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Nicola Luciano Cipriani

calcografia

IL FALSO DI POSTA ITALIANA DA 0,75 RADDOPPIA

Nicola Luciano Cipriani

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Premessa

Questo articolo descrive le caratteristiche delle due imitazioni note del valore da 0,75. Come già scritto per altri articoli, lo inserisco nelle mie pagine per agevolare la ricerca sui falsi noti di questa serie raggruppandoli in un unico sito. Anche in questo articolo ho aggiunto la descrizione della vernice plastica, definita a suo tempo bozzolosa, che ricopre le parti stampate e che è definita tecnicamente embossing digitale o verniciatura UV. La precedente versione di questo articolo è stata pubblicata su Il Francobollo Incatenato n. 236 gennaio 2014 e successivamente ripreso da Il Postalista il 21.3.2014.

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Introduzione

la prima notizia relativa al primo falso dello 0,75 della serie ordinaria Posta Italiana risale al dicembre 2012 (Il Francobollo Incatenato n. 224). In quella occasione mi limitai esclusivamente alla notizia, corredata da una immagine, fornendo ai lettori una descrizione minimale. Per alcuni mesi cercai questo falso in foglio o blocco per poterne fare una descrizione completa di tracciatura e fustellatura, purtroppo non fu facile e quando riuscii ad averne un blocco, trovai anche un secondo falso differente dal primo ed entrambi furono oggetto di un mio articolo corredato delle opportune descrizioni il quale fu pubblicato su Il Francobollo Incatenato n. 236, gennaio 2014, e su Il Postalista il 21.3.2014. Del secondo falso, riuscito non molto bene per via di numerose e piccole falle di stampa, ne fu trovata una seconda edizione migliorata nella cura della stampa dopo qualche mese. In questo articolo non è descritto questo ultimo ritrovamento, ma le caratteristiche sono identiche a parte le imperfezioni di stampa.

Molti lettori ricorderanno che poco più di un anno fa la polizia ha sequestrato a Napoli circa 10.000 francobolli falsi ed in bella mostra, nelle riprese televisive, comparivano diversi fogli del 75 cent. A me non era sfuggito il fatto che quei francobolli falsi erano del tipo con fustellatura ad ondine larghe. Dopo il servizio televisivo, questo falso l’ho cercato per lungo tempo, sembrava introvabile; alla fine, i miei sforzi sono stati coronati da successo e ne sono entrati in possesso di pochi pezzi (figura 1).

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Il 75 cent falso raddoppia

Figura 1 – il falso intercettato dalla polizia lo scorso anno, è stato la prima imitazione da 0,75 apparsa sul mercato.

 

In effetti, l’osservazione attraverso lo schermo televisivo non mi aveva ingannato, si trattava proprio di questo francobollo di cui avevo fatto una news nel 2012. Nel 2014 sono riuscito a trovarne altri (figura 2), ma ironia del destino, questi erano differenti, e più precisamente, del tipo a fustellatura di passo 11 simile agli originali.

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Il 75 cent falso raddoppia

Figura 2 – il falso ritrovato recentemente, cronologicamente posteriore a quello di figura 1

 

Avete capito bene, quest’ultimo ritrovamento è parente stretto dei falsi di Posta Italiana che ho trattato nel mio articolo “Posta Italiana: facili da falsificare” pubblicato nel numero 215 del febbraio 2012 de Il Francobollo Incatenato.

Nella figura 3 è invece riportato l’originale.

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Il 75 cent falso raddoppia

Figura 3 – l’originale

 

Quali sono le caratteristiche dei due falsi e le loro differenze con l’originale?

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Descrizione dei falsi e confronto con l’originale

Al solito il falso della figura 1 è stampato in offset. Decisamente piatto nella stampa con colori leggermente più chiari rispetto all’originale. La microscrittura è costituita da tanti puntini variamente colorati che ne danno un’idea molto lontana. La fustellatura è di passo 10 e ha forma ondulata.  Inoltre, in tutti i valori in nostro possesso (provengono tutti dallo stesso foglio) le scie verdi sono sempre più corte di quelle rosse e la carta è bianca brillante e molto lucida. Questi ultimi due caratteri sono tipici del falso da 0,60 che ho chiamato terzo tipo e che ho descritto in “Mamma mia quanti falsi!”.

Il falso di figura 2 è stato anch’esso eseguito in offset, ma con modalità di stampa decisamente più curata, la fustellatura è di passo 11, come negli originali, la microscrittura è fedele all’originale per quanto riguarda le parole, ma differente sia nella cura della stampa che nel colore utilizzato. La carta è bianca, opaca, più resistente del precedente alla flessione tra le dita; la carta siliconata di supporto è bianca. Questa imitazione corrisponde ai falsi che ho definito di IV tipo in “Mamma mia quanti falsi!”. Questa imitazione ha inoltre una caratteristica molto particolare: è piena di piccoli difetti di stampa, si tratta di grumi di colore che hanno impedito il contatto del cliché intorno al grumo; i difetti quindi appaiono come punti di colore che interrompono la stampa intorno al grumo. Nelle figure 4 e 5 ne sono riportati due esempi. Quasi tutti i francobolli ne sono affetti, spesso con più difetti coesistenti nello stesso francobollo.

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Il 75 cent falso raddoppia

Figura 4 – posizione 4

 

Il 75 cent falso raddoppia

Figura 5 – posizione 30

 

Si tratta di una stampa molto poco curata. Questo falso presenta anche un particolare evolutivo rispetto ai fratelli del 2011. Ricorderete infatti che per conferire l’effetto rilievo alla serie precedente, i falsari usarono una vernice plastificata a grumi (embossing digitale o vernice UV), a dire il vero un po’ troppo grandi ed era palese sotto i polpastrelli l’eccesso di rugosità. Con questo nuovo falso è stata usata ancora questa vernice trasparente, ma le asperità sono molto più piccoli dei precedenti. Questo accorgimento simula molto meglio l’effetto della calcografia rispetto alle imitazioni del 2011. Resta comunque evidente anche per i meno esperti la differenza con un confronto tattile in contemporanea tra l’imitazione e l’originale. L’embossing digitale è un sottile strato di vernice UV ad asciugatura rapida ed usata in modo particolare. La stampa infatti assume un aspetto tridimensionale percepibile sotto il tocco delle dita, grazie a questa vernice trasparente che, asciugandosi, resta in rilievo. con la vernice UV è possibile ottenere un aspetto lucido, opaco oppure granuloso, a seconda del risultato finale desiderato.

Ma vediamo un po’ le differenze tra i due falsi e l’originale. Per il confronto riporto solo tre particolari che ritengo più che sufficienti per realizzare le differenze, in ciascuna figura in alto c’è sempre l’originale. Nella figura 6 sono riportate le tre cartelle grandi e si vede molto bene la puntinatura del primo tipo che sostituisce la microscrittura; il secondo tipo, invece, per quanto molto simile all’originale (ci sono anche le iniziali del Poligrafico) pur tuttavia le lettere sono meno nitide e la microscrittura è meno regolare.

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Il 75 cent falso raddoppia

Figura 6 – la cartella grande, in alto l’originale, al centro il primo tipo ed in basso il secondo tipo falso

 

Lo steso vale per la scritta Posteitaliane, i caratteri descritti per la figura 6 li ritroviamo identici nelle successive figure  7 e 8.

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Il 75 cent falso raddoppia

Figura 7 – la scritta Posteitaliane, in alto l’originale, al centro il primo tipo ed in basso il secondo tipo falso

 

Il 75 cent falso raddoppia

Figura 8 – la scritta € 0,75, in alto l’originale, al centro il primo tipo ed in basso il secondo tipo falso

 

Il quadrettato che riempie le singole lettere è molto nitido negli originali, al solito, un puntinato indecifrabile nel primo tipo, mentre, nel secondo tipo falso è stato usato il quadrettato, ma si vede molto bene la minore nitidezza. In questo caso si può notare anche una differente dimensione delle singole lettere, specialmente le “a” e la “e” di italiane. Le altre scritte che non presento in immagine hanno le stesse caratteristiche ora descritte. Un particolare cenno merita la scritta del valore € 0,75. Questa presenta sempre le medesime caratteristiche descritte per le due figure precedenti, ma in più mette in evidenza la vernice trasparente (Embossing digitale) soprastante il colore viola. Nella figura 8 si vede traslata verso sinistra ed in basso l’immagine trasparente della scritta € 0,75 formata da una serie di puntini incolonnati a simulare un rigato verticale. Questa vernice trasparente conferisce al disegno l’effetto rilievo della stampa calcografica. Tutte le parti in colore della stampa di questo secondo tipo hanno la vernice trasparente a piccoli puntini. Bisogna riconoscere che questi falsari ce l’hanno messa tutta la loro inventiva per realizzare una simulazione che potesse essere facilmente confusa con l’originale, ma questa di conferire l’effetto rilievo alla stampa penso che possa essere considerato un “eccesso di zelo” perché, per dirla in modo molto pratico, ritengo che nessun dipendente postale, tra quelli addetti alla lavorazione della corrispondenza, possa avere il tempo di verificare l’autenticità di tutti i francobolli delle missive lavorate all’interno di un CMP. Ultima nota è il differente carattere del “5” nel primo tipo.

POSTA ITALIANA: IL 70 CENTESIMI FALSO DEL III TIPO

Nicola Luciano Cipriani

In questo articolo presento il 70 cent falso del 3° tipo. Come detto per altri articoli, lo inserisco nelle mie pagine per agevolare la ricerca sui falsi noti di questa serie raggruppandoli in un unico sito. Si tratta di un precedente articolo aggiornato in base alle novità che ho riconosciuto relative al metodo di stampa chiamato embossing digitale o verniciatura UV. La precedente versione è stata pubblicata su Il Francobollo Incatenato n. 239, aprile 2014.

 

Premessa

Nel numero 238 de Il Francobollo Incatenato avevo dato la notizia del falso 70 cent. di posta italiana del IV tipo, quello cioè fatto veramente bene. Subito dopo la pubblicazione, mi è stato inviato un ulteriore falso che però è attribuibile al III tipo (figura 1). L’articolo completo sui due falsi è pubblicato su Il Postalista (Ne aspettavamo uno ed invece sono arrivati due falsi da 70 cent.), attraverso il quale ho avuto questo nuovo falso. Non posso però esimermi dal diffondere a tutti i nostri soci le caratteristiche di questo francobollo la cui notizia è stata data attraverso una news del 14 marzo 2014. Le immagini sono correlabili con la sequenza dei falsi presentata nel mio precedente articolo “Mamma mia quanti falsi” ( Il Francobollo Incatenato n. 222) e articoli successivi di falsi della stessa serie. In quella occasione presentai quattro differenti falsi, ma i primi due tipi sono scomparsi o sostituiti dai secondi i quali continuano ad essere stampati ad ogni variazione tariffaria di Poste Italiane.

il 70 cent falso del III tipo

Figura 1 – il falso del III tipo

Il falso del 3° tipo si riconosce molto facilmente per la fustellatura ad ondine larghe di passo 10, mentre quello del 4° tipo ha la fustellatura molto simile all’originale.

Nelle immagini che presento, l’originale è sempre in alto o a sinistra, a seguire il falso del 3° e 4° tipo.

Nelle figure 2 e 3 sono mostrate le differenti dimensioni tra l’originale e le imitazioni. Si tratta di differenze minime: 0,2 mm in larghezza e 0,1 mm in altezza (figura 3), quindi poco percettibili se non con un ingrandimento.

il 70 cent falso del III tipo

Figura 2 – confronto in larghezza tra l’originale (in alto) e le imitazione dei due falsi (3° tipo al centro e 4° in basso.

il 70 cent falso del III tipo

Figura 3 – Confronto in altezza, l’originale a sinistra

 

Indubbiamente queste differenze sono legate al metodo di registrazione dell’immagine, probabilmente fotografico. Da notare che nelle due imitazioni non corrispondono le larghezze. Già da queste prime due immagini possiamo notare che, mentre, il falso del 3° tipo si distingue facilmente dall’originale per la puntinatura che riempie i caratteri a stampa, quello del 4° tipo, anche con questo forte ingrandimento, ne appare decisamente simile, se si eccettua il colore della busta che vedremo più avanti.

Nella successiva figura 4 è riportata la porzione di sinistra della cartella grande.

il 70 cent falso del III tipo

Figura 4 – le scritte in cartella grande a sinistra della busta, l’originale in alto, il 3° e 4° tipo a seguire

Si nota molto bene il solito puntinato dei falsi del 3° tipo , mentre, nel 4° si nota il minore spessore dei font di stampa rispetto all’originale; questa maggiore sottigliezza conferisce all’immagine una migliore pulizia rendendo le scritte maggiormente leggibili e la microscrittura identificabile come tale. Entrambi i falsi sono stati stampati in offset o fotolito, ma differiscono tra loro per l’uso dell’embossing digitale nel 4° tipo. Nelle imitazioni precedenti della stessa serie, questo carattere era leggermente più grossolano e più facilmente individuabile e distinguibile da quello originale, mentre in questo falso i bozzoli plastici sono stati ridotti di dimensioni e la rugosità è meno palpabile.

Questa nuova versione di embossing riduce la differenza con la vera calcografia e rende più difficoltoso il suo riconoscimento, ma non impossibile. questo carattere, unito alla tipologia di stampa (offset) danno sempre la possibilità di riconoscere questa imitazione. Se osservate infatti l’immagine di figura 4, vi rendete conto che l’originale (in alto) appare più pulito dell’imitazione (in basso), tra le lettere della microscrittura appaiono piccole macchioline grigie che sono l’effetto prodotto dalla luce incidente dello scanner che, per rifrazione/riflessione, muore all’interno dei piccoli bozzoli plastici. Tutte le scritte ed il disegno sono ricoperti da questa vernice plastica che è evidente anche nelle figure 5 alla sinistra della p di poste e nel contorno superiore delle altre lettere, nella figura 6 sopra il “7” e nella figura 7 sopra la T di italia.

il 70 cent falso del III tipo

Figura 5 – parte della scritta, l’originale in alto, a seguire i due falsi del 3° e 4° tipo

 

il 70 cent falso del III tipo

Figura 6 – il valore facciale, l’originale in alto e a seguire i due falsi del 3° e 4° tipo.

 

il 70 cent falso del III tipo

Figura 7 – la scritta ITALIA, in alto l’originale e a seguire i due falsi 3° e 4° tipo.

In parallelo, le immagini mostrano le scritte del falso 3° tipo sempre costituite da un insieme irregolare di puntini colorati.

Un carattere particolare è anche la bustina che vola (figura 8). Nell’originale la busta è del medesimo colore delle scritte ed è ricoperta sempre dalla vernice dorata metallizzata che può avere riflessi più o meno evidenti, ma sempre presente. Nelle imitazioni il colore di base uguale alle scritte è sempre assente, come pure la doratura; la busta ha un colore che simula l’originale che è ricoperto dalla vernice plastica (embossing digitale o verniciatura UV).

il 70 cent falso del III tipo

Figura 8 – particolare della busta che vola, l’originale a sinistra e a seguire i due falsi 3° e 4° tipo

Nella figura 9, invece, a parte il puntinato nel falso 3° tipo, non ci sono grandi differenze da evidenziare tra le scie, c’è però da dire che l’inchiostro utilizzato non è mai proprio vicino ai toni dell’originale, pur nelle sue variazioni riscontrate nei differenti lotti di stampa.

il 70 cent falso del III tipo

Figura 9 – le scie verdi e rosse, l’originale a sinistra e a seguire nell’ordine i due falsi

Se c’è del fuori registro con la copertura di embossing digitale, sia nelle scie che nelle altre scritte è ben visibile l’effetto riflettente della copertura plastica.

La figura 10 mostra chiaramente caratteri differenti e in grassetto nel falso 3° tipo; “ROMA” risulta spostata leggermente a sinistra tanto da far diminuire la lunghezza totale dela scritta. si nota anche una leggera differenza, direi, non significativa di tono del rosso rispetto all’originale. nel 4° tipo è inoltre anche visibile, a causa del leggero ma spesso presente fuori registro tra l’embossing e l’offset, il contorno grigino dei caratteri prodotto dalla riflessione/rifrazione della luce dello scanner sull’embossing digitale.

il 70 cent falso del III tipo

Figura 10 – la scritta in ditta, l’originale in alto e a seguire i due falsi

Queste lettere sono un ottimo elemento per vedere la vernice plastica in quanto, per la loro sottigliezza, è sufficiente un piccolissimo fuori registro per metterla in risalto. Tra l’altro la vernice plastica è debolmente fluorescente e la luce viola la mette ancor più in evidenza.

Nella figura 11 è riportato il confronto tra le fustellature e possiamo notare le classiche ondine dei falsi del 3° tipo; nel 4° tipo , invece, questo carattere è stato migliorato.

il 70 cent falso del III tipo

Figura 11 – la fustellatura, in alto l’otiginale e a seguire i falsi del 3° e 4° tipo.

Come si può notare, non sono più evidenti le incisioni a “v”, gli incavi sono più arrotondati, ma i denti sono leggermente più corti e più appuntiti rispetto all’originale. Resta comunque il solito dentone arrotondato negli angoli. C’è da dire che l’incisione della fustellatura in questo tipo di falsi non ha mai avuto caratteri costanti all’interno dello stesso foglio, in alcuni francobolli è abbastanza ben fatta, in altri è più evidente l’incisione a “v”, specialmente lungo i lati verticali. In questo valore da 0,70, la fustellatura è stata migliorata e le forme a “v” sembrano non esserci più anche se la pendenza dei denti differisce dall’originale.

Nelle ultime due figure sono riportate la tracciatura verticale (figura 12) e quella orizzontale (figura 13).

il 70 cent falso del III tipo

Figura 12 – la tracciatura verticale, l’originale a sinistra, a seguire i falsi del 3° e 4° tipo.

 

il 70 cent falso del III tipo

Figura 13 – la tracciatura orizzontale, l’originale in alto, a seguire i falsi del 3° e 4° tipo

 

In entrambi i falsi (3° tipo al centro delle figure ed il 4° a destra o in basso) le tracciature sono molto incise e decisamente differenti sia tra loro che rispetto all’originale (sempre in alto nelle due figure). Anche questo carattere è stato migliorato nel 4° tipo, ma non raggiunge ancora la delicatezza e le dimensioni delle incisioni e del passo che riscontriamo negli originali. Nelle imitazioni si ha sempre un taglio profondo e largo tanto che tende ad incidere anche il foglio siliconato sottostante; questo fatto indebolisce quasi sempre la rigidità del foglio. Da notare anche la precisione degli incroci nella tracciatura originale che in entrambe le imitazione non esiste se non casualmente.

MAMMA MIA QUANTI FALSI DA 0,60 DI POSTA ITALIANA!

Nicola Luciano Cipriani

 

Premessa

questo é un articolo che raccoglie tutti i falsi da 0,60 di Posta Italiana e li mette a confronto con l’originale. Sono prese in considerazione tutti gli elementi che compongono la vignetta. Come detto per altri articoli, lo inserisco nelle mie pagine per agevolare la ricerca sui falsi noti di questa serie raggruppandoli in un unico sito. E’ un articolo pubblicato su Il Francobollo Incatenato n. 222, ottobre 2010, e su Il Postalista il 7.03.2014.

 

Introduzione

Purtroppo devo ripetermi. Quando, il 7 luglio 2009 uscì la nuova ordinaria di Posta Italiana, dissi subito e con chiarezza che questi francobolli sarebbero stati facilmente falsificabili. Con puntualità la cosa è stata realizzata anche se in vario modo, come vedremo più avanti. Di certo, bisogna riconoscere che il titolo dato a questo articolo parla da sé. Quando vengono prodotti francobolli falsi, è difficile avere l’opportunità di accorgersene sin dall’inizio; in genere ci si rende conto solo quando capita una missiva tra le mani di qualche collezionista oppure se qualche smerciatore li propone a livello collezionistico cosa che, bisogna riconoscere, succede sempre più spesso. La prima segnalazione di un falso di Posta Italiana risale al 5 giugno 2010 (figura 1), da quanto tempo era in circolazione? Il suo ritrovamento fu realmente casuale, come comunicato da Diego Carrarosul n. 199 de Il Francobollo Incatenato.

mamma mia quanti falsi!

Figura 1 – 60 cent. falso I tipo

 

Questo falso è decisamente grossolano e mal fatto, facilmente riconoscibile nel colore della busta volante e nella fustellatura fatta ad ondine con passo 10. Vedremo più avanti gli altri elementi distintivi. Non è facile stabilire la cronologia delle comparse sul mercato dei francobolli falsi di questa emissione, come non è facile stabilire la data di immissione sul mercato; dobbiamo, come al solito, basarci sulle date dei documenti postali che riusciamo ad individuare. Su questa base, possiamo dire che le imitazioni sono comparse tutte tra il 2010 ed il 2011, forse, solo quello denominato III tipo potrebbe essere stato distribuito nel 2011 in quanto il ritrovamento è di questa primavera (segnalazione del nostro socio C. C.). Sicuramente i falsari si sono messi all’opera subito dopo l’emissione della nuova ordinaria. Ad ogni modo del II tipo abbiamo notizia di ritrovamenti su bustoni (figura 2) e fuori tariffa (€ 1,80) nel corso del 2011 e qualche lettera primo porto ed una secondo porto con l’aggiunta di un 20 cent. di Posta Italiana

mamma mia quanti falsi!

Figura 2 – 60 cent. falso II tipo

 

Di tutti questi falsi sono noti solo i valori da 60 cent.; tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011 sono comparsi ulteriori falsi, molto insidiosi per il livello dell’imitazione, di tutti i valori, ad eccezione dei piccoli (5, 10 e 20 cent.) e di quello da 75 cent. Chiamerò IV tipo questi ultimi, anche se probabilmente non lo sono cronologicamente; ho preferito descrivere in successione gli altri tre tipi che ben si differenziano da questi ultimi, anche se il terzo tipo ha caratteristiche proprie. Delle imitazioni del IV tipo ho pubblicato una descrizione ne: Il francobollo Incatenato n. 215. A seguire le immagini del III eIV tipo.

mamma mia quanti falsi!

Figura 3 – 60 cent. falso III tipo

 

 

mamma mia quanti falsi!

Figura 4 – 1,40 falso del IV tipo in questa versione è stata falsificata la serie completa.

 

Nel proseguo del testo, per la descrizione delle differenze tra questi francobolli presenterò prima sempre l’originale e, a seguire, i tipi I, II, III e IV.

Parliamo innanzitutto della carta, quella del I tipo è lucida, morbida, e bianca, inoltre, essa non oppone resistenza piegandola dolcemente tra le dita. Per questo falso non ho potuto visionare le caratteristiche della carta siliconata di supporto. Le caratteristiche della carta del francobollo del II tipo sono molto simili a quella del I tipo, inoltre la carta siliconata di supporto è bianca brillante. Quella del francobollo del III tipo invece è molto più lucida, bianca e leggermente più resistente alla flessione, inoltre, quella siliconata di supporto è bianca opaca, quasi grigina. La carta dei francobolli del IV tipo, invece, è bianca, opaca, più resistente dei precedenti alla flessione tra le dita la carta siliconata di supporto è bianca, con tonalità compresa tra quella del II e III tipo. Di tutte queste imitazioni, quella che presenta le caratteristiche della carta più simile all’originale è decisamente l’imitazione del IV tipo. Nell’originale infatti riscontriamo sia la carta semilucida (prime tirature) che opaca (tirature più recenti), ma, sempre abbastanza resistente alla flessione. Il supporto siliconato è quasi sempre bianco, ma mai smorto o brillante.

La stampa in nessuna imitazione è in calcografia, direi tutte in offset. In particolare i tipi I e II hanno il tratto pieno per i contorni e le linee, mentre per i riempimenti è stato usato un retino piuttosto grosso a pallini con una densità del 50% circa. Anche il III tipo è stato stampato in offset, ma con retini molto fini e a più colori; questo carattere si vede bene negli ingrandimenti delle figure 5, 6, 7, 8 e 9.

Il quarto tipo si differenzia dalle prime tre imitazioni, la stampa è sempre a tratto pieno e per i riempimenti della busta e delle scie è stato usato un retino a maglia quadrate, molto simile all’originale, ma con inclinazione leggermente differente. Come detto queste imitazioni sono molto vicine all’originale e possono passare facilmente inosservate; i falsari hanno anche adottato un accorgimento che simula la calcografia: su tutte le parti del disegno è stata sovrapposta una speciale vernice trasparente che ha prodotto microscopici globosità superficiali (stama a verniciatura UV o embossing digitale) che producono l’effetto delle asperità della calcografia. In taluni esemplari l’effetto è eccessivo, ma in altri anche questo carattere si avvicina molto all’originale. Nella figura 5 è messa a confronto lamicroscrittura.

mamma mia quanti falsi!

Figura 5 – in alto l’originale ed a seguire verso il basso i falsi I, II, III e IV tipo

 

Nelle imitazioni del I, II tipo è leggibile la microscrittura e mancano le lettere nascoste “IPZS” disperse nel testo. Le righe sono 9 anziché 8 e la prima parola è EPOSTE, con la gambina della N precedente appena accennata e mal definibile per l’interferenza della cornice, anziché POSTE.  Nel III tipo la microscrittura è sostituita da una massa informe di puntini colorati con prevalente tonalità del blu. Infine, il IV tipo ha la microscrittura su 8 righe e con le lettere nascoste “IPZS”, il tutto è molto simile all’originale. La cartella piccola posta a sinistra della scritta “Posta Italiana” (figura 6) presenta le stesse caratteristiche di quelladestra.

mamma mia quanti falsi!

Figura 6 – cartella piccola, a sinistra l’originale, a seguire le imitazioni

 

Anche in questo caso il I e II tipo sono molto simili e la prima parola è ANEPO anziché POSTEIT.

Il valore facciale “€ 0,60” (figura 7) conferma similitudini e differenze viste fino ad ora: il I e II tipo sono identici nelle linee generali differendo tra loro solo per la inchiostrazione un po’ più pesante; in questo caso si può notare, rispetto all’originale, la differente forma del simbolo dell’euro, leggermente ellittica, e quella delle cifre: lo “0” più stretto ed il “6” con l’occhiello più piccolo e la curva alta più accentuata. Il III ed il IV tipo, invece, sono molto simili all’originale.

mamma mia quanti falsi!

Figura 7 – in alto l’originale, a seguire verso il basso dal I al IV tipo

 

Anche le figure 8, 9 e 10 ripropongono le conferme delle similitudini e differenze riscontrate: I e II tipo uguali tra loro, il III differente da tutti ed il IV simile all’originale.

mamma mia quanti falsi!

Figura 8 – in alto l’originale ed a seguire i quattro tipi di falsi,

 

mamma mia quanti falsi!

Figura 9 – a sinistra l’originale, a seguire dal I al IV tipo

 

mamma mia quanti falsi!

Figura 10 – in alto l’originale ed a seguire verso il basso i quattro falsi

 

Un discorso a parte merita la tracciatura (perforazione a tratteggio) e la fustellatura (figura 11). La tracciatura dei tipi II e III è identica: 2 mm di linea forata e 1 mm intatto. Del primo tipo non ho elementi per effettuare le misure, ma penso che possa essere ipotizzata la sua appartenenza a questo gruppo per le forti similitudini con il II tipo. Il IV tipo ha invece 3 mm, in verticale, e 3,5, in orizzontale, di tratto tagliato e 1 intatto. L’originale ha, invece, 2,5 e 0,5.

Anche la fustellatura conferma ulteriormente differenze e similitudini riscontrate nell’analisi di questi falsi, in particolare è da notare che i fustellatori utilizzati per i tipi I, II e III sono identici sia nel passo (10), sia nella modalità del taglio. Si tratta, infatti, di segmenti di fustellatori lineari separati tra loro ed accostati in modo da comporre il rettangolo che delimita il francobollo, essi sono probabilmente montati su un unico telaio. Agli angoli del francobollo si vede bene la non continuità del taglio. Il fustellatore del IV tipo è, invece, costituito da un unico elemento rettangolare che taglia come una lama in continuo il contorno del francobollo. La similitudine con l’originale è elevata e non facilmente distinguibile. La misura del passo ha fornito il valore 11,25 (contro 11 dell’originale), ma più che questo valore, è indicativa la forma dei denti, sia di quello grande in corrispondenza degli angoli, sia degli altri. intendiamoci, non si tratta di evidenti differenze, però il dente d’angolo è più tondo, mentre, gli altri sono leggermente più appuntiti rispetto aglioriginali.

mamma mia quanti falsi!

Figura 11 – in alto l’originale, a seguire verso il basso, dal I al IV tipo

 

Per concludere resta solo da dire che, con un buon grado di certezza, i tipi I e II sono stati eseguiti dalla stessa mano e che le differenze di colore sono dovute solo ad una differente inchiostrazione; le leggere differenze di tonalità cromatiche che si riscontrano nel rosso (che appare più violaceo nel I tipo) non le ritengo diagnostiche e penso che questi due falsi debbano essere considerati due tipi di una stessa produzione. Il III tipo differisce molto dai primi due e non ci sono elementi diagnostici per attribuirlo alla stessa mano dei precedenti, anche se non si può escludere una evoluzione della tipologia di stampa, ma sarei propenso a tenerlo separato. Il IV tipo è da tenere distinto dai precedenti in quanto eseguito con tecniche decisamente differenti. Come già esposto, la sua elevata similitudine con l’originale lo rende veramente molto insidioso, può passare non solo molto facilmente per posta, anche se sottoposto a controlli visivi, ma anche essere scartato per apparire poco interessante agli occhi di molti collezionisti.

POSTA ITALIANA: FACILI DA FALSIFICARE

Nicola Luciano Cipriani

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Premessa

Questo articolo descrive le caratteristiche della prima emissione, quella del 7 luglio 2009, che dopo circa un anno o poco più è stata falsificata e distribuita a piene mani sul territorio nazionale. Parlo dei valori da 0.60, 1.40, 1.50 e 2.00 euro. Come detto per altri articoli, lo inserisco nelle mie pagine per agevolare la ricerca sui falsi noti di questa serie raggruppandoli in un unico sito. Anche in questo articolo ho aggiunto la descrizione della vernice plastica, definita a suo tempo bozzolosa, che ricopre le parti stampate e che è chiamata tecnicamente embossing digitale o verniciatura UV. La precedente versione di questo articolo è stata pubblicata su Il Francobollo Incatenato n. 215 febbraio 2012.

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Introduzione

Quando il 7 luglio del 2009 fu emessa la nuova ordinaria e ne comperai subito un paio di serie, dissi con estrema chiarezza che questa ordinaria sarebbe stata facilissima da falsificare. Aggiunsi anche che già solo facendo una fotocopia su delle semplici etichette adesive la missiva sarebbe sicuramente passata per posta. Chi ha ideato questi francobolli si è preoccupato moltissimo di usare tecniche all’avanguardia e antisofisticazione come gli inchiostri metallici, ma pare che non si sia preoccupato minimamente di comporre un disegno difficilmente imitabile. Imitare questa serie è veramente alla portata di tutti tant’è che già nel giugno del 2010 è stato ritrovato un falso grossolano dello 0,60 (Il Francobollo Incatenato, n. 199 – settembre 2010) e chi sa da quanto tempo prima era in circolazione. Quel falso era veramente grossolano. Tra la fine del 2011 e l’inizio di quest’anno sono stati ritrovati altri falsi, questa volta in serie completa, mancherebbe solo il 75 cent, a parte i tagli di piccolo valore, ma questo è un valore molto poco usato rispetto agli altri e, forse, i falsari non lo hanno preso in considerazione. In realtà poi verrà ritrovato anche il valore da 0,75. Questi falsi però sono presenti sul mercato da oltre un anno. Come faccio a saperlo? Semplice, nello studiarli ho ripreso alcuni bordi di foglio del mio archivio per un confronto delle scritte di bordo e mi sono accorto che un bordo destro dello 0,60 in mio possesso dall’autunno del 2010 è identico a questi falsi. Questo bordo di foglio fa parte di due strisce acquistate perché appartenenti alla terza tiratura (Il francobollo Incatenato, n. 201 – novembre 2010); una è autentica, l’altra no. La differenza a dire il vero, già allora, era quasi inesistente. Con il senno del poi invece ho potuto attribuire ai falsi anche questa striscia.

Prima di entrare nella descrizione dettagliata di questi falsi, ed in base alle poche righe sopra, vi sarete già resi conto che sono fatti veramente bene ed a colpo d’occhio non è possibile riconoscerli. Certamente un occhio ed un dito esperti, ma anche sempre molto attenti, difficilmente potranno essere ingannati, ma bisogna essere veramente attenti ai particolari perché è veramente molto facile non accorgersi di nulla. Vedremo più oltre quali sono gli elementi distintivi.

Nel mio precedente articolo (Ancora un falso prioritario edizione 2006 senza millesimo – in questo numero del notiziario) avevo iniziato ironicamente a parlare con i falsari, poi ci ho ripensato ed ho cancellato quella parte perché mi era sembrata un po’ eccessiva. Questa idea però l’avevo nel cervello da tempo perché con i continui articoli, non solo miei, in cui sono state descritte le differenze tra falsi ed originali, si stava in pratica dando involontariamente le correzioni per fare un falso irriconoscibile. Questo dubbio mi pervade sempre quando scrivo un articolo di questo tipo, non solo per i falsi in frode postale, ma anche per quelli da collezione. In sostanza nella mia fantasia rimproveravo ironicamente i falsari per essere dei cattivi studenti (scusate, ma esce fuori la mia anima di docente) in quanto hanno cercato di aggiustare continuamente il tiro sui falsi dei prioritari senza mai avvicinarsi più di tanto alla realtà. L’elemento più difficoltoso è stata la fustellatura, quasi sempre molto differente dal francobollo vero, ma certamente anche i caratteri di stampa sono stati approssimati. Anche il primo falso del 2010 della nuova ordinaria è lontano mille miglia dalla realtà. Questa volta però i falsari mi devono aver letto nel cervello, quel rimprovero ironico e taciuto deve essere stato in qualche modo ascoltato: questi nuovi falsi sono veramente fatti bene. Complimenti signori falsari!

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Presentazione della serie contraffatta

Allora è arrivato il momento di entrare nel vivo della descrizione. Prima di tutto ve li presento in confronto con gli originali, nella figura 1, in basso ci sono i falsi. Come potete notare, a parte la leggera differenza di tono di colore che può rientrare nelle normali variazioni cromatiche di una ordinaria, per il resto non si notano differenze di alcun tipo.

posta italiana: facili da falsificare

Figura 1 – in alto la serie di francobolli autentici, in basso i corrispondenti falsi.

Si può notare anche la differenza di quadratura della perforazione a tratteggio che è irregolare nelle imitazioni, mentre produce rettangoli perfetti negli autentici. Ma questo è un particolare che si può notare perché nella figura c’è un confronto diretto, in condizioni normali passa inosservato, anch’io l’ho notato solo dopo aver composto l’immagine. I fogli interi si presentano nello stesso modo degli originali, finanche il codice della numerazione progressiva di colore nero che è ballerino: talora più alto, talora più basso. Ma proprio questo appare l’elemento più evidente, il tratto pieno della stampa stride fortemente con il retinato dell’originale. Le barrette originali del codice, a causa della retinatura, hanno l’aspetto leggermente ondulato, come se fossero fatti a mano, mentre, quelle falsificate sono perfettamente diritte e nette; la stessa considerazione vale per lettere e cifre del codice alfanumerico. Triangoli e barrette di colore presenti lungo il bordo basso destro non mostrano invece alcuna apparente anomalia, né diverso appare il codice a barre di colore verde a parte la tonalità leggermente differente. Nel proseguo del testo il confronto è fatto con un valore autentico da 0,60 della terza tiratura, ovvero quella con stampa sottile a cui l’imitazione si avvicina di più.

La carta – questa volta i falsari hanno scelto anche una carta adeguata, però non è la stessa del Poligrafico. Le leggerissime differenze sono il colore meno bianco ed è anche appena più morbida di quella originale. Anche in questo caso le differenze si possono notare solo con un confronto diretto. La carta è anche un po’ meno brillante, ma questo carattere è molto variabile anche negli originali.

La stampa – i falsi sono stati stampati in offset a tratto pieno, la differenza con gli originali si può notare solo con una lente (8 o 10x), a occhio non si vede nulla. La stampa calcografica ha un certo rilievo ed al tatto si rileva abbastanza bene una certa debole ed omogenea asperità, mentre la stampa offset è piatta e liscia; in questi falsi però la differenza con la calcografia potrebbe passare inosservata perché il tocco di classe dei falsari è stato quello di sovrapporre la stampa con una vernice densa e trasparente che ha l’aspetto di un liquido coagulato ed essiccato (figura 2).

posta italiana: facili da falsificare

Figura 2 – in cifra nera l’originale. Le imitazioni mostrano all’interno delle righe bianche della busta la presenza di globosità di colore grigio, particolarmente evidente nel valore da 1,40, meno nello 0,60 e nel 2,00, poco visibile nell’1,50 e nel 3,30 che ho omesso. La globosità grigia è l’effetto della vernice trasparente a rilievo scansionata.

In pratica è grossolanamente bozzolosa ed al passaggio del dito si percepisce come stampa a rilievo. In gergo tecnico questa vernice si chiama embossing digitale o vernice UV; si tratta di una vernice che lascia volutamente globosità diffusa e più o meno regolare la quale con l’essiccamento lascia queste asperità intatte. L’embossing digitale usato per queste imitazioni produce però un effetto un po’ esagerato e dal confronto si percepisce subito la differenza. La vernice trasparente, inoltre, rende più confusa la stampa sottostante, ha l’aspetto di un film di plastica che ricopre la stampa a colori ed ha una certa brillantezza che si nota con facilità, ma sempre andando a guardare in modo specifico e, soprattutto, occorre un buon occhio. Ma se non è facile riconoscere queste imitazioni facendo attenzione a questi particolari, è certamente più facile se si osservano le linee diritte del codice a barre nero sul bordo destro. C’è da dire anche che la stampa calcografica ha spesso falle dovute a mancanze di inchiostro, cosa che l’offset ha molto più difficilmente. Questo carattere è molto frequente nei francobolli originali come misi in risalto poco dopo l’emissione (Il Francobollo Incatenato, n. 195 – Aprile 2010).

La scritta “Postaiteliane”, che ho spezzato per comodità di impaginazione nelle figure 3 e 4, pur essendo molto fedele nelle dimensioni e nei caratteri, mostra una certa opacità della stampa, inoltre il quadrettato azzurro interno alle lettere chiude maggiormente i quadratini bianchi e non è nella giusta posizione di corrispondenza con l’originale in molte lettere; infine, queste ultime, nell’imitazione sono leggermente più grasse.

posta italiana: facili da falsificare

Figura 3 – imitazione con stampa opaca in basso.

 

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Figura 4 – imitazione con stampa opaca in basso.

La microscrittura è stata molto decantata dalle Autorità come un importante elemento antisofisticazioni, sicuramente lo è utilizzando la calcografia ed inchiostri particolarmente costosi, ma come ho già scritto in altre occasioni, i falsari utilizzano strumenti e metodi meno costosi per fare imitazioni quanto più possibile vicine agli originali. Quindi la microscrittura e tutti gli altri elementi utilizzati, non sono e non possono essere considerati un deterrente contro le falsificazioni. Più che i materiali, è necessario adottare un disegno che possa essere difficilmente contraffatto tanto che eventuali tentativi portino sempre a risultati molto diversi dall’originale.

Nelle figure 5 e 6 sono riportate le due cartelle con la microscrittura.

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Figura 5 – cartella sinistra, a destra l’imitazione.

 

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Figura 6 – cartella destra, la posizione delle lettere intruse (IPZS) è in sintonia con l’originale.

Nella cartella piccola di sinistra si vede molto bene come la stampa calcografica dell’originale (a sinistra nella figura) sia molto pulita e brillante grazie alla tecnica speciale in dotazione al Poligrafico, mentre nell’immagine di destra risalta in modo netto l’opacità e la irregolarità della stampa offset. Nella figura 6 in particolare si nota come i falsari siano stati attenti anche a riprodurre le lettere aggiunte (IPZS) e intercalate nella microscrittura. Anche questo fu pensato come elemento che avrebbe agevolato il riconoscimento dei falsi. Ma non credo che i falsari seguano le informazioni filateliche, o forse può anche darsi, ma è evidente, dalla fedeltà della riproduzione di queste due figure che l’immagine è stata ripresa fotograficamente (o tramite scanner). Si possono notare leggerissime variazioni nella distanza tra le lettere, ma ritengo che queste minime differenze possano rientrare nella preparazione della riproduzione delle immagini.

La scritta “ITALIA”, con “A. CIABURRO” subito sotto, (figura 7) presenta le stesse differenze già descritte per “Posteiteliane”, qui si nota maggiormente la non corrispondenza del quadrettato dell’imitazione (in basso nella figura).

posta italiana: facili da falsificare

Figura 7 – scritta ITALIA, l’imitazione è in basso.

 

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Figura 8 – confronto del valore, l’imitazione in basso.

Anche il nome dell’incisore presenta le stesse caratteristiche di opacità, in questo caso si nota anche una maggiore irregolarità del contorno delle lettere nell’imitazione e una certa differenza nella forma delle “R”: l’imitazione ha l’occhiello superiore più piccolo. La scritta € 0,60 (figura 8) presenta le maggiori differenze di tonalità di tutte le scritte; in questo caso, infatti, le linee del quadrettato azzurro sono leggermente più sottili e, conseguentemente, i quadrati bianchi più grandi; nell’insieme si ha l’impressione che il colore sia più chiaro

posta italiana: facili da falsificare

Figura 9 – confronto della piccola scritta in ditta, in basso i caratteri sottili dell’imitazione.

Le cifre sono leggermente più strette, ma le differenze maggiori si osservano nella virgola, che è più diritta nell’imitazione, e nel “6” che nell’imitazione ha l’occhiello più tondo. Nel complesso il quadrettato è corrispondente all’originale. Le scritte in ditta (I.P.Z.S. S.p.A. – ROMA) (figura 9) sono fatte molto bene, hanno gli stessi caratteri, ma sono decisamente molto più sottili.

Che dire delle scie: decisamente fatte bene! Ma una piccola differenza c’è, si tratta proprio del classico pelo: il retinato della imitazione non è perfetto, l’angolo tra le linee non è proprio di 90° come nell’originale. Per il resto hanno la stessa geometria, sia quelle verdi che quelle rosse (figure 10 e 11). Nelle scie rosse notiamo anche una piccola falla di stampa nell’angolo destro della scia in basso, si tratta di una falla casuale ed anche comune in calcografia, cosa che l’offset difficilmente presenta.

posta italiana: facili da falsificare

Figura 10 – il confronto delle scie verdi, l’imitazione in basso.

 

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Figura 11 – le scie rosse, l’imitazione è in basso.

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La fustellatura e la perforazione a tratteggio – gli ultimi due caratteri analizzati che completano questa descrizione sono la fustellatura (figura 12) e la perforazione a tratteggio (figura 13).

posta italiana: facili da falsificare

Figura 12 – la fustellatura, l’imitazione è in basso.

 

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Figura 13 – il confronto della tracciatura, l’imitazione è in basso.

La fustellatura per quanto simile all’originale, presenta degli indubbi caratteri distintivi. L’elemento più decisivo è il grande dente presente nei quattro angoli che nell’imitazione è leggermente più grande ma decisamente arrotondato rispetto all’originale che invece è più squadrato ed appuntito. Questo elemento aiuta molto nel riconoscimento di esemplari usati e su busta; per i nuovi aiuta sempre la fustellatura nel suo complesso che appare molto incisa ed irregolare nell’imitazione. L’originale ha il taglio molto pulito e leggero tanto che la scansione non lo mette molto in evidenza, nell’imitazione invece, oltre ad essere irregolare è anche molto pesante. Anche il passo non è proprio perfetto, nella figura 12 sono stati allineati i due primi denti di sinistra e si nota come a destra ci sia una leggera discrepanza, non rilevabile con l’odontometro. Un altro carattere fino ad ora trascurato è la perforazione a tratteggio, da molti chiamata tracciatura. Questo elemento è decisamente distintivo; nella imitazione i tagli verticali ed orizzontali sono uguali, lunghi e profondi ed inoltre quelli orizzontali terminano al contatto con quelli verticali. Nell’originale invece i tagli verticali sono più lunghi di quelli orizzontali, sono poco incisi e questi ultimi attraversano quelli verticali incrociandosi. I caratteri di fustellatura e di perforazione a tratteggio di questi falsi sono esattamente identici a quelli riscontrati nei falsi prioritari del 2011. questa coincidenza non può essere casuale, certamente il nesso è più significativo e non può che condurre alla convinzione che i falsari siano gli stessi. Ricordo infatti che gli ultimi falsi prioritari sono fatti anch’essi molto bene e per molti facilmente confondibili con gli originali. Anche questo sembra essere un parallelo non casuale con i falsi trattati in questo articolo. C’è da dire che il disegno e le caratteristiche di stampa dei prioritari sono stati un duro campo di lavoro per i falsari, cosa che invece non sembra essere per la serie ordinaria di Posta Italiana.

LA NUOVA ORDINARIA 2009 DENOMINATA “POSTA ITALIANA”

a cura del perito filatelico Nicola Luciano Cipriani  e del perito filatelico Franco Moscadelli

Nel 2009 è uscita la nuova serie di francobolli ordinaria: valutiamola.

Introduzione storica: le serie ordinarie dal dopo guerra a oggi

La tanto decantata serie ordinaria denominata “Posta Italiana” che avrebbe dovuto essere emessa con una grafica più accattivante e dotata di maggiori elementi di sicurezza non è stata accolta con entusiasmo tanto che nei vari blog che internet offre, ha subito pesanti critiche: la nuova ordinaria è stata proprio “bocciata”. Probabilmente il soggetto molto semplice rispetto a quelli a cui siamo abituati ha fatto storcere la bocca a molti. Il disegno non pubblicizza nulla del nostro bel Paese e si preoccupa unicamente di inviare un messaggio simbolico infantile e molto diretto. Che una serie ordinaria debba diffondere un’idea simbolica più o meno forte è cosa nota, tanto che tutte le serie ordinarie, in tutto il mondo, sono e sono state un simbolo rappresentativo dello Stato. Per meglio analizzare la nuova ordinaria quale prodotto dei tempi moderni, facciamo un breve escursus sulle ordinarie repubblicane precedenti. La serie “Democrazia”, di elementi fortemente simbolici per spingere il nostro Paese alla rinascita post-bellica, ne aveva ben sette e tutti molto forti. Essa ebbe un ruolo molto importante: trasmettere fiducia ed ottimismo nei confronti di uno Stato che voleva rinnovarsi sul piano storico, economico e sociale. La successiva serie “Italia al Lavoro” vede molto attenuato il valore simbolico e vuole mettere in evidenza il lavoro tradizionale delle nostre regioni. Questa serie è un’eloquente messaggio: fare emergere il lavoro della gente comune, onesta, che con il lavoro trasmette la vera libertà della democrazia. Torniamo ad un valore più simbolico con la “Siracusana” la cui testa rappresenta il volto mediterraneo della ninfa Aretusa, ripreso da una moneta (tetradramma) di Siracusa del IV secolo A.C. E’ la prima serie ordinaria con una immagine uguale per tutti i valori conferendo una monotona e piacevole armonia alla serie. Il lungo periodo di validità di questa serie (27 anni) ha portato la testa turrita quasi ad identificarsi con il simbolo delle Poste Italiane. La “Michelangiolesca” è la prima serie ordinaria che ha avuto una vita in parallelo con un’altra; infatti questa serie viene emessa nel 1961, il sei marzo, giorno in cui Michelangelo Buonarroti è nato a Caprese (AR), ed ha convissuto con la Siracusana per oltre un decennio. Questa serie fu emessa per celebrare il grande poliedrico genio italiano. Le immagini riprodotte furono tutte prese da particolari della Cappella Sistina. La serie è molto gradevole ed ha certamente diffuso un segno dell’arte italiana nel mondo. Con i “Castelli d’Italia” si è voluto dare un maggior peso alle bellezze turistiche del bel Paese. I castelli, abbondantemente diffusi in tutto lo stivale e nelle isole, hanno permesso di sfornare una serie consistente in numero e differenziata nei valori facciali e, nello stesso tempo, hanno consentito di accontentare i campanilismi di tutte le regioni. I castelli, tutti diversi, sono racchiusi in una cornice comune, ma di colori diversi. Nell’insieme la serie è piacevole. Con la “Donna nell’Arte” è stata messa ancora una volta in risalto la ricchezza artistica del nostro Paese. Inizialmente pochi valori, aumentati in numero solo dopo la terza emissione in moneta unica (solo euro). Anche questa serie è molto piacevole e mostra un escursus storico delle immagini femminili utilizzate in opere artistiche, ovviamente, italiane. Anche se in ritardo, con questa serie l’Italia ha ripreso l’idea, già adottata in altri paesi europei, di dare un doveroso omaggio alla figura femminile. L’ammodernamento in corso in tutte le poste nazionali della UE ha spinto anche l’Italia a dotarsi di un Corriere Prioritario. L’idea era di fornire un servizio più rapido rispetto alla posta ordinaria. Iniziato in via sperimentale il primo dicembre 1997, nell’estate del 1999 è entrato definitivamente in attività con l’emissione di un francobollo specifico. La vignetta, che tutti conosciamo, è apparsa subito brutta e poco interessante ed il suo massiccio uso postale l’ha resa ancora meno accetta. Forse non era così necessario usare una semplice “P” per caratterizzare questi francobolli. Solo nel 2002, con l’emissione di valori differenziati, i “Prioritari” (come vengono comunemente chiamati) hanno stimolato per la differenziazione cromatica e, molto più per il loro uso postale differenziato. Diciamo che questa serie si è fatta piacere di più nel crescere anche se il soggetto, purtroppo ancora semplice e diretto, non trasmetteva assolutamente alcun messaggio.

La nuova ordinaria 2009 Denominata “Posta Italiana”

Siamo finalmente arrivati, speriamo non in modo noioso, all’ultima ordinaria: “Posta Italiana”. Come è noto questa serie sostituirà i prioritari e l’aria di mistero con cui era stata annunciata e tenuta segreta per tanto tempo, aveva creato una certa suspence: tutti si aspettavano qualcosa di veramente ben fatto, piacevole e rappresentativo per l’Italia. Bisogna proprio riconoscere che la delusione è stato il sentimento prevalente.

la nuova ordinaria

Figura 1 – Le immagini dei quattro francobolli della nuova serie ordinaria denominata “Posta Italiana”.

Cosa rappresenta e quale informazione si può leggere in questi quattro francobolli? Occorre certo un po’ di fantasia per vederci qualcosa, proviamoci insieme … una busta che vola può suggerirci che da quest’anno la consegna della corrispondenza sarà più veloce e più rispondente ai capitolati di Poste Italiane. Ce lo auguriamo tutti, anche se, ad onor del vero, a parte casi non troppo rari, l’Azienda sta cercando veramente di portarsi ai livelli europei. Gli facciamo tanti auguri affinché ci arrivi nel più breve tempo possibile. Altre informazioni non sembra fornirne, a meno che non si voglia intravedere una forma pubblicitario-politica per far risaltare il simbolo di Poste Italiane nel futuro libero mercato europeo. Come sapete, infatti, a partire dal 2011 ciascun Paese UE potrà operare postalmente anche nelle altre nazioni dell’Unione.

Descrizione della serie ordinaria “Posta Italiana”

– Il soggetto – unico con la busta che spicca il volo lasciando una scia tricolore (figura 5), la scritta Italia (figura 7), il valore, la scritta Poste italiane e la microscrittura (figura 3 e 4) racchiusa nelle due targhette che affiancano le parole Poste italiane.
– La fluorescenza – assente, come nei prioritari. (figura 2)
– La microscrittura – riempie le due cartelle che affiancano Poste italiane; è composta dalle parole “poste italiane” ripetute in modo consecutivo su otto righe e tra loro sfalsate senza alcuna regola geometrica. (figura 3 e 4)
– La carta – adesiva non di pregio, semilucida.
– La fustellatura – identica a quella dei prioritari delle precedenti emissioni.
– La stampa – calcografica a più colori.
– Gli inchiostri – normali inchiostri da calcografia affiancati da uno speciale inchiostro metallizzato, usato per la busta, leggermente cangiante al variare dell’incidenza della luce.

fluorescenza la nuova ordinaria

Figura 2 – i francobolli sotto la lampada di Wood per evidenziare la mancanza di fluorescenza.

Per quanto riguarda il soggetto, abbiamo già accennato alla sua semplicità e non vorremmo trattarlo ulteriormente proprio perché l’estetica ha valenze molto soggettive di critica. Lasciamo quindi ai blog di internet “l’ardua sentenza”. Ma passiamo alla tecnica di stampa definita di sicurezza.

La questione della stampa di sicurezza: calcografia e microscrittura

Come tutti (più o meno) sanno, la calcografia è una tecnica di stampa pregiata che lascia l’inchiostro leggermente in rilievo sulla carta. Giustamente è stata definita di sicurezza perché è una tecnica anche molto costosa, sia per il procedimento lavorativo, sia per la macchina da stampa. Tant’è che la falsificazione di stampati in calcografia è sempre stata realizzata con tecniche non a rilievo proprio perché più economiche. Si deve anche aggiungere che la calcografia a più colori è ancora più complessa di quella ad uno o due soli colori. Ricordiamo che i valori calcografici de La Donna nell’Arte stampati a due colori hanno avuto degli strani cloni (donna blu, donna verde, ecc) proprio per alcune difficoltà nella loro realizzazione. Quindi avere una macchina che stampa in calcografia a più colori dovrebbe dare sicurezza sulla infalsificabilità dei prodotti stampati.

microscrittura la nuova ordinaria

Figura 3 – La microscrittura nella cartella di sinistra

microscrittura la nuova ordinaria

Figura 4 – La microscrittura nella cartella di destra

A questo si deve aggiungere anche la microscrittura in calcografia che, effettivamente, è una tecnica all’avanguardia contro le frodi. Tra l’altro ci è stato riferito che la microscrittura sia in effetti un codice leggibile da macchine di controllo. Sarebbe un po’ come il codice a barre dei prodotti dei supermercati o quello a punti delle label di Poste Italiane. La tecnica della microscrittura è stata adottata anche per le banconote in euro della UE. I caratteri della microscrittura sono molto piccoli, ma con una semplice lente a 10x è possibile renderla leggibile. Come tutti hanno potuto notare, la lettura ad occhio nudo è impossibile e le targhette sembrano essere riempite da una serie irregolare di tratti e punti.

scie di colore la nuova ordinaria

Figura 5 – Le scie di colore rosso

scie di colore verde la nuova ordinaria

Figura 6 – Le scie di colore verde

 scritta Italia la nuova ordinaria

Figura 7 – La scritta “Italia”

busta in volo la nuova ordinaria

Figura 8 – Ingrandimento della busta in volo.

Anche l’inchiostro metallizzato utilizzato per la busta è lo stesso usato per la stampa delle banconote euro di alto taglio. Questo inchiostro metallizzato concentrato, grazie al rilievo prodotto dalla calcografia, cambia leggermente colorazione a seconda della incidenza della luce sul francobollo. Gli inchiostri di questo tipo sono detti anche “inchiostri a doppio effetto di colore”. Abbiamo fatto una veloce verifica su diversi esemplari ma la variazione è veramente minima. L’effetto “cangiante” è conferito alla vernice da speciali pigmenti con effetti perlacei. I riflessi perlacei, grazie alla presenza di questi pigmenti, sono caratteristici di altre vernici, anche dorate o argentate. Nulla da aggiungere sul tipo di carta e di fustellatura, sono praticamente identiche a quelle utilizzate per i prioritari che tutti conosciamo.

Considerazioni conclusive

Questa emissione ha sconcertato un po’ tutti ed ognuno di noi avrà certamente qualcosa da ridire. A noi personalmente ha colpito la eccessiva semplicità e la vacuità del disegno, la piattezza del fondo bianco e la scelta dei colori: i valori da 0,60 e da 1,50 euro non sono poi tanto diversi, come pure quelli dei valori da 1,40 e da 2,00 euro. A coppie i colori cambiano per una minima tonalità e possono facilmente ingannare sia l’addetto postale che l’utente. Ma bisogna riconoscere anche che con questa emissione ci sono sicuramente delle novità: la calcografia (raro uso per una serie ordinaria), la microscrittura e l’inchiostro metallizzato, entrambi utilizzati per la prima volta in filatelia. E’ stato molto enfatizzato che questa emissione è praticamente infalsificabile sia per la tecnica di stampa che per i colori metallizzati. Siamo certamente d’accordo con i sostenitori di questa affermazione perché certamente nessun falsario si doterebbe di una macchina da stampa del costo di qualche milione di euro.

Ma dobbiamo però obiettare anche che, da che mondo è mondo, la falsificazione delle carte valori è stata sempre effettuata con mezzi contenuti sfornando solo oggetti “simili” ma non “identici” a quelli originali. Tutti i falsi ed anche alcuni falsari sono stati scoperti senza però riuscire ad interrompere definitivamente l’opera di falsificazione. Siamo convinti che nessun addetto postale, con le urgenze di oggi, possa avere il tempo di guardare se il francobollo su una certa busta abbia le microscritture calcografiche o no oppure se il colore della busta sia leggermente cangiante oppure no. Se è vero che la microscrittura sia un codice, il lettore dovrebbe essere applicato alle macchine bollatrici che dovrebbero essere in grado di separare i francobolli senza microscrittura. Sorgono subito però alcune domande:

– I lettori automatici sono già in attività?
– Quanti ce ne sono sul territorio nazionale?
– Tutte le corrispondenze con francobolli non dotati di microscrittura come vengono separate? E come vengono verificate?
– È vero che tutta la corrispondenza già obliterata viene convogliata a Roma e fatta passare attraverso lettori intelligenti? E che da qui poi riparte per le altre destinazioni?

Non sappiamo rispondere a queste domande, forse alcune sono anche fantasiose, sappiamo solo che in Italia le uniche macchine in dotazione per lo smistamento della corrispondenza leggono a mala pena il Codice di Avviamento Postale. Sono certamente macchine che svolgono abbastanza bene il loro lavoro ed hanno certamente accelerato i tempi di consegna della corrispondenza. Pensiamo però che l’automazione italiana finisca qui. Lo diciamo con un po’ di amarezza perché certamente noi saremmo tra i primi a desiderare un reale ammodernamento dei sistemi postali e non solo e saremmo anche tra i primi a rallegrarci di sapere che la demagogia è stata messa da parte.

IL 45 CENT “DONNE NELL’ARTE” FALSO

Nicola Cipriani – Perito filatelico – il 45 C “Donne nell’arte” falso

Il francobollo da 45 C “Donne nell’arte” falso

Nel numero 59 de “La Ruota Alata” sono state pubblicate due immagini del 45 c. “Donne nell’Arte” falso: una coppia verticale nuova in cui è messa in evidenza la perforazione a pettine basso ed una busta con ben 6 esemplari usati, con un 3 euro del primo volo, a coprire la tassa di assicurazione. Di questo francobollo vengono fornite alcune informazioni relative alla sua scoperta che risale a circa un anno fa. Si parla di un falso insidioso per la cura della stampa e con una dentellatura 14 x 14¼ invece di 13½ x 13¼. La dentellatura è stata praticata con un perforatore a pettine basso, abbastanza consumato, del tipo “modificato” (con un ago sul lato superiore del pettine).

La notizia è ripresa anche da “Il Collezionista” (n. 11-07) in cui si parla di stampa rotocalcografica e di carta più scadente e ricca di fibre. C’è da aggiungere anche che la carta non è filigranata, ma, presenta una fluorescenza gialla in patina. Alla luce viola, il colore fluorescente mostra, in negativo, le impronte delle stelle conferendo al francobollo una filigrana apparente, visibile meglio sul recto che sul verso del francobollo. Nei punti da rimarcare (tra i capelli, sul viso, sul fondo e sul tralcio) sono stati utilizzati sottili tratti neri in modo da simulare meglio l’effetto a rilievo della calcografia.
In effetti ad uno sguardo veloce, questo falso può facilmente passare inosservato, ma, se lo guardiamo con attenzione ci rendiamo conto abbastanza facilmente che la stampa appare molto appiattita. Questo carattere risalta ancora maggiormente se poi poniamo a confronto il falso con l’originale. Non tanto per il tono del violetto che, anche se un po’ diverso, non è poi così lontano da quello di alcune delle numerose ristampe di questo francobollo, quanto per la differenza tra la stampa morbida e sfumata dell’originale e la piattezza veramente poco vitale del falso (figura 1).

45 C Donne nell'arte falso fig-1

Figura 1 – confronto falso/originale del 45c Donne nell’Arte.

Una analisi dettagliata del francobollo falso e del francobollo originale

Ma passiamo ad analizzare con più attenzione i due francobolli che, nelle immagini che seguono, mostrano sempre il falso a sinistra e l’originale a destra. Innanzitutto proviamo ad osservarli con un maggiore contrasto, procedimento che tende sia ad aumentare lo stacco tra il colore ed il fondo sia ad annichilire i tratti più piccoli e più sottili (figura 2).

45 C Donne nell'arte falso fig-2

Figura 2 – l’attenuazione dei tratti più sottili rende più luminoso il viso nel francobollo originale, effetto che invece è molto attenuato nel falso.

Come si può vedere, con questo effetto, nell’originale viene esaltata la morbidezza del disegno e la raffinatezza dei tratti proprio per le loro differenze di intensità e di larghezza. Caratteri che conferiscono quella morbidezza di cui abbiamo accennato. Nel francobollo falso, invece, l’immagine schiarisce leggermente rimanendo sempre piuttosto appiattita. Questo carattere è molto ben visibile sia nei capelli (le cui ciocche, a parte un leggero schiarimento, rimangono molto simili a quelle della figura 1), sia nel viso. L’immagine risulta leggermente più chiara, non per la perdita delle linee meno incise (che non ci sono) ma unicamente per l’aumentato contrasto tra le linee di colore ed il fondo.

45 C Donne nell'arte falso fig-3

Figura 3 – confronto tra le due immagini del solo colore violetto del falso (a sinistra) e dell’originale (a destra)

Passiamo ora ad analizzare i singoli colori. Nella figura 3 è riportato il solo colore violetto e la differenza, questa volta, tra le due immagini non lascia adito ad alcuna perplessità. La piattezza del falso appare in tutta la sua consistenza, sembra quasi uno scarabocchio rispetto all’originale che invece continua a mostrare tutta la sua morbidezza.

45 C Donne nell'arte falso fig-4

Figura 4 – la componente blu del tralcio

45 C Donne nell'arte falso fig-5

Figura 5 – la componente ciano del tralcio

Nelle figure 4 e 5 sono riportate due componenti cromatiche del tralcio floreale: il blu (figura 4) ed il ciano (figura 5). Il tono del grigio delle figure è proporzionale alla quantità di colore utilizzato, ciò vuol dire che a toni chiari corrisponde meno colore, viceversa, a toni scuri maggiore colore. Per quanto riguarda il blu, nell’originale questo colore risulta più nitido ma poco più intenso rispetto al falso (a sinistra). Si nota comunque la maggiore morbidezza del tratto. Anche l’immagine del viso per questo colore appare molto differente anche se in entrambi i casi è molto chiara.
Il ciano, invece, mostra una maggiore differenza dei toni, il francobollo originale questa volta ne contiene una quantità decisamente minore rispetto al falso, come mette in evidenza la sua colorazione grigia decisamente più chiara.

45 C Donne nell'arte falso fig-6

Figura 6 – il colore nero delle scritte e la distribuzione della componente nera negli altri colori

Per quanto riguarda il colore nero delle scritte (figura 6), non si riesce a mettere in risalto alcuna differenza. Tra l’altro anche gli stessi caratteri sono stati imitati molto bene. Qualcosa di più, invece, è visibile se osserviamo le immagini nel loro complesso. Come si può notare, infatti, l’immagine del falso appare più evidente di quella dell’originale, sia per quanto riguarda il viso che il tralcio ed il fondo. Questo effetto è per la maggior parte dovuto alle sottili linee nere utilizzate nell’imitazione per esaltare l’immagine. I piccoli tratti neri menzionati nella riproduzione sono stati utilizzati per evidenziare alcuni tratti come le labbra, gli occhi, il bordo del viso, alcune ciocche di capelli, alcuni tratti del fondo rigato e del tralcio floreale e conferire loro un effetto a rilievo. Queste sottili linee nere sono ben visibile con una semplice lente.

Analisi della carta del francobollo da 45 C “Donne nell’arte” falso

Infine, la carta è più porosa e di colore bianco opaco, caratteri che ben distinguono l’imitazione; anche i fori della dentellatura, pur fatta con aghi a diametro adeguato, a causa della carta più filamentosa, non hanno contorno ben netto.

Conclusioni

Concludendo, possiamo dire che il francobollo falso da 45 c. “Donne nell’Arte” è stato realizzato molto bene e può facilmente ingannare, ma il sistema di stampa utilizzato simula grossolanamente la calcografia, senza riuscire a conferire all’immagine quella delicatezza che spesso il metodo a rilievo riesce a fornire. Inoltre i colori utilizzati sono sostanzialmente diversi anche se il risultato ottenuto si avvicina molto all’originale. Oltre naturalmente alla dentellatura ed alla filigrana, può essere riconosciuto anche con il semplice passaggio delle dita sull’immagine non presentando la tipica rugosità della stampa calcografica. Chi è dotato di una vista più sensibile (l’occhio umano è un eccellente spettrografo) è naturalmente avvantaggiato e può riconoscerlo immediatamente

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