana

Figura 13 – la tracciatura dell’imitazione (in alto) ha sia le incisioni sia gli interspazi più lunghi.

 

Una novità tra i falsi da 0,70 di Posta Italiana

Figura 14 – la tracciatura dell’imitazione (in alto) ha in verticale incisioni e interspazi più lunghi.

 

Come si può notare, l’imitazione ha intervalli taglio-intertaglio di passo più lungo rispetto a quelli dell’originale in entrambe le direzioni tanto che le due tracciature non sono in sintonia. Anche la dimensione degli incroci è differente, tanto che i rettangoli di ciascun francobollo hanno dimensioni differenti. L’imitazione ha i due tagli orizzontali più vicini tra loro e questi generano un rettangolo che contiene il francobollo, più corto rispetto all’originale. Non posso dire nulla del taglio verticale perché l’imitazione è tagliata a destra e non è possibile valutare questa dimensione. Infine, mentre gli incroci del fustellatore del Poligrafico formano una croce perfettamente simmetrica, quello di queste imitazioni ha intersezioni casuali, come ho rinvenuto in tutti i falsi da me studiati.

IL CASTELLO FALSO DA 500 LIRE

Nicola Luciano Cipriani (perito filatelico) –

Questo falso castello è noto da tempo ed è presente nell’elenco dei falsi redatto da Giovanni Riggi (figura 1). Secondo la descrizione del fondatore del CIFO, di questo falso dovrebbero esistere due differenti tipi prodotti, molto probabilmente, dallo stesso autore. La prima scoperta risale al 1992 e Riggi ne fornisce una descrizione scritta abbastanza semplice: stampa offset su carta patinata non fluorescente, dentellatura 11, gomma molto lucida e giallastra. Il secondo tipo, scoperto nel 1995, è stampato su carta opaca e con colori più scuri. Di questo secondo sembra che Riggi ipotizzi l’esistenza sulla base del tipo di carta e dei colori più scuri.

Il castello da 500 lire falso

Figura 1 – elenco dei castelli falsi secondo Giovanni Riggi e sua descrizione.

Per capire qualcosa di più su questo falso, ho chiesto un po’ di esemplari ai soliti amici: Ketty Borgogno, Diego Carraro, Stefano Finotti, Claudio Manzati e Stefano Proserpio mi hanno supportato e colgo l’occasione per un ringraziamento ufficiale. Nella figura 2 sono riportate le relative immagini.

Il castello da 500 lire falso

Figura 2 – gli esemplari falsi analizzati – B= Borgogno, C = Carraro, F = Finotti e M = Manzati, P = Proserpio.

 

Carta

Questi falsi sono stati stampati su carta non filigranata abbastanza sottile di differente tipologia. Dei due campioni analizzati direttamente (B = Borgongo e M = Manzati) (figura 2), uno ha carta porosa (B) e l’altro molto liscia. Il colore è bianco per il campione B, mentre è leggermente avorio per M. anche la fluorescenza è leggermente differente: bianco brillante in B e leggermente meno brillante in M.

 

Stampa

Il metodo utilizzato è il fotolito (offset), i colori sono molto piatti e talora con un evidentissimo fuori registro. Si notano rari e sparsi punti di colore che possono far pensare ad una stampa a getto d’inchiostro, ma questo mezzo di stampa è da scartare per la presenza del fuori registro. Le scritte superiori, anziché essere monocolori, mostrano un puntinato blu sovrapposto al marrone a tratto pieno ben visibile nei fuori registro (figure 3 e 4). Il colore verde dei due alberi è dato da una sovrapposizione di giallo pieno a bande con una serie di puntini blu. Puntini blu contornano anche la cifra 500 e sono sovrapposti anche sul marrone della cornice e delle scritte in ditta. I fuori registro portano questi puntini anche all’esterno della vignetta.

Il castello da 500 lire falso

Figura 3 – sovrapposizione del puntinato blu sul marrone del nome del castello.

 

Il castello da 500 lire falso

Figura 4 – sovrapposizione del puntinato blu sul nome dell’incisore

Dentellatura

La dentellatura è lineare con passo 11¼. Talora si notano fori ciechi disposti casualmente sui francobolli. Questa tipologia di perforazione non è molto precisa, tanto che le dimensioni dei francobolli sono abbastanza variabili.

 

Colla

Il campione M, l’unico nuovo visionato a mano, ha la colla leggermente giallina, lucida e sottile.

 

Analisi dei campioni e confronti

Gli otto esemplari visionati sono riportati in figura 2. A parte l’evidente fuori registro nell’F-2, in M e in P-2, a colpo d’occhio si nota subito una certa variabilità cromatica del marrone della cornice che d’impeto farebbe dividere gli otto in 2-3 gruppi. Ma non è solo il colore della cornice a far risaltare le differenze; a ben guardare anche il colore del castello dice la sua (figura 5).

Il castello da 500 lire falso

Figura 5 – differenze cromatiche nel colore del castello

Infatti i campioni C-1, C-2, B e P-1 hanno un tono che va da grigio verdino a grigio-azzurrino, mentre gli altri (F-1, F-2, M e P-2) sembrano essere lontani parenti. Tra questi ultimi si distingue bene il campione F-1 per il tono blu intenso, mentre i restanti hanno un tono decisamente azzurro. In questo quadro anche la leggera differenza di tono della loro cornice diventa significativa.

La figura 5 mette in evidenza anche una differenza dimensionale. Nell’immagine i castelli sono allineati secondo l’ultima finestra a sinistra, notiamo invece a destra una sporgenza differenziata tra gli esemplari del primo gruppo individuato e quelli del secondo gruppo. Tra questi ultimi si nota un’ulteriore leggera differenza che caratterizza gli esemplari M e P-1 per la larghezza maggiore del castello.

 

Ho voluto verificare anche le dimensioni dei francobolli e nelle figure 6 e 7 riporto rispettivamente la larghezza e l’altezza della vignetta. Per quanto riguarda la larghezza è evidente una variabilità inspiegabile, soprattutto perché l’altezza è, in confronto, decisamente costante. Sulla base della prima dimensione è possibile individuare due gruppi; al primo più numeroso, anche se con dimensioni non proprio uguali, sono ascrivibili gli esemplari C (1 e 2), B M e P-1; al secondo i due campioni F e P-2.

Il castello da 500 lire falso

Figura 6 – variazione in larghezza della vignetta

 

Il castello da 500 lire falso

Figura 7 – costanza dell’altezza della vignetta

Per quanto riguarda l’altezza (figura 7), si nota invece una maggiore costanza del dato, tanto che non è possibile riconoscere i gruppi individuati. In questa figura l’allineamento è stato fatto secondo il bordo alto della cornice, escludendo quindi le scritte. Si nota una differenza molto piccola tra alcuni campioni, ma certamente poco significativa ed in contrasto con i risultati della figura 6.

 

Conclusioni

Le osservazioni esposte farebbero pensare che questi francobolli siano stati stampati in tempi differenti. A questa conclusione si giunge per le eccessive differenze dei colori utilizzati, dei fuori registro e, direi, anche per le differenze dimensionali tra altezza e larghezza della vignetta. Per questa caratteristica poco spiegabile non si può addurre un metodo fotografico di replica perché in questo caso le differenze si sarebbero dovute trovare in entrambe le direzioni analizzate. Poiché per il fotolito si allestisce una serie di lastre, una per ciascun colore, si potrebbe pensare che alcune siano state rifatte o per danneggiamento/usura, oppure per aggiustare il tiro sul colore, cercando di produrre un falso che potesse somigliare il più possibile all’originale.

SONO GIUNTI INASPETTATI!

Nicola Luciano Cipriani http://www.peritofilatelicocipriani.it/ e

Diego Carraro http://www.diegocarraro.it/

Premessa

La appena trascorsa manifestazione ITALIAFIL 2015 è stata piena di novità. Oltre al clima abbastanza movimentato (almeno da parte degli scriventi), come spesso succede, anche in questa occasione è emersa una novità: sono stati scoperti i valori da 5, 10 e 20 centesimi di Posta Italiana contraffatti. Abbiamo sempre pensato che i piccoli valori non sarebbero mai stati sotto l’attenzione dei falsari, ma evidentemente ci siamo sbagliati, forse anche loro, come Poste Italiane, devono smaltire qualche eccedenza. Tutto è nato da un foglio di non chiara origine che ha diviso i presenti in due gruppi: “si è genuino”, “no non è buono”. Ci siamo messi un po’ in disparte a confrontarci tra di noi per cercare di dipanare il mistero. La nostra chiacchierata non è stata breve, in compenso abbiamo verificato tutti gli aspetti del campione che avevamo tra le mani giungendo a mettere in risalto tanti particolari che ci hanno indirizzato verso l’ineluttabile verdetto: sono falsi. Cogliamo quindi l’occasione per divulgare le nostre considerazioni.

sono giunti inaspettati!

Figura 1 – i francobolli falsi da 5, 10 e 20 centesimi di Posta Italiana .

Nella figura 1 mostriamo queste imitazioni in fogli. Come si può vedere, l’aspetto panoramico non fa venire assolutamente alcun dubbio, tranne per quella strana sovrapposizione del codice alfanumerico sui registri di colore. Questa sovrapposizione negli originali è in genere solo parziale ma potrebbe verificarsi, anche se non facilmente.
Nelle linee generali queste imitazioni sono molto ben fatte e difficilmente si riesce a riconoscerle; hanno una fustellatura quasi perfetta, come pure la vernice interferenziale che ricopre la bustina che vola. Sono fatti talmente bene che qualcuno ha insistito convinto della loro genuinità. Ma, vediamo passo passo le caratteristiche di questi esemplari in confronto con un originale.

 

La carta

Testandola tra le dita, in parallelo con un foglio originale, non è difficile notare una maggiore morbidezza nell’imitazione; l’originale è più elastica e, se debolmente incurvata, torna abbastanza facilmente su se stessa, cosa che fa con maggiore difficoltà la carta dell’imitazione. Anche alla lampada di Wood la risposta è molto diversa (figura 2).

sono giunti inaspettati!

Figura 2 – la risposta alla luce viola sul fronte.

La carta dell’imitazione è sensibilmente fluorescente sul bianco, mentre l’originale è decisamente inattiva. Anche al retro le due carte presentano risposte ancora differenti, ma, in questo caso, anche l’originale mostra una debole risposta (figura 3).

sono giunti inaspettati!

Figura 3 – la risposta alla luce viola al verso.

 

La stampa

Come accennato nella parte iniziale, la stampa è fatta molto bene tanto da non destare alcuna perplessità ad una visione non attenta. Anche qualche esperto potrebbe essere ingannato. Per meglio notare le differenze di stampa, bisogna dire subito che la stampa in rotocalco fornisce un prodotto notevolmente differente da quello stampato in fotolito (offset) ed inoltre vi sono innumerevoli tipi di colori da stampa che anche loro hanno un ruolo sul prodotto finale. Non ultime la quantità di colore (nota tra i collezionisti come quantità di inchiostrazione). Nelle figure a seguire mostriamo alcuni esempi che aiutano a distinguere le imitazioni;

sono giunti inaspettati!

Figura 4 – aspetto della stampa.

nella figura 4 si nota sicuramente la delimitazione delle lettere, irregolari nell’originale, perfetta nell’imitazione. L’aspetto però che ci ha colpiti maggiormente è l’imitazione della irregolarità della distribuzione dell’inchiostro che nell’offset appare decisamente piatto e omogeneo. Tale imitazione è stata realizzata “graffiando” l’immagine con il software di grafica, naturalmente questa operazione è stata fatta su una sola immagine che poi è stata replicata 70 volte per completare il foglio. Questa operazione ha praticamente ripetuto sempre gli stessi “graffi” nella stessa posizione su tutti i francobolli di tutti i fogli e, come si può evincere dalla figura 5, il risultato a stampa è molto differente da quello originale in cui le irregolarità della distribuzione dell’inchiostro sono decisamente random.

sono giunti inaspettati!


Figura 5 – i “graffi” ripetuti su tutte le posizioni delle imitazioni.

Sui registri dei colori presenti sui bordi la “graffiatura” è stata leggermente traslata, forse per mascherarla. Nella figura 6 riportiamo il registro quadrato rosso dell’originale e delle imitazioni ad eccezione del 5 cent che è molto inchiostrato e le graffiature sono poco evidenti. Le frecce nere evidenziano graffiature uguali in posizioni leggermente differenti a denotare la traslazione dell’immagine.

sono giunti inaspettati!

Figura 6 – la graffiatura nei registri di colore.

La microscrittura è molto nitida e ben leggibile. Tutti i tratti sottili non sono stati graffiati, forse perché più complicato da farsi o forse perché ritenuto inutile.

Una attenzione merita anche la vernice interferenziale che nelle imitazioni assume un aspetto globulare (figura 7) contro quello decisamente piatto degli originali. Del tono del colore oro non c’è molto da dire in quanto anche negli originali si riscontrano leggere variazioni. C’è invece da aggiungere che, alla scansione, l’interferenziale delle imitazioni è più visibile, con un fondo leggermente grigino, mentre nell’originale è molto spesso invisibile o appena percettibile.

sono giunti inaspettati!

Figura 7 – il colore interferenziale: globulare nelle imitazioni, piatto negli originali.

Anche le cimose delle imitazioni sono state completate con tutti gli accessori; in particolare emerge in modo evidente il carattere del codice alfanumerico stampato a piccoli quadrati come è facilmente visibile lungo i lati obliqui dei caratteri (figura 8).

sono giunti inaspettati!

Figura 8 – il codice alfanumerico a pixel quadrati nelle imitazioni.

Negli originali, invece, questo carattere era a coppie di piccoli pallini fino alla fine del 2014 e sostituito con un apparato laser a punti minuti. Il codice a barre (traduzione dell’alfanumerico) è ondulato nell’originale, a barre diritte e nette nelle imitazioni (figura 9).

sono giunti inaspettati!

Figura 9 – il codice a barre del sistema di conteggio dei fogli. Si noti la grafica differente rispetto all’originale in alto.

 

 

La fustellatura

Queste imitazioni sono state fustellate molto bene, il taglio è molto sottile e l’incisione appare molto simile all’originale, ma alcune differenze ci sono. Nella figura 10 riportiamo il lato destro dei francobolli e a prima vista sembra proprio che differenze non ce ne siano; in realtà, a ben guardare, qualcosa viene fuori, non tanto lungo i lati che sembrano proprio uguali, ma nel dente d’angolo.

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Figura 10 – la fustellatura originale (a sinistra) e delle imitazioni.

Nella figura 11 riproduciamo questo particolare. Nella fila alta l’angolo destro alto di ciascun valore ed in basso gli stessi con la sovrapposizione in rosso del contorno del dente dell’originale che è a sinistra.

sono giunti inaspettati!

Figura 11 – il dente d’angolo nell’originale (a sinistra) e nelle imitazioni.

Come si può notare, il contorno del dente delle imitazioni non ha la stessa forma di quello originale, non solo, anche tra le imitazioni si notano alcune differenze. Non si può pensare che siano stati utilizzati fustellatori differenti, si può invece pensare che questo strumento non sia di alta precisione e che ci siano differenze, anche se impercettibili, da un punto all’altro del fustellatore. Questo vuole anche dire che il Poligrafico ha attrezzature di elevato livello tecnico.

 

La tracciatura

Prima di entrare in questo argomento, ricordiamo che i falsi dei valori maggiori, come pure quelli dei prioritari, hanno sempre avuto una tracciatura molto profonda che snervava la rigidità del foglio a causa della incisione profonda e larga che produceva il tracciatore. In questo caso invece il tracciatore è molto sottile ed incide pochissimo il doppio foglio di carta, addirittura meno di quello del Poligrafico.
Nella figura 12 riportiamo la tracciatura orizzontale ripresa a partire dal bordo sinistro e di ampiezza corrispondente ad un francobollo, l’originale è in alto.

sono giunti inaspettati!

Figura 12 – la tracciatura orizzontale, in alto l’originale.

Come si può notare il tracciatore del Poligrafico presenta, a sinistra, una incisione in più oltre l’incrocio con la tracciatura verticale; questo taglio in eccesso è anche più corto degli altri. Le imitazioni invece hanno il taglio verticale compreso tra la prima e la seconda incisione orizzontale le quali sono della stessa lunghezza. Altro carattere distintivo sono gli incroci. Nell’originale gli incroci sono tra due segmenti che si intersecano esattamente nel centro a formare una croce simmetrica sempre uguale in tutto il tracciatore. Nelle imitazioni invece i segmenti che si incrociano sono quattro e spesso non nella stessa posizione. Il primo incrocio a sinistra ha il centro non inciso ed i segmenti corrispondono ai quattro bracci della croce. Inoltre la lamella superiore è sempre curva verso destra. Spostandoci a sinistra, notiamo che il secondo incrocio è sfalsato ed incrocia un segmento orizzontale a causa del non sincronismo tra i due passi (orizzontale e verticale) della tracciatura.
Nella figura 13 riportiamo la tracciatura verticale corrispondente all’ampiezza di un francobollo. Anche in questo caso si nota la perfetta simmetria del tracciatore originale con gli incroci sempre perfetti con due segmenti che si intersecano nel centro. Al contrario il tracciatore delle imitazioni produce incroci casuali tra i segmenti delle due direzioni. Da notare come i segmenti verticali alti (rispetto all’incrocio) siano sempre piegati verso destra ed inoltre l’altezza dell’originale (distanza tra due incroci consecutivi) è leggermente minore di quella delle imitazioni.

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Figura 13 – la tracciatura verticale, a sinistra l’originale.

Nel suo insieme, a parte gli incroci, la tracciatura sembra avere lo stesso passo di quella originale, a ben guardare però, una differenza minima c’è. Nella figura 14

sono giunti inaspettati!

Figura 14 – la tracciatura verticale ha passo differente rispetto all’originale.

riportiamo la tracciatura verticale corrispondente a sei francobolli a partire dal bordo inferiore; posizionando i tagli in corrispondenza della prima traccia orizzontale, in corrispondenza del sesto francobollo si osserva già una differenza che aumenta verso l’alto. Ciò sta ad indicare che il passo dei due tracciatori è molto simile ma non uguale. Il confronto si può anche fare materialmente accostando due blocchi (un originale ed un falso) e facendo combaciare il primo strappo; si vedrà facilmente come gli strappi successivi non siano perfettamente corrispondenti fino ad essere fuori fase su una distanza maggiore.

IL 650 LIRE CASTELLI FALSO IN … TANDEM

Nicola Luciano Cipriani perito filatelico e Stefano Proserpio segretario CIFO

 

Stefano Proserpio

Qualche settimana fa navigando su Ebay incappavo in una cartolina concorsi affrancata con un francobollo da 650 lire della serie Castelli definito dal rivenditore come “falso di Napoli”. In vendita era offerta anche una busta affrancata con lo stesso falso con l’aggiunta di due Castelli da 50 lire per completare la tariffa a 750 lire. In calce ad entrambe le offerte era indicato che erano disponibili più pezzi. A seguito di contatti presi con il proprietario ho avuto modo di apprendere che i pezzi affrancati con tale “falso” passati nel tempo per le sue mani erano una decina e che tutti erano apposti su cartolina concorso, a parte quello sulla busta con valori complementari sopra citati. Dietro specifica richiesta apprendevo, inoltre, che mittente di tutti gli oggetti era un unico soggetto e che non si trattava di fotocopie a colori ritagliate e dentellate. Incuriosito, decidevo di procurarmi qualche pezzo: la cartolina posta in vendita mostrava un angolo mancante, per cui non partecipavo all’asta (il pezzo trovava comunque un acquirente). Il venditore mi inviava le immagini di altre cinque cartoline: sceglievo le tre che parevano mostrare francobolli integri (figure 1, 2, 3 e 4) e lasciavo da parte le altre due.

il 650 lire castelli falso in tandem

Figura 1 – cartolina 1

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Figura 2 – cartolina 2

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Figura 3 – cartolina 3

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Figura 4 – recto della carto-lina concorso

Non sono riuscito, invece, ad aggiudicarmi la busta affrancata per 750 lire (figura 5).  Segue, infine, una fotografia parziale della lettera “conquistata” da un altro acquirente

il 650 lire castelli falso in tandem

Figura 5 fotografia parziale della lettera

 

Non appena ricevuto a casa le tre cartoline ho constatato che effettivamente non erano affrancate con fotocopie a colori dentellate; ponendole sotto la Lampada di Wood con meraviglia ho osservato che i francobolli erano stampati su carta fluorescente! Una prima scansione grossolana metteva, inoltre, in evidenza un retino di stampa assai strano.

Provvedevo quindi a contattare il nostro Luciano Cipriani raccontandogli l’antefatto ed inviandogli dapprima le immagini che avevo a disposizione e poi spedendogli le cartoline. Qui mi fermo e passo la parola al nostro illustre Perito.

 

 

Nicola Luciano Cipriani

La mia curiosità è sempre grande quando c’è da vedere o studiare novità, e questo 650 lire Castelli è una novità in tutti i sensi, compresa la procedura di stampa. Tutti i falsi per posta stampati in epoca recente sono stati realizzati con il metodo offset (fotolito), spesso a tratto pieno, più raramente con retino a punti. La stampa di questo 650 lire Castelli non differisce tanto nella metodologia di stampa, che è sempre in offset, quanto per il tipo di retino utilizzato. Infatti è la prima volta che mi capita di vedere un retino a righe verticali utilizzato per la stampa di falsi per frodare le Poste Italiane. Per quanto riguarda il loro uso, le cartoline hanno l’annullo illeggibile anche se il concorso (per il quale sono state spedite) ha avuto scadenza il 10.02.92; si deve quindi datare al 1991-92 la stampa di questa imitazione. La busta invece ha un annullo chiaro del 23.1.94, un uso tardivo quindi.

Prima di passare in dettaglio l’analisi di questo falso, mi preme precisare che questa imitazione non è compresa nell’elenco dei falsi castelli redatto da Giovanni Riggi (Seminario di Spotorno, 30-31 maggio 1998) e non mi risulta sia mai stato descritto.

Passo ora ad analizzare questo falso mostrandovi inizialmente la sua immagine a confronto con il francobollo originale (figura 6). Le due immagini a basso ingrandimento dicono poco, ma vedremo meglio le differenze analizzando qualche particolare. Inoltre metto in rilievo che le differenti tonalità visibili, non sono dirimenti in quanto i colori dell’originale sono stati molto variabili nel tempo ed alcune ristampe hanno avuto gli stessi colori dell’imitazione.

 

il 650 lire castelli falso in tandem

Figura 6 – a sinistra l’originale

La stampa

Nella figura 7 ho riportato i tre francobolli in esame e, anche a piccolo ingrandimento si nota abbastanza bene la rigatura verticale nella parte alta della cornice.

il 650 lire castelli falso in tandem

Figura 7 – i tre falsi

Come si vedrà nelle immagini successive, ciascun colore è stato stampato utilizzando un retino a sottilissime righe verticale. Nelle successive quattro immagini (figura 8), una per ciascun colore utilizzato, il rigato è maggiormente visibile, in modo particolare nel ciano, giallo e nero.

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Figura 8 – i colori della stampa in quadricromia offset

Il ciano è presente in sottili righe rade sulla cornice e in righe più addensate in tutte le parti in cui sono visibili il ciano ed il verde; il giallo è praticamente in sottili righe addensate su tutta l’immagine; il magenta è concentrato in sottili righe addensate sulla cornice, ma è presente anche nella parte del castello; infine, il nero è presente essenzialmente in corrispondenza del verde ma si notano rade sottili righe anche sulla cornice.

La carta

Recentemente il nostro Stefano ha acquisito un’altra cartolina con il francobollo non annullato e che riproduco nelle immagini successive. Non è noto se questo francobollo avesse una propria colla posta sul retro o se ne fosse senza. Fatto sta che in acqua fredda non si è staccato velocemente, segno che non dovrebbe avere colla vinilica, tipica di questa emissione. Dopo il distacco non ho notato alcun residuo di colla, né sul retro del francobollo né sul ritaglio di cartolina, il che determina che la colla fosse stata applicata con un sottile velo e che sia solubile in acqua. Dalle osservazioni sulle caratteristiche della carta si vede molto bene che essa è molto scadente e facile alla sfilacciatura. Nella figura 9 riporto il confronto in luce viola tra l’originale ed il falso, mentre nella figura 10 anche il confronto con una normalissima carta per fotocopie da 80 g/mq. La grammatura della carta utilizzata per il francobollo è leggermente superiore, probabilmente da 100g/mq. Si noti nell’immagine la similitudine della sfilacciatura ancorché il francobollo sia stato perforato.

il 650 lire castelli falso in tandem

Figura 9 – il falso (a destra) in luce viola

 

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Figura 10 – confronto con una normale carta da fotocopie, l’originale è a sinistra

La fluorescenza

Sempre dalla figura 10 si può notare anche la fluorescenza della carta. Come si può vedere, il colore è decisamente bianco e nulla ha a che vedere con la fluorescenza bianca in pasta che caratterizza i francobolli originali. Infatti l’originale ha un colore di fluorescenza tendente leggermente al rosato smorto, mentre l’imitazione emana una vivida colorazione azzurrina. Per questo confronto ho scelto un originale con risposta in fluorescenza il più bianco possibile tra numerosi campioni disponibili.

La dentellatura

La dentellatura è molto irregolare a causa del non allineamento degli aghi. Questi sono molto sottili, hanno un diametro di 3-4 decimi di mm e probabilmente usurati, come si può dedurre dai fori per la maggior parte poco definiti. Di contro il diametro degli aghi utilizzati presso l’IPZS è di circa 8 decimi (figura 11). I fori molto piccoli agevolano gli strappi durante la separazione dei francobolli tanto che nessuna delle imitazioni è stata separata in modo idoneo. Questo spiega anche la difficoltà di scelta da parte di Stefano al momento dell’acquisto. La misura della dentellatura, in queste condizioni, non è agevole dovrebbe essere 10,5 per entrambe le direzioni. Il condizionale è d’obbligo perché la distanza tra i fori non è nemmeno costante.

 

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Figura 11 – confronto del diametro dei fori della dentellatura, l’originale in alto

Il confronto con l’originale

Con un minimo di esperienza filatelica, questo falso dovrebbe essere facilmente riconoscibile, ad ogni modo è sempre bene fornire immagini di confronto con l’originale per mettere in evidenza particolari che possano facilmente agevolare la distinzione.

Nel complesso l’immagine del castello è stata riprodotta in modo abbastanza fedele e, a parte il fuori registro dei colori dell’imitazione, nel complesso non si notano differenze grafiche del castello da mettere in evidenza. Un po’ per il fuori registro, un po’ per il retino a linee verticali, le scritte in alto che descrivono il castello non sono affatto nitide e la sovrapposizione di più linee colorate conferisce alla scritta una certa confusione visiva.

Nella figura 12 presento il confronto tra l’altezza dei due francobolli. Come si può notare, questa dimensione è identica a quella dell’originale.

 

il 650 lire castelli falso in tandem

gura 12 – confronto dell’altezza dei due francobolli, l’originale in alto

Nella successiva figura 13 metto a confronto la larghezza, anche questa dimensione non mostra assolutamente alcuna differenza, nemmeno nelle singole scritte e nel valore.

il 650 lire castelli falso in tandem

Figura 13 – confronto della larghezza dei due francobolli, l’originale in alto

In questa immagine sono maggiormente visibili le sottili linee di ciascun colore del retino che invadono un po’ tutto il disegno, tanto che la scritta ed il valore non sono monocolore come nel francobollo originale.

Nella successiva figura 14 mostro un ingrandimento adeguato per mettere in risalto l’aspetto generale della stampa. Come si può vedere, sono ben evidenti tutte le caratteristiche descritte.

 

il 650 lire castelli falso in tandem

Figura 14 – confronto tra la stampa rotocalcografica dell’originale ( a sinistra) e di quella offset dell’imitazione

 

Nella tabella elenco, in forma sintetica, i caratteri generali e le differenze tra l’originale e l’imitazione.

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Figura 15 – riepilogo delle differenze tecniche tra l’originale e l’imitazione.

 

LE TRE TIRATURE DEL 5 CENT DI POSTA ITALIANA

a cura del perito filatelico Nicola Luciano Cipriani e con la collaborazione di Giovambattista Spampinato

In un precedente articolo sui numeri di cilindro presenti sui bordi dei prioritari, interpretai questo fenomeno come dovuto alla differente posizione della bobina di carta rispetto ai cilindri di stampa (Numeri di cilindro sull’1,40 e sull’1,50 prioritario emissione 2007, l’odontometro, n. 14). Per spiegare il concetto della differente centratura della bobina, portai ad esempio due differenti tirature del 5 cent di posta italiana, che avevo freschi nella memoria, sui quali avevo notato la differente centratura laterale della stampa rispetto al formato dei fogli. La differenza è realmente molto ben visibile e, tra l’altro, anche il colore rosso mostrava una differenza evidente nel tono.
Ho voluto riprendere questo argomento delle tirature per cercare anche un supporto tecnico alla distinzione basata sulla prima lettera dei codici alfanumerici. Come è noto, questa lettera contrassegna le produzioni annuali e consente di distinguere queste produzioni in vere e proprie tirature (Cipriani e Manzati, Tiratura? Ristampa? Tipo? Cerchiamo di fare chiarezza, Il Francobollo Incatenato, n. 217). Nell’articolo citato abbiamo classificato in modo abbastanza completo le emissioni dei prioritari e, solo in parte, quelle di Posta Italiana in quanto questa serie ordinaria è ancora in uso e, quindi, in evoluzione.
Non è dato sapere quante ristampe in un intero anno vengono ripetute per una stesso valore ordinario in questo periodo attuale caratterizzato da difficoltà di reperimento dei francobolli. Probabilmente per l’emissione del 2010 ristampe ne sono state certamente fatte perché di questi francobolli in quel momento non c’è mai stata penuria. La cosa è cambiata con le tirature successive; infatti dopo qualche mese dalla loro diffusione, questi francobolli sparivano dagli uffici postali per ricomparire l’anno successivo con il codice differente. Non penso di fare un grande errore se avanzo l’ipotesi che ne sia stato fatto un solo lotto, forse due. Questa ipotesi non è tanto peregrina se si pensa che ormai l’uso dei francobolli per le affrancature è ridotto ai minimi termini. I piccoli valori di questa ordinaria sono stati stampati solo per integrare francobolli ormai fuori tariffa (di cui i magazzini erano pieni) che sono stati tanti certamente ma non erano gli unici francobolli in uso ed oggi di vecchi commemorativi con l’integrazione non se ne vedono più molti. Oggi queste nuove tirature servono per smaltire i francobolli recenti da 0,70 e poco più. Nella tabella che segue (figura 1) riporto tutte le tirature dei piccoli valori identificabili dalla prima lettera del codice alfanumerico.

Le tre tirature del 5 cenr di posta italiana

Figura 1 – tabella emissioni-codici

Come si può notare, il valore più ristampato è stato il 10 cent seguito dal 5; entrambi possono sostituire gli altri due che, almeno fino ad oggi, non hanno richiesto ristampe ripetute nel tempo come è infatti deducibile dalla loro scomparsa negli uffici postali dopo qualche mese dalla loro distribuzione.
In questo articolo mi limiterò a descrivere le caratteristiche delle tre tirature del 5 cent (figura 2), gli altri li esporrò in articoli dedicati in quanto una trattazione unica sarebbe eccessivamente lunga. Si noti en passant la differente posizione del codice alfanumerico nei fogli di figura 2 sia in senso verticale che laterale rispetto alla stampa.

Le tre tirature del 5 cenr di posta italiana

Figura 2 – le tre tirature del 5 cent

Nella figura 3 è possibile notare la differente centratura della stampa rispetto alla bobina di carta, differenza che è dovuta al suo montaggio manuale all’interno del sistema di stampa. Ma non è questa la sola evidenza; si può notare anche come il colore rosso presente nelle barre di registro sulla cimosa destra, mostra tonalità differenti ben apprezzabili dall’occhio umano. Il colore rosso si distingue bene nella tiratura del 2013, meno nelle altre due.

Le tre tirature del 5 cenr di posta italiana

Figura 3 – differente centratura della stampa nelle tirature del 5 cent di posta italiana

Ci sono altre due variabili da tenere presenti: la tracciatura e la fustellatura che anch’esse, pur in sincronia con la stampa, sono difficilmente in perfetto registro. Per poter trascurare queste ultime due variabili, ho allineato i fogli tenendo presente solo la posizione delle barre di registro del colore rosso. In questa posizione, la differenza di centratura sui fogli è di 4,5 mm tra le tirature H e J e di 6 mm tra questa e la tiratura K; tra la prima (H) e l’ultima (K) ci sono ben 1,05 cm. Bisogna anche tenere presente che la bobina, durante il suo srotolamento, all’interno della macchina può subire leggerissime oscillazioni laterali, ma certamente non di questa entità. Queste differenze non sono apprezzabili da chi monta le bobine perché sicuramente hanno una, seppur minima, tolleranza di montaggio; certamente però sono significative per distinguere le ristampe/tirature tra loro. Tralascio l’argomento ristampe perché questi francobolli non dovrebbero averne o averne molto poche, ma anche ammesso, esse avrebbero comunque la stessa lettera iniziale del codice ed occorrerebbe un campione consistente di fogli della medesima tiratura per avere qualche dato attendibile.
Da quanto detto emerge che, nel caso di questo valore, la centratura della stampa sul foglio può essere diagnostica per l’attribuzione ad una specifica tiratura; questo dato diventa poco significativo nel caso di numerose ristampe e tirature per le quali le differenze potrebbero diventare insignificanti. Il loro numero contenuto, come nel caso del 5 cent, può invece rendere significative le differenze.
Passiamo ora all’analisi dei colori. Prima però devo precisare che l’osservazione a forte ingrandimento delle superfici colorate presenti lungo la cimosa dei fogli ha messo in risalto una non omogeneità della distribuzione dei colori sulla carta, come si potrà vedere nelle immagini successive. Lavorare a basso ingrandimento non si ha percezione di quale punto si stia analizzando (chiaro o scuro), è stato pertanto necessario lavorare ad alto ingrandimento e prendere il punto più scuro nei pressi del punto da analizzare.

IL ROSSO

Come accennato sopra il rosso si era già fatto notare per le sue differenze di tono; bene, quello che ho fatto è stato analizzare i componenti del rosso attraverso un software di grafica, io ho usato Photoshop. Questo programma ha chiaramente un sistema specifico di misura (figura 4) e di modalità di riproduzione del colore che si differenziano da altri software. Ma soprattutto lo scanner ha importanza per la fedeltà di riproduzione del colore (quello da me utilizzato è un Epson 5600F).

Le tre tirature del 5 cenr di posta italiana

Figura 4 – i valori numerici dei colori base in modalità RGB secondo photoshop

Ma al di là del tipo di software e di scanner (sempre che siano di livello qualitativo non basso) le differenze dei toni cromatici dovrebbero mantenere comunque valori compatibili ed accettabili entro 1-2 punti percentuali. Inoltre, per meglio rappresentare i dati, ho tradotto i risultati in percentuale in modo da avere un confronto dei toni cromatici di più facile comprensione. Infine ho fatto le scansioni una dietro l’altra in modo da eliminare le variabili delle condizioni macchina, della tensione ecc. In questo modo eventuali errori costanti possono automaticamente annullarsi.

Le tre tirature del 5 cenr di posta italiana

Figura 5 – toni di rosso e punti di analisi

Per il rosso, grazie alla sua ampia superficie presente in cimosa (figura 5) ho adottato un prelievo a grandi maglie rappresentato dai punti neri che in totale sono 22.

Le tre tirature del 5 cenr di posta italiana

Figura 6 – valori medi dei componenti del colore rosso secondo la modalità RGB

Nella figura 6 riporto una tabella con i valori medi (espressi in percentuale) dei 22 punti analizzati per ciascun tono del rosso ed a seguire i diagrammi a torta che ne visualizzano i rapporti.

Nella figura 7 sono riportati i tre diagrammi secondo la modalità RGB (Red-Green-Blu) relativi alle tre tirature del valore da 5 cent.

Le tre tirature del 5 cenr di posta italiana

Figura 7 – confronto tra le percentuali dei componenti del colore rosso espressi in modalità RGB nelle tiratura del 2010 (H), 2012 (J) e 2013 (K) nel valore da 5 cent

Ciascun diagramma riporta le percentuali delle tre componenti del colore rosso. Come si può notare le differenze tra le tre tirature sono sensibili e si può affermare che il colore rosso è differente in ciascuna delle tre. In particolare è evidente che le tirature del 2010 (H) e del 2012 (J) hanno il tono di rosso significativamente differente ma non molto, mentre, la terza tiratura (2013) (K) si discosta notevolmente da entrambi e comunque con un aumento consistente del verde e del blu dalla prima alla terza tiratura.

 

IL VERDE

Parimenti, per il colore verde ho espresso i dati secondo le stesse modalità. In questo caso, ed in quello successivo per il colore blu, le aree disponibili sulla cimosa sono limitate ad un triangolo; in questi due casi ho utilizzato 14 punti d’analisi a coprire la superficie colorata, secondo lo schema di figura 8.

Le tre tirature del 5 cenr di posta italiana

Figura 8 – schema dei punti analizzati per i colori verde e blu

Si noti come il colore verde non è omogeneo. Questa caratteristica è tipica per tutti i colori dei piccoli valori di questa emissione; in alcuni casi è meno evidente, ma ritengo che debba essere messo in relazione con il tipo di carta utilizzato e, solo in parte, con la differenza dell’inchiostro. Ad ogni modo, al di là delle cause, notiamo una inchiostrazione alternata a righe irregolari chiare nella tiratura del 2010 (H); una a sottili righe chiare, ma oblique, nella tiratura del 2012 (J) e forme globulari contornate da sottili bordi chiari in quella del 2013 (K). Questa variabilità cromatica produce una altrettanto variabilità dei risultati analitici e pertanto sono stato costretto a lavorare a forte ingrandimento per poter analizzare solo il colore scuro.

Le tre tirature del 5 cenr di posta italiana

Figura 9 –la distribuzione del verde ed i suoi toni nelle tre tirature

Nella figura 9 ho riprodotto i triangoli verdi delle tre tirature per mettere in evidenza le differenze di stampa di questo colore.

Le tre tirature del 5 cenr di posta italiana

Figura 10 – valori medi dei componenti del colore verde secondo la modalità RGB

Nella figura 10 riporto una tabella con i valori medi percentuali dei componenti del verde in modalità RGB e nella successiva figura 11 riporto i relativi diagrammi a torta.

Le tre tirature del 5 cenr di posta italiana

Figura 11 – confronto tra le percentuali dei componenti del colore verde espressi in RGB nelle tiratura del 2010 (H), 2012 (J) e 2013 (K) nel valore da 5 cent

Anche in questo caso si nota una certa variabilità cromatica, ma le differenze sono molto contenute. Come per il rosso, anche in questo caso si nota una maggiore similitudine cromatica tra le prime due emissioni (H e J), mentre la terza, anche se debolmente, tende a differenziarsi.

 

IL BLU

Proseguiamo con l’analisi del colore blu. I punti analizzati sono quelli dello schema di figura 8 ed anche in questo caso ho riscontrato tre differenti distribuzioni del colore nelle tre tirature. Tutte hanno falle di colore più chiaro, ma la loro distribuzione è differente anche nella forma (figura 12), parimenti a quanto riscontrato per il colore verde.

Le tre tirature del 5 cenr di posta italiana

Figura 12 – la distribuzione del blu ed i suoi toni nelle tre tirature

In questo caso la tiratura del 2010 (H) ha il colore più omogeneo di quella del 2012 (J), ma entrambe hanno lo stesso aspetto caratterizzato da piccole falle chiare a forma di segmenti orientati verticalmente; la tiratura del 2013 (K) si distingue per avere il blu a chiazze, all’incirca globulari, e comunque irregolari e circondate da fasce più chiare. È come se il colore fosse stato appoggiato su una superficie unta. La disposizione del colore blu di questa terza tiratura somiglia molto a quella del verde corrispondente.

Le tre tirature del 5 cenr di posta italiana

Figura 13 – valori medi dei componenti del colore blu secondo la modalità RGB

Al solito, i punti analizzati sono stati solo quelli scuri e nella figura 13 riporto una tabella con i valori medi percentuali dei risultati analitici, mentre, nella successiva figura 14 riporto i diagrammi a torta per le tre tirature.

Le tre tirature del 5 cenr di posta italiana

Figura 14 – confronto tra le percentuali dei componenti del colore blu espressi in RGB nelle tiratura del 2010 (H), 2012 (J) e 2013 (K) nel valore da 5 cent

 

Anche per questo colore si osserva ancora una volta una maggiore similitudine tra le prime due tirature (H e J) con evidente differenziazione della Terza (K).

 

 

LE CONCLUSIONI

Riprendo a questo punto l’en passant che avevo fatto notare per la figura 2. lo spostamento laterale della stampa rispetto alla bobina determina anche lo spostamento laterale del codice alfanumerico, questo è dovuto al fatto che il sistema ink-jet che lo produce ha una posizione fissa nel sistema macchina e se la bobina è spostata verso destra, automaticamente il codice interferisce con le figure colorate di registro sulla cimosa ed in alcuni casi rari può anche sovrapporsi parzialmente ai francobolli. Quindi anche la posizione del codice può aiutare a riconoscere la tiratura. Quando di un francobollo vengono rifatte numerose ristampe, può accadere che la posizione del codice differisca, ma in questo caso la lettera del codice rivelerà l’identità della tiratura e la diversità della ristampa.

I risultati riportati in questo lavoro vogliono solo rappresentare un metodo analitico valido per poter supportare il concetto di tiratura. Dal punto di vista concettuale ritengo, quindi, che i risultati sono evidenti ed anche significativi, ma solo per il colore rosso. Infatti per questo colore  l’intervallo della deviazione standard (± σ) genera un campo distinto per ciascuna tiratura, ciò vuol dire che non esiste sovrapposizione tra i campi. Per il verde ed il blu, invece, i campi si sovrappongono almeno in parte creando ambiguità. Da questo risultato si può desumere che il metodo è significativamente applicabile.

Le tre tirature del 5 cenr di posta italiana

Figura 15 – porzioni di tiratura utilizzate per la presente ricerca

I risultati in quanto tali, invece, vanno considerati in modo parziale essendo le misure limitate a 2 fogli del 2010 (H), 5 fogli del 2012 (J)  e 3 fogli +1 bordo del 2013 (K). Di questi fogli solo la tiratura del 2012 (J) copre una parte non piccola della tiratura (figura 15) una parte minore la copre la tiratura del 2010 (H), mentre l’ultima del 2013 ne copre una porzione irrisoria. Naturalmente i fogli consecutivi non fanno testo, ma gli altri hanno la centratura identica all’interno di ciascuna tiratura. Per poter avere una maggiore validità generale, sarebbe opportuno confermare questi dati con ulteriori osservazioni su altri fogli, magari distribuiti su un più ampio spettro per ciascuna delle tre tirature.

Le tre tirature del 5 cenr di posta italiana

Figura 16 – valori in millimetri della distanza tra il bordo di foglio destro e il lato sinistro dei registri rossi

Anche i soli bordi destri sono sufficienti a questa operazione (figura 16) in quanto è sufficiente misurare la distanza tra il bordo del foglio ed il lato sinistro dei registri rossi. Ad ogni modo ritengo che, anche se parziali, i dati sono costanti all’interno delle limitate porzioni di tirature indagate e quindi c’è da pensare che sul piano concettuale questi risultati siano un valido supporto per trovare altre conferme o, a parità di codice alfanumerico, possono essere utili anche per capire se sono state fatte ristampe e quante.

TIRATURA? RISTAMPA? TIPO? CERCHIAMO DI FARE CHIAREZZA!

a cura del perito filatelico Nicola Luciano Cipriani e Claudio Ernesto Manzati

PREAMBOLO

Perché abbiamo affrontato questo argomento? Per il semplice fatto che il campo, si può dire, che sia “minato” a causa di mancanza di chiarezza in generale, ma soprattutto perché si usano questi termini in modo spesso non corretto continuando ad alimentare la confusione. Inoltre le moderne tecnologie di stampa adottate dal Poligrafico dello Stato inducono a considerazioni differenti rispetto al passato. È stato molto interessante leggere, sul numero d’esordio de “l’Odontometro” l’articolo di merito che ha scritto Marcello Manelli. Marcello Manelli sviluppa un bellissimo preambolo sulla ricerca del significato della parola “tiratura” dopo di che menziona l’uso della parola “tipo” spesso utilizzata in sostituzione della precedente in modo un po’ ambiguo. Passa poi in rassegna i quattro elementi fondanti del francobollo: a) il supporto (la carta); b) il contorno (la dentellatura); il recto (la stampa); il verso (gomma). Continua con l’elenco in 7 punti di quei caratteri che possono intervenire per far sì che si possa essere di fronte ad una differente tiratura e termina con un elenco di quattro motivazioni che hanno portato alla variazione di almeno uno dei quattro elementi fondanti del francobollo. In quell’articolo però sembra mancare qualcosa, probabilmente è dato per scontato, ma esplicitare tutto quello che è necessario a far chiarezza è sempre meglio. Quello che richiede ulteriori precisazioni è sicuramente porre dei limiti ben definiti tra tiratura e ristampa anche se tracciare una linea di demarcazione netta può non essere facile in alcuni casi, che in effetti ci sono. Una particolare attenzione meritano le nuove tecniche di stampa e numerazione adottate dall’IPZS, come si vedrà nel seguito. Ad ogni modo un punto fermo c’è e riguarda il concetto di tiratura il quale in filatelia non è poi così diverso da quello del mondo dell’editoria in generale. La tiratura di un giornale o di un libro sono le copie stampate di ciascun oggetto; ma se prendiamo in considerazione un libro che viene ristampato più volte, notiamo che in seconda di copertina, in genere, sono riportati gli anni o, per i libri di grande successo, addirittura i mesi in cui si è avuta la ristampa. Per alcuni libri di successo, le ristampe sono state diverse e ciascuna è riconoscibile dall’anno in cui è avvenuta la ristampa. Ogni ristampa ha una propria tiratura e spesso queste possono differire o per il tipo di carta, o per il tipo di rilegatura o altro, ma comunque sono riconoscibili dall’anno in cui sono state stampate. Questo è l’aspetto che più si avvicina al mondo filatelico: la possibilità di distinguere una ristampa dall’altra e quindi una tiratura dall’altra. Inoltre, possiamo anche avere il caso di due ristampe dello stesso libro decisamente identiche, ma che differiscono solo per l’anno riportato in seconda di copertina. Il concetto di tiratura con ristampe di un libro di successo ci sarà molto utile per capire in parallelo quanto asseriamo nel proseguo di questo testo; torniamo quindi nell’ambito filatelico. In filatelia per tiratura si intende un insieme di francobolli con caratteristiche costanti, tanto che francobolli della stessa emissione, ma con caratteristiche differenti in almeno un componente principale sono attribuite a due distinte tirature. Come esempio citiamo il dittico emesso in occasione della vittoria dell’Italia ai mondiali di calcio del 2002 (figura 1).

tiratura? soprastampa? tipo? cerchiamo di fare chiarezza!

Figura 1 – 1a tiratura 14 fori diagonali

Il francobollo di sinistra è stato emesso inizialmente con 7 fori diagonali, successivamente con 6; la variazione fu necessaria per ovviare alla facile rottura dell’angolino in cui si concentravano ben quattro fori (figura 2). È indubbio che l’eliminazione del foro della diagonale in prossimità dello spigolo rivesta un carattere progettuale, o strutturale che si voglia, e quindi i due francobolli vanno considerati come appartenenti a due distinte tirature.

tiratura? soprastampa? tipo? cerchiamo di fare chiarezza!

Figura 2 – 1a tiratura (sinistra) e 2 a tiratura

Un giorno dello scorso agosto, con Claudio Manzati ci siamo incontrati in Maremma presso il mio agriturismo. La giornata era calda e, come al solito, anche abbastanza ventosa, due caratteri molto frequenti a Casa Montecucco. Sarà per la posizione un po’ collinare, un po’ perché apre la valle del Fiume Bruna verso la pianura grossetana, ma qui almeno la brezza è quotidiana, e in certe ore della giornata o anche saltuariamente per tutto il giorno, il vento si fa sentire. Per ripararci da quel vento che non ci faceva lavorare con la lavagna a grandi fogli di carta, ci siamo riparati sotto la loggetta dell’ingresso principale (figura 3).

tiratura? soprastampa? tipo? cerchiamo di fare chiarezza!

Figura 3 – la paperboard al vento

Qui, un po’ riparati dal vento, abbiamo sopportato il caldo sole del tardo pomeriggio ed abbiamo un po’ giocato mettendo su carta alcune idee, ragionando ad alta voce e scrivendo qualche appunto schematico. Claudio da bravo dirigente industriale ha iniziato subito ad organizzare un elenco per punti delle voci principali, poi via via ne aggiungevamo delle altre continuando i nostri ragionamenti. Ve li proponiamo un po’ più dialogati anche per spiegare meglio le nostre idee.
Innanzitutto il nostro ragionamento non si applica ai commemorativi se non in pochi casi, più frequenti in passato, decisamente rari attualmente. Fino a qualche anno fa, infatti, la stampa dei francobolli, anche se non di elevata tiratura, avveniva con tempistica meno veloce di quanto si faccia oggi ed era quindi possibile avere differenze in almeno una delle parti principali che compongono il francobollo; pensate ai “Volta” stampati un foglio per volta! La nostra visita al Poligrafico dello Stato, nel marzo dello scorso anno, ci ha offerto la possibilità di toccare con mano le moderne tecnologie e metodologie di stampa dei francobolli; i responsabili di settore dell’IPZS ci hanno mostrato tutto l’iter necessario alla realizzazione di un francobollo: dal disegno (figura 4), al bozzetto, all’incisione sul cilindro ed alla stampa. Pensate, un commemorativo (tiratura 2-3 milioni) viene stampato in una unica soluzione e nell’arco di alcune ore. Parlando della situazione attuale abbiamo seguito un filo per noi logico fermo restando la possibilità di applicarlo poi in modo retroattivo. Il nostro ragionamento quindi lo abbiamo portato avanti prendendo, come esempio, le due serie ordinarie dei Prioritari e di Posta Italiana.

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Figura 4 – Rita Morena disegnatrice
dell’IPZS

Il primo punto fermo è il quantitativo di francobolli stampati: gli ordinari vengono stampati in centinaia di milioni di esemplari suddivisi in lotti di stampa. Cosa vuol dire? Semplice, prendiamo ad esempio l’ordinario per il primo porto (€ 0,60), è certamente il taglio più stampato e non può essere prodotto di continuo tutti i giorni perché le macchine servono anche per i commemorativi ed altri prodotti sia postali, sia amministrativi per lo Stato. Ogni qual volta viene richiesto uno stock di questo valore, al Poligrafico vengono programmati 1-2 giorni per la sua stampa. I turni (3) al Poligrafico coprono le 24 ore e la macchina destinata lavora il lotto in un’unica mandata. Questo è un lotto di stampa che può essere composto di qualche milione di pezzi, forse un paio di decine; certamente poca cosa rispetto al numero totale che vedrà la luce. Ogni qualvolta viene stampato un lotto di stampa si ha una “ristampa”. In teoria, se non si riscontrano grandi differenze tra una ristampa e l’altra, il fenomeno passa inosservato, al più si potrebbe notare qualche lieve differenza nel tono di un colore, ma la cosa non diventa degna di nota particolare. L’organizzazione al Poligrafico prevede il controllo dei cilindri di stampa, se ancora validi si montano sulla macchina e la ristampa sarà, molto probabilmente, quasi, indistinguibile dalla precedente. Se, invece, uno o più cilindri risultano aver lavorato troppe ore allora si procede alla ricromatura. Già questa operazione può facilmente produrre un lotto di stampa distinguibile dal precedente. Se poi un cilindro avesse già subito altre ricromature tanto da dover essere ricostruito, allora è sottoposto ad una rettifica (eliminazione di alcuni decimi di spessore del cilindro) a cui segue il trattamento galvanico per ricomporre un nuovo rivestimento di rame su cui viene eseguita una nuova incisione. Sul rame inciso si esegue una cromatura, per indurire lo strato contenente l’immagine ed il cilindro è di nuovo pronto per stampare. Annotiamo che oggi un cilindro può essere ricromato non più di due volte e comunque dopo rettifica, reinciso molte volte in dipendenza della quantità che dovrà produrre. Queste due operazioni portano entrambe ad avere un prodotto (il francobollo) che non è detto che sia proprio identico a quello di lotti precedenti, anche se la tecnica di realizzazione dell’immagine incisa sul cilindro in passato era realizzata attraverso un processo di pressione meccanica di una matrice di acciaio duro, che riportava il disegno, su un cilindro sempre di acciaio, ma meno duro. Ne risultava quindi che ogni francobollo corrispondente ad ogni differente posizione nel foglio era di fatto un francobollo a se, che poi nella stampa potevano anche avere lievi differenze uno dall’altro. Con i nuovi sistemi di preparazione del cilindro di stampa, le immagini sono realizzate attraverso una macchina con controllo elettronico. L’immagine è realizzata impiegando una punta di diamante che graffia ed incide il rame, tante volte quanti sono i francobolli presenti nel foglio, partendo da un’immagine creata a computer ed attraverso un algoritmo trasformata in impulsi trasferiti elettronicamente alla punta di diamante. Ne risulta che le immagini del francobollo riprodotte nel foglio sono praticamente identiche, come pure lo saranno a distanza di mesi quando il cilindro dovesse essere rifatto ex novo. La ricromatura di un cilindro è un’operazione possibile oggi con una tecnologia che fino a pochi anni or sono era totalmente differente: prima se un cilindro era troppo usurato doveva essere rifatto ex-novo. I prodotti della stampa di questi due cilindri potevano avere un qualche carattere che ne potesse consentire la distinzione. Possiamo dire che la ricromatura ha lo stesso significato di un nuovo cilindro del passato? Pensiamo proprio di si, quindi a maggior ragione anche un cilindro totalmente rigenerato con una nuova incisione della strato di rame deve necessariamente essere considerato un nuovo cilindro.

GLI ELEMENTI DI UN FRANCOBOLLO

Detto questo, passiamo quindi al nostro elenco degli elementi che compongono un francobollo e vediamo dove ci porta il nostro ragionamento. Vi ricordiamo che stiamo parlando delle produzioni di ordinari attuali.

Elementi che possono cambiare durante il periodo d’uso dei francobolli di una serie ordinaria:

1. Il cilindro
2. La carta
3. Il colore
4. La dentellatura/fustellatura/perforazione a tratteggio (tracciatura)
5. La gomma

1) Il cilindro – Il Poligrafico dello Stato usa quasi esclusivamente la stampa in rotocalco oppure in rotocalcografia (figura 5), entrambi questi sistemi necessitano di cilindri incisi.

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Figura 5 – immagine al microscopio dell’incisione del cilindro per la stampa in rotocalco a sinistra e in calcografia a destra; si noti la differenza tra “punti” (rotocalco) e “graffi” (calcografia)

La macchina da stampa utilizza fino a cinque cilindri, uno per ciascun colore, più un sesto per il colore tampone. Essa ha incorporato il sistema di taglio a tratteggio, quello per la dentellatura/fustellatura, quello per la separazione dei foglio, il loro conteggio con riporto su ciascun foglio del codice alfanumerico ed il controllo dei difettosi che vengono scartati e tagliati in striscioline e quindi l’impilamento. Per quanto riguarda i cilindri, l’attuale tecnologia utilizzata al Poligrafico dello Stato prevede la possibilità di rigenerare o ricostruire un cilindro di stampa secondo il suo grado di usura. La rigenerazione consiste nella ricromatura della superficie, la sostituzione, invece, in una nuova incisione. Per comprendere meglio quanto detto, prendiamo come esempio la prima e la terza tiratura dello 0,60 di posta italiana (figura 6).

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Figura 6 – 1a e 3a tiratura del valore da € 0,60 di Posta Italiana

Ricorderete che la prima tiratura aveva una stampa un po’ pesante, mentre, la terza è molto più leggera con il colore azzurro più tenue, dovuto non tanto al tono del colore quanto alle linee più sottili. Non abbiamo conferma, ma, dopo la nostra visita al Poligrafico, possiamo affermare con più che buona approssimazione, che la prima tiratura è stata stampata con il cilindro nuovo di zecca, mentre, la terza è stata stampata con un cilindro, quanto meno, rigenerato su cui è stata rifatta una nuova cromatura. Va messo in evidenza anche che tra queste due tirature sono passate decine di lotti di stampa sia di ordinari che di commemorativi. In questo caso penso che siamo tutti d’accordo nel dire che i due francobolli appartengono a due distinte tirature.

2) La carta – È un elemento molto importante del francobollo in quanto è il supporto su cui si applica tutto: la stampa, la gomma e la dentellatura. Essa può essere inoltre filigranata o no, pesante o leggera, colorata o bianca, fluorescente o no. Inoltre per i francobolli adesivi va considerata anche la carta siliconata di supporto sottostante. Non abbiamo esempi di eclatanti variazioni del tipo di carta per le due ultime ordinarie, ma possiamo proporvi i valori da 100, 700 e 750 lire della serie Castelli (figura 7)

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Figura 7 – £ 750 Castelli stele 2

che, generalmente su carta stelle 4, sono stati stampati erroneamente su carta stelle 2. La differenza di filigrana classifica con certezza questi francobolli in due distinte tirature.

3) Il colore – quello utilizzato per stampare i francobolli ordinari impone un discorso chiaro. Un conto sono le più o meno leggere differenze cromatiche dovute alle numerose ristampe eseguite, utilizzando però sempre gli stessi colori, un conto è un colore decisamente differente. Come esempio portiamo la differenza tra prima e seconda tiratura del valore da 0,60 di posta italiana (figura 8).

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Figura 8 –1a e 2a tiratura del valore da € 0,60 di Posta Italiana

La prima tiratura è sempre quella con la stampa abbastanza pesante, la seconda invece è quella con la busta dorata. Inizialmente dubbia, ma poi confermata durante la nostra visita al Poligrafico, l’inchiostro dorato della seconda tiratura fu fatto “in casa” per mancanza della fornitura esterna da parte della ditta incaricata che prepara la miscela colorata pronta all’uso. In questo caso abbiamo effettivamente due colori simili ma di provenienza differente. In passato sono stati usati anche colori fluorescenti, certamente il più famoso è il 10 lire siracusana, ma ce ne sono altri. Anche in questo caso dobbiamo riconoscere di essere di fronte ad una tiratura distinta.

4) La dentellatura/fustellatura/perforazione a tratteggio – Dall’autunno del 2003, con le nuove macchine da stampa nella nuova sede della via salaria, il Poligrafico utilizza due sole modalità: la perforazione con blocco-piastra che perfora con passo 13×13½ e la fustellatura con passo 11. Inoltre è necessario considerare anche la tipologia del taglio a tratteggio (comunemente nota come tracciatura) al quale bisognerà pur dare, prima o poi, delle dimensioni geometriche. Anche questo carattere deve assurgere ad una considerazione pari agli altri per il semplice fatto che la lunghezza dei singoli tagli e la distanza tra loro sono tipiche del sistema utilizzato al Poligrafico. Le modalità attualmente in uso presso l’IPZS non consentono variazioni per queste voci se non quelle della mancanza di uno di questi elementi in modo casuale, ma queste situazioni generano le note varietà che sono fuori dal nostro contesto. Come esempio proponiamo la prima tiratura del prioritario stampato in rotocalco ed emesso nel mese di marzo del 2004 (figura 9).

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Figura 9 – 1a e 2a tiratura del prioritario da € 0,60

Questo francobollo, primo della nuova serie in rotocalco, fu stampato senza tagli a tratteggio lungo i bordi destro e sinistro dei fogli. Fu un errore di progetto, ma l’emissione fu utilizzata per circa un mese e fu sostituita nell’aprile successivo dalla stessa emissione fornita degli opportuni tagli lungo i bordi. In questo caso non si tratta di un “non perforato a tratteggio” per varietà casuale, bensì di una modifica strutturale della produzione e quindi una seconda tiratura del francobollo.

5) La gomma – Anche la gomma ormai deve essere considerato un elemento costante della produzione del Poligrafico che si differenzia solo in due tipologie: francobolli classici da inumidire e autoadesivi. Questi due diversi tipi di collante sono costanti da tempo e lo continueranno ad essere per il futuro prossimo. Probabilmente durante la produzione decennale dei prioritari è stato utilizzato più di un tipo di collante autoadesivo, ma le differenze sono veramente minime e trascurabili. Variazioni volute e consistenti si sono avute in passato prevalentemente per la Siracusana e per i servizi coevi tra il 1968 e il 1979. Durante questo periodo il Poligrafico abbandonò l’uso della gomma arabica a favore di quella vinilica dando così vita a tirature differenziabili, in modo molto evidente, per il tipo di gomma.

ALTRE CONSIDERAZIONI

Da quanto esposto, ed in riferimento specifico ai moderni sistemi di dentellatura e fustellatura, possiamo affermare che la possibilità di avere più di una tiratura è praticamente impossibile per i francobolli commemorativi a meno di “accidenti” e/o variazioni progettuali in corso d’opera. Ad esempio l’emissione del 7 gennaio 2011 adesivo per il 150° dell’Unità d’Italia, era stata prevista in 4,2 milioni di esemplari stampati alla fine di dicembre del 2010 e, successivamente ne sono stati stampati altri 11,8 milioni che sono stati distribuiti agli inizi di aprile. Tra i due lotti di stampa, inizialmente, era sembrato di poter riconoscere alcune piccole differenze di tono dei colori. Considerando che entrambi i lotti sono stati stampati, ciascuno, in unica soluzione e che all’interno di ogni lotto si ha una elevata costanza dei toni cromatici, sono state cercate con il lanternino le possibili differenze per poter distinguere i due lotti in due tirature. In effetti, una differenza c’è, non tanto nei colori che hanno minime differenze di tono veramente poco apprezzabili che non giustificano alcun ché, ma nella fustellatura e nella cimosa. Tra il primo ed il secondo lotto di stampa, si è avuta una piccola rottura del fustellatore in corrispondenza della posizione 14 (CIFO, news del 9-6-2011) causando il taglio solo parziale del terzo dente dall’alto (figura 10).

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Figura 10 – 150° Unità d’Italia con dente incompleto

Questo difetto è relativamente comune nei fogli con numerazione dispari, meno in quelle pari. Questo vuol dire che il fustellatore è doppio e ha lavorato due fogli per volta; è possibile che, dopo una pausa della stampa, il fustellatore sia ripartito con lo scarto di un foglio passando il difetto sui fogli pari. È molto probabile che, se l’impianto viene fermato per un qualunque motivo, la ripartenza fa sicuramente saltare la fustellatura su almeno un foglio. Un altro elemento che aiuta nella distinzione dei due lotti è la sigla alfanumerica che per la prima tiratura ha le lettere della produzione del 2010 e cioè HA+numeri, mentre la seconda tiratura ha le lettere della produzione 2011 che sono invece IA+numeri (figura 11).

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Figura 11 – 1a (HA) e 2a (IA) tiratura del 150° Unità d’Italia emissione del 7 gennaio 2011

Dalla comparsa dei prioritari rotocalcografici, infatti, il Poligrafico ha adottato un nuovo sistema di conteggio progressivo dei fogli composto da una sigla alfanumerica formata da due lettere e 9 numeri che sono tradotti nel codice a barre laterale lungo 5,7 ed alto 0,7 cm. La sigla alfanumerica è stata adottata anche per codificare e distingue le produzioni annuali, infatti la prima delle due lettere iniziali varia con l’anno solare. Nel caso di questo commemorativo, le due tirature sono riconoscibili esclusivamente dal dente incompleto nella posizione 14 che è nel 50% dei fogli e dal numero progressivo della sigla alfanumerica presente invece sulla cimosa di tutti i fogli. Quelli senza il difetto di fustellatura consentono di distinguere le due tirature solo in base alla sigla alfanumerica. I francobolli sciolti, senza il difetto e senza la cimosa non sono distinguibili. Questo esempio porta necessariamente a dover considerare la sigla alfanumerica come elemento determinante per il riconoscimento delle due tirature.
Diverso è il caso delle serie ordinarie per le quali, i numerosi lotti di stampa tendono a far usurare i cilindri che necessitano quindi di essere rigenerati o ricostruiti. In questo caso però, la possibilità di avere più di una tiratura è legato solo alla possibilità di riconoscere la rigenerazione o ricostruzione di un cilindro di stampa a meno che all’IPZS decidano di cambiare uno strumento con elementi riconoscibili (piastra, fustellatore o altro) durante la produzione di una stessa ordinaria. Restano fuori da queste considerazioni le varietà di ogni tipo che non hanno nulla a che vedere con il concetto di tiratura.

Fin qui ci sembra che il discorso sia abbastanza semplice, esistono però alcuni casi in cui l’attribuzione a tirature distinte richiede una valutazione più attenta. Ci riferiamo alle scritte in cimosa, anche queste sono incise nel cilindro del colore di competenza, quindi sono parte integrante di un cilindro. Nel momento in cui si porta una modifica in cimosa, bisogna necessariamente modificare un cilindro. Per spiegare questo concetto portiamo come esempio l’emissione con stampa in rotocalco del prioritario da 0,60 del 2004 (figura 12).

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Figura 12 – le Quattro tirature del primo prioritario
rotolacografico

Questo francobollo è stato emesso agli inizi del mese di marzo in fogli da 40 senza la perforazione a tratteggio lungo i bordi verticali esterni (la mancanza fu un errore di progetto), agli inizi di aprile fu distribuito lo stesso francobollo in fogli provvisti di tratteggio lungo i bordi esterni. Nel mese di giugno comparve lo stesso con l’aggiunta di una barretta di colore azzurro (stesso colore delle scritte IL FOGLIO DI…) in corrispondenza del 36° esemplare, in pratica nell’angolo sinistro basso (non è nota la funzione di tale barretta, probabilmente consente il controllo progressivo dei fogli tramite un sistema elettronico di conteggio). L’aggiunta di un elemento colorato, anche se sul bordo, aveva previsto il rifacimento o la modifica del cilindro per il colore azzurro. In autunno è comparsa un’altra variante di questa emissione: le scritte lungo il bordo sinistro e la barretta, tutti, di colore nero. Anche in questo caso possiamo parlare di nuova tiratura. Tutte queste tirature prodotte durante il 2004 riportano le lettere BA nella sigla alfanumerica. Abbiamo sempre detto che questa emissione è costituita da quattro tirature ed in effetti pensiamo di essere tutti d’accordo, però nel caso di queste tirature non sono state apportate modifiche evidenti ai francobolli (in realtà ci sono, ma non è ancora chiaro se corrispondono alla tirature o se sono svincolate da queste), ma soltanto alle cimose. Inoltre, restando nell’ultima tiratura (scritte e barretta di colore nero) (figura 13) notiamo che questi fogli sono stati stampati anche durante il 2005 e 2006 mantenendo il millesimo 2004 in ditta, ma modificando la sigla alfanumerica che compare sulla cimosa destra.

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Figura 13 – sigle alfanumeriche del prioritario 2004 con scritte nere

Nel caso, quindi, di questo prioritario (scritte e barretta nere) riscontriamo nella sigla le lettere BA, CA e DA (figura 12); queste ci dicono che i prioritari millesimati 2004 sono stati stampati durante il 2004, 2005 e 2006. Indipendentemente dal fatto che il codice alfanumerico fosse inizialmente svincolato dal processo di stampa (posizione variabile sulla cimosa) oggi invece ha una posizione fissa, esso è e resta comunque un elemento presente sulla cimosa, al pari di tutti gli altri. Il dubbio se valutare o meno questo carattere per definire una tiratura c’è stato ed in parte c’è ancora. Però, riprendendo l’esempio del nostro libro di successo, notiamo che alcune ristampe possono essere facilmente riconosciute per un carattere (rilegatura, carta ecc), altre invece possono essere identiche e riconoscibili solo ed esclusivamente dall’anno riportato in seconda di copertina. Sia per questa considerazione che per omogeneità di interpretazione con tutto ciò che compare sulle cimose, pensiamo sia corretto attribuire anche alla sigla alfanumerica lo stesso valore degli altri elementi presenti sui bordi, anche se questa non fa parte dei cilindri di stampa ma è un elemento aggiuntivo che viene realizzato attraverso una apparecchiatura chiamata Ink-Jet, si tratta di una testina stampante a getto d’inchiostro comandata da un computer ed allineata al processo di stampa.

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figura 14 – le tirature dei francobolli prioritari stampati con i procedimenti tipografico, serigrafico, flessografico con macchina Gallus

* I francobolli da libretto del 2001 sono leggermente differenti l’uno dall’altro per lunghezza e quindi distinguibili da quelli in fogli.

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figura 15 – le tirature dei francobolli prioritari stampati con il procedimento rotocalcografico con la macchina Goebel

 

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figura 16 – le tirature dei francobolli di posta italiana stampati con il procedimento calcografico con la macchina Goebel

 

 

CONCLUSIONI

Concludiamo il nostro articolo, proponendo uno schema riassuntivo di quelle che dal nostro punto di vista sono le tirature delle due ultime serie ordinarie, ovvero la serie del Prioritario e quella di Posta Italiana. Questo articolo vuole essere un primo elemento di valutazione che ci auguriamo possa essere di stimolo per sviscerare l’argomento e giungere ad un concetto chiaro di tiratura con lo scopo di eliminare le ambiguità su questo argomento; ci auguriamo anche che l’elenco presentato possa essere integrato e quindi completato in modo esaustivo da nuove opinioni e segnalazioni che invitiamo i nostri associati e non solo, a farci pervenire. Se nei prossimi 3-6 mesi questo primo elenco non dovesse modificarsi, proporremo ufficialmente come associazione, agli editori di cataloghi, l’adozione di questo elenco integrabile eventualmente da nuove segnalazioni. Restiamo in attesa di risentirvi sull’argomento inviando un e-mail a l.cipriani@tin.it, c.manzati@virgilio.it, info@cifo.eu. O scrivendo a C.I.F.O. Via Cesare Pascarella 5 – 20157 Milano (MI).

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