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Nicola Luciano Cipriani

Posta Italiana

prima emissione 2009

MAMMA MIA QUANTI FALSI DA 0,60 DI POSTA ITALIANA!

Nicola Luciano Cipriani

 

Premessa

questo é un articolo che raccoglie tutti i falsi da 0,60 di Posta Italiana e li mette a confronto con l’originale. Sono prese in considerazione tutti gli elementi che compongono la vignetta. Come detto per altri articoli, lo inserisco nelle mie pagine per agevolare la ricerca sui falsi noti di questa serie raggruppandoli in un unico sito. E’ un articolo pubblicato su Il Francobollo Incatenato n. 222, ottobre 2010, e su Il Postalista il 7.03.2014.

 

Introduzione

Purtroppo devo ripetermi. Quando, il 7 luglio 2009 uscì la nuova ordinaria di Posta Italiana, dissi subito e con chiarezza che questi francobolli sarebbero stati facilmente falsificabili. Con puntualità la cosa è stata realizzata anche se in vario modo, come vedremo più avanti. Di certo, bisogna riconoscere che il titolo dato a questo articolo parla da sé. Quando vengono prodotti francobolli falsi, è difficile avere l’opportunità di accorgersene sin dall’inizio; in genere ci si rende conto solo quando capita una missiva tra le mani di qualche collezionista oppure se qualche smerciatore li propone a livello collezionistico cosa che, bisogna riconoscere, succede sempre più spesso. La prima segnalazione di un falso di Posta Italiana risale al 5 giugno 2010 (figura 1), da quanto tempo era in circolazione? Il suo ritrovamento fu realmente casuale, come comunicato da Diego Carrarosul n. 199 de Il Francobollo Incatenato.

mamma mia quanti falsi!

Figura 1 – 60 cent. falso I tipo

 

Questo falso è decisamente grossolano e mal fatto, facilmente riconoscibile nel colore della busta volante e nella fustellatura fatta ad ondine con passo 10. Vedremo più avanti gli altri elementi distintivi. Non è facile stabilire la cronologia delle comparse sul mercato dei francobolli falsi di questa emissione, come non è facile stabilire la data di immissione sul mercato; dobbiamo, come al solito, basarci sulle date dei documenti postali che riusciamo ad individuare. Su questa base, possiamo dire che le imitazioni sono comparse tutte tra il 2010 ed il 2011, forse, solo quello denominato III tipo potrebbe essere stato distribuito nel 2011 in quanto il ritrovamento è di questa primavera (segnalazione del nostro socio C. C.). Sicuramente i falsari si sono messi all’opera subito dopo l’emissione della nuova ordinaria. Ad ogni modo del II tipo abbiamo notizia di ritrovamenti su bustoni (figura 2) e fuori tariffa (€ 1,80) nel corso del 2011 e qualche lettera primo porto ed una secondo porto con l’aggiunta di un 20 cent. di Posta Italiana

mamma mia quanti falsi!

Figura 2 – 60 cent. falso II tipo

 

Di tutti questi falsi sono noti solo i valori da 60 cent.; tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011 sono comparsi ulteriori falsi, molto insidiosi per il livello dell’imitazione, di tutti i valori, ad eccezione dei piccoli (5, 10 e 20 cent.) e di quello da 75 cent. Chiamerò IV tipo questi ultimi, anche se probabilmente non lo sono cronologicamente; ho preferito descrivere in successione gli altri tre tipi che ben si differenziano da questi ultimi, anche se il terzo tipo ha caratteristiche proprie. Delle imitazioni del IV tipo ho pubblicato una descrizione ne: Il francobollo Incatenato n. 215. A seguire le immagini del III eIV tipo.

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Figura 3 – 60 cent. falso III tipo

 

 

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Figura 4 – 1,40 falso del IV tipo in questa versione è stata falsificata la serie completa.

 

Nel proseguo del testo, per la descrizione delle differenze tra questi francobolli presenterò prima sempre l’originale e, a seguire, i tipi I, II, III e IV.

Parliamo innanzitutto della carta, quella del I tipo è lucida, morbida, e bianca, inoltre, essa non oppone resistenza piegandola dolcemente tra le dita. Per questo falso non ho potuto visionare le caratteristiche della carta siliconata di supporto. Le caratteristiche della carta del francobollo del II tipo sono molto simili a quella del I tipo, inoltre la carta siliconata di supporto è bianca brillante. Quella del francobollo del III tipo invece è molto più lucida, bianca e leggermente più resistente alla flessione, inoltre, quella siliconata di supporto è bianca opaca, quasi grigina. La carta dei francobolli del IV tipo, invece, è bianca, opaca, più resistente dei precedenti alla flessione tra le dita la carta siliconata di supporto è bianca, con tonalità compresa tra quella del II e III tipo. Di tutte queste imitazioni, quella che presenta le caratteristiche della carta più simile all’originale è decisamente l’imitazione del IV tipo. Nell’originale infatti riscontriamo sia la carta semilucida (prime tirature) che opaca (tirature più recenti), ma, sempre abbastanza resistente alla flessione. Il supporto siliconato è quasi sempre bianco, ma mai smorto o brillante.

La stampa in nessuna imitazione è in calcografia, direi tutte in offset. In particolare i tipi I e II hanno il tratto pieno per i contorni e le linee, mentre per i riempimenti è stato usato un retino piuttosto grosso a pallini con una densità del 50% circa. Anche il III tipo è stato stampato in offset, ma con retini molto fini e a più colori; questo carattere si vede bene negli ingrandimenti delle figure 5, 6, 7, 8 e 9.

Il quarto tipo si differenzia dalle prime tre imitazioni, la stampa è sempre a tratto pieno e per i riempimenti della busta e delle scie è stato usato un retino a maglia quadrate, molto simile all’originale, ma con inclinazione leggermente differente. Come detto queste imitazioni sono molto vicine all’originale e possono passare facilmente inosservate; i falsari hanno anche adottato un accorgimento che simula la calcografia: su tutte le parti del disegno è stata sovrapposta una speciale vernice trasparente che ha prodotto microscopici globosità superficiali (stama a verniciatura UV o embossing digitale) che producono l’effetto delle asperità della calcografia. In taluni esemplari l’effetto è eccessivo, ma in altri anche questo carattere si avvicina molto all’originale. Nella figura 5 è messa a confronto lamicroscrittura.

mamma mia quanti falsi!

Figura 5 – in alto l’originale ed a seguire verso il basso i falsi I, II, III e IV tipo

 

Nelle imitazioni del I, II tipo è leggibile la microscrittura e mancano le lettere nascoste “IPZS” disperse nel testo. Le righe sono 9 anziché 8 e la prima parola è EPOSTE, con la gambina della N precedente appena accennata e mal definibile per l’interferenza della cornice, anziché POSTE.  Nel III tipo la microscrittura è sostituita da una massa informe di puntini colorati con prevalente tonalità del blu. Infine, il IV tipo ha la microscrittura su 8 righe e con le lettere nascoste “IPZS”, il tutto è molto simile all’originale. La cartella piccola posta a sinistra della scritta “Posta Italiana” (figura 6) presenta le stesse caratteristiche di quelladestra.

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Figura 6 – cartella piccola, a sinistra l’originale, a seguire le imitazioni

 

Anche in questo caso il I e II tipo sono molto simili e la prima parola è ANEPO anziché POSTEIT.

Il valore facciale “€ 0,60” (figura 7) conferma similitudini e differenze viste fino ad ora: il I e II tipo sono identici nelle linee generali differendo tra loro solo per la inchiostrazione un po’ più pesante; in questo caso si può notare, rispetto all’originale, la differente forma del simbolo dell’euro, leggermente ellittica, e quella delle cifre: lo “0” più stretto ed il “6” con l’occhiello più piccolo e la curva alta più accentuata. Il III ed il IV tipo, invece, sono molto simili all’originale.

mamma mia quanti falsi!

Figura 7 – in alto l’originale, a seguire verso il basso dal I al IV tipo

 

Anche le figure 8, 9 e 10 ripropongono le conferme delle similitudini e differenze riscontrate: I e II tipo uguali tra loro, il III differente da tutti ed il IV simile all’originale.

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Figura 8 – in alto l’originale ed a seguire i quattro tipi di falsi,

 

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Figura 9 – a sinistra l’originale, a seguire dal I al IV tipo

 

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Figura 10 – in alto l’originale ed a seguire verso il basso i quattro falsi

 

Un discorso a parte merita la tracciatura (perforazione a tratteggio) e la fustellatura (figura 11). La tracciatura dei tipi II e III è identica: 2 mm di linea forata e 1 mm intatto. Del primo tipo non ho elementi per effettuare le misure, ma penso che possa essere ipotizzata la sua appartenenza a questo gruppo per le forti similitudini con il II tipo. Il IV tipo ha invece 3 mm, in verticale, e 3,5, in orizzontale, di tratto tagliato e 1 intatto. L’originale ha, invece, 2,5 e 0,5.

Anche la fustellatura conferma ulteriormente differenze e similitudini riscontrate nell’analisi di questi falsi, in particolare è da notare che i fustellatori utilizzati per i tipi I, II e III sono identici sia nel passo (10), sia nella modalità del taglio. Si tratta, infatti, di segmenti di fustellatori lineari separati tra loro ed accostati in modo da comporre il rettangolo che delimita il francobollo, essi sono probabilmente montati su un unico telaio. Agli angoli del francobollo si vede bene la non continuità del taglio. Il fustellatore del IV tipo è, invece, costituito da un unico elemento rettangolare che taglia come una lama in continuo il contorno del francobollo. La similitudine con l’originale è elevata e non facilmente distinguibile. La misura del passo ha fornito il valore 11,25 (contro 11 dell’originale), ma più che questo valore, è indicativa la forma dei denti, sia di quello grande in corrispondenza degli angoli, sia degli altri. intendiamoci, non si tratta di evidenti differenze, però il dente d’angolo è più tondo, mentre, gli altri sono leggermente più appuntiti rispetto aglioriginali.

mamma mia quanti falsi!

Figura 11 – in alto l’originale, a seguire verso il basso, dal I al IV tipo

 

Per concludere resta solo da dire che, con un buon grado di certezza, i tipi I e II sono stati eseguiti dalla stessa mano e che le differenze di colore sono dovute solo ad una differente inchiostrazione; le leggere differenze di tonalità cromatiche che si riscontrano nel rosso (che appare più violaceo nel I tipo) non le ritengo diagnostiche e penso che questi due falsi debbano essere considerati due tipi di una stessa produzione. Il III tipo differisce molto dai primi due e non ci sono elementi diagnostici per attribuirlo alla stessa mano dei precedenti, anche se non si può escludere una evoluzione della tipologia di stampa, ma sarei propenso a tenerlo separato. Il IV tipo è da tenere distinto dai precedenti in quanto eseguito con tecniche decisamente differenti. Come già esposto, la sua elevata similitudine con l’originale lo rende veramente molto insidioso, può passare non solo molto facilmente per posta, anche se sottoposto a controlli visivi, ma anche essere scartato per apparire poco interessante agli occhi di molti collezionisti.

IL 70 CENTESIMI FALSO DEL III TIPO

Nicola Luciano Cipriani

In questo articolo presento il 70 cent falso del 3° tipo. Come detto per altri articoli, lo inserisco nelle mie pagine per agevolare la ricerca sui falsi noti di questa serie raggruppandoli in un unico sito. Si tratta di un precedente articolo aggiornato in base alle novità che ho riconosciuto relative al metodo di stampa chiamato embossing digitale o verniciatura UV. La precedente versione è stata pubblicata su Il Francobollo Incatenato n. 239, aprile 2014.

 

Premessa

Nel numero 238 de Il Francobollo Incatenato avevo dato la notizia del falso 70 cent. di posta italiana del IV tipo, quello cioè fatto veramente bene. Subito dopo la pubblicazione, mi è stato inviato un ulteriore falso che però è attribuibile al III tipo (figura 1). L’articolo completo sui due falsi è pubblicato su Il Postalista (Ne aspettavamo uno ed invece sono arrivati due falsi da 70 cent.), attraverso il quale ho avuto questo nuovo falso. Non posso però esimermi dal diffondere a tutti i nostri soci le caratteristiche di questo francobollo la cui notizia è stata data attraverso una news del 14 marzo 2014. Le immagini sono correlabili con la sequenza dei falsi presentata nel mio precedente articolo “Mamma mia quanti falsi” ( Il Francobollo Incatenato n. 222) e articoli successivi di falsi della stessa serie. In quella occasione presentai quattro differenti falsi, ma i primi due tipi sono scomparsi o sostituiti dai secondi i quali continuano ad essere stampati ad ogni variazione tariffaria di Poste Italiane.

il 70 cent falso del III tipo

Figura 1 – il falso del III tipo

Il falso del 3° tipo si riconosce molto facilmente per la fustellatura ad ondine larghe di passo 10, mentre quello del 4° tipo ha la fustellatura molto simile all’originale.

Nelle immagini che presento, l’originale è sempre in alto o a sinistra, a seguire il falso del 3° e 4° tipo.

Nelle figure 2 e 3 sono mostrate le differenti dimensioni tra l’originale e le imitazioni. Si tratta di differenze minime: 0,2 mm in larghezza e 0,1 mm in altezza (figura 3), quindi poco percettibili se non con un ingrandimento.

il 70 cent falso del III tipo

Figura 2 – confronto in larghezza tra l’originale (in alto) e le imitazione dei due falsi (3° tipo al centro e 4° in basso.

il 70 cent falso del III tipo

Figura 3 – Confronto in altezza, l’originale a sinistra

 

Indubbiamente queste differenze sono legate al metodo di registrazione dell’immagine, probabilmente fotografico. Da notare che nelle due imitazioni non corrispondono le larghezze. Già da queste prime due immagini possiamo notare che, mentre, il falso del 3° tipo si distingue facilmente dall’originale per la puntinatura che riempie i caratteri a stampa, quello del 4° tipo, anche con questo forte ingrandimento, ne appare decisamente simile, se si eccettua il colore della busta che vedremo più avanti.

Nella successiva figura 4 è riportata la porzione di sinistra della cartella grande.

il 70 cent falso del III tipo

Figura 4 – le scritte in cartella grande a sinistra della busta, l’originale in alto, il 3° e 4° tipo a seguire

Si nota molto bene il solito puntinato dei falsi del 3° tipo , mentre, nel 4° si nota il minore spessore dei font di stampa rispetto all’originale; questa maggiore sottigliezza conferisce all’immagine una migliore pulizia rendendo le scritte maggiormente leggibili e la microscrittura identificabile come tale. Entrambi i falsi sono stati stampati in offset o fotolito, ma differiscono tra loro per l’uso dell’embossing digitale nel 4° tipo. Nelle imitazioni precedenti della stessa serie, questo carattere era leggermente più grossolano e più facilmente individuabile e distinguibile da quello originale, mentre in questo falso i bozzoli plastici sono stati ridotti di dimensioni e la rugosità è meno palpabile.

Questa nuova versione di embossing riduce la differenza con la vera calcografia e rende più difficoltoso il suo riconoscimento, ma non impossibile. questo carattere, unito alla tipologia di stampa (offset) danno sempre la possibilità di riconoscere questa imitazione. Se osservate infatti l’immagine di figura 4, vi rendete conto che l’originale (in alto) appare più pulito dell’imitazione (in basso), tra le lettere della microscrittura appaiono piccole macchioline grigie che sono l’effetto prodotto dalla luce incidente dello scanner che, per rifrazione/riflessione, muore all’interno dei piccoli bozzoli plastici. Tutte le scritte ed il disegno sono ricoperti da questa vernice plastica che è evidente anche nelle figure 5 alla sinistra della p di poste e nel contorno superiore delle altre lettere, nella figura 6 sopra il “7” e nella figura 7 sopra la T di italia.

il 70 cent falso del III tipo

Figura 5 – parte della scritta, l’originale in alto, a seguire i due falsi del 3° e 4° tipo

 

il 70 cent falso del III tipo

Figura 6 – il valore facciale, l’originale in alto e a seguire i due falsi del 3° e 4° tipo.

 

il 70 cent falso del III tipo

Figura 7 – la scritta ITALIA, in alto l’originale e a seguire i due falsi 3° e 4° tipo.

In parallelo, le immagini mostrano le scritte del falso 3° tipo sempre costituite da un insieme irregolare di puntini colorati.

Un carattere particolare è anche la bustina che vola (figura 8). Nell’originale la busta è del medesimo colore delle scritte ed è ricoperta sempre dalla vernice dorata metallizzata che può avere riflessi più o meno evidenti, ma sempre presente. Nelle imitazioni il colore di base uguale alle scritte è sempre assente, come pure la doratura; la busta ha un colore che simula l’originale che è ricoperto dalla vernice plastica (embossing digitale o verniciatura UV).

il 70 cent falso del III tipo

Figura 8 – particolare della busta che vola, l’originale a sinistra e a seguire i due falsi 3° e 4° tipo

Nella figura 9, invece, a parte il puntinato nel falso 3° tipo, non ci sono grandi differenze da evidenziare tra le scie, c’è però da dire che l’inchiostro utilizzato non è mai proprio vicino ai toni dell’originale, pur nelle sue variazioni riscontrate nei differenti lotti di stampa.

il 70 cent falso del III tipo

Figura 9 – le scie verdi e rosse, l’originale a sinistra e a seguire nell’ordine i due falsi

Se c’è del fuori registro con la copertura di embossing digitale, sia nelle scie che nelle altre scritte è ben visibile l’effetto riflettente della copertura plastica.

La figura 10 mostra chiaramente caratteri differenti e in grassetto nel falso 3° tipo; “ROMA” risulta spostata leggermente a sinistra tanto da far diminuire la lunghezza totale dela scritta. si nota anche una leggera differenza, direi, non significativa di tono del rosso rispetto all’originale. nel 4° tipo è inoltre anche visibile, a causa del leggero ma spesso presente fuori registro tra l’embossing e l’offset, il contorno grigino dei caratteri prodotto dalla riflessione/rifrazione della luce dello scanner sull’embossing digitale.

il 70 cent falso del III tipo

Figura 10 – la scritta in ditta, l’originale in alto e a seguire i due falsi

Queste lettere sono un ottimo elemento per vedere la vernice plastica in quanto, per la loro sottigliezza, è sufficiente un piccolissimo fuori registro per metterla in risalto. Tra l’altro la vernice plastica è debolmente fluorescente e la luce viola la mette ancor più in evidenza.

Nella figura 11 è riportato il confronto tra le fustellature e possiamo notare le classiche ondine dei falsi del 3° tipo; nel 4° tipo , invece, questo carattere è stato migliorato.

il 70 cent falso del III tipo

Figura 11 – la fustellatura, in alto l’otiginale e a seguire i falsi del 3° e 4° tipo.

Come si può notare, non sono più evidenti le incisioni a “v”, gli incavi sono più arrotondati, ma i denti sono leggermente più corti e più appuntiti rispetto all’originale. Resta comunque il solito dentone arrotondato negli angoli. C’è da dire che l’incisione della fustellatura in questo tipo di falsi non ha mai avuto caratteri costanti all’interno dello stesso foglio, in alcuni francobolli è abbastanza ben fatta, in altri è più evidente l’incisione a “v”, specialmente lungo i lati verticali. In questo valore da 0,70, la fustellatura è stata migliorata e le forme a “v” sembrano non esserci più anche se la pendenza dei denti differisce dall’originale.

Nelle ultime due figure sono riportate la tracciatura verticale (figura 12) e quella orizzontale (figura 13).

il 70 cent falso del III tipo

Figura 12 – la tracciatura verticale, l’originale a sinistra, a seguire i falsi del 3° e 4° tipo.

 

il 70 cent falso del III tipo

Figura 13 – la tracciatura orizzontale, l’originale in alto, a seguire i falsi del 3° e 4° tipo

 

In entrambi i falsi (3° tipo al centro delle figure ed il 4° a destra o in basso) le tracciature sono molto incise e decisamente differenti sia tra loro che rispetto all’originale (sempre in alto nelle due figure). Anche questo carattere è stato migliorato nel 4° tipo, ma non raggiunge ancora la delicatezza e le dimensioni delle incisioni e del passo che riscontriamo negli originali. Nelle imitazioni si ha sempre un taglio profondo e largo tanto che tende ad incidere anche il foglio siliconato sottostante; questo fatto indebolisce quasi sempre la rigidità del foglio. Da notare anche la precisione degli incroci nella tracciatura originale che in entrambe le imitazione non esiste se non casualmente.

LO STAVAMO ASPETTANDO: IL FALSO DA 70CENTESIMI

Nicola Luciano Cipriani

Ripubblico questo articolo un po’ datato, ma utile per tenere in un unico contenitore i miei articoli sui falsi della serie ordinaria Posta Italiana e l’evoluzione delle caratteristiche utilizzate per stamparli. Ho apportato alcune aggiunte relativamente a ritrovamenti successivi e alla vernice bozzolosa. L’articolo originario è apparso a suo tempo su Il Francobollo incatenato, n. 238, nel marzo 2014 e su Il Postalista 1l 17-6-15.

 

Ormai è diventata non solo una consuetudine, ma penso anche un impegno di sfida, non solo nei confronti dello Stato, ma, ritengo, anche nei nostri che cerchiamo di mettere in evidenza la non perfezione delle imitazioni. Ad ogni nuova integrazione alla serie ordinaria Posta Italiana (sono già apparsi i falsi da 0,60, 1,40, 1,50, 2,00 e 3,30), arriva l’integrazione della serie falsificata. Dalla prima pubblicazione di questo articolo sono seguiti anche i ritrovamenti dei falsi da 0,85, 1,90 e 3,60. Questi falsi vengono venduti certamente a meno del facciale per lo smercio attraverso le rivendite conniventi di valori bollati, ma nel mercato filatelico il guadagno è stato in proporzione maggiore in quanto, fino a qualche tempo fa, erano venduti a più del facciale. Oggi la situazione è meno fertile e vengono offerti stock in internet a meno del facciale.

Il nuovo valore da 0,70 falso ha delle migliorie rispetto ai precedenti fratellini: la stampa è più pulita ed appare ancora più vicina a quella degli originali. Ma, prima di passare in rassegna le sue caratteristiche e le differenze con l’originale, vorrei prima di tutto evidenziare che l’inchiostro verde e rosso sono debolmente fluorescenti, ma interessante è anche la carta utilizzata, è nuova per i falsari, un po’ meno per alcune emissioni estere: contiene al suo interno filamenti fluorescenti di vario colore, visibili solo in luce viola (figura 1). La carta superiore stampata non è molto diversa da quella degli altri falsi, diverso è invece il foglio siliconato che negli altri falsi ha riflessi perlacei. In questo falso, invece, è molto simile a quello dei francobolli originali.

 

lo stavamo aspettando: il falso da 70 centesimi

Figura 1 – il falso 0,70 in luce viola

 

Nelle immagini che seguono, l’originale è sempre in alto o a sinistra.

Nelle figure 2 e 3 sono mostrate le differenti dimensioni tra l’originale e l’imitazione. Si tratta di differenze minime: 0,2 mm in larghezza e 0,1 mm in altezza (figura 3), quindi poco percettibili se non con un ingrandimento.

 

lo stavamo aspettando: il falso da 70 centesimi

Figura 2 – confronto in larghezza tra l’originale (in alto) e l’imitazione.

 

Indubbiamente queste differenze sono legate al metodo di registrazione dell’immagine, probabilmente fotografica. Da notare che anche con l’ingrandimento riportato in queste prime due figure, le due immagini appaiono decisamente identiche, se si eccettua il colore della busta che vedremo più avanti. Nella successiva figura 4 è riportata la porzione di sinistra della cartella grande; si nota bene il minore spessore dei font di stampa nell’imitazione, questa maggiore sottigliezza conferisce all’immagine una migliore pulizia rendendo le scritte maggiormente leggibili e la microscrittura identificabile come tale. Nelle imitazioni precedenti della stessa serie, questo carattere era leggermente più grossolano e più facilmente distinguibile da quello originale.

 

lo stavamo aspettando: il falso da 70 centesimi

Figura 4 – le scritte in cartella grande a
sinistra della busta, l’originale in alto

 

Altro carattere di miglioria in questo nuovo falso, comune anche al fratello da 0,75, è la vernice bozzolosa o embossing digitale o verniciatura UV (questa vernice si accoppia bene con la stampa offset conferendo un aspetto estetico meno piatto) che conferisce il rilievo alla stampa in forma di buccia d’arancia. Ricorderete che l’effetto rilievo, tipico della calcografia, era stato simulato con una vernice trasparente bozzolosa che alla lente appare come plastificata. Questa vernice è lucida ed aveva i bozzoli un po’ troppo grandi tanto da essere facilmente riconoscibile facendo scivolare il polpastrello sul disegno. La nuova versione di questa vernice plastica è stata applicata con bozzoli molto più piccoli e la differenza con la vera calcografia si è ridotta ma resta comunque riconoscibile. In ogni caso rimane sempre la possibilità di riconoscere questa imitazione. Se osservate infatti l’immagine di figura 4, vi rendete conto che l’originale appare più pulito dell’imitazione (in basso), tra le lettere della microscrittura appaiono piccole macchioline grigie che sono l’effetto prodotto dalla luce incidente dello scanner che muore all’interno dei piccoli bozzoli plastici. Se poi questa vernice è un po’ fuori registro rispetto al colore, allora queste macchioline grigie si vedono anche lungo uno o due bordi del disegno (dipende dall’entità e dalla direzione del fuori registro). Nel caso di figura 4 (in basso), si vede bene come i bordi superiore e sinistro siano accompagnati da una serie di puntini grigi, visibili molto bene sopra la parola poste in alto a sinistra. Tutte le scritte ed il disegno hanno come base questa vernice plastica che è evidente anche nelle figure 5 alla sinistra della p di poste e nel contorno superiore delle altre lettere, nella figura 6 sopra il “7” e nella figura 7 sopra la t di italia.

lo stavamo aspettando: il falso da 70 centesimi

Figura 5 – parte della scritta l’originale in alto

 

lo stavamo aspettando: il falso da 70 centesimi

Figura 6 – il valore, l’originale in alto

 

lo stavamo aspettando: il falso da 70 centesimi

Figura 7 – la scritta ITALIA, l’originale in alto

 

Un carattere particolare è anche la bustina che vola (figura 8), nell’originale ha sempre la copertura dorata che può avere riflessi più o meno evidenti, ma sempre presente; nell’imitazione la doratura è sempre assente, ma con luce radente è molto lucida grazie alla verniciatura UV.

lo stavamo aspettando: il falso da 70 centesimi

Figura 8 – la busta, l’originale a sinistra

 

Nella figura 9, invece, non ci sono grandi differenze da evidenziare, però c’è da dire che l’inchiostro utilizzato per questi falsi è sempre molto lucido che ben riflette la luce radente. Se c’è del fuori registro con la vernice plastica sottostante, sia nelle scie che nelle altre scritte è ben visibile l’effetto riflettente dell’inchiostro.

lo stavamo aspettando: il falso da 70 centesimi

Figura 9 – le scie, l’originale a
sinistra

 

La figura 10 mostra una leggera differenza di tono del rosso, direi non significativa; è interessante, invece, in quanto mostra bene, a causa del fuori registro, la vernice plastica sottostante la quale conferisce un aspetto non ben definito ai caratteri. Queste lettere sono un ottimo elemento per vedere la vernice plastica in quanto, per la loro sottigliezza, è sufficiente un piccolissimo fuori registro per metterla in risalto. Tra l’altro la vernice plastica è debolmente fluorescente e la luce viola la mette in evidenza.

lo stavamo aspettando: il falso da 70 centesimi

Figura 10 – la scritta in ditta, l’originale in alto

 

Anche la fustellatura è stata migliorata (figura 11). Come si può notare, non sono più evidenti le incisioni a “v”, gli incavi sono più arrotondati, ma i denti sono leggermente più corti e più appuntiti rispetto all’originale.

lo stavamo aspettando: il falso da 70 centesimi

Figura 11 – la fustellatura, l’originale in alto

 

Resta comunque il solito dentone arrotondato negli angoli. C’è da dire che l’incisione della fustellatura nel falso non ha mai avuto caratteri costanti all’interno dello stesso foglio, in alcuni francobolli è abbastanza ben fatta, in altri è più evidente l’incisione a “v”, specialmente lungo i lati verticali. In questo valore da 0,70, la fustellatura è stata migliorata e le forme a “v” sembrano non esserci più anche se la pendenza dei denti è diversa dall’originale.

Nelle ultime due figure è riportata la tracciatura verticale (figura 12) e quella orizzontale (figura 13).

lo stavamo aspettando: il falso da 70 centesimi

Figura 12 – la tracciatura verticale, l’originale in alto

 

lo stavamo aspettando: il falso da 70 centesimi

Figura 13 – la tracciatura orizzontale, l’originale in alto

 

Anche questo carattere è stato migliorato, ma non raggiunge ancora la delicatezza e le dimensioni delle incisioni e del passo che riscontriamo negli originali (sempre in alto nelle due figure). Nelle imitazioni si ha sempre un taglio profondo e largo tanto da indebolire spesso la rigidità del foglio; da notare anche la precisione degli incroci nella tracciatura originale che nell’imitazione non esiste se non casualmente.

L’IMPREVEDIBILITA’ DELLE DONNE

Alcuni usi tardivi delle donne nell’arte

Nicola Luciano Cipriani (perito filatelico)

Un altro titolo che ho talora usato con alcune varianti è ”Le donne stupiscono ancora”, la prima idea è stata reiterare questo titolo, ma poi, al momento di iniziare ho preferito cambiare ed ho scelto una variante che ha più o meno lo stesso significato. L’aspetto femminile del titolo genera sempre in noi maschietti reazioni contrapposte, nel bene e nel male. Naturalmente non ho nessuna intenzione di addentrarmi in questo pericolosissimo terreno di gioco, preferisco le donne della passata serie ordinaria che ne ritraevano alcuni fulgidi e famosi esempi. Questa serie ordinaria è da tempo ormai accantonata da parte di Poste Italiane e anche noi tutti la consideriamo ormai cosa passata e, coloro che seguono le ordinarie attuali, hanno certamente voltato l’attenzione alle nuove serie Leonardesca e Piazze d’Italia. Anche la serie di Posta Italiana è quasi messa da parte, ma non in modo definitivo perché le due ultime stentano a decollare. Anche il valore base per l’interno delle Piazze d’Italia sembra poco usato.

Ma torniamo alle Donne nell’Arte, di questi francobolli ne parlo solo per le tariffe per la posta ordinaria. Questa serie, dopo aver convissuto per una decina di anni abbondanti con i francobolli prioritari, dopo il 2009 si è mostrata in apparizioni saltuarie che sono sfumate nel tempo verso le apparizioni sporadiche. Parlo naturalmente di usi non procurati.

Quando è stata in vigore la tariffa  da 70 cent (1.1.13 – 30.11.14), si sono riviste alcune affrancature con francobolli delle Donne nell’Arte. Il taglio più comune è stato certamente il valore da 45 cent, di cui erano noti consistenti residui, che è stato usato in abbondanza con il 25 cent di Posta Italiana (figura 1).

l'imprevedibilità delle donne

Figura 1 – invio da Massa Marittima per città del 6.6.13 affrancato con 45 cent Donne nell’Arte e 25 cent di Posta Italiana.

In questo periodo tariffario ha fatto anche la comparsa il taglio da 70 cent in giusta sostituzione del pari valore della nuova ordinaria (figura 2);

l'imprevedibilità delle donne

Figura 2 – invio da Sulmona (AQ) per Pescara del 10.6.13 affrancato con 70 cent Donne nell’Arte.

la comparsa di questo valore è stata una sorpresa perché la sua emissione risale al 31.7.2004 e non più utilizzato per anni. Probabilmente sono stati recuperati i fogli giacenti da qualche parte che hanno sopperito in parte, probabilmente voluto, alla non completa distribuzione della nuova ordinaria durante la prima parte temporale di questa tariffa. Altro valore ricomparso, ma con minor sorpresa è stato il valore da 90 cent, minore sorpresa perché questo valore è stato emesso il 26.6.2004, ma poco utilizzato in generale causando una scorta invenduta consistente. Questo valore è noto in abbinamento all’Alto Valore da 1 euro per la tariffa del secondo porto di questo periodo tariffario (figura 3).

l'imprevedibilità delle donne

Figura 3 – invio da Venezia per Milano del 12.11.14 affrancato con 90 cent Donne nell’Arte e 1 euro Alti Valori emissione 2002.

Con il successivo periodo tariffario (1.12.14 – 30.9.15), la lettera primo porto era passata a 80 cent ed il secondo porto a 2,15 euro. Anche in questo periodo sono comparsi alcuni valori delle Donne nell’Arte; in questo caso non ho un esempio per il primo porto, ma posso mostravi due invii di secondo porto. Nel primo, di formato standard, l’affrancatura è composta da tre pezzi da 70 cent di Posta Italiana e cinque pezzi da 1 cent Donne nell’Arte (figura 4).

l'imprevedibilità delle donne

Figura 4 – invio da Bologna per Milano del 7.9.15 affrancato con 5 pezzi da 1 cent Donne nell’Arte e 3 pezzi del 70 cent di Posta Italiana.

Purtroppo l’annullo rotante del CMP ha obliterato solo due valori da 70 cent lasciando intonsi gli altri francobolli. il secondo invio ha ancora un valore in centesimini, questa volta ricompare il taglio da 3 cent. Non è la sola sorpresa, perché è presente anche il taglio da 2,00 euro dei prioritari, emissione senza millesimo. Questo centesimino delle donne risale al 2002 ed era sparito di circolazione ormai da anni.

l'imprevedibilità delle donne

Figura 5 – invio da Milano per città del luglio 2015 (non è leggibile il giorno) affrancato con 5 pezzi del 3 cent Donne nell’Arte e 2,00 euro Prioritario.

Il tempo passa e le apparizioni continuano, le donne non vogliono farsi dimenticare.

Con l’attuale tariffa base a 95 cent, in vigore dal 1.10.2015, ho trovato ben tre invii con francobolli delle Donne nell’Arte. Il primo è un invio primo porto con un eccesso di 5 cent (figura 6).

l'imprevedibilità delle donne

Figura 6 – invio da Piombino (LI) per Magliano in Toscana del 2.11.15 affrancato con 20 cent Donne nell’Arte e 80 cent di Posta Italiana (eccesso di 5 cent).

Si tratta di un valore da 20 cent del 21.8.2004 utilizzato come valore integrativo ad un’80 cent di Posta Italiana. Il secondo invio è del febbraio di quest’anno ed è affrancato con un 77 cent Donne nell’Arte abbinato ad una tp-label per completamento di tariffa del valore di 18 cent. (figura 7), purtroppo questa affrancatura, per la presenza della tp-label non presenta annulli sul francobollo.

l'imprevedibilità delle donne

Figura 7 – invio da Cardano (BZ) per Milano del 10.2.16 affrancato con 77 cent Donne nell’Arte e tp-label da 18 cent.

Infine l’ultima è una affrancatura di fantasia in quanto la tariffa è totalmente fuori luogo. Dalla pieghe sulla busta si evince che doveva essere un po’ pesante e probabilmente del secondo porto. L’affrancatura è composta da coppia del 45 cent donne e da un valore da 1,00 di Posta Italiana per un totale di 1,90 euro (figura 8).

l'imprevedibilità delle donne

Figura 8 – invio da Bologna per Milano del 8.11.16 affrancato con coppia del 45 cent Donne nell’Arte e 1,00 euro di Posta Italiana.

L’invio è stato effettuato l’8 novembre scorso. la tariffa di 1,90 era il secondo porto durante il periodo tariffario 1.1.13 – 30.11.14, un po’ lontano nel tempo rispetto al tariffario attuale che prescrive una affrancatura pari a 2,55 euro. Purtroppo capita spesso di imbattersi in affrancature totalmente avulse dal tariffario in corso. Un po’ per ignoranza, non solo degli utenti, un po’ per l’aumento continuo del “degrado” ambientale in generale, si può affrancare con qualunque cosa, comunque la missiva arriva a destinazione nella stragrande maggioranza  dei casi. Se qualche invio irregolare viene fermato e controllato è esclusivamente un puro caso.

LE TRE TIRATURE DEL 25 CENT DI POSTA ITALIANA

Nicola Luciano Cipriani, perito filatelico

testo aggiornato a ottobre 2017 nella figura 4 e relativa descrizione.

Con questo valore termina, per ora, la descrizione dei piccoli valori di questa ordinaria che, a quanto pare, sembra volgere alla fine. Ci sono alcuni segnali derivanti dalla emissione della leonardesca la quale ha aperto ancora una volta l’adozione di un servizio veloce di consegna della corrispondenza (definita oggi posta1); la doppia valenza di questa serie è innanzitutto una nuova ordinaria e in seconda battuta ha aperto un nuovo, per il nostro Paese, concetto di produzione filatelica: francobolli for ever, vale a dire valori sempre validi anche in corrispondenza di variazioni tariffarie in quanto definiti con delle lettere, che rappresentano una destinazione o uno scaglione di peso, anziché con un numero che ne definisce il suo prezzo.
Resta certamente aperto il caso del 15 cent, ultimo emesso, del quale per il momento è nota una sola tiratura e vedremo in un prossimo futuro se questo francobollo verrà ristampato o meno.
Venendo al nostro 25 cent, avevo avuto tutta la sensazione che le tirature fossero solo due, come avevo riportato nella tabella generale pubblicata in occasione dell’articolo sul 10 cent., ma già dalla pubblicazione dell’articolo sul 20 cent ho portato il numero delle tirature a tre (figura ) a seguito della scoperta di una seconda tiratura prodotta quasi di seguito alla prima del 2014.

le tre tirture del 25 cent di posta italiana

Figura 1 – emissioni e tirature dei piccoli valori di Posta Italiana. I numeri sono le prime cinque cifre del codice alfanumerico, la differente dimensione vuole solo agevolare nell’inquadramento dell’intervallo spettante a ciascun lotto di stampa. I valori riportati provengono da fogli visionati, ma il quantitativo stampato è sicuramente maggiore.

Questa scoperta è stata possibile grazie al metodo di analisi che ho messo a punto. Inizialmente, per il fatto che i numeri progressivi del codice alfanumerico (ricevuti da amici) fossero numericamente molto vicini, non mi ero reso conto della loro differente posizione sulla cimosa finché non li ho messi a confronto scoprendo anche la differenza di stampa del codice. Mi sono subito attivato ed ho trovato facilmente fogli di questa terza tiratura che fa parte dell’ultima distribuzione. In tal modo sono riuscito ad allertare anche gli amici che mi hanno fornito un po’ di immagini delle cimose. Nella figura 2 mostro le tre tirature di questo valore.

le tre tirture del 25 cent di posta italiana

Figura 2 – le tre tirature del 25 cent.

La prima è ovvia, caratterizzata dalla lettera K (2013), le altre due invece sono entrambe del 2014 come da lettera L. La differenza tra queste due tirature è piuttosto interessante, per ben due motivi. Il primo è che i codici sono molto vicini tra loro ed il secondo è che tra la prima e la seconda tiratura del 2014 è stato cambiato il numeratore di fogli che stampa il codice alfanumerico. Molto probabilmente la stampante del codice, che prima era a getto d’inchiostro, ora sembra essere laser. Andrebbe quindi anticipata alla fine del 2014 la sostituzione, di questo accessorio di stampa, rispetto a quanto avevo scritto nell’articolo sul 10 cent. per il quale avevo datato agli inizi del 2015 la sostituzione. Il nuovo codice, oltre ad essere più nitido, ha i caratteri diversi tanto che la lunghezza totale del codice è più corta. (Il Francobollo Incatenato n. 255, http://www.peritofilatelicocipriani.it/le-nove-tirature-del-10-cent-di-posta-italiana/). Nella figura 2 riporto anche, come mio solito, le distanza (linee verdi) tra il lato sinistro dei registri rossi ed il bordo del foglio a destra con i valori in cm. Come ormai già dimostrato negli articoli precedenti sui piccoli valori della serie ordinaria attuale, questa distanza è caratteristica e solo casualmente si possono verificare coincidenze dei valori numerici. Faccio notare che il triangolo rosso riportato nel particolare che evidenzia la distanza di 2,35 cm non è presente nella cimosa in corrispondenza del codice, l’ho volutamente traslato in verticale per evidenziare la misura.

Nella figura 3 riporto le basi dei fogli in esame, anche se ormai i miei lettori hanno capito come procedo con la descrizione di questi francobolli (forse, questa immagine potrebbe essere superflua). Ma per completezza dell’articolo e per parallelismo con i precedenti, preferisco riportarla.

le tre tirture del 25 cent di posta italiana

Figura 3 – le basi delle tre tirature

Nella figura sono evidenziate le differenze di centratura della bobina che ho schematizzato nel particolare in alto di figura 2. come ben si evince dalla figura 3, la bobina ha avuto una differente posizione di montaggio che ha prodotto la differente centratura della stampa che noi possiamo osservare sui fogli. La differenza totale tra i due estremi delle tre posizioni è di appena tre millimetri, ma comunque diagnostici. Da notare che c’è una maggiore differenza tra le due produzioni del 2014 piuttosto che tra queste e quella del 2013.
Per quanto riguarda i colori, notiamo differenze minime nei toni utilizzati per tutti e tre i colori. È abbastanza evidente la differenza dell’arancio, più scuro nelle tirature del 2014 rispetto a quella del 2013; anche il rosso mostra una certa, seppur minima, differenza, ma ciò che è maggiormente evidente è la stampa incompleta dei registri rossi nella tiratura del 2013 (K). Da notare anche che le due tirature del 2014 sono molto simili per quanto riguarda i colori utilizzati, ma sono differenti nella centratura della stampa.

Passiamo ora ad indagare gli intervalli dei codici alfanumerici (figura 4).

le tre tirture del 25 cent di posta italiana

Figura 4 – le porzioni di tiratura coperte dalla presente ricerca.

Per la produzione del 2013 siamo riusciti a ricostruire un intervallo di circa 120.000 fogli, mentre per le due produzioni del 2014, rispettivamente un intervallo di circa 174.000 e 8.000 fogli. Per queste due ultime produzioni bisogna tener presente che non esiste alcun francobollo commemorativo o ordinario che possa essere compreso tra le due tirature, pertanto, dobbiamo pensare necessariamente che la sostituzione del numeratore di fogli, da ink-jet a laser, sia stata realizzata interrompendo la produzione. Il cambio di stampante per la numerazione dei fogli sembra proprio essere stata la causa della produzione di due ben distinte tirature di quello che avrebbe dovuto essere un unico lotto di stampa. Questa ipotesi è avvalorata dalla similitudine dei colori (prodotti utilizzati) e dalla differente centratura della bobina (assetto macchina).
Per quanto riguarda i valori ottenuti per la seconda tiratura del 2014, ad oggi (settembre 2017), è stato ricostruito un intervallo di circa 67.000 fogli pari a poco meno di 5 milioni di francobolli. Non saprei dire se il valore riportato in tabella sia vicino alla realtà numerica di questa tiratura, però ritengo che la seconda sia inferiore numericamente alla prima.

Per quanto riguarda invece la valutazione globale e se consideriamo una tiratura unica per il 2014, vediamo che il numero calcolato dei francobolli tende verso i 17 milioni. Sulla base dei calcoli fatti per i precedenti piccoli valori, non si è lontani dalla realtà se ipotizziamo una produzione annuale pari a circa 20 milioni di francobolli, ipotesi che porterebbe come minimo a 30-40 milioni la produzione totale del 25 cent.

Desidero ringraziare gli amici Giuseppe Preziosi, Giovanbattista Spampinato, Stefano Proserpio, Roberto Cruciani, Marco Marchini, Massimo Massetti e Marcello Manelli per aver prestato la loro collaborazione e/o con immagini utili al mio studio.

LE DUE TIRATURE DEL 20 CENT DI POSTA ITALIANA

Nicola Luciano Cipriani perito filatelico

La tabella riportata nel precedente articolo sul 10 cent di Posta Italiana (Il Francobollo Incatenato n. 255, ottobre 2015, www.peritofilatelicocipriani.it) ha evidenziato il quadro delle emissioni di questi piccoli valori. Riportiamo la stessa tabella evidenziando la colonna relativa all’emissione del 20 cent dalla quale si evince come questo francobollo sia stato stampato solo negli anni 2010 (H) e 2011 (I); in entrambi gli anni sembra sia stato fatto un solo lotto stampa (figura 1).

LE DUE TIRATURE DEL 20 CENT DI POSTA ITALIANA

Figura 1 – emissioni e tirature dei piccoli valori di Posta Italiana. I numeri sono le prime cinque cifre del codice alfanumerico, la differente dimensione vuole solo agevolare nell’inquadramento dell’intervallo spettante a ciascun lotto di stampa. I valori riportati provengono da fogli visionati, ma il quantitativo stampato è sicuramente maggiore. Gli intervalli indicati per gli altri valori sono indicativi.

Come al solito, l’analisi è stata svolta con l’aiuto di alcuni amici, che qui ringrazio, con lo scopo di avere una panoramica della distribuzione di questi francobolli a livello nazionale. Le immagini sono relative a fogli acquistati dal sottoscritto o dagli amici in Lombardia, Emilia Romagna, Marche, Toscana, Campania, Calabria e Sicilia. Le località sono ben distribuite sul territorio nazionale ed hanno favorito la capillarità dell’indagine di tutti i piccoli valori. È indubbio che senza una ricerca a questo livello sarebbe stato arduo distinguere le nove tirature del 10 cent.
Per quando riguarda il 20 cent, quindi, torniamo alla semplicità del 5 cent, con due soli lotti di stampa prodotti in due anni distinti tanto da avere due chiare e facilmente riconoscibili tirature. Ormai è facile portare avanti la descrizione di questi francobolli e, come al solito, presento i bordi dei fogli in figura 2. Come si può notare, le due produzioni differiscono:

LE DUE TIRATURE DEL 20 CENT DI POSTA ITALIANA

Figura 2 – le due tirature del 20 cent

  • per la posizione del codice alfanumerico, sia traslato verticalmente che lateralmente, anche se di poco rispetto alla stampa. La produzione del 2010 ha il quadrato nero di registro all’altezza del secondo triangolo
  • verde a partire dal basso, mentre, quella del 2011 è in corrispondenza del primo triangolo rosso.
  • Lo spostamento laterale della stampa è messo in evidenza dalla larghezza della cimosa destra. La distanza compresa tra il lato sinistro dei registri rossi ed il bordo del foglio ha un valore medio di cm 2,53 per la tiratura del 2010 e di 1,90 per quella del 2011. In quest’ultimo caso il registro nero è tagliato a metà in quanto esce in parte dal foglio.

Nei due articoli precedenti, quelli sul 5 e 10 cent, non mi sono soffermato molto sulla possibile variabilità del valore della larghezza dei bordi. Ho accennato brevemente nel secondo articolo (10 cent) che è possibile che si possa osservare una variazione della larghezza di alcuni centesimi di millimetro; in questo articolo, più leggero del precedente, posso soffermarmi a dare qualche informazione di più in merito alla variabilità delle misure. Come si può vedere nella figura 3, la larghezza dei bordi, misurata con i righelli di Photoshop, presenta una certa variabilità che potrebbe creare qualche riflessione.

LE DUE TIRATURE DEL 20 CENT DI POSTA ITALIANA

Figura 3 – valori in centimetri della distanza tra il bordo di foglio destro e il lato sinistro dei registri rossi.

In realtà la variazione è molto contenuta come si può dedurre dai valori della deviazione standard (dev. st.), sempre molto piccoli. Ricordo che questo valore, sommato e sottratto alla media fornisce un intervallo in cui sono compresi la maggior parte dei valori. Più il valore della deviazione standard è piccolo, maggiormente sono addensati i dati analizzati. Ad ogni modo, al di là delle disquisizioni statistiche, stiamo parlando di differenze appena percettibili dall’occhio umano ed inoltre queste variazioni non influenzano minimamente le differenze macroscopiche esistenti tra le due tirature. Come ipotizzato nell’articolo sul 10 cent, queste variazioni sono, molto probabilmente, da mettere in relazione alla vibrazione della macchina ed allo scorrimento della bobina. Questi due aspetti possono produrre facilmente i leggeri spostamenti osservati. A riprova di quanto appena asserito sono i valori dei due fogli contigui (HA129484909 e HA129484910) che presentano una differenza tra i due bordi di 0,03 mm.
Nella successiva figura 4 riporto le basi dei fogli delle due produzioni. Come si può notare, la produzione del 2010 è eccentrica verso sinistra, mentre quella del 2011 lo è leggermente verso destra con una differenza relativa di 6,3 mm (differenza tra le medie).

LE DUE TIRATURE DEL 20 CENT DI POSTA ITALIANA

Figura 4 – centratura della stampa sulla bobina.

Notiamo anche che tra le due tirature c’è anche una differenza di tono del colore rosso che è tendente al magenta nella produzione del 2011; nei caratteri di stampa si possono osservare falle di colore rosso del registro, queste sono una costante in tutta la tiratura con superfici abbastanza variabili. Anche il verde presenta due toni differenti, ciò è visibile specialmente nella microscrittura e nelle scritte in basso (IPZS ecc.). In particolare, nella produzione del 2010 la microscrittura è leggermente più sottile e quindi più nitida.
Infine riporto la solita tabella con gli intervalli di produzione che sono riuscito a ricostruire (figura 5).

LE DUE TIRATURE DEL 20 CENT DI POSTA ITALIANA

Figura 5 – porzioni di tiratura coperte dalla presente ricerca.

Si può notare come gli intervalli ricostruiti non siano molto ampi, a parte la produzione del 2011 che ammonta a poco più di 10 milioni di francobolli. Come già osservato in occasione degli articoli precedenti (5 e 10 cent) non è facile avvicinarsi al valore reale dei francobolli stampati e un’ipotesi in queste condizioni è molto aleatoria. L’unica cosa da dire è che, pur avendo analizzato fogli acquistati in varie parti d’Italia, non è stato possibile aumentare gli intervalli indagati cosa, invece, che ho potuto fare per il 10 cent. Cosa se ne può dedurre? Come mai i numeri di questo 20 cent. assomigliano molto a quelli del 5 cent? Si potrebbe forse azzardare che la produzione non sia stata tanto grande? Si potrebbe ipotizzare, anche ammettendo un grande errore casuale, che la produzione possa tendente al doppio dei valori della tabella, ossia circa 30 milioni di francobolli? Mi spiace dover chiudere questo articolo con delle domande, ma non ho ulteriori dati che possano aiutare in questa direzione anche se esiste una tipologia di statistica non numerale che potrebbe spiegare alcuni punti interrogativi, ma si entrerebbe in un campo molto tecnico.

Desidero ringraziare gli amici Giuseppe Preziosi, Giovanbattista Spampinato, Stefano Proserpio, Roberto Cruciani, Marco Marchini, Massimo Massetti e Marcello Manelli per aver contribuito con immagini utili al mio studio

SONO GIUNTI INASPETTATI!

Nicola Luciano Cipriani http://www.peritofilatelicocipriani.it/ e

Diego Carraro http://www.diegocarraro.it/

Premessa

La appena trascorsa manifestazione ITALIAFIL 2015 è stata piena di novità. Oltre al clima abbastanza movimentato (almeno da parte degli scriventi), come spesso succede, anche in questa occasione è emersa una novità: sono stati scoperti i valori da 5, 10 e 20 centesimi di Posta Italiana contraffatti. Abbiamo sempre pensato che i piccoli valori non sarebbero mai stati sotto l’attenzione dei falsari, ma evidentemente ci siamo sbagliati, forse anche loro, come Poste Italiane, devono smaltire qualche eccedenza. Tutto è nato da un foglio di non chiara origine che ha diviso i presenti in due gruppi: “si è genuino”, “no non è buono”. Ci siamo messi un po’ in disparte a confrontarci tra di noi per cercare di dipanare il mistero. La nostra chiacchierata non è stata breve, in compenso abbiamo verificato tutti gli aspetti del campione che avevamo tra le mani giungendo a mettere in risalto tanti particolari che ci hanno indirizzato verso l’ineluttabile verdetto: sono falsi. Cogliamo quindi l’occasione per divulgare le nostre considerazioni.

sono giunti inaspettati!

Figura 1 – i francobolli falsi da 5, 10 e 20 centesimi di Posta Italiana .

Nella figura 1 mostriamo queste imitazioni in fogli. Come si può vedere, l’aspetto panoramico non fa venire assolutamente alcun dubbio, tranne per quella strana sovrapposizione del codice alfanumerico sui registri di colore. Questa sovrapposizione negli originali è in genere solo parziale ma potrebbe verificarsi, anche se non facilmente.
Nelle linee generali queste imitazioni sono molto ben fatte e difficilmente si riesce a riconoscerle; hanno una fustellatura quasi perfetta, come pure la vernice interferenziale che ricopre la bustina che vola. Sono fatti talmente bene che qualcuno ha insistito convinto della loro genuinità. Ma, vediamo passo passo le caratteristiche di questi esemplari in confronto con un originale.

 

La carta

Testandola tra le dita, in parallelo con un foglio originale, non è difficile notare una maggiore morbidezza nell’imitazione; l’originale è più elastica e, se debolmente incurvata, torna abbastanza facilmente su se stessa, cosa che fa con maggiore difficoltà la carta dell’imitazione. Anche alla lampada di Wood la risposta è molto diversa (figura 2).

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Figura 2 – la risposta alla luce viola sul fronte.

La carta dell’imitazione è sensibilmente fluorescente sul bianco, mentre l’originale è decisamente inattiva. Anche al retro le due carte presentano risposte ancora differenti, ma, in questo caso, anche l’originale mostra una debole risposta (figura 3).

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Figura 3 – la risposta alla luce viola al verso.

 

La stampa

Come accennato nella parte iniziale, la stampa è fatta molto bene tanto da non destare alcuna perplessità ad una visione non attenta. Anche qualche esperto potrebbe essere ingannato. Per meglio notare le differenze di stampa, bisogna dire subito che la stampa in rotocalco fornisce un prodotto notevolmente differente da quello stampato in fotolito (offset) ed inoltre vi sono innumerevoli tipi di colori da stampa che anche loro hanno un ruolo sul prodotto finale. Non ultime la quantità di colore (nota tra i collezionisti come quantità di inchiostrazione). Nelle figure a seguire mostriamo alcuni esempi che aiutano a distinguere le imitazioni;

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Figura 4 – aspetto della stampa.

nella figura 4 si nota sicuramente la delimitazione delle lettere, irregolari nell’originale, perfetta nell’imitazione. L’aspetto però che ci ha colpiti maggiormente è l’imitazione della irregolarità della distribuzione dell’inchiostro che nell’offset appare decisamente piatto e omogeneo. Tale imitazione è stata realizzata “graffiando” l’immagine con il software di grafica, naturalmente questa operazione è stata fatta su una sola immagine che poi è stata replicata 70 volte per completare il foglio. Questa operazione ha praticamente ripetuto sempre gli stessi “graffi” nella stessa posizione su tutti i francobolli di tutti i fogli e, come si può evincere dalla figura 5, il risultato a stampa è molto differente da quello originale in cui le irregolarità della distribuzione dell’inchiostro sono decisamente random.

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Figura 5 – i “graffi” ripetuti su tutte le posizioni delle imitazioni.

Sui registri dei colori presenti sui bordi la “graffiatura” è stata leggermente traslata, forse per mascherarla. Nella figura 6 riportiamo il registro quadrato rosso dell’originale e delle imitazioni ad eccezione del 5 cent che è molto inchiostrato e le graffiature sono poco evidenti. Le frecce nere evidenziano graffiature uguali in posizioni leggermente differenti a denotare la traslazione dell’immagine.

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Figura 6 – la graffiatura nei registri di colore.

La microscrittura è molto nitida e ben leggibile. Tutti i tratti sottili non sono stati graffiati, forse perché più complicato da farsi o forse perché ritenuto inutile.

Una attenzione merita anche la vernice interferenziale che nelle imitazioni assume un aspetto globulare (figura 7) contro quello decisamente piatto degli originali. Del tono del colore oro non c’è molto da dire in quanto anche negli originali si riscontrano leggere variazioni. C’è invece da aggiungere che, alla scansione, l’interferenziale delle imitazioni è più visibile, con un fondo leggermente grigino, mentre nell’originale è molto spesso invisibile o appena percettibile.

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Figura 7 – il colore interferenziale: globulare nelle imitazioni, piatto negli originali.

Anche le cimose delle imitazioni sono state completate con tutti gli accessori; in particolare emerge in modo evidente il carattere del codice alfanumerico stampato a piccoli quadrati come è facilmente visibile lungo i lati obliqui dei caratteri (figura 8).

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Figura 8 – il codice alfanumerico a pixel quadrati nelle imitazioni.

Negli originali, invece, questo carattere era a coppie di piccoli pallini fino alla fine del 2014 e sostituito con un apparato laser a punti minuti. Il codice a barre (traduzione dell’alfanumerico) è ondulato nell’originale, a barre diritte e nette nelle imitazioni (figura 9).

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Figura 9 – il codice a barre del sistema di conteggio dei fogli. Si noti la grafica differente rispetto all’originale in alto.

 

 

La fustellatura

Queste imitazioni sono state fustellate molto bene, il taglio è molto sottile e l’incisione appare molto simile all’originale, ma alcune differenze ci sono. Nella figura 10 riportiamo il lato destro dei francobolli e a prima vista sembra proprio che differenze non ce ne siano; in realtà, a ben guardare, qualcosa viene fuori, non tanto lungo i lati che sembrano proprio uguali, ma nel dente d’angolo.

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Figura 10 – la fustellatura originale (a sinistra) e delle imitazioni.

Nella figura 11 riproduciamo questo particolare. Nella fila alta l’angolo destro alto di ciascun valore ed in basso gli stessi con la sovrapposizione in rosso del contorno del dente dell’originale che è a sinistra.

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Figura 11 – il dente d’angolo nell’originale (a sinistra) e nelle imitazioni.

Come si può notare, il contorno del dente delle imitazioni non ha la stessa forma di quello originale, non solo, anche tra le imitazioni si notano alcune differenze. Non si può pensare che siano stati utilizzati fustellatori differenti, si può invece pensare che questo strumento non sia di alta precisione e che ci siano differenze, anche se impercettibili, da un punto all’altro del fustellatore. Questo vuole anche dire che il Poligrafico ha attrezzature di elevato livello tecnico.

 

La tracciatura

Prima di entrare in questo argomento, ricordiamo che i falsi dei valori maggiori, come pure quelli dei prioritari, hanno sempre avuto una tracciatura molto profonda che snervava la rigidità del foglio a causa della incisione profonda e larga che produceva il tracciatore. In questo caso invece il tracciatore è molto sottile ed incide pochissimo il doppio foglio di carta, addirittura meno di quello del Poligrafico.
Nella figura 12 riportiamo la tracciatura orizzontale ripresa a partire dal bordo sinistro e di ampiezza corrispondente ad un francobollo, l’originale è in alto.

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Figura 12 – la tracciatura orizzontale, in alto l’originale.

Come si può notare il tracciatore del Poligrafico presenta, a sinistra, una incisione in più oltre l’incrocio con la tracciatura verticale; questo taglio in eccesso è anche più corto degli altri. Le imitazioni invece hanno il taglio verticale compreso tra la prima e la seconda incisione orizzontale le quali sono della stessa lunghezza. Altro carattere distintivo sono gli incroci. Nell’originale gli incroci sono tra due segmenti che si intersecano esattamente nel centro a formare una croce simmetrica sempre uguale in tutto il tracciatore. Nelle imitazioni invece i segmenti che si incrociano sono quattro e spesso non nella stessa posizione. Il primo incrocio a sinistra ha il centro non inciso ed i segmenti corrispondono ai quattro bracci della croce. Inoltre la lamella superiore è sempre curva verso destra. Spostandoci a sinistra, notiamo che il secondo incrocio è sfalsato ed incrocia un segmento orizzontale a causa del non sincronismo tra i due passi (orizzontale e verticale) della tracciatura.
Nella figura 13 riportiamo la tracciatura verticale corrispondente all’ampiezza di un francobollo. Anche in questo caso si nota la perfetta simmetria del tracciatore originale con gli incroci sempre perfetti con due segmenti che si intersecano nel centro. Al contrario il tracciatore delle imitazioni produce incroci casuali tra i segmenti delle due direzioni. Da notare come i segmenti verticali alti (rispetto all’incrocio) siano sempre piegati verso destra ed inoltre l’altezza dell’originale (distanza tra due incroci consecutivi) è leggermente minore di quella delle imitazioni.

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Figura 13 – la tracciatura verticale, a sinistra l’originale.

Nel suo insieme, a parte gli incroci, la tracciatura sembra avere lo stesso passo di quella originale, a ben guardare però, una differenza minima c’è. Nella figura 14

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Figura 14 – la tracciatura verticale ha passo differente rispetto all’originale.

riportiamo la tracciatura verticale corrispondente a sei francobolli a partire dal bordo inferiore; posizionando i tagli in corrispondenza della prima traccia orizzontale, in corrispondenza del sesto francobollo si osserva già una differenza che aumenta verso l’alto. Ciò sta ad indicare che il passo dei due tracciatori è molto simile ma non uguale. Il confronto si può anche fare materialmente accostando due blocchi (un originale ed un falso) e facendo combaciare il primo strappo; si vedrà facilmente come gli strappi successivi non siano perfettamente corrispondenti fino ad essere fuori fase su una distanza maggiore.

LE TRE TIRATURE DEL 5 CENT DI POSTA ITALIANA – II PUNTATA

articolo pubblicato su Il Francobollo Incatenato l’1 settembre 2015

Nicola Luciano Cipriani (perito filatelico)

questo articolo lo avevo già pubblicato su questo sito (http://www.peritofilatelicocipriani.it/le-tre-tirature-del-5-cent-di-posta-italiana/) in forma più ampia. Nel precedente avevo inserito lo studio dei colori, questa idea ritengo che sia molto buona per distinguere le varie tirature, ma il metodo da me usato e che avevo ritenuto speditivo ma da verificare, ha fornito dati non costanti. Per lo studio dei colori occorre uno strumento scientifico ed affidabile. Pertanto in questo secondo articolo riporto  solo la parte del confronto grafico che ritengo molto attendibile per la distinzione delle tirature. So che non tutti condividono il concetto di tiratura così come è stato espresso in un precedente lavoro (http://www.peritofilatelicocipriani.it/tiratura-ristampa-tipo-cerchiamo-di-fare-chiarezza/), ma ritengo il dialogo aperto a chi vuole confrontarsi. Questa seconda versione è quindi la prima parte del precedente articolo con alcune revisioni che ritengo migliorative per la comprensione di come possano essere riconoscibili le varie tirature dei piccoli valori e non solo.

In un precedente articolo sui numeri di cilindro presenti sui bordi dei prioritari, interpretai questa presenza come dovuta alla differente posizione della bobina di carta rispetto ai cilindri di stampa (Numeri di cilindro sull’1,40 e sull’1,50 prioritario emissione 2007, l’odontometro, n. 14). Per spiegare il concetto della differente centratura della bobina, portai ad esempio due differenti tirature del 5 cent di posta italiana, che avevo freschi nella memoria, sui quali avevo notato lo spostamento laterale della stampa rispetto al formato dei fogli. La differenza è realmente molto ben visibile e, tra l’altro, anche il colore rosso mostrava una differenza evidente nel tono.
Ho voluto riprendere questo argomento delle tirature per cercare anche un supporto tecnico alla distinzione basata sulla prima lettera dei codici alfanumerici. Come è noto, questa lettera contrassegna le produzioni annuali e consente di distinguere queste produzioni in vere e proprie tirature (Cipriani e Manzati, Tiratura? Ristampa? Tipo? Cerchiamo di fare chiarezza, Il Francobollo Incatenato, n. 217). Nell’articolo citato abbiamo classificato in modo abbastanza completo le emissioni dei prioritari e, solo in parte, quelle di Posta Italiana in quanto questa serie ordinaria è ancora in uso e, quindi, in evoluzione.
Non è dato sapere quante ristampe in un intero anno vengono ripetute per una stesso valore ordinario in questo periodo attuale caratterizzato da difficoltà di reperimento dei francobolli. Può darsi che per l’emissione del 2010 ristampe ne siano state fatte perché di questi francobolli in quel momento non c’è mai stata penuria, ma non è detto. Per le tirature successive, invece, non dovrebbe essere molto errato pensare ad una sola tiratura annuale; infatti dopo qualche mese dalla loro diffusione, questi francobolli sparivano dagli uffici postali per ricomparire l’anno successivo con il codice differente. Questa ipotesi non è tanto peregrina se si pensa che ormai l’uso dei francobolli per le affrancature è ridotto ai minimi termini. I piccoli valori di questa ordinaria sono stati stampati solo per integrare francobolli ormai fuori tariffa (di cui i magazzini erano pieni) che sono stati certamente tanti ma non erano gli unici francobolli in uso ed oggi di vecchi commemorativi con l’integrazione non se ne vedono più molti. Ora, queste nuove tirature servono per smaltire i francobolli recenti da 0,70 e 0,80. Nella tabella di figura 1 riporto tutte le tirature dei piccoli valori identificabili dalla prima lettera del codice alfanumerico.

Le tre tirature del 5 cenr di posta italiana

Figura 1 – tabella emissioni-codici

Come si può notare, il valore più ristampato è stato il 10 cent seguito dal 5; entrambi possono sostituire gli altri due i quali, almeno fino ad oggi, non hanno richiesto ristampe ripetute nel tempo come è infatti deducibile dalla loro scomparsa negli uffici postali dopo qualche mese dalla loro distribuzione.
In questo articolo mi limiterò a descrivere le caratteristiche delle tre tirature del 5 cent (figura 2), gli altri li esporrò in articoli dedicati in quanto una trattazione unica sarebbe eccessivamente lunga.

Le tre tirature del 5 cenr di posta italiana

Figura 2 – le tre tirature del 5 cent

Si noti en passant la differente posizione del codice alfanumerico nei fogli di figura 2 sia in senso verticale che laterale rispetto alla stampa.
Nella figura 3 è possibile notare la differente centratura della stampa rispetto alla bobina di carta, differenza che è dovuta al suo montaggio manuale all’interno del sistema di stampa.

Le tre tirature del 5 cenr di posta italiana

Figura 3 – differente centratura della stampa nelle tirature del 5 cent di posta italiana

Ma non è questa la sola evidenza; si può notare anche come il colore rosso presente nelle barre di registro sulla cimosa destra, mostra tonalità differenti ben apprezzabili dall’occhio umano. Il colore rosso si distingue bene nella tiratura del 2013, meno nelle altre due. Ci sono altre due variabili da tenere presenti: la tracciatura e la fustellatura che anch’esse, pur in sincronia con la stampa, sono difficilmente in perfetto registro. Per poter trascurare queste ultime due variabili, ho allineato i fogli tenendo presente solo la posizione delle barre di registro del colore rosso. In questa posizione, la differenza di centratura sui fogli è di 4,5 mm tra le tirature H e J e di 6 mm tra questa e la tiratura K; tra la prima (H) e l’ultima (K) ci sono ben 1,05 cm. Bisogna anche tenere presente che la bobina, durante il suo srotolamento, all’interno della macchina può subire leggerissime oscillazioni laterali, ma certamente non di questa entità. Queste differenze non sono apprezzabili da chi monta le bobine perché sicuramente hanno una, seppur minima, tolleranza di montaggio; certamente però possono essere significative per distinguere le ristampe/tirature tra loro. Tralascio l’argomento ristampe perché questi francobolli non dovrebbero averne o averne molto poche, ma anche ammesso, esse avrebbero comunque la stessa lettera iniziale del codice ed occorrerebbe un campione consistente di fogli della medesima tiratura per avere qualche dato attendibile.
Da quanto detto emerge che, nel caso di questo valore, la centratura della stampa sul foglio può essere diagnostica per l’attribuzione ad una specifica tiratura; questo dato diventa poco significativo nel caso di numerose ristampe e tirature per le quali le differenze potrebbero diventare insignificanti. Il loro numero contenuto, come nel caso del 5 cent, può invece rendere significative le differenze.
Lo spostamento laterale della stampa rispetto alla bobina determina anche lo spostamento laterale del codice alfanumerico, questo è dovuto al fatto che il sistema ink-jet che lo produce ha una posizione fissa nel sistema macchina e se la bobina è spostata verso destra, automaticamente il codice interferisce con le figure colorate di registro sulla cimosa ed in alcuni casi rari può anche sovrapporsi parzialmente ai francobolli. Quindi anche la posizione del codice può aiutare a riconoscere la tiratura. Quando di un francobollo vengono rifatte numerose ristampe, può accadere che la posizione del codice differisca, ma in questo caso la lettera del codice rivelerà l’identità della tiratura e la diversità della ristampa.
I quantitativi dei fogli analizzati non sono grandi (figura 4) ed i risultati potrebbero essere considerati in modo parziale essendo le misure limitate a 10 fogli del 2010 (H), 6 fogli del 2012 (J) e 7 fogli del 2013 (K).

le tre tirature del 5 cent di posta italiana

figura 4 – porzioni di tiratura indagate e conteggio dei fogli e dei francobolli individuati

Bisogna però dire che il numero dei fogli costruiscono intervalli non proprio piccoli, almeno per la tiratura del 2010 che copre una produzione di circa 10 milioni di francobolli. Le altre due produzioni annuali sono decisamente meno abbondanti, ma comunque significative. Naturalmente non ho preso in considerazione i fogli con numerazione consecutiva che non sono stati pochi. Tutti i fogli analizzati in questa ricerca rispettano all’unisono la centratura della stampa riportata in figura 3.

Anche i bordi destri sono sufficienti a questa operazione (figura 5) in quanto è sufficiente misurare la distanza tra il bordo del foglio ed il lato sinistro dei registri, che sono incolonnati, oppure la distanza dal primo francobollo.

Le tre tirature del 5 cenr di posta italiana

Figura 16 – valori in millimetri della distanza tra il bordo di foglio destro e il lato sinistro dei registri rossi

In questo modo, anche i bordi sinistri, una volta misurate le ampiezze dai bordi al primo francobollo, sono sufficienti a capire con quale tiratura abbiamo a che fare. Ritengo che, anche se parziali, i dati sono costanti all’interno delle limitate porzioni di tirature indagate e quindi c’è da pensare che sul piano concettuale questi risultati siano un valido supporto per individuare differenti tirature. Al contrario, se si trovassero codici alfanumerici vicini, ma con differente posizione rispetto ai dati riportati nella tabella di figura 5, questi potranno essere utili per capire se sono state fatte ristampe e quante. Ritengo però che questo ultimo caso non sia reale. Nei prossimi articoli presenterò le differenze tra le altre produzioni annuali degli ulteriori piccoli valori di Posta Italiana.
Questo articolo l’ho redatto già da qualche mese. Nella prima versione ho tentato anche uno studio cromatico sui colori di stampa utilizzando Photoshop. Dopo aver analizzato numerosi campioni con risultati ottimi, ad un certo punto mi sono arrestato in quanto dopo i risultati positivi lo scanner non ha continuato a mantenere costanti le condizioni di lumionosità e quindi forniva differenti risposte per uno stesso campione. La mancata costanza delle condizioni macchina mi ha fatto abbandonare questa parte della ricerca che però, per chi volesse dargli un’occhiata, è disponibile in questo sito web (http://www.peritofilatelicocipriani.it/le-tre-tirature-del-5-cent-di-posta-italiana/). Resta però valido l’approccio dello studio. I colori sono distinguibili e confermano il riconoscimento di differenti tirature, ma per dimostrare in modo corretto questa parte della ricerca occorre uno studio con strumenti scientifici e non con un semplice scanner.

LE NOVE TIRATURE DEL 10 CENT DI POSTA ITALIANA

Nicola Luciano Cipriani (perito filatelico) e Giuseppe Preziosi

Sulla base dei risultati dello studio sul 5 cent (peritofilatelicocipriani, Il Francobollo Incatenato n. 254), ho pensato che avrei potuto più facilmente sviluppare quello sul 10 cent focalizzando l’attenzione sugli aspetti già individuati come utili a spiegare il riconoscimento delle tirature di questi piccoli valori di Posta Italiana. Ricordo, infatti, che nello studio del 5 cent, sulla base delle ampiezze numeriche dei lotti indagati e su altre considerazioni, avevo ipotizzato che non vi fossero ristampe per questi piccoli valori all’interno di uno stesso anno di produzione. Nulla di più errato per la produzione del 10 cent il quale sembra aver avuto invece vicissitudini più complesse tanto che mi hanno fatto chiedere la collaborazione a Giuseppe Preziosi il quale ha studiato a fondo il legame tra progressione alfanumerica ed emissioni filateliche dell’IPZS. Almeno in tre anni (2010, 2013 e 2015), per il 10 cent si sono avuti più di un lotto di stampa, almeno per quanto è stato possibile capire sulla base dei dati a nostra disposizione. Il riconoscimento dei lotti è stato possibile attraverso l’analisi della successione dei codici alfanumerici delle emissioni italiane, sia ordinari che commemorativi. E con questa base di partenza abbiamo cercato un riscontro dalla posizione del codice alfanumerico sulla cimosa e, anche se meno evidente, dalla centratura della stampa sui fogli essendo questa dipendente dal montaggio della bobina nel sistema di stampa (si veda oltre). Più parche devono essere state le tirature degli altri anni caratterizzate, probabilmente, da un solo lotto di stampa. Per rendere chiara al lettore, lo speriamo, la situazione dei piccoli valori abbiamo costruito la tabella di figura 1 in cui abbiamo riportato i primi cinque numeri dei codici alfanumerici utili alla nostra ricostruzione, la prima lettera che indica l’anno di produzione (la seconda lettera – A – è costante ed indica la Goebel rotocalcografica) e infine l’anno solare di riferimento. Abbiamo evidenziato i primi tre numeri dei codici allo scopo di rendere più veloce la loro lettura ed il loro confronto.

 

le nove tirature del 10 cent di posta italiana

Figura 1 – emissioni e tirature dei piccoli valori di Posta Italiana. I numeri sono le prime cinque cifre del codice alfanumerico, la differente dimensione vuole solo agevolare nell’inquadramento dell’intervallo spettante a ciascun lotto di stampa. I valori riportati provengono da fogli visionati, ma il quantitativo stampato è sicuramente maggiore. Gli intervalli indicati per gli altri valori sono indicativi.

Dalla visione della tabella possiamo mettere in evidenza una interruzione della produzione nel 2010 durante la quale sono stati stampati circa 900.000 fogli di altri francobolli; la ristampa successiva del 10 cent differisce dalla precedente per la posizione del codice alfanumerico e per la centratura della stampa rispetto alla bobina. Nel 2011 questo valore non è stato ristampato, mentre nel 2012 (J) ha avuto una produzione unica di circa 150.000 fogli. Nel 2013 (K) osserviamo ben tre lotti separati tra loro da altre produzioni. La prima interruzione è stata dovuta alla stampa del 25 cent che sembra calettare abbastanza bene tra i due lotti del 10 cent. La seconda interruzione invece è molto più ampia e corrispondente alla stampa di circa 600.000 fogli di altri francobolli. Tutti e tre i lotti sembrano avere una produzione di 200-250.000 fogli; il primo lotto potrebbe arrivare anche a 400.000 fogli (v. oltre); i tre lotti sono tra loro distinguibili sulla base della posizione del codice alfanumerico e dalla centratura della stampa. La produzione del 2014 (L) è stata meno abbondante rispetto agli anni precedenti, probabilmente di poco superiore ai 100.000 fogli e composta da un unico lotto. Quest’anno, 2015 (M), abbiamo già due lotti separati da una produzione contenuta di circa 50.000 fogli di altri francobolli ed al suo interno sono comprese segnalazioni di alcuni fogli appartenenti al commemorativo “Floranga”.  Anche in questo caso è indicativa la posizione del codice alfanumerico.

Prima di continuare nella trattazione delle singole produzioni annuali, è utile ricordare che il montaggio della bobina di carta all’interno della Goebel prevede un piccolo margine di tolleranza e che tutte le volte che si cambia formato di stampa, la nuova bobina non occuperà certamente la stessa posizione di quella precedente, se non per caso. Questo vuol dire anche che, quando vengono usate più bobine consecutive per lo stesso francobollo, la centratura della stampa in genere non cambia perché la macchina è già settata per quel formato.

Nella figura 2 riportiamo i due spezzoni con il codice alfanumerico delle tirature del 2010 (H); l’allineamento orizzontale è alla base del primo registro rosso (quadrato) e questo mette in evidenza la differente posizione del codice.

le nove tirature del 10 cent di posta italiana

Figura 2 – le due tirature del 10 cent del 2010; a sinistra la prima. Nel particolare in alto è messa in evidenza la dimensione della cimosa destra.

Nei due particolari in alto, l’allineamento è secondo il lato sinistro del triangolo rosso, dall’immagine si nota la differente posizione laterale del codice e la differente centratura della stampa sulla bobina. Quest’ultimo dato è reso visibile anche dalla linea rossa (con la misura in centimetri) della distanza tra il lato sinistro del registro rosso ed il limite del foglio. La differenza tra le due tirature è di mm 1,5. Si noti anche come il tono del rosso sia praticamente uguale nelle due tirature.

Nella figura 3 è riportata la cimosa destra con il codice alfanumerico della tiratura unica del 2013 (J).  Si nota molto bene la differente posizione del codice, sia in verticale che lateralmente, rispetto all’anno precedente; inoltre la distanza tra il lato sinistro dei registri ed il limite del foglio (linea rossa in figura) è di cm 2,30. Si noti il tono del colore rosso che ben si distingue da quello della produzione del 2010.

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Figura 3 – l’unica tiratura del 10 cent del 2012.

Nella figura 4 riportiamo le tre tirature del 2013. È molto evidente la differente posizione del codice e le differenti dimensioni della cimosa. In particolare è ben distinta la dimensione della cimosa della prima tiratura (a sinistra) mentre, la seconda e la terza, a seguire, si differenziano per un valore minimo. Lo stesso notiamo per le differenze laterali del codice. Preme far presente che l’allineamento è sempre fatto secondo i registri rossi (anche quando non compaiono nei particolari delle immagini) in quanto esiste sempre un leggero fuori registro tra i vari colori. In queste tre tirature troviamo anche una evidente differenza cromatica del rosso tra la prima tiratura e le altre.

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Figura 4 – le tre tirature del 10 cent. del 2013; a sinistra la prima. Nel particolare in alto sono evidenziate le dimensioni della cimosa destra.

Alla fine del nostro lavoro abbiamo ricevuto altri bordi dall’amico Marco Marchini, tutti in linea con i nostri risultati tranne uno. Per il valore del codice alfanumerico, questo bordo fa parte della prima tiratura ma il codice è sensibilmente spostato verso il basso rispetto alla posizione tipica (particolare della figura 4), inoltre il suo valore amplia verso l’alto l’intervallo indagato di circa 150.000 fogli portando la tiratura a circa 25 milioni di francobolli. La distanza tra il registro rosso ed il bordo di foglio è in linea (cm 1,85) ad indicare che la posizione della bobina è rimasta quella tipica del lotto. Per spiegare questa anomalia, non abbiamo certezze e possiamo avanzare solo una ipotesi plausibile. Visto che per stampare un lotto di questo valore sono state usate più bobine consecutive, potrebbe darsi che con un cambio bobina, verso la fine della produzione, sia stata modificata la posizione dell’ink jet per un qualunque motivo tecnico a noi ignoto.

Nella figura 5 è riportata la tiratura unica del 2014. Nulla da dire su questa tiratura se non far notare le differenze di posizione del codice e le dimensioni della cimosa rispetto alle tirature precedenti. Ancora una volta si nota la singolarità di ciascuna tiratura.

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Figura 5 – l’unica tiratura del 10 cent del 2014.

Infine, nella figura 6 riportiamo le caratteristiche delle tirature del 2015. Nella prima metà di questo anno sono stati stampati due diversi lotti le cui differenze sono ben evidenti (figura 6). Nella figura sono evidentissime le differenze di posizione del codice mentre, sono insignificanti le differenze di centratura della stampa e lo spostamento laterale del codice. Da notare il tono del colore rosso che non è esattamente lo stesso. La nuova emissione del 15 cent (19.09.15), dovrebbe far escludere una ulteriore tiratura del 10 cent, ma staremo a vedere.

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Figura 6 – le due tirature del 10 cent. del 2015; a sinistra la prima. Nel particolare in alto sono evidenziate le dimensioni della cimosa destra.

Mentre disponiamo delle immagini di numerose cimose destre, non è così per le basi dei fogli. Vi mostriamo comunque quelle che abbiamo con lo scopo di rendere più comprensibile il concetto di centratura della stampa rispetto alla bobina.

Nella figura 7 mostriamo le basi di quasi tutte le tirature descritte, con l’assenza solo della II del 2013 (K). Tutte le basi sono incolonnate secondo i registri rossi presenti sui bordi destri. Come si può notare, incolonnando la stampa, la bobina assume una differente posizione per ciascuna tiratura con una differenza massima di 1 cm tra la seconda tiratura del 2010 e la prima del 2013. Ricordo che per le tre tirature del 5 cent ho individuato una differenza massima di 1,05 cm, sembra quindi che questa ampiezza sia la tolleranza disponibile per il montaggio della bobina. Anche se le tirature non sono complete, l’immagine conferma, senza ombra di dubbio, quanto asserito per i bordi destri e cioè che ciascun lotto ha una propria e tipica centratura della stampa e tale caratteristica non può che essere dovuta al montaggio della bobina nella Goebel. Di tutti i fogli e gli spezzoni visionati, nessuno ha fatto eccezione alle nostre osservazioni.

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Figura 7 – differente centratura della bobina di stampa in alcune tirature del 10 cent di posta italiana.

Osservando anche il tono del colore rosso possiamo notare significative differenze tra le tirature. Non vi mostriamo le immagini, ma se si confronta il tono del rosso utilizzato per la stampa del 5 cent con quello utilizzato per il 10 cent, si potrà notare che non vi è alcun nesso tra le varie produzioni. Siamo convinti che uno studio adeguato del tono dei colori utilizzati dal Poligrafico potrà senz’altro aiutare nel riconoscimento delle tirature.

Molti si saranno resi conto anche che le tirature del 2015 hanno il codice più nitido; fino al 2014 esso è stato infatti stampato con un sistema ink-jet, da quest’anno è stato sostituito da un sistema laser. Questo nuovo accessorio della Goebel stampa i caratteri più sottili conferendo più nitidezza ai tratti, ma la cosa più evidente è il font di stampa che è differente: la cifra “1” è senza piede orizzontale e, sia le lettere, sia le cifre sono leggermente più strette tanto da far diminuire la lunghezza totale del codice (figura 8).

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Figura 8 – i codici alfanumerici delle tirature del 10 cent. Il 2015 (MA) ha i caratteri differenti.

Differente è anche la geometria della figura nera di registro del codice alfanumerico: prima era quadrata ora è rettangolare, con altezza all’incirca metà del quadrato precedente (figura 9).

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Figura 9 – codice alfanumerico ink-jet con registro quadrato (sopra) e laser con registro rettangolare (sotto).

Veniamo ora alle conclusioni con un riepilogo della larghezza delle cimose destre (figura 10). Come si può notare, nella tabella ci sono alcune coincidenze in anni differenti, ma vanno considerate come accidentali. La variabilità è casuale, come abbondantemente esposto poco sopra.

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Figura 10 – valori in centimetri della distanza tra il bordo di foglio destro e il lato sinistro dei registri rossi

Riteniamo interessante, invece, riportare gli intervalli di tirature indagati per questa ricerca allo scopo di mostrare un valido supporto alle nostre asserzioni. Nella tabella di figura 11 abbiamo riepilogato tutti i fogli visionati e ricostruito gli intervalli interessati dalla nostra indagine. Questi dati hanno permesso di calcolare il numero dei fogli dell’intervallo indagato e, conseguentemente, il numero dei francobolli interessati. Per la prima tiratura del 2013 (K) abbiamo preferito riportare un secondo rigo di dati a seguito dell’ultimo ritrovamento aggiunto in figura 4; riteniamo comunque che lo spostamento verticale del codice alfanumerico non sia determinante per il calcolo dei fogli stampati per questa tiratura per la quale vale la produzione degli oltre 350.000 pezzi.

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Figura 11 – porzioni di tiratura coperte dalla presente ricerca. La seconda riga della I tiratura del 2013 (K) riporta le modifiche dovute al bordo anomalo (particolare aggiunto) della figura 4.
* Questo codice alfanumerico era tagliato a 15722, per i calcoli abbiamo dato il numero massimo per approssimare in difetto i risultati da esso derivati.
I dati sono aggiornati a dicembre 2015.

Va detto subito che i fogli indagati, benché abbiano consentito calcoli interessanti, non sono gli estremi dell’intervallo di fogli stampati e di conseguenza il numero calcolato dei francobolli è inferiore a quello che realmente è stato prodotto. Solo in alcuni casi siamo vicini a definire l’intervallo reale, in altri casi i dati sono parziali e non consentono di avvicinarci più di tanto alla realtà.

Anche se alcuni intervalli sono molto minori della realtà, siamo stati ugualmente spinti dalla figura 11 a fare un piccolo volo pindarico: tentare un calcolo del numero di francobolli da 10 cent di Posta Italiana stampati presso il Poligrafico. Questo numero, per le serie ordinarie, è stato sempre un mistero e, nello stesso tempo, un fine agognato sempre molto difficile da conoscere. Il sistema di numerare, non solo i fogli, ma anche le produzioni annuali che il Poligrafico ha attuato dal 2004, ci ha agevolato molto e siamo stati presi dalla tentazione di fare questo calcolo.

le nove tirature del 10 cent di posta italiana

Figura 12 – stima del numero dei francobolli da 10 cent stampati dal 2010 al 2015.
* la seconda riga è in relazione a quanto presentato in figura 11.

Nella tabella di figura 12, le tre colonne con fondo giallo riportano, rispettivamente, l’intervallo dei fogli visionati, una stima dei fogli prodotti ed il calcolo finale dei francobolli di ciascun intervallo di fogli. Certamente la seconda tiratura del 2010 e le due tirature del 2015 sono, a nostro parere, molto basse, c’è da pensare che in realtà siano stati stampati molti più fogli di quelli che abbiamo visionato e di conseguenza calcolato. Da uno sguardo all’ultima colonna della figura 12, si può dedurre che di questi francobolli siano stati stampati lotti composti , in media, ciascuno da circa 15-20 milioni di pezzi. È possibile che questi quantitativi siano da attribuire anche alle produzioni del 2010 e del 2015. È interessante anche considerare che con una bobina di diametro di m 1,02 e larghezza cm 30,0 (utilizzabile dalla Goebel) si riescano a stampare circa 24.000 fogli pari a circa 1,7 milioni di francobolli di piccolo formato. Quindi per ogni lotto di 10 milioni di francobolli vengono utilizzate poco meno di 6 bobine, senza considerare gli sfrisi. Nell’ultima riga riportiamo la somma bruta delle stime parziali che forniscono un intervallo tra 120 e 150 milioni di francobolli. Accettando quindi che i dati della tabella siano inferiori alla reale produzione, pensiamo di non sbagliare molto affermando che del 10 cent di Posta Italiana sono stati stampati oltre 150 milioni di esemplari, è probabile che il numero reale si avvicini ai 200 milioni.

Siamo grati agli amici Giovanbattista Spampinato, Stefano Proserpio, Roberto Cruciani, Marco Marchini, Massimo Massetti e Marcello Manelli per aver contribuito con immagini utili al nostro studio

LE TRE TIRATURE DEL 5 CENT DI POSTA ITALIANA

a cura del perito filatelico Nicola Luciano Cipriani e con la collaborazione di Giovambattista Spampinato

In un precedente articolo sui numeri di cilindro presenti sui bordi dei prioritari, interpretai questo fenomeno come dovuto alla differente posizione della bobina di carta rispetto ai cilindri di stampa (Numeri di cilindro sull’1,40 e sull’1,50 prioritario emissione 2007, l’odontometro, n. 14). Per spiegare il concetto della differente centratura della bobina, portai ad esempio due differenti tirature del 5 cent di posta italiana, che avevo freschi nella memoria, sui quali avevo notato la differente centratura laterale della stampa rispetto al formato dei fogli. La differenza è realmente molto ben visibile e, tra l’altro, anche il colore rosso mostrava una differenza evidente nel tono.
Ho voluto riprendere questo argomento delle tirature per cercare anche un supporto tecnico alla distinzione basata sulla prima lettera dei codici alfanumerici. Come è noto, questa lettera contrassegna le produzioni annuali e consente di distinguere queste produzioni in vere e proprie tirature (Cipriani e Manzati, Tiratura? Ristampa? Tipo? Cerchiamo di fare chiarezza, Il Francobollo Incatenato, n. 217). Nell’articolo citato abbiamo classificato in modo abbastanza completo le emissioni dei prioritari e, solo in parte, quelle di Posta Italiana in quanto questa serie ordinaria è ancora in uso e, quindi, in evoluzione.
Non è dato sapere quante ristampe in un intero anno vengono ripetute per una stesso valore ordinario in questo periodo attuale caratterizzato da difficoltà di reperimento dei francobolli. Probabilmente per l’emissione del 2010 ristampe ne sono state certamente fatte perché di questi francobolli in quel momento non c’è mai stata penuria. La cosa è cambiata con le tirature successive; infatti dopo qualche mese dalla loro diffusione, questi francobolli sparivano dagli uffici postali per ricomparire l’anno successivo con il codice differente. Non penso di fare un grande errore se avanzo l’ipotesi che ne sia stato fatto un solo lotto, forse due. Questa ipotesi non è tanto peregrina se si pensa che ormai l’uso dei francobolli per le affrancature è ridotto ai minimi termini. I piccoli valori di questa ordinaria sono stati stampati solo per integrare francobolli ormai fuori tariffa (di cui i magazzini erano pieni) che sono stati tanti certamente ma non erano gli unici francobolli in uso ed oggi di vecchi commemorativi con l’integrazione non se ne vedono più molti. Oggi queste nuove tirature servono per smaltire i francobolli recenti da 0,70 e poco più. Nella tabella che segue (figura 1) riporto tutte le tirature dei piccoli valori identificabili dalla prima lettera del codice alfanumerico.

Le tre tirature del 5 cenr di posta italiana

Figura 1 – tabella emissioni-codici

Come si può notare, il valore più ristampato è stato il 10 cent seguito dal 5; entrambi possono sostituire gli altri due che, almeno fino ad oggi, non hanno richiesto ristampe ripetute nel tempo come è infatti deducibile dalla loro scomparsa negli uffici postali dopo qualche mese dalla loro distribuzione.
In questo articolo mi limiterò a descrivere le caratteristiche delle tre tirature del 5 cent (figura 2), gli altri li esporrò in articoli dedicati in quanto una trattazione unica sarebbe eccessivamente lunga. Si noti en passant la differente posizione del codice alfanumerico nei fogli di figura 2 sia in senso verticale che laterale rispetto alla stampa.

Le tre tirature del 5 cenr di posta italiana

Figura 2 – le tre tirature del 5 cent

Nella figura 3 è possibile notare la differente centratura della stampa rispetto alla bobina di carta, differenza che è dovuta al suo montaggio manuale all’interno del sistema di stampa. Ma non è questa la sola evidenza; si può notare anche come il colore rosso presente nelle barre di registro sulla cimosa destra, mostra tonalità differenti ben apprezzabili dall’occhio umano. Il colore rosso si distingue bene nella tiratura del 2013, meno nelle altre due.

Le tre tirature del 5 cenr di posta italiana

Figura 3 – differente centratura della stampa nelle tirature del 5 cent di posta italiana

Ci sono altre due variabili da tenere presenti: la tracciatura e la fustellatura che anch’esse, pur in sincronia con la stampa, sono difficilmente in perfetto registro. Per poter trascurare queste ultime due variabili, ho allineato i fogli tenendo presente solo la posizione delle barre di registro del colore rosso. In questa posizione, la differenza di centratura sui fogli è di 4,5 mm tra le tirature H e J e di 6 mm tra questa e la tiratura K; tra la prima (H) e l’ultima (K) ci sono ben 1,05 cm. Bisogna anche tenere presente che la bobina, durante il suo srotolamento, all’interno della macchina può subire leggerissime oscillazioni laterali, ma certamente non di questa entità. Queste differenze non sono apprezzabili da chi monta le bobine perché sicuramente hanno una, seppur minima, tolleranza di montaggio; certamente però sono significative per distinguere le ristampe/tirature tra loro. Tralascio l’argomento ristampe perché questi francobolli non dovrebbero averne o averne molto poche, ma anche ammesso, esse avrebbero comunque la stessa lettera iniziale del codice ed occorrerebbe un campione consistente di fogli della medesima tiratura per avere qualche dato attendibile.
Da quanto detto emerge che, nel caso di questo valore, la centratura della stampa sul foglio può essere diagnostica per l’attribuzione ad una specifica tiratura; questo dato diventa poco significativo nel caso di numerose ristampe e tirature per le quali le differenze potrebbero diventare insignificanti. Il loro numero contenuto, come nel caso del 5 cent, può invece rendere significative le differenze.
Passiamo ora all’analisi dei colori. Prima però devo precisare che l’osservazione a forte ingrandimento delle superfici colorate presenti lungo la cimosa dei fogli ha messo in risalto una non omogeneità della distribuzione dei colori sulla carta, come si potrà vedere nelle immagini successive. Lavorare a basso ingrandimento non si ha percezione di quale punto si stia analizzando (chiaro o scuro), è stato pertanto necessario lavorare ad alto ingrandimento e prendere il punto più scuro nei pressi del punto da analizzare.

IL ROSSO

Come accennato sopra il rosso si era già fatto notare per le sue differenze di tono; bene, quello che ho fatto è stato analizzare i componenti del rosso attraverso un software di grafica, io ho usato Photoshop. Questo programma ha chiaramente un sistema specifico di misura (figura 4) e di modalità di riproduzione del colore che si differenziano da altri software. Ma soprattutto lo scanner ha importanza per la fedeltà di riproduzione del colore (quello da me utilizzato è un Epson 5600F).

Le tre tirature del 5 cenr di posta italiana

Figura 4 – i valori numerici dei colori base in modalità RGB secondo photoshop

Ma al di là del tipo di software e di scanner (sempre che siano di livello qualitativo non basso) le differenze dei toni cromatici dovrebbero mantenere comunque valori compatibili ed accettabili entro 1-2 punti percentuali. Inoltre, per meglio rappresentare i dati, ho tradotto i risultati in percentuale in modo da avere un confronto dei toni cromatici di più facile comprensione. Infine ho fatto le scansioni una dietro l’altra in modo da eliminare le variabili delle condizioni macchina, della tensione ecc. In questo modo eventuali errori costanti possono automaticamente annullarsi.

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Figura 5 – toni di rosso e punti di analisi

Per il rosso, grazie alla sua ampia superficie presente in cimosa (figura 5) ho adottato un prelievo a grandi maglie rappresentato dai punti neri che in totale sono 22.

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Figura 6 – valori medi dei componenti del colore rosso secondo la modalità RGB

Nella figura 6 riporto una tabella con i valori medi (espressi in percentuale) dei 22 punti analizzati per ciascun tono del rosso ed a seguire i diagrammi a torta che ne visualizzano i rapporti.

Nella figura 7 sono riportati i tre diagrammi secondo la modalità RGB (Red-Green-Blu) relativi alle tre tirature del valore da 5 cent.

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Figura 7 – confronto tra le percentuali dei componenti del colore rosso espressi in modalità RGB nelle tiratura del 2010 (H), 2012 (J) e 2013 (K) nel valore da 5 cent

Ciascun diagramma riporta le percentuali delle tre componenti del colore rosso. Come si può notare le differenze tra le tre tirature sono sensibili e si può affermare che il colore rosso è differente in ciascuna delle tre. In particolare è evidente che le tirature del 2010 (H) e del 2012 (J) hanno il tono di rosso significativamente differente ma non molto, mentre, la terza tiratura (2013) (K) si discosta notevolmente da entrambi e comunque con un aumento consistente del verde e del blu dalla prima alla terza tiratura.

 

IL VERDE

Parimenti, per il colore verde ho espresso i dati secondo le stesse modalità. In questo caso, ed in quello successivo per il colore blu, le aree disponibili sulla cimosa sono limitate ad un triangolo; in questi due casi ho utilizzato 14 punti d’analisi a coprire la superficie colorata, secondo lo schema di figura 8.

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Figura 8 – schema dei punti analizzati per i colori verde e blu

Si noti come il colore verde non è omogeneo. Questa caratteristica è tipica per tutti i colori dei piccoli valori di questa emissione; in alcuni casi è meno evidente, ma ritengo che debba essere messo in relazione con il tipo di carta utilizzato e, solo in parte, con la differenza dell’inchiostro. Ad ogni modo, al di là delle cause, notiamo una inchiostrazione alternata a righe irregolari chiare nella tiratura del 2010 (H); una a sottili righe chiare, ma oblique, nella tiratura del 2012 (J) e forme globulari contornate da sottili bordi chiari in quella del 2013 (K). Questa variabilità cromatica produce una altrettanto variabilità dei risultati analitici e pertanto sono stato costretto a lavorare a forte ingrandimento per poter analizzare solo il colore scuro.

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Figura 9 –la distribuzione del verde ed i suoi toni nelle tre tirature

Nella figura 9 ho riprodotto i triangoli verdi delle tre tirature per mettere in evidenza le differenze di stampa di questo colore.

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Figura 10 – valori medi dei componenti del colore verde secondo la modalità RGB

Nella figura 10 riporto una tabella con i valori medi percentuali dei componenti del verde in modalità RGB e nella successiva figura 11 riporto i relativi diagrammi a torta.

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Figura 11 – confronto tra le percentuali dei componenti del colore verde espressi in RGB nelle tiratura del 2010 (H), 2012 (J) e 2013 (K) nel valore da 5 cent

Anche in questo caso si nota una certa variabilità cromatica, ma le differenze sono molto contenute. Come per il rosso, anche in questo caso si nota una maggiore similitudine cromatica tra le prime due emissioni (H e J), mentre la terza, anche se debolmente, tende a differenziarsi.

 

IL BLU

Proseguiamo con l’analisi del colore blu. I punti analizzati sono quelli dello schema di figura 8 ed anche in questo caso ho riscontrato tre differenti distribuzioni del colore nelle tre tirature. Tutte hanno falle di colore più chiaro, ma la loro distribuzione è differente anche nella forma (figura 12), parimenti a quanto riscontrato per il colore verde.

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Figura 12 – la distribuzione del blu ed i suoi toni nelle tre tirature

In questo caso la tiratura del 2010 (H) ha il colore più omogeneo di quella del 2012 (J), ma entrambe hanno lo stesso aspetto caratterizzato da piccole falle chiare a forma di segmenti orientati verticalmente; la tiratura del 2013 (K) si distingue per avere il blu a chiazze, all’incirca globulari, e comunque irregolari e circondate da fasce più chiare. È come se il colore fosse stato appoggiato su una superficie unta. La disposizione del colore blu di questa terza tiratura somiglia molto a quella del verde corrispondente.

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Figura 13 – valori medi dei componenti del colore blu secondo la modalità RGB

Al solito, i punti analizzati sono stati solo quelli scuri e nella figura 13 riporto una tabella con i valori medi percentuali dei risultati analitici, mentre, nella successiva figura 14 riporto i diagrammi a torta per le tre tirature.

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Figura 14 – confronto tra le percentuali dei componenti del colore blu espressi in RGB nelle tiratura del 2010 (H), 2012 (J) e 2013 (K) nel valore da 5 cent

 

Anche per questo colore si osserva ancora una volta una maggiore similitudine tra le prime due tirature (H e J) con evidente differenziazione della Terza (K).

 

 

LE CONCLUSIONI

Riprendo a questo punto l’en passant che avevo fatto notare per la figura 2. lo spostamento laterale della stampa rispetto alla bobina determina anche lo spostamento laterale del codice alfanumerico, questo è dovuto al fatto che il sistema ink-jet che lo produce ha una posizione fissa nel sistema macchina e se la bobina è spostata verso destra, automaticamente il codice interferisce con le figure colorate di registro sulla cimosa ed in alcuni casi rari può anche sovrapporsi parzialmente ai francobolli. Quindi anche la posizione del codice può aiutare a riconoscere la tiratura. Quando di un francobollo vengono rifatte numerose ristampe, può accadere che la posizione del codice differisca, ma in questo caso la lettera del codice rivelerà l’identità della tiratura e la diversità della ristampa.

I risultati riportati in questo lavoro vogliono solo rappresentare un metodo analitico valido per poter supportare il concetto di tiratura. Dal punto di vista concettuale ritengo, quindi, che i risultati sono evidenti ed anche significativi, ma solo per il colore rosso. Infatti per questo colore  l’intervallo della deviazione standard (± σ) genera un campo distinto per ciascuna tiratura, ciò vuol dire che non esiste sovrapposizione tra i campi. Per il verde ed il blu, invece, i campi si sovrappongono almeno in parte creando ambiguità. Da questo risultato si può desumere che il metodo è significativamente applicabile.

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Figura 15 – porzioni di tiratura utilizzate per la presente ricerca

I risultati in quanto tali, invece, vanno considerati in modo parziale essendo le misure limitate a 2 fogli del 2010 (H), 5 fogli del 2012 (J)  e 3 fogli +1 bordo del 2013 (K). Di questi fogli solo la tiratura del 2012 (J) copre una parte non piccola della tiratura (figura 15) una parte minore la copre la tiratura del 2010 (H), mentre l’ultima del 2013 ne copre una porzione irrisoria. Naturalmente i fogli consecutivi non fanno testo, ma gli altri hanno la centratura identica all’interno di ciascuna tiratura. Per poter avere una maggiore validità generale, sarebbe opportuno confermare questi dati con ulteriori osservazioni su altri fogli, magari distribuiti su un più ampio spettro per ciascuna delle tre tirature.

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Figura 16 – valori in millimetri della distanza tra il bordo di foglio destro e il lato sinistro dei registri rossi

Anche i soli bordi destri sono sufficienti a questa operazione (figura 16) in quanto è sufficiente misurare la distanza tra il bordo del foglio ed il lato sinistro dei registri rossi. Ad ogni modo ritengo che, anche se parziali, i dati sono costanti all’interno delle limitate porzioni di tirature indagate e quindi c’è da pensare che sul piano concettuale questi risultati siano un valido supporto per trovare altre conferme o, a parità di codice alfanumerico, possono essere utili anche per capire se sono state fatte ristampe e quante.

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