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Nicola Luciano Cipriani

Serie ordinarie di Repubblica

PIAZZE D’ITALIA – CODICE ALFANUMERICO E TIRATURE

Nicola Luciano Cipriani

con la collaborazione di Giuseppe Preziosi

Questo articolo è apparso su quifilatelia, n. 89 luglio-settembre 2017

Il codice alfanumerico

Dall’autunno del 2003 la produzione del Poligrafico è cambiata in modo drastico grazie all’acquisto di due nuove macchine da stampa Goebel (Brm-t-350p per la stampa rotocalcografica e Brm-p-350p per quella calcografica) che hanno sostituito tutte le precedenti. L’acquisto è stato concomitante al trasferimento della sede da piazza Verdi a via Salaria n. 691. Le nuove macchine producono fogli di francobolli adesivi, e non, la cui numerazione avviene mediante un sistema alfanumerico costituito da due lettere seguite da 9 cifre (figura 1).

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Piazze d'Italia codice alfanumerico e tirature

Figura 1 – la cimosa destra dei fogli stampati dal Poligrafico a partire dall’autunno del 2003. Con l’ellisse verde è evidenziato il codice a barre che contraddistingue l’emissione (in altre parole è il codice prodotto presente in tutte le metà destre del codice a barre utilizzato industrialmente; esso è sempre uguale in tutti i fogli della stessa emissione), con riquadro rosso i registri dei colori e con riquadro azzurro il sistema di numerazione progressiva del codice alfanumerico.

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La prima lettera contraddistingue l’anno di produzione, la seconda la macchina di stampa (A rotocalcografica e B calcografica) e le nove cifre il numero progressivo di conteggio dei fogli. Il codice alfanumerico è posto sulla cimosa destra del foglio ed è leggibile dal basso verso l’alto. Esso è stato stampato in inchiostro nero con sistema a getto d’inchiostro fino al dicembre 2014 e sostituito nello stesso mese da un sistema laser (Cipriani, 2016). Le differenze sono ben visibili dai caratteri e dalla tipologia d’inchiostro, lucido nel sistema laser. Il codice alfanumerico è accompagnato dalla sua traduzione in codice a barre, sempre in colore nero, ed avente dimensione 5,9 x 0,9 cm posto a circa 3 cm dopo il codice alfanumerico; compare infine al di sotto delle lettere del codice, un rettangolo nero (al limite del bordo di foglio) che può apparire integro o parziale, a seconda della centratura della stampa rispetto alla bobina della carta. Il codice alfanumerico è una grande novità per Poste Italiane, ma anche una ottima opportunità per gli studiosi e i collezionisti; esso infatti oltre a numerare in successione i fogli dei francobolli consente di riconoscere le produzioni annuali ed inoltre ciascun lotto è così meglio definito e riconoscibile. Prima dell’introduzione di questo sistema, il conteggio dei fogli era solo numerico e solo dagli anni ’80 circa è stata aggiunta anche una lettera il cui significato sembra al momento poco comprensibile a causa della sua non regolarità. Ad ogni modo, il mio rammarico è di non aver dato la giusta importanza al codice alfanumerico quando iniziò con i prioritari tanto che nella relativa monografia questo argomento non è trattato e sarà molto difficile ricomporlo a posteriori. Tornando alla nuova numerazione, questa è iniziata nell’autunno del 2003 con la sigla AA+9 cifre, numerazione che per quell’anno è stata utilizzata solo per i francobolli commemorativi a partire dall’emissione per la rivista Leonardo (Antonio Vallecchi) del 27 settembre e termina con l’emissione Natale del 24 ottobre. Le ultime emissioni dell’anno sono costituite da minifogli che non riportano visibile alcun codice, pur avendolo. Continuando con il 2004 e tralasciando i commemorativi, la serie ordinaria interessata è la seconda emissione dei francobolli prioritari i quali segnano la sostituzione del sistema tipografico con quello rotocalcografico; quest’ultimo sarà utilizzato in parallelo con il metodo calcografico. La scelta da parte del Poligrafico di utilizzare questi ultimi due metodi di stampa traspare dall’acquisto delle due macchine di cui sopra.

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L’inizio della produzione con il nuovo codice alfanumerico

I francobolli prioritari, quindi, sono stati stampati in rotocalcografia a partire dal marzo 2004 e fino al 2009 e riportano il codice alfanumerico caratterizzato dalle due lettere BA, nel 2004, fino a GA nel 2009 (figura 2). La lettera A contraddistingue la macchina rotocalcografica.

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Piazze d'Italia codice alfanumerico e tirature

Figura 2 – il codice alfanumerico dal 2004 (BA) al 2009 (GA) nei francobolli prioritari.

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Nel luglio 2009 i prioritari vengono sostituiti dall’ordinaria Posta Italiana il cui codice inizia con le lettere GB (2009) e termina nel 2016 con le lettere NB (figura 3).

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Piazze d'Italia codice alfanumerico e tirature

Figura 3 – Posta Italiana: il codice alfanumerico tra il 2009 (GB) e il 2016 (NB). Si noti la differenza dei caratteri del codice alfanumerico.

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Il 95 cent del 2016 dovrebbe segnare l’ultima tiratura di questa serie ordinaria. In questo caso la lettera B corrisponde alla Goebel calcografica.

In parallelo alla serie ordinaria Posta Italiana sono state emesse le due serie for ever Leonardesca, per il servizio prioritario, e Piazze d’Italia per il servizio ordinario.

La prima è stata emessa l’1 ottobre 2015 ed è contrassegnata dalla lettera maiuscola A ad indicare la tipologia del servizio. A causa del basso uso postale di questa emissione, dovuto all’alto costo del servizio, essa ha avuto una sola tiratura; fino ad oggi quindi abbiamo individuato solo il codice alfanumerico caratterizzato dalle lettere MB (figura 4).

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Piazze d'Italia codice alfanumerico e tirature

Figura 4 – il codice alfanumerico (MB) nella leonardesca corrispondente alla produzione del 2015.

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La seconda è stata emessa il 2 luglio 2016 ed è contrassegnata dalla lettera maiuscola B; questa emissione ha già avuto, per alcuni valori, più di una tiratura sia lo scorso anno (NB) che in questo in corso (OB). Questi francobolli sono definiti for ever perché saranno sempre validi anche a seguito di variazioni tariffarie; infatti, questi sono caratterizzati da una lettera anziché il valore in euro. La lettera B sta ad indicare il servizio ordinario (piazze d’Italia) ed è presente su due serie di quattro francobolli, una per il primo porto (con un francobollo per l’interno e per ciascuna delle tre zone postali definite da Poste Italiane) e l’altra per il secondo porto nei cui quattro francobolli compare la scritta 50 g a sinistra della lettera B (figura 5).

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Piazze d'Italia codice alfanumerico e tirature

Figura 5 – La successione di stampa della prima tiratura delle piazze d’Italia (2016, codice alfanumerico NB). La maggior parte dei dati sono stati gentilmente forniti da Giuseppe Preziosi; personalmente ho aggiunto la primissima tiratura di Piazza della Repubblica (Roma) e le stime di fogli prodotti. Le stime sono state ricavate dagli intervalli dei codici in possesso di un piccolo gruppo di amanti di questo argomento e dai quali ho ricevuto le immagini dei bordi di foglio.

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Non è stato facile seguire le tirature delle piazze d’Italia come si può dedurre dall’analisi dei codici alfanumerici riportati nella tabella di figura 5. Da notare che nella tabella la successione non è secondo i valori, ma secondo il codice alfanumerico che così rivela la successione di stampa.

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Le nuove emissioni oggi

Pensando ad una nuova emissione, si pensa che questa venga stampata per tempo e distribuita sul territorio nazionale in modo da poter essere disponibile alla data di emissione stabilita da Poste Italiane. In realtà questo era valido fino a poco tempo fa, oggi sembra che le moderne visioni commerciali tendano a coprire appena le necessità e, di volta in volta, vengono ristampati i minimi quantitativi necessari. Questa visione tenderebbe a contenere moltissimo le riserve di magazzino, intese come danaro immobilizzato; questo può essere vero per le aziende private e di dimensioni non molto grandi. Se Poste Italiane ritiene di seguire questo principio, mastodonte quale è, penso che comunque avrà surplus di magazzino da qualche parte e disfunzioni in altre. Questo si potrà tradurre facilmente con un disservizio nei confronti degli utenti e con difficoltà di reperimento delle informazioni da parte di studiosi della materia e dei collezionisti. Ma torniamo al nostro argomento. Se analizziamo i codici alfanumerici di figura 5, possiamo notare che il francobollo per Piazza della Repubblica di Roma (€ 0,95) è stato stampato per primo con un quantitativo non elevato, probabilmente per far fronte alle prime necessità. Ricordo che questo francobollo è l’omologo di Posta Italiana di medesimo valore ed ancora ampiamente diffuso e ristampato nel 2016. Seguono gli altri valori a completare la serie, ma, subito dopo il completamento della serie è stata rifatta una nuova ristampa/tiratura (v. codice alfanumerico) che è stata distribuita in contemporanea con la primissima tiratura. È seguita una nuova ristampa/tiratura dello 0,95 di posta italiana e a seguire altre ristampe/tirature delle piazze con quella di Napoli, Torino, Roma ed infine ancora Napoli. Quindi riepilogando, Piazza della repubblica (Roma) ha avuto ben cinque ristampe/tirature durante il secondo semestre del 2016 (figura 6); Piazza del Plebiscito (Napoli) ne ha avute tre (figura 7) ed infine Piazza S. Carlo (Torino) ne ha avute due (figura 8).

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Piazze d'Italia codice alfanumerico e tirature

Figura 6 – le cinque tirature di Piazza della Repubblica (Roma). Si noti la diversa posizione del codice alfanumerico rispetto al registro triangolare ed al codice emissione (codice a barre).

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Piazze d'Italia codice alfanumerico e tirature

Figura 7 – le tre tirature di Piazza del Plebiscito (Napoli). Si noti la diversa posizione del codice alfanumerico rispetto al registro triangolare.

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Piazze d'Italia codice alfanumerico e tirature

Figura 8 – le due tirature di Piazza S. Carlo (Torino). Si noti la diversa posizione del codice alfanumerico intuibile dallo sfasamento dei francobolli.

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Ristampa o tiratura?

Ho utilizzato la dizione “ristampa/tiratura” (nel proseguo userò solo tiratura) poiché, in merito a questo argomento, ci sono due linee di pensiero. C’è chi ritiene che la distinzione, possibile dal codice alfanumerico, non sia determinante e che tutte le reiterazioni di stampa siano esclusivamente da considerarsi “ristampe”. Secondo l’altra linea di pensiero, per la quale mi sono adoperato a portare pezze d’appoggio, ciascuna reiterazione di stampa è comunque distinguibile e come tale considerabile a rango di “tiratura” (Cipriani e Manzati, 2014; Cipriani, 2014). Mi rendo conto che la facile distinzione basata sui codici alfanumerici moltiplica il numero delle tirature; bisogna però ricordare quante volte abbiamo battuto tutti la testa contro il muro quando non esistevano possibilità di distinguere le tirature dalle ristampe. Basti pensare solo ai Castelli d’Italia o a una qualunque delle nostre serie ordinarie. Ad ogni modo la discussione è ancora ampiamente aperta e tutti sono invitati a dire la propria, purché supportata da dati.

Durante i primi sei mesi del 2017 sono stati reiterati alcuni francobolli delle piazze d’Italia. In particolare Piazza della Repubblica (Roma), Piazza del Plebiscito (Napoli) e Piazza del Duomo (Milano), ma devo specificare che le tirature sono state più di una, come riportato nella tabella di figura n. 9.

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Piazze d'Italia codice alfanumerico e tirature

Figura 9 – la successione di stampa delle tirature del 2017 (OB) delle piazze d’Italia. Anche in questo caso, le stime sono state ricavate dagli intervalli dei codici in possesso di un piccolo gruppo di amanti di questo argomento e dei quali ho ricevuto le immagini dei bordi di foglio.

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Come riportato in tabella, Piazza della Repubblica (Roma) ha avuto ben tre tirature (figura 10), due Piazza del Plebiscito, Napoli (figura 11) ed una Piazza del Duomo, Milano (figura 12).

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Piazze d'Italia codice alfanumerico e tirature

Figura 10 – le tre tirature del primo semestre 2017 di Piazza della Repubblica (Roma).

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Piazze d'Italia codice alfanumerico e tirature

Figura 11 – le due tirature del primo semestre 2017 di Piazza del Plebiscito (Napoli).

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Piazze d'Italia codice alfanumerico e tirature

Figura 12 – la tiratura del primo semestre 2017 di Piazza del Duomo (Napoli).

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Non è affatto facile stimare i quantitativi di fogli prodotti e, in base ai dati della tabella, fornisco valori che sicuramente sono inferiori, e non poco, alla realtà, specialmente per la II tiratura di Piazza del Plebiscito (Napoli). Questo non vuol dire tirare dei numeri a caso, bisogna invece vedere questi dati nel contesto di una ricerca evolutiva che porterà, con nuovi ritrovamenti, ad un affinamento continuo dei risultati e consentirà di avvicinarci per integrazioni successive ai dati reali.

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Le informazioni principali

Come il lettore avrà ben capito, la numerazione dei fogli attraverso il codice alfanumerico è un dato fondamentale che consente di distinguere le produzioni annuali ed anche le tirature all’interno di uno stesso anno. Due sono le informazioni principali che a tale scopo fornisce il codice alfanumerico:

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1- Gli intervalli dei codici di ciascuna emissione sono piuttosto complicati da individuare. Per averne un’idea non proprio esatta, si richiede il controllo di tutte le emissioni stampate da una stessa macchina. In particolare per la macchina calcografica (contraddistinta dalla lettera B) bisogna seguire le produzioni commemorative, e non, in modo da tenere sotto controllo la successione dei codici di tutta la produzione. Il controllo della produzione filatelica è stato operato in modo abbastanza preciso da Giuseppe Preziosi e Sergio Mendikovic i quali hanno riportato questo immenso lavoro di registrazione dei codici in un prontuario che viene aggiornato periodicamente (Preziosi e Mendikovic, 2016). Il Prontuario fornisce, oltre alla descrizione di ciascuna emissione, numerose informazione, tra cui tutti gli intervalli numerici, empiricamente individuati, indicativi di ciascuna emissione. Più volte è stato richiesto, unendo le voci mia e di Preziosi, a Poste Italiane, tramite il suo responsabile per la filatelia, di fornire gli intervalli numerici di ciascuna emissione, ma sembra che questi dati rientrino nei famosi segreti di Stato che difficilmente verranno desecretati anche in futuro.

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2- La posizione verticale del codice sulla cimosa dei fogli e del suo corrispondente a barre è stampato da un sistema non vincolato al sistema di stampa della Goebel su cui è montato; esso quindi viene messo a registro tutte le volte che viene sostituita la produzione della macchina da stampa. La messa a registro può essere richiesta per più motivi, sicuramente uno è il formato dei fogli da stampare. Generalmente per una stessa produzione, ancorché realizzata con più bobine di carta, il codice alfanumerico resta sempre in posizione costante, a meno di altri interventi che richiedano lo spostamento del sistema inkjet/laser. Questa costanza è stata notata fino al 2016. Segnatamente con le piazze d’Italia, sono stati notati spostamenti lenti e continui (ordine del millimetro) della posizione del codice alfanumerico verso l’alto (o in basso) in fogli contigui; saltuariamente la differenza tra due fogli consecutivi può raggiungere il centimetro ed oltre. Questo scombussola un po’ le nostre conoscenze e la posizione del codice non garantisce più, come un tempo, di essere uno strumento discriminatorio. D’ora in poi questo carattere avrà sempre bisogno di essere verificato in parallelo con il numero progressivo del codice per avere la certezza che un determinato lotto non sia intercalato da altre emissioni.

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Cosa e come collezionare

Dalla Giornata della filatelia del 10 ottobre 2008, l’Italia ha adottato l’uso del codice a barre per identificare ciascuna emissione. I collezionisti si sono tuffati su questo nuovo elemento posto sul bordo del foglio collezionando il francobollo ad esso adiacente. Tale elemento è definito commercialmente codice prodotto, è tipico di ciascuna emissione ed è presente sempre identico su tutti i fogli. Al di là delle considerazioni di rarità del francobollo con il bordo che lo ha, questo elemento rientra esclusivamente nella sfera della fantasia e dell’edonismo che ciascuno di noi ha in modo più o meno accentuato. Invece il codice alfanumerico è un elemento determinante per riconoscere ciascuna tiratura di una stessa emissione. Naturalmente mi riferisco essenzialmente a chi collezione serie ordinarie perché, a parte qualche evento accaduto pochi anni or sono, la stampa dei commemorativi avviene con un unico lotto. A questo proposito si deve anche tenere presente che proprio grazie al codice alfanumerico sono state riconosciute differenti tirature per i commemorativi che sono stati stampati in più di un lotto. Sono quindi le serie ordinarie quelle in cui il codice alfanumerico riveste molta importanza. Ma chi colleziona seguendo argomenti limitati, sicuramente segue anche alcune specializzazioni. La distinzione delle tirature è senz’altro una tra le tante che molti collezionisti seguono.

È noto che seguire le serie ordinarie da quando vengono emesse, si possono allestire delle belle collezioni con poca spesa, sia per l’aspetto filatelico senso stretto, sia per la storia postale. Basta infatti seguire i mercatini di vario livello per imbattersi in bordi di foglio mancanti o belle affrancature a basso costo. C’è poi chi le affrancature se le costruisce appositamente, ma questo è un divertimento decisamente personale. Nell’ottica di quanto esposto in questo articolo, una collezione filatelica delle due ordinarie attuali può essere improntata curando le distinzioni tra le varie tirature. A questo scopo si possono acquistare i bordi destri interi che contengono i tre codici (a barre, figure di registro e l’alfanumerico) oppure limitare l’acquisto alla parte bassa del bordo destro che contiene la base del foglio ed il codice alfanumerico, oppure acquistare solo i 2-3 francobolli con il bordo che lo contengono. La seconda possibilità consente di registrare l’altezza del codice alfanumerico rispetto agli altri due; questa scelta consente anche di contenere i costi e di avere tutte le informazioni utili alla completezza della collezione.

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Ringraziamenti

Da circa 7-8 anni si è creato, strada facendo, un piccolo gruppo di collezionisti studiosi che registrano, quanto più possibile, i codici alfanumerici delle emissioni italiane. Le persone coinvolte sono cresciute di numero un po’ nel tempo. All’inizio eravamo io e Giovambattista Spampinato, poi ci siamo accorti che in parallelo anche Giuseppe Preziosi e Sergio Mendikovic stavano operando nella stessa direzione. Abbiamo quindi unito le nostre forze. Nel tempo abbiamo coinvolto anche Pasquale Fiumanò, Marco Marchini, Leonardo Cavallaro e Massimo Massetti. Poi ci sono altri amici che, pur non seguendo strettamente la ricerca, comunque si sono resi disponibili a fornire le loro informazioni relative alla numerazione del codice alfanumerico come Stefano Proserpio, Roberto Cruciani, Claudio Manzati, Antimo D’Aponte ecc. Mi scuso se ne ho dimenticato qualcuno, desidero comunque ringraziare tutti questi amici per il loro contributo a tenere sotto osservazione la produzione dell’IPZS. Ritengo che poter registrare e pubblicare quella parte dei dati relativi alla produzione dei francobolli ordinari, che altrimenti verrebbe persa senza alcuna possibilità di ritrovarne traccia in futuro, sia un atto fondamentale per chi ama la diffusione delle informazioni in filatelia e non solo. Anche i commemorativi sono stati oggetto di differenti tirature e la conferma arrivò a suo tempo proprio da Poste Italiane che fu costretta ad affermare che alcuni valori furono stampati in più di una volta. Ciò comportò la distribuzione di numerose emissioni in cui era palese una differenza cromatica mal giustificabile con un’unica tiratura.

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Bibliografia

Cipriani N. L. e Manzati C. E. (2014) – Tiratura? Ristampa? Tipo? Cerchiamo di fare chiarezza, Il Francobollo Incatenato n. 217.

Cipriani N. L. (2014) – http://www.peritofilatelicocipriani.it/tiratura-ristampa-tipo-cerchiamo-di-fare-chiarezza/.

Cipriani N. L. (2016) – I piccoli valori di posta italiana. Ed. Cifo.

Preziosi G. e Mendikovic S. (2016) – Il Prontuario dei Servizi Postali Prepagati 2014-2015, ediz. PreGi, Salerno.

PRIORITARIO 1999 – RISPONDERE O NON RISPONDERE?

Nicola Luciano Cipriani

Non avrei voluto scrivere queste, spero, poche righe perché non mi piace alzare polemiche inutili; non stiamo parlando di cose fondamentali della vita, ma di un hobby e questo è il motivo della mia posizione: evitare situazioni che generano tensioni. Purtroppo più di un amico mi ha spinto a rispondere adducendo la motivazione che, essendo stato chiamato in causa, una mia risposta sarebbe doverosa. Già in altra occasione ho mantenuto con rigidezza la mia posizione, ma riconosco che le situazioni sono molto differenti, come pure differente è l’anima della questione. In questo caso penso che Giovanbattista Spampinato non sia stato stimolato da nessuna intenzione di cercare un conflitto. Noi tutti scriviamo, con la passione e per la passione,  per trasmettere le nostre conoscenze convinti di raccontarle nel modo più corretto possibile e sono convinto che molti lettori in qualche modo apprezzano la spontaneità e la disponibilità di chi, con tutto il proprio animo, cerca di informare divertendosi e per trasmettere spunti di divertimento.

Qualche tempo fa ho pubblicato una ricerca con la quale ho portato a conoscenza dei collezionisti la scoperta di una particolare tiratura del francobollo prioritario del 1999 che sul lato sinistro presenta il fustellatore invertito (figura 1) (Il Francobollo Incatenato, 299 ottobre 2019). Lo stesso articolo è stato pubblicato su Il Postalista e sul mio sito personale: (https://www.ilpostalista.it/varieta/varieta040.htm) (http://www.peritofilatelicocipriani.it/prioritario-1999-un-fustellatore-invertito/).

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rispondere o non rispondere?

Figura 1 – prioritario emissione 1999 con fustellatura a sinistra invertita.

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Nell’articolo descrivo le caratteristiche della varietà, il periodo d’uso e la sua distribuzione sul territorio nazionale. Non ho mai minimamente pensato che questo francobollo potesse essere falso perché tutte le sue caratteristiche sono originali. È noto un solo falso dell’epoca di questa emissione e fu stampato in offset e senza doratura; inoltre è stato l’unico prioritario ad avere una fustellatura molto simile all’originale (figura 2).

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rispondere o non rispondere?

Figura 2 – imitazione del prioritario emissione 1999. Questa imitazione non ha copertura dorata ed il colore la simula soltanto.

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Tutte le imitazioni successive erano invece caratterizzate proprio da quella orrenda fustellatura che li rendeva facilmente riconoscibili. Solo molto tardi i falsari si sono dotati di fustellatori un po’ più vicini a quelli del Poligrafico. La mia esperienza sui falsi dei francobolli recenti è cresciuta nel tempo grazie alla attenzione posta su questo materiale e allo studio continuo svolto nel corso degli ultimi venti anni agevolato dalla intensa attività dei falsari.

Per coloro che conoscono meglio le emissioni più recenti, meno i prioritari, porto ad esempio i falsi di Posta Italiana che sono molto comuni. Negli originali, ad esclusione dei piccoli valori, è sempre presente un colore di sottofondo al di sotto del colore metallizzato della bustina che vola. In genere tale colore è lo stesso di quello del nome dell’incisore (Ciaburro), quindi ogni valore dovrebbe avere il proprio. Se negli originali venisse a mancare il colore metallizzato, la bustina mostrerà il colore di sottofondo. Nessuna varietà di questo tipo è mai uscita dal Poligrafico. Sono però state trovate casualmente alcune piccole varietà in cui il colore metallizzato è parziale ed in questi casi è visibile la sovrapposizione dei due colori (figura 3).

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rispondere o non rispondere?

Figura 3 – 70 cent Posta Italiana con colore metallizzato sulla bustina parzialmente mancante nella sua parte sinistra.

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Ho visto anche varietà dei falsi senza il colore della bustina ed al suo posto il fondo bianco della carta semplicemente perché il colore di sottofondo non ce l’hanno (figura 4).

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PRIORITARIO 1999 - RISPONDERE O NON RISPONDERE?

Figura 4 – imitazione del 60 c di Posta Italiana con la varietà senza stampa simil metallizzata della bustina.

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Il prioritario del 1999, al di sotto di quella pesante doratura ha un sottofondo di colore giallo (figura 5);

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rispondere o non rispondere?

Figura 5 – prova di cancellazione della doratura sul prioritario con fustellatura sinistra invertita.

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molti ricorderanno le pseudo varietà gialle prodotte cancellando con una semplice gomma da matita la patina dorata superficiale. Coloro che hanno la monografia de Il Servizio Prioritario, edito dal CIFO, potranno verificare l’esistenza di questa varietà procurata. In moltissimi valori del prioritario del 1999 la sovrapposizione doratura/giallo non è perfetta ed un po’ di giallo si intravede sempre almeno lungo un bordo. Ma, anche quando non sussiste assolutamente nessun fuori registro, lungo tutto il perimetro della doratura si intravede una sottilissima riga gialla che la contorna. Questa osservazione naturalmente richiede una lente di ingrandimento. Ricordo anche che il colore oro dei prioritari non è mai stato imitato in modo efficace, probabilmente per una questione di costi.

Recentemente Giovanbattista Spampinato ha pubblicato un articolo su Il Postalista in cui asserisce che il prioritario 1999 con fustellatura invertita è un falso. A supporto di questa idea adduce la forma dei quattro dentoni d’angolo che differiscono da quelli tipo. Giovanbattista ha un ottimo occhio che io ho spesso enfatizzato quando, nei miei scritti, ho parlato di lui; anche in questa occasione ha voluto evidentemente sviscerare la sua attenzione su questa varietà. In effetti tra le due tirature (fustellatore invertito e non) c’è realmente una differente geometria dei quattro dentoni (figura 6), ma la differenza sul lato sinistro è legata alla inversione del fustellatore che taglia gli angoli della vignetta in modo differente rispetto al francobollo tipo.

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rispondere o non rispondere?

Figura 6 – confronto fustellatura: a sinistra un falso di Posta Italiana, al centro il rioritario di fig 5 e a destra un prioritario tipo dell’emissione 1999.

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Per quanto riguarda il lato destro, si potrebbe pensare anche che il fustellatore utilizzato potesse essere anche leggermente differente da quello solitamente usato. Non credo che i fustellatori siano assemblati presso il poligrafico, ritengo più probabile che vengano acquistati già pronti. Probabilmente al Poligrafico si devono essere accorti dell’inconveniente ed hanno sostituito il cilindro fustellatore. Quando ho scritto i miei articoli sui falsi, per agevolare i meno esperti, ho fornito alcuni caratteri distintivi che potessero aiutare i collezionisti a riconoscerli. Orbene, uno di questi caratteri è la rotondità dei quattro dentoni d’angolo prodotti da fustellatori non proprio identici a quelli del Poligrafico. Mi preme far presente però che i fustellatori delle imitazioni hanno anche altri caratteri distintivi e tra questi è anche la forma del taglio degli pseudo denti che hanno una curvatura differente  e gli stessi denti sono più appuntiti. Inoltre i denti del lato destro delle imitazioni sono spesso delle punte triangolari con uno stretto arrotondamento in testa (figura 6).

Insomma, a me è doppiamente spiaciuto rientrare in questo argomento per un rapporto di amicizia che mi ha legato a Giovanbattista, penso che avrebbe fatto meglio a consultarsi direttamente con me, ma non lo ha fatto. Ritengo che in primis dobbiamo rispettare  le informazioni e tutti gli amici che le leggono. Oggi in tempi di internet dove si scrive di tutto e del suo contrario, almeno nel nostro hobby bisognerebbe cercare di tenere sempre aperte le porte del dialogo, ritengo che sia l’unico mezzo per cercare di chiarire e spiegare in modo amichevole qualunque questione possa presentarsi. In altre parole invito ad utilizzare una dialettica costruttiva.

 

1500 LIRE ALTI VALORI – ANCORA NOVITA’? SI

Nicola Luciano Cipriani e Antimo (Nino) D’Aponte

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L’antefatto

La notizia è fresca, di metà novembre scorso. Come al solito, l’amico Nino mi ha inviato i risultati delle sue ricerche come fa quasi giornalmente. Il giorno fatidico ho ricevuto prima un paio di cosette da poco, ma la terza mi ha lasciato molto incredulo ed a bocca aperta. Pensavo di aver detto tutto o quasi sulle doppie incisioni delle testine degli alti valori, invece …. evidentemente mi sono sbagliato.

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1500 lire Alti Valori - Ancora novità? Si

il 1500 lire come appare nel suo aspetto estetico

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Un po’ di storia

Per chi non ha seguito l’argomento sin dalle origini, riassumo velocemente lo stato delle conoscenze andando in ordine cronologico.

La prima scoperta la feci verso la fine agli anni ’80 e ne iniziai a parlare con alcuni amici agli inizi degli anni ’90; era relativa all’acquisto di un mini foglio da 20 francobolli del valore da 2000 lire che avevo fatto nella seconda metà degli anni ‘80 (Cipriani, 2014a). Purtroppo mi accorsi della varietà della doppia incisione con un paio di anni di ritardo. Peccato avrei potuto salvare qualche altro mini foglio allo stato di nuovo. Da quella volta mantenni sotto stretto controllo tutti gli alti valori e non solo; il risultato fu la scoperta del valore da 1500 lire con doppia incisione su alcune missive e mi recai velocemente all’ufficio postale per verificarne il lotto in distribuzione (Cipriani, 2014b). Lo trovai ed acquistai un foglio intero più altri venti francobolli. Notai subito la differenza più eclatante tra questi due valori: il 2000 lire era in mini fogli mentre il 1500 su fogli da 50 esemplari. Ma mentre del primo studiai tutte le posizioni per capirne la causa, del 1500 lire ne controllai solo una parte e, per la costanza dei caratteri, tralasciai il controllo di tutto il foglio. Male feci!

La terza scoperta, quella del 3000 lire, fu segnalata da Aldo di Matteo che contattai velocemente per capire come fosse stata trovata e con quale frequenza. Studiai anche questa terza doppia incisione i cui risultati sono stati oggetto della mia terza pubblicazione su questo particolare argomento (Cipriani, 2018). Nella figura 1 riporto le immagini del riquadro e della nuca della testina nei francobolli da 1500, 2000 e 3000 lire. Come si mette bene in evidenza, le tre doppie incisioni sono differenti tra loro, e non sarebbe potuto essere diversamente.

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1500 lire Alti Valori - Ancora novità? Si

figura 1 – le doppie incisioni negli alti valori da 1500, 2000 e 3000 lire. la caratteristica si nota sui lati verticali della cornice e sul lato posteriore del collo. Nel 3000 lire l’entità dello scostamento rende visibile il raddoppio completo della testa.

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Due sono le evidenze salienti:

  • Le distanze tra le due incisioni sono differenti per ciascun valore, come mette subito in evidenza la distanza tra i due tratti del lato verticale sinistro della cornice che racchiude la testina e lo stemma repubblicano.
  • Mentre nei valori da lire 2000 e 3000 le due incisioni sono perfettamente parallele tra loro, nel valore da 1500 lire, una è leggermente ruotata rispetto all’altra tanto che nell’angolo superiore la cornice di riquadro non appare sdoppiata.

I risultati di queste mie ricerche sono stati pubblicati con un certo ritardo, sia perché, specie per il 2000 lire, questa varietà fu molto minimizzata per il fatto che non fosse visibile ad occhio e quindi non avrebbe attratto nessuno, sia perché sono stato alla ricerca di altro materiale che mi avrebbe potuto consentire di proporre ipotesi plausibili sulla loro genesi. In ambito commerciale, non sono riuscito a trovare mai un francobollo nuovo, solo usati; però, da allora conservo tutti i valori con doppia stampa che mi capita via via di trovare, anche se molto comuni.

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La novità

Questo, un riassunto delle doppie incisioni degli alti valori sino a metà novembre scorso quando il buon amico Nino mi ha inviato le immagini delle figure 2 e 3. Nessuno di voi ha le traveggole, siamo proprio davanti ad una tripla stampa della cornice e dello stemma; in questo francobollo la testina della siracusana non mostra evidenze chiare della stampa tripla.

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figura 2 – la coppia trovata da Nino, a destra il francobollo con la tripla stampa.

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figura 3 – la tripla incisione nel 1500 lire visibile nel lato destro del riquadro che contiene la testa e lo stemma repubblicano.

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La prima cosa che mi ha colpito è stata proprio questa tripletta, non tanto per la grande scoperta di Nino che, per altro, ci ha messo in uno stato di grande euforia, anche se attenuata dall’aspetto interpretativo, ma ne parleremo più avanti.

Come scritto negli articoli precedenti, inizialmente non ho voluto credere che l’errore fosse stato nella moletta che incide il cilindro, mi era parso un po’ eccessivo; ma con il susseguirsi delle ricerche sia su accumulazioni di usati (alcune migliaia del 2000, un centinaio circa del 1500 e solo sei del 3000) sia sui nuovi (un minifoglio del 2000 e circa due fogli del 1500; del 3000 nuovo, per ora, non si ha alcuna notizia) sono giunto ad attribuire il fenomeno della doppia incisione esclusivamente alla moletta, anche se con una eccezione. Questo vuol dire che era la moletta portatrice del difetto la quale, incidendo il cilindro di stampa, ha prodotto lotti di stampa con fogli tutti uguali caratterizzati dalla particolarità della doppia stampa. Naturalmente le molette che hanno inciso i cilindri incriminati erano differenti per ciascun valore, tant’è che le doppie stampe su questi tre valori hanno caratteristiche differenti e distintive. Viste le tirature per ciascun lotto di stampa degli anni ’90 dobbiamo pensare che di ciascun valore siano stati stampati diversi milioni di francobolli; questa considerazione vale per i due primi valori: il 1500 ed il 2000. Per il 3000 il discorso è diverso perché secondo quanto ho potuto capire (Cipriani, 2018), la moletta era perfetta e la doppia incisione è stata prodotta su una sola posizione del cilindro che doveva contenere 6 foglietti. Siamo quindi di fronte a due differenti situazioni.

Tornando allo specifico del 1500 lire, assodato che per questo valore era la moletta a portare il difetto della doppia incisione, a questo punto sorge spontanea anche un’altra considerazione: come è possibile che una moletta portatrice della doppia incisione ne possa produrre una tripla sul cilindro? Cilindro che è stato usato per produrre un discreto numero di lotti di stampa, come si può dedurre dalle caratteristiche invasioni di colore in aree non competenti le quali risultano distintive per differenti lotti di stampa ed anche la diversa centratura del riquadro superiore rispetto al resto del francobollo. Queste evidenze sono state osservate sui nostri campioni annullati.

Andiamo per ordine ripercorrendo quanto accaduto dopo il ricevimento della immagine di figura 3. Con Nino eravamo ancora al telefono ed io gli dico di attendere qualche minuto per avere il tempo di prendere il foglio intero con la doppia stampa (figura 4) e verificare se tutte le posizioni fossero uguali.

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figura 4 – le posizioni con la “tripla” stampa nel foglio da 1500 lire del mio archivio.

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Sono stati veramente momenti di una certa apprensione perché non era assolutamente detto che il mio foglio avesse potuto avere una posizione con la tripla stampa. Questo perché non credo che il cilindro fosse portatore della incisione di un solo foglio è molto più probabile che fossero stati due in quanto la macchina da stampa utilizzata dovrebbe essere stata la stessa (Goebel BRM S 300 K) che ha stampato anche i mini fogli (2018, op. cit.).

Bene, dopo aver scorso invano la prima metà del foglio mi ero rassegnato ad avere una delusione, ma …. Alla posizione 25 ecco che appare la tripla stampa. Un sospiro di sollievo e dico a Nino “L’ho trovata!!! … ma aspetta, ormai lo controllo tutto”. Conclusione: le posizioni con la tripla stampa sono risultate tre: 25, 30 e 35. Tutte lungo il bordo destro ed una sopra all’altra. Ricordo che i fogli da 50 di questi valori sono stati stampati in composizioni di 5 x 10. Per quanto riguarda le incisioni sul cilindro di stampa, bisogna considerare che la larghezza dei fogli stampati è leggermente inferiore rispetto a quella dei mini fogli (pochi millimetri, ma la macchina può utilizzare l’intervallo 14-15 cm) ed è quindi presumibile che sia stata utilizzata la stessa Goebel BRM S 300 K con il particolarissimo cilindro a doppio passaggio che poteva stampare i mini fogli da 20 con il sistema calco su calco (figura 5) (2018, op. cit.).

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figura 5 – il cilindro della Goebel 300 che consente la stampa calco su calco con il quale sono stati stampati gli Alti Valori lire in minifogli da 20 francobolli.

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Come si può vedere in figura 5, Il cilindro presenta le impronte di sei mini fogli; nella parte bassa si notano le incisioni della testina, dello stemma repubblicano e delle linee orizzontali del riquadro inferiore mentre, nella metà superiore, si nota la cornice e tutti gli altri elementi che completano le immagini dei mini fogli. Con questa tipologia di incisione venivano utilizzate bobine larghe 14-15 cm (che è la larghezza dei mini fogli e di quelli da 50 esemplari) mentre l’altezza del cilindro era poco superiore ai 30. In questo modo la bobina, per mezzo di un sistema di inversione all’interno della macchina, veniva fatta passare due volte sul cilindro, una prima nella parte inferiore ed una successiva in quella superiore a completare la stampa dei fogli. Quanto descritto consente di ipotizzare, con alta probabilità che sia reale, che sul cilindro siano state incise le immagini per stampare due fogli da 50 esemplari con un giro completo.

Ripeto anche che, data la costanza dei caratteri della doppia incisione, questo difetto doveva essere presente sulla moletta e non essersi verificato durante l’incisione del cilindro.

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Due domande necessarie

Detto questo, possiamo passare alle domande che certamente vengono spontanee ad un lettore anche poco attento.

  • Se sul cilindro erano incisi due fogli da 50 francobolli, un eventuale errore di incisione si sarebbe potuto avere su un solo foglio o anche su entrambi?
  • Come è possibile che una moletta con il difetto della doppia incisione che trasmette al cilindro e questo possa, a sua volta, dare su carta una stampa tripla?

Alla prima domanda bisogna rispondere chiamando in causa le leggi della probabilità. Non saprei dire perché nel foglio di figura 4 la tripla stampa sia nelle posizione 25, 30 e 35, se non dire che il caso le ha messe in quella posizione; un caso probabilmente legato ad una serie di vibrazioni di un componente del sistema di incisione del cilindro che arrivato alla incisione del quinto francobollo della riga (punto di rotazione del cilindro) abbia toccato due volte il cilindro in tempi molto brevi producendo le due incisioni molto ravvicinate, subito prima di ripartire per l’incisione della riga sottostante. Ma questo sarebbe potuto accadere in uno qualunque delle altre posizioni di bordo foglio? È possibile. E sul secondo foglio inciso? Sempre per le leggi della probabilità, non è detto che sia stato riprodotto il difetto e, in caso affermativo, probabilmente in posizioni differenti. Purtroppo non ho il foglio contiguo al mio, so di un mezzo foglio che ha trovato Aldo Di Matteo che però non ho mai visto;  non so se esistono altri fogli con doppia incisione di questo valore. La visione di un secondo foglio sarebbe molto importante sia per verificare quanto asserito, sia per valutare la frequenza di questa varietà. Il dato di base è che sul foglio si ha il 6% di probabilità di rinvenimento (3 pezzi su 50 francobolli). Per quanto riguarda gli usati, fino ad ora abbiamo analizzato tre lotticini con doppia incisione ed abbiamo calcolato una percentuale del 3,7% nel mio lotto, dello 0,6% (v. nota 1 fine testo) in quello di Stefano Proserpio e minore dell’1% in quello di Nino. Non è stata mai trovata una frequenza superiore al 6%. Il campione analizzato è purtroppo molto piccolo, però se si trovasse qualche lotto con frequenze superiori, potrebbe essere indicativo che anche il secondo foglio possa avere una o più posizioni con la tripla stampa. al momento però questa eventualità non sembra reale.

Passiamo alla seconda domanda. Come si può spiegare che una moletta con doppia incisione, dopo aver inciso il cilindro, abbia prodotto una tripla stampa e non una quadrupla? La risposta mi sembra banale osservando al giusto ingrandimento questa varietà.

In figura 6 sono riportati i lati destro e sinistro del riquadro che contiene la testa e lo stemma repubblicano; i numeri indicano le posizioni nel foglio da 50 esemplari. Benché le immagini sembrino molto simili, si possono comunque notare alcuni caratteri distintivi; in particolare le distanze tra i tratti verticali che appaiono omologhe su ciascuna coppia sinistra/destra di ciascuna posizione.

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figura 6 – i due lati sinistro e destro del riquadro che contiene la testa e lo stemma repubblicano in cui è ben visibile la tripla stampa nelle tre popsizioni del foglio di figura 4.

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Di certo stiamo parlando di distanze dell’ordine del decimo di millimetro e le differenze potrebbero apparire poco significative, soprattutto non abbiamo un grande campione da sottoporre ad analisi.

Pur con tutte queste limitazioni, sembra di poter evidenziare una seppur minima differenza distintiva per le tre posizioni.

In particolare la pos. 25 e 30 hanno le due linee esterne che non sono simmetriche rispetto a quella centrale, carattere meglio visibile sui lati sinistri più che su quelli destri del riquadro. La pos 35 invece mostra una maggiore simmetria e la linea centrale occupa una chiara posizione mediana.

Un altro carattere colpisce: lo spessore notevolmente maggiore della linea centrale. Questa è la chiave di lettura più importante ed è la soluzione alla seconda domanda. La moletta con la doppia incisione, a seguito del sobbalzo, avrebbe dovuto necessariamente dare una quadrupla incisione sul cilindro e quindi una quadrupla stampa sulla carta. Il sobbalzo è stato molto limitato e la sua entità deve essere stata dello stesso ordine di grandezza della doppia incisione sulla moletta, il che è molto plausibile se la macchina aveva sostanzialmente un piccolo problema ripetitivo. Questa situazione ha prodotto la sovrapposizione di due linee producendo una falsa tripla incisione sul cilindro e non una quadrupla; tripla incisione ma con la linea centrale sproporzionatamente inchiostrabile rispetto alle due laterali tanto da produrre una stampa non compatibile con la sottigliezza delle incisioni del resto del disegno.

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Altre evidenze

Come succede sempre per la stampa dei francobolli ordinari, la costanza delle caratteristiche di stampa possono variare da lotto a lotto di produzione. Queste differenze si mettono in evidenza con le invasioni di colore in aree non pertinenti, con la variazione del tono di uno o più colori, dalla maggiore o minore inchiostrazione che possono rendere la stampa molto inchiostrata o meno, ecc.

Prendendo ad esempio il francobollo di figura 3 e i tre con tripla stampa dei francobolli del foglio di figura 6, salta all’occhio di chiunque che la cornice nel primo caso è verde mentre nel secondo è blu (figura 7).

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figura 7 – confronto del colore della cornice che racchiude la testa e lo stemma repubblicano nei francobolli delle figure 3, a sinistra di colore verde e 6, a destra blu.

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Questo è un classico esempio di invasione cromatica che caratterizza due distinti lotti di stampa. la variazione della intensità dell’inchiostrazione non può essere determinante per l’attribuzione ad uno specifico lotto di stampa, però nel caso di questo studio aiuta a mettere in risalto caratteri che sono coperti dalla maggiore inchiostrazione degli altri francobolli che abbiamo utilizzato per questo studio.

Nella figura 8 riportiamo un secondo esemplare usato trovato tra altri 26 (3,7%). Questo francobollo è caratterizzato da una inchiostrazione non invadente e mostra in molte parti l’evidenza della tripla stampa.

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figura 8 – usato con tripla stampa trovato in un piccolo lotto di 20-25 francobolli, tutti con doppia stampa.

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Nelle successive figure 9, 10 e 11 riportiamo alcuni particolari significativi ed esplicativi. Nella figura 9 è ben visibile il triplo tratto sia nel mento che nel collo sottostante.

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figura 9 – particolare di figura 7 il mento ed il collo.

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Nella figura 10 il triplo ciglio presenta le stesse caratteristiche della cornice: i due tratti laterali sono molto più sottili di quello centrale.

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figura 10 – particolare di figura 7: l’occhio e le tre ciglia inferiori.

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Infine, anche sulla torre si possono notare i tre tratti paralleli (figura 11).

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figura 11 – particolare di figura 7: la prima torre a destra.

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Fin qui la descrizione di questo che riteniamo uno straordinario ritrovamento, straordinario per più di un motivo. Una apparente tripla stampa su un calcografico non si era mai vista nei francobolli repubblicani; straordinaria perché una varietà di questo tipo era decisamente inaspettata. Ma la cosa più importante è che questa tripla stampa, che in realtà avrebbe dovuto essere quadrupla, è la prova provata, la dimostrazione matematica che è stata indiscutibilmente la moletta ad avere la doppia incisione. La moletta aveva il difetto che ha trasmesso al cilindro e a sua volta il cilindro ha prodotto milioni di francobolli  da 1500 lire con la particolarità della doppia stampa. Stessa considerazione per quello da 2000 lire per il quale siamo al momento fermi, si fa per dire, alla sola doppia stampa.

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I ritrovamenti su busta della varietà tripla stampa

Gli usati sciolti non sono rarissimi e si possono trovare in accumulazioni e mazzette. Anche su documento, sia viaggiato di vario tipo che documenti interni di Poste Italiane , è possibile incontrare qualche esemplare con la tripla stampa.

Nella figura 12 riproduciamo la busta più bella che abbiamo trovato: busta con quartina nella quale la coppia verticale destra presenta la tripla stampa.

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figura 12 – assicurata convenzionale inviata da Portogruaro per Tavarnelle Val di Pesa il 26.09.97 ed affrancata per 6400 lire. Primo porto lettera 800 + raccomandazione 4000 + assicurazione convenzionale 1600. I francobolli della coppia verticale destra hanno entrambi la tripla stampa.

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Si tratta decisamente di una bella affrancature in cui le posizioni con la tripla stampa sembrano corrispondere alle 25 e 30 per la mancanza totale di simmetria, come da figura 6. Usiamo volutamente una forma dubitativa a causa della totale mancanza di informazioni relative al secondo foglio inciso sul cilindro di stampa.

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Il periodo d’uso del 1500 lire Alti Valori con la varietà doppia stampa.

Essendo le due varietà doppia e tripla stampa sullo stesso foglio, per valutare il periodo d’uso, abbiamo considerato anche le buste con la varietà semplice essendo il campione in analisi molto più ampio. Come è noto, il periodo di produzione generalmente non coincide con il periodo d’uso in quanto inizialmente assistiamo sempre ad una certa inerzia dovuta alla distribuzione ed anche ai quantitativi della distribuzione precedente ancora in uso. Similmente assistiamo anche ad una inerzia di fine uso dovuta ai quantitativi distribuiti ed alle aree che si differenziano molto per i volumi di vendita.

Ad ogni modo sulla base del materiale a nostra disposizione, cumulando il mio e quello di Nino, abbiamo rilevato un periodo d’uso che va da Novembre 1996 a marzo 2001; intervallo definito sulla base di 56 buste di cui solo tre con varietà tripla stampa, con una frequenza del 5,3%.

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Considerazioni conclusive

A primo impatto, queste varietà potrebbero far pensare che al Poligrafico dello Stato le macchine potessero essere difettose o che le maestranze siano state poco attente alle loro mansioni. Ritengo che nulla di questo si debba pensare e qui mi preme spezzare una lancia a favore delle produzioni dell’IPZS.

Oggi tutti abbiamo la possibilità di accedere a strumentazioni particolarmente sofisticate che possono controllare i decimi di millimetro di qualunque prodotto, ma bisogna considerare il significato di ciascun prodotto e la sua finalità. In particolare il francobollo deve avere le caratteristiche di essere ben riconoscibile ed avere gli elementi salienti tali da poter riconoscere immediatamente il suo valore, il suo uso, la nazione che lo ha emesso; devo aggiungere anche che il suo aspetto estetico non deve produrre repulsioni di alcun tipo oltre al limite mi piace/non mi piace; deve quindi essere di facile e piacevole lettura. Questo vuol dire che il francobollo non è un’opera di cesello e di estrema precisione che debba superare esami microscopici per potersi definire tale. Quelli che abbiamo messo in evidenza in questo articolo, sono piccoli errori di macchine quasi perfette ma anche molto complesse per le quali anche un granellino di polvere può essere causa di un loro funzionamento non idoneo. Certamente il loro uso pluriennale e continuo può essere causa di un anche minimo logorio o di rotture che, quando richiedono interventi di manutenzione vengono fermate. Finché esse vengono usate vuol dire che il loro prodotto è ancora accettabile. Queste macchine, a nostro parere, non hanno incrinato assolutamente la qualità della produzione del Poligrafico tanto che questi francobolli, pur portatori di un difetto, appaiono invece visivamente di ottima fattura. La scoperta di queste varietà diventano importanti solo con lo scopo di informare l’ambiente filatelico; queste sono informazioni importanti esclusivamente per ricercatori, studiosi e collezionisti appassionati di specializzazioni e varietà.

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 nota 1 – Questo valore (0,6%) è corretto mentre nello stesso testo pubblicato negli Atti del VII Convegno di Studi Filatelici – Salernophil, è riportato erroneamente 6%. Vale quindi come errata corrige per il testo del Convegno Salernitano.

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Bibliografia

Cipriani N. L. (2014a), varietà inedite degli alti valori parte prima. http://www.peritofilatelicocipriani.it/varieta-inedite-degli-alti-valori-parte-prima/

Cipriani N. L. (2014b), La doppia stampa nell’alto valore da 1500 lire.

http://www.peritofilatelicocipriani.it/la-doppia-stampa-nellalto-valore-da-1500-lire/

Cipriani N. L. (2018), A. V. 3000 lire: la doppia incisione. http://www.peritofilatelicocipriani.it/?s=3000+doppia+incisione

PRIORITARIO 1999 – UN FUSTELLATORE INVERTITO

 Nicola Luciano Cipriani, perito filatelico

 

Premessa

Ricordo che questa emissione ha visto la luce il 14 giugno del 1999; i primissimi francobolli furono stampati in fogli da 28 esemplari con etichetta aderente e, praticamente in contemporanea, furono allestiti anche i fogli con 40 francobolli senza etichetta; per questa versione furono stampate etichette in fogli da 76 pezzi, differenti da quelle abbinate ai francobolli nei fogli da 28 (figura 1).

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prioritario 1999 un fustellatore invertiro

figura 1 – le due versioni dei fogli del prioritario da €/lire 0,62/1200, con e senza etichette ed il foglio da 76 etichette.

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La successiva emissione con millesimo 2000 fu distribuita dal 10 gennaio. I francobolli prioritari con il formato dei fogli da 28 pezzi furono stampati con la Gallus R200 (figura 2) a tre colori e sei elementi di stampa presso il Poligrafico (IPZS) dal 1999 al 2004. Nell’autunno del 2003 il poligrafico si dotò di due nuove macchine Goebel che iniziarono a stampare i prioritari dal marzo 2004 con un formato dei fogli diverso da quello della Gallus.

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figura 2 – La Gallus R200. Si può notare al centro dell’immagine la separazione degli sfridi e l’arrotolamento della bobina con le etichette. Nel caso dei francobolli, la bobina stampata passava attraverso un cutter per il taglio in fogli.

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In questo nuovo articolo (settimo aggiornamento a Il Servizio Prioritario, 2015) presento, come rivela il titolo, una varietà decisamente nuova, molto particolare ed interessante che però non è rarissima allo stato di usato, ma nemmeno comunissima; direi invece raro allo stato di nuovo. Almeno queste sono le informazioni che sono scaturite dopo circa un anno di ricerche seguito alla scoperta fatta dall’amico Giuseppe Kullovitz, noto ricercatore e conosciuto per le sue scoperte in area veronese.

Durante l’estate del 2018, Giuseppe stava riordinando una partita di prioritari della prima emissione (1999) ritagliando le abbondanti e comunissime buste per risparmiare un po’ di spazio; nel mezzo di questo lavoro si accorse della strana fustellatura di due francobolli su una busta e smise di ritagliare. Ricontrollò tutti quelli già lavorati e trovò 700 esemplari ormai ritagliati; continuò sulle buste ancora da lavorare salvandone 130 affrancate con 259 francobolli (una delle buste ha affrancatura singola). Separò quindi tutti, gli ormai sfusi e le poche buste, e mi mostrò il materiale essendogli nota la mia esperienza sulle emissioni dei francobolli prioritari. La particolarità di questi francobolli è che il lato sinistro ha la fustellatura invertita (figura 3). Ho cercato anche nel mio archivio ed ho trovati altri 28 pezzi, sia su busta (18) che ritagliati (10).

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Figura 3 – prioritario emissione 1999 con fustellatura a sinistra invertita.

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La mia sorpresa fu ovviamente grande e cercai di verificarne l’esistenza allo stato di nuovo. Nulla, sembrava proprio che nuovo fosse introvabile. Ho parlato con alcuni amici sicuri per cercarlo su più fronti ed il lavoro di gruppo ha prodotto un solo ritrovamento (figura 4).

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Figura 4 – prioritario emissione 1999 con fustellatura a sinistra invertita, il primo ritrovamento allo stato di nuovo, purtroppo con supporto ritagliato.

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Solo recentemente ne è stata ritrovata una coppia (figura 5).

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Figura 5 – coppia di prioritari nuovi con la varietà menzionata. Si tratta del secondo ed ultimo ritrovamento sino ad ora.

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Come si può vedere, si tratta di esemplari provenienti da fogli da 40 esemplari, di quelli senza etichette. Ciò conferma quanto ipotizzato sin dal primo momento, deduzione che palesai subito notando che le etichette delle 130 buste erano tutte del tipo stampato in fogli da 76. La ricerca del nuovo è ancora in atto perché questa varietà va capita in quanto un fustellatore invertito necessita di spiegazioni tecniche; la situazione migliore sarebbe trovare un foglio intero e verificare quali e quante posizioni presentano la varietà. Ma andiamo per ordine e vediamo di presentare le informazioni note e, dove possibile, dare interpretazioni o porre domande derimenti.

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Cosa vuol dire un fustellatore invertito?

Per come lo conosciamo, il fustellatore che ha impresso la simil dentellatura ai prioritari ha una forma non simmetrica, vale a dire che la parte di carta intrafrancobolli (sfrido) che veniva staccata dal foglio siliconato aveva l’incisione di forma complementare rispetto a quella lasciata (simil dentellatura) sui francobolli. È, in pratica quello che si può notare tra il francobollo e l’etichetta sottostante (nelle emissioni con etichetta) (figura 6).

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Figura 6 – il fustellatore tra francobollo ed etichetta nell’emissione 1999. Si notino le due forme diffrenti sul francobollo e sull’etichetta, complementari tra loro.

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Il taglio del fustellatore lascia sul francobollo la tipica forma costituita da una serie di dentelli separati da incavi circa semicircolari; sull’etichetta invece lascia una serie di protuberanze semicircolari separati da stretti incavi. Orbene, se si inverte il fustellatore, avremo le protuberanza semicircolari con incisioni strette sul francobollo ed il complementare dentellato sull’etichetta; è in pratica quello che è successo al fustellatore che è stato utilizzato per il lato sinistro del francobollo riprodotto in figura 3.

Per meglio visualizzare il particolare del fustellatore invertito ho elaborato la figura 3 aggiungendo sul lato sinistro l’immagine del bordo destro fustellato normalmente. Come si può notare in figura 7, il bordo destro dentellato aderisce in modo perfetto con la fustellatura del lato sinistro, vale a dire sono complementari tra loro.

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il fustellatore tra francobollo ed etichetta nell’emissione 1999

Figura 7 – rielaborazione di figura 1: il lato destro del francobollo, riportato accanto a quello sinistra, mostra in modo ineluttabile la loro complementarietà.

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Dimostrato e chiarito che la varietà è stata dovuta al posizionamento invertito del fustellatore, viene spontaneo chiedersi come possa essere avvenuto, quale ristampa/tiratura ne è stata interessata e quante posizioni potrebbe occupare sul foglio.

La prima ed ovvia domanda che ci si può porre è: quali erano le caratteristiche del cilindro fustellatore? Per poter rispondere a questa domanda è necessaria la conoscenza della macchina Gallus R200 ed in particolare del cilindro fustellatore. Questo modello è ormai fuori produzione e non è facile trovare le informazioni necessarie; l’unica soluzione è stata quella di rivolgersi direttamente al costruttore nella speranza di ricevere il giusto supporto. La Gallus Group ha sede a San Gallo, Svizzera, e molto gentilmente mi hanno inviato un manuale. Colgo qui l’occasione per ringraziare sentitamente l’Azienda per aver agevolato le mie ricerche.

Il fustellatore è montato su un cilindro che può essere di tre tipi, differenziati in base al diametro. Purtroppo non mi è noto il diametro del cilindro utilizzato per fustellare i francobolli prioritari, però, per analogia con altre macchine ed anche per motivi strettamente geometrici, ritengo che il fustellatore fosse di grande diametro in modo che potesse fustellare uno o due fogli con una rotazione completa. Nella figura 8 il cilindro fustellatore (in questo caso di piccolo diametro) è contrassegnato con il n. 3.

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figura 8 – esempio di un generico cilindro fustellatore di piccolo diametro montato sulla Gallus R200.

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Dal manuale purtroppo non si evince come siano montate le lamelle (cutters) sul cilindro. Sicuramente sono elementi che vengono montati e smontati di routine, visto che la macchina può stampare etichette di vario tipo e forma. Questo potrebbe spiegare l’anomalia del fustellatore invertito.

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Come può essere avvenuto?

La nascita di questa varietà è stata certamente dovuta ad un anomalo montaggio delle lamelle sul cilindro fustellatore, quindi un errore umano. Non potrei trovare spiegazione migliore, né ulteriore.

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Quale tiratura ne è stata interessata?

Come dimostrano le figure 4 e 5, la tipologia di prioritario interessata è quella stampata in fogli da 40 esemplari e senza etichetta; come già detto infatti, sulle buste salvate dall’operazione di ritaglio, si trovano solo le etichette blu stampate in fogli da 76. Ma di questa tipologia di prioritari sono state eseguite varie ristampe e, tra i fogli e gli spezzoni visionati sino ad oggi, nessuno ha mostrato questa varietà. Poco oltre mostrerò alcune elaborazioni statistiche che forniranno indicazione, seppur generiche, ma definite almeno per quanto riguarda il periodo d’uso.

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Quali posizioni del foglio sono interessate da questa varietà?

Come affermato poco sopra, non è stato possibile trovare alcun foglio in cui fossero presenti francobolli con il fustellatore invertito e quindi non mi sono note le loro disposizione sui fogli; penso che possa essere possibile solo proporre ipotesi e, come tali, tutte da verificare. Le 130 buste trovate sono tutte del formato mezzo foglio, come si chiamavano una volta; oggi si definiscono Formato Medio (figura 9). Tutte hanno la doppia affrancatura tranne una che l’ha singola.

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Figura 9 – busta formato medio affrancata con due prioritari, entrambi con fustellatura invertita lungo il lato sinistro.

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Tutte le buste di formato medio sono dirette alla medesima associazione sportiva lombarda e partono tutte dalle province di Varese, Como e Lecco, anche se non sempre l’annullo è leggibile. Delle 129 buste con affrancatura doppia, nessuna presenta una affrancatura mista costituita dalla varietà + normale. Inoltre del materiale trovato nel mio archivio, le 18 buste sono tutte di formato standard e con affrancatura singola ad eccezione di una che ha due prioritari; tra i frammenti ho trovato una affrancatura doppia ed una tripla (figura 10). Entrambi questi frammenti hanno tutti i francobolli con la varietà.

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Figura 10 – frammento con tripla affrancatura inviata da Abbadia Lariana (LC) il 3.2.2000.

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Le affrancature multiple mi inducono ad escludere con sicurezza che la varietà possa occupare una sola posizione sul foglio. Quindi posso affermare che potrebbe occuparne almeno una sua parte se non addirittura il foglio intero. Analizzando il campione di 132 affrancature multiple dal punto di vista statistico, non posso non far notare che in tutti i casi si tratta di affrancature monocolore (sempre due/tre francobolli con la varietà), quindi il 100% del campione è monocolore. Non è presente alcuna affrancatura mista pur essendo state spedite da località differenti. Se la varietà avesse occupato una parte del foglio, con un campione più che rappresentativo come queste 132 affrancature, si sarebbe sicuramente verificata la possibilità di una affrancatura mista. Non resta quindi che prendere in considerazione l’ipotesi che la varietà potesse interessare il foglio intero e, in seconda considerazione, una sua parte decisamente prevalente. La mia opinione tende ad accettare la prima ipotesi. É probabile quindi che una partita di fogli da 40 francobolli avesse tutte (o quasi) le posizioni con questa varietà. Potrebbe quindi trattarsi di un intero lotto di stampa, ma potrebbe anche essere stato una sua parte. Normalmente un lotto di stampa era caratterizzato da circa una ventina di milioni di francobolli, talora di più. Il modello Gallus in uso presso il Poligrafico era una macchina particolare, spesso soggetta a fermi macchina per guasti di vario tipo. In effetti è stata una macchina piuttosto complessa che poteva lavorare con differenti procedimenti di stampa (tipografia, serigrafia e flessografia) i quali richiedevano differenti velocità di avanzamento della bobina tanto che questa procedeva in modo alternato avanti e dietro per alcuni centimetri in modo continuativo. I problemi tecnici erano quasi all’ordine del giorno e spesso è stato necessario interrompere la stampa. In molti casi il fermo macchina non interrompeva il lotto di produzione, ma in altri si è dovuto procedere addirittura al rifacimento di un cilindro. Si pensi ad esempio al cilindro che stampava in flessografia il disco interferenziale che è stato rifatto più volte, come si rileva dai differenti diametri del disco sui francobolli. Si tratta, anche se basati sulla logica, sempre di ipotesi che comunque necessitano di maggiore concretezza.

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Un po’ di statistica elementare

Passo ora ad analizzare la distribuzione areale di questo varietà. Come detto nell’introduzione, il bravo Giuseppe ha lavorato un lotto di circa 15.000 pezzi, tra questi, i francobolli già ritagliati con la varietà sono 700 mentre quelli su busta sono 130 affrancature (pari a 259 francobolli) a cui va aggiunta la modesta quantità del mio archivio con 28 francobolli che portano il campione analizzato a 987 francobolli. Già da questi semplici numeri e con un semplice calcolo matematico, è possibile verificare la frequenza di ritrovamento che è risultata essere intorno al 5%.

Certamente il quantitativo analizzato non è molto rispetto ai grandi lotti stampati di questo francobollo, però non è nemmeno da considerarsi piccolo e quindi ritengo che il suo valore statistico possa essere abbastanza veritiero. Come si può facilmente intuire, non si può parlare di rarità, ma di varietà interessante certamente si. Il valore di rarità, come accennato, penso che vada attribuito alla versione nuova su supporto siliconato; sicuramente se ne potranno trovare altri oltre questi tre che siamo riusciti a rintracciare, ma non penso in grandi quantità. Il francobollo di questa prima emissione prioritaria non è mai stato attraente e, specialmente chi aveva alti numeri di spedizione, ha cercato di smaltire le proprie giacenze per eliminare quello che veniva ritenuto un magazzino di francobolli senza valore, tanto che oggi non è facile trovarli in fogli interi.

Tornando alle statistiche, dei 987 francobolli, 251 hanno un annullo indecifrabile, quindi per l’analisi statistica ne sono stati utilizzati 736. Di questi, 79 pezzi consentono di leggere solo la provincia e sono inseriti nei 736 pezzi utilizzati per valutare le località di partenza, mentre per analizzare i periodi d’uso sono stati utilizzati 657 francobolli da cui era possibile dedurre la data.

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Quando è stata utilizzata questa varietà?

Il primo step dell’analisi è la valutazione del suo uso nel tempo. Nel grafico riportato in figura 11 è ben evidente il suo massimo uso nei mesi di dicembre 1999, gennaio e febbraio 2000.

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prioritario 1999 un fustellatore invertiro

Figura 11 – distribuzione temporale dell’uso della varietà con fustellatore invertito della emissione 1999. Dati sporadici sono stati trovati fino a luglio 2003 non riportati nel grafico.

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Sia l’incremento dalla sua comparsa, sia il decremento dopo il mese di febbraio sono stati molto veloci tanto che già con il mese di agosto il suo uso può essere considerato sporadico. Nel grafico non compaiono gli usi molto saltuari trovati fino al mese di luglio del 2003. Da notare che il primo uso appare nel luglio 1999, solo un mese dopo l’emissione. Si deve quindi pensare che questo lotto è stato stampato abbastanza presto e distribuito con leggero ritardo. Si deve infatti tenere presente che in quel periodo Poste Italiane stava profondendo notevoli energie per pubblicizzare il nuovo servizio prioritario ed aveva in distribuzione notevoli quantitativi del primo francobollo dedicato. Tutti gli uffici avevano grandi disponibilità che si erano andati accumulando con il progredire della produzione.

In particolare questo lotto, caratterizzato dal fustellatore invertito, non deve essere stato molto grande e dopo un primo uso intenso per tre mesi si è ridotto notevolmente con un uso molto sporadico dovuto a pochi rimasugli rimasti mescolati ai rifornimenti successivi. Può darsi che, con nuovi ritrovamenti, il grafico possa subire qualche leggera variazione, ma non penso che potrà essere significativa.

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In quali regioni italiane è stata distribuita questa varietà?

Sulla base dei 735 francobolli utili per riconoscere la provincia d’uso, ho esplicitato la distribuzione areale di questi francobolli (figura 12).

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prioritario 1999 un fustellatore invertiro

Figura 12 – distribuzione areale, come ricavato dal campione di 500 pezzi analizzati, della varietà con fustellatore invertito dell’emissione 1999.

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Questo dato non può e non deve essere preso in senso quantitativo in quanto è ragionevole pensare che i contatti con una associazione sportiva, anche se nazionale, ubicata a Milano, siano più frequenti con le regioni del nord piuttosto che con quelle del centro e del sud. Se fosse possibile analizzare grosse accumulazioni messe insieme sia al centro Italia che al sud, sicuramente il grafico della distribuzione per provincia sarebbe suscettibile di consistenti differenze.

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Quindi nel grafico presentato è possibile solo dedurre due informazioni:

  • La prima è che, solo per quanto riguarda le regioni del nord, la distribuzione provinciale sembra sia stata concentrata in Lombardia nelle province di Varese, Como e Lecco.
  • La seconda è che gran parte del territorio nazionale ha ricevuto fogli con la varietà di fustellatura descritto in questo articolo.

Nel grafico non sono presenti numerose province, sia del nord sia, in modo particolare, del centro-sud; questo non vuol dire affatto che nelle province non menzionate questa varietà non sia stata affatto distribuita. Da questo punto di vista il grafico deve essere considerato parziale.

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Bibliografia

Monografia Il Servizio Prioritari e successivi aggiornamenti.

Cipriani N. L., Manzati C. E., Spampinato G., Il servizio prioritario – storia, francobolli, tariffe ed aspetti collezionistici. CIFO, 2015

Cipriani Nicola Luciano (2015), Addenda al servizio prioritario: l’80 cent. http://www.peritofilatelicocipriani.it/addenda-per-il-servizio-prioritario/

Cipriani Nicola Luciano (2015), Numeri di cilindro sull’1,40 e 1,50 prioritario 2007. http://www.peritofilatelicocipriani.it/numeri-di-cilindro-sull140-e-sull150-prioritario-emissione-2007/

Cipriani Nicola Luciano (2015), Uno strano foglio di una emissione complessa. http://www.peritofilatelicocipriani.it/uno-strano-foglio-di-una-emissione-complessa/

Cipriani Nicola Luciano (2015), Le etichette prioritarie della fase sperimentale.  http://www.peritofilatelicocipriani.it/le-etichette-prioritarie-della-fase-sperimentale/

Cipriani Nicola Luciano (2014), Prioritario da 1,50 euro (2005): con stampa granulare dell’oro. http://www.peritofilatelicocipriani.it/prioritario-da-150-euro-emissione-del-2005-ritrovata-una-strana-stampa-granulare-delloro/

Cipriani Nicola Luciano (2014), Numeri speculari nel bordo di foglio di due prioritari del 2007 e 2008. http://www.peritofilatelicocipriani.it/numeri-speculari-nel-bordo-di-foglio-di-due-prioritari-del-2007-e-2008/

 

A. V. 3000 lire: LA DOPPIA INCISIONE

Nicola Luciano Cipriani, perito filatelico

 

aggiornamento del 4 dicembre 2019: inserito settimo ritrovamento

Premessa

Quando pubblicai il primo articolo sulle doppie impressioni (o doppia incisione) degli alti valori, ero a conoscenza di questa varietà per il valore da 2000 lire in mini fogli da 20 (figura 1) (Cipriani, 2009, 2014) e da 1500 in fogli da 50 (figura 2) (Cipriani, 2011, 2014).

La doppia incisione nell’alto valore da 3000 lire

Figura 1 – Particolare del 2000 lire con la doppia impressione della testa. Si noti il doppio filetto della cornice a sinistra.

 

La doppia incisione nell’alto valore da 3000 lire

Figura 2 – Particolare del 1500 lire con la doppia impressione della testa. Si noti il doppio filetto della cornice a sinistra, meglio visibile in basso.

 

Pubblicai queste informazioni a distanza di diversi anni dalla scoperta e, mentre stavo per pubblicare il secondo articolo, fui contattato dall’amico Aldo Di Matteo il quale mi fece presente che anche il 3000 lire aveva questa varietà della quale mi inviò l’immagine che riportai nel secondo articolo. Fui molto sorpreso perché tra la fine degli anni ’80 e i primi anni 2000 ho avuto la possibilità di controllare una notevole quantità di buste (diverse centinaia al mese) che mi veniva data da una grande azienda nazionale che riceveva posta da gran parte d’Italia e di questa varietà sul 3000 lire non ne avevo mai visto un esemplare. L’amico Aldo mi inviò i due francobolli da lui trovati e lo ringrazio ancora oggi per avermi dato la possibilità di approfondire questo argomento di ricerca che mi ha attratto per alcuni anni. Ho cercato molto questo francobollo perché non riuscivo a fornire una spiegazione della sua rarità dato che i suoi fratelli da 1500 e 2000 lire presentavano la doppia stampa su tutto il foglio interessando tutti i fogli di una stessa tiratura e quindi non si poteva certamente parlare di rarità, fatta eccezione per il valore da 2000 lire allo stato di nuovo. La doppia stampa del riquadro superiore di questo francobollo si è avuta nell’ultimo periodo di distribuzione dei mini fogli e, molto presumibilmente, ritengo che si tratti dell’ultima produzione sul finire degli anni ’80, quindi dovrebbe essere stato l’ultimo cilindro approntato per questo valore in mini fogli da 20 esemplari. Io ne acquistai casualmente un foglio in Irpinia quando al nord erano già in distribuzione i fogli da 50. Purtroppo, mi resi conto della varietà dopo circa due anni dall’acquisto. Del valore da 2000, comune allo stato di usato, non sono riuscito a trovarne nuovi oltre il mini foglio dell’Irpinia. Del valore da 1500 lire invece, ne trovai traccia su alcune buste nella prima metà degli anni ’90 ed andai subito all’ufficio postale a verificare e ne comperai un foglio più altri pochi esemplari. Si tratta di una tiratura non proprio comunissima usata e meno frequente allo stato di nuovo; complessivamente la sua facilità di reperimento è minore rispetto a quella del 2000 lire usato. Dietro mia segnalazione l’amico Aldo ne trovò mezzo foglio in un mercatino poco dopo la mia seconda pubblicazione. La differente dimensione dei fogli e la distanza temporale tra i due valori descritti rivela che le due varietà, pur avendo una origine comune, sono tra loro indipendenti. In entrambi i fogli tutte le posizioni hanno le stesse caratteristiche, ciò rivela che l’errore debba necessariamente essere stato nella moletta che ha inciso i cilindri di stampa. Penso che si debba scartare subito l’ipotesi che la moletta potesse essere la stessa per entrambi i valori, sia perché tra le due varietà è intercorso comunque qualche anno, sia perché ci sono state tirature intermedie senza la doppia stampa. Inoltre, osservando le figure 1 e 2 si nota facilmente il differente scarto tra le due incisioni, più stretto nel valore da 1500 lire, anche se uno dei due tratti a colore è più largo rispetto a quello del 2000; inoltre nel 1500 lire una impressione ha una inclinazione appena percettibile rispetto all’altra ed è anche più sottile. Nel 2000, invece le due impressioni sono quasi parallele ed hanno all’incirca simile intensità. Nel complesso quindi siamo di fronte a caratteristiche differenti. Il valore da 2000 lire ha una impressione molto sottile che mostra in modo evidente il raddoppio di tutti i tratti, mentre il 1500 ha una stampa molto inchiostrata con evidenza della calcografia che maschera leggermente l’altra incisione più sottile. Le differenze di stampa conducono a pensare che le due molette siano state differenti.

Approfitto di questa occasione per correggere la mia interpretazione riportata nell’articolo sul 1500 lire. In quella occasione ho affermato che sul foglio da 2000 lire si riscontrano differenze infinitesime dell’entità dello spostamento tra alcuni francobolli dello stesso foglio. Con il senno del poi e, dopo aver incrementato il controllato su oltre un migliaio di francobolli usati del 2000 lire con la doppia stampa, direi che le impercettibili differenze evidenziate possono dipendere anche dallo spessore del tratto inchiostrato e quindi propendo per l’ipotesi che fosse la moletta ad avere in sé l’errore.

Il 3000 lire

Tornando al 3000 lire, in primis le date d’uso ed anche la tipologia di carta e di stampa mi avevano, sin dall’inizio, indirizzato verso i mini fogli quindi anche per questo valore si può ipotizzare che il difetto sia stato probabilmente nell’ultimo cilindro utilizzato per stamparli. Ho controllato una quantità inaudita di mazzette agevolato dal facile riconoscimento degli esemplari stampati in fogli da 50, purtroppo quasi sempre, senza alcun risultato. In tutti questi anni non ho mai desistito ed ho continuato la mia ricerca anche se non in modo frequente come qualche tempo fa.

La doppia incisione nell’alto valore da 3000 lire

Figura 3 – Particolare dell’Alto Valore da 3000 lire con la doppia impressione della testa. In questo caso il doppio filetto della cornice è molto ben visibile, come pure tutti gli altri elementi della testa.

 

Ho sempre avuto anche l’idea di cercare questa varietà su busta, tentativo che ho fatto più volte, ma senza alcun risultato. Solo recentemente, mentre stavo cercando qualche invio prioritario per l’estero nei soliti scatoloni, mi è tornato in mente il 3000 lire alti valori ed ho posto attenzione anche a questo francobollo. Dopo aver visionato numerose scatole, a circa 10 cm dalle mie dita, mentre sfogliavo le buste, ho visto questo 3000 lire fare capolino al di sopra delle altre, sembrava mi stesse comunicando la sua presenza. Sono sincero, lo avevo riconosciuto subito, e mi sono detto tra me e me in modo ironico e ridacchiando “mi sa che è proprio lui”. Ho continuato a sfogliare pacatamente le buste fino ad avere questa tra le mie dita. L’ho sfilata lentamente dal mazzo e con grande noncuranza ho avuto conferma dalla mia lente.

Quest’ultimo ritrovamento mi ha stimolato a scrivere e a presentare quanto è di mia conoscenza intorno a questo francobollo alquanto misterioso.

Innanzitutto passiamo in rassegna i pezzi noti in ordine temporale di scoperta (figura 4):

La doppia incisione nell’alto valore da 3000 lire

Figura 4 – I sei francobolli, ad oggi noti, con la doppia impressione della testa e dello stemma.

 

 

Il settimo ritrovamento

Questo ritrovamento è stato realizzato da Stefano Proserpio nel mese di settembre 2019. L’annullo è poco leggibile, ma si può riconoscere (BA) 4.5.88, quindi usato in provincia di Bari. Nella data il 4 è al limite del francobollo è non è dato sapere se il giorno d’uso sia il 4, il 14 o il 24. Ma è cosa da poco, si legge molto bene il mese e l’anno. Il periodo d’uso è quello canonico ed il francobollo appare di bell’aspetto; purtroppo presenta una leggera abrasione dietro il bordo destro all’altezza dello stemma repubblicano. Peccato per questo piccolo difetto!

La doppia incisione nell’alto valore da 3000 lire

Figura 4a – esemplare trovato da Stefano Proserpio nel settembre 2019. Questo francobollo è stato usato in provincia di Bari nel maggio 1988.

Per i francobolli riportati nella figura 4, è necessario fare alcune considerazioni, anche se decisamente ovvie. Solo i ritrovamenti su busta forniscono dati completi sulla località di partenza, di arrivo e data, mentre i ritrovamenti fatti attraverso il controllo di mazzette forniscono località e/o data di partenza solo quando l’annullo ne consente l’individuazione. Pertanto è bene precisare che nella figura 4, per il ritrovamento n. 1 è indicata la regione (Marche) in quanto A. Di Matteo vi vive. Lo stesso dicasi per il ritrovamento n. 5 del siciliano Leonardo Cavallaro. Non è detto che questi due francobolli siano stati inviati da località di queste due regioni, anche se può essere plausibile.

La doppia incisione nell’alto valore da 3000 lire

Figura 5 – L’unica busta attualmente nota con il valore da 3000 lire varietà doppia impressione della testa e dello stemma repubblicano. La busta è stata inviata per espresso da Torino il 16.8.88 per Novara; l’affrancatura è in perfetta tariffa di 3050 (650 lettera + 2400 diritto espresso) in vigore dall’1.3.1988 al 31.12.1989.

 

Da quanto si può notare dalla figura 3, lo scostamento tra le due stampe nel valore da 3000 lire è maggiore rispetto a quello riscontrato per gli altri due valori ed esse sono anche perfettamente parallele. In questa immagine la doppia stampa è veramente ben evidente e lo è anche nello stemma della repubblica. Come già anticipato negli altri articoli, la testa, lo stemma e le righe orizzontali del rettangolo sottostante, fanno parte della stessa incisione ed è questa parte del cilindro la prima ad entrare in attività nelle operazioni di stampa (figura 6).

La doppia incisione nell’alto valore da 3000 lire

Figura 6 – L’immagine del primo passaggio calcografico per il 2000 (da Manzati, 2010).

 

Sulla seconda parte del cilindro sono incisi tutti gli altri elementi che vengono sovrapposti alla stampa del primo per completare il francobollo (figura 7).

La doppia incisione nell’alto valore da 3000 lire

Figura 7 – L’immagine del secondo passaggio calcografico per il 3000 (da Manzati, 2010).

 

Tra l’altro questa è la spiegazione tecnica di molti sfasamenti/mancanze di stampa che hanno fatto la gioia degli appassionati di varietà e le figure 6 e 7 ne sono due esempi. Per quanto detto, la doppia impressione deve interessare necessariamente anche le righe orizzontali presenti nella prima parte del cilindro, però, come evidente dalle figure 1, 2 e 3, lo spostamento tra le due impressioni è slittato orizzontalmente e quindi le righe in basso non mostrano alcun raddoppio, caso mai dovrebbero essere leggermente più lunghe, ma la dimensione da misurare è molto piccola e, con la sovrapposizione degli altri elementi stampati con la seconda parte del cilindro, tale misura diventa ardua. Lo slittamento in orizzontale evidentemente deve essere legato alla direzione del movimento della moletta rispetto al cilindro che riceve l’incisione.

Nella figura 8 è riportato il particolare del rettangolo superiore che contiene la testa e lo stemma; si può notare il raddoppio di tutte le linee non orizzontali e, particolarmente evidente, a parte la cornice, è la curvatura del mento che nella parte bassa è quasi orizzontale e diventa una sola linea. Allo stesso modo si comportano altri tratti che da obliqui passano ad essere orizzontali.

La doppia incisione nell’alto valore da 3000 lire

Figura 8 – Particolare del francobollo n. 1 che ben evidenzia il raddoppio della incisione della testa e dello stemma repubblicano. Si noti come lo slittamento tra le due impronte sia perfettamente orizzontale.

 

Ragionando sul come possa essersi verificata questa varietà, bisogna prendere in considerazione più di un punto.

  1. Come si può evincere, la distribuzione dei ritrovamenti del 3000 lire sembra interessare l’intero territorio nazionale.
  2. Tutti i francobolli sono singoli ad eccezione di quello usato a Martinsicuro che occupa la posizione destra di una striscia di tre esemplari.
  3. Cercare di spiegare come mai i valori da 1500 e 2000 presentano la varietà, sempre uguale su tutto il foglio, da 50 il primo e da 20 il secondo, mentre il valore da 3000 sicuramente non interessa tutto il foglio da 20.

La distribuzione sull’intero territorio nazionale indica che la varietà, seppur decisamente molto poco frequente, è ripetitiva all’interno di una tiratura.

Per quanto riguarda il suo uso, bisogna dire che questi francobolli sono stati utilizzati prevalentemente singoli su registrate, ma anche in multipli su plichi voluminosi da cui spesso i francobolli venivano ritagliati e scollati. Questo potrebbe essere il caso della striscia di tre annullata a Martinsicuro.

Per quanto riguarda invece il terzo punto, l’unica risposta plausibile è che nei primi due valori doveva essere la moletta ad avere la doppia incisione, la quale trasferiva l’immagine incidendo il cilindro; in questo modo, tutte le posizioni sul cilindro erano portatrici della varietà e, a sua volta, il cilindro ha trasmesso la doppia impressione su tutti i fogli stampati. Nel caso del 3000 lire, invece, appare chiaro che la moletta, che ha inciso il cilindro, era normale e per spiegare l’origine della varietà, non si può che pensare ad un sobbalzo della moletta che potrebbe aver prodotto la doppia incisione sul cilindro in una data posizione. Il sobbalzo potrebbe essere stato prodotto da una vibrazione, diretta o indiretta, della macchina durante la fase di incisione del cilindro. È difficile pensare che un sobbalzo possa ripetersi per più di una volta, avrebbe voluto dire che la macchina doveva essere difettosa ed avrebbe sicuramente richiamato l’attenzione delle maestranze. Se questa è stata la causa, è difficile pensare che sul cilindro ci possa essere stata più di una posizione con la doppia incisione della testa e dello stemma repubblicano. D’altronde certezza di questa ipotesi si potrà avere solo dopo il ritrovamento di un foglietto intero con la varietà.

Tra i sei ritrovamenti di questa varietà, la striscia di tre francobolli annullata a Martinsicuro è quella che fornisce le informazioni più preziose; infatti la presenza di due francobolli normali ed uno solo con la varietà conferma che la moletta era portatrice di una sola incisione e che la doppia immagine non può che essere spiegabile con quanto detto sopra. Per molto tempo ho visionato mini fogli, sia nuovi che usati, con lo scopo di verificare questa mia ipotesi ed individuare la posizione incognita. Purtroppo la ricerca è sempre stata vana. La difficoltà di reperimento, però, è comunque un indizio, insieme alla striscia di tre, che l’ipotesi che la doppia impressione occupi una sola posizione sul cilindro e quindi di un solo mini foglio, sia molto vicina alla realtà. D’altronde, se così non fosse, questo francobollo sarebbe stato ritrovato in numero maggiore di esemplari.

Il cilindro e la macchina da stampa

Sulla base delle considerazioni appena fatte, è stato necessario cercare informazioni sulle caratteristiche del cilindro di stampa e della macchina che lo ha utilizzato. Le ricerche bibliografiche hanno portato ad un articolo di Danilo Bogoni (Cronaca Filatelica, 1983) in cui l’autore descrive la Goebel BRM S 300 K (figura 9) che ha stampato gli Alti Valori lire con un particolarissimo cilindro a doppio passaggio, vale a dire con il metodo calco su calco.

La doppia incisione nell’alto valore da 3000 lire

Figura 9 – La Goebel BRM S 300 K che ha stampato gli alti valori lire dal 1978. Nella foto al lavoro con una bobina di carta da cm 28.

 

La macchina poteva stampare con due differenti settaggi, uno fino a tre colori ed uno fino a sei; nel primo caso la bobina di carta aveva larghezza di 28-30 cm e lavorava su tutta la larghezza del cilindro di stampa; nel secondo caso invece la bobina aveva larghezza di 14-15 cm ed il cilindro era diviso in due settori con due differenti incisioni (figura 10).

La doppia incisione nell’alto valore da 3000 lire

Figura 10 – La struttura del cilindro che ha stampato gli alti valori. Si noti in basso le incisioni che stampavano la testa, lo stemma e le righe orizzontali, in alto la parte che stampava la cornice la cifra ecc., a completare la stampa (da Cronaca Filatelica, ridisegnato).

 

La bobina di carta in questo caso passava la prima volta su una metà del cilindro e poi sull’altra metà, che aveva l’incisione differente, attraverso un particolare dispositivo meccanico che permetteva il ritorno della parte stampata nuovamente sul cilindro.

La figura 10 evidenzia le due metà di un generico cilindro che ha stampato una parte della grande tiratura degli alti valori; naturalmente ogni valore aveva il proprio cilindro in quanto entrambe le parti riportavano il valore facciale. Bisogna anche ricordare che, quasi sempre per la stampa degli ordinari l’usura di un cilindro è più veloce della vita della stessa ordinaria. Tale situazione porta all’allestimento di più cilindri con gli stessi disegni. Normalmente cilindri uguali non sono distinguibili tra loro, ma talvolta possono riportare piccoli particolari che ne consentono la caratterizzazione; questo sembra essere il caso del cilindro che ha stampato i francobolli trattati in questo articolo.

Dalla figura 10 si può evincere, anche se la foto non è particolarmente chiara, come il cilindro abbia nelle due metà due differenti serie di impronte. la parte bassa riporta le incisioni della testa della siracusana, dello stemma della repubblica, il riquadro che le contiene ed i segmenti orizzontali del riquadro inferiore, mentre la parte superiore del cilindro riporta le incisioni di tutte le altre parti che completano l’immagine del francobollo e gli ornati del foglio. Si noti infine la disposizione delle incisioni in gruppi da 20.

Altro dato che si può ricavare dalla figura 10 è il numero dei mini fogli incisi: decisamente 6, con un piccolo sfrido (fascia scura più larga visibile nella metà sinistra sul cilindro) dovuto alla circonferenza del cilindro (mm. 990), leggermente maggiore rispetto alla dimensione dei sei foglietti (mm. 900 circa). La particolare struttura del cilindro è dovuta al fatto che gli alti valori sono stati stampati a quattro colori e di conseguenza è stato necessario utilizzare la seconda opzione offerta dalla Goebel, vale a dire l’uso di un cilindro diviso in due metà ed utilizzando una bobina di carta da 14,5 cm di larghezza che è appunto la larghezza dei mini fogli. La bobina per la stampa veniva prima fatta passare sulla metà del cilindro con le siracusane incise stampando i primi due colori e poi, con il ritorno, sulla seconda parte del cilindro a completare la stampa dei mini fogli con gli altri due colori. In tal modo sono state realizzate due stampe calcografiche una sopra l’altra (calco su calco).

Quanti lotti di stampa sono stati prodotti con il cilindro difettato?

Tutti i francobolli ordinari, per loro caratteristica, vengono ristampati a più riprese a seconda delle richieste da parte di Poste Italiane, di conseguenza ciascun cilindro allestito presso il Poligrafico, viene riutilizzato più volte finché non necessita di essere ripristinato (scromato e ricromato) o rifatto ex-novo. Generalmente un cilindro, salvo imprevisti, ha una vita media di circa 2-3 anni, a volte di più, altre di meno a seconda della velocità della sua usura. Inoltre ciascun lotto di stampa doveva avere una tiratura minima di circa 10 milioni di pezzi e poteva raggiungere anche i 20-25 milioni.

L’esperienza ci dice che spesso è possibile riconoscere i vari lotti di stampa in base ad alcuni caratteri che però non sono sempre dirimenti. Accoppiandone però almeno due o più, qualche deduzione potrebbe assumere valore più realistico.

Nelle figure 11 e 12 viene messo a confronto il profilo della siracusana dei sei valori ordinati e descritti in figura 4 e la larghezza e posizione della fascia rossa verticale. Questa fascia colorata ha poco valore se presa singolarmente in quanto tende a non essere molto costante in larghezza all’interno dello stesso lotto, invece, le invasioni di colore su aree non di pertinenza tendono ad avere maggiore regolarità. Utilizzando quindi in parallelo questi due dati, si può avere una discreta probabilità di suddividere i francobolli secondo i lotti di stampa originari. A questi due caratteri si può aggiungere anche la tonalità dei colori utilizzati in quanto anche questo dato è quasi sempre costante all’interno di un lotto di stampa. La tonalità dei colori mantiene il suo valore diagnostico quando i francobolli da analizzare sono osservati direttamente o quando la scansione è fatta in unica soluzione su tutti gli esemplari da analizzare. Quando invece le scansioni sono fatte separatamente, il colore tende a mostrare tonalità leggermente diverse a causa delle variazioni di luminosità dello scanner e/o dalla sua tipologia. I sei francobolli sono stati riprodotti con due distinti scanner professionali, ma stessa marca e stesso modello, con una alta risoluzione ottica (3600 e 4200 dpi).

La doppia incisione nell’alto valore da 3000 lire

Figura 11 – Il profilo della siracusana variamente invaso dal colore verde dello stemma repubblicano.

 

Dalla visione della figura 11 è possibile notare che il n. 2 non ha alcuna invasione di colore, in parallelo nella figura 12 si nota che la relativa fascia rossa è la più stretta in assoluto.

La doppia incisione nell’alto valore da 3000 lire

Figura 12 – Larghezza e posizione della fascia rossa verticale.

 

Ancora, i n.n. 1 e 5 – forse anche il 3 – hanno il naso verde chiaro e fascia rossa abbastanza larga. Il n. 3, come si può notare ha una scansione meno luminosa e questo potrebbe essere la causa della leggera differenza del tono di verde rispetto all’1 e al 5. Anche la fascia rossa ha delle similitudini con le altre due, ma è un po’ più larga. I n.n. 4 e 6 invece hanno un tono di verde decisamente differente e caratteristico rispetto agli ultimi tre. In questo caso non c’entra assolutamente l’influenza dello scanner; il tono verde scuro del profilo dei n.n. 4 e 6 è anche supportato dalla larghezza della fascia rossa e dal suo sdoppiamento a sinistra.

Il settimo ritrovamento presenta il profilo verde abbastanza chiaro e la fascia rossa con larghezza simile a gruppo 1-5. Ritengo quindi che questo settimo esemplare possa essere inserito a pieno titolo in questo gruppo che diventa 1-5-7 con, forse, anche il n. 3. Questo esemplare è stato individuato tra altri 3138 francobolli, esso rivela una frequenza di ritrovamento molto bassa ed è quindi una ulteriore conferma della sua rarità. Nel lotto analizzato rappresenta appena lo 0,031% del campione.

Come detto sopra questi dati forniscono solo indicazioni di massima, non la certezza della risposta; ad ogni modo è possibile avanzare una proposta sulla possibile suddivisione di questi francobolli in almeno tre distinti lotti di stampa, forse quattro. Se questa interpretazione può essere accettabile, resta comunque ignoto il numero totale dei lotti di stampa fatti con questo cilindro. Le date di uso indicherebbero che questo cilindro possa essere stato l’ultimo che ha stampato i mini fogli del 3000 lire, di conseguenza diventa determinante sapere se sia stato accantonato anzitempo per dare spazio alla stampa dei fogli da 50 oppure se è stato utilizzato fino al suo esaurimento.

Le probabilità di ritrovamento

 Dopo aver descritto i francobolli e la macchina che li ha stampati, non rimane che tentare di proporre un’ipotesi plausibile per la valutazione della difficoltà di ritrovamento di questa rara varietà. Come esposto poco sopra, la possibilità che sul cilindro ci fosse una sola posizione con la varietà (doppia stampa della testa della siracusana, dello stemma e del riquadro che li contiene), è abbastanza vicina alla realtà, se così fosse, la sua frequenza sul cilindro sarebbe dello 0,83%. Tale frequenza, quindi, risulterebbe inferiore all’1%, ma non di tutta la tiratura dei mini fogli, bensì soltanto delle ristampe effettuate con il solo cilindro “difettato”. Sarebbe diabolico ed anche quasi impossibile dal punto di vista delle probabilità, che il difetto si possa essere ripetuto su cilindri differenti, vista la qualità delle macchine del Poligrafico.

Ancora un altro “purtroppo” ci fa notare che non è noto quante volte è stato utilizzato il cilindro con il difetto, non solo, ma non è noto nemmeno il numero dei cilindri incisi (ripristinati o ex-novo) allestiti per stampare la tiratura complessiva di tutti i mini fogli del 3000 lire. Se avessimo la possibilità di conoscere anche questo dato, potremmo definire in assoluto la percentuale relativa ai cilindri della frequenza di questo francobollo; ad ogni modo, anche senza numeri reali e considerando tutti i 3000 lire stampati, possiamo affermare che globalmente la sua frequenza di ritrovamento si abbassa notevolmente e diventa prossima allo zero.

Questa valutazione ben giustifica i risultati del ritrovamento di questa varietà nei lunghi anni in cui è stata cercata. Altra considerazione da fare è che la quantità di francobolli che normalmente vanno persi/distrutti sono nettamente la maggioranza rispetto a quelli che restano in ambito filatelico. Sicuramente in qualche accumulazione ancora da controllare e quasi dimenticata se ne potranno scoprire altri, ma di certo il loro numero resterà comunque molto esiguo.

Spero di aver dato un’idea, seppur limitata, della rarità di questo francobollo. Purtroppo questa bella e rara varietà non è tra quelle appariscenti, non è un Gronchi rosa per intendersi, resta comunque ed in ogni caso una delle varietà più rare dei francobolli repubblicani recenti e non solo.

Bibliografia

Bogoni D., 1983 – Una sofisticata tedesca per il Poligrafico-Zecca Cronaca Filatelica n. 78,

Cipriani N. L., 2009 – La doppia stampa della testa nell’alto valore da 2000 Lire. Il francobollo Incatenato n. 189

Cipriani N. L., 2009 – La doppia stampa della testa nell’alto valore da 2000 Lire. La Ruota Alata n. 69

Cipriani N. L., 2011 – La doppia stampa nell’alto valore da 1500 lire. Il francobollo Incatenato n. 205.

Cipriani N. L., 2014 – La doppia stampa della testa nell’alto valore da 2000 Lire. http://www.peritofilatelicocipriani.it/varieta-inedite-degli-alti-valori-parte-prima/

Cipriani N. L., 2014 – La doppia stampa nell’alto valore da 1500 lire. http://www.peritofilatelicocipriani.it/la-doppia-stampa-nellalto-valore-da-1500-lire/

Manzati C.E. , 2010 – Siracusana cifre, la serie degli alti valori. In Serie Ordinarie d’Italia – Note Storico Postali e di Specializzazione, Autori Vari; CIFO.

POSTA ITALIANA: UN INEDITO FALSO DA € 0,95

Nicola Luciano Cipriani

 

Premessa

Durante questo mese di novembre è stato individuato un francobollo falso da 0,95 di Posta Italiana (figura 1). Si tratta di un valore molto in uso la cui tariffa è ancora valida, anche se l’originale di questo francobollo è stato stampato l’ultima volta nel 2016 riconoscibile dal codice alfanumerico NB072xxxxxx. Ripeto per chi non è ancora al corrente che in detto codice la prima lettera (N) corrisponde all’anno solare di produzione che, in questo caso, è il 2016. La seconda lettera (B) identifica la macchina da stampa che corrisponde alla calcografica Brm-p-350p; il numero di nove cifre identifica in progressione la produzione in fogli. L’intervallo numerico corrispondente a ciascun lotto di stampa rivela il numero di fogli stampati, salvo gli sfrisi.

 

posta italiana: un inedito falso da € 0,95

Figura 1 – Imitazione del francobollo da € 0,95 di Posta Italiana.

 

Tornando al nostro falso, bisogna riconoscere che si discosta molto da quelli che abbiamo conosciuto sino ad ora. Ricordo che la prima produzione di falsi di questa serie uscì nel 2011 e furono contraffatti tutti i valori in uso in quel periodo (0,60, 1,40, 1,50 e 2,00). Con le successive integrazioni dovute ai cambi di tariffa furono riprodotti i valori da 0,70, 0,75, 85, 1,90, 3,30 e 3,60 oltre naturalmente ai tre piccoli valori da 0,05, 0,10 e 0,20. Ad oggi non si conoscono imitazioni degli altri valori che presumibilmente potrebbero essere stati anche contraffatti, ma non sono stati ancora trovati. In questo mese di novembre è stato individuato il valore da 0.95 che di seguito passo a descrivere.

 

La carta

È liscia, abbastanza lucida e di colore bianco abbastanza smorto, tendente molto leggermente al grigio. Valutazione effettuata per confronto con altri valori della stessa serie. Alla luce viola si presenta fluorescente con colore bianco brillante (figura 2) mentre, l’originale è totalmente neutro. Sempre nell’imitazione, si noti anche la risposta neutra dei colori che appaiono tutti con la stessa tonalità.

 

posta italiana: un inedito falso da € 0,95

Figura 2 – Confronto tra l’imitazione (a sinistra) e l’originale in luce viola.

 

La stampa

È stata eseguita in offset (o fotolito) ed appare molto piatta. Il confronto visivo tra l’imitazione ed il falso fornisce subito la sensazione della piattezza dell’immagine. Ricordo che l’originale è stampato in calcografia, a dire il vero una particolare tecnica calcografica che influenza anche la carta sotto la stampa che assume un leggerissimo rilievo al di sotto del colore. La riproduzione potrebbe essere stata fatta mediante riproduzione con software di grafica o con riproduzione fotografica, ma sicuramente ritoccata nei particolari; alcuni decisamente evidenti. Vediamoli nell’ordine.

Nelle figure 3 e 4 riporto le dimensioni della stampa. Come si può vedere, l’imitazione, anche se di pochissimo, è inferiore in entrambe le direzioni rispetto all’originale. Queste piccole differenze fanno pensare ad una riproduzione fotografica, piuttosto che ad altre metodologie. Si tratta comunque di differenze minime che richiedono in ogni caso almeno una lente da ingrandimento. Il modo migliore per verificare questa carattere resta comunque sempre una scansione .

 

posta italiana: un inedito falso da € 0,95

Figura 3 – Le due immagini sono allineate a sinistra e l’imitazione (in alto) risulta leggermente più stretta dell’originale.

 

posta italiana: un inedito falso da € 0,95

Figura 4 – Le due immagini sono allineate in alto (a destra nell’immagine). L’imitazione (in alto) risulta appena più corta dell’originale.

 

Osservando la microscrittura, si può notare una scarsa leggibilità, decisamente inferiore rispetto all’originale (figura 5). Questo particolare è identico a quello descritto per l’ultimo da 0.70 pubblicato a gennaio (http://www.peritofilatelicocipriani.it/un-falso-070-posta-italiana/). L’analogia tra le due microscritture è veramente notevole.

 

posta italiana: un inedito falso da € 0,95

Figura 5 – La microscrittura dell’imitazione (in alto) risulta poco leggibile e la cartella è leggermente più corta rispetto all’originale.

 

Per quanto riguarda la busta (figura 6), notiamo caratteri nettamente differenti rispetto a quella dell’originale. Innanzitutto le fasce interne che disegnano la busta sono più strette nell’imitazione, ma il carattere che si nota benissimo con una semplice occhiata è la mancanza del quadrettato tipico di questa emissione. Nell’imitazione è ben visibile un rigato verticale il quale è intersecato da rare e sottili linee orizzontali che non danno affatto l’idea del quadrettato. Inoltre la busta dell’imitazione, nella direzione del volo, è più lunga di circa 0,5 millimetri.

 

posta italiana: un inedito falso da € 0,95

Figura 6 – La busta dell’imitazione (a sinistra) non ha il quadrettato visibile nell’originale.

 

Anche le scritte presentano caratteri piuttosto evidenti di distinzione (figure 7, 8 e 9). Nella figura 7 è riportata la scritta Postaitaliana.

 

posta italiana: un inedito falso da € 0,95

Figura 7 – il quadrettato dell’imitazione (in alto) è più grande rispetto all’originale e la lunghezza della parola Poste è più corta e, di conseguenza, italiane è più lunga.

 

Nella figura 8 il valore.

posta italiana: un inedito falso da € 0,95

Figura 8 – Il valore mostra la differente dimensione del quadrettato.

 

Nella successiva la parola ITALIA.

posta italiana: un inedito falso da € 0,95

Figura 9 – Anche la parola ITALIA mostra la differente dimensione del quadrettato.

 

In tutte si nota un quadrettato interno alle lettere più grande rispetto all’originale. In particolare, nella figura 7 si può notare anche che la lunghezza totale delle due parole è identica, ma la parola Poste è più lunga nell’imitazione e, di conseguenza, italiane è più corta. Questo mette in dubbio il metodo fotografico utilizzato per la riproduzione.

Altra evidente differenza è il quadrettato delle scie rosse e verdi: nelle figure 10 e 11 si può notare come il quadrettato dell’imitazione sia costituito da rettangoli. In particolare nelle scie rosse (figura 10) le invasioni di blu alle estremità verso la busta, sono state realizzate con tratti blu verticali. Questo barocchismo poteva senz’altro essere evitato, ma la fantasia decisamente non ha limiti.

 

posta italiana: un inedito falso da € 0,95

Figura 10 – il quadrettato a rettangoli dell’imitazione (a sinistra) con le linee verticali blu a simulare l’inva-sione di colore rosso.

 

Nelle scie verdi invece (figura 11) il quadrettato con le invasioni rosse è stato simulato con puntini rossi sparsi.

 

posta italiana: un inedito falso da € 0,95

Figura 11 – le code delle scie dell’imitazione, si notino i punti rossi sulle scie verdi per simulare l’invasione del colore rosso.

 

La fustellatura e la tracciatura

Come per tutti i falsi che ho potuto analizzare, la fustellatura, non è mai identica a quella utilizzata presso il Poligrafico, anche se dal 2011 i fustellatori delle imitazioni sono veramente difficili da riconoscere.  Nell’imitazione in esame il fustellatore taglia il francobollo conferendogli dimensioni minori (figure 12 e 13), anche se le differenze sono limitate a pochi decimi e possono passare inosservate. Relativamente più evidente è invece la geometria del dentone d’angolo che con il suo arrotondamento non si avvicina minimamente alla forma leggermente lanceolata dell’originale.

 

posta italiana: un inedito falso da € 0,95

Figura 12 – la dimensione orizzontale del falso e di pochi decimi inferiore rispetto all’originale ed inoltre il dentone d’angolo è, come al solito, arrotondato mentre nell’originale è leggermente lanceolato.

 

posta italiana: un inedito falso da € 0,95

Figura 13 – anche la dimensione verticale del falso e di pochi decimi inferiore rispetto all’originale.

 

Questo particolare l’ho evidenziato in tutti i falsi a partire dal 2011. Infatti anche i francobolli prioritari che sono stati i primi ad avere la fustellatura di passo 11, simile al fustellatore del Poligrafico, hanno in comune con questi falsi di posta italiana il dentone d’angolo arrotondato.

Per quanto riguarda la tracciatura, nulla è possibile dire alcunché sino a quando non saranno trovati esemplari nuovi.

IL FALSO DI POSTA ITALIANA DA 0,75 RADDOPPIA

Nicola Luciano Cipriani

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Premessa

Questo articolo descrive le caratteristiche delle due imitazioni note del valore da 0,75. Come già scritto per altri articoli, lo inserisco nelle mie pagine per agevolare la ricerca sui falsi noti di questa serie raggruppandoli in un unico sito. Anche in questo articolo ho aggiunto la descrizione della vernice plastica, definita a suo tempo bozzolosa, che ricopre le parti stampate e che è definita tecnicamente embossing digitale o verniciatura UV. La precedente versione di questo articolo è stata pubblicata su Il Francobollo Incatenato n. 236 gennaio 2014 e successivamente ripreso da Il Postalista il 21.3.2014.

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Introduzione

la prima notizia relativa al primo falso dello 0,75 della serie ordinaria Posta Italiana risale al dicembre 2012 (Il Francobollo Incatenato n. 224). In quella occasione mi limitai esclusivamente alla notizia, corredata da una immagine, fornendo ai lettori una descrizione minimale. Per alcuni mesi cercai questo falso in foglio o blocco per poterne fare una descrizione completa di tracciatura e fustellatura, purtroppo non fu facile e quando riuscii ad averne un blocco, trovai anche un secondo falso differente dal primo ed entrambi furono oggetto di un mio articolo corredato delle opportune descrizioni il quale fu pubblicato su Il Francobollo Incatenato n. 236, gennaio 2014, e su Il Postalista il 21.3.2014. Del secondo falso, riuscito non molto bene per via di numerose e piccole falle di stampa, ne fu trovata una seconda edizione migliorata nella cura della stampa dopo qualche mese. In questo articolo non è descritto questo ultimo ritrovamento, ma le caratteristiche sono identiche a parte le imperfezioni di stampa.

Molti lettori ricorderanno che poco più di un anno fa la polizia ha sequestrato a Napoli circa 10.000 francobolli falsi ed in bella mostra, nelle riprese televisive, comparivano diversi fogli del 75 cent. A me non era sfuggito il fatto che quei francobolli falsi erano del tipo con fustellatura ad ondine larghe. Dopo il servizio televisivo, questo falso l’ho cercato per lungo tempo, sembrava introvabile; alla fine, i miei sforzi sono stati coronati da successo e ne sono entrati in possesso di pochi pezzi (figura 1).

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Il 75 cent falso raddoppia

Figura 1 – il falso intercettato dalla polizia lo scorso anno, è stato la prima imitazione da 0,75 apparsa sul mercato.

 

In effetti, l’osservazione attraverso lo schermo televisivo non mi aveva ingannato, si trattava proprio di questo francobollo di cui avevo fatto una news nel 2012. Nel 2014 sono riuscito a trovarne altri (figura 2), ma ironia del destino, questi erano differenti, e più precisamente, del tipo a fustellatura di passo 11 simile agli originali.

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Il 75 cent falso raddoppia

Figura 2 – il falso ritrovato recentemente, cronologicamente posteriore a quello di figura 1

 

Avete capito bene, quest’ultimo ritrovamento è parente stretto dei falsi di Posta Italiana che ho trattato nel mio articolo “Posta Italiana: facili da falsificare” pubblicato nel numero 215 del febbraio 2012 de Il Francobollo Incatenato.

Nella figura 3 è invece riportato l’originale.

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Il 75 cent falso raddoppia

Figura 3 – l’originale

 

Quali sono le caratteristiche dei due falsi e le loro differenze con l’originale?

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Descrizione dei falsi e confronto con l’originale

Al solito il falso della figura 1 è stampato in offset. Decisamente piatto nella stampa con colori leggermente più chiari rispetto all’originale. La microscrittura è costituita da tanti puntini variamente colorati che ne danno un’idea molto lontana. La fustellatura è di passo 10 e ha forma ondulata.  Inoltre, in tutti i valori in nostro possesso (provengono tutti dallo stesso foglio) le scie verdi sono sempre più corte di quelle rosse e la carta è bianca brillante e molto lucida. Questi ultimi due caratteri sono tipici del falso da 0,60 che ho chiamato terzo tipo e che ho descritto in “Mamma mia quanti falsi!”.

Il falso di figura 2 è stato anch’esso eseguito in offset, ma con modalità di stampa decisamente più curata, la fustellatura è di passo 11, come negli originali, la microscrittura è fedele all’originale per quanto riguarda le parole, ma differente sia nella cura della stampa che nel colore utilizzato. La carta è bianca, opaca, più resistente del precedente alla flessione tra le dita; la carta siliconata di supporto è bianca. Questa imitazione corrisponde ai falsi che ho definito di IV tipo in “Mamma mia quanti falsi!”. Questa imitazione ha inoltre una caratteristica molto particolare: è piena di piccoli difetti di stampa, si tratta di grumi di colore che hanno impedito il contatto del cliché intorno al grumo; i difetti quindi appaiono come punti di colore che interrompono la stampa intorno al grumo. Nelle figure 4 e 5 ne sono riportati due esempi. Quasi tutti i francobolli ne sono affetti, spesso con più difetti coesistenti nello stesso francobollo.

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Il 75 cent falso raddoppia

Figura 4 – posizione 4

 

Il 75 cent falso raddoppia

Figura 5 – posizione 30

 

Si tratta di una stampa molto poco curata. Questo falso presenta anche un particolare evolutivo rispetto ai fratelli del 2011. Ricorderete infatti che per conferire l’effetto rilievo alla serie precedente, i falsari usarono una vernice plastificata a grumi (embossing digitale o vernice UV), a dire il vero un po’ troppo grandi ed era palese sotto i polpastrelli l’eccesso di rugosità. Con questo nuovo falso è stata usata ancora questa vernice trasparente, ma le asperità sono molto più piccoli dei precedenti. Questo accorgimento simula molto meglio l’effetto della calcografia rispetto alle imitazioni del 2011. Resta comunque evidente anche per i meno esperti la differenza con un confronto tattile in contemporanea tra l’imitazione e l’originale. L’embossing digitale è un sottile strato di vernice UV ad asciugatura rapida ed usata in modo particolare. La stampa infatti assume un aspetto tridimensionale percepibile sotto il tocco delle dita, grazie a questa vernice trasparente che, asciugandosi, resta in rilievo. con la vernice UV è possibile ottenere un aspetto lucido, opaco oppure granuloso, a seconda del risultato finale desiderato.

Ma vediamo un po’ le differenze tra i due falsi e l’originale. Per il confronto riporto solo tre particolari che ritengo più che sufficienti per realizzare le differenze, in ciascuna figura in alto c’è sempre l’originale. Nella figura 6 sono riportate le tre cartelle grandi e si vede molto bene la puntinatura del primo tipo che sostituisce la microscrittura; il secondo tipo, invece, per quanto molto simile all’originale (ci sono anche le iniziali del Poligrafico) pur tuttavia le lettere sono meno nitide e la microscrittura è meno regolare.

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Il 75 cent falso raddoppia

Figura 6 – la cartella grande, in alto l’originale, al centro il primo tipo ed in basso il secondo tipo falso

 

Lo steso vale per la scritta Posteitaliane, i caratteri descritti per la figura 6 li ritroviamo identici nelle successive figure  7 e 8.

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Il 75 cent falso raddoppia

Figura 7 – la scritta Posteitaliane, in alto l’originale, al centro il primo tipo ed in basso il secondo tipo falso

 

Il 75 cent falso raddoppia

Figura 8 – la scritta € 0,75, in alto l’originale, al centro il primo tipo ed in basso il secondo tipo falso

 

Il quadrettato che riempie le singole lettere è molto nitido negli originali, al solito, un puntinato indecifrabile nel primo tipo, mentre, nel secondo tipo falso è stato usato il quadrettato, ma si vede molto bene la minore nitidezza. In questo caso si può notare anche una differente dimensione delle singole lettere, specialmente le “a” e la “e” di italiane. Le altre scritte che non presento in immagine hanno le stesse caratteristiche ora descritte. Un particolare cenno merita la scritta del valore € 0,75. Questa presenta sempre le medesime caratteristiche descritte per le due figure precedenti, ma in più mette in evidenza la vernice trasparente (Embossing digitale) soprastante il colore viola. Nella figura 8 si vede traslata verso sinistra ed in basso l’immagine trasparente della scritta € 0,75 formata da una serie di puntini incolonnati a simulare un rigato verticale. Questa vernice trasparente conferisce al disegno l’effetto rilievo della stampa calcografica. Tutte le parti in colore della stampa di questo secondo tipo hanno la vernice trasparente a piccoli puntini. Bisogna riconoscere che questi falsari ce l’hanno messa tutta la loro inventiva per realizzare una simulazione che potesse essere facilmente confusa con l’originale, ma questa di conferire l’effetto rilievo alla stampa penso che possa essere considerato un “eccesso di zelo” perché, per dirla in modo molto pratico, ritengo che nessun dipendente postale, tra quelli addetti alla lavorazione della corrispondenza, possa avere il tempo di verificare l’autenticità di tutti i francobolli delle missive lavorate all’interno di un CMP. Ultima nota è il differente carattere del “5” nel primo tipo.

POSTA ITALIANA: IL 70 CENTESIMI FALSO DEL III TIPO

Nicola Luciano Cipriani

In questo articolo presento il 70 cent falso del 3° tipo. Come detto per altri articoli, lo inserisco nelle mie pagine per agevolare la ricerca sui falsi noti di questa serie raggruppandoli in un unico sito. Si tratta di un precedente articolo aggiornato in base alle novità che ho riconosciuto relative al metodo di stampa chiamato embossing digitale o verniciatura UV. La precedente versione è stata pubblicata su Il Francobollo Incatenato n. 239, aprile 2014.

 

Premessa

Nel numero 238 de Il Francobollo Incatenato avevo dato la notizia del falso 70 cent. di posta italiana del IV tipo, quello cioè fatto veramente bene. Subito dopo la pubblicazione, mi è stato inviato un ulteriore falso che però è attribuibile al III tipo (figura 1). L’articolo completo sui due falsi è pubblicato su Il Postalista (Ne aspettavamo uno ed invece sono arrivati due falsi da 70 cent.), attraverso il quale ho avuto questo nuovo falso. Non posso però esimermi dal diffondere a tutti i nostri soci le caratteristiche di questo francobollo la cui notizia è stata data attraverso una news del 14 marzo 2014. Le immagini sono correlabili con la sequenza dei falsi presentata nel mio precedente articolo “Mamma mia quanti falsi” ( Il Francobollo Incatenato n. 222) e articoli successivi di falsi della stessa serie. In quella occasione presentai quattro differenti falsi, ma i primi due tipi sono scomparsi o sostituiti dai secondi i quali continuano ad essere stampati ad ogni variazione tariffaria di Poste Italiane.

il 70 cent falso del III tipo

Figura 1 – il falso del III tipo

Il falso del 3° tipo si riconosce molto facilmente per la fustellatura ad ondine larghe di passo 10, mentre quello del 4° tipo ha la fustellatura molto simile all’originale.

Nelle immagini che presento, l’originale è sempre in alto o a sinistra, a seguire il falso del 3° e 4° tipo.

Nelle figure 2 e 3 sono mostrate le differenti dimensioni tra l’originale e le imitazioni. Si tratta di differenze minime: 0,2 mm in larghezza e 0,1 mm in altezza (figura 3), quindi poco percettibili se non con un ingrandimento.

il 70 cent falso del III tipo

Figura 2 – confronto in larghezza tra l’originale (in alto) e le imitazione dei due falsi (3° tipo al centro e 4° in basso.

il 70 cent falso del III tipo

Figura 3 – Confronto in altezza, l’originale a sinistra

 

Indubbiamente queste differenze sono legate al metodo di registrazione dell’immagine, probabilmente fotografico. Da notare che nelle due imitazioni non corrispondono le larghezze. Già da queste prime due immagini possiamo notare che, mentre, il falso del 3° tipo si distingue facilmente dall’originale per la puntinatura che riempie i caratteri a stampa, quello del 4° tipo, anche con questo forte ingrandimento, ne appare decisamente simile, se si eccettua il colore della busta che vedremo più avanti.

Nella successiva figura 4 è riportata la porzione di sinistra della cartella grande.

il 70 cent falso del III tipo

Figura 4 – le scritte in cartella grande a sinistra della busta, l’originale in alto, il 3° e 4° tipo a seguire

Si nota molto bene il solito puntinato dei falsi del 3° tipo , mentre, nel 4° si nota il minore spessore dei font di stampa rispetto all’originale; questa maggiore sottigliezza conferisce all’immagine una migliore pulizia rendendo le scritte maggiormente leggibili e la microscrittura identificabile come tale. Entrambi i falsi sono stati stampati in offset o fotolito, ma differiscono tra loro per l’uso dell’embossing digitale nel 4° tipo. Nelle imitazioni precedenti della stessa serie, questo carattere era leggermente più grossolano e più facilmente individuabile e distinguibile da quello originale, mentre in questo falso i bozzoli plastici sono stati ridotti di dimensioni e la rugosità è meno palpabile.

Questa nuova versione di embossing riduce la differenza con la vera calcografia e rende più difficoltoso il suo riconoscimento, ma non impossibile. questo carattere, unito alla tipologia di stampa (offset) danno sempre la possibilità di riconoscere questa imitazione. Se osservate infatti l’immagine di figura 4, vi rendete conto che l’originale (in alto) appare più pulito dell’imitazione (in basso), tra le lettere della microscrittura appaiono piccole macchioline grigie che sono l’effetto prodotto dalla luce incidente dello scanner che, per rifrazione/riflessione, muore all’interno dei piccoli bozzoli plastici. Tutte le scritte ed il disegno sono ricoperti da questa vernice plastica che è evidente anche nelle figure 5 alla sinistra della p di poste e nel contorno superiore delle altre lettere, nella figura 6 sopra il “7” e nella figura 7 sopra la T di italia.

il 70 cent falso del III tipo

Figura 5 – parte della scritta, l’originale in alto, a seguire i due falsi del 3° e 4° tipo

 

il 70 cent falso del III tipo

Figura 6 – il valore facciale, l’originale in alto e a seguire i due falsi del 3° e 4° tipo.

 

il 70 cent falso del III tipo

Figura 7 – la scritta ITALIA, in alto l’originale e a seguire i due falsi 3° e 4° tipo.

In parallelo, le immagini mostrano le scritte del falso 3° tipo sempre costituite da un insieme irregolare di puntini colorati.

Un carattere particolare è anche la bustina che vola (figura 8). Nell’originale la busta è del medesimo colore delle scritte ed è ricoperta sempre dalla vernice dorata metallizzata che può avere riflessi più o meno evidenti, ma sempre presente. Nelle imitazioni il colore di base uguale alle scritte è sempre assente, come pure la doratura; la busta ha un colore che simula l’originale che è ricoperto dalla vernice plastica (embossing digitale o verniciatura UV).

il 70 cent falso del III tipo

Figura 8 – particolare della busta che vola, l’originale a sinistra e a seguire i due falsi 3° e 4° tipo

Nella figura 9, invece, a parte il puntinato nel falso 3° tipo, non ci sono grandi differenze da evidenziare tra le scie, c’è però da dire che l’inchiostro utilizzato non è mai proprio vicino ai toni dell’originale, pur nelle sue variazioni riscontrate nei differenti lotti di stampa.

il 70 cent falso del III tipo

Figura 9 – le scie verdi e rosse, l’originale a sinistra e a seguire nell’ordine i due falsi

Se c’è del fuori registro con la copertura di embossing digitale, sia nelle scie che nelle altre scritte è ben visibile l’effetto riflettente della copertura plastica.

La figura 10 mostra chiaramente caratteri differenti e in grassetto nel falso 3° tipo; “ROMA” risulta spostata leggermente a sinistra tanto da far diminuire la lunghezza totale dela scritta. si nota anche una leggera differenza, direi, non significativa di tono del rosso rispetto all’originale. nel 4° tipo è inoltre anche visibile, a causa del leggero ma spesso presente fuori registro tra l’embossing e l’offset, il contorno grigino dei caratteri prodotto dalla riflessione/rifrazione della luce dello scanner sull’embossing digitale.

il 70 cent falso del III tipo

Figura 10 – la scritta in ditta, l’originale in alto e a seguire i due falsi

Queste lettere sono un ottimo elemento per vedere la vernice plastica in quanto, per la loro sottigliezza, è sufficiente un piccolissimo fuori registro per metterla in risalto. Tra l’altro la vernice plastica è debolmente fluorescente e la luce viola la mette ancor più in evidenza.

Nella figura 11 è riportato il confronto tra le fustellature e possiamo notare le classiche ondine dei falsi del 3° tipo; nel 4° tipo , invece, questo carattere è stato migliorato.

il 70 cent falso del III tipo

Figura 11 – la fustellatura, in alto l’otiginale e a seguire i falsi del 3° e 4° tipo.

Come si può notare, non sono più evidenti le incisioni a “v”, gli incavi sono più arrotondati, ma i denti sono leggermente più corti e più appuntiti rispetto all’originale. Resta comunque il solito dentone arrotondato negli angoli. C’è da dire che l’incisione della fustellatura in questo tipo di falsi non ha mai avuto caratteri costanti all’interno dello stesso foglio, in alcuni francobolli è abbastanza ben fatta, in altri è più evidente l’incisione a “v”, specialmente lungo i lati verticali. In questo valore da 0,70, la fustellatura è stata migliorata e le forme a “v” sembrano non esserci più anche se la pendenza dei denti differisce dall’originale.

Nelle ultime due figure sono riportate la tracciatura verticale (figura 12) e quella orizzontale (figura 13).

il 70 cent falso del III tipo

Figura 12 – la tracciatura verticale, l’originale a sinistra, a seguire i falsi del 3° e 4° tipo.

 

il 70 cent falso del III tipo

Figura 13 – la tracciatura orizzontale, l’originale in alto, a seguire i falsi del 3° e 4° tipo

 

In entrambi i falsi (3° tipo al centro delle figure ed il 4° a destra o in basso) le tracciature sono molto incise e decisamente differenti sia tra loro che rispetto all’originale (sempre in alto nelle due figure). Anche questo carattere è stato migliorato nel 4° tipo, ma non raggiunge ancora la delicatezza e le dimensioni delle incisioni e del passo che riscontriamo negli originali. Nelle imitazioni si ha sempre un taglio profondo e largo tanto che tende ad incidere anche il foglio siliconato sottostante; questo fatto indebolisce quasi sempre la rigidità del foglio. Da notare anche la precisione degli incroci nella tracciatura originale che in entrambe le imitazione non esiste se non casualmente.

LO STAVAMO ASPETTANDO: IL FALSO DA 70 CENTESIMI DI POSTA ITALIANA

Nicola Luciano Cipriani

Ripubblico questo articolo un po’ datato, ma utile per tenere in un unico contenitore i miei articoli sui falsi della serie ordinaria Posta Italiana e l’evoluzione delle caratteristiche utilizzate per stamparli. Ho apportato alcune aggiunte relativamente a ritrovamenti successivi e alla vernice bozzolosa. L’articolo originario è apparso a suo tempo su Il Francobollo incatenato, n. 238, nel marzo 2014 e su Il Postalista 1l 17-6-15.

 

Ormai è diventata non solo una consuetudine, ma penso anche un impegno di sfida, non solo nei confronti dello Stato, ma, ritengo, anche nei nostri che cerchiamo di mettere in evidenza la non perfezione delle imitazioni. Ad ogni nuova integrazione alla serie ordinaria Posta Italiana (sono già apparsi i falsi da 0,60, 1,40, 1,50, 2,00 e 3,30), arriva l’integrazione della serie falsificata. Dalla prima pubblicazione di questo articolo sono seguiti anche i ritrovamenti dei falsi da 0,85, 1,90 e 3,60. Questi falsi vengono venduti certamente a meno del facciale per lo smercio attraverso le rivendite conniventi di valori bollati, ma nel mercato filatelico il guadagno è stato in proporzione maggiore in quanto, fino a qualche tempo fa, erano venduti a più del facciale. Oggi la situazione è meno fertile e vengono offerti stock in internet a meno del facciale.

Il nuovo valore da 0,70 falso ha delle migliorie rispetto ai precedenti fratellini: la stampa è più pulita ed appare ancora più vicina a quella degli originali. Ma, prima di passare in rassegna le sue caratteristiche e le differenze con l’originale, vorrei prima di tutto evidenziare che l’inchiostro verde e rosso sono debolmente fluorescenti, ma interessante è anche la carta utilizzata, è nuova per i falsari, un po’ meno per alcune emissioni estere: contiene al suo interno filamenti fluorescenti di vario colore, visibili solo in luce viola (figura 1). La carta superiore stampata non è molto diversa da quella degli altri falsi, diverso è invece il foglio siliconato che negli altri falsi ha riflessi perlacei. In questo falso, invece, è molto simile a quello dei francobolli originali.

 

lo stavamo aspettando: il falso da 70 centesimi

Figura 1 – il falso 0,70 in luce viola

 

Nelle immagini che seguono, l’originale è sempre in alto o a sinistra.

Nelle figure 2 e 3 sono mostrate le differenti dimensioni tra l’originale e l’imitazione. Si tratta di differenze minime: 0,2 mm in larghezza e 0,1 mm in altezza (figura 3), quindi poco percettibili se non con un ingrandimento.

 

lo stavamo aspettando: il falso da 70 centesimi

Figura 2 – confronto in larghezza tra l’originale (in alto) e l’imitazione.

 

Indubbiamente queste differenze sono legate al metodo di registrazione dell’immagine, probabilmente fotografica. Da notare che anche con l’ingrandimento riportato in queste prime due figure, le due immagini appaiono decisamente identiche, se si eccettua il colore della busta che vedremo più avanti. Nella successiva figura 4 è riportata la porzione di sinistra della cartella grande; si nota bene il minore spessore dei font di stampa nell’imitazione, questa maggiore sottigliezza conferisce all’immagine una migliore pulizia rendendo le scritte maggiormente leggibili e la microscrittura identificabile come tale. Nelle imitazioni precedenti della stessa serie, questo carattere era leggermente più grossolano e più facilmente distinguibile da quello originale.

 

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Figura 4 – le scritte in cartella grande a
sinistra della busta, l’originale in alto

 

Altro carattere di miglioria in questo nuovo falso, comune anche al fratello da 0,75, è la vernice bozzolosa o embossing digitale o verniciatura UV (questa vernice si accoppia bene con la stampa offset conferendo un aspetto estetico meno piatto) che conferisce il rilievo alla stampa in forma di buccia d’arancia. Ricorderete che l’effetto rilievo, tipico della calcografia, era stato simulato con una vernice trasparente bozzolosa che alla lente appare come plastificata. Questa vernice è lucida ed aveva i bozzoli un po’ troppo grandi tanto da essere facilmente riconoscibile facendo scivolare il polpastrello sul disegno. La nuova versione di questa vernice plastica è stata applicata con bozzoli molto più piccoli e la differenza con la vera calcografia si è ridotta ma resta comunque riconoscibile. In ogni caso rimane sempre la possibilità di riconoscere questa imitazione. Se osservate infatti l’immagine di figura 4, vi rendete conto che l’originale appare più pulito dell’imitazione (in basso), tra le lettere della microscrittura appaiono piccole macchioline grigie che sono l’effetto prodotto dalla luce incidente dello scanner che muore all’interno dei piccoli bozzoli plastici. Se poi questa vernice è un po’ fuori registro rispetto al colore, allora queste macchioline grigie si vedono anche lungo uno o due bordi del disegno (dipende dall’entità e dalla direzione del fuori registro). Nel caso di figura 4 (in basso), si vede bene come i bordi superiore e sinistro siano accompagnati da una serie di puntini grigi, visibili molto bene sopra la parola poste in alto a sinistra. Tutte le scritte ed il disegno hanno come base questa vernice plastica che è evidente anche nelle figure 5 alla sinistra della p di poste e nel contorno superiore delle altre lettere, nella figura 6 sopra il “7” e nella figura 7 sopra la t di italia.

lo stavamo aspettando: il falso da 70 centesimi

Figura 5 – parte della scritta l’originale in alto

 

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Figura 6 – il valore, l’originale in alto

 

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Figura 7 – la scritta ITALIA, l’originale in alto

 

Un carattere particolare è anche la bustina che vola (figura 8), nell’originale ha sempre la copertura dorata che può avere riflessi più o meno evidenti, ma sempre presente; nell’imitazione la doratura è sempre assente, ma con luce radente è molto lucida grazie alla verniciatura UV.

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Figura 8 – la busta, l’originale a sinistra

 

Nella figura 9, invece, non ci sono grandi differenze da evidenziare, però c’è da dire che l’inchiostro utilizzato per questi falsi è sempre molto lucido che ben riflette la luce radente. Se c’è del fuori registro con la vernice plastica sottostante, sia nelle scie che nelle altre scritte è ben visibile l’effetto riflettente dell’inchiostro.

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Figura 9 – le scie, l’originale a
sinistra

 

La figura 10 mostra una leggera differenza di tono del rosso, direi non significativa; è interessante, invece, in quanto mostra bene, a causa del fuori registro, la vernice plastica sottostante la quale conferisce un aspetto non ben definito ai caratteri. Queste lettere sono un ottimo elemento per vedere la vernice plastica in quanto, per la loro sottigliezza, è sufficiente un piccolissimo fuori registro per metterla in risalto. Tra l’altro la vernice plastica è debolmente fluorescente e la luce viola la mette in evidenza.

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Figura 10 – la scritta in ditta, l’originale in alto

 

Anche la fustellatura è stata migliorata (figura 11). Come si può notare, non sono più evidenti le incisioni a “v”, gli incavi sono più arrotondati, ma i denti sono leggermente più corti e più appuntiti rispetto all’originale.

lo stavamo aspettando: il falso da 70 centesimi

Figura 11 – la fustellatura, l’originale in alto

 

Resta comunque il solito dentone arrotondato negli angoli. C’è da dire che l’incisione della fustellatura nel falso non ha mai avuto caratteri costanti all’interno dello stesso foglio, in alcuni francobolli è abbastanza ben fatta, in altri è più evidente l’incisione a “v”, specialmente lungo i lati verticali. In questo valore da 0,70, la fustellatura è stata migliorata e le forme a “v” sembrano non esserci più anche se la pendenza dei denti è diversa dall’originale.

Nelle ultime due figure è riportata la tracciatura verticale (figura 12) e quella orizzontale (figura 13).

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Figura 12 – la tracciatura verticale, l’originale in alto

 

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Figura 13 – la tracciatura orizzontale, l’originale in alto

 

Anche questo carattere è stato migliorato, ma non raggiunge ancora la delicatezza e le dimensioni delle incisioni e del passo che riscontriamo negli originali (sempre in alto nelle due figure). Nelle imitazioni si ha sempre un taglio profondo e largo tanto da indebolire spesso la rigidità del foglio; da notare anche la precisione degli incroci nella tracciatura originale che nell’imitazione non esiste se non casualmente.

MAMMA MIA QUANTI FALSI DA 0,60 DI POSTA ITALIANA!

Nicola Luciano Cipriani

 

Premessa

questo é un articolo che raccoglie tutti i falsi da 0,60 di Posta Italiana e li mette a confronto con l’originale. Sono prese in considerazione tutti gli elementi che compongono la vignetta. Come detto per altri articoli, lo inserisco nelle mie pagine per agevolare la ricerca sui falsi noti di questa serie raggruppandoli in un unico sito. E’ un articolo pubblicato su Il Francobollo Incatenato n. 222, ottobre 2010, e su Il Postalista il 7.03.2014.

 

Introduzione

Purtroppo devo ripetermi. Quando, il 7 luglio 2009 uscì la nuova ordinaria di Posta Italiana, dissi subito e con chiarezza che questi francobolli sarebbero stati facilmente falsificabili. Con puntualità la cosa è stata realizzata anche se in vario modo, come vedremo più avanti. Di certo, bisogna riconoscere che il titolo dato a questo articolo parla da sé. Quando vengono prodotti francobolli falsi, è difficile avere l’opportunità di accorgersene sin dall’inizio; in genere ci si rende conto solo quando capita una missiva tra le mani di qualche collezionista oppure se qualche smerciatore li propone a livello collezionistico cosa che, bisogna riconoscere, succede sempre più spesso. La prima segnalazione di un falso di Posta Italiana risale al 5 giugno 2010 (figura 1), da quanto tempo era in circolazione? Il suo ritrovamento fu realmente casuale, come comunicato da Diego Carrarosul n. 199 de Il Francobollo Incatenato.

mamma mia quanti falsi!

Figura 1 – 60 cent. falso I tipo

 

Questo falso è decisamente grossolano e mal fatto, facilmente riconoscibile nel colore della busta volante e nella fustellatura fatta ad ondine con passo 10. Vedremo più avanti gli altri elementi distintivi. Non è facile stabilire la cronologia delle comparse sul mercato dei francobolli falsi di questa emissione, come non è facile stabilire la data di immissione sul mercato; dobbiamo, come al solito, basarci sulle date dei documenti postali che riusciamo ad individuare. Su questa base, possiamo dire che le imitazioni sono comparse tutte tra il 2010 ed il 2011, forse, solo quello denominato III tipo potrebbe essere stato distribuito nel 2011 in quanto il ritrovamento è di questa primavera (segnalazione del nostro socio C. C.). Sicuramente i falsari si sono messi all’opera subito dopo l’emissione della nuova ordinaria. Ad ogni modo del II tipo abbiamo notizia di ritrovamenti su bustoni (figura 2) e fuori tariffa (€ 1,80) nel corso del 2011 e qualche lettera primo porto ed una secondo porto con l’aggiunta di un 20 cent. di Posta Italiana

mamma mia quanti falsi!

Figura 2 – 60 cent. falso II tipo

 

Di tutti questi falsi sono noti solo i valori da 60 cent.; tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011 sono comparsi ulteriori falsi, molto insidiosi per il livello dell’imitazione, di tutti i valori, ad eccezione dei piccoli (5, 10 e 20 cent.) e di quello da 75 cent. Chiamerò IV tipo questi ultimi, anche se probabilmente non lo sono cronologicamente; ho preferito descrivere in successione gli altri tre tipi che ben si differenziano da questi ultimi, anche se il terzo tipo ha caratteristiche proprie. Delle imitazioni del IV tipo ho pubblicato una descrizione ne: Il francobollo Incatenato n. 215. A seguire le immagini del III eIV tipo.

mamma mia quanti falsi!

Figura 3 – 60 cent. falso III tipo

 

 

mamma mia quanti falsi!

Figura 4 – 1,40 falso del IV tipo in questa versione è stata falsificata la serie completa.

 

Nel proseguo del testo, per la descrizione delle differenze tra questi francobolli presenterò prima sempre l’originale e, a seguire, i tipi I, II, III e IV.

Parliamo innanzitutto della carta, quella del I tipo è lucida, morbida, e bianca, inoltre, essa non oppone resistenza piegandola dolcemente tra le dita. Per questo falso non ho potuto visionare le caratteristiche della carta siliconata di supporto. Le caratteristiche della carta del francobollo del II tipo sono molto simili a quella del I tipo, inoltre la carta siliconata di supporto è bianca brillante. Quella del francobollo del III tipo invece è molto più lucida, bianca e leggermente più resistente alla flessione, inoltre, quella siliconata di supporto è bianca opaca, quasi grigina. La carta dei francobolli del IV tipo, invece, è bianca, opaca, più resistente dei precedenti alla flessione tra le dita la carta siliconata di supporto è bianca, con tonalità compresa tra quella del II e III tipo. Di tutte queste imitazioni, quella che presenta le caratteristiche della carta più simile all’originale è decisamente l’imitazione del IV tipo. Nell’originale infatti riscontriamo sia la carta semilucida (prime tirature) che opaca (tirature più recenti), ma, sempre abbastanza resistente alla flessione. Il supporto siliconato è quasi sempre bianco, ma mai smorto o brillante.

La stampa in nessuna imitazione è in calcografia, direi tutte in offset. In particolare i tipi I e II hanno il tratto pieno per i contorni e le linee, mentre per i riempimenti è stato usato un retino piuttosto grosso a pallini con una densità del 50% circa. Anche il III tipo è stato stampato in offset, ma con retini molto fini e a più colori; questo carattere si vede bene negli ingrandimenti delle figure 5, 6, 7, 8 e 9.

Il quarto tipo si differenzia dalle prime tre imitazioni, la stampa è sempre a tratto pieno e per i riempimenti della busta e delle scie è stato usato un retino a maglia quadrate, molto simile all’originale, ma con inclinazione leggermente differente. Come detto queste imitazioni sono molto vicine all’originale e possono passare facilmente inosservate; i falsari hanno anche adottato un accorgimento che simula la calcografia: su tutte le parti del disegno è stata sovrapposta una speciale vernice trasparente che ha prodotto microscopici globosità superficiali (stama a verniciatura UV o embossing digitale) che producono l’effetto delle asperità della calcografia. In taluni esemplari l’effetto è eccessivo, ma in altri anche questo carattere si avvicina molto all’originale. Nella figura 5 è messa a confronto lamicroscrittura.

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Figura 5 – in alto l’originale ed a seguire verso il basso i falsi I, II, III e IV tipo

 

Nelle imitazioni del I, II tipo è leggibile la microscrittura e mancano le lettere nascoste “IPZS” disperse nel testo. Le righe sono 9 anziché 8 e la prima parola è EPOSTE, con la gambina della N precedente appena accennata e mal definibile per l’interferenza della cornice, anziché POSTE.  Nel III tipo la microscrittura è sostituita da una massa informe di puntini colorati con prevalente tonalità del blu. Infine, il IV tipo ha la microscrittura su 8 righe e con le lettere nascoste “IPZS”, il tutto è molto simile all’originale. La cartella piccola posta a sinistra della scritta “Posta Italiana” (figura 6) presenta le stesse caratteristiche di quelladestra.

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Figura 6 – cartella piccola, a sinistra l’originale, a seguire le imitazioni

 

Anche in questo caso il I e II tipo sono molto simili e la prima parola è ANEPO anziché POSTEIT.

Il valore facciale “€ 0,60” (figura 7) conferma similitudini e differenze viste fino ad ora: il I e II tipo sono identici nelle linee generali differendo tra loro solo per la inchiostrazione un po’ più pesante; in questo caso si può notare, rispetto all’originale, la differente forma del simbolo dell’euro, leggermente ellittica, e quella delle cifre: lo “0” più stretto ed il “6” con l’occhiello più piccolo e la curva alta più accentuata. Il III ed il IV tipo, invece, sono molto simili all’originale.

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Figura 7 – in alto l’originale, a seguire verso il basso dal I al IV tipo

 

Anche le figure 8, 9 e 10 ripropongono le conferme delle similitudini e differenze riscontrate: I e II tipo uguali tra loro, il III differente da tutti ed il IV simile all’originale.

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Figura 8 – in alto l’originale ed a seguire i quattro tipi di falsi,

 

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Figura 9 – a sinistra l’originale, a seguire dal I al IV tipo

 

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Figura 10 – in alto l’originale ed a seguire verso il basso i quattro falsi

 

Un discorso a parte merita la tracciatura (perforazione a tratteggio) e la fustellatura (figura 11). La tracciatura dei tipi II e III è identica: 2 mm di linea forata e 1 mm intatto. Del primo tipo non ho elementi per effettuare le misure, ma penso che possa essere ipotizzata la sua appartenenza a questo gruppo per le forti similitudini con il II tipo. Il IV tipo ha invece 3 mm, in verticale, e 3,5, in orizzontale, di tratto tagliato e 1 intatto. L’originale ha, invece, 2,5 e 0,5.

Anche la fustellatura conferma ulteriormente differenze e similitudini riscontrate nell’analisi di questi falsi, in particolare è da notare che i fustellatori utilizzati per i tipi I, II e III sono identici sia nel passo (10), sia nella modalità del taglio. Si tratta, infatti, di segmenti di fustellatori lineari separati tra loro ed accostati in modo da comporre il rettangolo che delimita il francobollo, essi sono probabilmente montati su un unico telaio. Agli angoli del francobollo si vede bene la non continuità del taglio. Il fustellatore del IV tipo è, invece, costituito da un unico elemento rettangolare che taglia come una lama in continuo il contorno del francobollo. La similitudine con l’originale è elevata e non facilmente distinguibile. La misura del passo ha fornito il valore 11,25 (contro 11 dell’originale), ma più che questo valore, è indicativa la forma dei denti, sia di quello grande in corrispondenza degli angoli, sia degli altri. intendiamoci, non si tratta di evidenti differenze, però il dente d’angolo è più tondo, mentre, gli altri sono leggermente più appuntiti rispetto aglioriginali.

mamma mia quanti falsi!

Figura 11 – in alto l’originale, a seguire verso il basso, dal I al IV tipo

 

Per concludere resta solo da dire che, con un buon grado di certezza, i tipi I e II sono stati eseguiti dalla stessa mano e che le differenze di colore sono dovute solo ad una differente inchiostrazione; le leggere differenze di tonalità cromatiche che si riscontrano nel rosso (che appare più violaceo nel I tipo) non le ritengo diagnostiche e penso che questi due falsi debbano essere considerati due tipi di una stessa produzione. Il III tipo differisce molto dai primi due e non ci sono elementi diagnostici per attribuirlo alla stessa mano dei precedenti, anche se non si può escludere una evoluzione della tipologia di stampa, ma sarei propenso a tenerlo separato. Il IV tipo è da tenere distinto dai precedenti in quanto eseguito con tecniche decisamente differenti. Come già esposto, la sua elevata similitudine con l’originale lo rende veramente molto insidioso, può passare non solo molto facilmente per posta, anche se sottoposto a controlli visivi, ma anche essere scartato per apparire poco interessante agli occhi di molti collezionisti.

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