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Nicola Luciano Cipriani

inchiostro fluorescente

GLI ALTI VALORI LIRE CON COLORI FLUORESCENTI

Nicola Luciano Cipriani e Antimo D’Aponte

Aggiornamento: ottobre 2017

Verso la fine degli anni ’90 del secolo scorso, avevo individuato alcune caratteristiche inedite di alcuni francobolli dei castelli e degli alti valori. Molte informazioni sono state già oggetto di mie pubblicazioni ma restavano fuori ancora i colori fluorescenti degli alti valori. Questo argomento, come al solito, un po’ per dimenticanza ed un po’ per le tante novità e precedenze a cui sono dovuto stare dietro, sono rimasti nel cassetto fino ad oggi. Con piacere quindi comunichiamo questa novità che è stata implementata anche con la scoperta del 2000 lire fatta recentemente da Antimo.
Chi ha letto il mio articolo sul colore nero fluorescente del 1000 lire castelli, inquadrerà bene il momento in cui feci la scoperta anche dei colori fluorescenti sugli alti valori lire che fu quasi concomitante.
Come al solito in quel periodo, la scoperta fu a seguito del controllo continuo che avevo sulla corrispondenza di una grande azienda nazionale che riceveva missive un po’ da tutta Italia. Peccato che questa pacchia sia terminata agli inizi degli anni 2000.

I valori interessati dai colori fluorescenti sono il 4.000 e 5.000 lire – nel colore della cornice, marrone grigiastro nel primo e grigio bluastro nel secondo – e il 2.000 e 3.000 lire in cui invece il colore fluorescente è l’azzurro della testina e dei segmenti, di egual colore, sottostanti che compongono l’intreccio in cui si può leggere il valore nominale. Ricordo che questi francobolli hanno avuto un doppio passaggio in macchina, con il primo passaggio veniva stampata la parte centrale con la testa, lo stemma repubblicano ed i segmenti orizzontali sottostanti. In un secondo passaggio veniva stampata la cornice, il valore in lettere, sovrapposto allo stemma, ed i segmenti verticali con il contorno dei numeri a completare la leggibilità del valore in cifre. A seconda del valore, la testa può avere lo stesso colore della metà dei segmenti ad essa sottostanti oppure di quelli sottostanti allo stemma; specularmente vale anche per il colore dello stemma. Ho parlato di colori senza specificarli sia perché questo procedimento di stampa è stato identico per tutti i valori di questa emissione, sia perché nel tempo alcuni colori sono variati per uno stesso valore, come succede spesso nelle serie ordinarie. Nel caso del 2.000 lire, sono di colore azzurro scuro la testa e le metà dei segmenti sottostanti allo stemma. Nel caso invece del 3.000 il colore azzurro della testa ha lo stesso colore delle metà dei segmenti ad essa sottostanti, il contrario rispetto al valore da 2.000 lire. Il tono di colore di questi francobolli è leggermente variato nel tempo, non tanto per il cambio di carta che hanno avuto questi francobolli, ma soprattutto per le variazioni cromatiche dei colori utilizzati. I minifogli da 20 francobolli sono stati stampati prevalentemente su carta normale, abbastanza porosa e con fluorescenza in pasta, mentre i fogli da 50 sono stati stampati tutti su carta patinata, liscia e con fluorescenza in patina, quindi con il retro non fluorescente. Non è facile descrivere le variazioni di fluorescenza di questi francobolli in quanto il Poligrafico li ha utilizzati per sperimentazioni su vari modi di applicare questo carattere fisico (Giovanni Riggi, 1990).

Passo alla descrizione procedendo in ordine di valore, inizio quindi dal 2.000 (figura 1).

gli alti valori lire con colori fluorescenti

Figura 1 – il francobollo di sinistra ha il colore azzurro scuro della testa fluorescente, come pure le metà destre dei segmenti subito sotto lo stemma. Come si può notare confrontando il francobollo a destra, il colore fluorescente appare più blu e più sfocato.

Chi segue i miei articoli sui colori fluorescenti ormai ha capito come questi si comportano sotto la luce viola, essi tendono sempre a scurirsi virando, almeno per i colori scuri, verso un tono bluastro sbavato che sembra emergere dal resto dei colori inerti. Come si può vedere infatti nella figura 1, la testina, e le metà dei segmenti orizzontali sottostanti allo stemma (che ripeto sono dello stesso colore), appaiono un po’ confusi e bluastri rispetto agli altri colori che non mostrano reazione alla luce viola. Le parti descritte sono state stampate durante il primo passaggio di stampa.
Questa varietà non è affatto comune, ma sicuramente se ne troveranno altri, ad oggi comunque si conosce solo il francobollo sciolto riprodotto in questo articolo ed annullato nel giugno 1995; esso è ricollegabile ai fogli da 50 esemplari. È interessante notare che tutti gli alti valori sono stati stampati su carta più spessa rispetto a quella utilizzata per i castelli e, per tale motivo, i colori fluorescenti non sono visibili speculari sul retro.

È molto bello avere Amici veri! Sapendo del mio interesse per alcuni argomenti, alcuni dei tanti amici dedica un po’ di tempo a cercare tra il proprio materiale cose che leggono dai miei articoli. Mi sono arrivate recentemente alcune immagini di oggetti che mi consentono di aggiornare i miei ritrovamenti sui colori fluorescenti degli alti valori. Tra questi, certamente è degno di assurgere al livello di interessante scoperta, quello che Stefano P. ha fatto su un 2000 lire. In questo articolo abbiamo esordito con il valore da 2000 con i colori fluorescenti che interessavano la prima fase della stampa (l’azzurro della testina e metà righe orizzontali, quelle sotto lo stemma), scoperto da Nino; a questa scoperta bisogna aggiungere anche la fluorescenza del colore azzurro della seconda fase della stampa (angoli alto sinistro e destro basso della cornice e delle righe verticali al di sotto dello stemma) (figura 1a). In questo caso l’annullo non completo sul francobollo consente di leggere solo l’anno:’95; ma per noi è più che sufficiente, in quanto è comunque coevo con la varietà descritta poco sopra. Pur avendo lo stesso anno d’uso, dobbiamo necessariamente avanzare l’ipotesi che queste due varietà del 2000 lire appartengano a due distinte ristampe e quindi atribuirle a due differenti tirature per evidenti differenze di tipologia di inchiostro.

gli alti valori lire con colori fluorescenti

Figura 1a – 2000 lire con colore azzurro fluorescente della cornice e delle righe verticali al di sotto dello stemma. Queste parti del colore azzurro venivano stampate nella seconda fase della stampa.

 

Nel 3.000 lire (figura 2) osserviamo lo stesso fenomeno però questa volta il colore fluorescente è in corrispondenza della testa e delle metà sottostanti dei segmenti. Neanche questa varietà è molto comune, ne sono state trovate cinque buste. Sicuramente non possiamo definire raro questo francobollo, e certamente se ne potranno trovare altri, ma non dovrebbe essere molto comune visti i risultati della nostra ricerca.

gli alti valori lire con colori fluorescenti

Figura 2 – il colore fluorescente nel 3.000 lire è quello della testina turrita e dei segmenti ad essa sottostanti, entrambi stampati in azzuro tendente al grigio durante la prima fase di stampa.

Il periodo di uso – Un primo ritrovamento è del 23.10.91, il secondo è del 19.1.95 e gli altri tre sono compresi tra gennaio febbraio 1996. Dai dati disponibili si potrebbe ipotizzare l’uso di inchiostro fluorescente in due distinti periodi,1991-92 e 1995-96, con un gap di circa due-tre anni, ma è solo una ipotesi. Di certo possiamo affermare che questi francobolli sono ricollegabili all’emissione in fogli da 50.

Il valore da 4.000 lire (figura 3) risponde in modo attivo alla luce viola in corrispondenza del colore bruno grigiastro della cornice ad esclusione della fascia centrale verticale, dove tende a prevalere un po’ il verde, in alcune lettere del valore sovrapposto allo stemma repubblicano e nelle parti esterne (destra e sinistra) dei segmenti verticali sottostanti sia alla testa che allo stemma. Tutte queste parti attive sono state stampate nel secondo passaggio in macchina.

gli alti valori lire con colori fluorescenti

Figura 3 – il colore fluorescente nel 4.000 lire è quello stampato nella seconda fase di stampa ed interessa la cornice, i segmenti verticali al di sotto della testina turrita e dello stemma, il contorno delle cifre e parte delle lettere sovrapposte sullo stemma repubblicano. Il colore interessato è il bruno grigiastro.

Questa varietà ha una frequenza di ritrovamento molto superiore a quella del 3.000 lire e non è difficile imbattersi in questi francobolli anche su documento viaggiato, per lo più registrate. Il suo periodo d’uso sembra simile a quello del valore precedente. Anche in questo caso osserviamo un primo uso tra aprile e agosto del ‘92 ed un secondo tra aprile ‘95 e dicembre 96 con ritrovamenti più frequenti nella seconda metà del ‘96. Anche questa varietà è presente nei fogli da 50 francobolli.

Il valore da 5.000 lire (figura 4) è l’ultimo dei quattro Alti Valori stampati con inchiostro fluorescente da noi trovati. I colori fluorescenti sono nella stessa posizione di quelli del 4.000 lire, salvo che sono quelli tipici di questo valore. Anche in questo caso quindi sono interessate le parti stampate durante il secondo passaggio in macchina.

gli alti valori lire con colori fluorescenti

Figura 4 – il colore fluorescente nel 5.000 lire è, come nel valore da 4.000, quello della seconda fase di stampa caratterizzato dalla prevalenza del blu grigiastro. Quindi risultano attive la cornice, i segmenti verticali ed il contorno delle cifre nella metà inferiore e alcune lettere sovrapposte allo stemma repubblicano.

La sua frequenza di ritrovamento è inferiore a quella del 4.000, probabilmente perché stampato, e quindi usato, in minor misura rispetto al precedente. In base a quanto abbiamo potuto verificare, questo valore presenta fluorescenza nelle tirature in cui la cornice è grigio bluastro anziché blu. Il periodo d’uso riscontrato sui documenti viaggiati è compreso tra dicembre ’94 e febbraio ’96.

E’ interessante notare il periodo in cui sono stati usati gli inchiostri fluorescenti. Per il 3.000 ed il 4.000 lire sembra proprio più che una ipotesi l’uso in due periodi distinti (1991-92 e 1995-96), mentre per il 5.000 il periodo sembra essere unico e coincidente, grosso modo, con il secondo periodo dei primi due francobolli. Per il 2.000, con un solo esemplare, non è possibile avanzare ipotesi anche se la sua data d’uso tende a coincidere con quella del valore da 5.000 lire.
Nel proseguo tre esempi di documenti viaggiati, uno per ciascun francobollo, rispettivamente affrancati con un 3.000 lire (figura 5), un 4.000 lire (figura 6) ed infine un 5.000 lire (figura 7).

gli alti valori lire con colori fluorescenti

Figura 5 – raccomandata 2° porto dell’1.02.96 inviata da Ponte S. Giovanni (PG) per Perugia ed affrancata per 5.250 lire (lettera 2° porto 1850 + raccomandazione 3400) – periodo tariffario 1.6.95 – 4.5.97. L’affrancatura è composta da tre francobolli castelli da 750 e da un alto valore da 3.000 lire. L’alto valore ha il colore azzurro grigiastro fluorescente della testa e dei segmenti orizzontali sottostanti.

 

gli alti valori lire con colori fluorescenti

Figura 6 – raccomandata 2° porto del 20.08.92 inviata da Catania per Firenze ed affrancata per 5.050 lire (lettera 2° porto 1850 + raccomandazione 3200 – perioro tariffario 16.1.92 – 31.5.95. L’affrancatura è composta da un castello da 50 ed uno da 1.000 lire e da un alto valore da 4.000 lire. L’alto valore ha il colore bruno grigiastro fluorescente della cornice, della scritta sovrapposta allo stemma repubblicano, dei segmenti verticali sottostanti e del contorno delle cifre.

gli alti valori lire con colori fluorescenti

Figura 7 – assicurata 2° porto del 21.12.94 inviata da Piedimonte d’Ischia per Firenze ed affrancata per 5.150 lire (lettera 1° porto 750 lire + raccomandazione 3200 + assicurazione convenzionale 1200 – periodo tariffario 16.1.92 – 31.5.95). L’affrancatura è composta da un castello da 50 ed uno da 100 lire e da un alto valore da 5.000 lire. L’alto valore ha il colore blu grigiastro fluorescente della cornice, della scritta sovrapposta allo stemma repubblicano, dei segmenti verticali sottostanti e del contorno delle cifre.

 

Bibliografia

Giovanni Riggi, 1990. La Fluorescenza nei Francobolli d’Italia, edizioni CRAL SIP sez. Torino.

UN INEDITO 500 LIRE SEGNATASSE

Nicola Luciano Cipriani e Giovambattista Spampinato

 

Più volte ho elogiato l’occhio di lince di Giovambattista. Le sue osservazioni portano sempre qualche novità ed anche questa volta non si è smentito. Certamente l’interesse che ha suscitato l’uso di inchiostro fluorescente nei Castelli e non solo, ha spinto molti appassionati pieni di curiosità a cercare qualcosa di nuovo. Dopo le mie prime segnalazioni sul 1000 e 900 lire Castelli, Ketty Borgogno ha scoperto il 750 e Giovambattista Spampinato il 350. Antimo D’Aponte ha individuato anche nelle Donne nell’Arte da 800 lire alcuni esemplari con il marrone parzialmente fluorescente. Insomma sembra che questa novità ha i suoi estimatori, curiosi di trovare qualche novità. In particolare, Giovambattista è persona molto attenta e, quando c’è da controllare qualcosa, parte in quarta.

Tra i francobolli dei servizi, i segnatasse sono quelli che, per molti collezionisti sono sempre stati in sordina; ad eccezione di alcune posizioni di filigrana, si tratta di francobolli di poco valore e, cosa ben nota, per molti collezionisti il valore venale è attraente. Vi sono tanti altri collezionisti che invece trovano grande interesse e soddisfazione nello studio delle caratteristiche dei francobolli, indipendentemente dal loro valore venale. In questo certamente gioca un ruolo edonistico, il piacere della scoperta ed è questa la grande soddisfazione. Trovare qualcosa di inedito non è solo piacere personale perché questo diventa completo quando si può trasmettere la grande notizia.

 

Ma veniamo all’argomento di questo articolo. Giovambattista, controllando alcuni pezzi dei segnatasse con la lampada di Wood, si è imbattuto in due francobolli che forniscono una strana risposta. Entrambi hanno filigrana stelle IV tipo orizzontale e non hanno la scritta ipzs – roma. Si tratta di due francobolli dell’emissione del 1981 corrispondenti al n. 51 (120/V del Catalogo Sassone). Il francobollo a sinistra nella figura 1 lo chiamerò frb-1 e quello a destra frb-2. Come si può vedere, il numero 1 ha carta bianca poco fluorescente alla lampada di Wood, mentre il secondo ha la carta bianca con fluorescenza bianca evidente.

UN INEDITO 500 LIRE SEGNATASSE

Figura 1 – i due segnatasse da 500 lire in luce bianca ed in luce viola visti sul recto.

In figura 2 ho aggiunto a sinistra un terzo francobollo non fluorescente stampato su carta leggermente giallina. Queste differenze indicano che i tre esemplari sono da riferire a differenti e distinte ristampe.

UN INEDITO 500 LIRE SEGNATASSE

Figura 2 – i due segnatasse da 500 lire in luce viola messi a confronto con un esemplare non fluorescente e su carta leggermente giallina (a sinistra).

In quel periodo il valore da 500 lire stava aumentando il suo uso a causa delle tariffe postali in continuo aumento e non erano ancora stati previsti i due valori superiori da 900 e 1500 lire che usciranno rispettivamente nel 1984 e 1991. Per tale motivo, non era difficile in quel periodo rinvenire usi multipli del valore da 500 lire che ebbe sicuramente numerose ristampe.

Nella figura 3 riporto i due esemplari inviatimi da Giovambattista Spampinato visti sul retro (frb-2 è leggermente rosato in quanto staccato da una busta rossa).

UN INEDITO 500 LIRE SEGNATASSE

Figura 3 – i due segnatasse da 500 lire in luce bianca ed in luce viola visti sul verso.

Come è possibile vedere, i due esemplari presentano una strana risposta alla luce viola. Ricorderete che i colori fluorescenti, utilizzati per la stampa dei francobolli, visti in luce viola mostrano sempre un alone blu scuro, in questo caso (non ben visibile dalle immagini) il colore tende ad un viola-bruno. In base alla geometria della vignetta, la fluorescenza dovrebbe essere di spettanza del colore rosso visto il rettangolo scuro al centro dei francobolli. Meno spiegabile è la cornice non continua che borda il centro. Le chiazze irregolari di questa porzione mal si attribuiscono al colore rosso; infatti, anche se ammettiamo una infiltrazione del rosso nel blu (si verifica spesso in questi francobolli), non sono spiegabili le due cornicette bianche, pressoché continue, che contornano le chiazze corrispondenti alla cornice blu sul recto. Anche le lettere bianche, sulle quali non c’è alcun colore, appaiono invase dalla risposta alla luce viola. Questo è un vero mistero!

Per meglio comprendere questo fenomeno sarebbe utile conoscere i materiali utilizzati a suo tempo presso il Poligrafico, ma ritengo che sia una impresa ardua. Resta solo da sperare che qualche esperto di stampa calcografica e di colori legga questo articolo e possa esprimere un suo parere.

Per quanto riguarda invece la valutazione in merito alla frequenza di questo ritrovamento, posso dire che nel mio archivio di usati non ho nessun francobollo di questo tipo che abbia dato risposta simile alla luce viola. Ho anche scollato parzialmente alcuni francobolli da una ventina di buste, ma la risposta è stata negativa. Invito tutti a verificare e ringrazio sin da ora chi volesse fornirmi informazioni sul numero dei ritrovamenti.

 

ANCHE IL 900 LIRE CASTELLI HA COLORI FLUORESCENTI

a cura del perito filatelico Nicola Luciano Cipriani

 

Premessa

Chi aveva detto che in filatelia non si finisce mai di scovare novità? Tutti lo diciamo, ma non ricordo chi lo disse per primo: aveva totalmente ragione. Tanti anni fa avevo scoperto il 1000 lire castelli con il colore nero fluorescente che però ho pubblicato solo di recente (Il Francobollo Incatenato, n. 209); allora controllavo tutta la corrispondenza di una grande azienda fiorentina e avevo la possibilità di visionare corrispondenza da quasi tutta l’Italia. Una volta scoperta la novità, andavo in posta a cercare quelle novità allo stato di nuovo. Era veramente un gioco divertente. Non che abbia scoperto chi sa cosa, ma la ricerca era veramente stuzzicante. In quel modo mi procurai il 1000 lire castelli; il nero di questo francobollo occupa porzioni non piccole e quindi fu abbastanza evidente scoprirlo. In quel periodo trovai anche un 900 lire su busta con il marrone del castello fluorescente, era un solo francobollo, e tra l’altro nemmeno tanto evidente osservandolo in luce viola perché le due risposte, in luce bianca e viola, non avevano una differenza molto evidente. Lo misi da parte e lo dimenticai.

L’analisi

Recentemente ho visionato un campione dell’amico Nino D’Aponte che mi chiedeva lumi su strane macchie che si vedevano sul retro di un francobollo da 900 lire  Castelli (figura 1).

anche il 900 lire castelli ha il nero fluorescente e non solo

Figura 1 – la cornice del 900 lire fluorescente

La cosa mi ha stupito abbastanza perché questo effetto lo produceva solo la cornice. Ho preso le cinque mazzette ed un po’ di sfusi che ho da tempo ed ho iniziato a controllarli sotto la luce viola. A parte le tante differenze di carta e di fluorescenza, sono venuti fuori alcuni francobolli con queste anomalie. L’effetto è esattamente identico nelle modalità a quello manifestato dal 1000 lire: si tratta di inchiostro fluorescente, ma c’era da capire quale. La cornice è composta da un fondino giallo e da linee sottili nere, dalla disposizione di queste ultime è chiaramente attribuibile a loro l’effetto fisico. Nella figura 2  ho riportato un francobollo con inchiostro fluorescente (a sinistra) ed uno con inchiostro normale, in luce bianca.

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Figura 2 – immagine in luce bianca, a sinistra l’esemplare con il nero fluorescente

Non c’è nessuna differenza. Mentre nella successiva figura 3 gli stessi in luce viola.

anche il 900 lire castelli ha il nero fluorescente e non solo

Figurta 3 – immagine in luce viola, a sinistra l’esemplare con il nero della cornice fluorescente

Come si può notare, la cornice con il nero fluorescente (a sinistra) accentua il suo colore nero, rispetto all’altro. Si accentuano in pratica tutte le parti dove è presente il nero: la cornice e le scritte, in alto e in basso; in modo particolare risalta molto di più la scritta ITALIA. Tutte le scritte si circondano di un evidente e sottile alone bluastro.

 

Lo studio approfondito

Le osservazioni però sui miei campioni hanno evidenziato qualcosa di più rispetto alla segnalazione dell’amico Nino: in alcuni francobolli la fluorescnza non era solo della cornice, ma anche di parte del disegno del castello (figura 4). Ma il castello è di colore marrone e poi il prato e l’abete sono verdi. Ecco che qui mi è tornato in mente il castello che trovai tanti anni fa con il marrone fluorescente. Si noti nel francobollo a sinistra della figura 4 il disegno parziale delle arcate che sostengono la parte alta merlata e parte delle mura sottostanti, nonché l’abete.

anche il 900 lire castelli ha il nero fluorescente e non solo

Figura 4 – l’immagine evidenzia la fluorescenza della cornice, delle scritte, del pino e di parte del castello

Nella figura 5 ho messo a confronto i due francobolli con inchiostro fluorescente, uno della figura 1 (a sinistra) in cui la fluorescenza è visibile solo nella cornice ed uno della figura 4 (a destra) in cui la fluorescenza è presente anche in ampie parti del castello e del verde.

anche il 900 lire castelli ha il nero fluorescente e non solo

Figura 5 – immagine in luce viola, a sinistra il francobollo di figura 1 e a destra quello della 4

Come si può notare, le scritte e la cornice assumono un aspetto pressoché identico, con aloni bluastri intorno alle scritte e con il colore della cornice più scuro rispetto al normale. In più si può notare come, nel francobollo a destra, il colore verde, specialmente l’abete, assume le stesse caratteristiche della cornice: il colore si scurisce e si allarga un po’ per effetto dell’alone. Questo effetto si vede anche nelle mura sottostanti l’albero e nella parte bassa delle mura, dove si accostano ancora il verde con il marrone. Lo stesso fenomeno lo osserviamo ancora sul castello, ma i tratti sottili lo celano parzialmente, non però nel bastione a destra dell’abete dove è ancora visibile l’alone ed il colore scurito dal fenomeno della fluorescenza.

Ho voluto riprendere alcune mazzette di questo valore che conservo da anni e su 627 francobolli ne ho trovati 70 con la cornice fluorescente o parzialmente fluorescente. Di questi, pochi con il marrone fluorescente, mentre con il verde ho trovato solo la coppia di figura 4. Presento a seguire le immagini di altri francobolli in cui il castello marrone è visibile al completo (figura 6).

anche il 900 lire castelli ha il nero fluorescente e non solo

Figura 6 – quattro 900 lire con il nero ed il marrone fluorescenti

I francobolli di figura 6 da 1 a 3 mostrano una fluorescenza gialla in pasta, mentre, il 4 ce l’ha azzurrina. In tutti manca il pino alla destra del castello a indicare che il colore verde non è fluorescente. Inoltre da 1 a 3 si nota una aumento della fluorescenza intuibile dalla intensità dell’immagine. Nei francobolli 2 e 3 sono anche ben visibili le scritte in alto al di sopra della cornice.

 

Le conclusioni

Questo francobollo da 900 lire è il secondo, dopo il 1000 lire, ad essere stato stampato con il nero fluorescente, nel contempo però è il primo su cui è stato riconosciuta la fluorescenza di altri colori. Bisogna però notare che sia il marrone che il verde scuro di questi francobolli, hanno una alta percentuale di nero e quindi la loro fluorescenza può essere facilmente spiegabile in quanto in entrambi i colori c’è una discreta percentuale di nero.

Ho voluto verificare se il periodo d’uso di questo particolare 900 lire coincidesse con quello del 1000 lire. Dagli esemplari usati su cui la data era ben leggibile ho individuato l’uso dell’inchiostro fluorescente per il 1000 lire tra il 1992 ed il 1998; questo intervallo è molto simile a quello riscontrato per il 900 lire per il quale ho riconosciuto un uso tra il 1994 ed il 1999. In pratica durante quasi tutti gli anni 90 al Poligrafico sono stati utilizzati colori fluorescenti. Questo secondo studio sugli inchiostri fluorescenti mi ha risvegliato l’interesse verso questo argomento e mi ripropongo di verificare altri valori dei castelli di questo periodo per vedere se ci possano essere gli stessi o altri colori fluorescenti.

È noto che i castelli hanno avuto tirature elevatissime con un notevole numero di ristampe individuabili spesso dalla differenza di toni dei colori. Però, in rari casi è stato possibile riconoscere obiettivamente tirature distinte all’interno di ciascun valore. D’altronde per assurgere a tiratura è necessaria una evidente differenza di un componente basilare del francobollo. Alcune scoperte interessanti le ha fatte Giovambattista Spampinato con le dentellature, in particolare con l’individuazione del perforatore a pettine doppio. Le mie scoperte sulla fluorescenza dei colori utilizzati per la stampa dei Castelli sono un altro tassello che porta un nuovo elemento distintivo che fa assurgere a tiratura questi francobolli. Gli studi futuri potrebbero portare altri elementi oggi ancora sconosciuti, ma affinché queste ricerche non restino confinate nella ristretta cerchia dei pochi “topi da laboratorio”, bisognerebbe che i cataloghi inizino a riportare queste informazioni, non è necessario attribuirgli un valore, anche perché la casistica è limitata, ma certamente diffonderebbero un’informazione di cui potrebbero usufruirne in tanti i quali a loro volta potrebbero aumentare la casistica dei ritrovamenti e contribuire a definirne il valore.

UNO STRANO 1000 LIRE CASTELLI

di Nicola Luciano Cipriani, perito filatelico

Questa volta non inizio una serie di articoli sui castelli, mi fa solo piacere comunicare una caratteristica che credo non sia mai stata segnalata. Come ho già accennato in un mio articolo precedente, gli anni novanta sono stati per me un periodo di continua ricerca silenziosa ed ho accumulato nel tempo informazioni che al momento della scoperta non mi sono sembrate particolarmente eclatanti, anche perché erano alla portata di tutti. Dopo tanti anni però nessuno ha mai segnalato le novità che avevo annotato, il tempo è passato ed ha portato con sé un po’ di sana evoluzione che nel mio caso si è trasformata in studio comunicato.

Come perito e come consigliere sia del CIFO che dell’AIFS ritengo che la comunicazione sia ormai la regola del gioco. Lo studio solitario ed in solitudine non produce assolutamente nulla, al contrario far conoscere notizie interessanti e comunque oggetto di dialogo, suscita sempre una certa euforia e rinsalda i rapporti che ognuno di noi ha con i francobolli. Un’altra cosa importante da notare è che argomenti di questo tipo riportano il dialogo su alcune definizioni che spesso utilizziamo in modo non adeguato. Veniamo però al dunque presentando la notizia e riprenderemo nelle conclusioni un po’ di argomentazioni di carattere generale.

Come tutti sapete, la serie denominata “Castelli d’Italia” ha subito numerosissime ristampe come tutte le ordinarie richiedono. In molti casi le ristampe sono caratterizzate da leggere differenze di alcuni caratteri che non sono sufficienti per classificarle tirature distinte; le differenze sono spesso molto contenute e vengono seguite solo da pochi studiosi ed amanti delle piccole varietà. Un po’ diverso è invece un evidente cambio, accidentale o voluto, di un elemento importante che compone il francobollo. Ad esempio vi ricordo una interessante scoperta fatta da Giambattista Spampinato: la perforazione con pettine doppio modificato usato per alcuni valori dei Castelli e per alcuni francobolli dei servizi. Certamente queste variazioni interessano i collezionisti più specializzati ed i cataloghi specifici dovrebbero inserirli nel loro elenco, meno facile è l’accettazione di questa tipologia di variante da parte dei commercianti per i quali la caratteristica deve essere ben visibile per poter ricevere un posto in vetrina. Questo vuol dire che sono i commercianti a condizionare il mercato e non gli acquirenti che sono i soggetti che mantengono in vita il commercio. Frase scontata, ma meritevole di riflessione.

La particolarità che vi presento in questo articolo subirà sicuramente la stessa sorte del pettine doppio: pur interessante, non è ben visibile ad occhio nudo. Si tratta di una ristampa del 1000 lire della serie Castelli d’Italia per la quale è stato utilizzato un inchiostro nero fluorescente. Avete letto bene: inchiostro nero fluorescente! Il Poligrafico dello Stato ci ha abituati ad alcuni inchiostri fluorescenti, ma si è trattato essenzialmente del rosso (10 lire Siracusana) e di colori in cui questo è una componente (80 lire Siracusana ed alcuni commemorativi di cui vi potrò trattare in un prossimo articolo). Vi premetto subito che questo francobollo non è raro, probabilmente potrebbe essere poco comune allo stato di nuovo, ma tra gli usati ne troverete certamente tanti. Io ne comperai un foglio intero che conservo ancora perché la scoperta fu contestuale alla vendita; controllando la posta in arrivo portata da amici e parenti ne trovai uno su busta ed andai all’ufficio postale. Nella figura 1 vi presento una quartina fotografata in modo che la luce viola non colpisca la coppia più esterna; in realtà è un gruppo di sei, ma la coppia più interna resta coperta dalla lampada.

uno strano 1000 lire castelli - confronto luce viola/luce bianca

Figura 1 – confronto luce bianca – luce viola

Come potete notare dall’immagine, il nero sotto la luce viola assume un colore blu intenso, quasi violaceo, che tende ad “allargarsi” ed a far sbavare l’immagine. Ma, direte, non sarà facile da riconoscere, magari sotto la luce viola il nero normale non sarà molto differente! Invece vi sbagliate, nella figura 2 vi mostro la varietà (a sinistra) a confronto col normale (a destra) sotto la luce viola e la differenza si vede eccome!

uno strano 1000 lire castelli - confronto varietà/normale in luce viola

Figura 2 – confronto varietà/normale in luce viola

Ad ogni modo c’è anche la riprova: è sufficiente osservare, sempre sotto la luce viola, il verso del francobollo. In luce bianca la carta appare omogeneamente bianca, sotto quella viola appare d’incanto l’immagine speculare del castello. Questo è il modo più sicuro. Il modo più semplice è quindi osservare il francobollo in luce viola dal retro come potete vedere nella figura 3.

uno strano 1000 lire castelli - colore nero visto in luce viola sul retro del francobollo

Figura 3 – al recto la luce viola rende evidente l’immagine speculare del castello

Una cosa importante ancora da aggiungere è che questo inchiostro fluorescente dovrebbe essere stata una variante fortuita di una delle tante forniture che riceveva il poligrafico; il suo uso è stato sia puro che miscelato ad altre partite di nero non fluorescente e, con ogni probabilità, la fluorescenza di questo inchiostro non era nota agli addetti alla preparazione dei colori. Questa considerazione si deduce dal fatto che esistono francobolli a diversa intensità di fluorescenza del colore nero, in alcuni è addirittura molto debole.

Ci sarebbe un’altra ipotesi che non va ignorata ma che credo poco plausibile: che l’inchiostro fluorescente possa far parte di un progetto programmato per la timbratura automatica delle lettere. Si tratta di una considerazione esposta in passato quando fu scoperto il 10 lire Siracusana, ma anche se valida negli anni ’50 e ‘60, non lo può essere negli anni ’90 quando ormai le decisioni per la timbratura automatica si erano già consolidate sull’uso della carta fluorescente e la serie dei Castelli d’Italia ha avuto la funzione di cavia per questi tipi di carta. Anche la serie degli Alti Valori ne ha seguito un po’ le vicissitudini, ma questi erano utilizzati maggiormente per le registrate che subivano una timbratura manuale tanto è che il valore da 10.000 lire è stato prodotto inizialmente su carta fluorescente in patina, ma successivamente fu prodotto quasi esclusivamente su carta non fluorescente non essendo mai utilizzato sulle missive non registrate sottoposte alla timbratura automatica. Il 20.000 lire fa storia a sé in quanto è stato prodotto esclusivamente su carta non patinata e con fluorescenza in pasta, carta praticamente abbandonata sin dalla metà degli anni ’80. Ritengo che per questo francobollo la scelta sia stata motivata da questioni di sicurezza antifalsificazioni.

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

Ma torniamo al nostro 1000 lire con inchiostro nero fluorescente. Come classificare questo francobollo? È sicuramente connesso ad una ristampa di cui sarà impossibile conoscerne il numero di esemplari stampati. Ma come ristampa è troppo particolare e non può passare inosservata come le piccole variazioni cromatiche di cui i francobolli di questa serie sono ricchi. Per dare un giusto inquadramento a questo francobollo ritengo opportuno richiamare il concetto di tiratura espresso in precedenti occasioni sia da me che da Marcello Manelli.

Nel campo della filatelia possiamo classificare un francobollo in una differente tiratura solo quando si osservano evidenti variazioni del tipo di carta, di inchiostro, di dentellatura, di colla, di fluorescenza e di disegno. In questo caso l’inchiostro fluorescente è decisamente una variante molto evidente che ci porta a considerare i francobolli con questa caratteristica una tiratura distinta. Per dare forza a questa affermazione vi porto l’esempio della recente emissione per il centenario dell’unità d’Italia (le due bandierine simbolo della ricorrenza). Una prima tiratura è stata stampata alla fine del 2010 (4,2 milioni) e alla fine di marzo scorso ne sono stati stampati altri 16 milioni. Le due tirature si distinguono unicamente per il codice alfanumerico sulla cimosa destra dei fogli: HA+numeri per la produzione 2010 e IA+numeri per quella del 2011, sistema di progressione annuale in uso presso il Poligrafico dello Stato. Al di fuori di questa differenza i francobolli delle due tirature non sono affatto distinguibili. In questo caso non è stata adottata nessuna variazione macroscopica del tipo di carta, inchiostro, dentellatura (fustellatura), colla, fluorescenza o del disegno, fatta eccezione per un piccolo difetto di fustellatura in corrispondenza di un “dente” del 14° francobollo (comunicazione di G. Spampinato) nella produzione del 2011 e di cui vi sarà data notizia prossimamente.

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