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Nicola Luciano Cipriani

stampa offset

MAMMA MIA QUANTI FALSI DA 0,60 DI POSTA ITALIANA!

Nicola Luciano Cipriani

 

Premessa

questo é un articolo che raccoglie tutti i falsi da 0,60 di Posta Italiana e li mette a confronto con l’originale. Sono prese in considerazione tutti gli elementi che compongono la vignetta. Come detto per altri articoli, lo inserisco nelle mie pagine per agevolare la ricerca sui falsi noti di questa serie raggruppandoli in un unico sito. E’ un articolo pubblicato su Il Francobollo Incatenato n. 222, ottobre 2010, e su Il Postalista il 7.03.2014.

 

Introduzione

Purtroppo devo ripetermi. Quando, il 7 luglio 2009 uscì la nuova ordinaria di Posta Italiana, dissi subito e con chiarezza che questi francobolli sarebbero stati facilmente falsificabili. Con puntualità la cosa è stata realizzata anche se in vario modo, come vedremo più avanti. Di certo, bisogna riconoscere che il titolo dato a questo articolo parla da sé. Quando vengono prodotti francobolli falsi, è difficile avere l’opportunità di accorgersene sin dall’inizio; in genere ci si rende conto solo quando capita una missiva tra le mani di qualche collezionista oppure se qualche smerciatore li propone a livello collezionistico cosa che, bisogna riconoscere, succede sempre più spesso. La prima segnalazione di un falso di Posta Italiana risale al 5 giugno 2010 (figura 1), da quanto tempo era in circolazione? Il suo ritrovamento fu realmente casuale, come comunicato da Diego Carrarosul n. 199 de Il Francobollo Incatenato.

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Figura 1 – 60 cent. falso I tipo

 

Questo falso è decisamente grossolano e mal fatto, facilmente riconoscibile nel colore della busta volante e nella fustellatura fatta ad ondine con passo 10. Vedremo più avanti gli altri elementi distintivi. Non è facile stabilire la cronologia delle comparse sul mercato dei francobolli falsi di questa emissione, come non è facile stabilire la data di immissione sul mercato; dobbiamo, come al solito, basarci sulle date dei documenti postali che riusciamo ad individuare. Su questa base, possiamo dire che le imitazioni sono comparse tutte tra il 2010 ed il 2011, forse, solo quello denominato III tipo potrebbe essere stato distribuito nel 2011 in quanto il ritrovamento è di questa primavera (segnalazione del nostro socio C. C.). Sicuramente i falsari si sono messi all’opera subito dopo l’emissione della nuova ordinaria. Ad ogni modo del II tipo abbiamo notizia di ritrovamenti su bustoni (figura 2) e fuori tariffa (€ 1,80) nel corso del 2011 e qualche lettera primo porto ed una secondo porto con l’aggiunta di un 20 cent. di Posta Italiana

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Figura 2 – 60 cent. falso II tipo

 

Di tutti questi falsi sono noti solo i valori da 60 cent.; tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011 sono comparsi ulteriori falsi, molto insidiosi per il livello dell’imitazione, di tutti i valori, ad eccezione dei piccoli (5, 10 e 20 cent.) e di quello da 75 cent. Chiamerò IV tipo questi ultimi, anche se probabilmente non lo sono cronologicamente; ho preferito descrivere in successione gli altri tre tipi che ben si differenziano da questi ultimi, anche se il terzo tipo ha caratteristiche proprie. Delle imitazioni del IV tipo ho pubblicato una descrizione ne: Il francobollo Incatenato n. 215. A seguire le immagini del III eIV tipo.

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Figura 3 – 60 cent. falso III tipo

 

 

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Figura 4 – 1,40 falso del IV tipo in questa versione è stata falsificata la serie completa.

 

Nel proseguo del testo, per la descrizione delle differenze tra questi francobolli presenterò prima sempre l’originale e, a seguire, i tipi I, II, III e IV.

Parliamo innanzitutto della carta, quella del I tipo è lucida, morbida, e bianca, inoltre, essa non oppone resistenza piegandola dolcemente tra le dita. Per questo falso non ho potuto visionare le caratteristiche della carta siliconata di supporto. Le caratteristiche della carta del francobollo del II tipo sono molto simili a quella del I tipo, inoltre la carta siliconata di supporto è bianca brillante. Quella del francobollo del III tipo invece è molto più lucida, bianca e leggermente più resistente alla flessione, inoltre, quella siliconata di supporto è bianca opaca, quasi grigina. La carta dei francobolli del IV tipo, invece, è bianca, opaca, più resistente dei precedenti alla flessione tra le dita la carta siliconata di supporto è bianca, con tonalità compresa tra quella del II e III tipo. Di tutte queste imitazioni, quella che presenta le caratteristiche della carta più simile all’originale è decisamente l’imitazione del IV tipo. Nell’originale infatti riscontriamo sia la carta semilucida (prime tirature) che opaca (tirature più recenti), ma, sempre abbastanza resistente alla flessione. Il supporto siliconato è quasi sempre bianco, ma mai smorto o brillante.

La stampa in nessuna imitazione è in calcografia, direi tutte in offset. In particolare i tipi I e II hanno il tratto pieno per i contorni e le linee, mentre per i riempimenti è stato usato un retino piuttosto grosso a pallini con una densità del 50% circa. Anche il III tipo è stato stampato in offset, ma con retini molto fini e a più colori; questo carattere si vede bene negli ingrandimenti delle figure 5, 6, 7, 8 e 9.

Il quarto tipo si differenzia dalle prime tre imitazioni, la stampa è sempre a tratto pieno e per i riempimenti della busta e delle scie è stato usato un retino a maglia quadrate, molto simile all’originale, ma con inclinazione leggermente differente. Come detto queste imitazioni sono molto vicine all’originale e possono passare facilmente inosservate; i falsari hanno anche adottato un accorgimento che simula la calcografia: su tutte le parti del disegno è stata sovrapposta una speciale vernice trasparente che ha prodotto microscopici globosità superficiali (stama a verniciatura UV o embossing digitale) che producono l’effetto delle asperità della calcografia. In taluni esemplari l’effetto è eccessivo, ma in altri anche questo carattere si avvicina molto all’originale. Nella figura 5 è messa a confronto lamicroscrittura.

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Figura 5 – in alto l’originale ed a seguire verso il basso i falsi I, II, III e IV tipo

 

Nelle imitazioni del I, II tipo è leggibile la microscrittura e mancano le lettere nascoste “IPZS” disperse nel testo. Le righe sono 9 anziché 8 e la prima parola è EPOSTE, con la gambina della N precedente appena accennata e mal definibile per l’interferenza della cornice, anziché POSTE.  Nel III tipo la microscrittura è sostituita da una massa informe di puntini colorati con prevalente tonalità del blu. Infine, il IV tipo ha la microscrittura su 8 righe e con le lettere nascoste “IPZS”, il tutto è molto simile all’originale. La cartella piccola posta a sinistra della scritta “Posta Italiana” (figura 6) presenta le stesse caratteristiche di quelladestra.

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Figura 6 – cartella piccola, a sinistra l’originale, a seguire le imitazioni

 

Anche in questo caso il I e II tipo sono molto simili e la prima parola è ANEPO anziché POSTEIT.

Il valore facciale “€ 0,60” (figura 7) conferma similitudini e differenze viste fino ad ora: il I e II tipo sono identici nelle linee generali differendo tra loro solo per la inchiostrazione un po’ più pesante; in questo caso si può notare, rispetto all’originale, la differente forma del simbolo dell’euro, leggermente ellittica, e quella delle cifre: lo “0” più stretto ed il “6” con l’occhiello più piccolo e la curva alta più accentuata. Il III ed il IV tipo, invece, sono molto simili all’originale.

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Figura 7 – in alto l’originale, a seguire verso il basso dal I al IV tipo

 

Anche le figure 8, 9 e 10 ripropongono le conferme delle similitudini e differenze riscontrate: I e II tipo uguali tra loro, il III differente da tutti ed il IV simile all’originale.

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Figura 8 – in alto l’originale ed a seguire i quattro tipi di falsi,

 

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Figura 9 – a sinistra l’originale, a seguire dal I al IV tipo

 

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Figura 10 – in alto l’originale ed a seguire verso il basso i quattro falsi

 

Un discorso a parte merita la tracciatura (perforazione a tratteggio) e la fustellatura (figura 11). La tracciatura dei tipi II e III è identica: 2 mm di linea forata e 1 mm intatto. Del primo tipo non ho elementi per effettuare le misure, ma penso che possa essere ipotizzata la sua appartenenza a questo gruppo per le forti similitudini con il II tipo. Il IV tipo ha invece 3 mm, in verticale, e 3,5, in orizzontale, di tratto tagliato e 1 intatto. L’originale ha, invece, 2,5 e 0,5.

Anche la fustellatura conferma ulteriormente differenze e similitudini riscontrate nell’analisi di questi falsi, in particolare è da notare che i fustellatori utilizzati per i tipi I, II e III sono identici sia nel passo (10), sia nella modalità del taglio. Si tratta, infatti, di segmenti di fustellatori lineari separati tra loro ed accostati in modo da comporre il rettangolo che delimita il francobollo, essi sono probabilmente montati su un unico telaio. Agli angoli del francobollo si vede bene la non continuità del taglio. Il fustellatore del IV tipo è, invece, costituito da un unico elemento rettangolare che taglia come una lama in continuo il contorno del francobollo. La similitudine con l’originale è elevata e non facilmente distinguibile. La misura del passo ha fornito il valore 11,25 (contro 11 dell’originale), ma più che questo valore, è indicativa la forma dei denti, sia di quello grande in corrispondenza degli angoli, sia degli altri. intendiamoci, non si tratta di evidenti differenze, però il dente d’angolo è più tondo, mentre, gli altri sono leggermente più appuntiti rispetto aglioriginali.

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Figura 11 – in alto l’originale, a seguire verso il basso, dal I al IV tipo

 

Per concludere resta solo da dire che, con un buon grado di certezza, i tipi I e II sono stati eseguiti dalla stessa mano e che le differenze di colore sono dovute solo ad una differente inchiostrazione; le leggere differenze di tonalità cromatiche che si riscontrano nel rosso (che appare più violaceo nel I tipo) non le ritengo diagnostiche e penso che questi due falsi debbano essere considerati due tipi di una stessa produzione. Il III tipo differisce molto dai primi due e non ci sono elementi diagnostici per attribuirlo alla stessa mano dei precedenti, anche se non si può escludere una evoluzione della tipologia di stampa, ma sarei propenso a tenerlo separato. Il IV tipo è da tenere distinto dai precedenti in quanto eseguito con tecniche decisamente differenti. Come già esposto, la sua elevata similitudine con l’originale lo rende veramente molto insidioso, può passare non solo molto facilmente per posta, anche se sottoposto a controlli visivi, ma anche essere scartato per apparire poco interessante agli occhi di molti collezionisti.

IL 70 CENTESIMI FALSO DEL III TIPO

Nicola Luciano Cipriani

In questo articolo presento il 70 cent falso del 3° tipo. Come detto per altri articoli, lo inserisco nelle mie pagine per agevolare la ricerca sui falsi noti di questa serie raggruppandoli in un unico sito. Si tratta di un precedente articolo aggiornato in base alle novità che ho riconosciuto relative al metodo di stampa chiamato embossing digitale o verniciatura UV. La precedente versione è stata pubblicata su Il Francobollo Incatenato n. 239, aprile 2014.

 

Premessa

Nel numero 238 de Il Francobollo Incatenato avevo dato la notizia del falso 70 cent. di posta italiana del IV tipo, quello cioè fatto veramente bene. Subito dopo la pubblicazione, mi è stato inviato un ulteriore falso che però è attribuibile al III tipo (figura 1). L’articolo completo sui due falsi è pubblicato su Il Postalista (Ne aspettavamo uno ed invece sono arrivati due falsi da 70 cent.), attraverso il quale ho avuto questo nuovo falso. Non posso però esimermi dal diffondere a tutti i nostri soci le caratteristiche di questo francobollo la cui notizia è stata data attraverso una news del 14 marzo 2014. Le immagini sono correlabili con la sequenza dei falsi presentata nel mio precedente articolo “Mamma mia quanti falsi” ( Il Francobollo Incatenato n. 222) e articoli successivi di falsi della stessa serie. In quella occasione presentai quattro differenti falsi, ma i primi due tipi sono scomparsi o sostituiti dai secondi i quali continuano ad essere stampati ad ogni variazione tariffaria di Poste Italiane.

il 70 cent falso del III tipo

Figura 1 – il falso del III tipo

Il falso del 3° tipo si riconosce molto facilmente per la fustellatura ad ondine larghe di passo 10, mentre quello del 4° tipo ha la fustellatura molto simile all’originale.

Nelle immagini che presento, l’originale è sempre in alto o a sinistra, a seguire il falso del 3° e 4° tipo.

Nelle figure 2 e 3 sono mostrate le differenti dimensioni tra l’originale e le imitazioni. Si tratta di differenze minime: 0,2 mm in larghezza e 0,1 mm in altezza (figura 3), quindi poco percettibili se non con un ingrandimento.

il 70 cent falso del III tipo

Figura 2 – confronto in larghezza tra l’originale (in alto) e le imitazione dei due falsi (3° tipo al centro e 4° in basso.

il 70 cent falso del III tipo

Figura 3 – Confronto in altezza, l’originale a sinistra

 

Indubbiamente queste differenze sono legate al metodo di registrazione dell’immagine, probabilmente fotografico. Da notare che nelle due imitazioni non corrispondono le larghezze. Già da queste prime due immagini possiamo notare che, mentre, il falso del 3° tipo si distingue facilmente dall’originale per la puntinatura che riempie i caratteri a stampa, quello del 4° tipo, anche con questo forte ingrandimento, ne appare decisamente simile, se si eccettua il colore della busta che vedremo più avanti.

Nella successiva figura 4 è riportata la porzione di sinistra della cartella grande.

il 70 cent falso del III tipo

Figura 4 – le scritte in cartella grande a sinistra della busta, l’originale in alto, il 3° e 4° tipo a seguire

Si nota molto bene il solito puntinato dei falsi del 3° tipo , mentre, nel 4° si nota il minore spessore dei font di stampa rispetto all’originale; questa maggiore sottigliezza conferisce all’immagine una migliore pulizia rendendo le scritte maggiormente leggibili e la microscrittura identificabile come tale. Entrambi i falsi sono stati stampati in offset o fotolito, ma differiscono tra loro per l’uso dell’embossing digitale nel 4° tipo. Nelle imitazioni precedenti della stessa serie, questo carattere era leggermente più grossolano e più facilmente individuabile e distinguibile da quello originale, mentre in questo falso i bozzoli plastici sono stati ridotti di dimensioni e la rugosità è meno palpabile.

Questa nuova versione di embossing riduce la differenza con la vera calcografia e rende più difficoltoso il suo riconoscimento, ma non impossibile. questo carattere, unito alla tipologia di stampa (offset) danno sempre la possibilità di riconoscere questa imitazione. Se osservate infatti l’immagine di figura 4, vi rendete conto che l’originale (in alto) appare più pulito dell’imitazione (in basso), tra le lettere della microscrittura appaiono piccole macchioline grigie che sono l’effetto prodotto dalla luce incidente dello scanner che, per rifrazione/riflessione, muore all’interno dei piccoli bozzoli plastici. Tutte le scritte ed il disegno sono ricoperti da questa vernice plastica che è evidente anche nelle figure 5 alla sinistra della p di poste e nel contorno superiore delle altre lettere, nella figura 6 sopra il “7” e nella figura 7 sopra la T di italia.

il 70 cent falso del III tipo

Figura 5 – parte della scritta, l’originale in alto, a seguire i due falsi del 3° e 4° tipo

 

il 70 cent falso del III tipo

Figura 6 – il valore facciale, l’originale in alto e a seguire i due falsi del 3° e 4° tipo.

 

il 70 cent falso del III tipo

Figura 7 – la scritta ITALIA, in alto l’originale e a seguire i due falsi 3° e 4° tipo.

In parallelo, le immagini mostrano le scritte del falso 3° tipo sempre costituite da un insieme irregolare di puntini colorati.

Un carattere particolare è anche la bustina che vola (figura 8). Nell’originale la busta è del medesimo colore delle scritte ed è ricoperta sempre dalla vernice dorata metallizzata che può avere riflessi più o meno evidenti, ma sempre presente. Nelle imitazioni il colore di base uguale alle scritte è sempre assente, come pure la doratura; la busta ha un colore che simula l’originale che è ricoperto dalla vernice plastica (embossing digitale o verniciatura UV).

il 70 cent falso del III tipo

Figura 8 – particolare della busta che vola, l’originale a sinistra e a seguire i due falsi 3° e 4° tipo

Nella figura 9, invece, a parte il puntinato nel falso 3° tipo, non ci sono grandi differenze da evidenziare tra le scie, c’è però da dire che l’inchiostro utilizzato non è mai proprio vicino ai toni dell’originale, pur nelle sue variazioni riscontrate nei differenti lotti di stampa.

il 70 cent falso del III tipo

Figura 9 – le scie verdi e rosse, l’originale a sinistra e a seguire nell’ordine i due falsi

Se c’è del fuori registro con la copertura di embossing digitale, sia nelle scie che nelle altre scritte è ben visibile l’effetto riflettente della copertura plastica.

La figura 10 mostra chiaramente caratteri differenti e in grassetto nel falso 3° tipo; “ROMA” risulta spostata leggermente a sinistra tanto da far diminuire la lunghezza totale dela scritta. si nota anche una leggera differenza, direi, non significativa di tono del rosso rispetto all’originale. nel 4° tipo è inoltre anche visibile, a causa del leggero ma spesso presente fuori registro tra l’embossing e l’offset, il contorno grigino dei caratteri prodotto dalla riflessione/rifrazione della luce dello scanner sull’embossing digitale.

il 70 cent falso del III tipo

Figura 10 – la scritta in ditta, l’originale in alto e a seguire i due falsi

Queste lettere sono un ottimo elemento per vedere la vernice plastica in quanto, per la loro sottigliezza, è sufficiente un piccolissimo fuori registro per metterla in risalto. Tra l’altro la vernice plastica è debolmente fluorescente e la luce viola la mette ancor più in evidenza.

Nella figura 11 è riportato il confronto tra le fustellature e possiamo notare le classiche ondine dei falsi del 3° tipo; nel 4° tipo , invece, questo carattere è stato migliorato.

il 70 cent falso del III tipo

Figura 11 – la fustellatura, in alto l’otiginale e a seguire i falsi del 3° e 4° tipo.

Come si può notare, non sono più evidenti le incisioni a “v”, gli incavi sono più arrotondati, ma i denti sono leggermente più corti e più appuntiti rispetto all’originale. Resta comunque il solito dentone arrotondato negli angoli. C’è da dire che l’incisione della fustellatura in questo tipo di falsi non ha mai avuto caratteri costanti all’interno dello stesso foglio, in alcuni francobolli è abbastanza ben fatta, in altri è più evidente l’incisione a “v”, specialmente lungo i lati verticali. In questo valore da 0,70, la fustellatura è stata migliorata e le forme a “v” sembrano non esserci più anche se la pendenza dei denti differisce dall’originale.

Nelle ultime due figure sono riportate la tracciatura verticale (figura 12) e quella orizzontale (figura 13).

il 70 cent falso del III tipo

Figura 12 – la tracciatura verticale, l’originale a sinistra, a seguire i falsi del 3° e 4° tipo.

 

il 70 cent falso del III tipo

Figura 13 – la tracciatura orizzontale, l’originale in alto, a seguire i falsi del 3° e 4° tipo

 

In entrambi i falsi (3° tipo al centro delle figure ed il 4° a destra o in basso) le tracciature sono molto incise e decisamente differenti sia tra loro che rispetto all’originale (sempre in alto nelle due figure). Anche questo carattere è stato migliorato nel 4° tipo, ma non raggiunge ancora la delicatezza e le dimensioni delle incisioni e del passo che riscontriamo negli originali. Nelle imitazioni si ha sempre un taglio profondo e largo tanto che tende ad incidere anche il foglio siliconato sottostante; questo fatto indebolisce quasi sempre la rigidità del foglio. Da notare anche la precisione degli incroci nella tracciatura originale che in entrambe le imitazione non esiste se non casualmente.

ANCORA UN FALSO PRIORITARIO EDIZIONE 2006 SENZA MILLESIMO

Di Nicola Luciano Cipriani – perito filatelico

Antefatto

Durante la scorsa manifestazione di Romafil mi è stato dato un foglio intero di prioritario con strana carta ricongiunta. Ero impegnato nella riunione del Consiglio Direttivo dell’AIFS e, con un’occhiata veloce, dissi: “non mi sembra buono, comunque me lo guardo meglio”. L’insistenza sulla originalità di questo foglio è stata grande, come succede in questi casi e per eliminare ogni dubbio, tornato a Firenze, mi sono messo all’opera ed ho studiato il foglio nei minimi particolari e la stampa di un francobollo confrontandolo con un originale.

Descrizione

Innanzitutto la carta, è abbastanza più lucida del normale, si avvicina molto alla carta utilizzata per i falsi 2011, oggetto di una mia precedente comunicazione (Il Francobollo incatenato n. 208 giugno 2011) anche se è leggermente più rigida. Questo, infatti, è stato il primo elemento che ha stimolato le mie prime perplessità. Ma vediamo come si presenta il foglio (figura 1).

ancora un falso prioritario edizione 2006 senza millesimo-foglio

Figura 1 – falso prioritario con simil carta ricongiunta

Innanzitutto esso è mancante del bordo destro ed è composto da due spezzoni a taglio netto in corrispondenza della 4° fila orizzontale. La connessione è stata fatta con un normale nastro adesivo trasparente di 4,5 cm di altezza (Figura 2) che circonda tutto il foglio lasciando però libero il primo francobollo della striscia (posizione 16). La particolarità è che il disco di colore oro interferenziale è stampato sul nastro adesivo. La cosa sembrerebbe simulare la rottura prima dell’ultimo cilindro di stampa dato che il cilindro di questo colore è l’ultimo della serie.

ancora un falso prioritario edizione 2006 senza millesimo-particolare della giunzione

Figura 2 – particolare della ricongiunzione

Vedremo le considerazioni in merito alla fine dell’articolo, passiamo per ora in rassegna le sue caratteristiche e le differenze con l’originale. Innanzitutto le scritte sul bordo sinistro del foglio e i tagli a tratteggio orizzontale e verticali (Figure 3 e 4).

ancora un falso prioritario edizione 2006 senza millesimo-tracciatura orizzontale

Figura 3 – tagli a tratteggio: l’originale a sinistra

Come si può vedere la trama dei tagli a tratteggio è totalmente differente, nell’imitazione i tagli sono più corti e l’intertaglio è più lungo; inoltre la scritta sul bordo (IL FOGLIO DI ….) è a tratto pieno (imitazione) e non a retino (originale). Questa differenza si manifesta con lettere a contorno nettissimo anziché frastagliato come nell’originale. Inoltre nella figura 4 si nota anche una evidente differenza del taglio della fustellatura: denti più appuntiti e maggiore arrotondamento del dentone d’angolo nella imitazione.

ancora un falso prioritario edizione 2006 senza millesimo-tracciatura e fustellatura

Figura 4 – taglio a tratteggio orizzontale e fustellatura: l’originale a sinistra

La caratteristica della stampa a tratto pieno dell’imitazione è visibile in tutta la stampa del francobollo, scritte e linee tratteggiate comprese (figure 5, 6, 7 e 8) ed inoltre vi sono alcune piccole differenze sia nell’allineamento di singole lettere, rispetto all’originale, sia nella forma di alcuni caratteri. Nelle figure che seguono l’originale è sempre in alto.

ancora un falso prioritario edizione 2006 senza millesimo-la scritta ITALIA

Figura 5 – disallineamento della I, imitazione in basso

Nella figura 5, ad esempio si nota il disallineamento delle due “A” e della “I”, per quest’ultima lo spostamento è molto evidente.

ancora un falso prioritario edizione 2006 senza millesimo-il valore

Figura 6 – differente forma dei numeri e della virgola

Nella figura 6 si nota invece l’uso di caratteri numerici differenti dall’originale, è evidente infatti lo “0” più tondo ed il “6” con la punta della curva rivolta verso il basso anziché avere il taglio orizzontale. È evidente anche la differente forma ed inclinazione della virgola. Nella successiva figura 7 si notano differenze nella forma dei caratteri, particolarmente evidenti sono la “o” e le due “a” di prioritaria.

ancora un falso prioritario edizione 2006 senza millesimo-postaprioritaria

Figura 7 – evidente differenza della forma della “o” e della “a” di prioritaria

Nell’imitazione la “o” ha un leggero assottigliamento in basso, mentre le due “a” hanno la parte superiore che chiude di più verso quella inferiore ed il tratto è leggermente più largo. Infine nella figura 8, che riproduce le scritte in ditta, si nota la differente forma della “S” di IPZS nella punta superiore; della asimmetria tra metà superiore ed inferiore della “S” di SpA; della “R” di ROMA che mostra un piedino curvo verso la “O”; della “M” che ha la punta centrale più bassa e della “A” che ha il tratto orizzontale spostato in alto tanto da far apparire le due gambine molto lunghe. Infine la lunghezza totale della scritta è maggiore con evidente disallineamento della parola “ROMA”.

ancora un falso prioritario edizione 2006 senza millesimo-scritte in ditta

Figura 8 – scritte in ditta

L’uso del tratto pieno è evidente anche nella stampa dei colori che si presentano sempre a contorno netto e non frastagliato come nell’originale il quale, inoltre, ha una serie di puntini di colore che circondano la cornice marrone visibile in tutte le figure in cui è presente questo particolare.

ancora un falso prioritario edizione 2006 senza millesimo-colore di fondo

Figura 9 – colore di fondo, in basso l’imitazione

Nella figura 9 è visibile il colore di fondo salmone, nell’imitazione (in basso) il colore è pieno anziché essere a retino. Infine, nella figura 10 è riportato il disco nero centrale; in questo caso è ben visibile il tratto pieno dell’imitazione che conferisce al disegno contorni molto netti, la nebbiolina di puntini è data dal colore interferenziale che mascherano parzialmente la precisione del disegno sottostante.

ancora un falso prioritario edizione 2006 senza millesimo-il centro grigio

Figura 10 – disco centrale, imitazione in basso

Ad ogni modo anche molti particolari di questa immagine mettono in risalto diverse differenze grafiche. Come ricorderete, nel mio articolo relativo ai falsi 2011, ho decritto 5 prioritari (cent. 80, € 1,40, 1,50, 2 e 2,20) e mancavano i valori da 0,60 e da 1 euro. Ebbene, questo è un’aggiunta a quella serie di falsi che evidentemente è stato stampato successivamente. Le caratteristiche che ho descritto per questo falso da 60 cent (carta, fustellatura, tipologia di stampa, caratteri, perforazione a tratteggio) coincidono tutte con quelle dei falsi 2011 descritti nell’articolo di giugno. Quei falsi mostravano alcune piccole differenze tra loro e questo 60 cent appare molto simile al valore da 2 euro dal quale differisce per il colore del fondo: in  questo caso è a tinta unita, mentre in tutti i precedenti era rigato con varie inclinazioni.

Conclusioni

Per concludere vorrei tornare alle considerazioni accennate nella parte iniziale.

In primis vorrei dire che la definizione di carta ricongiunta è ben chiara: “Quando due fogli o due bobine di carta differenti sono stati attaccati in successione con sovrapposizione dei due lembi e i francobolli stampati sulla carta presentano l’impronta di alcuni di essi su entrambi i lembi, si parla di carta ricongiunta” (Foundamentals of Philately, L.N. Williams). In altri termini, la carta viene ricongiunta prima di entrare in macchina ed in questo modo tutti i francobolli sono stampati in parte su un lembo ed in parte sull’altro restando bianche le due facce sovrapposte dei lembi. Da qualche tempo però si trovano sul mercato oggetti simili a quella del foglio in questione in cui i lembi non sono sovrapposti ma accostati ed a taglio netto; personalmente non ho avuto ancora occasione di vederne alcuno, ma, in caso di oggetti non falsi, ritengo che si debba attribuire una definizione differente a questa tipologia di giunzione ed in ogni caso ritengo necessario sempre verificarne l’autenticità. Attualmente le macchine in dotazione al Poligrafico hanno una velocità di scorrimento della carta molto veloce e in caso di rottura della bobina durante la stampa diventa quasi impossibile riconnettere i due lembi. Veniamo ora al nostro foglio. Il nastro adesivo circonda in continuo il foglio su entrambi i lati, com’è possibile se manca il bordo destro? E com’è possibile strappare, lungo il tratteggio, il bordo destro con il nastro che invece è elastico e piuttosto resistente allo strappo il quale non sarà mai regolare? Com’è possibile, anche ammesso che sia realizzabile, che in fase di stampa la bobina di carta si rompa prima del passaggio sul cilindro del colore interferenziale il quale appare nella stessa posizione sia prima che dopo il taglio. Questa considerazione ne stimola anche un’altra: come è possibile che la stampa degli altri colori sia senza irregolarità e “perfetta” come per quello interferenziale?

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